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	<title>Hyde Park &#187; Pensieri</title>
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	<itunes:summary>Attraverso il podcast di Hyde Park potrete ascoltare alcuni dei più significativi contenuti audio tra quelli inviati dai lettori/scrittori di Hyde Park.
Il progetto Hyde Park, una rivista composta esclusivamente da contenuti scritti dai lettori e selezionati dalla redazione, si basa sulla valorizzazione di tutti i talenti che spesso hanno difficoltà ad accedere ai canali editoriali tradizionali.
Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
Visitate il sito http://www.rivistahydepark.org per maggiori informazioni.</itunes:summary>
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		<title>Hyde Park &#187; Pensieri</title>
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		<title>&#8220;Valerio Massimo Manfredi e Alessandro Barbero: La storia e non solo&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 21:27:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per gli amanti della Storia e del romanzo storico italiani i nomi di Valerio Massimo Manfredi e di Alessandro Barbero sono una garanzia: il primo ha scritto numerosi romanzi tra Storia e realtà e saggi sull&#8217;antichità, il secondo ha affiancato all&#8217;attività di storico quella di romanziere, con Gli occhi di Venezia. Parlando con loro si capisce di quanto la nostra ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/pinomoscato/5602680799/"><img class="alignleft size-large wp-image-9266" title="storia" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/storia-678x451.jpg" alt="" width="678" height="451" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Per gli amanti della Storia e del romanzo storico italiani i nomi di Valerio Massimo Manfredi e di Alessandro Barbero sono una garanzia: il primo ha scritto numerosi romanzi tra Storia e realtà e saggi sull&#8217;antichità, il secondo ha affiancato all&#8217;attività di storico quella di romanziere, con <em>Gli occhi di Venezia</em>. Parlando con loro si capisce di quanto la nostra vita non possa prescindere dalla memoria di chi ci ha preceduto e ci ha aiutati a diventare quello che siamo.<br />
Ma due storici come immaginano il futuro, proiettati così come sono nel passato?<br />
«Il futuro è una brutta bestia», dice Alessandro Barbero, «ed è una caratteristica della nostra epoca non riuscire ad immaginarlo. Del resto, nel 1857 Cavour rispose che erano corbellerie a chi gli prospettava come prossima l&#8217;Unità d&#8217;Italia, non perché non ci credesse ma perché la vedeva come cosa molto più remota e lontana. Diciamo che un tempo c&#8217;era l&#8217;idea che il futuro avrebbe portato cose buone, oggi questo c&#8217;è meno e si tende invece a deformare il passato a proprio vantaggio».<br />
Ma che differenza c&#8217;è tra scrivere di Storia e scrivere un romanzo storico?<br />
«Il punto è che la mente umana cerca di arrivare alla verità, che è irraggiungibile», ricorda Valerio Massimo Manfredi, «la Storia è passato, ma è attuale solo nella misura in cui la consideriamo. Narrare la Storia è nato prima della ricostruzione storica stessa, Omero è venuto prima di Tucidide, e ci racconta una storia meravigliosa, quella di barbari micenei che diventano eroi. A noi non basta mai la vita che abbiamo, la nostra mente ha bisogno di essere riempita con avventure, anche perché nessuno di noi può vivere senza memoria, senza identità, senza emozioni, e quando scrivo sono io per primo a provare le emozioni che devo comunicare».<br />
Pur avendo scelto di raccontare storie ambientate in epoche diverse, i libri di Valerio Massimo Manfredi e di Alessandro Barbero sono accomunati da una narrazione appassionante di fatti di solito freddi e da personaggi che non ci sono nelle storie ufficiali che sanno affascinarti.<br />
«Se si scrive un romanzo storico non si può evitare di fare un confronto con Manzoni», dice Barbero, «che aveva il progetto ideologico di parlare degli umili, e non di Re e Papi, anticipando la storiografia moderna. Certo, quando si parla di contadini nella Storia non si parla mai del singolo contadino, quello spetta al romanziere».<br />
Ma quanto è importante la Storia per capire la nostra identità, sopratutto in un anno come questo?<br />
«Ho riletto l&#8217;altro giorno le <em>Res Gestae </em>di Augusto, l&#8217;imperatore che ha creato non solo l&#8217;impero romano, ma l&#8217;Occidente come oggi lo conosciamo ancora, che dice <em>Nelle mie mani giurò spontaneamente tutta l&#8217;Italia</em>», dice Manfredi e continua «vorrei sapere se esiste un altro Paese che ha un atto costitutivo così forte.»<br />
«Vorrei aggiungere una cosa sull&#8217;Italia», ricorda invece Barbero, «quando oggi ci dicono che l&#8217;Italia non esisteva, che era disunita, in realtà è dal XIV secolo che chiunque abbia voluto scrivere qualcosa in Italia si sforza di farlo in italiano e non in latino o in dialetto. In città come Costantinopoli esisteva la Società Italiana degli Operai, di cui fece parte Garibaldi prima dell&#8217;impresa dei Mille».<br />
«Infatti ci hanno sempre chiamati tutti italiani», continua Manfredi, «anche perché si critica come è nato il nostro Paese, ma in fondo la Spagna è nata da un matrimonio, altri Paesi come Belgio, Olanda, Iraq e Senegal sono nati a tavolino. Noi ci siamo da 25 secoli.»<br />
Valerio Massimo Manfredi e Alessandro Barbero vivono per molto tempo nel passato, con persone che parlavano lingue come il latino o il greco, spesso in tempi recenti disprezzate per la loro presunta inutilità.<br />
«Quando un ragazzo mi chiede a cosa serve il greco antico, io gli rispondo a niente e per questo è indispensabile», dice Manfredi, «mi è capitato di leggere una lettera di Frontone all&#8217;imperatore Marco Aurelio, in cui gli racconta la sua giornata che ha vendemmiato e poi è andato a trovare la nonna che stava male e le ha letto una poesia di Virgilio. In quel momento io parlo con l&#8217;imperatore dei romani e scopro che condividiamo la stessa umanità. E per apprezzare queste cose serve la cultura, che te la può trasmettere solo una scuola pubblica che funziona, io ho potuto studiare grazie alla scuola pubblica».<br />
«E poi il greco e il latino sono due lingue che sono state usate per 1500 anni», ricorda Barbero, «non conoscerle significa non riuscire a parlare con la stragrande maggioranza delle persone vissute sulla Terra».<br />
Parlando di fatti più recenti, come la Resistenza, come si può conciliare la memoria con la Storia?<br />
«Una famiglia antifascista avrà una memoria diversa dei fatti che non una famiglia fascista», dice Barbero, «ma la Storia vuol dire guardare oltre il tuo naso, confrontando la propria memoria con quella degli altri. Negli Stati Uniti nell&#8217;Ottocento c&#8217;è stata una Guerra civile, il Sud ha perso, oggi l&#8217;argomento è conosciutissimo, ma tutti sono d&#8217;accordo che è andata bene che i fatti si siano svolti così e non ci sono più strumentalizzazioni politiche. Il passato non è chiuso e non va mai strumentalizzato».<br />
Il mondo classico cadde di fronte all&#8217;incalzare dei barbari, che oggi viene a volte rievocato per scatenare la paura dello straniero e dell&#8217;immigrato.<br />
