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	<title>Hyde Park &#187; AMBIENTE</title>
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	<description>La prima rivista scritta dai lettori!!!</description>
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		<title>&#8220;Tesori in alto mare&#8221; di Greenpeace</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 13:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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		<description><![CDATA[
Il Gruppo Locale Greenpeace Salerno, attivo in città dal 1987, intende proporre alla vostra attenzione la mostra fotografica intitolata “Tesori in alto mare”, realizzata da Greenpeace Italia grazie alla partnership di fotografi professionisti che affiancano l’associazione nelle numerose azioni di denuncia e sensibilizzazione che la vedono protagonista.
La mostra, formata da 33 scatti completi di apposite [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5293" title="greenpeace" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/greenpeace.jpg" alt="" width="575" height="423" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo Locale Greenpeace Salerno, attivo in città dal 1987, intende proporre alla vostra attenzione la mostra fotografica intitolata “Tesori in alto mare”, realizzata da Greenpeace Italia grazie alla partnership di fotografi professionisti che affiancano l’associazione nelle numerose azioni di denuncia e sensibilizzazione che la vedono protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra, formata da 33 scatti completi di apposite didascalie e inerente il mar Mediterraneo, è itinerante, e recentemente è stata esposta a Pisa e Firenze, nel mese di Maggio 2010. A giugno è invece prevista l’esposizione a Trieste; in tutte e tre le occasioni organizzate e gestite dai Gruppi Locali di Greenpeace, di concerto con le disposizioni dell’Ufficio nazionale di Greenpeace Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caratteristiche e finalità della mostra “Tesori in alto mare”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mostra fotografica “Tesori in alto mare”, nasce all’interno della Campagna Mare di Greenpeace, sia International che Nazionale. L’interesse dell’associazione nei riguardi degli ecosistemi marini è parte integrante della filosofia, del lavoro e delle azioni che vengono portati avanti in Italia e nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attenzione è focalizzata sul Mar Mediterraneo, questo grande bacino chiuso che lambisce anche le coste della nostra città.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una superficie di 2,5 milioni di chilometri quadrati, il Mediterraneo è solo lo 0,7 per cento della superficie marina del Pianeta, ma nonostante tale percentuale presenta una biodiversità eccezionale, dovuta in gran parte al processo di formazione che lo stesso ha subito nel corso del tempo. Ricco di biodiversità si, ma estremamente fragile, e oggigiorno fortemente minacciato dagli effetti degli impatti delle attività umane quali l’inquinamento, i trasporti pericolosi, la pesca eccessiva, l’urbanizzazione delle coste, l’introduzione di specie aliene e il cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi stanno alterando le caratteristiche peculiari del Mediterraneo, e mettono sempre più in pericolo la salvaguardia e sopravvivenza di un habitat unico e di numerose specie che compongono la flora e la fauna marina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fine della mostra è quello di documentare, con le immagini e con apposite didascalie esplicative, gli effetti devastanti che le attività umane stanno producendo in ambito mediterraneo,</strong> colpendo veri e propri “tesori nascosti” che le splendide foto subacquee ritraggono in tutto il loro minacciato splendore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una parte cospicua dell’esposizione è dedicata alle problematiche connesse alla pesca eccessiva e sconsiderata, che sta esaurendo rapidamente gli stock ittici, nonché degradando fondali e sterminando specie non commestibili, grazie al sovente e illegale utilizzo di reti a strascico e spadare, che non assicurano né la salvaguardia della flora marina né un’adeguata selettività del pescato. Greenpeace ha focalizzato e focalizza in particolare l’attenzione sulla pesca al Tonno rosso, specie caratteristica del Mediterraneo che sta rapidamente estinguendosi a causa di una pesca non sostenibile e dall’impiego di gabbie per l’ingrasso di questi pesci, i quali una volta in cattività riducono di molto la capacità di perpetuare la specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine l’ultima parte della mostra è incentrata sulla soluzione che Greenpeace propone con forza a Stati e autorità competenti per affrontare il rapido degrado del Mediterraneo, ovvero la <strong>realizzazione di una rete di Riserve Marine che tuteli il 40 per cento del Mediterraneo, delle acque e dei fondali, al di là del limite territoriale, nelle acque c.d. internazionali</strong>. Tale percentuale è indicata infatti dalla ricerca scientifica per una tutela efficace della biodiversità marina, che assicuri così la massima resa sostenibile per la pesca. Tali riserve, utili soprattutto per le specie d’altura, dovrebbero avere una superficie generalmente tra i 4.000 e i 7.000 km quadrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Riserve Marine devono però essere parte di un nuovo modo di tutelare e gestire le risorse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La loro presenza deve affiancarsi ad una eliminazione di tutte le attività pericolose nel resto del Mediterraneo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Calendario e strutturazione della mostra</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo Locale di Salerno allestirà la mostra fotografica “Tesori in alto mare” presso il <strong>I piano </strong>del <strong>Complesso di Santa Sofia</strong>, in <strong>piazza Abate Conforti </strong>a <strong>Salerno </strong>dal <strong>16 luglio </strong>al <strong>23 luglio 2010</strong>.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">33 scatti realizzati da fotografi professionisti che evidenziano la condizione attuale del Mar Mediterraneo, diviso tra bellezze straordinarie e gli effetti devastanti dell&#8217;inquinamento, della pesca indiscriminata, del surriscaldamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente nei suddetti giorni dalle <strong>ore 19.00</strong> alle <strong>ore</strong> <strong>23.00</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I volontari del Gruppo Locale di Greenpeace Salerno saranno presenti per guidare gli utenti nella visita e per dare tutte le informazioni inerenti allo specifico tema della mostra, e per quanto pertiene in generale all’Associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per info: greenpeacegl.salerno@gmail.com<br />
3401537869</p>
<p style="text-align: right;">Il Gruppo Locale GREENPEACE Salerno</p>
<p style="text-align: right;">Il responsabile</p>
<p style="text-align: right;">Marco Meo</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/ambiente/tesori-in-alto-mare-di-greenpeace/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Curiosità dal sottosuolo, quello che l’occhio (non) “vede” &#8221; di Marilena Rodi</title>
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		<pubDate>Wed, 08 Jul 2009 12:25:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ambienti oscuri]]></category>
		<category><![CDATA[Legambiente speleologi]]></category>
		<category><![CDATA[pianeta terra]]></category>
		<category><![CDATA[Puliamo il mondo]]></category>

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		<description><![CDATA[Stranezze da speleologi, si dice, ma in realtà, quello che gli esploratori del buio tentano di portare alla luce è un mondo assai affascinante, poco fruibile e misterioso, degno altresì, di notiziabilità quanto il resto dei &#8220;fatti&#8221; che accadono quotidianamente sotto lo sguardo comune dei cittadini.
