Archivio per categoria: Racconti
/ 20 set ’11 22:51
- Considerazioni sulla neutralità – C’era una volta un ragazzo che doveva dormire, ecco cosa. Perché non è mai una bella idea cercare di esprimersi senza aver dormito. Il concetto vale tanto nella musica che nelle arti; così come nella letteratura e in tutto ciò che coinvolge l’emozione. Dalla notte dei tempi il sonno è chiarificatore. Mette ordine nella confusione
/ 10 set ’11 23:08
On. Off on off. On. Tu hai da fare stanotte ma ora giochi con il pulsante. In fondo, ti diverte. Off on. Off on. Off on. Poi inizi a cercare. 88.1, 89.0, 94.8… Mute. Neppure rumore bianco. 102.5… Nessun suono. Pensi che deve essere successo qualcosa. 94.8… Sei già passato da questa stazione, adesso dovrebbe esserci la replica del programma
/ 16 lug ’11 10:22
Quel giorno non c’era anima viva sulle panchine dei soliti giardinetti, nonostante il pomeriggio fosse così invitante, luminoso, con una brezza leggera che faceva muovere le foglie degli alberi e rendeva tutto estremamente piacevole. Leo si era seduto, aveva scorso i titoli della prima pagina del quotidiano che si era portato fin lì ben riposto dentro a una tasca, poi
/ 13 lug ’11 01:29
Chissà, forse un giorno la mia voce arriverà su quella strada senza tempo, senza spazio. Forse sarà lì domani, forse fra cent’anni. Ma sono sicuro che, una volta arrivata, avrà incontrato ciò che avrei voluto incontrasse. O meglio, la persona che avrei voluto incontrasse. Sì, perché su quella strada senza tempo si muove un uomo. Uno sconosciuto. Un senzatetto. Un
/ 10 lug ’11 00:53
La spiaggia di Ayr era deserta: a quell’ora il sole era appena sorto e il cavaliere si volse verso le colline alla sua sinistra. Un quadrello di balestra entrò da sotto la scapola sinistra perforando le piastre dell’armatura ed uccidendolo all’istante. Il cavallo s’impennò all’improvviso, spaventato dalle grida di un falco poco sopra di lui: il corpo del cavaliere venne
/ 27 giu ’11 15:15
Non so perché continuo ad ascoltare questo programma alle quattro di pomeriggio. La calda voce di Matteo mi stringe la gola. Tornavamo dalla nostra breve vacanza e la strada del ritorno chissà perché era sempre più breve dell’andata. Dovevo sbrigarmi ad accarezzarti i capelli prima dell’ingresso in città e volevo guardarti il più a lungo possibile. Cambiavi la marcia con
/ 25 mag ’11 23:51
Pugni stretti, nascosti nelle tasche dei pantaloni… Sciolgo l’anima e la inseguo con lo sguardo mentre s’allontana verso l’orizzonte, mentre si unisce al volo degli uccelli e si confonde tra le nuvole… l’inseguo, quando ridiscende e sfiora rami e foglie d’albero e scorre poi bassa, tra fili d’erba di campagna e sassi, leggera come una carezza, fino a quel confine
/ 12 mag ’11 11:31
Il mio dito insiste lentamente lungo la riga sottile che si coglie al bordo del mio tavolo quadrato. La ragazza seduta vicino a me forse osserva i miei movimenti di nascosto, io proseguo nella carezza leggera dello spigolo, immerso nella sensazione granulosa della piega che forma questa tovaglietta. Nel bar non c’è quasi nessuno, e quelle poche persone sono distratte
/ 9 mag ’11 22:09
Nella nostra scuola si aspettava con ansia il ventun marzo. Già dai primi del mese non si faceva altro che parlare dell’arrivo della primavera. Non perché questa segnava l’avvio della bella stagione, ma perché era d’obbligo per noi scolari fare la passeggiata a San Gianni. Una località, direi oggi, alquanto misera, ma per noi bambini, allora, era la meta dei
/ 3 mag ’11 09:54
«Simone…Simone mi stai ascoltando?…Allora Simone, guarda il semaforo, guarda bene il semaforo. Vedi, vedi adesso c’è un omino rosso immobile, lo vedi? Lo vedi l’omino? Ecco Simone quando vedi quell’omino rosso vuol dire che non puoi attraversare, vuol dire che passano le macchine e non puoi attraversare, se passi è molto pericoloso, rischi di farti male. Invece adesso Simone lo
/ 14 apr ’11 20:26
Lo accarezzava come se non fosse solo un giocattolo di legno, lo guardava con gli occhi sgranati di gioia quando gli parlava o lo ascoltava, e sorrideva quando lo vedeva correre, quando volava. Tina da piccola aveva un cavallino di legno, stava sempre con lui, se lo portava ovunque, giocava con lui e gli raccontava cosa imparava a scuola. Facevano
/ 20 feb ’11 12:52
Resto qui seduto, in questa sala d’attesa con le luci al neon in alto, ed osservo a lungo le mie scarpe per evitare lo sguardo della bella ragazza che mi siede di fronte, su una poltroncina proprio uguale alla mia, notando ad un tratto che anche lei si scruta le scarpe ogni tanto, persa chissà dietro quali pensieri. Oltre la
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