“La donazione degli organi: un gesto di estrema generosità” di Gaspare Serra

Si può essere solidale con il prossimo in mille modi: con l’aiuto ai più deboli, il soccorso ai bisognosi, il conforto per chi soffre … Ma la donazione degli organi rappresenta un gesto ancora più umano e generoso!
Rendersi utile è una delle cose che dà più soddisfazione. Donare è certamente il modo migliore per dare un senso ancora più compiuto alla vita: donare ad altri una nuova speranza di vita!
Sono passati molti anni da quando si sono sperimentati i primi trapianti negli Stati Uniti.
Oggi trasferire gli organi da un corpo che muore ad uno che ha ancora una speranza per vivere non è più un miracolo ma una straordinaria opportunità che la scienza offre all’uomo che muore: quella di accendere una speranza in un’altra famiglia, di alleviare il dolore di altre persone, di placare mille altre sofferenze!
Fino a pochi anni fa era comune la “diffidenza” all’idea di essere sotterrati senza alcuni dei propri organi.
Spesso si trattava – più che di egoismo – di pura ingenuità, di ignoranza (nel senso più nobile del termine), dell’incapacità di leggere i progressi della scienza. La superficialità con cui si affrontava il più delle volte l’argomento – anche da parte del mondo dell’informazione – non aiutava, inoltre, di certo ad informare e rassicurare l’opinione pubblica (un esempio su tutti? L’inutile clamore suscitato dalla “cattiva promozione” fatta, attraverso la sua trasmissione in RAI nel 2001, da Adriano Celentano alla nuova legge sui trapianti 91 del 1999. Si leggano, a tal proposito, gli articoli dell’epoca su http://www.repubblica.it/online/spettacoli/celentano/organi/organi.html).
Le cose, per fortuna, sono però profondamente cambiate. Oggi non è più percepita come una scelta “eroica” (né tanto meno incomprensibile!) quella di un genitore che acconsente al prelievo di organi dal corpo di un figlio deceduto, bensì come un gesto di “normale umanità”, di comprensibile solidarietà: coloro che acconsentono all’espianto degli organi dal corpo di un caro defunto ricorderanno con orgoglio, per il resto della vita, il gesto compiuto…
Di donazione degli organi si è cominciato a parlare più spesso e più familiarmente da quando sempre più pazienti – salvati da un trapianto – sono divenuti i primi “messaggeri di speranza” per tanti altri.
Il trapianto di organi è una battaglia tra la vita e la morte vinta dalla scienza.
Quattro esempi (due di donatori e due di riceventi) valgono più di mille parole:
La storia del piccolo Nicholas Green rimane una delle più preziose testimonianze di “gratuita solidarietà”.
Il piccolo bambino californiano, venuto in Italia per una vacanza, vi trovò la morte ad opera della malavita calabrese nel 1994. Nonostante il peso della tragedia subìta (e il senso di rivalsa contro il nostro Paese che avrebbero potuto comprensibilmente provare), i genitori di Nicholas acconsentirono all’espianto degli organi, che furono donati a sette italiani in attesa di trapianto (per saperne di più: http://www.donagliorgani.it/il-consenso/?s=19 oppure http://it.wikipedia.org/wiki/Nicholas_Green )
Nel natale 1995, durante i festeggiamenti in famiglia, un servizio televisivo attrasse l’attenzione di Roberto Fracchiolla, 15enne: “un ragazzo, durante un incidente stradale, perde la vita ed i genitori hanno deciso di donare i suoi organi”. Al termine del servizio, Roberto espresse esplicitamente la volontà di donare gli organi in caso fosse successa a lui qualcosa del genere. Cinque mesi dopo, purtroppo, Roberto morì alla giovane età di 16 anni in un incidente. Fu così che la famiglia assecondò il suo desiderio: i suoi organi furono donati (per ulteriori informazioni: http://www.turturro.net/wfreezone/elr/marzo99/page3.html )
Quella del signor Antonio Fabiano, invece, è la storia di un uomo che, nel 1987, dopo un colloquio con il suo cardiologo di fiducia, si vide costretto a prendere l’unica decisione possibile nel suo caso: richiedere un trapianto. Il suo cuore non reggeva più, fu così subito ricoverato a Termoli. Arrivato il cuore compatibile tanto desiderato, fu eseguito l’intervento. È così che Antonio è potuto ritornare dai suoi cari ed affrontare una nuova vita: quella vita che da lì a poco gli avrebbe regalato la figlia Marina (www.ruvolive.it/News/news.aspx?idnews=2275).
La storia di Michele, infine, è quella di un bambino vittima della sindrome di Lesch-Nyhan, che colpisce i reni. Ben presto la terapia conservativa e la dieta non sono più bastati, così si è passati alla dialisi peritoneale: un piccolo intervento per applicare un catetere all’addome e poi, quotidianamente, la dialisi. Dal 1998 Michele, grazie ad un trapianto, non è più in dialisi! (http://www.lesch-nyhan.eu/Michele/vita.html )
Il termine “dono” racchiude in sé solidarietà, altruismo, generosità.
Non donare è concepito, per alcuni, come una estrema negazione della morte (per questo è più facile essere donatori in giovane età, quando la morte è ancora vista come un evento lontano!) per altri, come una salvaguardia della sacralità del proprio corpo.
A mio avviso, non esistono ragioni filosofiche o ancestrali o etiche sufficienti a sminuire il valore enorme che racchiude in sé il gesto del donare! Pur rimanendo rispettabile la scelta di chi rifiuta tale “atto d’amore”, la Società e le Istituzioni non possono restare “imparziali”: occorrerebbe, al contrario, fare inequivocabilmente una “scelta di parte”. Quale? Promuovere una campagna di sensibilizzazione (non solo pubblicitaria ma anche “culturale”, a partire dal mondo della scuola) per rendere ogni cittadino del domani consapevole di come donare sia un “piccolo gesto” (che non costa nulla …) ma in grado di realizzare un “grande sogno”: quello della vita!
Nessun dono come quello degli organi costa di meno al donatore e offre un beneficio maggiore al ricevente!
Ogni anno in Italia migliaia di persone sono colpite da gravi malattie agli organi vitali: per molte di queste il trapianto (la sostituzione di un organo malato con uno sano) rappresenta l’unico rimedio possibile.
Se consideriamo che da un donatore sano si possono “potenzialmente” prelevare:
– i due reni
– il fegato
– il pancreas
– i due polmoni
– il cuore
– e le due cornee
è evidente l’enorme contributo che ogni donatore può dare: aiutare ben “otto persone”!
Il trapianto per alcuni ammalati, come quelli con insufficienza epatica o cardiaca, è la vita.
Per i pazienti con insufficienza renale, invece, la dialisi (terapia sostitutiva della funzione renale) garantisce comunque la sopravvivenza. Il prezzo da pagare, però, è una degradante qualità della vita: sottoporsi alla dialisi vuol dire dipendere da una macchina (il rene artificiale) alla quale bisogna collegarsi per tre volte alla settimana e per una durata di quattro ore a seduta. Anche per questi pazienti il trapianto vuol dire liberarsi da questa dipendenza, riacquistare una perduta libertà!

