“Beppe Grillo e Matteo Renzi: chi sarà il leader della rivoluzione?” di MalKo

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In Italia c‘è ora la politica calda del fuoco amico tra le fila degli alleati di governo su eventuali scissioni in seno al PDL. Dicono che la frattura tra Berlusconi e Angelino Alfano sia insanabile in assenza di firma in bianco, scuse e riallineamento. Ovviamente ci sono i seguiti sotto forma di lealisti, scissionisti, oltranzisti e realisti.

Nel partito del premier Enrico Letta, amico di Alfano, c’è invece la guerra fredda soprattutto nei confronti dell’unico candidato che piace alle masse e che potrebbe strappare voti al centro e a destra e oltre: Matteo Renzi. Su di lui si concentrano attenzione e disattenzione e soggezioni dei colleghi.

La fotografia politica e attuale del nostro amatissimo Paese ci rimanda come idea a un’armata che sta per rompere le fila con un capo di stato maggiore troppo occupato a tenere sotto freno gli alleati che minacciano di abbandonarlo nel bel mezzo della mischia, per pensare alla direzione delle operazioni. Non aiuta molto l’occhio benevolo del grande vecchio sul colle. Tra l’altro il premier non è neanche attorniato da un eccezionale staff di strateghi, a incominciare dal Prefetto Anna Maria Cancellieri che ha molto da spiegare per le sue telefonate di sostegno alle amiche in difficoltà in un momento in cui le carceri e i carcerati sono nell’occhio del ciclone…

Berlusconi se continua di questa passo lo denunciano per stalking verso lo Stato italiano e quegli scranni parlamentari che non vuole assolutamente lasciar perdere. Il termine anglosassone indica una persona che ne assilla un’altra perseguitandola di continuo tenendola sotto pressione al punto da indurre nel soggetto offeso uno stato di ansia e paura e affaticamento tale da poter compromettere il normale svolgimento della quotidianità… che nel nostro caso sono rappresentati da Enrico Letta e dalle scarse e continue rivisitazioni alle azioni di governo. A proposito delle tasse che non mancano, ci sono tante di quelle sigle (Trise,Tasi,Tari,ecc…) da rendere indispensabile la redazione a breve di un glossario per capire su quali gradini siamo rimasti in brache di tela.

Berlusconi dovrebbe rassegnarsi al fatto che non passa nella cruna dell’ago del grande statista. Siamo ai tempi supplementari della sua ventennale partita, ma il gioco è fermo perché vogliono buttarlo fuori col cartellino rosso. Se va in panchina, infatti, è difficile il rientro in squadra, perché starà fermo almeno un campionato perdendo intanto dalla curva dei consensi molti tifosi aziendali.

A destra non ci sono grandi politici carismatici e trascinatori. Neanche a sinistra. Al centro si barcamenano alla meno peggio con gregari pronti a collaborare. L’Italia forse più che di grandi statisti in questo momento storico ha bisogno di un grande rivoluzionario, senza balcone e senza ghigliottina. Un rivoluzionario che sappia usare l’arma delle regole e le istituzioni dello Stato come strumento per esercitare il governo. Solo chi sa usare queste due eccezionali armi in modo magistrale potrà sovvertire le sorti del nostro Paese, purtroppo mal messo e sull’orlo del baratro economico e sociale e politico.

Di rivoluzionari ne abbiamo due: Beppe Grillo e Matteo Renzi. Le prossime elezioni potrebbero vertere sulla scelta del nuovo che avanza o sul vecchio che si smarca con una finta dalla sua squadra. Beppe Grillo deve fare i conti con un partito alle prime armi che ancora non riesce a trovare l’allineamento ideologico e comportamentale. Non ritirare le prebende è importantissimo ma non ci si governa. Occorre che i Grillini marcino compatti e stabiliscano poche ma essenziali regole anche nelle pubbliche relazioni. I parlamentari stellati non devono far partire colpi fortuiti conto il fondatore del M5S né tantomeno spararsi accidentalmente all’altezza dell’inguine…

Renzi ha il grosso svantaggio che non può lasciare il partito che annovera frange d’irriducibili, altrimenti non racimola i voti necessari per battere Berlusconi. Però è un rivoluzionario che non va bene neanche per l’establishment dei democratici che campano ancora secondo vecchi apparati e vecchie regole non dichiarate come l’anzianità di servizio e il numero di tessere che portano al seguito: di Renzi, diciamola tutta, non si fidano… perché potrebbe sovvertire le regole del politburo.

Matteo Renzi ha valutato la situazione e potrebbe assumere il controllo del partito democratico come atto necessario al cambiamento; svecchiarlo, reindirizzarlo, e solo allora lasciarne la guida a un fedelissimo per procedere con il salto da primo ministro con solide basi d’appoggio alle spalle. La missione è ardua, piena di trappole e non priva di rischi e lui lo sa.

Certo, un incontro segreto tra Renzi e Grillo, in una località altrettanto segreta con pochi intimi giuristi e costituzionalisti potrebbe essere l’inizio di un accordo elettorale futuro tra due uomini che non sono poi così distanti … un approccio nell’attesa che l’incontro possa avvenire molto più proficuamente tra due partiti. Beppe Grillo deve capire che in assenza di eventi clamorosi rimarrà sempre con la conta a un terzo d’Italia nelle migliori delle ipotesi. O agguanta un altro terzo o deve accendere i motori della diplomazia scegliendosi l’alleato.

La nostra convinzione per un rinnovamento della vita sociale e politica del Bel Paese è tutta mazziniana e racchiusa nella rifondazione delle istituzioni. A tutti i livelli; politico,amministrativo e funzionale (Carabinieri, Polizia, Vigili del Fuoco, forze armate, Sanità, Istruzione,ecc…) tutto da rinnovare con la giustizia al primo posto in termini d’importanza. In Italia c’è fame di giustizia: una branca che opera nel nome del popolo italiano! Frase a effetto che andrebbe riproposta in tutte le sedi istituzionali e non solo in quelle giudiziarie… esattamente come la bandiera tricolore simbolo dell’unità nazionale.

Chi vuole governare in Italia il primo patto che deve fare con gli elettori sarà proprio quello sulla giustizia. Senza giustizia non ci sarà il rispetto delle regole. Senza regole non c’è democrazia, e senza democrazia non c’è libertà. Sarebbe importante che Beppe Grillo affermasse che anche per le sue schiere il problema giustizia è in cima alla lista degli impegni, come ha fatto Renzi, che di sicuro ha acquistato con il proclamo moltissimi consensi.

In Francia si è dato nel passato e ancora oggi una grande importanza alla formazione dei dirigenti pubblici. Dovremmo fare la stessa cosa perché la qualità dei funzionari italiani è troppo “molle” e va irrobustita anche attraverso la cultura del pubblico come missione: un modo ideologico per alzare scudi alle intromissioni della politica che ha minato di molto l’efficienza e l’immagine di certi uffici.

Per il resto il panorama presenta un orizzonte in sostanza occupato interamente da Silvio Berlusconi che tra non molto sarà sottoposto al voto sulla decadenza. Enrico Letta galleggia e Grillo e Renzi osservano gli eventi che tra poco verranno copiosi e richiederanno azioni immediate di posizionamento. In politica però, nulla è scontato.

Il presidente Giorgio Napolitano ha confermato che testimonierà sugli accordi Stato – mafia ma ha già messo le mani avanti, precisando cioè, che non ci saranno rivelazioni shock. Viste le premesse, converrebbe una semplice ed economica videoconferenza. Per quanto riguarda il governo, siamo alla grande e strategica politica del giorno dopo giorno…

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