Oggi, Guido Bertolaso, capo del dipartimento della protezione civile, è su tutte le pagine dei giornali. Non più indicato come uomo dell’anno, ma piuttosto come uomo dello scandalo. Da egregio risolutore delle emergenze nazionali e internazionali a presunto oscuro personaggio di un sistema di clientele che ricorda cose già viste e sempre attuali. Un suo funzionario qualche anno fa disse: i politici dovrebbero imparare da noi… E’ il solito attacco delle toghe “reazionarie” o le accuse tutto sommato reggono? Beh! Intanto non sta a noi giudicare ma alla magistratura inquirente, che ha ravvisato la necessità di far luce su una serie di faccende effettivamente poco chiare.
Qualche disquisizione a voce alta potremmo intanto farla per capire i limiti di una storia che sarebbe opportuno venisse dipanata in tutti i suoi aspetti. Vorremmo appena ricordare che il dipartimento della protezione civile nel 2000 lasciò registrare in Albania una poco edificante missione arcobaleno, che coinvolse l’allora sottosegretario, il capo dipartimento e alcuni funzionari che balzarono alla cronaca non solo per l’appropriazione di danaro (ladri di elemosine), ma anche per una totale assenza di titoli che giustificassero il ruolo ricoperto. Questo significa che il problema protezione civile c’era e c’è, e a prescindere da chi siede al governo.
Bertolaso, lo ricordiamo, all’inizio del suo mandato mostrò immediatamente un fare deciso esordendo con : accetto l’incarico se mi danno carta bianca. Viceversa continuo a girare il Mediterraneo in barca a vela. Non ho problemi su come passare il tempo...
Le idee chiare quindi le ha sempre avute già da “piccolo”. Intanto per capire un po’ le esagerazioni del dipartimento (o della Presidenza del Consiglio?) proviamo a richiamare l’art. 1 della legge 225/92 che istituisce il servizio nazionale della protezione civile.
Art.1 Servizio nazionale della protezione civile
1. E’ istituito il Servizio nazionale della protezione civile al fine di tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l’ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi.
Questo dovrebbe essere quindi l’ambito di competenza del dicastero in questione; trattandosi di temi riguardanti la previsione, la prevenzione, il soccorso e ogni attività tesa a superare l’emergenza, un’organizzazione snella e senza burocrazia attanagliante ci sembrava e ci sembra indispensabile. Dovrebbe esserci un limite a tutto però, e come sempre dove non c’è equilibrio il più delle volte c’è falla.
I grandi eventi tipo G8, Vuitton Cup e i macro raduni legati a fatti sportivi e religiosi, non sono menzionati nell’articolo di legge appena citato. Non potrebbe essere altrimenti, visto che non sono situazioni emergenziali ma tutte pianificabili.
La gestione dei rifiuti in Campania, fatta forse con qualche nonchalance, ha lasciato strascichi giudiziari soprattutto a carico della funzionaria del dipartimento della protezione civile che a Napoli teneva le redini organizzative del settore. Una disavventura giuridica che chiamò in causa lo stesso Bertolaso, che si è visto stralciare provvidenzialmente la sua posizione rispetto ad altri rinviati a giudizio.
Il National Geographic nell’agosto 2007 pubblicò un articolo di Giuseppe Mastrolorenzo, in cui si mettevano in dubbio alcuni scenari eruttivi adottati come riferimento nel piano d’emergenza Vesuvio.Immediata la risposta del dipartimento: ci sono estremi per procedere con una denuncia per procurato allarme contro il giornale e l’estensore dell’articolo. Fu una vera intimidazione. Anche perché si incominciò ad accennare ai piani d’emergenza eufemisticamente ritenuti non aggiornati…
All’Aquila nel 2009 invece, Bertolaso diede del sonoro cretino al povero Giuliani, per il suo profetizzare, a torto o ragione, di un imminente sisma di notevole intensità. Inutile dirlo, Giuliani dovrà rispondere per procurato allarme, anche se il terremoto poi c’è stato e non è passato indenne. Gli sviluppi processuali saranno Interessanti… l’articolo terrae motus, pubblicato su hyde park nel mese di maggio 2009, snocciola alcune perplessità.
Gennaio 2010. Ad Haiti, la terra trema duramente e scatta la mobilitazione internazionale, americani in testa. Sarà proprio l’organizzazione militare statunitense a essere duramente criticata da Bertolaso, inviato speciale del governo italiano, suscitando le ire di Hillary Clinton che gli ricorda che Haiti non è l’Aquila, ma anche del ministro Frattini che non gradì la sortita.
L’andazzo insomma sembra essere quello di un manovratore che non vuole essere disturbato. Un manovratore cui è stato dato lo start per procedere imperiosamente a testa bassa… Bertolaso dice che non ha tradito gli italiani. Ne siamo convinti: ma forse con un fare che non è andato tanto per il sottile. Un fare dai modi pratici che si potrebbe giustificare per fronteggiare una calamità, ma non per tirare su incontri internazionali o regate veliche riconducibili a tratti a grandi ricevimenti. Mica è il maggiordomo italico …
Le associazioni di volontariato staranno soffrendo come e più del loro capo. Potrebbero scendere in piazza al grido Bertolaso forever… Attraverso il suo dicastero, infatti, hanno ricevuto notevoli soddisfazioni soprattutto in termini di considerazione.
Per fortuna che la nostra immediata sicurezza è garantita da una compagine di gente che normalmente opera in sordina e senza pubblicità. Stiamo parlando del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, a cui compete istituzionalmente il soccorso tecnico urgente. Ci sembra doveroso ricordarlo, così come ci sembra altrettanto doveroso sottolineare che i grandi successi di Bertolaso, quello delle vere emergenze però, si basano anche e soprattutto sull’efficienza di questo Corpo dello Stato che è il primo a intervenire.
Che Bertolaso superi indenne questa bufera non ci dispiacerebbe. Come contrappasso però, bisognerebbe appigliargli un obbligo: dedicare la sua intraprendenza e le sue intemperanze verso gli incapaci, gli indecisi,i contrari, i burocrati e i mediocri, esclusivamente nel campo della sanità. Ramo a lui affine per titoli. Ramo che vive di drammatiche e quotidiane emergenze, soprattutto al sud, dove gli ospiti da ricevere non vengono in airbus ma in ambulanza con qualche ritardo.
Vorremmo concludere riprendendo un concetto enunciato dallo stesso Bertolaso per giustificare il famoso fare spicciolo: quando c’è bisogno di soccorrere io passo col rosso e vado contromano…poi pago la multa. Ecco: forse è arrivato il momento di pagare la multa…
Foto di Roby Ferrari










In carica...



















finalmente una visione chiara ,vista dall alto,come dire,vista in planimetria.speriamo che chi deve rifletta