Ciò che non si può vedere è raccontato da chi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2510" title="legambiente" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/legambiente-486x430.jpg" alt="legambiente" width="486" height="430" />Stranezze da speleologi, si dice, ma in realtà, quello che gli esploratori del buio tentano di portare alla luce è un mondo assai affascinante, poco fruibile e misterioso, degno altresì, di notiziabilità quanto il resto dei &#8220;fatti&#8221; che accadono quotidianamente sotto lo sguardo comune dei cittadini.<br />
Ciò che non si può vedere è raccontato da chi, per passione, va per &#8220;ambienti oscuri&#8221; e tenta di esplorare cavità ignote per ampliare la conoscenza della geografia di questo nostro pianeta Terra.<br />
Gli speleologi fanno presto a finire in prima pagina quando restano bloccati nelle grotte, quando la vita è a rischio, quando diventa avvincente riferire di una vicenda complicata da gestire, quando, se le cose non vanno bene, si parlerà di morti. Come se fosse particolarmente gratificante, per chi fa informazione, dire &#8220;io c&#8217;ero&#8221; quando la &#8220;disgrazia&#8221; si è verificata.<br />
E se provassimo invece a raccontare di vite che hanno vinto una sfida grazie alla capacità dell&#8217;uomo di sapersi adattare alle situazioni meno &#8220;gestibili&#8221;? Del resto la storia dei migliori esploratori è costellata di avventure ed esperienze fuori dal comune. Ma chi se lo ricorda più che gli italiani sono un popolo di navigatori? (Ex)fuoriclasse di un&#8217;epoca che non ci appartiene più? <span id="more-1493"></span><br />
Lo speleologo è un curioso &#8211; un ribelle per certi versi &#8211; a caccia di nuovi ambienti (come i giornalisti sono a caccia di notizie per esempio); il grado di &#8220;pericolo&#8221; è segnato da un sottile fil rouge.<br />
Si nascondono nelle viscere della Terra il lento trascorrere del tempo, i mutamenti geologici e il naturale passaggio dell&#8217;elemento della vita: l&#8217;acqua. È quella che rincorrono gli speleologi quando vanno per grotte, vanno alla ricerca del collettore (condotta) che conduca alla falda acquifera. Vanno a caccia della vita, in poche parole. Non lo raccontano al mondo, non si fanno granché pubblicità, sono silenziosi e schivi, quasi estranei al mondo che li circonda. Loro percorrono mondi sotterranei che talvolta &#8211; molto spesso &#8211; è pressoché impossibile portar fuori.<br />
Sono professori universitari, avvocati, impiegati, operai, imprenditori. Nessun distinguo, però, là sotto. Tutti alla ricerca di sapienza e desiderio di varcare l&#8217;ignoto, dove altro essere umano non arriva.<br />
Questi &#8220;uomini del buio&#8221; tuttavia, una volta l&#8217;anno, decidono di approcciarsi al mondo terrestre, di coinvolgerlo in operazioni di salvaguardia dell&#8217;ambiente sotterraneo. Accade a settembre, solitamente il terzo week end del mese: organizzano la manifestazione nazionale &#8220;Puliamo il buio&#8221; (evento promosso dalla Società speleologica italiana, associazione nazionale di riferimento) in contemporanea a &#8220;Puliamo il mondo&#8221; di Legambiente. L&#8217;obiettivo del 2009 è quello di concentrare gli interventi di bonifica sulle cavità a rischio ambientale, coinvolgendo i cittadini e le amministrazioni nello sforzo comune di preservare una ricchezza della natura a disposizione dell&#8217;uomo: l&#8217;acqua che berremo.<br />
&#8220;Puliamo il buio&#8221; nasce cinque anni fa e ogni anno vede protagonisti centinaia di speleologi in tutta Italia: tonnellate di rifiuti (ri)vedono la luce; sono di diversa natura: ferraglia, spazzatura, inerti, inquinanti, ma si recuperano talvolta, anche sacchi neri non ben identificati.<br />
Chi volesse approfondire e/o prestare il proprio contributo può consultare il sito <a href="http://www.puliamoilbuio.it" target="_blank">www.puliamoilbuio.it</a> o cercare il contatto su facebook. È possibile contribuire anche restando in superficie.</p>
<p class='fb-like'><iframe src='http://www.facebook.com/plugins/like.php?href=http://www.rivistahydepark.org/ambiente/curiosita-dal-sottosuolo-quello-che-l%e2%80%99occhio-non-%e2%80%9cvede%e2%80%9d-di-marilena-rodi/&amp;layout=standard&amp;show_faces=true&amp;width=260&amp;action=like&amp;colorscheme=light' scrolling='no' frameborder='0' allowTransparency='true' style='border:none; overflow:hidden; width:260px; height:26px'></iframe></p>]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Anticipando la Terra Futura&#8221; di Filippo Cardano</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jun 2009 09:49:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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		<category><![CDATA[Firenze 29 maggio]]></category>
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		<category><![CDATA[modello capitalistico]]></category>
		<category><![CDATA[socio-culturale]]></category>
		<category><![CDATA[VI edizione firenze]]></category>

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		<description><![CDATA[Firenze e Napoli mettono in mostra le buone pratiche, proposte concrete per un futuro diverso
La crisi economica degli ultimi mesi ha portato alla luce i limiti più profondi del modello capitalistico, non solo come schema economico ma anche come modello socio-culturale.
