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	<title>Hyde Park &#187; Recensioni</title>
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	<itunes:summary>Attraverso il podcast di Hyde Park potrete ascoltare alcuni dei più significativi contenuti audio tra quelli inviati dai lettori/scrittori di Hyde Park.
Il progetto Hyde Park, una rivista composta esclusivamente da contenuti scritti dai lettori e selezionati dalla redazione, si basa sulla valorizzazione di tutti i talenti che spesso hanno difficoltà ad accedere ai canali editoriali tradizionali.
Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
Visitate il sito http://www.rivistahydepark.org per maggiori informazioni.</itunes:summary>
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		<title>Hyde Park &#187; Recensioni</title>
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		<title>&#8220;Il Circolo dei lettori, un esperimento culturale&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 21:51:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A cinque anni dalla sua apertura, con 30mila frequentatori circa, il Circolo dei lettori di Torino ha deciso di reinventarsi, cercando nuovi sponsor e rinnovando un po&#8217; le sontuose sale di Palazzo Graneri della Loggia di via Bogino 8, senza voler rinunciare alla sua vocazione di luogo di cultura e di incontro, tra bar, salette, angoli di conversazione, sale conferenza ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/jody_art/2280159412/"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/circolo_dei_lettori-678x452.jpg" alt="" title="circolo_dei_lettori" width="678" height="452" class="alignleft size-large wp-image-9446" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">A cinque anni dalla sua apertura, con 30mila frequentatori circa, il Circolo dei lettori di Torino ha deciso di reinventarsi, cercando nuovi sponsor e rinnovando un po&#8217; le sontuose sale di Palazzo Graneri della Loggia di via Bogino 8, senza voler rinunciare alla sua vocazione di luogo di cultura e di incontro, tra bar, salette, angoli di conversazione, sale conferenza auliche ma nello stesso tempo calde.<br />
Il Circolo dei lettori non è una biblioteca, anche se nelle sue sale si trovano numerosi libri da book crossing, da leggere, prendere, riportare o scambiare, oltre che diverse riviste, e anche ebook reader per rimanere al passo con le nuove tecnologie. Il Circolo dei lettori è un luogo di presentazioni di libri e intellettuali, di gruppi di lettura e di discussione, ma è anche un posto dove mangiare un aperitivo, un mono piatto, dove raccogliere un po&#8217; di volantini sugli eventi a Torino e dintorni, non necessariamente connessi al Circolo, dove acquistare gadget e oggeti per la casa ispirati al Circolo stesso, dai grembiuli ai profumi passando per le borse da shopping e le penne.<br />
Tra gli eventi organizzati dal Circolo dei lettori ci sono Torino Spiritualità, sempre affollatissima, ma anche un ciclo sulla graphic novel (altrimenti detto fumetto d&#8217;autore), concerti, viaggi e gite, in passato si è partecipato a Collisioni a Novello e al Festival della Storia a Genova, e non mancheranno altre occasioni. Il Circolo organizza eventi in Piemonte e fuori Piemonte, ha un fratello minore a Verona, e dopo alcune brutte voci che circolavano sembra aver dissipato le nuvole.<br />
Il suo pubblico? Pensionati e ragazzi, professionisti e signore di mezz&#8217;età, gente elegante e persone in jeans, chiaccheroni e lettori silenziosi, in un esperimento culturale che non è l&#8217;unico nel capoluogo piemontese (basta seguire i tanti eventi organizzati dalle Biblioteche torinesi, solo per citare un esempio) ma uno dei più emblematici per ricordare che la cultura è vita ed è un settore ormai strategico per una città come Torino, capace in una manciata d&#8217;anni di cambiare pelle come un serpente da grigia città post industriale a metropoli culturale frizzante e vivace, crisi permettendo.<br />
Dopo due mesi di assenza il Circolo dei lettori è tornato, con varie possibilità di abbonamenti, gratuito o a pagamento, con ospiti in arrivo non solo dal capoluogo, e con un&#8217;accoglienza di nuovo entusiasta da parte di decine di migliaia di persone, sconosciute tra di loro, che amano incontrarsi lì, ricordando anche cosa diceva William Butler Yeats, <em>Qui non ci sono estranei, solo amici che non abbiamo ancora incontrato</em>.</p>
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		<title>&#8220;Le saghe degli angeli&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 20:40:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da sempre al centro di dispute sul loro sesso, oggetto d&#8217;arte in momenti tra i più felici della nostra storia artistica e in tempi più recente gadget per fanciulle romantiche e amanti delle arti decorative in statuine e poster, gli angeli sono tra i nuovi protagonisti della letteratura di genere fantastico, anche se ce ne va ancora prima che riescano ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/syymza/4029869107/"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/angeli-678x450.jpg" alt="" title="angeli" width="678" height="450" class="alignleft size-large wp-image-9370" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Da sempre al centro di dispute sul loro sesso, oggetto d&#8217;arte in momenti tra i più felici della nostra storia artistica e in tempi più recente gadget per fanciulle romantiche e amanti delle arti decorative in statuine e poster, gli angeli sono tra i nuovi protagonisti della letteratura di genere fantastico, anche se ce ne va ancora prima che riescano a scalzare i vampiri e i lupi mannari, più sanguigni e più sensuali e forse finora più duttili.<br />
Veramente è già qualche anno che compaiono nei romanzi, anche di autori italiani come Angel di Dorotea Di Spirito, ma tre nuove saghe sembrano consegnarli tra i nuovi protagonisti dell&#8217;immaginario in questo 2011.<br />
