“Beppe Grillo pi greco della politica” di MalKo

grillo

Le elezioni sono appena terminate con buona pace degli sconfitti che sono particolarmente numerosi in questa tornata, ad eccezione di Beppe Grillo che ha risucchiato voti a destra e a manca come un galattico buco nero, risultando alla fine il partito più votato.
Bobo Maroni esulta per la vittoria alle regionali lombarde, ma c’è da dire che a vedere il risultato della lega nord, probabilmente questa vincita in termini di preferenze è da ascriversi direttamente a Bobo e non alla lega che invece perde voti. Maroni ha raccolto il successo perché non fu male la sua gestione come ministro dell’interno, ma soprattutto perché non è stato oggetto di nomination in tema di scandali e brogli da cerchio magico. In quel della lega, Bobo sembrava il figlio fessacchione della brutta e cattiva famiglia. L’idea della macroregione ora prospettata dall’ex ministro, è un rituale come l’ampolla del Po…
Mario Monti ha perso una grande occasione per darsi alla storia come salvatore della patria. Probabilmente per incitamento anche europeo è “salito” in politica per ruzzolare su pochi gradini di consenso, trascinandosi nel capitombolo pure qualche noto ma non più illustre personaggio. Doveva tornare nel retroscena e proporsi semmai e poi e solo a ingovernabilità sancita…
Berlusconi lo davamo come rinunciatario in questa competizione elettorale, ma evidentemente ha avuto buoni motivi per ripresentarsi addirittura con promesse definite da qualcuno al limite dell’illecito. Un certo gravame di processi forse lo spinge a indossare permanentemente l’armatura parlamentare per difendersi e il profilo da onorevole per attaccare soprattutto i togati nemici.
Antonio Ingroia ha scoperto di avere più successo da magistrato che non da politico. Non sappiamo se persisterà nel secondo ruolo, ma dobbiamo notare che non ha un eccezionale piglio e un carisma da trascinatore di folla e piazze. Gli servirebbe un gregario. Antonio Di Pietro contrariamente al magistrato palermitano però, ha vivacità e furore da vero tribuno popolare, e dice anche cose condivisibili, ma la storia presunta o vera delle case acquistate o fittate al partito, gli ha minato almeno per il momento la credibilità.
Gianfranco Fini è l’escluso più noto del parlamento. Ha pagato senza sconti l’affaire Montecarlo e il suo attaccamento alla poltrona più alta di Montecitorio. Purtroppo per lui, ha preferito l’uovo alla gallina…
Bersani ha raccattato una vittoria più simbolica che reale, in quella che doveva essere la battaglia più dirompente e vincente del Partito Democratico. Il buon Pier Luigi si appresta malvolentieri a cimentarsi in una difficile quadratura del semicerchio parlamentare. Tutti lo osservano con attenzione: ha gli occhi addosso sia dentro sia fuori dal partito. Non avrà vita facile. Qualunque operazione matematica e di calcolo deciderà di affrontare, dovrà tenere in debito conto il pi greco della politica, costituito oggi da Grillo e dai Grillini. Per stanare Bersani bastano poche proposte che riguardano una poderosa dieta dimagrante della politica in tutte le sue sfaccettature, a iniziare da stipendi, vitalizi, riduzione dei parlamentari, abolizione delle province, ecc… il programma di Grillo a dirla breve. Un programma che, per il simpatico Bersani, rappresenterebbe un vero Harakiri… Per Berlusconi che lo davano sul Titanic, un compromesso quasi sostenibile…
Matteo Renzi è diventato il sogno fallito dell’elettorato riformista e rottamatore della sinistra. Molti dicono che con lui il partito avrebbe stravinto. Forse ora ambisce ad un posto da premier per rendere più facile il dialogo con Grillo.
Silvio Berlusconi per i numeri in gioco può solo barcamenarsi in attesa di proposte senza preconcetti circa la provenienza, dovendo tenere anche lui in debito conto il pi greco Grillo. Il partito dei volponi se si presentasse l’occasione tenterebbe di fagocitare gli imberbi Grillini o, viceversa, li attaccherà senza pietà contando sull’esperienza per dileggiarli. State pur certi che i curriculum dei neoeletti del movimento a 5 stelle saranno attentamente vagliati, ad iniziare dalla militanza e dalle frequentazioni…
Oscar Giannino pur presentandosi bene con un eloquio convincente e affabile e simpatico, è stato risucchiato dalle sue stesse menzogne riguardanti titoli accademici in realtà non posseduti. Bastava non citarli e nessuno lo avrebbe notato e nessuno glie li avrebbe chiesti.
Beppe Grillo e il suo movimento a 5 stelle (M5S) hanno trionfato in modo superiore alle aspettative. Grillo ha il merito di aver riacceso nei suoi infuocati comizi l’entusiasmo del popolo nelle piazze. Tutti si sono riconosciuti nelle parole di Beppe intravedendo per la prima volta all’orizzonte un’alba da riscatto sociale.
La gente era stufa di casta e privilegi. Di bende e prebende. Di occupazione di ruoli e spartizione del potere in forma affaristica, nepotistica o peggio ancora tramite favori sessuali. Non se ne poteva più di borsa e crollo del reddito e del lavoro. Di predominio delle banche e di grandi scandali e di strapagati manager.
Il voto a Grillo è quindi un basta e un vaffa’ al potere nella sua forma più squallida e odiosa e dilagante che si possa immaginare.
Grillo però, raccolto il successo, dovrà amministrarlo saggiamente. Il popolo è portatore di trionfo ma anche boia: tocca procedere con cautela.
Il grande predicatore ha fatto bene a ripetere nel suo tsunami tour che la democrazia non si delega. La democrazia è partecipazione in prima persona anche attraverso nuove formule dei referendum. Non c’è l’uomo del miracolo. Ci sono gli uomini del miracolo.
Il M5S è un movimento d’idee che possono combaciare o divergere con quelle altrui, ma senza distinzioni a prescindere, perché le idee per loro connotazione, non hanno colorazione politica, anche se sorgono nell’ambito di un partito. Su questa filosofia dovrebbero ricercarsi accordi, magari a tre, in modo che non si risulti fallaci all’occhio del proprio elettorato come qualcuno teme o spera. Non governissimo ma accordissimo. Sarà interessante seguire gli eventi…
Giorgio Napolitano acquista punti in Germania. Il Papa Benedetto XVI con le sue dimissioni ha sancito il condivisibile principio che non si occupano ruoli se non si è in grado di svolgerli pienamente: purtroppo l’esempio è fulgido ma singolare e senza seguaci…
La riforma delle istituzioni anche amministrative dovrebbe essere il principio rifondativo della nostra società civile e il primo impegno della politica dopo le elezioni di febbraio 2013: è da lì che inizia il riscatto se vogliano dare un fine al risultato elettorale stravolgente. Le istituzioni, esattamente quelle che rendono gli uomini uguali e felici in terra…

Submit your comment

Please enter your name

Your name is required

Please enter a valid email address

An email address is required

Please enter your message

Hyde Park © 2017 All Rights Reserved

http://www.rivistahydepark.org

Theme by Marco Savarese

Powered by Marco Savarese