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	<title>Hyde Park &#187; TECNOLOGIA</title>
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	<description>La prima rivista scritta dai lettori!!!</description>
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		<title>&#8220;Nulla si crea&#8230;. Nulla si distrugge&#8230;&#8221; di Persoperperso.com</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Feb 2010 17:56:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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		<description><![CDATA[Risanare, Restituire, Ristabilire.
Frutto di un&#8217;idea unica ed originale, persoperperso è il primo mercato al mondo ad aver creato un circuito sul web grazie al quale è possibile acquistare e vendere oggetti senza l&#8217;uso del denaro, lontani dalle canoniche logiche del baratto, attraverso l&#8217;utilizzo di una moneta virtuale denominata &#8220;VALORE&#8221;.
Valore che si acquisisce mediante ciò di cui si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-3948" title="persoperperso" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/persoperperso.jpg" alt="persoperperso" width="575" height="390" />Risanare, Restituire, Ristabilire.<span id="more-3904"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Frutto di un&#8217;idea unica ed originale, persoperperso è il primo mercato al mondo ad aver creato un circuito sul web grazie al quale è possibile acquistare e vendere oggetti senza l&#8217;uso del denaro, lontani dalle canoniche logiche del baratto, attraverso l&#8217;utilizzo di una moneta virtuale denominata &#8220;VALORE&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Valore che si acquisisce mediante ciò di cui si è già in possesso, facendo uso di un meccanismo esclusivo le cui uniche eventuali spese effettive di cui occorre farsi carico saranno quelle relative ai costi di spedizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Una splendida lodevole opportunità per chiunque voglia disfarsi nel modo più vantaggioso di oggetti ritenuti non più utili, acquisendone altri di proprio gradimento, spesso di difficile reperimento merceologico, pagandoli in Valori anziché in Euro.</p>
<p style="text-align: justify;">Persoperperso, frutto di un lungo e complesso lavoro di un prezioso staff di professionisti, arruolati in regime di volontariato, rappresenta un&#8217;ambiziosa sfida allo spreco ed all&#8217;indebita produzione dei rifiuti, profusa attraverso innovative e coinvolgenti logicità che stimolano gli utenti verso uno spontaneo e gratificante riuso dei materiali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fomentato dal solo passaparola di migliaia di iscritti, dai media che numerosi si fanno spesso testimoni della realtà e dagli innumerevoli link al sito che gremiscono giornalmente il web, vanta oggi numeri che iniziano a destare preoccupazione negli ambienti consumistici verso cui si imperniano i classici circuiti dell&#8217;e-commerce.</p>
<p style="text-align: justify;">Persoperperso si è fatto carico di un pesante fardello: custodire, tutelare e diffondere una matrice conservativa, orientata allo sviluppo di un mercato esclusivo, incentrato sui Valori di un&#8217;economia etica.</p>
<p><a href="http://www.persoperperso.com" target="_blank">www.persoperperso.com</a></p>
<p><img class="alignleft size-full wp-image-3947" title="i 6 passaggi per comprare on line senza soldi" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/i-6-passaggi-per-comprare-on-line-senza-soldi.jpg" alt="i 6 passaggi per comprare on line senza soldi" width="575" height="551" /></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/tecnologia/le-tre-erre-del-pxp-di-michele-marino/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;MECHANICAL DRUM: Storia e ingegno al servizio dell’arte, della musica e della tecnologia&#8221; di Gaspare Serra</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:57:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[TECNOLOGIA]]></category>
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		<description><![CDATA[DA UN PROGETTO DI LEONARDO DA VINCI ECCO IL PIU’ GRANDE TAMBURO AUTOMATICO MAI ESISTITO E PER LA PRIMA VOLTA PRESENTATO AL PUBBLICO


Il “Tamburo meccanico” è un’invenzione progettata da Leonardo da Vinci (ma non realizzata), ideata dal grande Maestro nel primo decennio del Cinquecento così come documentato dal “Codice Atlantico” (foglio numero 836).
Oggi, però, il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="center"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-3767" title="leonardo" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/leonardo.jpg" alt="leonardo" width="575" height="363" />DA UN PROGETTO DI LEONARDO DA VINCI ECCO IL PIU’ GRANDE TAMBURO AUTOMATICO MAI ESISTITO E PER LA PRIMA VOLTA PRESENTATO AL PUBBLICO<span id="more-3763"></span><br />
</strong>
</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Tamburo meccanico” è un’invenzione progettata da Leonardo da Vinci (ma non realizzata), ideata dal grande Maestro nel primo decennio del Cinquecento così come documentato dal “Codice Atlantico” (foglio numero 836).</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi, però, il “Mechanical drum” (o “Tamburo meccanico”) è qualcosa di più di un disegno: è una straordinaria realtà grazie al lavoro di ricerca e sperimentazione di un giovane musicista e compositore italiano, Pietro Luca Congedo, che, col supporto di quattro ingegneri collaboratori, è riuscito a realizzare una macchina per la musica fedelmente ispirata al progetto di Leonardo da Vinci.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3766" title="Foto Pietro Luca Congeto e Mechanical Drum" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Foto-Pietro-Luca-Congeto-e-Mechanical-Drum-322x430.jpg" alt="Foto Pietro Luca Congeto e Mechanical Drum" width="322" height="430" />Il “Mechanical drum” è insieme un’opera artistica ed uno strumento musicale davvero unico:</p>
<p style="text-align: justify;">1- sia perché il più grande tamburo oggi esistente e mai presentato al pubblico (le sue dimensioni sono: 3.5 m d’altezza, 2.5 m di diametro e 95 cm di profondità);</p>
<p style="text-align: justify;">2- sia perché il primo automa al mondo in grado di interagire musicalmente con l’interprete.</p>
<p style="text-align: justify;">Il “Mechanical drum” è un tamburo automatico (in legno, alluminio, pelli e feltro) che poggia su un robot munito di dodici braccia battenti pilotate dal computer attraverso un software appositamente progettato (che gestisce la parte musicale) che manda impulsi tramite protocollo MIDI, così azionando le sue braccia e permettendo al tamburo di suonare più di cento dinamiche.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera musicale eseguita dal tamburo, in particolare, è una composizione originale dello stesso artista Pietro Luca Congedo, dal titolo “Experiment about the Temporal Wars”.</p>
<p style="text-align: justify;">La composizione (scritta e progettata al computer) utilizza esclusivamente il protocollo Midi con l’aggiunta di alcuni suoni elettronici: i suoni vengono interfacciati, quindi trasformati e tradotti in segnali input che mettono in funzione il tamburo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Mechanical Drum, quindi, rappresenta l’esito di due distinti ma interconnessi interventi:</p>
<p style="text-align: justify;">1- una elaborata ricerca tecnico-scientifica</p>
<p style="text-align: justify;">2- e, al contempo, una innovativa ricerca musicale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera “Mechanical drum”, presentata per la prima volta al pubblico svizzero lo scorso 29 gennaio, rimarrà in esposizione al “Museo d’arte della città di Lugano” sino al prossimo 21 febbraio, nell’ambito della mostra “Corpo Automi Robot. Tra arte, scienza e tecnologia” allestita nella prestigiosa “Sala degli Specchi” di Villa Ciani.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l’esposizione i visitatori potranno restare ammaliati dall’esibizione del tamburo, che suonerà autonomamente (ossia senza alcun intervento umano) un pezzo della composizione musicale “Experiment about Temporal Wars”.</p>
<p style="text-align: justify;">Per maggiori dettagli sulla mostra: <a href="http://www.mdam.ch/agenda/agenda_det.cfm?evento=1376">http://www.mdam.ch/agenda/agenda_det.cfm?evento=1376</a></p>
<p style="text-align: justify;">Informazioni sull’artista:</p>
<p style="text-align: justify;">Pietro Luca Congedo, nato a Legnano (MI) nel 1977, ha trascorso gran parte della sua adolescenza in Sicilia, dove ha iniziato gli studi musicali presso il “Conservatorio di Musica Antonio Scontrino” di Trapani.</p>