Il calo dell’occupazione e l’aumento dei prezzi colpiscono in maggior modo le fasce più deboli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">Firenze e Napoli mettono in mostra le buone pratiche, proposte concrete per un futuro diverso</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2513" title="terra_futura" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/terra_futura-573x430.jpg" alt="terra_futura" width="573" height="430" />La crisi economica degli ultimi mesi ha portato alla luce i limiti più profondi del modello capitalistico, non solo come schema economico ma anche come modello socio-culturale.<br />
Il calo dell’occupazione e l’aumento dei prezzi colpiscono in maggior modo le fasce più deboli della popolazione. Il paradigmatico ciclo produzione-consumo-rifiuto sul quale si regge l’attuale economia produttiva è messo in crisi da un lato dalla limitatezza delle risorse, dall’altro dall’evidente disastro ambientale causato dai rifiuti e dalla produzione energetica ed industriale.<br />
I consistenti flussi migratori dalla aree più povere e insanguinate della Terra sono la denuncia di una disuguaglianza di diritti, di condizioni di vita inaccettabili, del crescente divario tra i ricchi e i poveri del pianeta.<br />
La crisi, nei suoi aspetti sociali, ambientali, economici, mette in risalto la necessità urgente di un cambiamento, impostato a livello globale e fatto di interventi concreti.<br />
Mentre i governi del mondo cominciano ad affacciarsi a tali prospettive (in tal senso è significativa l’elezione di Obama negli USA), sono molte le associazioni, gli esponenti della società civile e del mondo del volontariato, gli enti locali che anticipano i tempi preparando dal basso una strada possibile per il cambiamento.<span id="more-1162"></span><br />
È in questo scenario che si colloca Terra Futura, uno spazio per creare reti di pensiero e di relazioni tra le associazioni e le imprese presenti nell’area espositiva, tra la cittadinanza, molto partecipe all’evento, e le buone pratiche, “merce” principale della VI edizione di questa mostra-convegno tenutasi a Firenze dal 29 al 31 Maggio.<br />
I partners di Terra Futura propongono tre parole da cui partire verso il cambiamento: RESPONSABILITÀ, EQUITÀ, SOLIDARIETÀ.<br />
Tra gli oltre seicento espositori ed i numerosi convegni proposti nell’area culturale si riflette su come queste tre idee astratte possano tradursi in scelte politiche ed economiche concrete, partendo dalle esperienze che provano che questa è una strada percorribile.<br />
Complice la bellezza di Fortezza da Basso, struttura che ospita l’evento, Terra Futura attira moltissimi cittadini di tutte le età; proprio questa grande partecipazione civile è uno dei suoi più grandi successi.<br />
Molto simile negli intenti ma non nei numeri è stata la prima edizione della Fiera dei Beni Comuni, organizzata a Napoli dall’associazione Manitese.<br />
La Campania e Napoli in particolare dimostrano ancora una volta di essere un terreno difficile, forse ancora poco coinvolto da queste tematiche.<br />
Ai temi su cui si è riflettuto a Firenze si aggiunge inevitabilmente quello della legalità; proprio in questi giorni i numerosi agguati che avvengono in città, di cui spesso sono vittime cittadini innocenti, ricordano il ruolo da protagonista che gioca ancora la Camorra in questi territori.<br />
La Fiera dei Beni Comuni, tenutasi dal 26 al 28 Maggio, ragiona sull’ambiente, l’acqua, l’informazione, la legalità, le risorse, sulla vita come “beni comuni”, dei quali ciascun cittadino è responsabile.<br />
È un occasione di incontro delle diverse realtà del volontariato, un invito alla collaborazione e ad una comunione di intenti ancor più necessaria nel complesso territorio partenopeo.<br />
È un invito ai giovani dell’università e della scuola ad essere protagonisti del cambiamento proposto come risposta alla crisi.</p>
<p style="text-align: justify;">Napoli e Firenze provano a rispondere ad una crisi che coinvolge l’uomo in tutti i suoi ambiti. Propongono strategie concrete, in cui la persona riscopre il suo ruolo di cittadino attivo, inserito in una comunità in cui vengono messi al centro i beni comuni, gestiti secondo Responsabilità, Equità e Solidarietà.<br />
Un nuovo modello di sviluppo globale, responsabile, equo, solidale, è la risposta alla sfida che viene posta all’uomo all’inizio del nuovo millennio. Riponiamo qui le nostre speranze, alimentate da tutte le buone pratiche che sono anticipazioni di un futuro migliore.
