Attualità — 22 set ’09 13:07

“Microcredito: un ponte tra etica e finanza” di Mariangela La Pastina

L’ha inventato Muhammad Yunus, banchiere bengalese, fondatore della Grameen  (“rurale”) bank, una volta rilevato che gli approcci tradizionali dell’economia non riuscivano a risollevare la popolazione dalla povertà, fortemente aggravata dalle continue calamità naturali. Fu così che egli decise di scendere nelle strade e misurare concretamente i bisogni e le necessità della gente comune: il microcredito fu, appunto, lo strumento economico in grado di sostenere le piccole attività (artigianali, agricole, commerciali) di milioni di famiglie, impossibilitate ad accedere al prestito bancario per la mancanza di adeguate garanzie reali.

Si tratta di un fenomeno economico, ma, prima di tutto, etico: in luogo, infatti, di aiuti a pioggia periodicamente dati ai paesi in via di sviluppo, privi di precisi destinatari e scopi chiari, l’iniziativa in parola mira a responsabilizzare i beneficiari, anziché farli sentire dei meri “parassiti”. Non si tratta di carità, ma di micro-prestiti, erogati dagli operatori bancari dopo un’attenta disamina delle esigenze e delle tipologie di attività svolte dai destinatari: si tratta, spesso, di somme veramente esigue, che, però, possono fare la differenza, consentendo a queste popolazioni, in genere strutturate in gruppi, di superare la soglia della povertà, mediante profitti  in parte restituiti per onorare il debito e per il resto impiegati per il sostentamento della  famiglia e  dell’attività economica. In tal modo è stato provato che le persone coinvolte si sentono in fortemente responsabili per la restituzione del prestito e che puntualmente riescono ad onorarlo. Il primo prestito fu di 27 dollari, dati ad un gruppo di donne che intendevano iniziare il commercio di mobili in bambù: tra i dati interessanti, infatti, c’è il fatto che più del 90% dei clienti sono donne, ritenute molto affidabili nella restituzione del denaro.

Questo fenomeno ha ben presto suscitato l’attenzione del Mondo, soprattutto dei paesi cd. sviluppati tanto che il segretario delle NU, Kofi Hannan,  ha dichiarato il 2005 l’Anno Internazionale del Microcredito e copiosi sono gli istituti bancari creati per mettere in pratica questa idea così straordinaria.

Gli approcci al microcredito, naturalmente, sono stati diversi a seconda dei contesti, come tradizionalmente differenti sono le strategie bancarie e finanziarie realizzate nel corso dei secoli. Possiamo ricordare alcune metodologie: il cd. “Individual lending” che prevede un rapporto più stretto e diretto con il cliente e che presenta un rischio più alto; il cd. “Peer lending” a sua volta distinto nel “Solidarity group” in cui il prestito è erogato ad un gruppo ristretto della comunità, nel quale ciascuno risponde in proporzione alla sua quota; “Village Banking”, associazione bancaria più ampia, finanziata da fondi interni e da prestiti esterni di altri operatori; “Saving and Loan Associations”, che svolgono attività di risparmio ed intermediazione all’interno della comunità, creando legami tra aree rurali, semi urbane ed urbane. Nel sistema creato dalla Grameen Bank, ogni persona ha il suo ruolo: non sono richieste garanzie patrimoniali, ma, appunto, personali; il credito è erogato prima ai più bisognosi e poi agli altri, una volta saldati i debiti  precedenti. La banca dispone di un vero e proprio consultorio nel quale i clienti possono chiarire ogni dubbio e ricevere consigli sulla gestione del denaro. In tal modo la  Grameen Bank ha permesso alla metà dei clienti di emergere dalla povertà: un risultato impensabile applicando i nostri paradigmi economici.

Tra i numerosi riconoscimenti conferiti a Yunus, il Nobel per la Pace nel 2006 con la seguente motivazione: << una pace duratura non può essere conseguita se non facendo sì che riescano a superare la povertà ampi strati della popolazione.>>

Tra le sue citazioni più belle: << Il credito è un diritto umano e può cambiare la vita a tutte le persone. Il sistema bancario deve essere per tutti>>; << Un giorno i nostri nipoti andranno nei musei per vedere cosa fosse la povertà. >>

E noi ce lo auguriamo, davvero.

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1 Commento

  • Avevo già letto qualche anno fa degli articoli sul micro-credito e devo dire che è davvero una meccanismo geniale, senza considerare la sua peculiarità: considerare i debitori come PERSONE e non solo come numeri… e non è poco.

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