“I Boss della lega” di MalKo


A leggere di politica in questi giorni vengono in mente la mucca Ercolina e il marchio della Lega impresso sul deretano. Quanto letame sta venendo fuori dalle indagini della magistratura che ha messo sotto accusa i Bossi e i vertici del carroccio. Gli elementi fin qui raccolti dimostrano che il potere corrompe e le metamorfosi sono sempre in agguato quando si maneggiano mazzette di banconote.

Bossi, Calderoli, Rosy Mauro, il Trota… se le indagini confermeranno le notevoli distrazioni di soldi per scopi personali, come purtoppo si teme, verrà fuori un quadro da vera banda bassotti in foularino verde. Eppure il partito leghista nasce proprio come antisistema a Roma ladrona, alias un parlamento accusato di ruberie e furberie perpretate sotto l’egida della politica. Da qui le perplessità degli iscritti che saranno sicuramente allibiti dall’uso indiscriminato che è stato fatto del denaro pubblico assegnato alla lega nord.

Non saranno in pochi a riflettere sarcasticamente sui sacrifici fatti nell’ambito della militanza attiva padana. E saranno in molti a dichiarare di aver sottovalutato in termini di spregiudicatezza Renzo Bossi, che sembra qualcosa di più famelico di un avannotto. Tra le tristezze: la guardia padana. Se le accuse verranno confermate, sarà facile gioco ironizzare che all’interno di quel partito si giocava moltissimo a guardie… e ladri.

Intanto abbiamo scoperto che una laurea in Svizzera costa sessantamila euro e quasi il doppio quelle conseguite in Inghilterra. Presupponiamo poi, che chi si laurea oltre Manica parli addirittura e fluentemente l’inglese…

La senatrice Mauro minaccia di non muoversi dallo scranno di vice presidente del senato perché lei non c’entra con tutte queste porcherie che stanno venendo fuori. Il personaggio in questione è assolutamente ingombrante in termini d’immagine politica ma anche fisica insieme al tesoriere Belsito, per connotati un po’ inquietanti che ricordano i briganti meridionali. Se la Rosy Mauro non si dimetterà, bisognerà gioco forza chiedere diritto di cittadinanza altrove se gli altri parlamentari non lasceranno l’aula.

Dalle prime indiscrezioni giudiziarie e non, sembra saltare fuori il dato che dopo la malattia intorno a Umberto Bossi si sia creato un “cerchio magico” alquanto truffaldino, che ha assunto l’onere di amministrare il partito in sua vece, per scrollargli di dosso un po’ di lavoro fisico e psichico…quanta commovente generosità.

Renzo Bossi, giovane consigliere regionale della Lombardia, in un certo qual senso con la sua discesa in campo ha segnato in anteprima e in negativo la credibilità del senatùr: prima ancora degli ingiusti e ingiustificati appannaggi infatti, l’inesistente spessore del personaggio Trota mette in risalto in modo ridicolo una politica tutta made in family, senza nessun riguardo per chi, a partire dagli elettori, dalla politica si aspettava innanzitutto competenza e degna successione.

Calderoli abbiamo l’impressione che in questo momento storico eviti una sovresposizione…forse una maggiore riflessione avrebbe portato al sano consiglio di non indicarlo tra i probi che devono traghettare il partito verso il nuovo. La magistratura come si sa, sforna novità diuturne…

Roberto Maroni ci sembra l’uomo giusto che dovrà assumersi l’onere di ridare fiducia e slancio alle attività politiche della lega e della sua base che se lo merita. Non da oggi abbiamo apprezzato un certo equilibrio a trattare argomenti anche spinosi da parte dell’ex ministro dell’Interno. Bobo dovrà misurarsi con un Bossi che intanto studia le tattiche da applicare proprio nei suoi confronti. Bossi non si fida di Maroni che ha lanciato lo slogan: pulizia, pulizia e pulizia. Il termine ripetuto tuona bene contro gli avversari, ma quando tuona innanzitutto contro la famiglia del capo è una cosa diversa. Stia pur certo l’ex delfino, che il senatùr farà buon viso ma cattivissimo gioco agli slogan appena citati.

Il tanto declamato passo indietro di Bossi poi, non è ancora un passo indietro: il leader dimissionario aspetta di verificare il comportamento della base; vuole vedere i numeri prima di decidere in quale direzione muovere i piedi.

Al capo del carroccio forse saranno pervenuti i consigli del vecchio e potente ex alleato, a proposito di dare contro la magistratura, e di gridare al complotto politico che artatamente cerca di soppiantarlo tirando in ballo diplomi e fuoriserie comprati coi soldi dei contributi elettorali.

C’è anche chi nella lega ha dichiarato che i soldi spesi sono comunque del partito. Non è vero! I soldi sperperati sono sempre degli italiani, ivi compresi quelli che le auto devono vendersele piuttosto che comprarsele e quelli che i figli non possono mandarli a scuola per manifesta povertà.

Maroni sarà un degno segretario di partito. Non arretri. Non scenda a compromessi con i volponi del cerchio truffaldino, e soprattutto non guardi in faccia a nessuno. Bossi, passata la sbornia dei primi momenti allucinanti, incalzato tenterà di difendere l’indifendibile iniziando a scegliere gli epuratori che più gli aggradano.

In questa bagarre c’è un Rutelli che deve farsi un po’ piccolo e ringraziare il cielo per le provvide disgrazie leghiste che allentano la morsa dell’attenzione su Lusi e Margherita. Casini intanto rilancia un appello per una riforma dei partiti nella direzione della trasparenza. A tal proposito invita i presidenti di camera e senato a istituire procedure atte a certificare i bilanci dei partiti da subito. Successivamente, si vada nella direzione di una legge anticorruzione. Il leader dell’UDC ha rotto gli indugi, come Bersani, ma si resta in attesa delle decisioni dell’altissimo…

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