<p style="text-align: justify;">Trasferitosi appena maggiorenne in Svizzera per approfondire i suoi studi, si è diplomato presso la “Musikhoschule” della Svizzera italiana a Lugano e studia attualmente presso il “Conservatoire National de Strasburg”.</p>
<p style="text-align: justify;">A stimolare il suo interesse per lo studio della composizione e dell’elettronica applicata alle percussioni ha contribuito soprattutto la proficua collaborazione artistica con il compositore Karlheinz Stockhausen (uno dei più significativi compositori del XX secolo, scomparso nel dicembre del 2007), il quale scelse proprio lui quale interprete dei suoi lavori per percussione.</p>
<p>Per maggiori informazioni: <a href="http://www.lucacongedo.it">www.lucacongedo.it</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/tecnologia/mechanical-drum-storia-e-ingegno-al-servizio-dell%e2%80%99arte-della-musica-e-della-tecnologia-di-gaspare-serra/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Un mondo di blogger: come promuoversi sul web&#8221; di Salvatore Capolupo</title>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 13:22:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[I progressi della tecnologia sembrano aver quasi preso il sopravvento sulle nostre vite, tanto che gli stessi rapporti umani appaiono spesso vincolati dalle regole indefinibili (e spesso indefinite) dei social-network, dei forum e della rete in generale.Quel che conta nel convulso mondo di internet 2.0 è sempre più l&#8217;apparire, il comunicare, il riuscire ad autogestire le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-4389" title="disco" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/disco.jpg" alt="" width="575" height="426" />I progressi della tecnologia sembrano aver quasi preso il sopravvento sulle nostre vite, tanto che gli stessi rapporti umani appaiono spesso vincolati dalle regole indefinibili (e spesso indefinite) dei social-network, dei forum e della rete in generale.Quel che conta nel convulso mondo di internet 2.0 è sempre più l&#8217;apparire, il comunicare, il riuscire ad autogestire le proprie esistenze virtuali, ed a mandare migliaia di messaggi a più persone possibili. Il pensiero di un singolo essere umano, il suo bisogno di esprimersi, di sfogarsi, di liberarsi può essere postato molto rapidamente su Facebook o su Twitter, ed arrivare così in pochi secondi in ogni parte del mondo. Una cosa decisamente non paragonabile all&#8217;invio di una (ormai quasi obsoleta) email, che sembra invece aver perso efficacia, esattamente come le iscrizioni alle classiche <em>newsletter,</em> i portali tradizionali ed i blog canonici.</p>
<p style="text-align: justify;">Un blogger che si rispetti deve stare al passo coi tempi, ed evolversi in direzioni che toccano svariati punti: promuoversi su Facebook, utilizzare Twitter per ogni minimo aggiornamento di rilievo, saldare, costruire, “coccolare”, curare la propria cerchia virtuale di collegamenti in alcuni casi anche mediante Skype e/o MSN. Farsi conoscere sulla rete non è dettato, ovviamente, da mero esibizionismo di facciata: molte volte la ricerca di un nuovo lavoro, come di attività utili, innovative e stimolanti, passa per una condivisione ragionevole dei propri contenuti. Del resto, se ci pensiamo, un&#8217;idea mutuata dal modo in cui si lavora sul codice open source, nel quale ognuno sviluppa liberamente le proprie risorse, le condivide e le rende sfruttabili: il tutto al fine di assemblare prodotti di qualità per il benessere di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Promuoversi su internet, al di là degli effettivi vantaggi strettamente sociali che può offrire, può essere un ottimo strumento per tenere aggiornati i vostri contatti su quello che combinate di (più o meno) significativo durante le vostre giornate. E questo avrà ripercussioni sulla soddisfazione che avrete nello scrivere ogni singolo post, o nel dare un senso alle vostre attività al di là del mero passatempo. Ma non mi riferisco soltanto a Facebook: si tratta di avere una certa dimestichezza anche con piattaforme blog con feed RSS (blogger.com), forum tematici, oppure tremendamente obsoleti come grafica &#8211; ma usatissimi &#8211; gruppi di discussione (<a href="http://groups.google.com/">http://groups.google.com</a>), ed ovviamente Twitter che molti, per la sua eccessiva semplicità, invece snobbano.</p>
<p style="text-align: justify;">Un mondo in continua evoluzione, quello dei blogger e delle attività web-based, che presenta delle curve di apprendimento quasi sempre piane, e che realizza un concetto molto interessante che è quello di un&#8217;informatica “light”: ovvero non serve più – ad esempio – installare un editor di documenti sul proprio PC, ma è molto meglio sfruttare la potenza della banda larga e fare (pressappoco) le stesse cose collegandosi al portale dei Google Documents mediante un semplice browser.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli utenti di internet sono talmente stanchi  per  non aver potuto interagire con i siti che visitavano che adesso, di contro, sono presi da smanie abbastanza irrazionali, come quella di <em>taggare</em> chiunque e qualsiasi cosa, utilizzando strumenti potentissimi senza riuscire a comprenderne appieno le potenzialità. Al tempo stesso, se opportunamente stimolati sui canali che preferiscono, possono essere realmente (ed umanamente) coinvolti dalle vostre attività, e le stesse ne saranno molto giovate, sia direttamente (scambio di link) che indirettamente (passaparola). Dunque, dopo un&#8217;attenta riflessione -  ma senza pensarci troppo!, provate a far sapere ai vostri contatti cosa sapete fare meglio, cosa vi piace fare (anche tramite un blog, i quale offre più visibilità ad ampio raggio di un social-network). Internet diventerà così un&#8217;estensione naturale del vostro essere, senza snaturare voi stessi ed offrendovi nuove e (sperabilmente) concrete possibilità.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Immagine concessa con Licenza </em><a href="http://creativecommons.org/licenses/by/2.0/deed.it">Attribuzione 2.0 Generico</a><em> da </em><a href="http://www.flickr.com/photos/pixador/">Bryan McKay</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.flickr.com/photos/pixador/"></a></p>
<p style="text-align: justify;">Info sull’autore:</p>
<p style="text-align: justify;">Sono un ingegnere informatico e programmatore free-lance PHP/Java: mi occupo prevalentemente di consulenze sul web per blog &amp; CMS. Scrivo abitualmente sul mio <a href="http://programmazioneit.blogspot.com/">blog inerente open-source ed IT</a> oltre che su <a href="http://www.mondoinformatico.info/profilo/salvatore79">Mondo Informatico</a>. Potete contattarmi, anche per eventuali richieste e/o approfondimenti dell&#8217;articolo, all’indirizzo <a href="mailto:sayhem@gmail.com">sayhem@gmail.com</a></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/tecnologia/un-mondo-di-blogger-come-promuoversi-sul-web-di-salvatore-capolupo/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Ascoltare le Web Radio&#8221; di Salvatore Capolupo</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 09:13:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[creare una web radio]]></category>
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		<description><![CDATA[Conoscete le web radio? Si tratta di emittenti radiofoniche che trasmettono con l&#8217;ausilio della banda larga offerta da internet: un&#8217;idea semplice, efficace e a basso costo. Spesso si tratta di soluzioni amatoriali o semi-professionali, che danno spazio a quelli che, un tempo, avevano bisogno di licenze e costosissime attrezzature per farsi sentire nel raggio di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3080" title="radio" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/radio-322x430.jpg" alt="radio" width="322" height="430" />Conoscete le web radio? Si tratta di <strong>emittenti radiofoniche che trasmettono con l&#8217;ausilio della banda larga offerta da internet</strong>: un&#8217;idea semplice, efficace e a basso costo.<span id="more-3079"></span> Spesso si tratta di soluzioni amatoriali o semi-professionali, che danno spazio a quelli che, un tempo, avevano bisogno di licenze e costosissime attrezzature per farsi sentire nel raggio di pochi km. Nonostante il carattere prettamente artigianale di molte soluzioni, la qualità dei programmi è spesso decisamente superiore a quella dei network tradizionali. Inoltre <strong>è possibile sfruttare i meccanismi di categorizzazione tipici del web</strong> (tag, sezioni) per realizzare e rendere rintracciabili dei veri e propri canali tematici, dedicati ad un genere musicale piuttosto che ad un artista specifico.</p>
