“Massa Lubrense e il Fondo Gesù: storia di ordinaria edilizia…” di MalKo

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La penisola sorrentina è forse uno dei luoghi maggiormente prediletti dal turismo internazionale perché offre non solo un panorama ineguagliabile sullo slargo marino del Golfo di Napoli sovrastato dal possente Vesuvio, ma anche perché la fusione degli azzurri del cielo e del mare sui tufi che si gettano nel tirreno arrossandosi al tramonto, è quanto di più magistrale possa prodursi in quello che ordinariamente è chiamato lo spettacolo della natura.

Il panorama da solo non basterebbe però, a fare di Massa Lubrense, Sorrento e degli altri comuni vicini, il target della vacanza d’elite, con gli incontri internazionali e i panfili che approdono nella terra delle sirene con turisti multilingue che affollano scali marittimi e piazze scattando foto a più non posso.

La storia delle arti e delle passioni è passata su queste colline e sulle piane e sulle ripe a mare livellate dai depositi piroclastici espulsi in modo violento centinaia di migliaia di anni fa dai vulcani esplosivi flegrei ubicati a ovest di Napoli.

I Gesuiti stanziati nella penisola sorrentina nel 1600, diedero impulso alla coltivazione dei limoni, un agrume che in loco si caratterizza per il buon peso, l’aromaticità e il colore giallo citrino. I monaci proteggevano i virgulti dal vento e dalla salsedine marina, con pagliarelle caratteristiche che ancora oggi costituiscono un’efficace difesa dalle intemperie e sono ben visibili dal treno che arranca nel tessuto cittadino della Penisola.

Contrariamente ad altre realtà, in quel di Massa Lubrense e di Sorrento più che campagne ci sono giardini urbani e rurali che ospitano gli agrumi, con piante ben curate e protette che ripagano delle cure con limoni succosi che affollano chiome verdissime e dalle foglie spesse che ingentiliscono i chioschi dove servono sorbetti e limonate.

I limoni sono forse la terza attrattiva della penisola sorrentina dopo il Sole e il mare. Le immagini e i disegni che ritraggono il prezioso limone massese, sono diffusissimi come tema e stampigliate su radiose cartoline che corrono da un continente all’altro. Anche sulle bottiglie di limoncello, liquore sopraffino della zona, campeggia l’immagine dei limoni e della protuberanza peninsulare dei Monti Lattari che degradando si aggettano in mare verso la vicinissima isola di Capri.

A Massa Lubrense la realtà e l’attualità ci propongono purtroppo la destinazione di un antico limoneto, il fondo Gesù, a parcheggio sotterraneo con quaranta box auto. Questo grande giardino, particolarmente prezioso perché racchiude terra e storia, purdonando frutti eccezionalmente gustosi a indicazione geografica protetta, è destinato a soccombere per opera del business cementizio che non risparmia nemmeno il sottosuolo peninsulare.

Il limoneto del Gesù è minacciato dalla speculazione edilizia concretizzatasi con il permesso a costruire rilasciato dall’Ufficio Tecnico del Comune di Massa Lubrense, con opere che comunque debelleranno letteralmente le aromatiche piante in quel sedime.

Il problema è specifico per questo agrumeto ma potrebbe ripresentarsi per i limoneti in genere, perché se si concede licenza a uno bisognerà concedere parimenti autorizzazioni a tutti i proprietari dei giardini che eventualmente faranno richiesta di sfruttamento del sottosuolo.

Il sindaco di Massa Lubrense, Leone Gargiulo, ha concesso l’autorizzazione necessaria per mettere mano al fondo Gesù, probabilmente dopo che l’ufficio tecnico ha acquisito il parere positivo di esame progetto presentato dai cementificatori locali al Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Napoli. I box interrati infatti, richiedono particolari strumenti di protezione antincendio e di sicurezza, dovuti all’insano e pericoloso e confinato ambiente sotterraneo.

Dire che questi garage interrati sono rispettosi dell’ambiente è una vera menzogna perché il cemento non consente la proliferazione di alti fusti o piante più che decennali, e anche perché i box sotterranei hanno bisogno d’impianti di aerazione che dovranno scaricare all’esterno i gas combusti che si accumulano nel sottosuolo per effetto dei fumi di scarico dei veicoli.

Fare parcheggi sotterranei in una metropoli è quasi normale perché si mette cemento sotto il cemento. Costruirli nella zona di Massa Lubrense, città di mare e di sole, sotto a un giardino che una volta era il limoneto più antico della penisola sorrentina, è una sorta di spregio non solo contro la natura, ma anche contro la storia e gli uomini che sono abbagliati da un profitto immediato che in realtà non paga sulla distanza.

 

Al Dott. Giovanni Gugg, antropologo, uomo di cultura che vive intensamente il territorio massese, chiediamo come sia possibile che i proprietari del fondo Gesù abbiano ricevuto tutte le autorizzazioni in una zona così vincolata.