</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.terrafutura.it/" target="_blank">Link di Terra Futura</a></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.csvnapoli.it/pagina.aspx?pid=1804&amp;n=Fiera+dei+beni+comuni+%E2%80%93+mostra+convegno+di+questo+mondo+e+degli+altri" target="_blank">Link della fiera dei beni comuni</a><a><br />
</a></p>
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		<title>&#8220;Per una cultura della sostenibilità. Contributo alla comprensione e alla realizzazione dello sviluppo sostenibile&#8221; di Raffaele Spagnuolo</title>
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		<pubDate>Sun, 24 May 2009 18:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[AMBIENTE]]></category>
		<category><![CDATA[ecosistemi]]></category>
		<category><![CDATA[ITERNATIONAL COUNCIL FOR LOCAL ENVIRONMENTAL INITIATIVES]]></category>
		<category><![CDATA[organizzazione sociale]]></category>
		<category><![CDATA[RAPPORTO BRUNDTLAND]]></category>
		<category><![CDATA[Sviluppo Sostenibile]]></category>
		<category><![CDATA[WORD CONSERVATION UNION]]></category>

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		<description><![CDATA[Il termine: “Sviluppo Sostenibile”, è oggi molto usato ed abusato. Quasi mai, chi afferma di operare nell’accezione dello Sviluppo Sostenibile, realmente realizza lo S.S.. E’ un termine inflazionato il cui significato ed i relativi contenuti sottesi sfuggono ai più; in particolar modo a chi dovrebbe operare scelte ed ipotizzare lo Sviluppo. Uno dei motivi principali, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2515" title="sostenibilita" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/sostenibilita-322x430.jpg" alt="sostenibilita" width="322" height="430" />Il termine: “Sviluppo Sostenibile”, è oggi molto usato ed abusato. Quasi mai, chi afferma di operare nell’accezione dello Sviluppo Sostenibile, realmente realizza lo S.S.. E’ un termine inflazionato il cui significato ed i relativi contenuti sottesi sfuggono ai più; in particolar modo a chi dovrebbe operare scelte ed ipotizzare lo Sviluppo. Uno dei motivi principali, è riconducibile alla errata comprensione della definizione di Sviluppo Sostenibile o meglio alla parziale e iniziale definizione. La fase divulgativa della teoria si è esaurita nel comunicare solo l’aspetto intergenerazionale del termine e ciò ha comportato una presa di coscienza sommaria e ideale che ha sollevato tutti, dall’operare e dalla coerenza metodologica del fare S.S., facendo si che il solo atteggiamento conservativo delle risorse ambientali fosse bastevole nell’immaginare e programmare le trasformazioni. L’aspetto della crescita nel fare, è rimasto prioritario, mentre quello dello sviluppo disatteso. Ovvero niente è mutato nel progettare, ma il solo aspetto enunciativo e coinvolgente l’ambiente, ha permesso di fregiare e annoverare gli interventi, tra quelli di Sviluppo Sostenibile. La definizione a cui mi sono riferito precedentemente e che ha limitato l’impulso di cambiamento metodologico e culturale è:<br />
RAPPORTO BRUNDTLAND 1987<br />
Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che risponda alle necessità del presente, senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie esigenze.<span id="more-984"></span>
</p>
<p style="text-align: justify;">E’ da questa e solo da questa definizione, è stato divulgato lo Sviluppo Sostenibile. Tutta la comunicazione mediatica e didattica, si è esaurita nella esemplificazione, con lo spot del bambino nella culla in cui un adulto buttava tutto ciò, che avrebbe significato per la generazione in culla, il peso ambientale ed il relativo costo da sostenere, meramente riduttiva. La sensazione di tutti è stata quella di sentirsi in dovere individualmente, solamente di risparmiare, di non sprecare, di limitare; ovvero avere comportamenti corretti. Ma tutto ciò è materia di educazione civica non di Sviluppo Sostenibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Bisognava aspettare il 1991 per capire meglio ed entrare più propriamente e con pertinenza nello specifico con la definizione data dal:<br />
WORD CONSERVATION UNION 1991<br />
Per sviluppo sostenibile si intende un miglioramento della qualità della vita, senza eccedere la capacità di carico degli ecosistemi alla base.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come tutte le cose serie, queste, non si prestano a facili spot emotivi. Le variabili enunciate, pongono l’attenzione al rapporto tra miglioramento della qualità della vita e gli ecosistemi.<br />
Per capire fino in fondo questa definizione, bisogna comprendere gli ecosistemi, il loro funzionamento ed il limite entro cui possono riprodursi. Inoltre la definizione chiarisce,  che gli individui, la popolazione nella sua organizzazione sociale, sono parte dell’ecosistema determinandone l’efficienza e la qualità del suo funzionamento.<br />
Si capisce bene, in questa seconda definizione, che lo Sviluppo, per essere Sostenibile, deve essere coerente con alcuni requisiti. Il primo e più importante è insito nel definire un ecosistema; ovvero, l’ecosistema è finito e quindi ha un limite fisico. Non tutto è infinitamente possibile. Si introduce quindi il concetto di limite: qual’è il limite dello sviluppo? Nello stesso tempo il secondo requisito a cui sottostare è: il carico possibile che l‘ecosistema è in grado di sopportare.<br />
Il concetto di crescita quindi è coniugabile nel limite dell’ecosistema entro cui si svolge; ovvero la crescita oltre una certa quantità non può avvenire. La crescita, quindi, può essere solo quella prodotta dallo sviluppo. Ancora oggi si fa una grande confusione tra crescita e sviluppo, tanto da enunciare lo sviluppo pensando azioni da compiere che hanno la sola variabile di crescita. Difficile smentire che dalla rivoluzione industriale ad oggi, gli esempi di sviluppo sono minimi in rapporto alla sommatoria di moltissime azioni di brutale crescita.<br />
