“Casanova, Don Giovanni e Don Silvio” di MalKo

Berlusconi sarà sicuramente ricordato nella storia come il più grande tombeur de femme degli ultimi quattro miliardi e mezzo di anni. Tant’è che sorge forte il sospetto che in mezzo alle gambe abbia un attrezzo meccanico a molla. Putin però dice che siamo una gran massa di invidiosi di quell’uomo così avvezzo al successo.
Lo scandalo riteniamo che non siano comunque le giovani  donnine fuori dalla camera da letto a fare la fila col numero in mano. Evidentemente hanno qualche interesse. Lo scandalo vero è pagare terze persone per ottenere quella selezionatissima fila. Lo scandalo è anche far passare qualche gonnella d’assalto dalla stanza da letto a qualche amministrazione, e non certo per referenze intellettuali. Qualcuna ci è riuscita spettegolano i maligni…
Fa scalpore pure trascorrere intere giornate a scambiarsi telefonicamente opinioni e considerazioni sull’andamento del reclutamento di sbarazzine irrequiete e ambiziose: fanno moda all’uopo, le aggiunte di aneddoti e segretucci da lenzuola. Ovviamente tutta questa pratica, questo gran conciliabolo è disturbato dai fastidiosissimi impegni da premier. Questi “doveri”, pur intercalati alle sottane, sono scocciantissimi è vero. La politica interna e internazionale bisogna dirlo, è meno interessante del pelo pubico.
Gli impegni però, per quanto importanti non sono obbligatori, tant’è che c’è la pratica delle dimissioni. Il governo, infatti, soprattutto in tempo di crisi, dovrebbe essere qualcosa di maledettamente serio, che avrebbe bisogno di attenzioni e non distrazioni da part time aziendale.
Lo scandalo aggiungiamo, è avere a che fare con pseudo imprenditori, giornalisti e impresari il cui lavoro si traduce nel procacciare luccioline.  Tra questi galantuomini c’era pure uno che voleva fare affari con la protezione civile di Bertolaso, probabilmente perché riteneva, a torto o a ragione, che anche da quel versante era facile l’approccio a suon di calze velate e push up  e tanga. L’oramai noto affarista barese, per gli amici Giampi, pare sognasse un ingresso trionfale nelle file degli associati con la finmeccanica, industria che, se ricordiamo bene, s’interessa di aerei, elicotteri e armamenti. Mirava alto il faccendiere: ma lui aveva argomenti a tutte curve da lanciare sul tavolo delle trattative. L’industria strategica italiana si sa, è qualcosa di maledettamente eccitante…
Lo scandalo sono pure i ruffiani che ricevono soldi perché procaccino selvaggina sempre più acerba. Lo scandalo sono anche i voli di Stato utilizzati per scarrocciare le femminucce in tondo e largo.  Lo scandalo è la pletora di boiardi che, nonostante  conoscano bene le debolezze del “principe”,  giurano e spergiurano che c’è un complotto delle toghe per togliere di mezzo quel sant’uomo e la sua politica del fare. Onorevoli  che per il tenore delle notizie che i media ci rovesciano addosso,  dovrebbero un tantino vergognarsi per lo spessore che ne ricavano.
Segnali negativi giungono ahinoi perfino dagli uomini delle istituzioni di guardia al premier:  non vedevano, non sentivano e non parlavano della folla festosa che caratterizzava spesso gli ingressi in certe serate.
Lo scandalo è finanche tentare di abolire le intercettazioni per non divulgare scandali, piuttosto che non procurarli. Lo scandalo poi, quello insopportabile, è non farsi fare domande dai giudici napoletani che ne avrebbero tutto il diritto. Quale esempio ne ricavano i cittadini  da questo modo di fare? Confessiamo che sapere che esiste l’equilibrato presidente Giorgio Napolitano ci conforta tanto in questo momento…
Il Pdl strizza l’occhio a Casini. Riteniamo poco probabile un accordo con i centristi perché il loro leader non è un kamikaze. La stessa lega nord sta perdendo consensi per l’insana alleanza col cavaliere. La spallata, se ci sarà,  forse verrà dalle procure, ma non come irrituale antagonismo politico, ma per le enormità  che trapelano dalle inchieste sempre più raccapriccianti col loro bagaglio di affari e sesso rigorosamente a pagamento.
L’Idv di Di Pietro, leggiamo che è in subbuglio a Vasto per la candidatura del figlio dell’ex magistrato alle regionali del Molise. Una candidatura forse inattesa e  caduta sostanzialmente dall’alto.  Qualcosa che ricorda quanto è capitato a  Renzo Bossi, in arte Trota, figlio del famoso Umberto.
Fini sostiene che il governo è al capolinea ma ancora non trova la forza di dimettersi. Bersani se perde anche questo treno d’occasioni che gli regala l’avversario, che non è Grillo, dovrà veramente passare la mano.  Sarà un autunno caldo,  che vedrà di scena la crisi e le procure. Gli scioperi e la politica internazionale. A ben pensarci nessuna novità se non le querelle sulle pensioni e sulla buonuscita. Tra l’altro non si sa niente di certo in questo campo: non escludiamo però, che sia la tattica  del cetriolo.

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