“Costa Crociere: la tragedia del transatlantico Concordia servirà ad aprire il dialogo sulla sicurezza in mare?” di MalKo

Una nave in secca coricata su un fianco, è una brutta immagine. Drammatica e deprimente. Le navi, come i pesci, quando solcano l’onda inducono in chi li guarda un senso di forza, ma anche un sentimento di vitalità e libertà che ben si sposa con le grandi distese azzurre. Il relitto sugli scogli invece è sinonimo di morte…
La Concordia, piroscafo della compagnia Costa Crociere, giace inerme lì sulle secche dell’isola del Giglio. Gli avvenimenti e le sequenze che hanno portato la nave a cozzare contro i massi granitici sommersi, sono sostanzialmente chiari. Il comandante, che, per regolamento e antonomasia, ha tutte le responsabilità possibili, è al momento l’autore in primis del naufragio, e con esso delle cattive abitudini collegate al cosiddetto inchino, cioè passaggio ravvicinato alla costa. Una pratica quest’ultima, di puro ossequio legata a tradizioni di venerazione a santi e madonne ma anche ai legami di categoria, con alcune località costiere serbatoio di marittimi. Col tempo però, gli approcci  sempre più ravvicinati, si sono trasformati in omaggio a singole persone  o spot pubblicitari delle compagnie che mostrano il desiderabile.
La posizione del comandante Francesco Schettino intanto non si alleggerisce moltissimo, nonostante il tentativo del medesimo di tirare in ballo gli alti livelli della società Costa Crociere, accusandoli di sapere e di condividere la pratica malsana dei passaggi a riva. C’è da dire al riguardo, che nessuna autorità al mondo poteva ordinargli il pericoloso fuori rotta.
Abbiamo sentito, a proposito della catena di responsabilità o omissioni, che le navi non hanno un limite in termini di distanza da mantenere dalla costa. Su questo punto nutriamo forti dubbi, perché se un bestione di quel genere raschia gli scogli, non è da escludere che diventa una nave vincolata alla propria immersione”. Cioè, con scarsa capacità di manovra. Una situazione prevista dal codice che impone l’attivazione addirittura di fanali rossi sull’albero di maestra e velocità conseguenziale, perchè il piroscafo non è in condizioni di manovrare e di concedere eventuali precedenze a chi la detiene per posizione e condizione. Ergo, forse non ci sarà un limite alla distanza, ma ci sarà sicuramente un limite alle condizioni d’ingovernabilità in cui può cacciarsi uno sbadatissimo comandante …
Schettino ha raddoppiato al massimo la sua responsabilità, rendendosi protagonista di un tempestivo abbandono nave decisamente in anticipo sui tempi. Che dire: purtroppo non siamo tutti eroi e viceversa lo siamo tutti in assenza del pericolo. Però, proprio dal suo veloce defilarsi, ci sorge il dubbio che il comandante non fosse particolarmente lucido perché non ha valutato che la nave giacendo sugli scogli non poteva più affondare repentinamente, con buoni margini di sopravvivenza per gli imbarcati non intrappolati nel settore allagato. Eppurel’incaglio dice di averlo pilotato…
La drammatica telefonata tra il comandante della Concordia, e quello della capitaneria di porto De Gregorio, che urlava torni indietro e salga dalla biscaggina di prua! (il termine esatto in verità, dovrebbe essere biscaglina), ancora ci rimbomba  negli orecchi, perché i media  la ripropongono in tutte le salse e in tutte le trasmissioni possibili e immaginabili come un autentico tormentone. Sarà proprio questa telefonata a darci il profilo tremebondo di Schettino…
Siamo ben lontano dai protagonisti di tante storie di mare fatte di capitani coraggiosi. La nave spanciata sugli scogli come un’otaria, ci fa venire in mente il famoso libro “I lavoratori del mare” di Hugo, dove l’armatore concedeva addirittura in moglie la nipote a chi sarebbe stato capace di recuperare il motore a vapore dalla nave semiaffondata. Che sarà della Concordia?
Pure disquisizioni queste, tentativo ultimo per alleggerire la tristezza di un naufragio che ci pesa moltissimo in termini d’immagine e di sogni che sempre accompagnano un vapore che si stacca dalla banchina. La crociera si sa, col suo romanticismo rosa induce attese di felicità… Se può servire il consiglio, questo è il momento giusto per navigare: la lezione della “Concordia” infatti, contribuirà a eliminare questa pratica di navigazione sensazionale e pericolosa a poche braccia dalle spiagge e scogli e promontori e isole.
I livelli di sicurezza s’innalzeranno e si abbasseranno forse i prezzi per un po’: chissà! Si rivaluterà il servizio a bordo, in termini di posate, portate e divertimenti, ma anche di organizzazione della safety e della security, che deve essere affidata a uomini capaci, che non si lasciano distrarre  neanche da affascinanti compagnie occasionali e non.
Il naufragio della Concordia ha riportato sul tappeto una considerazione ampiamente assodata in altri campi legati ai trasporti: il fattore umano è determinante per la sicurezza. E’ da lì che scaturisce il maggior numero d’incidenti, tanto nel campo navale, quanto in quello aeronautico e terrestre. Le compagnie di crociera quindi, diano spazio a psicologi e specialisti del settore risorse umane,  per formare equipaggi seri e responsabili, magari chiarendo anche le questioni legate alle lingue parlate che sono troppe, instaurando poi e per i passeggeri,  briefings informativi sulla sicurezza che devono essere fatti a bordo, ma prima di togliere le passerelle dalla banchina.



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