LA DONAZIONE DEL SANGUE: UNA SCELTA UTILE ANCHE A TE!
La donazione del sangue, rispetto alla donazione degli organi, è un gesto ovviamente molto più semplice, alla portata di tutti (di ogni persona maggiorenne) e comunque parimenti utile ed indispensabile per il nostro sistema sanitario.
Nonostante tutto, però, in Italia molte regioni attraversano ancora periodi di gravi carenze di sangue disponibile!
Di sangue il nostro sistema sanitario ha enormemente bisogno:
– sia per le più banali cure (cui tutti noi possiamo sottoporci nelle strutture ospedaliere)
– sia per gli ammalati cronici (che vivono legati alla necessità di continue trasfusioni)
– sia per la esecuzione dei trapianti (che necessitano di un supporto trasfusionale notevole).
La “periodica donazione” del sangue dovrebbe essere, per ogni cittadino sano, un “dovere di solidarietà” nei confronti di chi ha più bisogno. Un gesto – come se ciò non bastasse – utile sia agli altri che a noi stessi (donare il sangue comporta sottoporsi “gratuitamente” all’esame completo del proprio stato di salute).
Per questo le Istituzioni dovrebbero impegnarsi maggiormente per sensibilizzare l’opinione pubblica:
– facendo conoscere i vantaggi personali di tale atto (esempio, la possibilità di una tempestiva diagnosi di patologie del donatore)
– e pubblicizzando le tutele ed i benefici di cui chi dona dispone (ad esempio, il diritto ad una giornata di riposo dal lavoro).
La donazione è:
– il più semplice beneficio che possiamo fare a noi stessi
– e il più grande aiuto che possiamo dare agli altri…