La situazione attuale non è una sorpresa, ma è il risultato di un’erosione di senso cominciata oltre dieci anni fa. La nuova ondata di speculazione edilizia in Penisola Sorrentina è arrivata nel 2001, con la Legge Regionale n. 19 che sancisce nuovenorme in materia di parcheggi pertinenziali. Questa legge che ha messo d’accordo Giunte Regionali di diverso colore, ma che per certi aspetti potrebbe addirittura essere incostituzionale, consente la realizzazione di parcheggi nel sottosuolo anche in deroga agli strumenti urbanistici vigenti. Lo ha spiegato chiaramente alcuni giorni fa il prof. Dal Piaz, uno degli estensori nel 1987 del Piano Urbanistico Territoriale della Penisola Sorrentino-Amalfitana: << …qui la legge 19/2001 ha causato aggressioni speculative inaccettabili proprio alle superstiti aree verdi dei contesti urbani, per cui sarebbe proprio giunto il momento che la Regione correggesse tale stortura. >>.

E’ già iniziato lo sradicamento e il successivo scavo?

No, i lavori non sono ancora cominciati. Il progetto che ricordiamo è ad opera di privati, è ancora in una fase preliminare. Tuttavia è solo questione di tempo, probabilmente di giorni, prima che le ruspe entrino in azione. Quello sarà l’istante in cui lo stravolgimento dei luoghi diverrà irreversibile. C’è stato un caso nel centro di Sorrento, dove a seguito di permessi provvisori si è cominciato a sradicare alberi e a scavare in un agrumeto. I lavori si sono poi dovuti bloccare per ordine del tribunale che aveva rilevato alcune difformità. A quel punto però, il danno era già stato perpretato in modo irreversibile per l’ambiente e il sistema idrogeologico, senza contare gli effetti deleteri riguardanti gli aspetti storici e socio-culturali. Infatti, come spiega Marc Augé :<<… quando i bulldozer cancellano il territorio, si cancellano anche i riferimenti che noi abbiamo del territorio, e con essi quelli della nostra identità..>>.

L’opinione pubblica locale cosa ne pensa?

Questo è un punto molto interessante che segna un cambiamento rispetto al passatoda diversi punti di vista. L’opinione pubblica in merito ai parcheggi interrati è sempre più critica e lo è al di là dei confini comunali. Da Vico Equense a Massa Lubrense infatti, si avverte nettamente la minaccia speculativa cementizia che incombe sull’intero territorio peninsulare. La giustificazione iniziale per cui tali opere avrebbero ridotto il traffico automobilistico si è rivelata una pura illusione. Così come sono sempre meno coloro che reputano il box-auto una forma di utilità sociale. Il mercato è saturo, i prezzi sono esorbitanti e l’affare di fatto è solo per i cementificatori che realizzano con poco sforzo cospicui guadagni.

Sempre più persone, dunque, esprimono un malcontento verso questa neo-speculazione edilizia che non porta vantaggi al territorio, anzi: lo impoverisce per la sua parte migliore che è tutta nella naturalità dei luoghi. Da un punto di vista sociale, l’aspetto nuovo è che tali preoccupazioni si inscrivono in un discorso ambientalista che in Penisola Sorrentina ha una storia importante e antica. Già dalla metà del Novecento, personalità come Roberto Pane, Domenico Rea, Mario Maresca, Antonio Cederna, Vezio De Lucia e altri si impegnarono a denunciare il “sacco” della Terra delle Sirene e a difenderne le bellezze. Adesso questa attenzione è particolarmente diffusa e trasversale: emergono grandi e piccoli comitati in difesa del territorio e del paesaggio. In ogni caso, in merito ai parcheggi interrati, da diversi anni è sorto il gruppo “Stop Boxlandia”, che riunisce associazioni ecologiste e persone di diversa cultura politica. Questo gruppo organizza conferenze, incontri, flash-mob, ponendosi in modo critico sui progetti di parcheggi che vengono presentati nei vari comuni della penisola sorrentina. Su tutto però, spicca il nuovo sentire della popolazione, che avverte la necessità di un cambiamento attraverso una maggiore partecipazione democratica su quelli che dovranno essere i criteri di pianificazione e di uso sostenibile del territorio.

E i confinanti?

Il fondo del Gesù è una grande tenuta coltivata ad agrumi, soprattutto limoni, divisa in varie quote che si differenziano per uso e stato di manutenzione. Tra questi spicca il lavoro di un’azienda agricola i cui proprietari compiono sforzi notevoli per cercare di mantenere il fondo quanto più possibile integro e produttivo. In tempi di crisi economica resistere al canto ammaliatore dei fautori del cemento non è facile, ma potrebbe esserlo se in ogni pietra e in ogni contrada vediamo le radici storiche di un territorio. Il lavoro di chi si prodiga per proteggere l’equilibrio tra natura e cultura ha una grande valenza, serve infatti a conservare un patrimonio di saperi che testimonia e rende concreta un’altra e nient’affatto utopistica visione del mondo.

La redazione di Hyde Park ringrazia il Dott. Giovanni Gugg per la preziosa e gentile collaborazione.

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