<p style="text-align: justify;">Del resto anche i network nazionali trasmettono sul web, affacciandosi così sul mondo virtuale. Ed è giusto e coerente con la nostra epoca che sia così, nonostante le penalizzazioni dovute alle infrastrutture inadeguate, in parte frutto di svariati residui di monopolio.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Web radio, dunque, sono quelle radio che trasmettono sulla rete telematica, e risultano accessibili <strong>sia tramite interfaccia web che tramite lettori multimediali come Winamp o VLC</strong>. L&#8217;audio viene inviato in streaming in formato compresso, per poi essere decodificato tramite l&#8217; apposito software che risiede sul client. Nonostante attendibili statistiche indichino una crescita mastodontica del pubblico, sembra che in Italia non siano ancora molto diffuse, più che altro per la difficoltà che riscontrano alcune utenze nel reperire i software adeguati, e per la necessità quasi obbligata di accedervi tramite un PC connesso ad internet che non tutti hanno sempre a portata di mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Esiste un ottimo esempio di web radio, che potete reperire sotto il nome di Ponteradio Unical (<a href="http://ponteradio.unical.it">http://ponteradio.unical.it</a>): rimessa di recente a nuovo, e gestita con professionalità e continuità, mette a disposizione i programmi realizzati da studenti, ricercatori e collaboratori dell&#8217;università della Calabria. Il tutto, ovviamente, in base alle passioni di ogni singola voce e con l&#8217;ausilio delle più moderne tecnologie. All&#8217;interno di essa, da lunedì a venerdì, viene offerto un vero e proprio palinsesto, che tratta i vari aspetti  del mondo accademico, politico, musicale e sociale: periodicamente, inoltre, viene trasmesso un vero e proprio GR (giornale radio), che intervalla la grande varietà di programmi che viene proposta.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anni prima del social networking,</strong> che ha  messo a disposizione strumenti avanzati da webmaster per il grande pubblico, <strong>la trasmissione radiofonica via Internet</strong> è un modo per farsi sentire e conoscere potenzialmente da tutto il mondo. Nel nostro blog personale molti hanno realizzato un servizio di <em>podcast</em>, ovvero file audio (tipicamente mp3) pre-registrati da ascoltare offline. Più estensivamente, dunque, <strong>potremmo anche noi trasmettere in diretta dal nostro PC, armati di cuffia e microfono, ed ecco la nostra web radio, reperibile da un normale URL internet.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Potete  realizzare la vostra personalissima web radio, seguendo ad esempio questa guida:</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.gozzinet.net/wordpress/2009/06/01/come-creare-una-webradio-con-winamp-e-shoutcast/">http://www.gozzinet.net/wordpress/2009/06/01/come-creare-una-webradio-con-winamp-e-shoutcast/</a></p>
<p style="text-align: justify;">Se invece volete farvi un&#8217;idea di quante ce ne siano in giro, vi invito a consultare come punto di partenza la web directory Dmoz.org (<a href="http://www.dmoz.org/World/Italiano/Arte/Radio/Internet/">http://www.dmoz.org/World/Italiano/Arte/Radio/Internet/</a>)</p>
<p>Info sull&#8217;autore:</p>
<p align="right"><em>Sono un ingegnere informatico e programmatore free-lance PHP/Java: mi occupo prevalentemente di consulenze sul web per blog &amp; CMS. Scrivo abitualmente sul mio <a href="http://programmazioneit.blogspot.com/">blog inerente open-source ed IT</a> oltre che su <a href="http://www.mondoinformatico.info/profilo/salvatore79">Mondo Informatico</a>. <strong>Potete contattarmi all&#8217;indirizzo </strong></em><strong><em><a href="mailto:sayhem@gmail.com">sayhem@gmail.com</a></em></strong></p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/tecnologia/ascoltare-le-web-radio-di-salvatore-capolupo/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Libertà di web, libertà di DNS&#8221; di Salvatore Capolupo</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Nov 2009 09:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Internet  permette di accedere a informazioni di ogni tipo, comprese quelle inattendibili ed illegali: questa è una cosa che, del resto, i navigatori con una certa esperienza sanno. Tuttavia in Italia, come in altri stati, è stato ritenuto necessario imporre una sorta di &#8220;filtro&#8221; sui siti effettivamente visionabili. Una sorta di misura precauzionale, almeno apparentemente, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2921" title="dns" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/dns-575x382.jpg" alt="dns" width="575" height="382" />Internet  permette di accedere a informazioni di ogni tipo, comprese quelle inattendibili ed illegali<span id="more-2920"></span>: questa è una cosa che, del resto, i navigatori con una certa esperienza sanno. Tuttavia in Italia, come in altri stati, è stato ritenuto necessario imporre una sorta di &#8220;filtro&#8221; sui <strong>siti</strong> <strong>effettivamente visionabili.</strong> <strong>Una sorta di misura precauzionale</strong>, almeno apparentemente, che evita che navigatori italiani possano (anche incautamente) incorrere in sanzioni legali per aver visitato o utilizzato siti contrari alle vigenti normative di legge. Vediamo di approfondire questa questione.</p>
<p style="text-align: justify;">In sostanza <strong>molti siti web risultano inaccessibili dall&#8217;Italia:</strong> il motivo è che essi sono inerenti attività illegali come scommesse <em>on-line</em> non monopolizzate dallo Stato.  Il blocco avviene mediante la <strong>manipolazione del DNS (<em>Domain Name System</em>)</strong> da parte delle autorità, ovvero il meccanismo secondo il quale si &#8220;risolvono&#8221; gli indirizzi che digitiamo nella barra dei nostri browser. Ovviamente se un giudice facesse rimuovere una &#8220;<em>entry</em>&#8221; di tale database &#8211; corrispondente all&#8217;indirizzo vietato <em>sitoesempio.it</em>, nel momento in cui digitiamo http://<em>sitoesempio.it</em> saremo, alternativamente, a) dirottati su una pagina predisposta (del tipo &#8220;sito sotto sequestro&#8221;, o simili) oppure b) su una semplice pagina di errore. Questa tecnica di &#8220;dirottamento&#8221; delle richieste è mutuata da una procedura simile, inizialmente utilizzata da alcuni <em>hacker</em>, allo scopo di <strong>sostituire temporaneamente un sito specifico con un altro</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Da tempo alcuni paesi &#8211; tra cui la Cina &#8211; sfruttano queste tecniche per controllare, di fatto, i navigatori: il tutto è spesso portato alle <strong>più estreme conseguenze</strong>, dato che era stata imposta anche una versione di Google che <strong>nascondesse i risultati delle ricerche &#8220;scomodi&#8221;,</strong> o non voluti dal regime. Oltre all&#8217;ovvia considerazione che si tratta di <strong>misure ingiuste ed anti-democratiche </strong>(contro cui molti utenti, oltre ad alcuni dirigenti di BigG, si sono ribellati), esse <strong>non risolvono affatto i problemi che dicono di voler risolvere</strong>: la campagna di sensibilizzazione, semmai, deve riguardare incentivi a non commettere alcun reato. E questo non perché il &#8220;<em>grande fratello ci guarda</em>&#8220;, ma perché dovrebbe semplicemente far parte del bagaglio di onestà (dentro e fuori la rete internet) di ognuno di noi.  Del resto proibire una cosa ha spesso l&#8217;effetto di incentivare irrazionalmente i reati: tornando ai siti bloccati tramite DNS, essi si possono facilmente aggirare &#8211; sotto la personale responsabilità di ognuno &#8211; utilizzando servizi come Open DNS (<a href="http://www.opendns.com/start"><strong>http://www.opendns.com/start</strong></a>). Mediante esso, infatti, si può continuare a vedere ogni sito che si desidera, in <strong>sicurezza e trasparenza</strong>. OpenDNS (che è possibile utilizzare gratuitamente ovunque) permette di affidarci ad un <em>database</em> ben noto di indirizzi WEB, in modo tale che gli eventuali filtri sulle nostre richieste di URL vengano ignorati.