Lauren Kate, classe 1981, ha esordito con grande successo con Fallen, seguito da Torment, Passion (tutti usciti per Rizzoli in Italia) e dal prossimo Rapture, storia di Lucinda detta Luce, una ragazza di 17 anni, che cambia scuola dopo un grave incidente e rimane affascinata da Daniel, che però la respinge. La giovane scoprirà di essere vittima di una maledizione, che la porta a reincarnarsi e a morire sempre a 17 anni, dopo aver incontrato Daniel, che altri non è se non un angelo caduto, minacciato da forze e personaggi oscuri che porteranno i due giovani a dividersi e a reincontrarsi nei libri successivi, mentre il destino incombe sempre su Luce. Certo, classica storia d&#8217;amore tormentata da piacere ai giovani, con però riferimenti alla mitologia degli angeli e il classico scontro tra bene e male, che diventa più interessante man mano che si va avanti, diventando nel terzo romanzo un viaggio mistico e storico nel tempo e nello spazio attraverso le reincarnazioni di Luce.<br />
Ancora angeli alle prese con amori e lotta contro il male in Rebel, in uscita a settembre per la Nord, scritto dalla giovanissima autrice australiana (di chiare origini italiane) Alexandra Adornetto, incentrato su Bethany detta Beth, un angelo sotto forma di ragazza adolescente che va a vivere nella cittadina americana di Venus Cove con i fratelli angelici Ivy e Gabriel, per capire il perché di alcuni fatti oscuri che sono avvenuti. Beth si innamorerà ricambiata di Xavier, suo compagno di scuola nel locale liceo, ma subirà anche le seduzioni di un male assoluto ma non privo di fascino. Carina la prospettiva di fare della donna la parte immortale della coppia, zuccherosa quanto basta la storia d&#8217;amore, intrigante lo scontro tra bene e male.<br />
Se si cercano storie invece un po&#8217; più adulte e erudite sugli angeli si potrà rimanere interessati da Angelology di Danielle Trussoni, già autrice del commovente memoriale Falling through the Earth sulla sua esperienza di figlia di un reduce del Vietnam, dove già la scelta dell&#8217;eroina denota originalità, visto che la bella Evangeline è una suora dedita all&#8217;archivio del convento di St. Rose, vicino a New York, dove scoprirà l&#8217;esistenza di ritrovamenti di corpi di angeli, il ruolo dei Nephilim, temibili creature nati dall&#8217;incrocio tra gli angeli e le figlie degli uomini secondo la Genesi, e anche quelle degli angelologhi, ai quali appartiene anche lei. I toni sono più adulti, ci sono richiami colti ai testi sacri e alle tradizioni, la costruzione di un microcosmo narrativo appassionante e più approndito di quello che si trova per esempio nei romanzi di Dan Brown, ed è curioso come l&#8217;autrice non sacrifichi la trama a facili espedienti commerciali, come il far nascere una storia d&#8217;amore tra i suoi protagonisti, e lasci i suoi lettori in conclusione con il cuore in gola di fronte a cosa è avvenuta a Evangeline, né supereroina, né protagonista romantica, ma decisamente qualcosaltro. Comunque anche per Angelology ci saranno dei seguiti previsti, ed è già stato opzionato al cinema, sperando che il cocktail di misteri e cultura non venga rovinato nei libri successivi o fagocitato dagli effetti speciali.<br />
Messaggeri del divino ma capaci di provare sentimenti umani e di perdersi nei medesimi o protagonisti dai tempi più antichi di lotte con echi di Milton e di Orfeo: gli angeli del XXI secolo possono appassionare pubblici anche vasti, tenendo conto che in questi libri si parla di bene e di male, ma si evitano riferimenti troppo diretti ed attuali alle singole religioni e al loro ruolo nella società contemporanea.</p>
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		<title>&#8220;Gli eredi di Harry Potter&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Wed, 21 Sep 2011 14:12:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Cosa regalare a se stessi o a se stesse, o ad un ragazzo o ragazza che si è appassionato alla lettura con Harry Potter e vuole magari alternare libri di tipo diverso con qualcosa che faccia fantasticare ma che non sia un clone? La letteratura di genere fantasy ha avuto e sta avendo un momento di gran fortuna, non solo ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/lighterness/5153586603/"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/harry_potter1-678x508.jpg" alt="" title="harry_potter" width="678" height="508" class="alignleft size-large wp-image-9351" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa regalare a se stessi o a se stesse, o ad un ragazzo o ragazza che si è appassionato alla lettura con Harry Potter e vuole magari alternare libri di tipo diverso con qualcosa che faccia fantasticare ma che non sia un clone?<br />
La letteratura di genere fantasy ha avuto e sta avendo un momento di gran fortuna, non solo nel nostro Paese, sull&#8217;onda di Harry Potter e prima ancora de <em>Il signore degli anelli</em>: fortuna che resta circoscritta alla pagina scritta, visto che a parte i già citati Harry e signore per ora le altre saghe fantasy non hanno avuto il successo sperato al cinema, basti pensare ai flop di storie che potevano essere interessanti come <em>Eragorn</em> e <em>La bussola d&#8217;oro</em>, oppure non raggiungono, pur attirando pubblico, il successo dei capostipiti, come insegna la pur appassionante serie di <em>Narnia</em>.<br />
Detto questo le proposte in libreria, cercando di difendersi non solo dai cloni di Harry, che sono stati pressoché nulli, ma dal filone delle storie sentimentali paranormali per adolescenti, non sono poche, con spunti anche interessanti e storie molto accattivanti.<br />
Al Salone del libro di Torino l&#8217;hanno salutato come il nuovo Harry Potter: forse è prematuro, la storia senz&#8217;altro è diversa anche se qualche leit motiv torna (gli orfani, la scuola misteriosa, il cattivo assoluto che qui è una cattiva), ma merita una lettura <em>L&#8217;atlante di smeraldo </em>di John Stephens, uscito per Longanesi, primo di una serie a cui seguiranno altri, tra universi paralleli e magie, bambini perduti e ritrovati.<br />