Gaspare Serra
(donatore di sangue presso il centro “Thalassa” di Palermo)

4 total comments on this postSubmit yours
  1. Caro “utente anonimo”,

    conosco bene le campagna disinformativa e di disturbo mediatico che voi membri della fantomatica “Lega nazionale antipredazione” conducete caparbiamente via web …

    Non voglio polemizzare con chi la pensa diversamente: ognuno è libero di giudicare personalmente i fatti …
    Dico soltanto che spesso ad essere “ignoranti” (ossia “male informati”, se non in “cattiva fede”, accecati come si è dal pregiudizio!) sono coloro che denigrano in ogni modo la pratica donazione degli organi!
    In Italia esiste piena libertà di scelta sull’argomento. Proprio per questo occorre rispetto per le posizioni di ognuno e la massima e libera informazione.
    Onestamente io mi sento libero di suggerire la scelta della donazione degli organi ritenendola dimostrazione:
    – di civiltà
    – d’amore per la vita
    – e di solidarietà.
    Mi sento di polemizzare, invece, con coloro che, essendo in cuor loro contrari alla donazione degli organi, usano la strategia della mala informazione per confondere le idee a chi non ha le idee chiare!

    Grazie ai trapianti si ridà vita a persone destinate a morire: dovremmo tutti essere grati al pioniere dei trapianti, Bernard, anziché tacciarlo di essere un “criminale omicida” (come è consuetudine da parte di molti contrari alla donazione!).
    Un paziente sottoposto ad espianto degli organi non è un soggetto “vivo” ma una persona giudicata da una equipe di medici “cerebralmente morta”, stato ben diverso dal semplice “coma”:
    – a seguito della morte cerebrale, tutte le cellule cerebrali sono morte e non è possibile rilevarne alcuna attività vitale
    – nel coma, invece, il paziente è vivo anche se la coscienza è assente; i riflessi sono presenti, l’attività elettrica è rilevabile, così come la risposta agli stimoli dolorifici. Il paziente in coma è curato, a volte con buoni
    risultati, e ha la speranza di riprendere una vita normale.
    Quando una persona subisce un danno cerebrale “irreversibile” il cervello non da impulsi elettrici (comandi) alle cellule e organi e quindi si dichiara la sua morte dopo essere stata sottoposta a diversi esami diagnostici da una equipe medica composta da neurologi, medici legali e medici di rianimazione: solo dopo più di 6 ore di verifiche possono affermare le condizioni di morte del possibile donatore.
    Solo in alcuni casi di danni cerebrali “parziali” il paziente si può risvegliare.
    In una persona con morte cerebrale, gli organi funzionano ancora e il cuore batte grazie ai farmaci e alla ventilazione forzata che gli vengono somministrate (ultimamente, inoltre, si stanno eseguendo espianti di organi da pazienti morti a cuore fermo).

    Si è liberi di non accettare le nuove frontiere della scienza, senza però disinformare le persone facendole credere che si ha speranza di vita (o meglio, che si è vivi!) quando il proprio cervello ha smesso di vivere del tutto: le cellule cerebrali non hanno la capacità di rigenerarsi e, una volta morte, decedono per sempre!
    Non è il cuore (come si credeva fino al Medioevo) bensì il cervello il perno della vita: non a caso si tratta dell’unico organo di cui è vietata (e sarà sempre vietato!) l’espianto!

    Quando si esegue un trapianto di organi non si ammazza nessuna persona:
    – si ridà semplicemente la vita ad altre persone senza alcuna prospettiva di vita
    – oppure, nel caso di pazienti con insufficienza renale, si da alle stesse la possibilità di liberarsi dalla schiavitù della dialisi!

    Io non sono un medico e non voglio professare certezze.
    Do soltanto un CONSIGLIO accorato A CHIUNQUE INTERESSATO SERIAMENTE A QUESTE TEMATICHE: anziché ascoltare certe “assurdità”, informatevi con i vostri medici!!!

