Giovane è un termine correlato negli ultimi tempi a un altro terrificante vocabolo: bullismo. Non si deve mai generalizzare (in ogni contesto, una preponderanza non può mai rappresentare l’unità), tuttavia è sconcertante apprendere dai mezzi d’informazione che i ragazzi oggigiorno sono sempre più attratti dalla violenza ed agghiaccianti fautori d’essa.
Sono in aumento le cosiddette baby-gang, bande di ragazzini pronti ad affrontare rabbiosamente altri gruppi giovanili (spesso legati ad un ideale politico), e si sente parlare di studenti che aggrediscono i compagni di scuola: durante i festeggiamenti per la fine dell’anno scolastico in un liceo del Nord Italia, citando un recente episodio, un ragazzino è stato picchiato e marchiato a fuoco dai suoi coetanei per completare un rito in onore di un nuovo membro del gruppo. I rotocalchi divulgano spesso le motivazioni fornite dai giovani carnefici di crimini efferati (non solo aggressioni, ma anche omicidi) e molte sono agghiaccianti: alcuni accoltellano un coetaneo perché “s’era permesso di rivolgere avances ad un’amica”, mentre altri affermano di aver commesso “un semplice scherzo, per movimentare una serata noiosa”.
La violenza giovanile non presenta confini: colpisce anche gli animali, vittime di maltrattamenti d’ogni genere, ma soprattutto affascina un numero sempre maggiore di donne che si dimostrano capaci di commettere azioni illegali di tutti i tipi. L’aggressività, secondo quanto affermato da esperti psicologi che hanno divulgato i risultati di un recente sondaggio, è evidente anche nelle scelte sentimentali dei giovani: non solo si è abbassata l’età del primo rapporto sessuale (14 anni per le donne, 16 per gli uomini) e molti adolescenti ammettono di affrontare la sessualità senza usufruire di precauzioni, ma i ragazzi hanno oramai disdegnato il classico corteggiamento, fatto di appuntamenti frequenti e intensi e di galanterie, e preferiscono rapidi flirt. L’erotismo è vissuto dai giovani non in modo dolce e romantico, bensì con brutalità e prepotenza, e gli adolescenti sfruttano i cosiddetti networks (come il celeberrimo Facebook) alla ricerca di passioni che durano poco (in media due settimane) e, una volta finite, non lasciano nessuna emozione o la consapevolezza dell’esperienza.
È difficile fornire le cause delle summenzionate violente attitudini dei giovani, eppure la famiglia di origine ha sicuramente un’influenza: gli adolescenti sono abituati fin dall’infanzia ad autogestirsi, ma vivono fino all’esasperazione una libertà che è, in realtà, una forte negligenza familiare. Parallelamente a tale situazione di abbandono, i genitori sono dediti alla difesa assoluta dei figli qualsiasi sopruso compiano, evitando in questo modo di educarli e di insegnargli la differenza tra bene e male. I ragazzi, dunque, sanno di essere ciecamente protetti e giustificati dai familiari e la consapevolezza di un’incondizionata indipendenza è probabilmente una delle tante cause dell’indole violenta dei giovani, destinati così a non essere mai veramente coscienziosi.
I giovani vivono in una società in cui ogni forma di creatività sembra assopita da un rigido meccanismo d’intolleranza: è necessario riconoscersi insipidamente in una massa e seguire ciecamente la sua dottrina, mentre la mancanza di elasticità nei rapporti interpersonali e nei confronti delle scelte esistenziali genera inesorabilmente il razzismo, in altre parole l’intransigenza nei riguardi di chi mostra dissimili preferenze ideologiche o diverso colore della pelle, nonché la cieca fiducia in coloro che offrono abbaglianti illusioni d’ogni genere. La nostra società, tuttavia, resasi consapevole degli errori commessi in passato, mostra di voler usufruire del bagaglio di esperienze e di ideali fornito dalla storia dell’umanità e i giovani potrebbero essere gli artefici di una civiltà che riesce a migliorarsi quotidianamente e ad offrire continue speranze e serenità; per far ciò, è necessario che gli adolescenti trascurino il fascino malato della violenza e imparino che nella vita le circostanze e le emozioni più belle si conquistano con la caparbietà del cuore ed il sudore della fronte. Mezzi di comunicazione, come internet, potrebbero allora non essere solo meri strumenti d’intrattenimento ma delle vere e proprie tecnologie utili a diffondere facilmente salubri ideologie, come la consapevolezza che la brutalità genera solo malvagità e morte, mentre coltivare sentimenti di pace e di vero amore, per quanto richieda tempi lunghi a volte, implica passioni salubri e impulsi alla vita.
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