Tutta italiana la saga del Mondo emerso di Licia Troisi, nove volumi tra Cronache, Guerre e Leggende usciti per Mondadori, per un pubblico non solo di ragazzi, in un viaggio fantasy tra elfi e umani, in un universo che riecheggia gli immancabili nella biblioteca di ogni appassionato di genere fantastico che si rispetti, qualsiasi sia la sua età, e cioè Tolkien e Terry Brooks.<br />
Più mediterranea come ambientazione, tra Spagna e Grecia, e femminista come concezione risulta essere la trilogia della Guerra delle streghe di Maite Carranza, uscita per Salani, composta da <em>Il clan della lupa</em>, <em>Il deserto di ghiaccio</em> e <em>La maledizione di Odi</em>, incentrata sulle avventure di Anaid, prescelta anche lei come Harry Potter, ma per una missione magica di altro tipo, uno scontro tra due diverse fazioni di streghe.<br />
Sempre femminismo, ma in un contesto vittoriano, per la saga di Gemma Doyle di Libba Bray, di cui Elliot sta pubblicando l&#8217;edizione tascabile, dove attraverso tre libri, <em>Una grande e terribile bellezza</em>, <em>Angeli ribelli </em>e <em>La rivincita di Gemma</em> si mescolano dimensioni magiche e rivendicazioni femminili, società oppressive e aneliti di libertà, classi povere e omosessualità.<br />
Carino anche il primo volume di una serie transalpina, <em>Oksa Pollock e il mondo invisibile</em>, scritta a quattro mani da Anne Plichota e Cenderine Wolf, uscito per Sperling &amp; Kupfer tra magie e vita di tutti i giorni, creature fantastiche e segreti che tornano. Non male inoltre il teutonico <em>Red </em>di Kirstin Gier, primo volume della Trilogia delle Gemme in corso di pubblicazione in italiano per Nord, dove la fanno da padroni viaggi nel tempo e società segrete.<br />
Per chi invece ha nostalgia delle distopie fantascientifiche, risulta essere molto interessante <em>Matched </em>di Ally Condie (Fazi editore), dove in un mondo futuro in cui tutto sembra perfetto perché è preordinato un&#8217;adolescente decide di cercare una strada diversa, costi quello che costi.<br />
Se si cerca qualcosa di più adulto non sono da trascurare due saghe di autrici italiane, <em>Esbat </em>di Lara Manni (primo volume omonimo uscito per Feltrinelli, secondo <em>Sopdet </em>per Fazi), tra demoni e viaggi nella storia, e <em>L&#8217;ordine della spada </em>di Virginia de Winter, cappa e spada con elementi vampireschi e fantastici ambientato in un mondo che ricorda molto l&#8217;Italia e l&#8217;Europa rinascimentale.<br />
Al cinema non avranno funzionato granché ma sono da considerare comunque come titoli da avere la saga di Narnia (su carta più complessa e forse anche più ricca di significati religiosi), la serie di <em>Eragorn </em>di Christopher Paolini (uscita per Rizzoli) e soprattutto la serie de <em>La bussola d&#8217;oro </em>di Philip Pullman, non solo avventura fantasy ma attacco ad ogni fondamentalismo, religioso in primis, e leggibile pertanto a più livelli a seconda dell&#8217;età.<br />
Poi, in base alle preferenze sul tipo di storia che si preferisce si può spaziare per arricchire la propria biblioteca da un classico evergreen come <em>La storia infinita </em>di Michael Ende (Salani) alla nuova saga fantasy in stile Brooks <em>La stirpe di Gatra </em>di Demetrio Battaglia (Nadia Camandona), dagli universi femministi di Marion Zimmer Bradley, tra fantascienza e storia, alla serie de <em>La spada della verità </em>di Terry Goodkind, forte anche di un adattamento telefilmico, fino all&#8217;urban fantasy di Holly Black con <em>Le fate sotto la città </em>e agli universi di Neil Gaiman, che abbracciano letteratura e fumetto.<br />
I viaggi che si possono fare sono senz&#8217;altro tanti: basta immergersi nella carta stampata, ma questo la generazione Harry Potter lo sa fare ormai molto bene.</p>
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		<title>&#8220;Dieci anni con Harry Potter&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Aug 2011 22:14:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Novembre 2001: a due mesi dalla tragedia dell&#8217;11 settembre, si cercava di aiutare di nuovo le persone a sognare con Harry Potter e la pietra filosofale, primo film tratto dalla saga libresca omonima, ideata da Jk Rawling, ex attivista di Amnesty international, mamma single ed ex lavoratrice sottoccupata diventata di colpo famosa e già con quattro libri al suo attivo, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/thalita-carvalho/5252590356/"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/harry_potter-678x508.jpg" alt="" title="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" width="678" height="508" class="alignleft size-large wp-image-9273" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Novembre 2001: a due mesi dalla tragedia dell&#8217;11 settembre, si cercava di aiutare di nuovo le persone a sognare con <em>Harry Potter e la pietra filosofale</em>, primo film tratto dalla saga libresca omonima, ideata da Jk Rawling, ex attivista di Amnesty international, mamma single ed ex lavoratrice sottoccupata diventata di colpo famosa e già con quattro libri al suo attivo, pubblicati a partire dal 1997, considerati però da molti a torto libri per bambini.<br />
Dieci anni dopo i libri sono diventati sette (e tali rimarranno, Jk Rawling ha il raro dono di saper chiudere senza farsi tentare dall&#8217;allungare la minestra a tutti i costi) e i film otto, visto che l&#8217;ultimo romanzo, il complesso ed appassionante <em>Harry Potter e i doni della morte</em> è stato diviso in due parti. Quella che all&#8217;inizio era una storia per bambini (ma con già delle complessità che si evidenziavano nel primo libro) è diventata nel corso degli anni una lettura e una visione che persone adulte, insegnanti, professionisti, single senza la scusa di aver figli e nipoti da intrattenere, hanno inserito nella propria vita.<br />