In pratica, il territorio con gli insediamenti umani piccoli o grandi che siano, con gli elementi naturali insieme alla flora e alla fauna sono l’ecosistema. Nel suo essere limitato e nella capacità di carico che può sopportare, si dovrà configurare la qualità della vita. Tanto più si è efficienti all’interno del limite e della capacità di carico, tanto più la qualità della vita sarà alta. E’ paradossale ma se si riflette è proprio così. Traslato il ragionamento in termini del fare e quindi nei termini della risposta politica, la logica e la proposta di sviluppo non può essere una elencazione di cose da fare, bensì un sistema che ha un suo raziocinio e propri obiettivi, entro cui ci sono le cose da fare. Di per se ogni proposta progettuale può essere valida e avere anche i connotati della sostenibilità, ma quando viene inserita in un sistema potrebbe non essere più sostenibile in quanto potrebbe essere detrattore nei confronti di un altro pezzo dello sviluppo. In modo più pratico: programmare impianti di produzione eolica in aree del territorio, di per se è sostenibile, perché si produce energia da fonte rinnovabile, non si emette co2, si crea economia indotta per chi ospita le pale eoliche, si incrementa l’occupazione. Ma se non c’è di contro un piano energetico che individua il limite entro cui l’eolico può svilupparsi, ovvero quale percentuale di produzione energetica è affidata all’eolico, si rischia di non essere più sostenibili, ma anzi detrattori di altre risorse ambientali che nel bilancio eco sistemico complessivo sono necessarie. Mi riferisco al fatto che se per ragioni diverse, tutti vorranno realizzare impianti eolici, perché in questo momento convenienti e finanziati, l’insediamento dei campi eolici dovranno necessariamente sottrarre territorio e quindi sottrarre le attività, che su quei territori si sarebbero svolte: biomassa, agricoltura, ripristino e recupero ambientale, qualità del paesaggio, ecc.. Quindi si capisce bene che non basta elencare le cose da fare facendo passare l’elenco stesso per il progetto strategico dello sviluppo, ma invece, individuare qual’è lo sviluppo opportuno, considerando i limiti dell’ecosistema e del carico che lo stesso può sopportare e poi individuare di cosa è composto l’elenco delle cose da fare e che servono. Una politica che non programma ovvero che non ha gli elementi di analisi e di conoscenza del territorio, non potrà mai svilupparsi, ma solo crescere quindi, sommando appunto gli interventi da mettere in atto. E’ chiaro quindi che se la qualità della politica non è rapportabile alla qualità dello sviluppo auspicabile non c’è termine che tenga si continuerà a stare nella fascia di definizione sociologica ed economica, del ritardo di sviluppo, col conseguente ulteriore appesantimento dell’ecosistema. Il trend della crescita in mancanza di viluppo, sarebbe rappresentato da una curva, che sale fino al limite possibile, dopo di che si entrerà nella zona che rappresenta l’emergenza. Per essere didascalico e pedante fino in fondo immaginiamo la crescita come il rapporto tra il contadino e la sua gallina che vuole far crescere. Parte che la gallina pesa 500 g, comincia a darle da mangiare e la fa crescere fino a 700 g, poi ancora fino ad 1 kg, lui vorrebbe che crescesse ancora, così potrebbe monetizzarla meglio al mercato, ma dopo una certa crescita correrebbe il rischio che la gallina scoppi, perdendo anche tutto ciò che ha investito per portarla a quel livello di crescita. Invece immaginiamo lo sviluppo come i passaggi attraverso cui un contadino a partire dall’uovo, passando per il pulcino ottiene una gallina che potrà valorizzare con un ulteriore valore aggiunto, non indifferente, perché potrebbe vantare la qualità bioecologica dello sviluppo che il processo, per far crescere la gallina, ha avuto fino a quel punto. Come si capisce bene la crescita è una variabile piccola dello sviluppo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nello stesso anno, la terza definizione di Sviluppo Sostenibile è quella del:<br />
ITERNATIONAL COUNCIL FOR LOCAL ENVIRONMENTAL INITIATIVES 1991<br />
Per sviluppo sostenibile si intende uno sviluppo che offra servizi ambientali, sociali ed economici di base a tutti i membri di una comunità, senza minacciare l’operabilità dei sistemi naturale, edificato e sociale da cui dipende la fornitura di tali servizi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quest’ultima definizione, rende esaustiva la trattazione e finalmente chiarisce fino in fondo cos’è lo S.S.. Il lavoro politico e tecnico poi, della Comunità Europea, attraverso la legislazione recepita dagli stati membri, oggi cogente, chiarisce anche altrettanto bene il come fare.<br />
Questa terza definizione, che compendia e sintetizza le prime due, è anche di lettura politica, in quanto lega l’azione dello Sviluppo Sostenibile alle attività della quotidiana vita delle collettività sociali nell’ecosistema. La qualità della vita viene sostanziata nella qualità dei servizi erogati, e nell’eguaglianza da una stessa base di partenza, di tutti i membri di una comunità; quindi ancora una volta l’efficienza è la chiave di volta della questione.<br />
Posta così la problematica, cosa dovrebbe fare l’azione politica se non sforzarsi a realizzare lo Sviluppo Sostenibile? I distinguo politici sull’eguaglianza sociale, la solidarietà, l’efficienza della macchina amministrativa, etc,non hanno più luogo di essere se si lavora per raggiungere l’obiettivo dello Sviluppo Sostenibile perché i valori prima elencati, sono insiti dell’efficienza dello sviluppo stesso. La cultura politica e la conseguente azione della realtà che la esprime è in ritardo rispetto alla stessa normativa in essere che declina lo Sviluppo Sostenibile. Molte volte la classe politica, imprenditoriale e sociale, è inadeguata a far fronte alla richiesta di sostenibilità, si scontra immediatamente con la contraddizione di richiedere e/o promettere crescita mentre è necessario ed urgente proporre e realizzare lo sviluppo.<br />
Intorno a questo dibattito nella maggior parte delle amministrazioni, non si è quasi mai discusso entrando nel merito, ma opponendo allo Sviluppo Sostenibile, altre congetture: la scienza insieme alla tecnologia, sapranno dare risposte alternative alle conseguenze di una crescita smodata, la natura da sola riuscirà a riequilibrare i guasti, gli squilibri e il depauperamento delle risorse naturali, opporre allo S.S. altre metodologie, come quella della decrescita.<br />