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma qui, vorrei ribadire, non si tratta di giocare a &#8220;guardie e ladri&#8221;: i reati non devono essere commessi, ed è giusto che esistano leggi <strong>non ambigue</strong> che dicano a chiare lettere che ci sono (e sono puniti) dei reati anche (o soltanto) sulla rete. Quello che <strong>non</strong> <strong>va bene </strong>è<strong> prendere tali misure &#8220;precauzionali&#8221; su utenti ignari</strong>. Se consideriamo, infatti, la circostanza (neanche troppo remota) in cui <strong>venisse manipolata maliziosamente la tabella delle entry del nostro provider di internet</strong>, senza OpenDNS rischieremmo di finire dal nostro portale preferito su siti ad es. di <em>phishing</em>, con virus, <em>worm</em>, o &#8220;siti trappola&#8221; in generale. E non solo: una cosa simile è stata predisposta proprio dall&#8217;Italia per il sito di <em>torrent</em> <strong>The Pirate Bay</strong>. Durante un certo periodo, infatti, al suo indirizzo rispondeva quello di una casa discografica. Le proteste dei navigatori, tramite il passaparola su blog e siti, hanno permesso di bloccare questa assurdità dettata, tanto per (non) cambiare, da meri interessi commerciali avallati dalle autorità. <strong>Uno dei rischi connessi all&#8217;uso di Open DNS</strong>, tuttavia, è che durante il tragitto la richiesta possa essere <strong>comunque</strong> manipolata. Per cui vi invito ad utilizzare in modo critico questo strumento, senza vederlo come un&#8217;isola felice o peggio un alibi per commettere crimini.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione: <strong>impedire <em>subdolamente</em> di visionare siti</strong> (anche illegali, o presunti tali), <strong>impedendo alle persone di avere libero accesso alla rete</strong>, è assurdo come voler combattere la prostituzione bloccando integralmente il traffico di una strada dove spesso si &#8220;batte&#8221;. Diffidiamo dai politici che difendono la censura adducendola come <em>desiderabile</em> in alcuni casi: ad esempio per questioni di moralità, o sicurezza nazionale. Credo che sia opportuno far sapere a chi utilizza internet che esistono strumenti legali, come quello sopra indicato, per poter usufruire in modo integrale dei servizi che offre il WEB. L&#8217;uso responsabile di internet, poi, dovrebbe stare al di sopra di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Info sull&#8217;autore:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono un ingegnere informatico e programmatore free-lance PHP/Java: mi occupo prevalentemente di consulenze sul web per blog &amp; CMS. Scrivo anche su <a href="http://www.mondoinformatico.info/profilo/salvatore79">Mondo Informatico</a>,<strong> e potete contattarmi all&#8217;indirizzo </strong></em><a href="mailto:sayhem@gmail.com"><strong><em>sayhem@gmail.com</em></strong></a><strong><em></em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Internet e la privacy&#8221; di Salvatore Capolupo</title>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 10:08:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una recente statistica indicava, qualche tempo fa, che un italiano su due non utilizza mai internet: un dato sorprendente, nel belpaese dei cellulari all&#8217;ultimo grido, che ci pone tecnologicamente molto indietro. Senza voler approfondire nel dettaglio le motivazioni dietro questo fenomeno (in quel 50% si annidano senza dubbio coloro che vedono internet come un &#8220;giochino&#8221; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2901" title="privacy" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/privacy-575x339.jpg" alt="privacy" width="575" height="339" />Una recente statistica indicava, qualche tempo fa, che <strong>un italiano su due non utilizza mai internet<span id="more-2899"></span></strong>: un dato sorprendente, nel belpaese dei cellulari all&#8217;ultimo grido, che ci pone tecnologicamente molto indietro. Senza voler approfondire nel dettaglio le motivazioni dietro questo fenomeno (in quel 50% si annidano senza dubbio coloro che vedono internet come un &#8220;giochino&#8221; inutile), bisogna riconoscere che gli italiani mancano, mediamente, di una seria alfabetizzazione informatica. Di fatto questa rilevazione si può facilmente legare ad un altro fenomeno molto diffuso, legato al fatto che l&#8217;utilizzatore medio (l&#8217;altra metà del campione) tende ad essere estremamente superficiale: lo provano le frequenti truffe basate sul <strong>phishing</strong>, le continue <strong>violazioni di privacy</strong>, i furti di identità (MSN, email, ecc.), che sono ormai all&#8217;ordine del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come se ciò non bastasse, in questo mare di ignoranza pochi sanno che ben tre fornitori di connettività (Telecom, Vodafone e H3g) hanno &#8211; a quanto pare &#8211; tracciato <strong>tutto il nostro traffico online</strong> degli ultimi anni, tenendolo a disposizione per un uso non meglio specificato (fino a 5 anni, dice la legge).  Al di là del probabile scenario degno del &#8220;Grande Fratello&#8221; di Orwell (certamente da non sottovalutare), viene da chiedersi l&#8217;utilità di questa schedatura, dato che <strong>non sarà banale risalire ai dati di eventuali malviventi</strong>: denaro investito che avrebbe potuto, a mio modesto parere, essere utilizzato molto meglio altrove. Queste azioni, del resto, rischiano di scoraggiare l&#8217;utente novizio, e dovrebbero essere del tutto proibite o comunque effettuate con modalità più controllate.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognerebbe sensibilizzare le persone su questi argomenti, e questo passa necessariamente per una corretta percezione della nostra privacy, un bene prezioso che deve essere da noi preservato con la  massima cura.<strong> Un furto di identità potrebbe metterci nei guai</strong>, se diffondiamo (anche inconsciamente) informazioni personali su di noi con troppa non-chalance.</p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo in realtà molti strumenti gratuiti per poterlo fare, direttamente dal nostro PC. Molti utenti, ad esempio, non sono a conoscenza di quanto possa essere utile <strong>utilizzare un software anonimizzante come TOR</strong> (link di approfondimento: <a href="http://frasempa.netsons.org/blog1.php/2009/09/25/guida-alla-navigazione-anonima-con-firef"><strong>http://frasempa.netsons.org/blog1.php/2009/09/25/guida-alla-navigazione-anonima-con-firef</strong></a>). Si tratta di un programma che, <strong>opportunamente integrato nel nostro browser, consente di nascondere la nostra identità ai siti web che raccolgono indebitamente i nostri dati</strong>: basti pensare agli annunci di carattere porno-erotico, molto diffusi nei vari portali. Essi, se ci fate caso, fanno spesso esplicito riferimento al luogo dove effettivamente vi trovate: sono infatti basati sulla <strong>localizzazione del vostro indirizzo IP</strong>, ed è a mio avviso più che corretto che un navigatore pretenda di non essere schedato o tracciato in alcun modo senza esplicito consenso. Ebbene, <strong>TOR permette di farlo</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Se qualcuno poi obiettasse che l&#8217;anonimato non è cosa buona, dato che consente <strong>anche</strong> un utilizzo illegale facilitato, sono certo di poter rispondere che il problema sta in chi commette crimini, non nel modo in cui lo fa. Molte persone acquistano macchine di grossa cilindrata, ma nessuno si sognerebbe di vietarne il commercio per evitare gli eccessi di velocità. Abbiamo un grande bisogno, invece, di sentirci responsabilmente liberi, di poter dire la nostra, di poter vedere ciò che riteniamo giusto e di non essere criminalizzati senza motivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La <em>privacy</em>, uno dei diritti fondamentali della vita di ogni cittadino (&#8220;<em>the right to be let alone</em>&#8220;, direbbero gli americani), rischia di essere seriamente compromessa se non si prendono i dovuti provvedimenti. Questo significa, a mio avviso, trovare un equilibrio stabile tra due eccessi, ovvero l&#8217;eccessiva sciatteria con cui molti usano internet e la paranoia di chi ne sa fin troppo sull&#8217;argomento, e che si sente spiato sempre e comunque. <em>In medio stat virtus</em>, dicevano gli antichi latini: una via di mezzo, a mio avviso, fatta di maggiore consapevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Info sull&#8217;autore:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sono un ingegnere informatico e programmatore free-lance PHP/Java: mi occupo prevalentemente di consulenze sul web per blog &amp; CMS. Il mio blog è <strong><a href="http://programmazioneit.blogspot.com">http://programmazioneit.blogspot.com</a> e potete contattarmi all&#8217;indirizzo <a href="mailto:sayhem@gmail.com">sayhem@gmail.com</a></strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;I tuoi antenati? Cercali sul web!&#8221; di Alessandro</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 12:23:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cari lettori di Hyde Park, Siete alla ricerca della storia della vostra famiglia?