Escludendo la serie di 007, diversa comunque come concezione e tematiche, <em>Harry Potter </em>risulta ad oggi la saga cinematografica ispirata alla letteratura più duratura, visto che tutti i libri sono diventati film, senza dimenticare l&#8217;importanza che ha avuto nel riavvicinare le generazioni dei videogiochi e dei cellulari alla carta stampata e al piacere di immergersi in una storia che ti prende per mano con la fantasia facendoti vivere avventure straordinarie, facendoti ridere e facendoti piangere, appassionandoti al punto di non riuscire a staccare, creando, nei romanzi più ancora che al cinema, quell&#8217;effetto straniamento del racconto che fa dimenticare tutto il resto, come solo la grande letteratura d&#8217;intrattenimento riesce a fare.<br />
Sarebbe troppo facile liquidare questa saga in cui si parla di crescita e di scelte, di amore e di morte, di amicizia e di odio, di intolleranza e di libertà, come un semplice fenomeno commerciale, come l&#8217;ennesimo giocattolo tecnologico (a proposito, l&#8217;ultimo film funziona ed è ancora più godibile in formato normale rispetto al 3D) made in Usa: tra l&#8217;altro, anche se molti dei capitali messi a disposizione sono stati a stelle e strisce, Jk Rawling è stata tassativa nel volere per i suoi personaggi solo attori britannici, affiancando i giovani e promettendi Daniel Radcliffe, Emma Watson, Rupert Grint, Evanna Lynch, Tom Felton con mostri sacri dell&#8217;entertainment di Sua Maestà quali Maggie Smith, Alan Rickman, Imelda Staunton, Jim Broadbent, John Hurt, il compianto Richard Harris, Ralph Fiennes.<br />
Harry Potter ha saputo essere non solo un mezzo per evadere con la fantasia da un mondo ieri colpito nel suo cuore dagli attentati dell&#8217;11 settembre ed oggi in preda alla crisi economica ma anche ai nuovi fermenti giovanili e ambientalisti che uniscono l&#8217;Europa al Nord Africa, ma anche una storia di formazione in cui riconoscersi, un modo per ritrovare ideali non riconducibili allo scontro manicheo tra bene e male, ma ad un discorso più ampio che abbraccia la vita nella sua interezza, che parla di magia, di malvagi assoluti che possono essere sconfitti, ma anche di amore assoluto, di diversità, di magia e non magia, di una scuola di stregoneria in cui convivono, come nel mondo di oggi e di domani, ragazzi e ragazze di tutte le etnie.<br />
Quindi le code di ragazzini, ragazzi, adulti, anziani, che si sono divorati i libri, stazionando fuori dalle librerie per ore, e che sono andati al cinema, tra ovazioni, risate e partecipazione come non si vedeva dal mondo di decenni fa immortalato da Giuseppe Tornatore in <em>Nuovo cinema Paradiso</em> non sono soltanto dei meri seguaci dell&#8217;ultima moda, pronta ad essere soppiantata dal prossimo baraccone in 3D.<br />
Ciascuno ha trovato in <em>Harry Potter </em>un qualcosa che l&#8217;ha colpito, dall&#8217;humour british dell&#8217;autrice e degli interpreti al cinema alla vicenda in sé, dalle schermaglie amorose tra i protagonisti (non melense come in altre storie, a cominciare dalla saga di <em>Twilight</em>) ai richiami a vari universi immaginifici e fiabeschi, fino al carisma dei personaggi, primo fra tutti Severus Piton, magistralmente reso al cinema da Alan Rickman (ma anche Jeremy Irons non sarebbe stato male), per tanta parte della storia duro e spietato, il classico insegnante odioso che si incontra nella vita reale, poi il cattivo della situazione, per poi scoprire alla fine che era forse la persona che aveva voluto più di tutte bene a Harry Potter.<br />
E se è giusto che, come tutte le cose belle prima che diventino troppo commerciali, anche <em>Harry Potter </em>debba finire, e la fine è più che soddisfacente ed è la fine doverosa per la saga, senz&#8217;altro il tutto rimarrà nel cuore di un pubblico di lettori e spettatori, di tutte le etnie, che si sono riconosciuti in questa storia, fino alla fine, trovando non solo un antidoto ai problemi della vita di tutti i giorni, ma anche una visione del mondo in cui riconoscersi, una valorizzazione delle scelte consapevoli che ciascuno di noi fa. Per diventare mago, per diventare grande, per essere una persona a tutto tondo.</p>
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		<title>&#8220;Brando Street, chi era costui?&#8221; di Marisa Cecchetti</title>
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		<pubDate>Tue, 26 Jul 2011 22:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mi è capitato di leggere questo racconto in fase di revisione, mancavano diverse consonanti ed alcune vocali, ho chiesto all’Autrice se me le inviava e lei si è presentata con il sacchettino dello Scarabeo dicendo di arrangiarmi perché non aveva tempo da perdere con queste cazzate! Scherzi a parte, il falso incipit di questa recensione è perfettamente in linea con ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/daverugby83/3893586483/"><img class="alignleft size-large wp-image-9261" title="oscar" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/oscar-678x454.jpg" alt="" width="678" height="454" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Mi è capitato di leggere questo racconto in fase di revisione, mancavano diverse consonanti ed alcune vocali, ho chiesto all’Autrice se me le inviava e lei si è presentata con il sacchettino dello Scarabeo dicendo di arrangiarmi perché non aveva tempo da perdere con queste cazzate!<br />
Scherzi a parte, il falso incipit di questa recensione è perfettamente in linea con la struttura di narrazione dell’assurdo del racconto che parte da un presupposto plausibile, la ricostruzione della biografia di una persona, ma comincia fin da subito a rivelare una trama paradossale dove la logica viene stravolta e di un perfetto sconosciuto, peraltro immeritevole, si crea un eroe, un mito.<br />
