“Politica e istituzioni” di MalKo

Il Prefetto di Napoli Andrea De Martino ha fornito la prova provata del decadentismo delle istituzioni. In una riunione sull’ordine e la sicurezza pubblica tenutasi a Napoli il 18 ottobre sull’incredibile fenomeno dei roghi tossici e delle discariche a cielo aperto nel casertano (nel casalese), il suddetto prefetto ha ammonito duramente il parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, perché rivolgendosi al prefetto di Caserta, Carmela Pagano, ha usato il termine signora e non quello di prefetto (il video dell’episodio è su youtube).

http://www.youtube.com/watch?v=te7Buvsfji8

In un momento in cui il prestigio delle istituzioni non è al massimo, l’intolleranza verbale del prefetto De Martino lascia attoniti ancorché rivolta a un sacerdote per niente sgarbato che riferiva di fatti gravi che minano la salute degli uomini, tra l’altro stringendo fra le mani un rosario con una croce pendula sinonimo di umiltà e fede.

Qualcuno chiede le dimissioni del grossolano rappresentante dell’Ufficio Territoriale del Governo di Napoli, rivolgendosi direttamente al ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, affinché lo inviti a rappresentare le dovute dimissioni.

Il Prefetto reboante avrebbe dovuto chiedersi perché in una riunione, dove si palesa lo scempio del territorio attraverso lo smaltimento dei rifiuti tossici, ci debba essere un prete di periferia a rappresentare il problema, nel bel mezzo di un consesso di stellette e torri e greche e alamari e titoli altisonanti come il suo.

Il prete credeteci, è stato fin troppo signore… Sarebbe finita lì l’esegesi se il De Martino rivolgendosi al prete avesse detto:<<la signora può chiamarla anche prefetto!>>. Lo spocchioso personaggio invece, è andato oltre imboccando la via della polemica contro l’imbelle e attonito sacerdote: brutta scena davvero.

Intanto il presidente Monti è impegnatissimo a trattare l’argomento economico di un’Italia che affonda sotto i colpi degli speculatori di ogni specie e sigla e nazione. L’economia è a rotoli a doppio velo. Non si assume e non si spende. La vita gira a ritmi di essenzialità. Forse sarà il Natale più povero degli ultimi decenni. Ovviamente per i poveracci a stipendio sindacale o al minimo di pensione…  Il premier è comunque ottimista.

A proposito di occupazione, Marchionne fa il pesce in barile. Politicamente parlando invece, Fini è alle prese con l’incauto cognato, leggasi casa di Montecarlo, che indubbiamente gli ha compromesso la carriera politica: avrebbe fatto il pienone di voti senza questa maledetta storia. Rutelli paga pegno per le aragoste di Lusi.  Maroni fermo un giro per Bossi e famiglia ma ci crediamo poco. Tocca dire però, che Bobo gliel’ha fatta a guadare il fiume della sudditanza psicologica al capo. La lega ha in corso d’opera un reset per la storia del tesoriere Belsito comprensivo di diamanti e case a Cipro e in Tanzania. Occorre iniziare tutto daccapo magari con l’apporto di Flavio Tosi che, a pieno titolo, può entrare nel cerchio dei traghettatori verso la terza repubblica.  Il Pdl paga pegno: i motivi sono troppi per elencarli e non basterebbe l’intera fumettistica per citare i personaggi alla Batman. Formigoni sembra l’orchestrale del Titanic: suona fino alla fine. La Santanchè se tira le colonne del tempio del malaffare facendolo crollare, ritornerà in auge in termini di consensi. Montezemolo vuole essere merce rara sul mercato politico ma non tira e non convince.  Il Pd paga anch’esso pegno per la lotta fratricida delle primarie. Bersani ci proverà ma tocca dire che il suo scatto richiederebbe ben altri muscoli. In assenza di novità che aiutano, alcuni oligarchi del Pd hanno addirittura abbandonato la linea dello start per dare in un secondo momento battaglia al rottamatore in camper.

Matteo Renzi si è americanizzato e, quindi, non si capisce perché dimori ancora in un partito dalle ideologie un tantino diverse. Più che rottamare la vecchia gerarchia, infatti, ci sembra che stia rottamando il partito. Anche questa potrebbe essere l’idea vincente per contrastare la valanga Grillo. Tutto da verificare però.

Vendola non ispira simpatie al di fuori della Puglia. Di Pietro è alle prese con qualche ladro che allignava, orrore degli orrori, nel suo partito. Da buon molisano avrà capito che non è per niente facile liberarsi della cattiva erba.

Pier Ferdinando Casini è sempre roso dal dubbio amletico sul come e dove schierarsi. Berlusconi vorrebbe riprovarci ma, passato il primo momento di euforia, si sente un po’ inadeguato ai tempi e alle rogne che intanto gli rubano tempo. Sa anche che la stagione degli scandali che investirà il suo partito forse non è finita… Siamo alla seconda tangentopoli dicono.

Mario Monti ha forse commesso l’errore di dichiararsi come disponibile alle prossime politiche. Siamo sicuri che tale dichiarazione possa avere, non nell’immediato, qualche conseguenza sul galleggiamento del governo. Ci resta da analizzare Beppe Grillo.

Beppe Grillo nonostante qualche piccola disavventura cavalca l’onda del successo. La frase: <<porteremo i politici ladri in piazza!>>, ha avuto molti  consensi tra i numerosissimi simpatizzanti. Triplicherà il suo seguito Grillo, se aggiungerà ai ladri anche i delinquenti e i tagliagole che inquinano molte parti del nostro territorio. Che lo faccia da democratico o da tiranno ha ben poca importanza, purché si raggiunga il risultato promesso che si chiama giustizia.

Non facciamoci comunque distrarre dalla sequenza incalzante degli avvenimenti politici. In primis siamo sempre in attesa di conoscere i risultati delle indagini riguardanti gli scellerati accordi tra Stato e mafia. In secundis, quelli che avviluppano le regioni sfasciate dalle ruberie, da nord a sud, a cura di soggetti francamente impresentabili.

Avremo un autunno e un inverno e una primavera pregni di notizie che purtroppo non saranno sempre buone. Su tutto prevalga la necessità di un cambiamento: a iniziare dalle istituzioni che meriterebbero in termini di dirigenti e funzionari una grande opera di pulizia e di cernita.

Se non mutiamo passo e in assenza di un cambiamento di rotta, andremo dritti al naufragio sociale alla stregua della “concordia”. Una tragedia dovuta all’insana  pratica dell’inchino, nell’ultimo ventennio esercitata spesso anche a livello politico.

Nessuno si senta allora fuori dalla mischia e dalla melma. Partecipare è il verbo che dovremo coniugare più volte: un verbo che è soprattutto un anticorpo per debellare il flagello della politica marcia e di tutta la corruzione che come un bubbone la accompagna.

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