«Barbaro è una parola greca, che indica tutti quelli che non parlavano la lingua greca, poi i Greci si accorsero che c&#8217;erano barbari più forti di loro, i Romani, e così i barbari diventarono quelli che non sapevano latino e greco. Ognuno è sempre il barbaro di qualcun altro», dice Barbero.<br />
«I barbari erano comunque attirati dall&#8217;Impero romano, dove c&#8217;erano strade lastricate, biblioteche, terme, portici, ed era un po&#8217; quello che oggi fa la tv verso le popolazioni più disperate. L&#8217;Impero romano è poi crollato per vari motivi, ma quelli chiamati barbari, allora come oggi, l&#8217;hanno salvato per lungo tempo, la strada è l&#8217;assimiliazione di modo che le varie culture possano convivere», ricorda Manfredi e aggiunge: «Inaccettabile comunque che in Parlamento sieda una forza politica che disprezzi l&#8217;Unità, costruita con il sangue di tutti gli italiani, che parli di un&#8217;entità territoriale che non è mai esistita, che si dimentichi che già nell&#8217;antichità erano italiani e romani personaggi nati al di fuori come Seneca, Virgilio, Plinio».<br />
La Storia per capire il presente, l&#8217;appassionarsi a fatti lontani per diventare più consapevoli della propria vita e del proprio ruolo adesso.</p>
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		<title>&#8220;La fotografia&#8221; di Maria Tosa</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 20:49:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apro il cassetto con un gesto deciso. Sono cosi sicura di riuscire a trovare quello che cerco, che potrei farlo ad occhi chiusi e questo malgrado sia un cassetto strapieno di oggetti che non verranno mai utilizzati. Oggetti che andrebbero gettati via, anche se sono tutti praticamente nuovi di zecca. Ci sono portafogli e portamonete delle più svariate misure, occhiali ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9036" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/fotografia-678x450.jpg" alt="" title="fotografia" width="678" height="450" class="size-large wp-image-9036" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/hugomapelli/5479994882/</p></div>
<p style="text-align: justify;">Apro il cassetto con un gesto deciso. Sono cosi sicura di riuscire a  trovare quello che cerco, che potrei farlo ad occhi chiusi e questo  malgrado sia un cassetto strapieno di oggetti che non verranno mai  utilizzati. Oggetti che andrebbero gettati via, anche se sono tutti  praticamente nuovi di zecca. Ci sono portafogli e portamonete delle più  svariate misure, occhiali da sole mai indossati, cartoline comprate e  mai spedite. Carte da gioco, block notes e penne biro.<br />
Apro afferrando il pomello con la mano sinistra, quasi nello stesso  istante, la mano destra scivola in avanti, pronta ad afferrare il rotolo  del nastro adesivo che si trova proprio lì nell’angolino. Ma la mano si  blocca e rimane sospesa a mezz&#8217;aria.<br />
Un’intensa emozione tanto improvvisa, quanto inaspettata, travolge il  mio cuore trasportandomi, per un istante, in un’altra dimensione.<br />
Ritraggo quasi la mano, poi la muovo lentamente in avanti e &#8220;ti raccolgo&#8221;.<br />
Prendo la fotografia per osservarla da vicino, lo faccio lentamente  quasi temessi di perdermi nel tuo sorriso. Ed ecco che ritorna il  ricordo di quel preciso momento.<br />
Ritorna forte, malgrado siano passati più di dieci anni.<br />
I tuoi occhi azzurri, adesso come allora, sono due laghi immensi in cui annaspare prima di annegare.<br />
Hai le braccia leggermente divaricate, le mani stringono gli angoli di  un asciugamano. Avevi tentato più volte di togliere via la sabbia,  scuotendolo con forza e ora lo stavi piegando.<br />
Gli ombrelloni a strisce bianche e verdi che riempivano quel tratto di  spiaggia, fanno da sfondo al tuo viso leggermente inclinato verso  destra.<br />
Ti avevo chiamato e tu ti eri voltato. Probabilmente pensavi che mi servisse qualcosa.<br />
Non sapevi che ti avrei fotografato. Però, avevi sorriso.<br />
Dalla luce fioca che ti illumina, capisco che devono essere le 19.00,  forse anche le 19.30 di una sera di fine agosto. Ma a noi piaceva cosi.  Amavamo rimanere in spiaggia fino a tardi. Lo sguardo perso sulla linea  dell’orizzonte, sdraiati sui nostri lettini, guardavamo la marea salire.  A volte, quando l&#8217;umidità era particolarmente fastidiosa, ci  avvolgevamo negli asciugamani e rimanevamo li a chiacchierare,  consapevoli delle corse che avremmo dovuto fare più tardi, per arrivare  puntuali alle cene organizzate con gli amici.</p>
<p>Ti osservo mentre attraversi i ricordi.<br />
Sei cosi distante ormai.<br />
Sei come un grido che si è perso nel vento.<br />
Come un&#8217;eco lontana che riporta quello che è stato, un pensiero che  conduce la mente sul ciglio di quell’arido deserto in cui mi  abbandonasti.<br />
Ho impiegato giorni, mesi, forse anni a ritrovare quello che di me avevo  smarrito. Ho affrontato notti buie nel tentativo di ricomporre il  cuore, infranto dalla deflagrazione causata dal nostro addio.<br />
Ho vagato scalza alla ricerca di nuovi confini.<br />
Ferita, accecata dalle lacrime, affondavo nel dolore per riemergere ed affondare ancora.<br />
Solo dopo molto tempo, sono ritornata ad essere quella che ero.<br />
In realtà, ad essere molto più forte di quanto fossi mai stata prima.</p>
<p>Adesso sei cosi lontano, eppure in questo momento … ho quasi l’impressione di poterti accarezzare.<br />
Per un attimo mi sembra di essere tornata su quella spiaggia.<br />
Sento il contatto della sabbia bagnata sotto i piedi, sento il profumo del mare che mi avvolge insieme al tuo sguardo.<br />
E&#8217; come il bisbiglio di una preghiera che incanta il silenzio.<br />
Come la traccia lasciata da un pennello sul quadro della vita.<br />
Ci sono ricordi che hanno il potere di annullare il tempo.<br />
Arrivano improvvisi e travolgono senza che si possa fare nulla per evitarlo.<br />
Come un vento che aggredisce improvviso e poi fugge via senza lasciare tracce.<br />
Il tempo trascorre veloce, spezza i tralci secchi, piega quelli deboli, dona loro nuova forza obbligandoli a resistere.<br />
Inclemente cancella le passioni, si porta via i sogni e le illusioni.<br />
Il tempo però, regala sempre nuove stagioni, ricche di altri profumi e di rinnovate emozioni.</p>
<p>Distolgo lo sguardo dall&#8217;immagine patinata che stringo tra le mani. La  infilo nella busta delle cartoline da dove sicuramente è fuoriuscita e  richiudo piano il cassetto.<br />
Ti riconsegno al buio al quale appartieni da molto tempo.<br />
Sorrido senza rancore.<br />
Con un filo di malinconia forse, ma senza più dolore.</p>