Nel racconto sono descritte nevrosi ed allergie che sono in comune con la gran parte della popolazione occidentale, chi non si è mai interfacciato con il complesso della non-celebrità o non ha mai starnutito a causa di una barretta di cioccolato extrafondente?<br />
Brando Street ci illumina un percorso alla scoperta di film mai visti eppure premiati con l’Academy Award, ci fa conoscere personaggi assurdi eppure (così mi garantisce l’Autrice) realmente esistenti, come se ci volesse indicare la via verso un approccio leggero e poco serioso alla vita o perlomeno al mondo patinato dello Showbiz.<br />
Non si può raccontare la trama per non svelare il meccanismo del racconto che, come una perfetta bomba ad orologeria, trascina verso un finale interlocutorio dove niente sembra essere quello che appare.<br />
C’è tanto del Woody Allen di “Citarsi Addosso” ma nella struttura si intravede anche qualcosa di Orson Welles, “F for Fake” innanzitutto o l’inizio di “Citizen Kane”: ma chi te lo fa fare di ripercorrere la misteriosa storia della vita di una comparsa che nessuno ha mai notato ma di cui tutti sono fan sfegatati? Vale a dire “macchissenefrega” di Rosebud!<br />
Brando Street è così inverosimile ed assurdo da apparire reale, vero conosciuto da sempre, forse perché ci proiettiamo nella sua irrealtà, è quello che ci piacerebbe fossero i miti: miti e basta.<br />
Brando alla fine risulta essere un fantasma concreto, fisico, quel fantasma della libertà che Buñuel, quasi quarant’anni fa, in anticipo di quarant’anni, ci esortava ad accettare come ineluttabile nel nostro vivere quotidiano, scandito da problematiche a cui vengono date soluzioni effimere.<br />
Per cui meglio calarsi nell’assurdo visto che se di fine si tratterà, meglio che sia assurda.</p>
<p>And the winner is…..</p>
<p><strong>RECENSITO DA Davide Ferraresi</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Quell&#8217;antieroe chiamato Nerone&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Thu, 21 Jul 2011 10:45:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Faceva della politica uno spettacolo, adorava esibirsi in performances musicali, era dedito ad ogni tipo di piaceri della carne, anche ben oltre le perversioni, era circondato da lacché depravati, non si faceva scrupoli di eliminare i suoi rivali politici in maniera drastica: si chiamava Nerone, imperatore romano circondato da una delle peggiori leggende nere, e per uno strano gioco di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/giuskalab/302933832/"><img class="alignleft size-large wp-image-9244" title="nerone" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/nerone-678x479.jpg" alt="" width="678" height="479" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Faceva della politica uno spettacolo, adorava esibirsi in performances musicali, era dedito ad ogni tipo di piaceri della carne, anche ben oltre le perversioni, era circondato da lacché depravati, non si faceva scrupoli di eliminare i suoi rivali politici in maniera drastica: si chiamava Nerone, imperatore romano circondato da una delle peggiori leggende nere, e per uno strano gioco di equilibri è in quest&#8217;anno un grande protagonista, forse perché aveva dei punti in comune con protagonisti della scena attuale.<br />
A Nerone è stata dedicata una sontuosa mostra al Colosseo, non voluto da lui anche se era un grande amante dei giochi gladiatori, e su Nerone sono usciti due libri, una biografia di Roberto Gervaso per Rubettino e il romanzo storico <em>Roma in fiamme </em>di Franco Forte per Mondadori.<br />
Certo, Nerone non era la povera vittima di un sistema perverso, anche se fu spesso sopraffatto dagli intrighi di palazzo, si rese protagonista di perversioni di vario genere, come tutti i ricchi dell&#8217;epoca, rinnegò e fece uccidere i suoi due maestri, la fosca madre Agrippina, vera anima nera, e il saggio Seneca, non appiccò lui il fuoco a Roma ma lasciò che facessero tutto alcuni suoi cortigiani, strumentalizzando i cristiani ai quali l&#8217;Imperatore, curioso verso tutto quello che era diverso e multiculturale, non guardava con astio e paura.<br />
Nerone era dalla parte dei ceti meno abbienti, non amava la corruzione dei palazzinari romani, era aperto ad innovazioni e culture diverse: certo, era violentemente instabile, schiavo dei suoi vizi, senz&#8217;altro con non poco disagio mentale che lo portò ad uccidere il grande amore della sua vita, la splendida e intelligente Poppea. Si macchiò di omicidi ma spesso gli stessi furono conseguenza degli intrighi dei suoi cortigiani, che poi lo lasciarono alla mercé dei legionari in rivolta.<br />
Una tragedia nera e sanguinaria, ma anche il ritratto di un personaggio fuori dal comune, che se non fosse stato psicolabile e mal consigliato, avrebbe potuto forse cambiare davvero il mondo in cui viveva. Ma il dualismo tra genio e sregolatezza per lui fu devastante, così come per il mondo intorno a lui, la sua famiglia in testa.<br />
Nerone non è un personaggio da rivalutare, ma nemmeno da demonizzare, è un uomo pieno di paure e di idee geniali, di psicosi e di sogni: è forse questo lo rende molto attuale e interessante.</p>
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		<title>&#8220;Libri su Donne Pericolose&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Jun 2011 22:58:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/aleximages/3770879262"><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/woman-678x454.jpg" alt="" title="woman" width="678" height="454" class="alignleft size-large wp-image-9184" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni libri di recente uscita sembrano voler indagare nel lato oscuro di alcuni animi femminili, con risultati interessanti e presentando figure più svariate, a volte più fuori norma che veramente criminali.<br />
