“Bertolaso Forza Vesuvio” di MalKo

Durante un galà d’addio con i suoi sodali, pare che il buon Bertolaso si sia lasciato andare a una piccola riflessione:<< L’unico rammarico che avrò, che avremo, sarà che purtroppo fra Vesuvio e Campi Flegrei non è successo niente. È l’unica che ci manca>>. I sodali giù a ridere e a grattarsi nelle parti mollicce fino a spezzarsi  le unghie. Al che l’uomo che si corolla il collo col tricolore, avrebbe poi rincarato la dose aggiungendo: “Inutile che vi grattiate, da buon leghista vi dico che non sarebbe tutta questa disgrazia !”.
Bertolaso pare abbia un po’ rimarcato le orme degli intemperanti che non molto tempo fa si divertivano negli stadi d’oltre Tevere a mostrare striscioni della serie: forza Vesuvio. Ora lo fanno sul web: forse sarà un iscritto, Guido, giacché si è crogiolato tra una portata e l’altra, in quel gioco di necessaria simpatia che i sinistri cercano a tutti i costi, facendo battute sui poveracci, magari sporchi brutti e cattivi, che hanno la fortuna o la sfortuna di abitare ai margini di zone vulcaniche particolarmente rischiose.
I protettori hanno detto che si è frainteso, e che volevano dire ben altro. Riferiscono che la chiave di lettura dell’infame affermazione debba così essere interpretata: un modo per dire che in tutta consapevolezza la protezione civile sarebbe in grado di affrontare e superare anche un’eventuale crisi vulcanica in Campania. Questa tesi ottimistica oltre ad essere carica d’ipocrisia, è comunque decisamente comica e a tratti sadica.   L’emergenza vulcani partenopei speriamo che si affronti e si superi utopisticamente sempre e solo davanti a un buon bicchiere di vino rosso, per arrossire guance senza pudore, come quelle del protagonista della gaffe… La realtà delle aree vulcaniche campane è ben diversa, con il Vesuvio sempre lì a minacciare dirompenze pliniane, e i Campi Flegrei con un big bang eruttivo  latente lì nelle viscere profonde.
La sfortuna di quei poveracci che abitano la parte pedemontana del noto Vesuvio o gli anfratti flegrei è doppia: da un lato sono sottoposti a un pericolo tutto naturale rappresentato dal fuoco vulcanico; dall’altro, e qui il pericolo è tutto umano, dipendono per la loro salvezza da un dipartimento, quello della protezione civile, avvezzo alla propaganda piuttosto che alla sicurezza e alla  chiarezza, e  alla forma piuttosto che alla sostanza. E qui il meritevole e misericordioso volontariato che è puntualmente tirato in ballo come scudo non c’entra assolutamente niente!
Il buon Bertolaso e sodali, ma non è una scoperta di oggi, riferiscono in giro per il mondo che il suo ufficio ha elaborato un piano d’emergenza Vesuvio, che è un capolavoro organizzativo. Nulla di più falso. Il piano, di là dalla propaganda affidata a comparse in gonnella, addirittura non esiste, fatta eccezione per la copertina traslucida e a colori. Oltre la nota introduttiva, la bozza esistente contiene una disquisizione scientifica, una classificazione dei livelli di allerta e indicazioni di massima che non hanno nulla di operativo. Non esistono istruzioni scritte o orali da impartire a una popolazione, che, in questa sciagurata condizione, è particolarmente impotente e completamente affidata alle mani degli imbonitori di professione (l’Aquila docet).
Dalla prima bozza del piano nazionale emergenza Vesuvio, pubblicata nel 1995, nulla si è reso concreto, tant’è che siamo ancora all’anno zero o se volete al palo dell’incertezza, con una popolazione che in tutta franchezza, a fronte del rischio Vesuvio o flegreo così trattato, preferisce come metodo affidarsi più che a Bertolaso e compagni, a scongiuri, madonne, San Gennaro e fatalismo: a vedere i risultati non gli si può certo dare torto. Una protezione divina è proprio quella che ci vuole contro le iatture lanciate all’aria da quella terrena, la cui principale funzione sembra essere quella di un efficiente segretariato al servizio dei potenti, piuttosto che una struttura a sostegno dei bisognosi. Eppure il personaggio dovrebbe avere nel suo DNA una propensione alla pietas, un sentimento verso il prossimo non comune. Bertolaso si fregia della medaglia di cavaliere  di gran croce ordine al merito della Repubblica Italiana: la lavi e la lucidi, perché quelle affermazioni da pseudo leghista l’hanno notevolmente  imbrunita!



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  1. Bertolaso è vergognoso.

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