Leggo con particolare interesse che, di fronte ai grandi scandali che ammantano il comune di Napoli, il sindaco prende notevole distanza da avvenimenti che alle prime battute già danno il polso di un malaffare dilagante.
Le critiche piovute su siffatte miserie umane non hanno però intaccato la tempra della prima cittadina che, con orgoglio, rivendica “spalle larghe” capaci di sostenere non si capisce bene che cosa. Il peso dello scandalo? Quello delle critiche ?
Un’attenta riflessione dovrebbe però far emergere un dato devastante. La situazione – comune di Napoli – non è una malattia che riguarda un corpo sano. Non è la malattia di un solo organo sui tanti. Il comune di Napoli è un organo probabilmente ammalato in un corpo già invaso da altri malanni anche gravi. Un corpo che si chiama Campania e per certi versi sud Italia.
Quale amministrazione o istituzione vogliamo salvare in questo lembo di penisola. La sanità? La scuola? La Regione? Quale : ditemi quale istituzione non è ammalata nel nostro intricato panorama regionale. Noi stessi siamo ammalati di opportunismo, furbizia e scarso senso del prossimo. Le istituzioni in realtà non potevano essere altro che la cartina di tornasole di quello che noi siamo.
Si dice sempre che sono pochi i cattivi e molti i buoni. Poche pecorelle nere e tante bianche. Non è vero. Analizzate bene certe scalette. Ad esempio e a proposito di delinquenza, a Napoli abbiamo Il grande camorrista, il camorrista, o’nzist (il terribile), o ‘uost (il duro), il dritto,l’uomo di rispetto,il mariuolo,ecc… fino ad arrivare allo scaltro a danno degli altri,che però assume la connotazione di quello che ci sa fare… In altri luoghi avrebbero invece usato il termine imbroglione. Anche nel mondo del perbenismo esistono colletti bianchi volti alla frode del prossimo. In questo caso però non ci sono particolari connotazioni. Ma non di meno questi sono più pericolosi dei delinquenti, perché erodono artatamente le risorse di tutti a loro esclusivo vantaggio. In definitiva ci rubano il futuro.
Sono quindi le notevoli sfumature di grigio che inquinano la nostra esistenza. Non il nero e basta.
Penso che sia arrivato il tempo di mettersi in testa il cappellone a tuba lunga e nera. Sì: quello dei carbonari. Una sorta di nuovo risorgimento. Giuseppe Mazzini diceva che la felicità terrena è rappresentata dalle istituzioni che funzionano. A ben pensarci che cosa può desiderare una famiglia ? Che funzioni la sanità, la scuola, che sia garantito l’ordine pubblico e i servizi per la sicurezza dei cittadini. Le istituzioni che funzionano quindi, e prima fra tutte la magistratura, sono l’obiettivo principale da raggiungere attraverso tutti i sistemi che ci fornisce la democrazia. Compreso il movimento d’opinione. Oggi ha poco senso parlare di destra e sinistra. L’obiettivo principe ripeto, deve essere quello della riforma delle istituzioni; il rinnovamento delle istituzioni; l’adeguamento delle istituzioni; perché solo in questo modo siamo sicuri che vengano garantiti quelle regole civili di civile convivenza, a cui tutti devono aspirare a prescindere da ruoli,funzioni e posizione sociale. Ma davvero vogliamo lasciare i nostri figli in questo bailamme ?
Io il mio cappello a tuba lunga e nera già lo indosso. Fatelo anche voi se siete convinti che la riforma delle istituzioni sia imprescindibile e necessaria per il nostro risorgimento. Indossare la tuba significa osservare attentamente il comportamento di chi attende alle regole. Maturare un pensiero critico e condividerlo. Null’altro. Invece di ritrovarci segretamente nelle carbonaie, possiamo poi, apertamente e democraticamente, unirci e riunirci sulle pagine di Hyde Park.
Malko