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		<title>&#8220;I segni del vissuto, bellezza eterna&#8221; di Grazia Longo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Apr 2011 20:03:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un essere vivente, che sia uomo o donna, deve essere amato per quello che è, senza canoni estetici precostituiti. La luminosità d&#8217;un&#8217;anima che traspare dallo sguardo, rende le rughe valore aggiunto, di vita vissuta. Sono i segni dell&#8217;amore,&#8230; ancor più per una donna che ha partorito e lottato per gli altri. Quella patina d&#8217;antico che rende eterna la bellezza, quei ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9003" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/specchio2-678x453.jpg" alt="" title="specchio" width="678" height="453" class="size-large wp-image-9003" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/mihirvaze/3322207336/</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un  essere vivente, che sia uomo o donna, deve essere amato per quello  che  è, senza canoni estetici precostituiti. La luminosità d&#8217;un&#8217;anima  che  traspare dallo sguardo, rende le rughe valore aggiunto, di vita  vissuta.  Sono i segni dell&#8217;amore,&#8230;  ancor più per una donna che ha  partorito e lottato per gli altri.  Quella patina d&#8217;antico che rende  eterna la bellezza, quei solchi che  sono stati infiniti sorrisi e  pieghe amare, o crucci, albe e tramonti,  perdite, rinunce e conquiste,  se non si rinnegano, sono segni d&#8217;un  percorso esistenziale, pagine di  poesia scritte sul volto e sul corpo,  la luce interiore che sfugge  dagli occhi è il lampo che meraviglia e  attrae. Chi cancella i segni,  rendendo il proprio viso omologato e  omologabile, viso immobile e privo  di emozionalità, chi si costruisce un  corpo bionico, per cancellare il  tempo, in fondo dimostra d&#8217;aver  vissuto invano la propria vita, di non  essere giunto in nessun luogo,  d&#8217;esser fermo alle apparenze, di voler  essere altro da sè. Se sarà  amato, lo sarà per quello che non è, e non è  stato, un involucro che  mente la sua vita.</p>
<p><strong>Copyright©2011 Grazia Longo</strong></p>
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		<title>“Il Natale nelle preghiere e nei canti religiosi in Calabria – Parte Terza” di Rocco Giuseppe Tassone</title>
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		<pubDate>Thu, 31 Mar 2011 20:25:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Non poteva mancare, naturalmente una ninna nanna a Gesù Bambino ( dal volume:  “ Mitico Aspromonte “ di Francesco Chirico ): E’ la notti di Natali,/è la festa principali/e scindiru li pasturi/p’ adurari Noshru Signuri…/ E ninna, nanna laò…/dormi Gesù e fai la vo-ooo…/ Bambineddhu ruci, ruci,/  jeu ti portu li’ nuci,/ ti li scacci e ti li mangi…/ e ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8961" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img class="size-large wp-image-8961" title="candele" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/candele4-678x452.jpg" alt="" width="678" height="452" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/conradkuiper/4201761589/</p></div>
<p style="text-align: justify;">Non poteva mancare, naturalmente una ninna nanna a Gesù Bambino ( dal volume:  “ Mitico Aspromonte “ di Francesco Chirico ):</p>
<p style="text-align: justify;"><em> E’ la notti di Natali,/è la festa principali/e scindiru li pasturi/p’ adurari Noshru Signuri…/ E ninna, nanna laò…/dormi Gesù e fai la vo-ooo…/ Bambineddhu ruci, ruci,/  jeu ti portu li’ nuci,/ ti li scacci e ti li mangi…/ e cusì: zittu e non ciangi!/    Bambineddhu, ruci assai,/li pitrali ti purtai,/ti li fici la mamma mia/ ch’ è cchiù ricca di Maria…/ E ninna, nanna laò,/ dormi Gesù e fai la vo-ooo…/ Bambineddhu, meu aduratu,/jeu ti portu lu nuciddhatu,/ ti lu mangi in cumpagnia,/cu’ Giuseppi e cu’ Maria…/E ninna, nanna laò,/  dormi Gesù e fai la vo-ooo… </em></p>
<p style="text-align: justify;">Dalla rivista “ Parallelo 38 “ novembre-dicembre 2000, una filastrocca sul Natale raccolta in Aspromonte:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> A stiddha manda luci alla muntagna/e sbigghja li pasturi dhurminati,/                        illumina lu cielu e la campagna/e li fundali sulitari e uniti./Intra la pagghia c’  è lu bambineddhu,/chi dormi standu comu  ‘nte sciuri,/mentre lu boi cu’  lu sceccareddhu/cu’  lu sciatuni  ‘nci mandunu caluri./ Niscia lu bambineddhu/ e mentri vui dormiti,/ nesciu lu Redenturi./  Alleluia, alleluia, alleluia./</em><em>Rivigghiativi du sonnu</em>/<em> mentitivi in caminu/jiati a trovari lu santu Bambinu./ Don, don, don, sonanu li campani,/ s’  appicianu li torci,/si battinu li mani./Succedi confusioni,/carcunu  ‘avi  ‘a mala,/succedunu baccanu e l’ Angilu si sciala./Peppa a lavandara,/stanca da jurnata/dormi ma si risbighia/sentendu ddha scenata./Si misi a grirari, a ciangiri, a cuvaliari/e l’  Angilu contentu turnau a rumbuliari./Alleluia, alleluia nesciu lu Redenturi,/alleluia, alleluia nesciu nostri Signuri./A  ‘Ntoni la stiddha lu  ‘magau/e seguendula biatu si misi a caminari./Lu pecuraru chi era  ‘nghiacciatu7vitti lu firmamentu rischiaratu,/vitti l’  Angilu chi ballava,/lu vitti chi sonava,/lu vitti chi parrava,/parrava cu’  la genti/dicia: prestu veniti cu’  nenti/prestu scappamu alla grutta/ca nc’  è Bambinu/‘nta la pagghia asciutta./Ora finarmenti tutti  ‘u  ‘ppuraru/du bambinu e cumenzunu a fujiri./Cu’  porta l’  agneddhu,/cu’  porta la nzugna,/‘nta li dintorni no’  resta chiù nuddhu./Arrivanu a grutta felici e cuntenti,/quanti cristiani chi amuri di genti./Fora  ‘nce Peppi chi faci lu focu/mu caddia  ‘nu pocu ddhu locu./E la Madonna chi stanca paria/si pigghia lu figghiu e lu ballaria./</em><em>O Gesù mio quanto si’  beddhu</em>/<em>io ti portai  ‘stu panareddhu./Dassatimi  ‘u passu, jiapriti  ‘si frotti/ca  ‘nci purtai pur’  io i ricotti./Vogghiu mu viru, vogghiu mu basciu,/cà,  ‘nci purtai  ‘sta vesti di rasu;/e  ‘nta la sporta i rigali mentunu./Ma io chi vi dugnu  ‘nci dissi  ‘u Bambinu,/viniti chiù cà vi vogghiu vicinu,/vi dugnu la paci vi portu l’  amuri,/vi benedicu ca’  su’  vostru Signuri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il tenace sforzo di fare tutto suo, ha portato l’umile gente di questa ridente terra, anche se ferita, a fare assomigliare ad essa anche Dio, creando momenti comuni in cui l’uno si vede nell’altro e l’altro nell’uno, come possiamo notare nell’epigramma che segue:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> La madonna  ‘ntà casa se sedia,/li cose a San Giuseppi arripezzava,/                        pezzule vecchie e nove cci mentìa,/ cu pacenza te le rinnovava./Lu Bambinuzzu  ‘n’  terra se sedia,/  e l’ Angialu de Ddiu te lu cantava./ Te lu cantava e te lu benedicìa: /che bellu figghju c’ ha fattu Maria. –/Quandu lu Bambinellu se levava:/pronta la mamma lu vestìa,/la faccia e le manuzze li lavava:/va’  dduve San Giuseppi te dicìa. –/E San Giuseppi quandu lu vedìa:/</em><em>bbonu venutu, figghju de Maria! –</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Di seguito quattro preghiere a Gesù Bambino registrate a S. Eufemia d’Aspromonte:</p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Bombinuzzu di ddhoc’  affora,/venitindi a la casa mia,/ca ti conzu lu letticeddhu/‘ndà sta povara anima mia./Anima mia non stari cumpusa,/ca Gesù ti voli pe’  spusa,/ti ama e guverna/e ti manda  ‘n gloria eterna!</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Cu Jesù mi curcu, cu Jesù mi levu,/standu cu Jesù paura non haju./Eu la sacciu la curcata,/ma non sacciu la levata,/st’ anima mia est raccumandata./Tri cosi di la chiesa vi cercu:/cumpessiuni, cumuniuni e ogghju santu./Patri, Figghju e Spiritu Santu!</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Bombinuzzu chi jiti a la scola,/la mamma vi chiama ca l’ ura già sona,/a trent’ anni curuna di spini,/cu ferru e catini a l’ amatu Jesù./A undi posati lu vostru peduzzu,/nesci lu gigghju e lu basilicò! </em></li>
</ul>
<ul style="text-align: justify;">