Volete sapere che fine ha fatto quel vostro pro-pro-prozio che partì per l&#8217;America all&#8217;inizio del novecento in cerca di fortuna?
Oggi vi segnalo un paio di siti che potrebbero interessarvi.
Il primo è http://www.myheritage.it/ , un vero e proprio albero genealogico globale.
Questo sito offre una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2197" title="ellis" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/ellis-573x430.jpg" alt="ellis" width="573" height="430" />Cari lettori di Hyde Park, Siete alla ricerca della storia della vostra famiglia?<span id="more-1805"></span><br />
Volete sapere che fine ha fatto quel vostro pro-pro-prozio che partì per l&#8217;America all&#8217;inizio del novecento in cerca di fortuna?<br />
Oggi vi segnalo un paio di siti che potrebbero interessarvi.<br />
Il primo è <a href="http://www.myheritage.it/" target="_blank">http://www.myheritage.it/</a> , un vero e proprio albero genealogico globale.<br />
Questo sito offre una serie di features molto interessanti: oltre a cercare l&#8217;albero genealogico della vostra famiglia (e aggiornarlo con nomi e foto) potete caricare la vostra foto e scoprire a quale personaggio famoso somigliate (il sito ha un potente software di riconoscimento facciale), o scoprire finalmente se &#8220;assomigliate di più a mamma o a papà&#8221;. Myheritage dà inoltre la possibilità di aprire una pagina web &#8220;di famiglia&#8221;, in cui condividere informazioni e magari venire in contatto con parenti che non sapevate neanche di avere.
</p>
<p style="text-align: justify;">Passiamo al secondo sito, <a href="http://www.ellisisland.org/">http://www.ellisisland.org/</a> . Ellis Island, per chi non lo sapesse, è un isolotto alla foce del fiume Hudson nella baia di New York. Questa piccola isola è stata per molti l&#8217;inizio di un sogno, il sogno americano. Per tanti altri, purtroppo, è stato l&#8217;unico lembo di terra toccato prima di essere rimpatriati. A Ellis Island sorgeva infatti il centro di prima accoglienza per gli immigrati (di cui molti erano italiani in cerca di fortuna), dove venivano vagliate le numerosissime richieste di immigrazione, e effettuati i controlli anagrafici, penali e sanitari sui richiedenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutte le informazioni venivano meticolosamente archiviate (anche se in maniera spesso incompleta e imprecisa, visto che molti dei richiedenti asilo erano analfabeti, e la comunicazione tra le guardie di frontiera e gli stranieri era tutt&#8217;altro che facile). Le foto dei registri e le informazioni in essi contenuti sono oggi interamente disponibili sul sito <a href="http://www.ellisisland.org/">http://www.ellisisland.org/</a> attraverso l&#8217;uso di un ottimo motore di ricerca.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni ricerca diventa un affascinante tuffo nel passato, un passato di speranze e sogni infranti o realizzati, un passato che, nel vedere il vostro nome scritto con calligrafia incerta in mezzo a migliaia di altri sul registro di Ellis Island, vi sembrerà più vicino che mai.</p>
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		<title>&#8220;Antivirus Gratuiti: un breve confronto&#8221; di Alessandro</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 17:25:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche semplici operazioni come una ricerca su google o ricevere posta elettronica espongono il vostro computer a una miriade di minacce informatiche. E, per proteggersi da cavalli di Troia, worm, rootkit, spyware e virus l&#8217;utilizzo di un antivirus è ormai diventato un imperativo anche per gli utenti informatici meno smaliziati, che spesso pagano fior di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2450" title="antivirus" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/antivirus-573x430.jpg" alt="antivirus" width="573" height="430" />Anche semplici operazioni come una ricerca su google o ricevere posta elettronica espongono il vostro computer a una miriade di minacce informatiche. E, per proteggersi da cavalli di Troia, worm, rootkit, spyware e virus l&#8217;utilizzo di un antivirus è ormai diventato un imperativo anche per gli utenti informatici meno smaliziati, che spesso pagano fior di quattrini per installare (o farsi installare) la più recente (e costosa!) suite disponibile sul mercato.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi parleremo proprio di alternative valide e gratuite ai ben noti colossi della protezione informatica a pagamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In particolare, tra gli sfidanti che concorrono all&#8217;ambito titolo di &#8220;miglior antivirus gratuito&#8221;, metteremo oggi a confronto tre prodotti: Avast, Avira e AVG.<span id="more-1697"></span></p>
<p style="text-align: justify;">A tal fine confronteremo il comportamento dei tre contendenti riguardo a una serie di caratteristiche chiave, per poi passare a un riassunto comparativo generale.</p>
<p style="text-align: justify;">Le caratteristiche analizzate* sono le seguenti:</p>
<p style="text-align: justify;">- <strong>Percentuale di rivelazione delle minacce informatiche</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Gli antivirus sono stati sottoposti a un test consistente nello scoprire 1,274,928 minacce informatiche note. Le percentuali sono le seguenti:</p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Avira Antivir: 99.7%</li>
<li> Avast: 98.2%</li>
<li> AVG: 93.0%</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Percentuale di predizione di nuove minacce informatiche (attraverso algoritmi euristici)</strong></p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Avira Antivir: 71%</li>
<li> Avast: 40%</li>
<li> AVG: 43%</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Numero di falsi positivi (ovvero programmi &#8220;innocenti&#8221; visti come dannosi dal software)</strong></p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Avira Antivir: 24</li>
<li> Avast: 28</li>
<li> AVG: 17</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>- Velocità di scansione</strong></p>
<ul class="unIndentedList" style="text-align: justify;">
<li> Avira Antivir: 13.6 MB/sec</li>
<li> Avast: 15.4 MB/sec</li>
<li> AVG: 6.8 MB/sec</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">In definitiva si tratta di tre programmi dalle prestazioni eccellenti, sicuramente comparabili a quelle di molti antivirus a pagamento. Avira sembra avere una marcia in più dei concorrenti per quanto riguarda la rivelazione delle minacce note e (soprattutto) riguardo la predizione euristica di minacce sconosciute. Unico &#8220;problema&#8221; di tale software è una certa invasività, dovuta ai frequenti aggiornamenti e finestre pop-up (comunque disattivabili) che possono a volte risultare fastidiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda AVG le prestazioni sembrano essere leggermente inferiori rispetto ai due concorrenti per quanto riguarda la percentuale di rivelazione e la velocità di scansione. Tali piccole mancanze vengono però ampiamente ripagate dal numero decisamente basso di falsi positivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche Avast è un programma di ottimo livello, che garantisce ottime velocità di scansione e percentuali di rivelazione, al prezzo di un numero di falsi positivi abbastanza elevato e di una predizione euristica non ai massimi livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione ci troviamo davanti a tre programmi dalle ottime prestazioni, leggeri e gratuiti.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta dell&#8217;uno o dell&#8217;altro rimane secondo me in gran parte soggettiva, e strettamente dipendente dall&#8217;uso che si fa del computer, dal tipo di interfaccia desiderata e da altre preferenze personali.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto mi riguarda li ho provati tutti e tre per lunghi periodi, e devo dire di essere pienamente soddisfatto del loro funzionamento. A volte ho però notato che, nella rimozione di determinate minacce, l&#8217;uno riusciva dove gli altri fallivano.</p>
