Attualità — 15 giu ’10 16:36

“Riflessioni sulle ideologie totalitarie e la loro applicazione” di Beatrice Bono

Premessa

Il ‘900 viene definito dagli storici come l’era dei fascismi, regimi non democratici nati all’interno di particolari contesti socio-politici che hanno visto, fra le altre cose, l’ascesa delle “masse” intese come enti generalizzati incapaci di conseguire un’organizzazione volta alla partecipazione diretta alla politica di un Paese.

Prima di procedere con la trattazione tuttavia, occorre operare una sommaria distinzione, una sorta di promemoria critico, tra quelli che sopra sono stati generalmente citati come fascismi.

Regimi non democratici: autoritarismi e totalitarismi

-        I regimi non democratici di stampo autoritario sono caratterizzati da un’amministrazione del potere la quale non ricade interamente nelle mani di un unico leader politico, bensì essa è detenuta da un ristretto gruppo di persone, appartenenti a specifiche forze istituzionali (quali ad esempio la Corona, l’esercito, la magistratura, la polizia, ecc), che gode dell’appoggio incondizionato delle masse facendo propri e generalizzando valori preesistenti, come famiglia, Patria, Dio. E’ inoltre presente un generale disinteresse nei confronti dell’attività politica, la cosiddetta partecipazione passiva delle masse, come può ben testimoniare il motto mussoliniano “Me ne frego”.

-        Nei regimi non democratici di stampo totalitario invece, la massa viene totalmente asservita al volere di un singolo leader carismatico, portatore di una nuova ideologia che si propone di sradicare e distruggere <<tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del Paese>>. ~ Le masse partecipano in maniera attiva alle frequenti manifestazioni celebrative di regime, accrescendone continuamente il consenso.

Genesi, sviluppo e mantenimento dei totalitarismi

Per quanto concerne l’aspetto prettamente teorico della materia, è interessante osservare come i totalitarismi si siano instaurati all’interno di contesti socio-economici fondamentalmente simili. Prendendo come esempi le due maggiori esperienze totalitarie del ‘900, Nazismo e Socialismo Sovietico, è facile osservare come esse si siano sviluppate in seguito alla profonda crisi del 1929 che sconvolse l’intero complesso dei mercati mondiali, ponendo quei paesi, che già a causa della sconfitta nella Grande Guerra erano stati fortemente danneggiati (Germania e Russia in primis), nelle condizioni di dover optare per una politica economica estremamente protezionista. Questa situazione risultò insostenibile e favorì l’istituzione di governi non democratici i quali, prevalentemente grazie all’appoggio di una vasta base proletaria scontenta delle inefficienti politiche economiche precedenti, si resero capaci di tramutare protezionismo in vero e proprio imperialismo, di incarnare in una singola persona spirito, emozioni e sentimenti intimi, comuni ad ogni uomo.

Fondamentale è, infatti, l’aspetto del “sentimento”.

Occorre tener bene presente che il ‘900, in arte come in filosofia e letteratura, è il secolo della vera e propria distruzione dell’Io. L’uomo, improvvisamente gettato in un mondo industrializzato e massificato, sente di perdere d’importanza, non scorge più con chiarezza quella che è la propria condizione esistenziale. Il singolo risulta letteralmente travolto da un nuovo contesto sociale che si evolve ad un ritmo frenetico, in un caos di opposti incomprensibile alla ragione. Da qui il progressivo annullamento del singolo in quanto tale ed il suo riversarsi nella massa, in seguito all’accettazione del più profondo nichilismo, al di fuori della quale non vi è e non si è che il nulla. Per niente dissimile dal gregge irrazionale che sente necessaria la presenza di un pastore forte che lo conduca al bene comune, la massa viene investita dalla forte volontà di assegnare il potere nelle mani di un personaggio ritenuto capace di risolvere, in chiave generale, i conflitti interni del singolo.² Si instaura dunque un circolo virtuoso che consente il mantenimento di un regime totalitario: la massa estrinseca i sentimenti del singolo e li idealizza in un leader, il quale a sua volta sfrutta tale consenso per accrescere il proprio potere. Tuttavia si giunge ad un punto in cui il potere acquisito dal leader politico è tale da poter interrompere la “dipendenza” dallo spontaneo consenso di massa.

E’ dunque lecito porsi l’ interrogativo: che cosa garantisce il mantenimento di un totalitarismo?

LA PROPAGANDA

Altrimenti denominata “indottrinamento” o più comunemente “lavaggio dei cervelli”, la propaganda, accompagnata all’uso sistematico di violenza (fisica, ma anche e sopra tutto, psicologica) ai fini dell’ottenimento del consenso, costituisce il mezzo più efficace per inculcare nelle menti delle persone ideali, valori, certezze imposti dall’esterno che, con il passare del tempo, il singolo inizia a percepire come propri.

Considerazioni conclusive

Ad una disgregazione naturale delle certezze individuali, si aggiunge dunque una distruzione di massa delle coscienze, che costituisce la vera e propria chiave di volta del potere totalitario. Questo è ciò che rende tale regime brutalmente indistruttibile nella propria ideologia, nella propria essenza tragicamente perfetta, descritta con estrema maestria da Hannah Arendt nel seguente estratto (preso da “Le origini del totalitarismo”, 1951):<< La sua ideologia è la logica di un’idea. La sua materia è la storia cui l’idea è applicata, è […] lo svolgimento di un processo che muta di continuo. […] Essa pretende di conoscere i misteri dell’intero processo storico in virtù della logica inerente alla sua idea>>.

Note

¹     da H. Arendt, “Le origini del totalitarismo”, 1951.

²    Benché sia possibile scorgere nel testo elementi della filosofia di F. Nietzsche, non è intenzione dell’autrice identificare nel filosofo di Rocken un precursore di qualsiasi totalitarismo.

Beatrice Bono, 18 anni.

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