<li><em>Patri nostru picciriddhu,/stamatina jia cu jddhu,/</em><em>mi  ‘ncuntrau lu Signuri,</em></li>
</ul>
<p style="text-align: justify;"><em>acqua santa mi jettau,/ogni passu e ogni via,/liberatimi vui Jesù e Maria!</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Mentre a Mammola ( RC ) la mia alunna Assunta Maria Grazia Dogali ha registrato la seguente nenia:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Sutta i pedi da nucilla/‘nc’  è na naca piccirilla,/annacavanu u Bambinu/San Giuseppi e San Gioacchinu.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ancora sul Natale:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Allestitivi cari amici, / ca su jorna di Natali, / oh chi festa trionfali / lu gloria Patri! / A li celi gran fersta si faci, / a la chiesa cantanu ancora / e la terra oh chi  ‘ndì odora / di rosi e hjuri! È nisciutu lu Redenturi, / porta beni e porta vita, / ogni grazia a nui ci  ‘mbita a l’unioni. / Porta grazii pe’  li boni, / pe’  li mali lu so’ aiutu, / tutti chidi chi l’ hannu perdutu / lu vannu a truvari. Lu vannu a ritrovari, / non si trova  ‘na bona via; / a lu celu chi non c’ è via / c’ è lu sigillu. Non guardati ch’ è piccirillu, / ca eni grandi e onnipotenti, / ed è puru pe’ nui assistenti / finu a la morti. / Figliu natu di menzanotti, / figliu nudu e povarellu, / comu tantu rispettusellu / a mezzu a la paglia. / È cupertu cu’  ‘na tuvaglia, / è cupertu cu ver’amuri, / la sò mamma cu tanti splenduri / lu stringi a lu pettu. / O divinu me’ pargulettu, /  li santi Angiali calaru, / e Maria la salutaru / a la capanna. / Chida notti chi chiovìa manna, / chida notti desiderata, / l’erbiceda non era nata /  e spandìa meli. / Risplendenti chi siti a li celi, / risplendenti chi siti a la grutta, / risplendenti pe’  l’ aria tutta / la majestati. / E lu voi cu l’ asinellu, / chi adoravanu a chidu gran Santu, / San Giuseppi ch’ è vecchiarellu / è venaratu. / Si cogghjiru li pasturi / tutti attornu a la capanna, / a Maria ch’ è vera mamma / di lu Messìa: / &#8211; fidati, cara matri, / ca li festi su’ passati – / ma rispundi a Bbefanìa: / &#8211; gnura no’, ca c’ è la mia! -</em></p>
<p style="text-align: justify;">Domenico Caruso di San Martino di Taurianova (RC) ha raccolto il seguente canto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Li belli festi e li belli Natali / su’ veri ca nescìu nostru Signuri, / ‘nta ‘na capanna a mezzu du’ animali, / Maria cu’ San Giuseppi ‘ndinocchiuni. / Furu stupìti chidi foritani / chi si trovaru chida notti fora: / vittaru ‘a primavera naturali, / cchjù chi ad aprili e maju cu’ li fiori. / Si misaru ‘n caminu li signuri, / si misaru a sellari li cavadi; / li vitturini ch’ eranu  davanti, / chidi ‘ndavìanu bonu sentimentu; / ìanu cu’ fidi ferma assai costanti, / passaru dà d’Erodi tradituri. / Erodi chi li vozzi addimandari: / “adduvi jiti vui, gran signuri?” / (Magi) “Jamu ch’ è natu ‘u nostru generali, / ch’ è Re supra ogni atra criatura”. / (Erode) “Jiti se lu potiti ritrovari, / c’ a mmia mi fati ‘nu grandi favuri, / ca puru jeu lu vegnu a visitari, / ca vògghju mu lu stimu assai di cori”. / La stella chi guidava a Betlemme / po’ si fermau e trasìru ‘nta capanna; / da’ testa si cacciaru la curuna, / ci appresentaru chidi tri rigali: / l’oru, l’incenzu e a mirra a lu Signuri. / Lu Bombinuzzi vòzzaru lodari / ch’era nesciutu ‘nta grandi fridduri. / La Madonna li vozzi cunzulari, / trasìru ‘n grazia di nostru Signuri. / Si vitti Erodi lu tempu passari, / cuntra si la pigghjàu di chisti ‘gnuri: / fici cacciari ‘n’ordini reali / mu’ ‘nci tàgghja la testa ‘e criaturi. / Povari mammi affritti e patri amari, / chi gran spaventu e chi grandi torturi, / vidìri ‘e figghj la testa tagghjari: / cunsiderati, vui, quantu doluri! / Nc’ era ‘na sèggia di focu ‘mpernali / avanti di Lucìferu maggiuri, / e pe’ spujiri la mala occasioni / fujiru in Egittu cu’ nostru Signuri. / Sulu ‘na grazia jeu vegnu a cercari: / chida chi dàstivu a lu bonu latruni!</em></p>
<p style="text-align: justify;">BIBLIOGRAFIA:</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Rocco Giuseppe Tassone</em></strong>:     Miraculu di Ddiu chira matina viaggio etnografico-glottologico tra preghiere e canti religiosi in Calabria vol I ed. Pr. U.F.C. e Comune di Candidoni 2002.</p>
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		<title>&#8220;Il Natale nelle preghiere e nei canti religiosi in Calabria &#8211; Parte Seconda&#8221; di Rocco Giuseppe Tassone</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Mar 2011 18:14:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mammola]]></category>
		<category><![CDATA[nascita di Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni popolari]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni religiose]]></category>

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		<description><![CDATA[Anche i re magi sono protagonisti dei canti popolari ( opera citata: “ I ragazzi raccontano”, Mammola ): Partiru Baldassari, Melchiorri e Gasparu/e su venuti dall’  oriente/appena a  ‘na capanna su arrivati/ja dumandaru cui stacìa/e ja stava Erodi ritiratu/ed era cu  ‘na ricca cumpagnia./Subitamenti si domandaru/Se chija sira li riciviva./Subitamenti hannu accettatu/cu veru cori li riciviva/puru  ‘na tavula s’  acconzaru/china ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8902" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/candele3-678x452.jpg" alt="" title="candele" width="678" height="452" class="size-large wp-image-8902" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/adulau/5416221717/</p></div>
<p style="text-align: justify;">Anche i re magi sono protagonisti dei canti popolari ( opera citata: “ I ragazzi raccontano”, Mammola ):</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Partiru Baldassari, Melchiorri e Gasparu/e su venuti dall’  oriente/appena a  ‘na capanna su arrivati/ja dumandaru cui stacìa/e ja stava Erodi ritiratu/ed era cu  ‘na ricca cumpagnia./Subitamenti si domandaru/Se chija sira li riciviva./Subitamenti hannu accettatu/cu veru cori li riciviva/puru  ‘na tavula s’  acconzaru/china di pompa e di galanteria./Lu megghju cavaleri li servia/e doppu u pranzu nesciru  ‘ncuntrastu:/“ vui comu capitastivu a  ‘sta via? “/“ Nui jamu a Betlemmi  ‘sta jurnata/si dici ca fu natu lu Messia “./“ E’  inutili pe’  vui lu vostru viaggiu/ca s’  era cosa cca nui si dicìa “./“ Nui mo ca  ‘ndi trovamu  ‘ncaminata/la stija non di dici la bugia “./“ Se hjti mu parrati e interrogati/poi portati risurtati cca mia “./Nostra Madonna ca la seppi fari7mutau la stija e stracambiau la via./E tu grutteja chi fortuna avisti/di grutta paradisu diventasti/e tu grutteja chi furtuna avisti/‘ sta Vergini Maria  ‘ndi ospitasti/e si misiru  ‘ncamminu Maria Giuseppi e lu Bambinu./Poveri matri afritti e patri amari/videndu so figghju a testa tagghjari/ e li bambini cu grazia e sorrisu/tutti volarunu in paradisu./Erodi  ‘ndeppi peni e duluri/e fu sedutu a  ‘na seggia  ‘nfernali/accantu a Luciferu maggiuri.