“Enrico Letta capo del governo ombra …” di MalKo

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Enrico Letta dopo le elezioni e con qualche affanno ha assunto il premierato di una compagine governativa apparentemente rinnovata: la migliore possibile dice e dicono. L’impressione però, è che sia solo un lavoro di marketing basato su un restyling di un’annosa classe politica, realizzato facendo fare un passo indietro agli impresentabili di ambedue gli schieramenti (Pd e Pdl). Una parodia, perché il passo indietro è solo in termini di visibilità esteriore, ma non certo di comando che ancora una volta è affidato ai grandi manovratori… Berlusconi docet. D’altra parte il cavaliere non avrebbe mai ingoiato il rospo della sordina e della seconda fila, se non per la necessità di sopravvivere ai processi e alla storia personale che lo riguarda e che potrebbe finire in malora e non come costituzionalista.

Bersani ha ricavato risultati scarsi dalla sua deludente performance con fiaschi per nulla imprevisti. Purtroppo per lui, non smuove un grammo di entusiasmo fra gli iscritti.  Matteo Renzi e le sue novità e il suo rottamare hanno riscosso consensi soprattutto fuori dal suo partito. Un successo che non si è tradotto in un ruolo di comando perché nelle fila del Pd Renzi è visto come Saturno con la variante che non mangia i figli ma i padri mosci del Partito democratico.

Dietro a Enrico Letta si ha come l’impressione che si muovano ancora ombre vecchie e datate che fanno fatica a emulare l’esempio di Papa Ratzinger e del suo esilio volontario per uscire dalla scena. Il potere riscuote sempre un fascino intramontabile e irresistibile…

Silvio Berlusconi a ragione è definito il vero vincitore di questa partita elettorale che ha vinto con poco sforzo lasciando semplicemente la palla all’avversario Bersani. Un antagonista che pensava di lottare per lo scudetto e alla fine ha dovuto combattere per evitare la retrocessione.

Giorgio Napolitano ha baciato in fronte Enrico Letta che conta un’importante parentela con il personaggio più ineffabile, impalpabile, imperscrutabile, potente e lugubre che la storia della Repubblica Italiana ricordi.

Beppe Grillo che molti indicano come il vero sconfitto di questa tornata elettorale, in realtà, e gioco forza, ne esce bene. Non è ancora tempo di governo per lui e i suoi, ma solo di controllare i professionisti della politica grazie al discreto numero di cittadini che hanno varcato la soglia del parlamento. Grillo e la sua compagine di spartani dovranno tenere testa a Serse, ai suoi eserciti e alla sua corrotta corte.  Gli scudi e le lance dei trecento dovranno però muoversi all’unisono, e soprattutto l’arma vincente dovrà essere la disciplina e l’assenza di tentazione, come quella del protagonismo televisivo che è la più micidiale delle trappole per gli imberbi deputati. I riflettori infatti, generano luce ma soprattutto ombre… da qui la necessità di mantenere coeso il gruppo. Diversamente, si sfalderà alla prima battaglia parlamentare.

Roberto Maroni è impegnato nella costituzione della macro regione del nord (sic!).  Intanto però, deve far digerire ai bravi leghisti l’ultimo (speriamo) amaro boccone che si chiama stella. Trattasi di un yacht di lusso da 21 metri, acquistato, sembra, con fondi destinati al partito della lega e “erroneamente” finiti ad appannaggio del figlio di Bossi. Non il trota, l’altro…

Mario Monti sale sempre… al punto da rimanere solo sulla vetta. Personaggio veramente simpatico e amato dall’establishment europeo, dalla chiesa e dalle banche.  Inizialmente diede l’idea di fare violenza a se stesso “salendo” in politica. Sporcarsi negli affari di Stato per amor di patria, doveva essere, proferiva, una necessità a termine… Poi, non solo si è candidato, ma addirittura sguazza nel parlamento con una felicità simile a quella che caratterizza  Paperon de Paperoni  quando s’immerge a tuffo nei dollari del suo deposito…

Il futuro del governo Letta temiamo sia collegato alla sua capacità di far digerire ai professionisti della politica i vigorosi tagli che dovranno attuarsi nei confronti degli imputrescibili castisti. La casta deve rinunciare almeno alla parte più esorbitante dei privilegi ancora in essere, perché in giro c’è malumore e rumore alquanto preoccupanti. Addirittura Il Professor Becchi avverte che dalle parole si può passare ai fucili… probabilmente voleva dire alle piazze turbolenti.

Ogni giorno le pagine della cronaca raccontano di suicidi da disperazione economica. Bonzi della recessione. Bonzi che protestano contro una classe politica rea di averli affamati rubandogli il futuro. La politica deve tentare ogni carta per fermare questo stillicidio di vite umane. Purtroppo già da alcuni anni migliaia di famiglie vanno avanti risparmiando su tutto, a iniziare dal cibo che è sempre più scadente nei carrelli semivuoti come i frigoriferi. Le spese mediche non salvavita che riguardano occhiali e denti sono state abolite. Il consumismo è materia di pochi mentre i molti hanno dato fondo ai risparmi e ai beni amovibili come l’oro. Una volta si consegnavano le fedi nuziali per la Patria… oggi si fa lo stesso per un pezzo di pane.

Il primo segnale che avrebbe dovuto dare Enrico Letta agli italiani, doveva essere un governo numericamente minimo per pochi fondamentali obiettivi. Non è stato così. Vedremo cosa succederà con i doppi incarichi, l’abolizione delle province,i costi della politica e soprattutto cosa si metterà in campo per promuovere il lavoro, la ricerca e la riforma delle istituzioni.

I trecento di Grillo dovranno mantenere la loro stola di umiltà sgobbando sodo su leggi e regolamenti, presidiando il parlamento e lanciando l’allarme ogni qualvolta si tenta di far passare una legge pro casta. Crimi e Lombardi avranno molto da lavorare per frenare risse, eccessi e alzate di genio.

Silvio Berlusconi non riuscirà a lungo a starsene con le mani in mano. Appena i sondaggi gli saranno più che favorevoli, a ridosso di qualche gaffe del M5S,e con l’appoggio di un traditore mescolato a sinistra, invocherà elezioni subito, un grido che i peones che lo circondano intoneranno in coro, e loro sì che sanno cantare all’unisono..

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