Il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, è stato sicuramente il più inaspettato, a oggi, tra i personaggi tirati in ballo nella storia della “cricca”. Con quest’ultimo termine intendiamo il malaffare legato ai presunti scandali by protezione civile, G8, grandi eventi e case…. Ovviamente precisiamo che l’essere tirati in ballo non è una condanna ma una formula per chiarire fatti e circostanze, che alla fine possono sancire la completa estraneità dell’interessato nelle faccende oggetto d’indagini giudiziarie.
Il cardinale dovrà consentirci di rilevare che a volte certi pregiudizi di colpevolezza poggiano sul concetto generico del: chi è amico dei lupi difficilmente può essere agnello…
Il capo dipartimento della protezione civile, con le sue ammissioni a discolpa pare abbia inferto, forse involontariamente, un tiro mancino a Sepe, che in termine d’immagine ha subito un crollo di non poco conto, alla stregua del suo stesso accusato “accasato” Bertolaso. In questi casi, anche se uno se la cava, in altre parole ne esce senza colpe, la ricostruzione dell’immagine pubblica avrà come risultato finale cocci messi insieme per formare un vaso che nessuno vuole più esporre in salotto, anche solo e come motivazione, per le semplici frequentazioni amicali sospette…la dignità del cardinale può anche uscirne rafforzata e virtuosamente indenne da certe ipotesi: glielo auguriamo; ma il processo mediatico di riabilitazione è lungo…
Il Ministro Maroni ha ragione quando dice che sotto la sua regia, il dicastero degli Interni ha piazzato un duro colpo alla criminalità organizzata con arresti eccellenti di uomini ben classificati nella lista dei più ricercati e dei più spietati.
Purtroppo però, la storia come sempre ci rimanda una cartina di tornasole, dove al declino delle mafie nere si contrappone l’ascesa delle mafie bianche. I giornali quotidianamente cosa ci sbattono in faccia? Un sistema di corrotti e di corruttele (la cricca), che lascia relativamente di stucco l’opinione pubblica per i personaggi chiamati in causa che non sono proprio dei morti di fame.
A ben pensarci, il mafioso, quello nero, sporco, brutto e cattivo, quello cui il cardinale Sepe voleva lanciare anatemi di scomunica, in definitiva vive nei buchi e deve difendersi su due fronti…deve combattere su due barricate. Sovente rischia la pelle per pallottole che possono provenire e colpirlo frontalmente (lo Stato), e pallottole che possono offenderlo alle spalle (gang rivali o pseudo amici) in ambienti dove notoriamente il tradimento è insito nelle logiche di supremazia territoriale. In sostanza, la sua vita meritatamente è un inferno…
Il mafioso bianco invece non vive di tradimenti ma di concussioni e connessioni alle alleanze affaristiche. Riceve onorificenze, frequenta salotti buoni, occupa uffici importanti, esplica attività cerimoniali in rinomate e prestigiose sedi anche religiose, con fasce, collari e medaglie. Chi sta intorno a costoro si fa in quattro per carpirne amicizia, con la speranza di poter utilizzare di riflesso un po’ di quel potere truffaldino che ipocritamente giustificano a se stessi come astuzia… I mafiosi bianchi sono gli Ulisse della pubblica amministrazione e della politica: furbi all’inverosimile, non si curano dei loro simili che truffano e ingannano col cavallo di troia della rispettabilità istituzionale.
Il mafioso bianco si nutre bene; al mare o in montagna alloggia in alberghi e le mogli si dedicano molto spesso al volontariato e a opere di beneficenza. Il mafioso bianco qualche volta sfoggia sulla scrivania la foto dell’orfanello di colore adottato a distanza per darsi un tono di moralità. Il mafioso bianco serve a pochi ma prende da tutti in termini di soldi, case, donne, favori,affari e scambi. Il mafioso bianco non lo riconosci subito. Quello nero sì. Il nero è violentemente appariscente. Il bianco è violentemente oscuro. Basti pensare, nel secondo caso, alla violenza di un intervento chirurgico non necessario o l’inserimento vitale di una valvola cardiaca sapendo fin dall’inizio che è difettosa…
La torbida storia della cricca piove addosso a un popolo castigato da un’austerità economica molto grave. C’è poca battaglia ideologica in giro. Tutti sono impegnati per la sopravvivenza. Fabbriche e negozi chiudono. I risparmi sono al giro di boa finale. Il domani è incerto… Dall’Aquila intanto, un coraggioso procuratore della repubblica, Alfredo Rossini, ha avuto il coraggio di denunciare un po’ di gente per il mancato allarme terremoto. Le “associazioni di categoria”, chiamiamole così, difendono a spada tratta i propri scienziati sotto inchiesta buttandola in farsa, addirittura tirando in ballo alieni e meteoriti ed evacuazioni planetarie. Intanto il presidente del consiglio dice che non manderà più all’Aquila i funzionari della protezione civile. Vogliamo precisare che il riferimento è prettamente agli uomini di Bertolaso, perché le istituzioni come i Vigili del Fuoco non possono accettare ordini in tal senso. Sarebbe come se si dicesse: non manderò più Carabinieri all’Aquila. Non siamo ancora a questo livello di democrazia… si spera…
In carica...




















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