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">In tutti i paesi del reggino, forse della Calabria, è diffuso il canto che segue che, sicuramente, è la più dolce e più bella nenia sul Natale:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Allestitivi cari amici ca su jorna di Natali,/oh chi festa o chi felicità è da gloria Patri./A lu celu gran festa si faci, jamu a la chiesa/ca cantanu ancora e la terra è chija/ca  ‘ndi duna rosi e hjuri./Ohj e natu lu Redenturi, friddu, nudu e povareju/comu tantu dispettuseju a mezzu a la pagghja./Fu cupritu cu  ‘na tuvagghja, fu cupritu cu veru amuri,/la so’  mamma cu tantu splenduri si lu stringi a li so’  pettu./</em><em>Oh divinu meu pargulettu,/</em><em>Li setti Angiali calaru e a Maria la mbitaru/a la capanna chija notti chjoppi a mamma/chija notti disiata l’  erbiceja era argentatae culava meli, risplendenti ca siti a li celi,/risplendenti ca siti a la grutta/beneditta chija sira tutta e maistusa./Non è  ‘mbernu che è primavera/e lu tempu non è com’ era eu m’  ingannu/è partitu pe la capanna cu Maria matri e sant’ Anna./San Giuseppi lu vecchiareju e venerandu7</em><em>e lu voi cu l’ asineju aduravanu lu gran Dantu/</em><em>viva Ddiu, tutti li santi e lu Bambinu./Pe finiri  ‘sta bella storia,  ‘ndinocchiuni/stettaru ognunu, si levaru li soi duni /e li regali: “ nenti sugnu e nenti valu /graziuseju Bambineju meu ti fazzu /‘nu letticeju  ‘ntà  ‘sti vrazza, pe cuscinu/e materazzu centu torci s’ alluminaria/avanti a la Vergini Maria, s’ alluminaria /o cchiù necessariu, viva Maria du Rosariu,/s’ alluminaria o cchiù putenti/viva Maria e l‘  assistenti.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">E a Guardavalle ( CZ ) una versione più breve ma sempre intrigante:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Allestitivi, o cari amici,/ pe’ sti jorni de Natali,/ o chi festa trionfali è l’ Eternu Patri./ Allu celu gran festa si cacìa,/ jamu a ra chiesi, cantamulu ancora,/ a terra già è chi l’ adura/ e cu rosi e cu curi./Tu nescisti  ‘ntà mezzanotti,/friddu e nudu, povareju,/però tantu rispettusellu/e nescisti d’ intra a pagghja./Ti accupparu cu  ‘na tuvagghja,/e ti accupparu cu veru amuri,/ a mamma sua, cu tantu splenduri/lu stringìa a lu pettu cu tantu amuri./Oh divinu meu Pargoleju,/ li Sant’ Angiali calaru,/e a ttia e a Maria cumbitaru./ A Maria Matri aduramu,/                      aduramu a lu Messia/ e allu bambinu lodi cantamu.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">O come diceva mia nonna Rosa:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>No’ c’ eni nottata felici e joconda,/bella comu la notti di Natali!/Nescìu lu Ridenturi di lu mundu/ammezzu a san Giuseppe e ddui  ‘nimali./La notti di Natali eni la festa principali,/ca nescìu nost<strong>r</strong>u Signuri/‘ntà ‘na povara mangiatura,/</em><em>cu lu voi e l’  asine<strong>r</strong>u,/</em><em>San Giuseppi, lu vechiare<strong>r</strong>u./Quantu eni be<strong>r</strong>a la notti di Natali,/ca parturìu Maria senza doluri./‘Mbiata cu la vaci a visitari,/fici ‘nu figghju ch’ eni dignu d’ amuri!</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il Tu scendi dalle stelle calabrese:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Vervu d’ amuri du celu scinnisti,/</em><em>e allu sinu i Maria jisti e pusasti,/ stavisti novi misi e pue nascisti,/la Virgini cum’era la lassasti./‘Na notte di dicembre illu fascetta,  pe’ cumpagni  ‘nu vuoe e  ‘nu ciucciarellu./‘Nu juornu grandicellu se perdetta:/  discurria cum’  un dotturellu./ Lu vidaru puoe sempri camminari,/ cu l’ amure vincere, affascinare.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ed ancora:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> Era bella Maria quando filava,/ sempri a  ‘na rasicela se mentìa./Lu figghjolellu li cercava pane:/ccittu, gioia, ca pane nun avimu./Va, porta stu filatu a lu patrune,/</em><em>ca te lu duna  ‘nu morzu de pane. – </em></p>
<p style="text-align: justify;">o come in Aspromonte :</p>
<p style="text-align: justify;"><em>A mezzanotti nesciu nostru Signuri/scuru ca facìa  ‘ntà  ‘na gruttella,/chiovìa, facìa friddu e nivicava forti,/luci ca no’  avìa e no ligniceja,/e la Madonna cu nu piantu forti,/li lacrimi di l’ occhi jenu  ‘nterra,/e la Madonna no’  avia pannizzeji,/sulu lu velu di la testa pe’  ‘mpasciaturej,/‘n’  Angialu di lu celu scindìu  ‘nterra/e cantau lu nostru Ddiu  la ninnarella.</em></p>
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		<title>&#8220;Il Natale nelle preghiere e nei canti religiosi in Calabria&#8221; di Rocco Giuseppe Tassone</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Mar 2011 22:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pensieri]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Mammola]]></category>
		<category><![CDATA[nascita di Gesù]]></category>
		<category><![CDATA[Natale]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni popolari]]></category>
		<category><![CDATA[tradizioni religiose]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Natale, in Calabria come in tutto il mondo, è la festa più importante dell’anno da trascorrere in famiglia: “ Pasca cu cu voi Natali cu li toi “ da rispettare nella sua tradizione popolare oltre che religiosa: “ cu no’ diuna la notti di Natali, quando mori l’ atterranu fora comu li cani “ e quindi non potevano mancare ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8865" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img class="size-large wp-image-8865" title="candele" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/candele2-678x457.jpg" alt="" width="678" height="457" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/blacklord/2134951313/</p></div>
<p>Il Natale, in Calabria come in tutto il mondo, è la festa più importante dell’anno da trascorrere in famiglia:</p>
<p style="text-align: center;">“ Pasca cu cu voi Natali cu li toi “</p>
<p>da rispettare nella sua tradizione popolare oltre che religiosa:</p>
<p style="text-align: center;"><em>“ cu no’ diuna la notti di Natali, quando mori l’ atterranu fora comu li cani “</em></p>
<p style="text-align: justify;">e quindi non potevano mancare dei canti alla gioia della nascita di Gesù. Noi abbiamo raccolto e già pubblicato nei due volumi di preghiere e canti religiosi in Calabria tutti i canti che siamo riusciti a reperire negli anni nei vari paesi della nostra regione:</p>
<p style="text-align: justify;"><em> Quandu Gesù si vozzi  ‘ncarnari/</em><em>mandau l’ Angialu Grabbeli/</em><em>mu ‘ncumincia ad annunziari/ a la rigina di li celi./ San Giuseppi cu  ‘n amuri/A la Virgini   ‘ncì dicìa:/e pe’  fasci e fasciaturi,/spusa mia no’  dubitari/e no’  dubitari a nnenti /ca ci stanno i me’  parenti. –/Li parenti s’  indi jiru,/prestu fora lu cacciaru./Certa genti ccì ammust<strong>r</strong>au /‘na capanna e ‘na campia./Tutti i ddui si riposaru,/San Giuseppi cu Maria./La tempista non era pocu/e lu gran friddu chi facìa./Vozzi nesciri a <strong>r</strong>u locu,/a setturi lu Messìa./Bambinuzzu, me bambine<strong>r</strong>u,/sempri a vvui volìa adurari,/pecchini siti tantu be<strong>r</strong>u,/no’  mi pozzu sazìari./Sa vuccuzza quando arridi/pari  ‘nu bellu paradisu,/si ‘nnamura cu vi vidi,/riguardandu lu vost<strong>r</strong>u surrisu./ Cuncetta‘Mmaculata,/sendu gravida di Ddiu,/fu cust<strong>r</strong>itta apparecchiata,/San Giuseppi, Santu pìu,/‘ncì scurau  ‘ntà  ‘na campìa./‘Ntà  ‘na grutta chi chiovìa,/a lu friddu, alla jelata/San Giuseppi eni cu Maria/e Maria ci rispundìu:/caru spusu fazzu a Ddiu. – /Spusa simu luntani/di la genti e d’  ogni beni. – /‘Ntà lu mezzu di la notti/Maria santa parturìu./Oh chi gustu, oh chi piaciri! /Vittaru l’ arburi curiri ./Si jungiru tutti pari:/Jimu, levamunci lu rigalu. –/Rispundi lu massaru:/da me’ parti pigghju ‘nu vite<strong>r</strong>u/ci lu levu pe’  rigalu pe’  vidiri lu/Bambine<strong>r</strong>u ammezzu a lu voi e l’ asine<strong>r</strong>u. –/Allestimundi, cari amici, /ca sugnu jorna di Natali,/pe’ la festa t<strong>r</strong>ionfali/Gloria Pat<strong>r</strong>i!