Più desiderosa di portare la libertà al suo popolo contro l&#8217;oppressore inglese che vera criminale, anche se terrorizzò l&#8217;Occidente per i metodi non certo pacifici del suo esercito è Hazrat Mahal, protagonista de <em>La principessa ribelle </em>di Kenize Mourad (Newton Compton), che riprende l&#8217;epopea che ispirò già venticinque anni fa Michele di Grecia con il suo best seller da riscoprire <em>La donna sacra</em>. Cresciuta nell&#8217;harem di un piccolo regno Moghul, Hazrat prenderà la guida della rivolta dei sepoys, a metà Ottocento, per difendere l&#8217;indipendenza del suo regno, in cui convivono armonicamente fedi e culture diverse, e per combattere contro le violazioni dei precetti religiosi hindu e musulmani fatti dall&#8217;impero britannico. Un&#8217;epopea tragica e crudele, ma Hazrat ebbe per prima l&#8217;idea dell&#8217;indipendenza dell&#8217;India, un secolo prima di Gandhi, ed oggi è celebrata nel Paese che cercò di liberare per poi morire in esilio in Nepal senza avere una tomba riconoscibile con monumenti e francobolli.<br />
Ben più fosca e losca risulta essere ancora oggi la contessa Erzsebeth Bathory, considerata il serial killer più sanguinoso della storia, per gli omicidi efferrati di cui rimasero, secondo l&#8217;accusa, vittime contadine e giovani nobili, nel tentativo di conquistarsi l&#8217;eterna giovinezza con il loro sangue.<br />
In realtà pare che la vera storia di questa antieroina che ispirò i fratelli Grimm per la figura della strega Grimilde di Biancaneve e che è alla base di alcune storie di vampiri non fosse proprio così, e ci prova a raccontare Rebecca West nel romanzo <em>La contessa nera </em>(Garzanti), in cui Erzsebeth è innanzitutto la figlia di un&#8217;epoca in cui violenza e crudeltà non erano certo suo appannaggio, dove le morti di servi e serve non erano una rarità in un sistema ancora feudale, dove si era divisi tra modernità e retaggi di antico vassallaggio e dove soprattutto una donna da sola, come era Erzsebeth dopo la morte del marito, che voleva sopravvivere in un mondo maschile e maschilista era scomoda e pericolosa, e poteva appunto essere accusata delle peggiori nefandezze per toglierla di mezzo. Un ritratto affascinante, non certo agiografico e santificatore, ma che dà una dimensione diversa alla vita e all&#8217;agire della contessa Bathory, ultimamente fatta oggetto anche di un paio di film interessanti finora rimasti inediti da noi.<br />
Con un taglio invece non romanzesco ma da cronaca giornalistica Cinzia Tani, già autrice alcuni anni fa dell&#8217;interessante <em>Assassine</em> compie un altro viaggio nei delitti commessi da donne, in questo caso giovanissime, negli ultimi due secoli, citando casi ormai caduti nel dimenticatoio come quello della vittoriana Constance Kent, assassina del fratellino, o della garçonne anni Venti Violette Nozière, riportata alla ribalta da Chabrol una trentina d&#8217;anni fa, per arrivare a casi più recenti, come la sconvolgente storia di Doretta Graneris o una delle tante vicende legate alla Shoah della giovanissima kapò Irma Greese. Un saggio che vuole dimostrare ancora una volta quanto il male possa essere banale, sia quando è commesso da una donna che quando è commesso da un uomo. Certo, bisogna però sottolineare come i crimini commessi da donne colpiscano l&#8217;opinione pubblica e l&#8217;immaginario spesso più di quelli, ben più numerosi, commessi dagli uomini, tanto da rimanere nelle cronache per mesi, se non per anni.<br />
Ne <em>Le 101 donne più malvage della storia </em>di Stefania Bonura (Newton Compton) si crea invece una galleria di donne, certo criminali (non manca la Bathory, e ci sono  assassine di ieri e di oggi come Anna Maria Franzoni, Bonnie Parker, Pauline Parker e Juliet Hulme, Catherine de Brinvilliers), alcune appartenenti alla fiction da Circe a Milady, dalla Monaca di Monza a Beatrix Kiddo di <em>Kill Bill</em>, ma ci sono molte donne di potere e accusate di ogni nefandezza proprio dagli uomini a cui davano fastidio.<br />
Si trovano infatti i nomi di Elisabetta I d&#8217;Inghilterra, odiata come bastarda ed eretica ma capace di trasformare il suo Paese in una potenza mondiale e di tenerlo unito negli anni delle guerre di religione, di Lucrezia Borgia e Maria Antonietta, rivalutate negli anni e spogliate da molte delle accuse di nefandezze a loro attribuite, di Caterina II di Russia, odiata dai sovrani maschi della sua epoca per il potere di godeva, di piratesse loro malgrado come Anne Bonny e Mary Read, di Francisca de Zubiaga, compagna di lotte alla pari di Simon Bolivar per la libertà dell&#8217;America latina.<br />
Forse è quando una donna, anche non facendo un male così assoluto, invade il mondo degli uomini, che diventa cattiva e pericolosa, e se di fronte al crimine obiettivamente non si può discutere sul comunque la devianza non abbia sesso (ma sulla diversità dei moventi e dei delitti tra uomo e donna sì), di fronte al potere in mano alle donne e su quanto possa essere considerato criminale nella Storia dagli uomini è un fatto indubbio, al di là di libri interessanti, appassionanti ma non certo mere letture da spiaggia o da prato per l&#8217;estate che dovrebbe essere in procinto di arrivare.</p>
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		<title>&#8220;Torino città del libro&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jun 2011 23:00:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 12 al 16 maggio Torino ha ospitato per la ventiquattresima volta il Salone del libro, ridiventato con questo nome dopo essersi chiamato per qualche anno Fiera del libro, al Lingotto che quest&#8217;anno ha guadagnato gli spazi dell&#8217;Oval, ospitando gli stand delle Regioni, lo spazio per ragazzi Bookstock Village e la mostra, a cura di Gian Arturo Ferrari, dei libri ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/bluestardrop/2493193396/"><img class="alignleft size-large wp-image-9166" title="fiera_del_libro_torino" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/fiera_del_libro_torino-678x493.jpg" alt="" width="678" height="493" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Dal 12 al 16 maggio Torino ha ospitato per la ventiquattresima volta il Salone del libro, ridiventato con questo nome dopo essersi chiamato per qualche anno Fiera del libro, al Lingotto che quest&#8217;anno ha guadagnato gli spazi dell&#8217;Oval, ospitando gli stand delle Regioni, lo spazio per ragazzi Bookstock Village e la mostra, a cura di Gian Arturo Ferrari, dei libri dei centocinquant&#8217;anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.<br />