<p style="text-align: justify;">Che dire&#8230;Il mio consiglio è quello di testarli tutti (magari senza installarli insieme, per evitare conflitti), per avere di volta in volta la difesa giusta per ogni minaccia informatica.</p>
<p style="text-align: justify;">Alessandro</p>
<p style="text-align: justify;">* I dati mostrati sono tratti dai test del sito <a href="http://www.AV-comparatives.org" target="_blank">www.AV-comparatives.org</a></p>
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		<title>&#8220;Sparatutto online Free2Play: WarRock Vs Combat Arms&#8221; di Alessandro</title>
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		<pubDate>Mon, 29 Jun 2009 17:38:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il fenomeno del &#8220;MMOfree2play&#8221;, espressione che significa &#8220;videogiochi gratuiti multigiocatore&#8221; sta recentemente (e finalmente, aggiungerei) conquistando le luci della ribalta nel variopinto mondo videoludico.
I più famosi giochi che rientrano in tale definizione sono probabilmente Travian e Ogame, due &#8220;browser game&#8221; gestionali, rispettivamente di ambiente fantasy e fantascientifico.
Il loro gameplay accattivante e l&#8217;aspetto fortemente competitivo ne [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2452" title="warrock_combatarms" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/warrock_combatarms-573x430.jpg" alt="warrock_combatarms" width="573" height="430" />Il fenomeno del &#8220;MMOfree2play&#8221;, espressione che significa &#8220;videogiochi gratuiti multigiocatore&#8221; sta recentemente (e finalmente, aggiungerei) conquistando le luci della ribalta nel variopinto mondo videoludico.<br />
I più famosi giochi che rientrano in tale definizione sono probabilmente Travian e Ogame, due &#8220;browser game&#8221; gestionali, rispettivamente di ambiente fantasy e fantascientifico.<br />
Il loro gameplay accattivante e l&#8217;aspetto fortemente competitivo ne fanno una vera droga per molti giocatori e un incubo per molti capiufficio: i due giochi di cui sopra non richiedono altro che un browser e una connessione internet. Immaginate voi&#8230;<br />
Ma non è di questo che volevo parlarvi oggi.<br />
Un&#8217;altra, più recente, tipologia di videogiochi multigiocatore gratuiti è costituita dai cosiddetti MMOFPS tattici (per i non addetti ai lavori: Massive Multiplayer Online First Person Shooter, ovvero sparatutto in prima persona multi giocatore).<br />
Di che si tratta?<br />
Prendete un numero n (compreso in genere tra 2 e 32) giocatori, divideteli in due squadre, armateli di tutto punto, lasciateli liberi in delle mappe di diversa dimensione (dagli scontri &#8220;close quarter&#8221; alle immense mappe di &#8220;battle groups&#8221;), shakerate bene&#8230;<br />
Et voilà! Divertimento assicurato!<br />
Con questa recensione vorrei mettere a confronto due sparatutto tattici multigiocatore gratuiti che ho avuto il piacere di giocare negli ultimi tempi:<span id="more-1333"></span><br />
WarRock e Combat Arms<br />
Sebbene abbastanza simili nell&#8217;impostazione e nel gameplay, WarRock (K2 network) e Combat Arms (Nexon) hanno una serie di differenze che potranno influenzare la scelta del giocatore verso l&#8217;uno o l&#8217;altro, e nel complesso soddisfare il palato anche dei puristi degli sparatutto tattici in prima persona. Parliamo in entrambi i casi di giochi gratuiti in cui potrete sfidare  all&#8217;ultimo sangue giocatori di ogni parte del mondo utilizzando una panoplìa di armi realistiche e ben realizzate (dai fucili d&#8217;assalto come l&#8217;intramontabile Ak47, alle mitragliette leggere tipo Mp5, ai fucili di precisione come l&#8217;ormai celebre Psg1). La grafica è in entrambi i casi più che accettabile, magari non all&#8217;altezza delle ultime uscite, ma sicuramente leggera e pulita, in grado di regalare l&#8217;ebbrezza di una sfida multiplayer anche a chi non possiede un pc di nuovissima generazione.<br />
Andiamo ad analizzare le caratteristiche dei due giochi, per poi poterli confrontare.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>WarRock</strong><br />

<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/articoli/warrock.jpg" title="" class="shutterset_singlepic426" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=426&amp;width=300&amp;height=&amp;mode=" alt="warrock" title="warrock" />
</a>
Il gioco della K2 network fa della divisione dei giocatori in ruoli ben precisi e della diversità delle mappe disponibili i suoi punti di forza. Il giocatore potrà infatti scegliere in ogni momento che ruolo ricoprire tra assaltatore, cecchino, medico, ingegnere ed esperto di armi pesanti. Tale scelta influenzerà necessariamente lo stile di gioco (un cecchino che si getta nella mischia di un corpo a corpo non avrà vita facile) e lo svolgimento della partita. La corretta divisione dei ruoli all&#8217;interno di una squadra e l&#8217;organizzazione tattica delle diverse classi sono di vitale importanza per la riuscita delle missioni.  Questo aspetto dona profondità e varietà al gameplay di WarRock.<br />
Un altro punto di forza di WarRock è la presenza di mappe di dimensioni differenti (in ordine crescente: close quarter combat, urban ops e battle group) e la possibilità di utilizzare veicoli in alcune di esse.<br />
Potrete quindi partecipare a scontri &#8220;close quarter&#8221; (alla counterstrike, per intenderci: una squadra deve piantare gli esplosivi, l&#8217;altra disinnescarli) o, se preferite, cimentarvi in battaglie campali alla guida di carri armati, elicotteri, cacciabombardieri e altri letali mezzi da combattimento. Saper scegliere la classe giusta (e la tattica giusta) in relazione a ogni mappa fa davvero la differenza tra una bella vittoria e una cocente sconfitta.<br />
Tutto bellissimo, allora?<br />
In teoria sì&#8230; Ma veniamo ai punti dolenti:<br />
1)    Gli Hacker: i server di Warrock sono impestati di questi personaggi che sembrano trovare divertimento nel rovinare il gioco agli altri utilizzando programmi (cheats) che li rendono immortali, invisibili, capaci di volare, di sparare attraverso i muri, etc. I tentativi della K2 di eliminare tale piaga mediante periodiche patch durano in genere poche ore (il tempo che serve agli hacker per programmare nuovi cheats).<br />
