
Il Gup del Tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha chiuso l’udienza preliminare sulla commissione grandi rischi, rinviando a giudizio i sette componenti che si riunirono all’Aquila il 31 marzo 2009. L’accusa è stata sostenuta dal pubblico ministero Fabio Picuti. Le rassicurazioni di questi esperti, si legge nel capo d’accusa, indussero i cittadini aquilani ad abbassare la guardia sugli eventi sismici incalzanti, che da un po’ caratterizzavano quell’area geografica.
Gli imputati sono: Franco Barberi, presidente vicario della Commissione Grandi Rischi; Bernardo De Bernardinis, già vice capo del settore tecnico del dipartimento di Protezione Civile; Enzo Boschi, presidente dell’Ingv; Giulio Selvaggi, direttore del Centro nazionale terremoti; Gian Michele Calvi, direttore di Eucentre e responsabile del progetto Case; Claudio Eva, ordinario di fisica all’Università di Genova, e Mauro Dolce, direttore dell’ufficio rischio sismico del dipartimento della protezione civile.
Gli imputati devono rispondere di omicidio colposo plurimo e lesioni; la prima udienza è stata fissata per il 20 settembre 2011. Secondo la tesi dell’accusa, i componenti della Commissione grandi rischi hanno dato una valutazione sugli sciami sismici in atto da mesi nell’Aquilano, approssimativa e contraddittoria in merito alla pericolosità dei sussulti, ancorché non in linea con le esigenze di tutela della popolazione, anche dal punto di vista dell’informazione.
Dal sito Abruzzo web, leggiamo le varie dichiarazioni fatte dai sette esperti della commissione, ma le tre più importanti forse sembrano essere queste: “ I forti terremoti in Abruzzo hanno periodi di ritorno molto lunghi. Improbabile che ci sia a breve una scossa come quella del 1703” (Enzo Boschi). Franco Barberi invece, fu addirittura categorico: “Non c’è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento”. Bernardo De Bernardinis: «Rispetto allo sciame sismico in atto, non ci aspettiamo una crescita della magnitudo. È lecito aspettarsi altri danni su elementi secondari, certamente non strutturali. Non esiste alcuna possibilità di prevedere i terremoti, possiamo solo capire quello che potrebbe essere lo scenario atteso».
Nel famoso verbale redatto il 31 marzo 2009, quasi come una burla, si legge al secondo capoverso: alla riunione partecipano le massime autorità scientifiche del settore sismico, in grado di fornire il quadro più aggiornato e affidabile di quanto sta accadendo…
Il Prefetto Gabrielli, capo del Dipartimento della Protezione Civile, difende Boschi e De Bernardinis, dichiarando pare, che il dramma fu cagionato da chi ha costruito le case così vulnerabili.
Alcuni giornali, soprattutto di una determinata area politica, un paio di settimane fa, quando si diffuse la notizia del rinvio a giudizio, ironizzarono sulle decisioni assunte dal tribunale dell’Aquila, chiamando in causa profeti e alieni con lo scopo di ridicolizzare e così minimizzare un dramma trasformandolo in farsa.
Le nostre perplessità, in merito alle rassicurazioni giunte dalla commissione grandi rischi, le abbiamo richiamate tutte in un articolo, Terrae Motus, datato 5 maggio 2009, esattamente 29 giorni dopo il rovinoso terremoto dell’Aquila, che, ricordiamo, si verificò in piena notte il 6 aprile 2009 causando 308 morti.
Alle obiezioni fin qui sollevate dagli imputati, sull’imprevedibilità del terremoto, potrebbe essere in una qualche misura chiarificante il richiamo al principio di precauzione.
Tale principio è fissato dall’articolo 174 paragrafo 2 del trattato istitutivo dell’Unione Europea. In particolare, il principio di precauzione prevede che, qualora sussistano incertezze circa l’esistenza o la portata di un rischio che minacci la salute delle persone o anche l’ambiente, è necessario adottare particolari misure di tutela, anche in una situazione d’incertezza scientifica. Quindi, pur contemplando i limiti delle attuali conoscenze sul fenomeno terremoti, la sola probabilità che il rischio sismico potesse evolversi in un concreto pericolo per le persone esposte, doveva rendere ineluttabile l’adozione di misure adeguate nella direzione della difesa, o anche della mitigazione del rischio in questione.
Il principio enunciato dovrebbe trovare la sua collocazione giuridica nel concetto che le precauzioni devono essere massime, qualora quel determinato rischio possa comportare danni irreversibili e irreparabili per i cittadini esposti.