Non c’è dubbio che in questo periodo in cui la politica si sta esprimendo, si sente come non mai l’inadeguatezza della classe dirigente. Nella nuova era, quella dell’ambiente, non si può giustificare che non ci sia corrispondenza tra l’obiettivo strategico di sviluppo individuato, la proposta politica da perseguire e il metodo da seguire insieme agli strumenti idonei, oltre che finanziari, per realizzare quanto proposto. Come tutte le categorie, nel tempo storico in cui si riproducono, anche la politica, nel proporsi, deve adeguarsi e dimostrare capacità ulteriori. Affiancare alla coniugazione politica e ai tatticismi, gli strumenti scientifici e della conoscenza, idonei al contesto culturale e alle contraddizioni da condurre a sistema. Le capacità individuali, la conoscenza, non si improvvisano, si formano nell’arco generazionale. I cambiamenti e le soluzioni auspicate, tardano a venire perché il gap culturale del fare politica in questa era, quella dell’ambiente è ancora molto ampio in Italia. Bisognava attendere l’avvento di Obama per avere la possibilità di coniugare l’ambiente e la sostenibilità in maniera trasversale in tutti i temi dell’agenda politica.<br />
Sarebbe interessante rispondere a queste due domande fondamentali: chi seleziona la classe dirigente, quali capacità e conoscenze deve avere la classe dirigente, per cominciare a schierare le truppe in grado di guidare le comunità sociali, al soddisfacimento della qualità della vita nel rispetto degli ecosistemi.<br />
Nei distinguo politici, per avere visibilità e consenso, si fanno schierare gli elettori, molte volte senza che la stessa proposta politica ha ragione di esistere, ma ha senso solo nell’antagonismo politico. Non è un fare politico finalizzato a rappresentare ciò che concretamente si fa per trasformare la realtà, bensì ciò che si pensa.<br />
Per esempio per quanto riguarda lo Sviluppo Sostenibile, uno dei distinguo che viene operato, è quello della teoria della Decrescita.<br />
I sostenitori della decrescita, aggregano quelle frange della sinistra radicale e non solo, che sponsorizzando i contenuti, ne fanno un’azione politica. Ciò crea un ulteriore confusione oltre che rimanere nell’ambito degli enunciati e delle conquiste da realizzare.<br />
Invece di operare un antagonismo della proposta politica del che fare e come fare, si finisce a discutere solamente di modelli e mai di metodi e operatività, lasciando che nel frattempo tutto continui a realizzarsi nello stesso modo di sempre, nello stesso modo conosciuto e di cui si è capaci. Da ciò discende l’immobilismo politico, che è tale in quanto, la politica parla di se e per se e non per porsi obiettivi e usare i più efficienti, efficaci e congeniali metodi, per realizzarli.<br />
Ciò che renderebbe possibile gli stessi obiettivi, con legittimazione e metodologia acquisita, intanto viene disatteso: lo Sviluppo Sostenibile.<br />
La decrescita, è una posizione scientifico/culturale di una visione ideologica, vale la pena ribadire, che l’obiettivo non è Decrescere, ma praticare e realizzare lo Sviluppo Sostenibile.<br />
La decrescita, come categoria, si pone in antagonismo alla Crescita. Ma abbiamo visto precedentemente che lo Sviluppo Sostenibile non coniuga la crescita bensì lo Sviluppo. Parrebbe quindi che i sostenitori della Decrescita siano legittimati solo dal fatto che tutti si affannano a realizzare la Crescita. Il problema in effetti è invece quello di realizzare semplicemente ciò che la legislazione Europea impone e che gli Stati Membri hanno recepito. Quindi basta praticare il rispetto delle leggi, ovvero attuare azioni di legalità, perché non si cresca solo, ma si sviluppi soprattutto.</p>
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		<title>&#8220;Si possono espandere all&#8217;infinito i consumi?&#8221; di Orazio Fergnani</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 11:00:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[OVVERO : E’ DAVVERO NECESSARIO CONSUMARE TUTTO QUELLO CHE PROPONGONO LA PUBBLICITA’,
LE MULTINAZIONALI
ED I GOVERNI?
Qualche giorno fa mi è capitato sottomano un articolo che parlava dell’inutilità dei detergenti antibatterici.
Senza entrare in particolari va detto che i detergenti in questione non servono a nulla, in quanto il contesto reale chimico – batteriologico è questo :

a)    sfregandosi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3 style="text-align: justify;">OVVERO : E’ DAVVERO NECESSARIO CONSUMARE TUTTO QUELLO CHE PROPONGONO LA PUBBLICITA’,</h3>
<h3 style="text-align: justify;">LE MULTINAZIONALI</h3>
<h3 style="text-align: justify;">ED I GOVERNI?</h3>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2517" title="Rotterdam harbours" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/multinazionali-575x383.jpg" alt="Rotterdam harbours" width="575" height="383" />Qualche giorno fa mi è capitato sottomano un articolo che parlava dell’inutilità dei detergenti antibatterici.<br />
Senza entrare in particolari va detto che i detergenti in questione non servono a nulla, in quanto il contesto reale chimico – batteriologico è questo :
</p>
<p style="text-align: justify;">a)    sfregandosi le mani sotto l&#8217;acqua calda, per 20 secondi, si elimina il 95% dei microbi,</p>
<p style="text-align: justify;">b)    sfregandosele con il comune sapone si elimina il 96%;</p>
<p style="text-align: justify;">c)    con i detergenti antibatterici si arriva ad eliminare il 99%!</p>
<p style="text-align: justify;">Vale la pena di comprare il detergente, lavorare il doppio ed inquinare l&#8217;ambiente per rimuovere il 3% in più di batteri?<br />
Va sottolineato che anche il sapone non ha quasi alcuna funzione detergente (abbatte solo un 1% in più).<br />
Il sapone assolve ovviamente alla sua funzione sgrassante.<br />
L’ Associazione dei medici americani, che ha analizzato le relazioni scientifiche sull&#8217;argomento apparse negli ultimi cinque anni ha rilevato che non ci sono riscontri che questi prodotti siano necessari.<br />
Utilizzare un prodotto antibatterico per rendere sterile un pavimento non ha alcun senso, alcun vantaggio, alcuna miglioria.<br />
La cucina d’altro canto non è una sala operatoria, dove le condizioni di igiene e di assenza di contaminanti microbici e&#8217; essenziale per il paziente sottoposto ad intervento chirurgico.<span id="more-888"></span><br />
Eliminare tutti i batteri non ha senso, infatti le superfici interessate dopo un po&#8217; tornano a popolarsi di microrganismi, che hanno anche la positiva funzione di indurre la risposta immunitaria dell’organismo.<br />
Altri consumi assolutamente inutili ed indotti dalla pubblicità ci vengono proposti come essenziali soprattutto dalla grande industria. Questi prodotti assolutamente non sono necessari, non sono utili, e molto spesso sono addirittura dannosi, perniciosi e nefandi.<br />
Per fare qualche esempio :<br />
