“Curiosità dal sottosuolo, quello che l’occhio (non) “vede” ” di Marilena Rodi

Stranezze da speleologi, si dice, ma in realtà, quello che gli esploratori del buio tentano di portare alla luce è un mondo assai affascinante, poco fruibile e misterioso, degno altresì, di notiziabilità quanto il resto dei “fatti” che accadono quotidianamente sotto lo sguardo comune dei cittadini.
Ciò che non si può vedere è raccontato da chi, per passione, va per “ambienti oscuri” e tenta di esplorare cavità ignote per ampliare la conoscenza della geografia di questo nostro pianeta Terra.
Gli speleologi fanno presto a finire in prima pagina quando restano bloccati nelle grotte, quando la vita è a rischio, quando diventa avvincente riferire di una vicenda complicata da gestire, quando, se le cose non vanno bene, si parlerà di morti. Come se fosse particolarmente gratificante, per chi fa informazione, dire “io c’ero” quando la “disgrazia” si è verificata.
E se provassimo invece a raccontare di vite che hanno vinto una sfida grazie alla capacità dell’uomo di sapersi adattare alle situazioni meno “gestibili”? Del resto la storia dei migliori esploratori è costellata di avventure ed esperienze fuori dal comune. Ma chi se lo ricorda più che gli italiani sono un popolo di navigatori? (Ex)fuoriclasse di un’epoca che non ci appartiene più?
Lo speleologo è un curioso – un ribelle per certi versi – a caccia di nuovi ambienti (come i giornalisti sono a caccia di notizie per esempio); il grado di “pericolo” è segnato da un sottile fil rouge.
Si nascondono nelle viscere della Terra il lento trascorrere del tempo, i mutamenti geologici e il naturale passaggio dell’elemento della vita: l’acqua. È quella che rincorrono gli speleologi quando vanno per grotte, vanno alla ricerca del collettore (condotta) che conduca alla falda acquifera. Vanno a caccia della vita, in poche parole. Non lo raccontano al mondo, non si fanno granché pubblicità, sono silenziosi e schivi, quasi estranei al mondo che li circonda. Loro percorrono mondi sotterranei che talvolta – molto spesso – è pressoché impossibile portar fuori.
Sono professori universitari, avvocati, impiegati, operai, imprenditori. Nessun distinguo, però, là sotto. Tutti alla ricerca di sapienza e desiderio di varcare l’ignoto, dove altro essere umano non arriva.
Questi “uomini del buio” tuttavia, una volta l’anno, decidono di approcciarsi al mondo terrestre, di coinvolgerlo in operazioni di salvaguardia dell’ambiente sotterraneo. Accade a settembre, solitamente il terzo week end del mese: organizzano la manifestazione nazionale “Puliamo il buio” (evento promosso dalla Società speleologica italiana, associazione nazionale di riferimento) in contemporanea a “Puliamo il mondo” di Legambiente. L’obiettivo del 2009 è quello di concentrare gli interventi di bonifica sulle cavità a rischio ambientale, coinvolgendo i cittadini e le amministrazioni nello sforzo comune di preservare una ricchezza della natura a disposizione dell’uomo: l’acqua che berremo.
“Puliamo il buio” nasce cinque anni fa e ogni anno vede protagonisti centinaia di speleologi in tutta Italia: tonnellate di rifiuti (ri)vedono la luce; sono di diversa natura: ferraglia, spazzatura, inerti, inquinanti, ma si recuperano talvolta, anche sacchi neri non ben identificati.
Chi volesse approfondire e/o prestare il proprio contributo può consultare il sito www.puliamoilbuio.it o cercare il contatto su facebook. È possibile contribuire anche restando in superficie.

Submit your comment

Please enter your name

Your name is required

Please enter a valid email address

An email address is required

Please enter your message

Hyde Park © 2017 All Rights Reserved

http://www.rivistahydepark.org

Theme by Marco Savarese

Powered by Marco Savarese