Da questo punto di vista, la prudenza, ovvero il principio di precauzione che si chiama in causa nel caso aquilano, potrebbe venir meno se si dimostrasse che una serie di eventi sismici a bassa intensità, escludono di certo una scossa più forte, oppure che la stessa possa essere strutturalmente ben sopportata dall’edificato esistente (difesa passiva).
Comunque, dire che un terremoto non si verificherà, ha lo stesso peso previsionale dell’affermare il contrario. In entrambi i casi, infatti, la previsione può essere fallace perché proprio come dicono gli esperti, un terremoto non si può prevedere ma neanche si può escludere!
Per capire il concetto di precauzione che potrebbe essere genericamente richiamato in futili occasioni o anche generalizzato e per questo obliato, facciamo un esempio.
Un pesante lampadario appeso al soffitto intrinsecamente rappresenta un pericolo, consistente nella concreta per quanto remota possibilità che possa cadere in testa a qualcuno, perché genericamente è posto in alto ed è costantemente sottoposto alla forza di gravità. Nessuno si sognerebbe di dire però, che i lampadari sono una minaccia e che non si sosta o si transita al di sotto.
Sarebbe ugualmente assurdo, parimenti, non consigliare o disporre il divieto di passare sotto il lampadario, se questi oscilla vistosamente e si vedono lateralmente all’aggancio lesioni nell’intonaco del soffitto, che a tratti viene giù sul pavimento. Chiaro il concetto ?
In particolare, il principio di precauzione prevede che, qualora sussistano incertezze riguardo all’esistenza o alla portata di rischi per la salute delle persone, le istituzioni comunitarie possano adottare misure di tutela senza dover attendere che siano esaurientemente dimostrate la realtà e la gravità di tali rischi (Corte giustizia CE, sez. III, 12 gennaio 2006, n. 504). Tale principio, di matrice comunitaria, presente anche nel diritto interno, consente e in una certa misura impone, a fronte di situazioni di rischio, l’adozione dei necessari provvedimenti di tutela da parte delle Amministrazioni competenti.
In prima battuta il comune quindi, quale istituzione più vicina ai bisogni del cittadino, col sindaco in primis che si fregia del titolo di autorità locale di Protezione Civile. Seguono le istituzioni amministrative regionali e provinciali comprendenti anche la Prefettura.
Il Dipartimento della Protezione Civile ha offerto dal canto suo e su sollecitazioni locali, la consulenza del massimo organo consultivo scientifico insito nel proprio ordinamento operativo: la commissione grandi rischi, che si è presentata all’Aquila dopo alcuni mesi dall’incalzare dei fenomeni sismici e, molto probabilmente, per mettere fine agli allarmismi lanciati dal ricercatore Giuliani, attraverso conclusioni di senso opposto fornite e dettate dai luminari accademici lì riuniti. Il messaggio doveva essere forte e inappellabile per dar corpo alla tesi del ciarlatano…
Da quel famoso verbale di riunione però, e non poteva essere altrimenti, non trapelarono indicazioni precise circa il da farsi, cioè se la popolazione poteva dimorare o no all’interno delle abitazioni. Gli esperti lasciarono intendere ufficialmente e ufficiosamente che il rischio sismico andava minimizzato, facendo così abbassare la soglia di attenzione su quelle scosse snervanti. Pare che più di qualcuno rientrò in casa, ma non tutti…
Non sappiamo quanto durerà il processo. Sarà lungo. Pensiamo che gli inquisiti tenteranno di far passare la tesi che sono state profferite delle rassicurazioni che in ultima analisi sono un parere. Come dire: il più grande cardiologo nazionale chiamato a consulto dichiara che il paziente può partecipare alla maratona di New York perché sta bene. Se questi vi partecipa e viene stroncato dall’infarto, il problema sarà del paziente, perché il cardiologo tutto sommato ha espresso solo un parere…
Alle rassicurazioni sui sommovimenti litosferici dell’Aquila, hanno fatto da contraltare nel 2010 gli allarmismi sul vulcano Marsili. Eccessi e difetti di un sistema d’informazione scientifica un tantino autolesionistico, che pone seri problemi, perché non si sa dove inizia la scienza e dove finisce la politica e il relativo sottobosco affaristico.
Vorremmo fortemente che le persone citate in precedenza e incaricate di sovrintendere alla nostra tutela, cambino immediatamente ruolo e funzioni, attraverso la pratica delle dimissioni irrevocabili.
In carica...



















Segui Hyde Park su . . .