I profumi; le acque di colonia; i dopobarba (molto spesso irritanti e portatori di allergie); le carte igieniche profumate!… Al profumo di camomilla!!! Il tabacco, gli alcolici, le droghe, i detersivi che abbagliano, gli abiti d’alta moda, le automobili da trecento km/h, o anche da duecento km/h etc., etc.<br />
Premesso che le risorse di un sistema chiuso, come può essere il pianeta Terra, sono finite, è di tutta evidenza che i consumi non possono espandersi all’infinito.<br />
E a seguire, ne deriva come corollario, che anche le economie nazionali e mondiale non si possono espandere all’infinito.<br />
E allora mi sorge subitanea una riflessione……. che senso ha per i Governi delle nazioni di vecchia e consolidata industrializzazione tendere, spingere e pungolare le loro economie ad incrementare il PIL ogni anno del 2 %, 3 %, 5 %.<br />
Quale è il vero scopo? Non posso credere che illuminati ricercatori, scienziati, economisti, ministri e quanti altri non si rendano conto del palese conflitto che il contorto principio porta in seno.<br />
Perché un’ostinazione così illogica e perversa,… sì perversa perché così seguitando, cioè, da un verso continuando ad aumentare i consumi pro-capite, ed aumentando nel contempo esponenzialmente la popolazione mondiale da un secolo a questa parte, entro breve esauriremo le risorse disponibili del pianeta, petrolio ed acqua potabile per primi, o fra i primi. Provate ad immaginare uno scenario in cui il petrolio sta per terminare, è agli sgoccioli: quasi niente riscaldamenti, quasi niente industrie, quasi niente mezzi di trasporto, quasi niente acquedotti, quasi niente agricoltura.<br />
Non volendo poi considerare gli effetti nefasti dell’inquinamento che renderà inutilizzabili molta parte di queste risorse prima del loro termine.<br />
E senza entrare troppo in profondità, perché un contesto complesso ha sempre motivazioni estremamente complesse, ed anche responsabilità precise e ben individuate, oggi voglio essere estremamente sintetico, cinico, caustico, e dico che è patrimonio genetico di ogni specie il gesto di estremo singulto a procreare per far prevalere la propria specie sulle altre.<br />
Noi siamo arrivati al punto che non abbiamo più rivali sul pianeta, l’unico rivale effettivamente rimasto siamo noi stessi. Ma ora siamo arrivati al capolinea e se continuiamo a procreare otterremo il paradosso della volontà della nostra azione di riproduzione, arriveremo all’autodistruzione della specie e del pianeta.<br />
Dobbiamo assolutamente invertire la tendenza, altrimenti una volta giunti al termine delle risorse arriveremo rapidamente al cannibalismo umano ed ambientale.<br />
Ecco perché pur essendo la responsabilità dei Governi inconfutabile e provata, ciononostante, senza cercare vendette, bisogna convincere i nostri Governi ad invertire definitivamente la rotta e la tendenza, e sovvertire le loro stesse regole, spostando la tendenza e il pungolo ai loro governati verso una riduzione dei consumi, un consumo consapevole (e per quanto possibile equamente distribuito), un probo controllo demografico ed un’oculata gestione delle risorse ambientali.</p>
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		<title>&#8220;Il parco sommerso di Baia&#8221; di Sergio Coppola</title>
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		<pubDate>Fri, 08 May 2009 10:15:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il bradisismo non avesse sommerso le coste dei Campi Flegrei, oggi non avremo avuto l’opportunità di vedere come vivesse l’aristocrazia romana, dal periodo repubblicano a quello imperiale, in questa zona a nord di Napoli. Ancora un fenomeno naturale analogo lega Baia alle città vesuviane di Pompei ed Ercolano, che per secoli sono state sepolte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-2519" title="portus-julius-veduta-aerea" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/portus-julius-veduta-aerea-573x430.jpg" alt="portus-julius-veduta-aerea" width="573" height="430" />Se il bradisismo non avesse sommerso le coste dei Campi Flegrei, oggi non avremo avuto l’opportunità di vedere come vivesse l’aristocrazia romana, dal periodo repubblicano a quello imperiale, in questa zona a nord di Napoli. Ancora un fenomeno naturale analogo lega Baia alle città vesuviane di Pompei ed Ercolano, che per secoli sono state sepolte dall’ eruzione del 79 d.c. Dopo decenni di oblio e di emarginazione, il parco sommerso di Baia, che si trova in un contesto paesaggistico non comune, tenta di occupare il posto che gli spetta nella multiforme realtà del territorio destinato sempre più a costituire uno degli scenari più qualificanti del turismo culturale in Italia, nel Mediterraneo e in Europa. 
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	<img class="ngg-singlepic ngg-right" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=274&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="il recupero delle lucerne.jpg" title="il recupero delle lucerne.jpg" />
</a>
Nonostante l&#8217;interesse appassionato di alcune persone, poco si è fatto o si è potuto fare e molto è andato irrimediabilmente distrutto. Il primo scavo subacqueo della storia di Baia data il 22 settembre 1959 eseguito dall&#8217;equipe del Prof. Nino Lamboglia e coadiuvata dal Professor Amedeo Maiuri. La zona fu virtualmente suddivisa in nove quadrati della lunghezza di 500 metri di lato. Con questo sistema si gettavano le basi per la completa mappatura del sito. Nonostante le numerose difficoltà, quali le coltivazioni di mitili, la presenza di navi in disarmo, ed  il traffico navale per il carico di pozzolana, lo scavo fu effettuato per aprire un cantiere permanente. La prematura scomparsa del prof. Lamboglia vide interrompere il cantiere. <span id="more-879"></span>
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	<img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=276&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="le lucerne nel deposito dell'anfiteatro flavio.jpg" title="le lucerne nel deposito dell'anfiteatro flavio.jpg" />
</a>
Nel 1967 furono scoperte migliaia di lucerne all’interno di due magazzini sommersi di quello che una volta era il Portus Julius. In quel periodo l’archeologia subacquea era agli albori e grazie ad un gruppo di sub napoletani, tra cui il mitico Claudio Ripa, le lucerne furono recuperate e conservate all’interno dell’anfiteatro Flavio nelle mani  dell’assistente capo alle Antichità, Angelo Angellotti.<br />
Nel 1968, sempre nella zona di Portus Julius, lo stesso gruppo di sub individua una grossa struttura, apparentemente di marmo, che affiorava dai detriti del fondale. 