2)    Il &#8220;lag&#8221;: ovvero la latenza di connessione. Alcuni giocatori, dotati di connessioni non all&#8217;altezza della situazione, compariranno dal nulla alle vostre spalle perché il software ha difficoltà a gestire il &#8220;dialogo&#8221; tra server e giocatori.<br />
3)    La versione &#8220;premium&#8221;: in WarRock le armi più potenti e gli equipaggiamenti migliori sono accessibili solo a chi effettua un abbonamento &#8220;premium&#8221;, ovvero paga una quota mensile. Ciò spesso mette in secondo piano l&#8217;effettiva abilità del giocatore rispetto all&#8217;equipaggiamento posseduto.<br />
<strong>Combat Arms</strong><br />

<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/articoli/combatarms.jpg" title="" class="shutterset_singlepic425" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=425&amp;width=300&amp;height=&amp;mode=" alt="combatarms" title="combatarms" />
</a>
Esasperato dagli hacker, ormai presenza fissa su tutti i server di WarRock, ho recentemente scoperto l&#8217;esistenza di un analogo gioco, prodotto della Nexon Europe. Scarico, installo, aspetto l&#8217;interminabile aggiornamento all&#8217;ultima versione e&#8230; Che piacevole sentimento di &#8220;deja vu&#8221;! Il menu iniziale, la schermata di selezione delle armi, le game room&#8230;  E io che avevo nostalgia di WarRock!!!<br />
Allora mi fiondo nello shop per l&#8217;acquisto della mia prima arma, un G36e&#8230; e subito mi accorgo di qualcosa di diverso: tutte le armi sono accessibili agli utenti &#8220;comuni&#8221;, spendendo solamente il denaro &#8220;virtuale&#8221; del gioco (si guadagna per ogni missione conclusa)! Anche in questo caso si può scegliere di pagare, ma in questo caso i vantaggi solo sono &#8220;estetici&#8221;: armi personalizzate, scelta di personaggi unici, etc. Capito? Scordatevi i giocatori che pagano fior di quattrini per armi potentissime. Adesso vediamo chi è più forte ☺ !<br />
Acquistata l&#8217;arma, entro nella &#8220;lobby&#8221; per cercare una partita&#8230; E mi accorgo che in questo caso non ci sono mappe divise per dimensioni; a pensarci bene non sono neanche tantissime, ma ci sono molte modalità di gioco! Oltre al &#8220;pianta &amp; disinnesca&#8221; a cui mi aveva abituato WarRock c&#8217;è la storica &#8220;Capture the flag&#8221;, ovvero ruba bandiera, l&#8217;ancora più classico &#8220;elimination&#8221;, ovvero deathmatch a squadre, &#8220;one man army&#8221;, ovvero tutti contro tutti, e la modalità &#8220;fireteam&#8221;, ovvero tutti in squadra insieme contro un esercito di giocatori controllati dal computer.<br />
Scelgo un match classico, deathmatch a squadre, e&#8230;Wow, sono in una città costiera, posso camminare nei vicoli, salire sui tetti o arrampicarmi sulla torre del faro e fare il cecchino. Non mi divertivo così da tanto!&#8230;e&#8230;.NIENTE HACKERS! L&#8217;atmosfera che si respira qui è molto più tranquilla: infatti, la presenza di tanti hacker porta un clima di continua  &#8220;caccia alle streghe&#8221; nei server di WarRock, con conseguenti risse virtuali, accuse e insulti. Ovviamente anche qui c&#8217;è un certo &#8220;agonismo&#8221; (per usare un eufemismo), ma nel complesso c&#8217;è più fair play!<br />
Ma allora&#8230;è tutto rose e fiori?<br />
Beh, devo ammettere che l&#8217;impressione generale su Combat Arms è più che positiva, ma ci sono un paio di punti di WarRock di cui forse si sente la mancanza qui, e forse li avrete già capiti:<br />
1)    Niente classi. Non so se è un vantaggio o uno svantaggio. Da una parte consente una maggior versatilità ai giocatori, che non sono più fossilizzati in un unico ruolo. Dall&#8217;altra WarRock dava più l&#8217;idea di far parte di una squadra organizzata, in cui la cooperazione tra le diverse classi era la ricetta vincente. E poi&#8230;Niente medici in Combat Arms! Se rimani con un solo punto vita devi solo sperare che il nemico non ti veda!<br />
2)    Niente mappe gigantesche. Qui il gameplay è tutto orientato al &#8220;close quarter&#8221;, lasciando quindi a bocca asciutta tutti i giocatori alla ricerca di battaglie epiche.<br />
3)    (o dovrei dire 2bis). Niente veicoli! Quindi se vi piace guardare il campo di battaglia dal cockpit di un caccia o di un elicottero o sfondare le linee nemiche a bordo di un pesante carro armato rivolgetevi a WarRock.<br />
Tirando le somme&#8230;<br />
Ci troviamo di fronte a due titoli sicuramente divertenti e giocabilissimi, dalla grafica non modernissima ma veloce e soddisfacente, e dal gameplay adrenalinico. Come avrete capito, dovendo dare un giudizio definitivo, probabilmente la mia scelta cadrebbe su Combat Arms. WarRock rimane un bel gioco in grado di offrire notevoli soddisfazioni tattiche, e, se siete in cerca di scontri su scala un po&#8217; più vasta, rimane certamente la scelta migliore. Il divertimento è però gravemente minato dalla cattiva gestione del lag e soprattutto dalla presenza degli hacker, che risulta essere davvero esasperante. Combat Arms non soffre di questi problemi e, probabilmente, vince la sfida col suo concorrente per quanto riguarda le mappe piccole (close quartier combat).<br />
Ma il consiglio più spassionato che possa darvi per concludere quest&#8217;articolo è:<br />
WarRock e Combat Arms sono due bei titoli, ognuno con pregi e difetti, entrambi gratis: provateli entrambi e scoprite quale si addice di più al vostro stile di gioco!</p>
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		<title>&#8220;Netbook… netbook… netbook…&#8221; di Giampiero Lago</title>
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		<pubDate>Fri, 22 May 2009 15:05:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono il “tormentone informatico”del momento; piccoli, sottili, leggeri, economici e ben curati; hanno esordito un po’ in sordina, anche perchè avevano un hardware veramente ridotto all’osso, che si addiceva più ad un palmare che ad un laptop (RAM da 512Mb, dischi da 8Gb e schermi da 7”) e montavano sistemi operativi, su base Linux che, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2454" title="samsung_nc10_azzurro_2" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/samsung_nc10_azzurro_2-575x409.jpg" alt="samsung_nc10_azzurro_2" width="575" height="409" />Sono il “tormentone informatico”del momento; piccoli, sottili, leggeri, economici e ben curati; hanno esordito un po’ in sordina, anche perchè avevano un hardware veramente ridotto all’osso, che si addiceva più ad un palmare che ad un laptop (RAM da 512Mb, dischi da 8Gb e schermi da 7”) e montavano sistemi operativi, su base Linux che, pur essendo il massimo riguardo a stabilità, erano poco conosciuti ed usati rispetto al grandissimo colosso che è Microsoft Windows.<br />
Ciò nonostante sono riusciti a ricavarsi una fetta del mercato informatico; fetta che si è allargata sempre di più con l’avvento dei nuovi modelli, con hardware sempre più simile ad un laptop che ad un palmare e con la possibilità di rendere possibile anche l’installazione di Windows Xp.<br />
Tuttavia ancora oggi c’è chi li reputa ancora poco più che palmari&#8230;<br />
