Attualità — 14 giu ’11 21:32

“La commissione grandi rischi e l’inutile adunata del 31 marzo 2009 all’Aquila…” di Malko

Gli eventi sismici a bassa intensità che caratterizzarono i primi mesi del 2009, furono forieri di una scossa di terremoto a forte magnitudo che si abbatté sulla popolazione aquilana il 6 aprile 2009.
Tutti i membri della commissione grandi rischi, organo del dipartimento della protezione civile, che si riunirono all’Aquila il 31 marzo 2009 per consulto, sono stati rinviati a giudizio dal gup del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, sostanzialmente per negligenza e approssimazione.
L’accusa nei loro confronti, sostenuta dal PM Fabio Picuti, è di aver rassicurato imprudentemente la popolazione, escludendo o quasi che la perdurante crisi sismica potesse evolversi in una scossa particolarmente energetica.
Gli accademici tirati in ballo, Barberi, Boschi, Calvi, De Bernardinis, Dolce, Eva e Selvaggi, respingono le accuse perché la loro opera consultoria, pare e dicono, sia stata di tipo statistico previsionale, senza particolari indicazioni di taglio operativo. Un parere insomma…
Sul web si trovano pensieri e opinioni pro e contro la decisione dei giudici della procura dell’Aquila. Accanimento giudiziario?
Che cosa sia successo dalle prime scosse e fino alla riunione del 31 marzo 2009, non lo sappiamo con esattezza. Così come non è chiarissimo il livello organizzativo preventivo e operativo che si erano dati gli organi amministrativi come il comune e le istituzioni competenti provinciali, regionali e nazionali.
Ricordiamo che la televisione in quel periodo ci ha rimandato le immagini di cittadini in ansia e un sindaco con barba malcurata e un po’ smagrito, forse per le forti apprensioni dettate dal suo ruolo di responsabilità e dai dubbi che sicuramente lo attanagliavano.
Intanto all’interno delle abitazioni sussulti, crepe e intonaco sempre più fessurato, rappresentavano motivi di allarmismo di prim’ordine per una popolazione che si chiedeva con grande ansia quando sarebbe cessato quel continuo tremolio sotto i piedi.
Molti aquilani per questo motivo avevano adottato la pratica del dormire all’aperto o all’interno di roulotte. Come si sa infatti, quando si dorme si è più vulnerabili, perché non si ha il tempo per ripararsi lestamente sotto un architrave, in un angolo di muro o sotto il tavolo.
Il sindaco Cialente con una situazione di questo tipo alle spalle, riteniamo che avrà sicuramente bombardato di telefonate gli organi, diciamo così, istituzionalmente “superiori” e competenti, per tentare di ricevere notizie utili sul da farsi.
Bertolaso, in qualità di capo del dicastero della protezione civile, probabilmente accolse questo pressante appello e mandò gli scienziati nella storica città, perché bisognava fare il punto sulle tante incognite che l’inarrestabile terremoto nascondeva. Nell’occasione si sarebbe provveduto pure a stroncare l’eretico Giuliani
Generalmente una serie di scosse a bassa intensità, localizzate in un’area geografica non molto vasta, che si ripresentano con continuità e con tendenza al rialzo, dovrebbe essere motivo sufficiente per elevare il sistema di difesa comunale e provinciale a un livello  di attenzione. Già nelle prime battute! Soprattutto se si va a leggere la documentata storia sismica di quella zona, senza per questo soffermarsi sull’incredibile valore d’indice del rischio sismico (medio), assegnato al comprensorio abruzzese: faccenda questa ancora tutta da chiarire nel suo divenire.
Con l’incalzare del sisma in termini quantitativi ed energetici invece, non è da escludere che il sindaco avrebbe potuto sancire il passaggio alla fase di preallarme. In questo modo avrebbe avuto un consesso permanente di esperti, a iniziare dai Vigili del Fuoco, con cui interloquire e condividere iniziative varie, sulla scorta delle valutazione sui dissesti non lievi, che incominciavano a contarsi numerosi nell’abitato aquilano. L’allarme naturalmente e va da se, lo detta il sisma, quello violento quando arriva. E lì arrivò purtroppo e come detto, la notte del 6 aprile 2009.
La commissione grandi rischi fu “assemblata” all’Aquila quel famoso 31 marzo 2009 per dare segnali rassicuranti sul pericolo sismico, secondo un copione che francamente si ha l’impressione che sia stato scritto in anticipo e altrove. Si discusse ben poco. La storia del verbale posdatato poi, la dice ancora più lunga sulla serietà e sul livello di scienza e coscienza messo in campo a tutela degli abitanti, dal manipolo di esperti appartenenti al chiacchierato dipartimento.
La commissione grandi rischi si ha il dubbio che si sia prestata a un gioco di potere piuttosto che a una parentesi d’incompetenza. I contraccolpi in entrambi i casi, in termini d’immagine e di fiducia, sono a questo punto obiettivamente disarmanti.
Chi vive sotto il Vesuvio, sa che qualora il vulcano dovesse dare segni di risveglio, sarà assoggettato a quest’organo collegiale che dovrà interpretare i segnali e pronunciarsi sull’opportunità di evacuare l’area vesuviana secondo le procedure operative previste dal famoso piano d’emergenza nazionale che, speriamo, venga finalmente trovato nei cassetti del famoso dicastero del Prefetto Gabrielli.

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