/Allu celu randi festa si faci,/a la chiesa cantanu  ‘n coru/e a la terra chi già tutta s’ orna/di rosi e curi: nescìu, nescìu lu Sarbaturi! /Porta grazi pe’  li boni,/pe’ li mali dà l’ aiutu,/ognuna chi avi perdutu/l’ havi a t<strong>r</strong>ovari  ‘na bona via./A lu celu non c’  eni via,/a lu celu non c’ eni via/c’ eni lu sigillu:/no’ guardari ch’ eni picirillu./Ch’ eni grandi e onnipotenti/criscìu cu suduri e stenti/‘ntà chi<strong>r</strong>a pagghja. /L’ arcipreti cu tantu sprenduri/lu st<strong>r</strong>ingìa allu pettu./</em><em>Oh Divunu me’  pargulettu,/</em><em>tutti l’ Angiali calaru,/a Maria la salutaru a la capanna/Chi<strong>r</strong>a notti cunsidirata/l’ erbice<strong>r</strong>a ch’ eni criata/spandìa meli./Risprendenti chi siti a li celi,/risprendenti pe’  l’ aria tutta,/la maiestati e lu voi cull’ asine<strong>r</strong>u/aduravanu u Bambine<strong>r</strong>u./San Giuseppi ch’ eni vecchiare<strong>r</strong>u/l’  havi veneratu./Si jungiru li pastura/attornu, attornu a la capanna,  /</em><em>aduravanu a lu Missìa/</em><em>e la Madonna, così sìa ! </em></p>
<p><em> </em></p>
<p>A Mammola (RC) la signorina Dogali ha raccolto per noi il seguente canto:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Straniera fu la Vergini Maria,/cu san Giuseppi vecchiu caminava,/era straniera e non sapìa la via/facìa malu tempu e forti nivicava./S’ attuffa nu giuvanottu pe la via:/“ adduvi vai vecchiu cu sa matri cara?”/“ Vaju trovandu ccocchi stanzulina,/ma puru pe stasira pe alloggiari.”/“ Jocu fora na stanza  ‘ndavìa,/non sacciu s’ era di bestia o se s’ allocava.”/“ E non mi  ‘mporta se bestia  ‘ndavìa,/ca cu li modi mei l’ accumunava.”/A mezzanotti parturiu Maria,/felici notti a la scrittura chiama,/non fasci e coppulej la  ‘ndavìa,/nemmenu  ‘mpasciaturi mu  ‘mpasciava./‘N Angiulu di lu celu là scindìa,/li  ‘mpasciaturi a manu si calava:/“ ‘mpasciatalu,  ‘mpasciatalu Maria,/ca vui siti la nostra matri cara,/ogni otto jorna sant’ Anna si ja/e lu caru /Bambinu si  ‘mpasciava/e di lu gaudiu ca  ‘ndavìa Maria/lu velu di la testa si calava.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p>Sempre a Mammola è stato registrato l’inno a Gesù</p>
<p style="text-align: justify;">Bambino: Bambineju, Bambineju/chi si duci e saputeju,/chija notti chi nescisti/di lu friddu chi patisti/san Giuseppi ti pigghjau/di li mani ti portau,/ti portau jusu e susu/a li seggi di diamanti/chi jocavanu tutti li santi/piccirij jocavanu li nucij./Li nucij si ruppenu/la Madonna li cogghìa,/li tenìa cari cari/pe la notti di Natali. /Parturiu  ‘na gran ignura,/fici  ‘na nobili criatura,/la passaru di Messina/cu trumbetti e tamburini/e tutti l’ angiali la cantaru,/la cantaru pe’  gloria sia,/bellu fruttu chi fici Maria./E Maria jettau  ‘na vuci/Ju n’ Angialu e scumbogghjau la cruci,/e la cruci era scumbogghjata/Maria Cuncetta  ‘Mmaculata./‘Ntà lu mezzu di la notti /Maria santa parturiu,/parturiu lu Bambineju a mezzu lu voi e l’asineju./L’  acejuzzi  ‘ntà lu sonnu si risbigghjarunu/e vittaru jornu e si misaru a cantari/la santa notti di Natali./Prestu, prestu si la parraru, jamu levamunci lu rigalu,/jià  ‘nc’  era  ‘nu massaru: “ di la mia parti si levi  ‘nu viteju,/si lu levu pe’  rigalu e pe’  vidiri lu Bambineju “./Pe la strata di l’  Egittu lu Bambineju sempri ciangìa:/“ mamma e patri vogghju pani ca sugnu mortu di fami “./“ Ccittu figghju benedittu mo arrivamu a l’  Egittu “./Arrivaru  ‘ntà la città jenu cercandu la carità,/sa cercaru a  ‘nu pavareju sa dettaru du Bambineju./Mamma e patri cu faci caritate/di peni du  ‘mpernu è liberatu/quandu è ura di la morti s’  appresta lu tentaturi:/“ brutta bestia tu vattindi ca chist’  anima è la mia,/di lu Signuri  ‘ncià  ‘nd’  aju promisa /l’ anima beja du Paradisu “.</p>
<p style="text-align: right;"><em><strong>(prima parte&#8230;)</strong></em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;La  rivolta degli scacchi&#8221; di Patrizia Marinelli</title>
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		<pubDate>Thu, 03 Mar 2011 09:00:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cavallo mangia la torre]]></category>
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		<description><![CDATA[I margini della strada sono indefiniti, pedala più forte, all’improvviso, come faceva da bambina, trecce al vento e la voce della mamma che le urlava di fermarsi, come faceva al mare quando si allontanava, adesso che ci pensa, ha sempre avuto questo inspiegabile bisogno di andare lontano, di sentirsi libera, bisogno che ancora non poteva soddisfare, non una volta nella ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-2582" title="scacchi" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/scacchi.jpg" alt="" width="678" /></p>
<p style="text-align: justify;">I margini della strada sono indefiniti, pedala più forte, all’improvviso, come faceva da bambina, trecce al vento e la voce della mamma che le urlava di fermarsi, come faceva al mare quando si allontanava, adesso che ci pensa, ha sempre avuto questo inspiegabile bisogno di andare lontano, di sentirsi libera, bisogno che ancora non poteva soddisfare, non una volta nella sua vita si era sentita libera. A pensarci bene non saprebbe nemmeno spiegarlo il significato di quella parola, una cosa a cui tutti ambiscono, una cosa che tutti rincorrono fino alla fine della propria vita. Eppure, è una cosa impossibile da ottenere. Impossibile essere liberi, gli uomini non sono fatti per essere liberi, magari per essere liberi di farsi del male, ecco, quello sì. Come aveva fatto lei a farsi così male, cosa cercava mentre tutto improvvisamente crollava sotto i suoi piedi, aveva cercato e sperato più di quello che avrebbe dovuto? forse quando ti aspetti troppo rimani irrimediabilmente deluso, forse aspettarsi qualcosa è sbagliato, allora sono sbagliate le speranze, le attese, allora tutto è inutile, dovremmo solo prendere quello che viene? dove aveva sbagliato? che c’è di male ad avere fiducia, ad avere sogni, speranze..?<br />
Evitare di rimanere delusi, questo è lo scopo della maggior parte delle persone, evitare di soffrire, evitare, evitare, evitare cose, fatti, persone.<br />
Quindi? anche evitare di sperare?<br />
Ne vale davvero la pena?<br />
Non puoi essere libero, non devi sperare, non devi farti del male.<br />
Ma togliersi la speranza, i sogni, le aspettative, non è il modo migliore per annientarsi? non è il modo migliore per diventare semplicemente delle pedine in questa immensa partita? una pedina tra milioni di altre pedine, cavallo mangia la torre, il re mangia tutti, scacco matto.<br />
E un pedone? un pedone mangerà mai il re?<br />
Un pedone diventerà scacco?<br />
Un pedone potrà mai vincerla la partita?<br />
No. Queste sono le regole.<br />
R e g o l e .<br />
Chi lo ha deciso?<br />
Perché il pedone non può mangiare la torre? Perché una semplice pedina, tra altri milioni di pedine, non può diventare protagonista, perché deve vincere sempre il re?<br />
Perché non posso?<br />
Perché non devo?<br />
