La tragedia della Concordia, nave della compagnia Costa Crociere, nella sua drammaticità è un esempio abbastanza chiaro su come vanno le cose nel nostro Paese e probabilmente non solo da noi. Come tutti sanno, grazie anche all’informazione totale e continua sull’avvenimento, il comandante della nave, Francesco Schettino, per meravigliare ed elogiare qualcuno lì sull’isola del Giglio, ha portato venerdì 13 la nave talmente sottocosta da collidere a tutta velocità con uno spuntone di roccia granitica che a mo’ di apriscatole gli ha aperto uno squarcio in carena lungo abbastanza da consentire all’acqua di dilagare, producendo dopo poco tempo uno sbandamento incontrollabile dello scafo con successivo naufragio.
Dopo averla fatta grossa, il comandante Schettino decise poi di portare la nave su bassi fondali per arginare in qualche modo la tragedia che era in atto, evitando l’affondamento repentino del transatlantico. Manovra per molti versi riuscita. La conta non definitiva però, parla al momento di 11 morti e alcune diecine di dispersi. Poteva andare peggio, molto peggio! Incredibilmente, poi, ma in linea con uno stato emotivo assolutamente compromesso, Schettino abbandona la nave in anticipo rispetto ai passeggeri, tirandosi addosso la rabbia della Guardia Costiera ben rappresentata dal capitano di fregata Gregorio De Falco della Capitaneria di Porto di Livorno.
I media, infatti, hanno trasmesso a più riprese i contenuti delle telefonate intercorse tra De Falco e Schettino, dove si notavano il piglio decisionista del primo e l’imbambolamento del secondo.
In questa tragedia si sono viste le istituzioni preposte al soccorso intervenire con coraggio in una situazione pericolosissima dovuta al coricamento della nave su un fianco, così come la solidarietà degli isolani, l’eroismo di qualcuno dell’equipaggio e anche la corsa contro il tempo, tuttora in corso, per evitare un danno ambientale che potrebbe presentarsi con la fuoriuscita di gasolio dai serbatoi del mastodontico relitto.
Dopo l’iniziale arresto il comandante Schettino è stato posto ai domiciliari. Saggia decisione. La pena la sta già scontando in termini d’immagine e di carriera stroncata e, ovviamente e con prevalenza su tutto, con il rimorso per quanto cagionato anche se in modo non intenzionale. Ha virato tardi Schettino! La nave è scivolata d’ala si direbbe in gergo aeronautico, mangiandosi così con lo scarroccio quei pochi metri necessari per evitare gli scogli.
Comunque, attraverso questo breve preambolo volevamo far notare alcuni piccoli elementi di riflessione appena fuori dalle righe e dai cori, al di là di una cronaca che altri media e opinionisti già fanno molto bene sull’avvenimento.
Al primo inchino, cioè al primo passaggio sottocosta, o anche al secondo di una qualsiasi nave, se uno sconosciuto uomo in divisa avesse verbalizzato per competenze istituzionale questi comportamenti fuori sicurezza, probabilmente (non ne abbiamo la certezza) la tragedia si sarebbe evitata e i piroscafi sarebbero stati costretti a tenersi al largo per non incorrere in dure sanzioni amministrative. La realtà è che in tanti vedevano le navi “grattare” le cozze dagli scogli della rinomata isola senza battere ciglio, compresa la Capitaneria di Porto. Una certa indolenza per forza di fatto la si ipotizza. Forse sarà la sproporzione tra la massa della nave e l’uomo in banchina…o forse la volontà di non fare un torto all’omaggiato o alle autorità locali… o forse un misto di tutto questo. Fatto sta, che esistono le leggi per evitare comportamenti inadeguati (disastri) e le istituzioni preposte a farle rispettare. Quindi, come in molte tragedie, sussiste probabilmente anche in questo caso una catena di responsabilità e di eventi che vanno oltre l’evidenza, la determinazione e la deficienza di certi personaggi.
In carica...




















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