“Le parole non salvano la vita…Il preservativo Si!” di Gaspare Serra

LA ” LIBERTA’ ” DI SCONFIGGERE L’AIDS

LE PAROLE DEL PAPA:

“IL PRESERVATIVO NON SERVE, ANZI E’ CONTROPRODUCENTE”!

gaspare-serra-le-parole-non-salvano-la-vitaRisalgono allo scorso 17 marzo le dichiarazioni pronunciate da papa Benedetto XVI, nel corso del suo viaggio nell’Africa sub-sahariana, che hanno lasciato “sgomenti” (o rassegnati …) gran parte dei governi e dell’opinione pubblica mondiale: l’Aids – ha dichiarato il pontefice – è una tragedia “che non può essere risolta attraverso la distribuzione di preservativi, che persino aggravano il problema”.
Sapevamo già, noi Italiani, di avere un Presidente del Consiglio “tuttofare” (politico, imprenditorie, operaio, lavandaio …): credo che nessuno, però, si aspettasse di ritrovarsi in casa anche un papa “tuttofare” (teologo, immunologo, virologo, epidemiologo!).
Proprio in Africa (paese flagellato crudelmente da questa pandemia) il pontefice non ha saputo trovare occasione migliore per “sbugiardare”, d’un sol colpo e con risonanza internazionale:
– quanto medici e scienziati vanno predicando, oramai da decenni, in tutte le lingue
– quanto volontari e missionari, impegnati in prima persona in Africa, da tempo vanno raccomandando
– e quanto nelle scuole si cerca di insegnare agli studenti in occasione di apposite conferenze o corsi educativi!
Come se l’impegno profuso fin ora dalla Comunità internazionale non valesse più niente, come se ciò che da anni andiamo ripetendo fosse assolutamente errato, falso, il papa ha sconfessato, in tranquilla solitudine, la principale strategia di prevenzione dell’AIDS: l’uso del preservativo.
Ciò, sia ben chiaro, affermando: non tanto che il rapporto sessuale tra uomo e donna deve essere una scelta consapevole e responsabile, frutto ineludibile di un vero amore (pensiero educativo in sé “ineccepibile”) bensì che la distribuzione gratuita di preservativi alle comunità africane (altrimenti del tutto escluse dalla possibilità di accesso a tale costoso contraccettivo) è pericolosa e controproducente, “aggravando il problema dell’AIDS”!
Abbandonato il ricorso al preservativo, gli unici rimedi prospettati dal pontefice sembrano ridursi a due:
1- la condanna all’ “astinenza perpetua” per tutte le persone sieropositive, nonostante la lunga prospettiva di vita che la scienza medica può garantire loro oggi (una sorta di punizione terrena per il “grande peccato” di avere contratto la malattia!)
2- e la somministrazione di “cure gratis” per tutti i malati di AIDS.
Fermo restando che il problema di garantire cure ed assistenza gratuite è un’esigenza insopprimibile e condivisile, rimangono ugualmente due aperte critiche da rivolgere, umilmente, al “Santo Padre”:
1- per quale ragione privare un malato di HIV/AIDS, già vittima di un non felice destino, della possibilità di continuare a godere di una vita di coppia compiuta e serena, senza demonizzare la sfera sessuale (pienamente parte di un rapporto affettivo)? Per quale motivo soggetti sieropositivi non dovrebbero continuare a svolgere una vita di coppia “normale” (sia pur con la dovuta prudenza)?
Anziché emarginare e far pesare a tali persone la loro condizione, credo che la strategia da adottare dovrebbe invece essere rivolta ad aiutare sia la Comunità in cui vivono ad accettare tali persone come semplici soggetti bisognosi di cure (non come “lebbrosi” da tenere a distanza!) sia le stesse vittime del male ed i loro familiari a vivere con “responsabilità” la loro condizione.
2- e, soprattutto: che fine farebbe la “prevenzione” dall’HIV/AIDS limitando l’accesso alla contraccezione da parte della popolazione mondiale più povera e allo stesso tempo colpita dal male?
Cose ben diverse, infatti, sono la “prevenzione” di una malattia dalla “cura”: se la garanzia di “cure gratuite” attiene solo ad una fase successiva al contagio, non può certo essere l’astensione indiscriminata dai rapporti sessuali (la “castità”) l’unico rimedio da proporre come arma di prevenzione!
Ad oggi l’unico rimedio affidabile e sicura di cui disponiamo per prevenire la diffusione delle malattie infettive sessualmente trasmissibili è solo l’utilizzo del preservativo!