Riprende a pedalare….Immagina la scacchiera che si ribalta, i pedoni che insorgono, morte al re, morte al re…morte al re…ogni quadrato della scacchiera macchiato di sangue è simbolo della vittoria delle pedine, la regina si nasconde, il cavallo impazzisce, scacco matto, scacco matto, scacco matto.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Diritti e doveri di un giovane bevitore&#8221; di Salvatore Di Stasio</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Feb 2011 17:21:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[bere]]></category>
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		<category><![CDATA[sbronza]]></category>
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		<category><![CDATA[sobrio]]></category>

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		<description><![CDATA[Ha il diritto di sbronzarsi ovunque e con chiunque. Ha il diritto di scegliersi ciò che più gli aggrada da bere. Ha il dovere di conoscere i propri limiti, ma gli è concesso il diritto di oltrepassarli, talvolta. Ha il diritto di fare promesse che non manterrà mai. Se il suo compagno non ha soldi, su richiesta, ha il dovere ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8716" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img class="size-large wp-image-8716" title="bevitore" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/bevitore-678x449.jpg" alt="" width="678" height="449" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/thomashawk/2351523229/</p></div>
<p>Ha il diritto di sbronzarsi ovunque e con chiunque.</p>
<p>Ha il diritto di scegliersi ciò che più gli aggrada da bere.</p>
<p>Ha il dovere di conoscere i propri limiti, ma gli è concesso il diritto di oltrepassarli, talvolta.</p>
<p>Ha il diritto di fare promesse che non manterrà mai.</p>
<p>Se il suo compagno non ha soldi, su richiesta, ha il dovere di offrirgli una sbronza.</p>
<p>Se sprovvisto di soldi ha il diritto di chiederne al suo compagno per una sbronza.</p>
<p>Se paga un giro, ha il diritto di vedersene pagato un altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se maltratta, offende o bistratta ingiustamente qualcuno,  il giorno seguente, da sobrio, se gli sovviene quanto accaduto, ha il dovere di scusarsi con la parte lesa. Per rendere le scuse più vere e sentite ha il dovere di offrire da bere alla parte lesa.</p>
<p>Ha il dovere di ricordarsi che, seppur sbronzo, la violenza non è mai la risposta definitiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha il dovere di restare calmo e non perdere le staffe se guardato o giudicato con odio e disprezzo dalle persone sobrie.</p>
<p>Ha il dovere di restare sobrio, di tanto in tanto.</p>
<p>Ha il diritto di smettere di sbronzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha il diritto di ascoltare la musica che gli piace ad alto volume e il dovere di inveire con elegante rabbia verso quella che detesta.</p>
<p>Ha il dovere di evitare di guidare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha il diritto di commuoversi, sia, esagerando, davanti ad avvenimenti banali e cretini, quanto al cospetto del vero dolore.</p>
<p>Ha il diritto di fare castelli in aria, di illudersi e di sognare più intensamente del sobrio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ha il dovere di inebriarsi anche attraverso la conoscenza di altri paradisi, oltre che con quelli artificiali, quali l’arte, la letteratura, la poesia e la filosofia, onde evitare giunto a cinquant’anni di ritrovarsi solo un vecchio malato e sbronzo. A cinquant’anni sarà comunque un vecchio malato e forse sbronzo, ma almeno avrà qualcosa di sensato da dire e qualcosa di profondo a cui pensare.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Mente in orbita” di Beatrice Bono</title>
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		<pubDate>Thu, 30 Dec 2010 19:24:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Apatia]]></category>
		<category><![CDATA[attimi senza senso]]></category>
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		<description><![CDATA[Mi muovo barcollante fra le righe bieche della mia più totale insonnia. Nello stomaco ho sostanze a gradazione medio alta che attendono solo di essere assorbite; mi avveleneranno mente e corpo ma saranno fonte d’ispirazione per gli scritti. Penso: che posso fare ora? Penso. Mi faccio una serie infinita di elucubrazioni mentali sul mondo. Anche un fantomatico e arrogante “scienziato” ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8134" title="libera" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/libera-188x138.jpg" alt="" width="188" height="138" />Mi muovo barcollante fra le righe bieche della mia più totale insonnia. Nello stomaco ho sostanze a gradazione medio alta che attendono solo di essere assorbite; mi avveleneranno mente e corpo ma saranno fonte d’ispirazione per gli scritti. Penso: che posso fare ora? Penso. Mi faccio una serie infinita di elucubrazioni mentali sul mondo. Anche un fantomatico e arrogante “scienziato” di una qualche setta divenuta di moda (che in ogni caso non conosco) mi disse, psicoanalizzandomi nell’arco di ben tre minuti &#8211; aspetta che una qualsiasi risposta arrivi e riesca così a soddisfare in qualche modo questo tuo circostanziale senso di vuoto… Apatia completa! Perché è di questo che si tratta.<br />
E’ abbastanza triste doversi soffermare a riflettere su ogni singola azione compiuta nell’arco della vita senza poterne rimembrare e assaporare le emozioni che furono, o almeno parte di esse. Così facendo si finisce per non rendersi nemmeno conto che la propria vita la si sta vivendo; tutto diviene un inutile scorrere incessante di attimi senza senso e, quando finalmente ci pensi, scopri che un’altra piccola fetta se ne è già andata senza lasciare tracce nella tua coscienza, o comunque senza che vi sia rimasto qualcosa che valga la pena di essere ricordato.<br />
E non posso far altro che chiedermi il perché di tutto ciò.<br />
L’unica risposta sensata alla domanda ho pensato fosse la devastante influenza del malsano mondo esterno sulla persona umana. Frenesie, obblighi, menzogne, impegni, doveri: l’ansia ci martella il cranio dai tempi in cui abbandonammo la culla, come se una costante emicrania materna ci accompagnasse benevola e beffarda, ovunque sempre e comunque. E dopo un po’ ci fai anche l’abitudine a questo fastidio, fino a che non diventa quasi piacevole, rassicurante. Assuefazione… Purtroppo però, come per una qualsivoglia droga,  l’assuefazione è tutt’altro che una cosa positiva.<br />
In questo caso la totale rassegnazione e la totale passività nei confronti della vita è paragonabile a un pessimo genitore che, per placare le crisi di pianto del proprio figlio, decide di versargli del whisky nel biberon o, peggio, di soffocarlo. Semplici soluzioni alternative al problema focale iniziale ma che fortunatamente nessuno persegue perché non è certamente questa  la soluzione.<br />
Così si sente il buon essere umano medio, che magari fatica ad arrivare a fine mese; che magari vorrebbe poter non lavorare giorno e notte per mantenere la propria famiglia, vivendo a malapena in una baracca senza riscaldamento. L’uomo qualunque è stanco di una situazione politica incline di più ai festini, al sesso, alla droga e ai massaggi anziché ai veri bisogni. E’ stufo e magari vorrebbe solamente sentirsi felice e non vi riesce per niente. La sensazione che ne deriva dovrebbe, almeno in teoria, essere di profonda rabbia…<br />