Negli altri padiglioni hanno trovato spazio circa 1500 case editrici, alcune tra le piccole molte attente agli esordienti senza chiedere contributi in denaro (purtroppo non mancava lo stand, anzi gli stand, di una nota pseudo casa editrice sanguisuga che chiede contributi stratosferici senza controllare qualità del libro che si manda), uno spazio sulla musica, uno sui fumetti, aree di incontro dove sono sfilate personalità come Dacia Maraini, Susanna Tamaro, John Stephens, Umberto Eco, Massimo Gramellini, Margherita Hack, Erri de Luca, Dario Fo e tanti altri.<br />
Code come sempre, qualche mugugno, non tutto perfetto, certo, ma il Salone del Libro ha ormai consolidato la sua importanza come evento non solo torinese e in concomitanza con la sua inaugurazione è arrivata la notizia che Torino si arricchirà presto di un nuovo Museo, dedicato al libro e alla sua storia.<br />
Del resto, sembra quasi doveroso ormai, visto che in questi anni il capoluogo subalpino sembra essere orientato a crearsi una vocazione legata ai libri e alla letteratura, come una sorta di capitale morale della cultura libresca italiana e non solo.<br />
A Torino c&#8217;è una rete di Biblioteche civiche all&#8217;avanguardia, con alcuni gioiellini come la rinnovata Villa Amoretti in zona Santa Rita, con sedici tra biblioteche e punti prestito a cui si aggiungeranno nei prossimi anni la nuova Biblioteca civica in un ritrovato palazzo in via Barbaroux, la Biblioteca civica del quartiere Parella in uno spazio industriale dismesso in piazza Campanella, la nuova Biblioteca di San Salvario in via Lombroso, oltre al possibile progetto di una nuova, ampia Biblioteca della Città di Torino, corre voce nel nuovo quartiere di Spina 3, al momento penalizzato dal punto di vista culturale ma dove è stato inaugurato di recente lo spazio culturale con punto prestito nell&#8217;ex Cartiera di via Fossano.<br />
Anche le biblioteche della cintura di Torino sono una realtà attiva e interessante, basti pensare ad alcuni esempi di recente apertura, come la Biblioteca Francone di Chieri, la Jacomuzzi di Cambiano, la rinnovata Biblioteca Archimede di Settimo torinese, senza dimenticare la Arduino di Moncalieri.<br />
Torino vanta oltre un centinaio di librerie indipendenti, specializzate come la Libreria La Montagna di via Sacchi o la Libreria dello Sport di corso Siccardi, o generiche, molte librerie dell&#8217;usato e dei remainders, una decina di fumetterie e varie, tipiche, bancarelle del libro usato, alcune decentrate, altre fisse in posti caratteristi come via Po sotto il palazzo settecentesco dell&#8217;Università o i giardini di corso Siccardi.<br />
Il Salone del Libro non è l&#8217;unico evento legato ai libri di Torino: sono da segnalare anche la rassegna Portici di carta, in centro ogni settembre, e l&#8217;appuntamento mensile di ogni prima domenica del mese in piazza Carlo Felice de Il libro ritrovato, dove si trova di tutto, dai best seller degli ultimi anni a quelli degli anni Cinquanta, dai libri d&#8217;antiquariato ai fumetti alle figurine Liebig.<br />
Torino è già una città del libro, e può diventarlo ancora di più: un motivo ulteriore per considerare la cultura una cosa strategica e non più un optional affidato spesso ai volontari, né la lettura un passatempo da scioperati e da persone che non hanno niente di meglio da fare.</p>
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		<title>“Confession: Fear East Festival di Udine” di Lorenzo Lombardi</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jun 2011 21:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Presentato alla tredicesima edizione del Far East Festival di Udine, Confessions di Tetsuya Nakashima stupisce tutto il pubblico presente in sala, facendo risultare il film uno dei più bei film visti al festival. Yuko, insegnate di una scuola media, nel suo ultimo giorno di scuola racconta ai suoi alunni della morte di sua figlia avvenuta per annegamento in una piscina. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-9141" title="Confessions1" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Confessions1-678x450.jpg" alt="" width="678" height="450" /></p>
<p style="text-align: justify;">Presentato alla tredicesima edizione del Far East Festival di Udine, <strong><em>Confessions</em></strong> di <strong>Tetsuya Nakashima</strong> stupisce tutto il pubblico presente in sala, facendo risultare il film uno dei più bei film visti al festival. Yuko, insegnate di una scuola media, nel suo ultimo giorno di scuola racconta ai suoi alunni della morte di sua figlia avvenuta per annegamento in una piscina. All&#8217;inizio si pensò a un incidente ma, secondo l&#8217;insegnante, la povera bimba a quanto pare è stata assassinata da due dei suoi alunni presenti in classe. La donna ha deciso di uccidere gli assassini di sua figlia in modo molto particolare. Dopo la “confessione” dell&#8217;insegnante, iniziano una serie di eventi e macchinazioni che rendono il film un&#8217;esperienza visiva ed emozionale unica. All&#8217;interno vengono raccontate le storie dei vari personaggi dal punto di vista di ognuno. Nella vicenda incontriamo l&#8217;insegnante Yuko con la sua voglia di vendetta;  lo studente chiamato “A” da Yuko che ha architettato la morte della bambina e che sente il bisogno di attenzioni da parte della madre che lo ha lasciato nelle mani del padre sin da piccolo; lo studente chiamato “B” che è il personaggio più debole e che più ne risente della vendetta della sua insegnante, e Shuya che ha una storia d&#8217;amore con lo studente “A” e che diventa a tratti complice della pazzia del ragazzo.<br />