LE PAROLE CHE AVREMMO VOLUTO ASCOLTARE …

Il pontefice, in occasione del suo viaggio in Africa ha perso una “grande opportunità” per spronare la comunità internazionale a fare di più (e subito!) a sostegno delle popolazioni dell’Africa ed ha lanciato un messaggio profondamente “negativo e scoraggiante” per tutte le ong, i volontari ed i missionari che lavorano sul campo per educare le popolazioni civili ad una sessualità più responsabile (anche distribuendo gratuitamente preservativi).
Gli appelli che avremmo voluto ascoltare da papa Ratzinger erano ben altri, del tutto “assenti” o pronunciati con ben diversa enfasi. A mancare sono state soprattutto parole:
1.    di SOSTEGNO ALLA PREVENZIONE dal contagio dell’HIV/AIDS e di altre malattie infettive sessualmente trasmissibili (promuovendo una campagna d’informazione sui rischi e di libero accesso agli anticoncezionali)
2.    CONTRO OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE delle donne nella realizzazione del loro diritto alla salute (garantendo loro, anzitutto, il raggiungimento dei servizi sanitari anche dalle aree rurali più isolate)
3.    di SOSTEGNO DEL DIRITTO ALLE CURE di tutte le vittime di tale malattia, anche se vivono in condizioni di estrema povertà (offrendo sostegno e servizi alle persone colpite dall’AIDS ed al le loro famiglie)
4.    CONTRO LA VIOLENZA e le altre forme di discriminazione delle donne (ad esempio, promuovendo la cooperazione con le ong e le autorità locali)
5.    di SOSTEGNO DEL DIRITTO delle donne vittima di violenze sessuali DI USUFRUIRE DI RIMEDI CIVILI E PENALI contro i propri aggressori/sfruttatori (cui spesso non hanno nemmeno accesso)
6.    di SOSTEGNO DELL’EMANCIPAZIONE FEMMINILE in un continente purtroppo ancorato a modelli maschilisti non solo di società ma anche di stato di diritto (anche promuovendo campagne a difesa dei diritti sessuali e riproduttivi delle donne)
7.    di SOSTEGNO DEI DIRITTI UMANI fondamentali di ogni uomo, in ogni paese, contro ogni forma di ingiustizia
8.    e di SOSTEGNO AD UNA CAMPAGNA SI SOLIDARIETÀ MONDIALE volta ad aiutare economicamente i paesi africani più poveri e colpiti dalla piaga sociale dell’AIDS.
L’unica voce che il “Santo Padre” ha intonato in terra d’Africa, invece, è stata rivolta a demonizzare il preservativo (ed indirettamente, chi ne fa uso!). A questi appelli oscurantisti e che rischiano (questi si!) di “aggravare” lo status quo occorre rispondere gridando ad alta voce che “IL PRESERVATIVO SALVA LA VITA” e rivendicando:
– sia la libertà della gente d’Africa di sconfiggere l’AIDS (o almeno il rischio di nuovi contagi)
– sia il diritto delle donne d’Africa (e di tutto il mondo) di essere rispettate come persone.

1 comment on this postSubmit yours
  1. Buongiorno

    Ho letto alcuni dei suoi articoli e li ho trovati tutti molto interessanti. Questo però mi trova in disaccordo in quanto anch’ io commisi lo stesso errore, vale a dire di pensare che il Papa intendesse dire ciò che anche lei ha capito.
    In realtà la questione è un altra: il Papa non ha pronunciato quelle parole per sottolineare il fatto che la chiesa sia contro il preservativo, voleva semplicemente intendere che in quelle zone, spingere mediaticamente per la diffusione dei preservativi (e dunque arricchire continuamente le case farmaceutiche che li diffondono) è una scorciatoia che non andrebbe presa, un metodo sbrigativo che non risponde minimamente al problema.
    Il papa afferma (a buon diritto secondo me, che comunque non sono cattolica) che prima del preservativo noi dobbiamo provare a spiegargli che è l’ atteggiamento di fondo che va mutato. Non si può dire ad uno stupratore (e lì ce ne sono molti) di usare il preservativo, ma si deve dire che è contro la legge (giuridica, morale o divina che sia) stuprare e violentare una donna. Bisogna insegnare che è moralmente sbagliato avere rapporti con una donna sapendo di essere affetti da aids.
    Non dico che il papa ha ragione al 100%, ma che condivido il fatto che se dobbiamo essere chiamati in causa per fare qualcosa ed aiutare, allora dobbiamo farlo attuando un cambiamento radicale, non eliminando solo i problemi superficiali.
    Comunque ancora complimenti per i molti articoli, e mi perdoni per essermi dilungata parecchio.
    Saluti

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