<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/ambiente/baia.jpg" title="" class="shutterset_singlepic281" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-right" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=281&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="baia.jpg" title="baia.jpg" />
</a>
Dopo aver chiesto le necessarie autorizzazioni  per il rilievo e lo scavo, passano alcuni giorni, ma quando il gruppo si reca sul posto per iniziare il recupero, con grossa sorpresa non trovano più la struttura, ma un enorme buca. Fortunatamente, dopo qualche giorno, alcune voci riferiscono che una grossa struttura di marmo era stata notata da pescatori locali, nelle acque antistanti Punta Epitaffio, a circa un chilometro dal luogo del ritrovamento. Probabilmente in quell’occasione si sventò uno dei tanti furti di reperti archeologici  che hanno umiliato il territorio.<br />
Dopo aver effettuato il recupero, si riconobbe nella struttura marmorea un altare nabateo di circa 6-700 chili. Successivamente nel 1969  a 10 anni di distanza dallo scavo effettuato dal Prof. Lamboglia, a causa di una forte mareggiata, furono scoperte due statue, ancora in posizione eretta nell&#8217;abside di un ambiente rettangolare. 
<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/ambiente/la statua del Bajos nel ninfeo-1969.jpg" title="" class="shutterset_singlepic275" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=275&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="la statua del Bajos nel ninfeo-1969.jpg" title="la statua del Bajos nel ninfeo-1969.jpg" />
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Fu effettuato un altro scavo sotto punta Epitaffio, luogo del ritrovamento, condotto da P.A. Gianfrotta, ed aiutato dal solito gruppo di sub, tra i quali, ancora Claudio Ripa, che riportò alla luce due statue, in particolare quelle di Ulisse e di Bajos, che erano parte del complesso che rappresentava la scena omerica dell&#8217;ubriacatura di Polifemo, la cui statua non è mai stata ritrovata.<br />
Questa fu, probabilmente, asportata in epoca romana; infatti, nel periodo imperiale, si faceva incetta di statue di grande formato per adornare i grandi edifici, per esempio, le terme di Caracalla (dove esisteva anche un gruppo di Scilla). 
<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/ambiente/muro esterno del ninfeo dell'imperatore Claudio.jpg" title="" class="shutterset_singlepic278" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-right" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=278&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="muro esterno del ninfeo dell'imperatore Claudio.jpg" title="muro esterno del ninfeo dell'imperatore Claudio.jpg" />
</a>
Tra il 1981 e il 1982 furono effettuate altre campagne di scavo subacqueo nel ninfeo, che portarono alla luce altre statue, tra cui due Dioniso, la statua di una bambina, identificata in Ottavia la figlia dell’imperatore Claudio e la statua di Antonia Minore, madre dell’imperatore. La presenza di queste statue, avvalorò l’ipotesi  che il ninfeo facesse parte del palazzo dell’imperatore Claudio.<br />
Vanno ricordati in quel periodo due grandi studiosi, che hanno dato un enorme contributo alle indagini archeologiche e sono il Prof F. Zevi e il Prof. B. Andreae.<br />
Ma allora perché, quando il bradisismo iniziava a far inabissare il ninfeo, le altre statue, pur di pregevole fattura, non sono state portate in salvo? 
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	<img class="ngg-singlepic ngg-right" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=279&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="ponte di caligola.jpg" title="ponte di caligola.jpg" />
</a>
Quando in un magazzino del Portus Julius trovarono quelle migliaia di lucerne, qualcuno ipotizzò che servirono a illuminare il ponte di barche tra Baia e Pozzuoli, dove Caligola volle celebrare la sua investitura imperiale, attraversandolo a cavallo e indossando l’armatura di Alessandro Magno.<br />
Perchè erano state abbandonate, nonostante fossero  ancora integre?<br />

<a href="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/gallery/ambiente/mosaico a tessere nere e marmi policromi.jpg" title="" class="shutterset_singlepic277" >
	<img class="ngg-singlepic ngg-left" src="http://www.rivistahydepark.org/index.php?callback=image&amp;pid=277&amp;width=200&amp;height=&amp;mode=" alt="mosaico a tessere nere e marmi policromi.jpg" title="mosaico a tessere nere e marmi policromi.jpg" />
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Il bradisismo è notoriamente un fenomeno lento, che non spiega un abbandono repentino di tali strutture e quantomeno il non aver messo in salvo delle preziose statue che erano all’interno delle ville romane.<br />
In un altro contesto, che tende a valorizzare posti unici al mondo come Baia, molti sarebbero gli sforzi per aprire un cantiere permanente, per continuare a scavare, ma soprattutto a mettere in sicurezza le strutture che negli ultimi 50 anni hanno subito i danni maggiori, dovuti all’uso del porto per scopi commerciali.<br />

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Nonostante la chiusura totale alle navi di grosso pescaggio e l’istituzione dell’area marina protetta nel 2002, la tutela non è ancora efficace. In un paese che è storicamente votato al turismo  non si possono più accettare investimenti a scopo industriale. Sarebbe ora di cambiare tendenza per rendere fruibile al mondo intero un patrimonio unico nel suo genere.</p>
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