Quest&#8217;opera è un insieme di colpi di scena che lasciano lo spettatore incollato alla sedia sino al bellissimo epilogo finale. Un&#8217;ottima colonna sonora con musiche giuste nei momenti giusti (comprendente anche un pezzo dei Radiohead). Ricordiamo il regista Tetsuya Nakashima per la commedia Kamikaze Girls. Allontanandosi dalla commedia, con questo film il regista si avvicina molto a quei film che riguardano la vendetta e la crudeltà umana, mi piace paragonare questo film a opere come Old Boy (di Park Chan Wook) e Battle Royale (di Kinji Fukasaku). A quanto pare il cinema asiatico (Confessions è un film giapponese) ancora una volta riesce a stupire e a creare storie originali e mai banali. Purtroppo ancora non si sa se questo film sarà distribuito in Italia ma, visto il tema che tratta e la violenza mostrata, purtroppo le speranze si allontanano sempre di più.</p>
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		<title>&#8220;Cent&#8217;anni senza Emilio Salgari&#8221; di Elena Romanello</title>
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		<pubDate>Fri, 13 May 2011 23:01:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un secolo prima dei pirati scanzonati di Johnny Depp e Orlando Bloom aveva inventato i primi eroi tra corsari e pirati, decenni prima di Wilbur Smith e Clive Cussler ha raccontato avventure in Paesi esotici, ha parlato di India, Cina e Giappone prima di Fosco Maraini, di Tiziano Terzani e di Folco Quilici, ha parlato di Duemila decenni prima di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_9094" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img class="size-large wp-image-9094" title="emilio_salgari" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/emilio_salgari-678x451.jpg" alt="" width="678" height="451" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/calca/871622925</p></div>
<p style="text-align: justify;">Un secolo prima dei pirati scanzonati di Johnny Depp e Orlando Bloom aveva inventato i primi eroi tra corsari e pirati, decenni prima di Wilbur Smith e Clive Cussler ha raccontato avventure in Paesi esotici, ha parlato di India, Cina e Giappone prima di Fosco Maraini, di Tiziano Terzani e di Folco Quilici, ha parlato di Duemila decenni prima di Gene Roddenberry e Gerry Anderson, ha fatto di presunti selvaggi gli eroi delle sue storie senza ricorrere al 3D come James Cameron ed è stato un anticolonialista quando ancora questa parola non andava di moda, ispirando un ragazzo che lesse sessantadue suoi romanzi di nome Ernesto Che Guevara.<br />
Emilio Salgari, nato a Verona nel 1863, si suicidava, oppresso dai debiti e dalla sua tragica situazione familiare sulla collina torinese il 25 aprile (non ancora festa nazionale) del 1911, a nemmeno cinquant&#8217;anni, proprio cent&#8217;anni fa, in una Torino Belle Epoque in piena Esposizione Universale per frequentare il primo mezzo secolo dell&#8217;Unità d&#8217;Italia.<br />
Adorato dai ragazzi suoi contemporanei e da molti di quelli nati nei decenni successivi, tra i quali un certo Umberto Eco, un certo Federico Fellini e un certo Sergio Leone, riscoperto negli anni Settanta grazie ad un discreto sceneggiato con il divo di Bollywood ante litteram Kabir Bedi, Emilio Salgari ha poi conservato uno zoccolo duro, ma sempre più anziano, di appassionati, ma sembra non riuscire a conquistare abbastanza le nuove generazioni, che preferiscono a pirati, corsari e indomite fanciulle combattenti, maghetti e ragazze innamorate di vampiri che brillano al sole.<br />
Certo, lo stile di Salgari è a tratti datato, spesso sporco (non riusciva a rileggere, per i ritmi di consegna, i manoscritti di un&#8217;epoca senza macchina da scrivere e tantomeno senza computer), ma le sue storie, avventure in Paesi esotici e spesso in epoche passate, dai Caraibi del Seicento all&#8217;Egitto faraonico passando per le guerre puniche e la battaglia di Lepanto, potrebbero dire ancora molto al pubblico di oggi, se non altro per come ha anticipato tematiche e avventure che ancora oggi vanno per la maggiore, tra videogame, fumetti e film, spacciati come assolute novità, vedi tutta la saga dei Pirati dei Caraibi.<br />
Tra lo sterminato ciclo di Sandokan e quello più corto ma forse più interessante da un punto di vista storico italiano del Corsaro nero, che ha ispirato ultimamente Valerio Evangelisti, tra guerre coloniali moderne viste dalla parte delle popolazioni oppresse a fanciulle guerriere come Jolanda la figlia del corsaro nero e Capitan Tempesta, decenni prima di <em>Lady Oscar </em>e del girls power di fine Millennio delle varie Xena e Buffy, Emilio Salgari può offrire non pochi spunti di lettura oltre alla cerchia di studiosi, che non lo snobbano più da tempo, seguendo l&#8217;esempio dei colleghi francesi con Jules Verne e Alessandro Dumas padre.<br />
I libri di Emilio Salgari, una delle prime letture dei ragazzi di un&#8217;Italia appena unita che cercava un suo patrimonio di avventure, sogni e immaginario, sono tutti o quasi reperibilli in libreria e biblioteca: prenderli o riprenderli in mano, come alternativa ai più comuni ma un po&#8217; inflazionati thriller paranormali e mondi fantasy, può essere interessante, e non solo per ricordare uno scrittore bistrattato e sfruttato, precario ante litteram, che decise di mettere fine ai suoi giorni in quella Torino così lontana dall&#8217;India dove non era mai stato ma che aveva saputo raccontare così bene, al punto da colpire anni e anni dopo lo stesso Folco Quilici.</p>
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