  2. io e mio marito nel giugno 1997 abbiamo acconsentito l’espiento degli organi del ns.ANGELO di 16 anni e ne siamo orgogliosi perche’ tutto sommato lui e’ancora in vita e da vita a persone che cmq oggi nn ci sarebbero piu’. Io mamma mi auguro cn tutto il cuore che queste persone oggi vivano e godano di buona salute. Confesso che mi piacerebbe sapere…..Sono una donatrice di samgue e insieme alla mia patente c’e’la mia autorizzazione all’espianto dei miei organi.FATELO TUTTI E’UN ATTO DI GRANDISSIMA GENEROSITA’e poi…una volta morto cosa te ne fai…DONALI CON AFFETTO a tutti coloro che sono in attesa di un organo IN BOCCA AL LUPO

  3. Penso che esistano due diritti che vadano difesi in questo contesto. Il diritto alla vita di chi riceve gli organi, è che non ha alcuna alternativa, e il “diritto alla morte” di chi riceve l’espianto anche se non è in condizione di scegliere perchè “non sa”.
    Intendiamoci, il punto di vista della pratica dell’espianto/trapianto è concettualmente corretto e umano.
    Salvare la vita a un altra persona è sicuramente un gesto di estrema generosità.
    Il problema non è l’idea, sono i margini dell’attuazione pratica e medica in cui si cerca di dare vita a quest’idea che vengono messi in discussione. L’espianto degli organi oggi, per il principio di conservazione e di riutilizzo dell’organo stesso, si effettua su paziente “cerebralmente morto” ma con il resto delle funzioni vitali presenti (altrimenti il trapianto stesso non avrebbe successo). Questo stato viene decretato da un equipe, allo stesso modo in cui un giudice da una sentenza in un processo (che sia giusta o sbagliata).
    Ma il cervello è l’organo più complesso e sconosciuto dell’essere umano e come ammesso dai migliori medici e scienziati in tutto il mondo “non esistono ancora oggi le strumentazioni e le conoscenze necessarie per stabilire se il cervello abbia effettivamente cessato ogni funzionalità e attività”.
    Questo concetto, associato sicuramente alle situazioni di abuso che si creano sempre quando si ha a che fare con un limite così labile e così aleatorio e sopratutto quando ci sono dei precisi interessi economici dietro allo svolgimento di una certa attività (collaterali ma pur sempre presenti) porta a chiedersi se siamo pronti, se abbiamo una visione di tutte le possibili conseguenze, o se ancora una volta non stiamo compiendo un atto definibile semplicemente con una parola. “prematuro”.
    Ci sono valide alternative all’espianto, e proprio la succitata scienza e il progresso compiono passi da gigante in questa direzione: lo studio e il trapianto degli organi artificiali e lo studio sulle tecniche rigenerative dell’organismo.
    Un giorno avremo acquisito sufficienti conoscenze per stabilire se sia stata una scelta saggia o meno quel giorno avremo anche delle alternative che oltrepasseranno il problema.
    Nel frattempo di fronte al dubbio preferisco non macchiarmi ne appoggiare un possibile crimine, e preferisco non intromettermi nel normale ciclo naturale a cui ha diritto ogni essere vivente. Da quando nasce a quando muore. Non dobbiamo mai lasciare al sentimento e all’istinto di sopravvivenza di accecarci, è la ragione che ci distingue, siamo intelligenti quando ne facciamo uso, un uso freddo e basato su tutti i fatti e i particolari senza tralasciarne alcuno.
    Perdere una persona amata è sempre doloroso, ed è giusto fare il possibile per salvare ogni vita in pericolo. Ma solo se questo non comporta mettere a rischio il diritto alla vita di un altro, consapevole o meno che sia. Quindi a tutti coloro che si trovano davanti a questa scelta rivolgo un invito di riflessione profonda, propongo di ascoltare sempre tutte le campane e solo successivamente giudicare in maniera imparziale.
    Il “rischio” in questo caso non è accettabile, perchè violerebbe il diritto alla vita, e se ci fossimo sbagliati, potremmo aver salvato una vita e averne distrutta un altra.

    Non siamo pronti.

    A.R.

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