“Enrico Letta e il Governo dell’IMU” di MalKo

letta

Il presidente del collegio di cassazione Antonio Esposito ha rilasciato un’intervista a un giornalista del Mattino di Napoli a proposito della sentenza di condanna di Silvio Berlusconi nel processo Mediaset. I contorni della vicenda sono ancora da chiarire, ma intanto i contenuti che potremmo definire di anticipazione sulle motivazioni della sentenza, si sono rivelati uno scoop giornalistico che ha acceso vivaci dibattiti politici.

La chiacchierata intercorsa con l’amico della carta stampata è forse un po’ sfuggita di mano al giudice togato, che non ha valutato la reale lealtà del giornalista considerato fino a quel momento amico storico. D’altra parte il giudice Esposito avrebbe dovuto usare una maggiore prudenza nel trattare argomenti con un confidente che riguardano un condannato della levatura di Berlusconi.

Il presidente del collegio di cassazione ha imparato a sue spese l’enorme e mai eguagliato primato del leader del Pdl, circa la capacità di evitare buche processuali che avrebbero invece fatto stramazzare chiunque altro al suo posto con una rapida uscita di scena. Tant’è che anche se l’intervista “riservata” diffusa scaltramente dal giornalista del Mattino non varrà a sovvertire la condanna ricevuta da Berlusconi, l’impatto mediatico della notizia ha avuto comunque il merito di ricostruire una sorta di verginità morale al Cavaliere. Un predellino che gli sarà utilissimo per contrastare la stampa straniera, sempre pronta ad azzannarlo, ma forse anche per dare battaglia nelle prossime iniziative politiche d’autunno, quando si scaglierà contro il partito democratico incolpandolo di aver ordito un complotto con le toghe rosse per toglierlo di mezzo…

Conoscendo l’uomo che è anche beffardo, non escludiamo che Silvio abbia telefonato al direttore del Mattino per congratularsi col medesimo per l’onestà e la coraggiosa scelta editoriale di pubblicare l’intervista integrale ridando onore e giustizia a un uomo sotto attacco giudiziario…

Il Pd ribolle nel suo brodo antiberlusconiano frustrato dalle esigenze elettorali di governo, con più di qualche parlamentare che soffre di mal di pancia per l’innaturale alleanza. Dimissioni furono gridate e ottenute per il ministro Josefa Idem, rea di non aver pagato l’ICI, e adesso si tiene in piedi addirittura un governo con il più importante degli alleati condannato per frode fiscale e prossimo all’incandidabilità.

Il governo Napolitano, cioè Letta, dovrebbe implodere forse in autunno quando il cavaliere ridiscenderà in campo con un marchio vecchio ma nuovo, e i sondaggi gli daranno ragione in termini di preferenze. Oramai si parla di dinastia dei Berlusconi alla stregua dei Kennedy. Silvio cavalcherà la battaglia dell’IMU e rilancerà l’abrogazione del finanziamento pubblico dei partiti mettendo in scacco matto il partito democratico che da quest’orecchio ci sente poco. Ironia della sorte poi, il Pd è anche quello che tiene al palo lo scalpitante cavallo Matteo Renzi, l’unico purosangue capace di vincere il confronto con l’agguerrita scuderia del presidente Berlusconi, Santanchè in testa.

Beppe Grillo sta alla finestra a guardare la strana alleanza, tentando di evitare di farsi tirare per la giacca da qualche esponente dei democratici. Non può muovere d’attacco Beppe perché le sue file sono in rodaggio, ma molto presto finito l’apprendistato parlamentare con qualche altro fuoriuscito e qualche rentrèe, incominceranno a esserci battaglie davvero cruenti con quelli del Movimento a cinque stelle (M5S), che nel frattempo imparano il mestiere di cittadino parlamentare. In gioco ci sono la democrazia e il futuro del Paese oppresso dal business, dalle banche, dagli sprechi della politica e dai debiti che flagellano le imprese allo sbando. In questa situazione a tratti surreale, risaltano gli squilibri del sistema che garantisce pensioni anche da tremila euro al giorno a pochi fortunati… calcolatrice alla mano quasi tre stipendi da operaio ogni ventiquattro ore intascati, come recita la cronaca, da un ex manager dell’azienda telefonica.

Bossi ha fiutato che Bobo Maroni non trascina le piazze e spera in una rivalutazione del suo vecchio operato e della sua immagine infangata da troppi scandali diamanti in testa. Questo grazie anche al tempo che livella e concilia e a una compagine di nostalgici padani che vorrebbero rivivere la loro gioventù attraverso le gesta della Lega dei tempi belli.

Il sindaco di Verona Flavio Tosi in realtà è quello che più ci ispira fiducia, forse il più accreditato per un ritorno alla normalità. Dovrebbe prendere in mano la situazione del partito dei verdi per arginare le gaffe degli impresentabili della Lega, ma anche per mettere in pensione definitivamente Bossi e rimescolare al rialzo la tiepida politica del governatore Bobo. Compito temiamo tutt’altro che facile…

Pier Ferdinando Casini ricorda a tutti che i patti sono patti e quello sull’IMU va rispettato. Enrico Letta ricorda a tutti che patti o non patti se cade il governo si paga l’IMU. Il coordinatore lombardo del Pdl Mantovani, ricorda a tutti che il governo è nato sull’abolizione dell’IMU e, quindi, è necessario procedere in tal senso senza tentennamenti. Monti ed Epifani sono contrari all’abolizione dell’IMU. L’IMU sembra quindi la chiave di volta della politica italiana. In realtà è solo lo strumento plateale per nascondere problemi più profondi di un connubio inesistente tra due partiti storicamente conflittuali.

Avremmo bisogno della stagione dei grandi progetti e invece ci tocca assistere a un incontro di tennis con l’IMU che rimbalza da un campo all’altro in attesa di un backhand smash consistente in una legge elettorale che non sia una porcata, e un rapido ritorno alle urne per stabilire dinastia o democrazia. (13.08.2013)

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