Tutta questa orda di pareri contrastanti mi ha incuriosito a tal punto che ho deciso di tastare con mano la qualità effettiva di questi “oggetti del desiderio”.<br />
Stabilito un budget massimo di €400 mi sono messo alla ricerca del modello giusto per me; consultando un po’ siti, amici e giornali, il mio occhio è alfine caduto sul Samsung NC10.<span id="more-980"></span><br />
Il “piccolo” è equipaggiato con un Intel Atom N270 da 1.60Ghz, 1Gb di memoria RAM ed un Hard Disk da 160 Gb&#8230; beh! Per essere un “palmare”è carrozzato bene.<br />
Potrei continuare a scrivere riguardo alle caratteristiche tecniche del processore, della RAM etc. Ma dovrei fare un numero della rivista solo per questo e penso che sarebbe molto noioso, e poi ho deciso di fare una recensione, per quanto posiibile, da utilizzatore, magari anche esperto, ma non da tecnico informatico e quindi&#8230; procedamus!!!<br />
Giro per i negozi e vedo che a meno di € 400 non lo poso portare a casa; decido quindi di affidami alla rete e, dopo un’attenta ricerca, sono riuscito a trovarlo, su un e-commerce, a € 360 compreso spese di spedizione!<br />
Compio l’ordine ed aspetto trepidante il mio piccolo bimbo,,,<br />
Mi chiamano dal negozio e mi dicono che, purtroppo il colore che avevo scelto io (blu elettrico) non è disponibile al momento e, qundi, se voglio averlo subito mi devo “accontentare” del bianco&#8230; dubbio amletico&#8230; che fare&#8230; dico che mi va bene bianco e resto in attesa della mia piccola mattonellina&#8230;<br />
Dopo tre giorni ecco il corriere fuori casa mia con un pacco grande non più di un dizionario, con dentro il mio piccolo grande computer.<br />
Scarto il pacco e mi trovo davanti una piccola valigetta di cartone riciclato (è bene pensare alla natura) con dentro il mio laptoppino ben assicurato a supporti di gommapiuma e un’altra scatoletta con dentro alimentatore, CD di installazione, manuali ed una piccola guaina in tessuto in cui riporre il piccino tra un uso e l’altro.<br />
Come ogni informatico fissato che si possa chiamare tale cosa faccio per prima cosa&#8230; decido di formattare completamente il mio bel giocattolo e di installare un sistema operativo un po’ più completo di Xp Home Edition, non volendo installare VISTA (ho visto portatili ben più potenti crollare sotto il peso di VISTA) e non potendo installare Linux (come dicevo prima, sarebbe stata la scelta migliore per stabilità, potenza e sicurezza) poichè come ho scritto prima, devo recensire il prodotto come semplice utente e non come informatico.<br />
Quindi, con non poco dispiacere, sono dovuto ricadere nella scelta di tornare a Windows Xp, ma ho scelto la più stabile e completa versione Professional. (che è forse il miglior sistema operativo che Microsoft abbia creato dall’epoca di Windows NT, cghe era per pochi eletti!!!!)<br />
Dopo aver installato il sistema operativo e tutti i drivers, cosa tuttavia molto facile da fare, in quanto si installano direttamente dal CD fornito con il netbook, ho iniziato ad installare programmi a più non posso ed ho iniziato ad usare tutti i programmi che un utilizzatore “standard” può utilizzare (Office, Photoshop, Fireworks, iTunes, DivX Player, eMule, Call of Duty, Medal of Honor, Nascar Thunder, GTA, etc.) sia ho installato dei programmi e tools che utilizzo per il mio lavoro di web developer: FileZilla, un client SSH, un server X, Dreamweaver, Plone, e tanti altri di cui il nome è noto solo a quelle persone che hanno “dato la vita” all’informatica.<br />
Dopo tutto questo lavoro inizio finalmente ad utilizzare, a dire la verità un po’ scettico, il mio bambino e qui&#8230; c’è stato il colpo di scena&#8230;<br />
Utilizzando il netbook come utlilizzatore standard (Word, YouTube, Call of Duty 4, etc.), noto una flessibilità ed una velocità che è da pochi; in alcuni momenti ci si dimentica di avere a che fare con un “mini’computer” (anche perchè la tastiera è grande e facile da usare anche per chi, come me, preme tre tasti con un dito) e sembra di essere su di un portatile a tutti gli effetti&#8230;<br />
Ancora scettico dico&#8230; vabbè ma questo è solo Word&#8230; è solo un filmatino su YouTube&#8230; ora voglio vedere che succede se apro una bella imagine in Photoshop&#8230;<br />
eppure&#8230;<br />
A parte i problemi di installazione legati alle caratteristiche del portatile, Adobe Creative Suite 4 per lavorare bene richiede minimo 1Gb di RAM ed uno schermo con risoluzione minima di 1024&#215;768, passi per la memoria che si può espandere facilmente (lo slot di espansione è accessibile dal fondo del portatile) purtroppo la risoluzione massima dello schermo, che è di tipo widescreen, arriva a 1024&#215;600&#8230; vabbè non fa niente, tanto la suite di Adobe la posso utilizzare lo stesso.<br />
Comunque, avvio Photoshop e carico la mia bella immagine presa testè dalla mia Canon EOS 400D alla massima risoluzione ed applico un bel filtro Artistic&#8230; chissà&#8230; ebbene il computer (lo possiamo chiamare così se lo merita) non ha fatto una grinza ed ha applicato il filtro in pochissimi secondi.<br />
Non contento ancora decido di creare e lavorare con FireWorks, su una immagine PNG a 300 dpi di risoluzione&#8230; ebbene creo, smonto, gruppo, croppo e niente da fare, ogni tanto c’è qualche sospiro di affanno ma è quasi inoscultabile; il piccino si sta comportando veramente bene.<br />
Inizio ora a voler lavorare su più cose insieme (ormai sono determinato; lo devo bloccare!!!) e faccio partire eMule (ovviamente sono connesso con il cavo e non wireless), con FileZilla mi collego al mio sito FTP, con FireWorks e Photoshop decido di creare una immagine “interdisciplinare” a 300 dpi e contestualmente apro con il mio Dreamweaver la pagina HTML dal mio sito FTP in cui dovrò fare “copy &amp; paste” del testo nel mio file Word aperto&#8230; ah in tutto questo il mio Avira Antivir sta controllando il sistema con Spybot e sto ascoltando la mia musica preferita con iTunes!!!!<br />
Ebbene amici, vi assicuro che non si è bloccato!!!!!</p>
<p>Altra nota di merito va data alla batteria, sui giornali sbandieravano durate “interstellari”di quasi 8 ore&#8230; esagerati&#8230;<br />
Felice di questa scelta decido che è il momento di fargli un bel regalino e quindi, eBay alla mano, compro un bel banco di memoria DDR2 da 2Gb&#8230; tanto per non farlo affaticare&#8230; e per fare contenta, almeno in parte, Adobe.<br />
Prossima modifica&#8230;. sostiture l’HDD da 160Gb con uno più capiente, tipo da 320 o più&#8230;. appena capisco come si smonta l’HDD&#8230;<br />
Dopo tutta questa attenta analisi, vi posso sicuramente dire che, il Samsung NC10, NON E’ POCO PIU’ DI UN PALMARE&#8230;. certo non è un notebook, ma fa del suo meglio per somigliarvi, almeno in quella che è la risposta alle sollecitazioni “informatiche” e penso che, con le dovute modifiche (memoria innanzitutto) potrebbe tranquillamente sostituire un computer di casa, ovviamente dico “potrebbe” perchè per me è impensabile lavorare su uno schermo più piccolo di un foglio A4 con una tasteria ed un “mouse” da puffi e senza un lettore DVD&#8230;.</p>
<p>Alla prossima!!!!</p>
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