Ambiente — 28 ott ’10 17:30

“La discarica di Terzigno” di MalKo

Da qualche giorno regna la calma lì alla “rotonda” di Terzigno, incrocio strategico che smista il traffico veicolare circumvesuviano sulla strada panoramica del Vesuvio. Chi si oppone alla discarica, qui trova il punto di raccolta e sono in tanti a partecipare alle manifestazioni di protesta giungendo da diversi comuni della plaga e soprattutto dalla limitrofa Boscoreale.
Per risolvere i problemi legati alla sollevazione popolare del comprensorio Terzigno – boschese, Berlusconi ha deciso di inviare il chiacchierato ma fido Bertolaso che ha dimostrato di saper navigare negli scandali veri o presunti che siano, con un “tiremm innanz” davvero invidiabile.
Il capo della protezione civile appena ha messo piede a Napoli, da buon uomo del fare, ha subito prospettato ai sindaci interessati, a proposito delle discariche nel parco nazionale del Vesuvio, un documento con pochi ma fondamentali punti di accordo: il primo è il congelamento della cava Vitiello, oggetto principale del contenzioso. Il secondo è la bonifica della cava Sari. Con quest’ultimo intervento dovrebbero cessare le emanazioni pestilenziali che da quel buco si levano e che sono all’origine dei malumori dei cittadini. A bonifica ultimata, cioè tra qualche giorno, nella cava Sari  dovrebbe conferirsi solo la spazzatura dei diciotto comuni dell’area rossa (area a maggior rischio vulcanico), fino a esaurimento dei volumi disponibili.
Gli assembramenti che hanno caratterizzato da mesi le giornate di protesta, sono sempre stati contenuti nel numero e nell’intensità delle manifestazioni, perché la gente in genere non riesce a inquadrare una situazione di pericolo se non la avverte con uno dei cinque sensi (la vista, l’udito, l’olfatto, il gusto e il tatto).  Tant’è che quando l’olfatto ha registrato l’odore nauseabondo proveniente dalla discarica Sari (quella in uso), è scattata la mobilitazione della popolazione, anche quella violenta, in un modo crescente e direttamente proporzionale alla superficie d’espansione e all’intensità degli effluvi. La gente quindi, ha ravvisato nei miasmi trasportati dal vento, un pericolo concreto. Sulla quantificazione del pericolo, dovranno poi spendersi i tecnici incaricati, in questi giorni di tregua, a procedere a rilievi e analisi nel sito di Pozzelle, presumibilmente monitorando aria, acqua e suoli circostanti. Sui disagi non ci sono dubbi! Quelli sono tanti e tutti palpabili e sniffabili in loco…Come sanno bene anche le forze dell’ordine.
Quello che appare insopportabile però, quando si raggiungono situazioni limite come questa, sono i tentativi di arginare la ricerca della verità in nome dell’emergenza. Il terremoto dell’Aquila docet! Qui la voglia di capire questo maledetto girone infernale dei rifiuti che da decenni flagella la Campania è tanta. Prima ancora di imporre un disagio ambientale, infatti, occorre che qualcuno spieghi come si è arrivati al disagio stesso e grazie a chi. E di tutti quelli che hanno tirato disonestamente soldi (pecunia non olet) dalla spazzatura, ce ne siamo liberati? O questi energumeni istituzionali, faccendieri e portaborse e politici, hanno semplicemente cambiato casacca colore e ufficio?  E la programmazione? Certo l’idea brillantissima di operare acchè ogni provincia abbia la sua o le sue brave discariche, da un certo punto di vista democratico non fa una piega. Qualcuno si è ricordato nel frattempo, che la provincia di Napoli oltre a essere la più urbanizzata in assoluto e anche la più piccola (vedi cartina), ed è quella che produce più rifiuti di tutte le altre province messe insieme? Tradotto, significa che la provincia di Napoli sforna tantissima immondizia ma non ha un territorio sufficientemente esteso da individuare siti discariche che non scempiano le poche aree protette o che non siano contigui a centri  densamente abitati.
Guardando la cartina in basso, tratta dal sito del sottosegretario di Stato Bertolaso per l’emergenza rifiuti in Campania, si vedono immediatamente le superfici provinciali e la quantità di rifiuti che generano.
La sola città di Napoli produce più immondizia dell’intera ed estesissima provincia di Salerno. Numeri che avrebbero dovuto far riflettere circa l’opportunità di arrivare per forza di fatto ad accordi interprovinciali, che contemplassero anche la necessità di centuplicare la raccolta differenziata nella città partenopea; così come dovevano prevedersi incentivi per i comuni che ospitano discariche, con compensazioni economiche o bonus casa a favore dei cittadini che vivono negli agglomerati o anche semplici case isolate, purtroppo ubicate nei pressi delle discariche.
Per Napoli sono attive, non vorremmo sbagliarci, le discariche di Chiaiano e Terzigno. Tra non molto questi due invasi saranno pieni; in assenza di Cava Vitiello, dove si scaricherà? Certo c’è l’inceneritore di Acerra: purtroppo pare che non vada proprio a regime e potrebbe ulteriormente rompersi o bloccarsi automaticamente visto che contempla tale tecnologia. E, quindi, ripetiamo, se si stoppa l’inceneritore che succede? Probabilmente in questo caso bisognerà scongelare qualcosa dal “frigorifero”: ad esempio Cava Vitiello o buttarsi in alternativa ai piedi e al cospetto delle vicine province, già di loro imbufalite, per chiedere uno sporco favore.
Noi pensiamo che Bertolaso toglierà la puzza dalla Sari e viaggerà al minimo conferendo in questo sito i rifiuti dei soli comuni vesuviani (diciotto), fin quando reggerà l’Inceneritore, con qualche alleggerimento fatto d’invio di balle altrove o di nuovi depositi di stoccaggio, e un surplus d’uso forse della cava di Chiaiano dove covano proteste latenti.
Nel frattempo gli animi si rilasseranno lì sulle barricate, e così passerà pure qualche tornata elettorale.  Se la situazione dovesse precipitare invece, abbiamo la netta sensazione che Cava Vitiello risulterà, sfortunatamente ma senza puzza, l’ancora di salvezza per l’intero territorio provinciale e soprattutto per la caotica e poco virtuosa città di Napoli, che rischia di fare un’ingloriosa fine.
Abbiamo letto su qualche giornale che dietro le manifestazioni più violente alla rotonda ci sarebbe la camorra. Non sapremmo… qualcuno ha tirato in ballo nel merito e per associazionismo la partecipazione di alcuni quartieri ultrapopolari della zona. Ci meravigliamo della meraviglia: perché lì il fetore non arriva?
Soluzioni? Non ne vediamo per i prossimi cinque anni… Ammesso che s’inizi da subito a pianificare sul serio, ma potremmo sbagliarci. Intanto procedure aggressive dovrebbero essere riservate per far decollare al più presto i lavori per la costruzione degli inceneritori a Salerno e Caserta, così come da subito si deve partire con una conferenza di servizio con le province cui bisognerà chiedere una collaborazione seppur misurata nel tempo. Monito e controlli per Napoli e la sua dilagante produzione di spazzatura tal quale. Proprio il tempo e l’efficienza dei servizi di differenziazione, raccolta e smaltimento dei rifiuti, saranno alla base del futuro di Cava Vitiello.
Un consiglio per chi ancora manifesta sulla panoramica ? Non buttate pietre, ma solo scomode domande…

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...

Lascia una Risposta

— required *

— required *