La Lower Manhattan sta tornando, seppur pian piano, alla normalità. L’idea di costruire una moschea a Ground Zero, però, stizzisce il popolo americano.
11 settembre 2001 – 11 settembre 2010. Sono trascorsi nove anni da quel tragico giorno che lacerò l’America, che si ritrovò tutto a un tratto vulnerabile a casa sua, colpita da un nemico fanatico e pronto a qualsiasi soluzione, anche a quella estrema di sacrificare la vita di un manipolo di uomini della jihad, per portare morte e distruzione. Il dirottamento di 4 aerei civili da parte di 19 membri della cellula terroristica di Al Qaeda, diedero il via a quelle immagini di grattacieli imponenti che implosero e si accartocciarono su se stessi in un turbinio di polveri e macerie cascanti. Come dimenticare il Pentagono, fulcro del Ministero della Difesa statunitense, che subì danni e perdite di vite umane ad opera del volo 77 dell’American Airlines dirottato con le armi sulla roccaforte istituzionale su cui si schiantò. Per non parlare dei coraggiosi passeggeri dell’volo United Airlines 93, i quali non riuscirono ad evitare l’impatto col suolo, ma impedirono agli attentatori di raggiungere il loro obiettivo: il Campidoglio di Washington. Innegabile però, che, se si nomina l’11 settembre, il primo luogo che salta alla mente è New York, la Grande Mela, trafitta nel suo cuore pulsante : il World Trade Center. Sono ancora vivide e terrificanti i ricordi legati a quegli aerei che si schiantarono come enormi bombe nelle Torri Gemelle, simboli della skyline newyorkese; così come l’incendio che divampò immediatamente nei due edifici, facendoli sgretolare come castelli di sabbia che seppellirono nella caduta migliaia di persone: tra queste anche quelle che, prese dal panico, si lanciarono nel vuoto come atto estremo di sopravvivenza, e di loro restano ancora oggi immagini apocalittiche che fecero il giro del mondo. Tutto questo avveniva all’ombra della statua della libertà, un baluardo di ideali che non fu intaccata dalla furia assassina degli attentatori che puntarono concretamente ai simboli economici, militari e di governo statunitensi.
Un tragico evento quello dell’11 settembre, che non risparmiò nessuna classe sociale. Tra le vittime anche Poliziotti, Vigili Del Fuoco e personale medico, attivissimi nei soccorsi, ma che purtroppo si aggiunsero alla lista dei caduti. Una strage che Al Qaeda aveva preparato nei minimi particolari, così come fu dimostrato dalle indagini nonché dalle stesse rivendicazioni fatte dal leader del movimento terroristico: Osama Bin Laden. Rivendicazioni che rappresentavano, così come più volte ribadito nei video-comunicati, la punta dell’iceberg di una tremenda vendetta alle cosiddette ingiustizie e malvagità che il mondo occidentale avrebbe compiuto verso quello islamico. Pura follia! Da lì vendette su vendette che hanno cagionato morte e distruzione e che hanno generato ancora più odio; un odio verso un nome, verso un volto, verso una persona in particolare; un odio da 50 milioni di dollari. Tanto infatti è la cifra prevista per chi fornirà informazioni utili per la cattura o l’eliminazione del fantomatico leader di Al Qaeda. E di dollari, tanti, ne sono andati in fumo nella crisi economica che ha colpito gli Stati Uniti nel periodo successivo agli attentati terroristici; tra mercati finanziari, perdite di posti di lavoro e compagnie aeree al collasso, ritrovatesi nella morsa dei voli sospesi e super controllati, con tanti potenziali passeggeri che, in preda ad una legittima psicosi, non volevano più salire su un velivolo. Il governo americano non ha invece lesinato fondi per la ricostruzione dell’area colpita, ormai tristemente nota come “Ground Zero”. Una ricostruzione che ha subito diversi rallentamenti nel corso degli anni. Oggi però, come del resto è visibile anche su internet dalle webcam installate nell’area, e che consentono di osservare in diretta l’avanzamento dei lavori, la situazione sembra essersi sbloccata. Nuovo slancio alle attività che comprendono un’area dedicata alla memoria ed al ricordo delle persone scomparse. Con la ricostruzione non cesseranno le critiche, perché tra le strutture che sono o saranno in costruzione a Ground Zero, bisogna annoverare forse anche una moschea, per la quale il Presidente statunitense, Obama, si è dichiarato favorevole, in quanto sinonimo di integrazione e libertà di culto. Il popolo statunitense è profondamente irritato dall’idea che un monumento islamico possa sorgere lì dove terroristi, anch’essi islamici, hanno seminato terrore, morte e distruzione. Pur sposando il concetto che non si può fare di tutta l’erba un fascio, forse tale decisione è considerata ardita dall’opinione pubblica, così come è fin troppo estrema la proposta del pastore evangelico Terry Jones di bruciare copie del Corano nel giorno dell’anniversario dell’11 settembre. Per una logica di equilibrio e di buonsenso, sarebbe preferibile, come proposto in maniera molto interessante da un utente di un forum di discussione sull’argomento, evitare la costruzione della moschea in un luogo così simbolico, a vantaggio di una chiesa “aconfessionale”dove tutti i credenti e non, possano raccogliersi in preghiera e meditare o anche solo ricordare quella strage.
Una soluzione che rispetterebbe innanzitutto le vittime di quella tragica giornata, le quali, e forse è il caso di ricordarlo, non erano tutte legate alla stessa religione. A volte basterebbe proprio poco per rendere la pace una realtà, attraverso delle semplici riflessioni non inquinate dagli odi razziali e religiosi.
In carica...



















Segui Hyde Park su . . .