Ma non si può essere arrabbiati per tutta la vita: non è umano.<br />
A questo punto subentra il distacco da tutto e tutti; un lento lasciarsi andare alla deriva più totale, come se tutto ciò che ci hanno insegnato di importante nella vita – famiglia, affetti, valori… &#8211; andasse perduto all’interno di un pozzo senza fondo.<br />
E ci crediamo esseri liberi mentre non siamo nient’altro che pesci in un acquario, cavie e vittime al servizio di qualche ordine superiore che probabilmente non conosceremo mai e neanche ci interessa conoscere.<br />
Un circolo vizioso senza via di scampo.<br />
Bisognerebbe che, un bel giorno, tutti si svegliassero e si accorgessero che quella che sta scorrendo indifferente non è una vera vita,in senso qualitativo, ma una sua brutta copia che storce la realtà annichilendo di contro chi la possiede. Che ciascuno si autocondanni allora, e si senta colpevole prendendosi finalmente le proprie responsabilità; che si cacci due dita in gola e vomiti tutto d’un fiato le disperazioni e le piaghe che per anni hanno corroso dall’interno la sua anima mutandolo in una stupida macchina senza senso e senza perché (Charlot insegna).<br />
E riempiamo infine il nuovo vuoto creato versandoci della genuina linfa vitale.<br />
Senza conservanti né coloranti.<br />
Facendoci bastare la pura e semplice consapevolezza di esistere…</p>
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		<title>“Caro Babbo Natale…” di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Dec 2010 13:10:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ti prometto di essere particolarmente buono nell’anno che verrà. Darò maggiore spazio al mio senso civico, e non solo per la raccolta differenziata, dedicando un po’ della mia esistenza agli altri. Tu però non devi abbandonarci e, per quanto ti sarà possibile, prova a esaudire i miei desideri che sono anche quelli di buona parte della mia famiglia campana. Da ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8076" title="babbo_natale" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/babbo_natale-188x118.jpg" alt="" width="188" height="118" />Ti prometto di essere particolarmente buono nell’anno che verrà. Darò maggiore spazio al mio senso civico, e non solo per la raccolta differenziata, dedicando un po’ della mia esistenza agli altri. Tu però non devi abbandonarci e, per quanto ti sarà possibile, prova a esaudire i miei desideri che sono anche quelli di buona parte della mia famiglia campana. Da qui il plurale…<br />
Come sai, infatti, la vita nella nostra regione è diventata un piccolo girone infernale. I delinquenti si sostituiscono ai politici e i politici ai delinquenti. Ovviamente generalizzando. In questo forsennato cotillon fatto di qualche morto  ammazzato e ladronerie di ogni genere,e cricche e appalti lucrosi, c’è una fetta di popolo che arranca e pensa ancora che la vita onesta e civile sia quella che alla fine paga in termini di rispettabilità e lavoro. Tant’è che c’è ancora chi riesce ad arrossire…<br />
Potresti rendere obbligatorio sulla carta d’identità la voce, e, quindi, nei segni particolari la dicitura <strong><em>utile all’umanità </em></strong>ove ne persistano i meriti? Così quando si è costretti a esibire un documento, chi lo osserva capisce subito con chi ha a che fare. Ovviamente un operatore ecologico che spazza le strade è utilissimo all’umanità. Chi piazza valvole cardiache difettose commette un crimine contro l’umanità. Immaginate poi, che ilarità quando bisognerebbe presentare la carta d’identità per farsi iscrivere nella lista di un partito… Per apporre con scienza e coscienza un siffatto titolo (utile all’umanità) o negarlo, sarebbe necessario che funzionassero le istituzioni… già sempre quelle. Il punto è sempre lì.<br />
Che la città di Napoli sia un bailamme incredibile lo denotano già pochi ma esemplari segnali, come ad esempio quello dei vigili urbani che dall’alto di fetidi cumuli d’immondizia multano qualche ignaro automobilista che circola con auto non catalitica…. Signore lei Inquina! Oppure che il più grande museo all’aria aperta (Pompei), se ne cada in rovina sotto gli occhi disinteressati di qualche verdastro e azzimato governatore che snobba “quattro pietre ingiallite dal tempo”.<br />
Ciò che ti chiedo caro Babbo Natale, richiede un ricorso a tutto il tuo potere magico e benefico, magari attraverso più generazioni di Babbo Natale: ma almeno incominciamo una buona volta. Ti chiedo solo una prima pietra, un piccolo input di vita civile, quel tanto che basta a innescare <em>polveri d’indignazione</em>, quale scintilla di una rinnovata coscienza o di un rinnovato risorgimento tra le genti di quella che nonostante tutto rimane una delle più grandi città europee: <strong>Napoli</strong>.  Una città dal clima mite e di tale bellezza da ispirare canti che sono poesie e melodie ancora oggi suonate in ogni angolo della Terra.<br />
Non voglio annoiarti con la malinconia però. Lo so: sono cose che dovrebbero risolversi con interventi terreni e non divini perché il buon Signore ci ha dotato degli strumenti intellettivi per pensare operare e giudicare. Purtroppo però, satanasso ci ha messo di suo l’ingordigia e l’egoismo. Pur tuttavia ecco i regali che ti chiedo:<br />
- Liberaci dai ladroni che si aggrappano alle risorse collettive e al potere come tigri al collo dell’agnello.<br />
- Donaci uomini di governo a ogni livello seri e capaci; motivati abbastanza, da mettere il loro sapere e il loro intuito al servizio di quel  popolo ultimamente poco sovrano.<br />
-  Fa che le istituzioni funzionino per ripristinare uno stato di diritto. Le istituzioni Babbo Natale, le istituzioni! Senza di quelle non può funzionare niente…<br />
-  Donaci un governatore regionale, forse già lo abbiamo o forse non lo abbiamo ancora, che venga illuminato dall’alto (cielo) e capisca finalmente che i tesori dell’arte e dell’archeologia sono una risorsa da difendere. E ancora che occorre pianificare per custodire e proteggere altri tesori naturali come l’acqua e le risorse agricole e forestali. Che bisogna pianificare lo sviluppo sostenibile tenendo in debito conto le realtà e i pericoli naturali e indotti dall’uomo che segnano il nostro dinamico territorio.  Donaci un governatore capace di capire che un riordino territoriale è fondamentale in questa terra diventata caotica e invivibile, e che bisogna pianificare, e pianificare, e pianificare…e difendere poi le pianificazioni e i finanziamenti dagli assalti degli squali… sia con colletti bianchi  che con coppola  visiera e mitraglia. Dacci un governatore che spinga il suo sguardo al di là del suo mandato…<br />
-   Sotto l’albero poi e a proposito delle istituzioni, facci trovare, caro Babbo Natale, una giustizia che funzioni davvero, perché senza di quella siamo alla mercé di baroni, ras, imbroglioni,politicanti dell’ultima ora,affaristi lobbysti e chi più ne ha più ne metta…<br />
-  Come ultimo desiderio, dacci salute e lavoro. Cosa dici Babbo Natale? Dovrebbe essere la richiesta <em>in primis</em>? No!No! <em>In secundis</em>, perché sappiamo benissimo che se non ci regali le cose citate nei punti precedenti, il lavoro e la salute non li avremo mai… BUON NATALE.</p>
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