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	<title>Hyde Park &#187; Ambiente</title>
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	<itunes:summary>Attraverso il podcast di Hyde Park potrete ascoltare alcuni dei più significativi contenuti audio tra quelli inviati dai lettori/scrittori di Hyde Park.
Il progetto Hyde Park, una rivista composta esclusivamente da contenuti scritti dai lettori e selezionati dalla redazione, si basa sulla valorizzazione di tutti i talenti che spesso hanno difficoltà ad accedere ai canali editoriali tradizionali.
Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
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		<title>Hyde Park &#187; Ambiente</title>
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		<title>“Commissione grandi rischi e Bertolaso e Stati e il terremoto dell’Aquila: storie di ordinarie intercettazioni” di MalKo</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 15:27:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno Guido Bertolaso ha una grana in più da arginare. E’ stata diffusa l’intercettazione telefonica in cui l’ex capo della protezione civile il 30 marzo 2009, pochi giorni prima del rovinoso terremoto del 6 aprile 2009, “istruisce” l’assessore regionale dell’Abruzzo, Daniela Stati, sull’operazione mediatica che bisognava inscenare il giorno dopo per zittire gli imbecilli, e rassicurare così un ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-9436" title="bertolaso" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/bertolaso2-678x508.jpg" alt="" width="678" height="508" /></p>
<p style="text-align: justify;">Da qualche giorno <strong>Guido Bertolaso</strong> ha una grana in più da arginare. E’ stata diffusa l’intercettazione telefonica in cui l’ex capo della protezione civile il 30 marzo 2009, pochi giorni prima del rovinoso terremoto del 6 aprile 2009, “istruisce” l’assessore regionale dell’Abruzzo, <strong>Daniela Stati, </strong>sull’operazione mediatica che bisognava inscenare il giorno dopo per zittire gli imbecilli, e rassicurare così un po’ di aquilani troppo ansiosi a causa della terra che gli ballava continuamente sotto i piedi.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa dice il condottiero mediatico? &lt;&lt; &#8220;<em>Io non vengo</em> &#8211; riferendosi alla famosa riunione della commissione grandi rischi del 31 marzo 2009 &#8211; <em>ma vengono <strong>Zamberletti</strong>, <strong>Barberi</strong>, <strong>Boschi</strong>, quindi i massimi  luminari del terremoto in Italia… Li faccio venire all&#8217;Aquila o da te o in prefettura…</em><strong><em> è più un&#8217;operazione mediatica</em></strong><strong>, </strong>hai capito? <em>Loro che sono i massimi esperti di terremoto diranno</em>: <em>è una situazione normale</em>, <em>sono fenomeni che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio, perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male, hai capito</em>?&#8221; <em>Ora parla con <strong>De Bernardinis</strong>, decidete dove fare questa riunione domani, poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione </em><em>che </em><strong><em>non è perché siamo spaventati e preoccupati ma è perché vogliamo tranquillizzare la gente e invece che parlare io e te facciamo parlare i massimi scienziati nel campo della sismologia…</em></strong><em><strong>&#8220;&gt;&gt;. </strong></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Che Bertolaso fosse un potente puparo lo s’immaginava. Non s’immaginava però, che i pupi fossero tanti ancorché emeriti cattedratici e tecnici che si sono prestati alla indecorosa sceneggiata.  Col senno del poi, vien da pensare che se la situazione di dubbio geologico avesse riguardato in qualche modo eventuali prodromi eruttivi del <strong>Vesuvio,</strong> forse sarebbe cambiato nelle dichiarazioni finali solo il vino: invece del <strong>Montepulciano</strong> si sarebbe consigliato ai vesuviani di starsene in casa a bere un buon bicchiere di <strong>Lacryma Christi</strong> che, come sapete, è un eccellente vitigno che attecchisce sulla terra vulcanica.</em></p>
<p style="text-align: justify;">La nostra rivista ha il piccolo merito di aver intuito da subito come andarono le cose lì all’Aquila. Infatti, pochi giorni dopo il terremoto del <strong>6 aprile 2009</strong> che causò oltre trecento morti, pubblicammo l’articolo <a href="http://www.rivistahydepark.org/attualita/terrae-motus-di-malko/">Terrae Motus</a>, e a seguire altri fino a quello del 14 giugno 2011 dal titolo “<a href="http://www.rivistahydepark.org/attualita/%E2%80%9Cla-commissione-grandi-rischi-e-l%E2%80%99inutile-adunata-del-31-marzo-2009-all%E2%80%99aquila%E2%80%A6%E2%80%9D-di-malko/">La commissione grandi rischi e l’inutile adunata del 31 marzo all’Aquila…</a>” Un titolo che sintetizza quello che oggi si scopre, non sappiamo con quanta meraviglia, attraverso le intercettazioni telefoniche.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte Bertolaso ha ragione quando dice che erano lì per fare un piacere, perché non c’era emergenza conclamata e,quindi, necessità d’intervento del dipartimento della protezione civile attraverso i suoi organismi come la commissione grandi rischi. Anche questo punto lo accenniamo, a onor del vero, nell’articolo del 16 settembre 2011 dal titolo “<span style="text-decoration: underline;"><a href="../ambiente/20-settembre-2011-terremoto-dell%e2%80%99aquila-processo-a-un-sistema-di-malko/feed/">20 settembre 2011</a> &#8211;  <a href="http://www.rivistahydepark.org/ambiente/20-settembre-2011-terremoto-dell%E2%80%99aquila-processo-a-un-sistema-di-malko/">Terremoto dell‘Aquila: processo a un sistema</a>?</span></p>
<p style="text-align: justify;">Quello che stanno facendo i Pubblici Ministeri dell’Aquila, <strong>Rossini,</strong> <strong>Picuti</strong>, <strong>Gargarella</strong>, <strong>Billi</strong> ed altri, è molto importante. Non si dimentichi che dietro questa faccenda c’è un esposto al presidente della repubblica firmato da migliaia di scienziati che sicuramente rimarranno interdetti e spiazzati dalle novità giudiziarie, così come quei giornalisti che a testa bassa hanno delegittimato,  attraverso la derisione e il paradosso il lavoro della procura dell’Aquila.</p>
<p style="text-align: justify;">Manca ancora un nome importante all’elenco degli inquisiti. Uno che forse poteva fermare la tragica farsa. Aspettiamo… Intanto c’è qualcun altro che si è guadagnato speriamo vivamente a torto il tapiro d’oro: <strong>Giuseppe Zamberletti</strong>.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Terremoto dell’Aquila: il 15 Ottobre 2011 nuova udienza.” di MalKo</title>
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		<pubDate>Sun, 09 Oct 2011 21:25:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal mese di dicembre 2008 sismi sempre più frequenti misero a dura prova gli abitanti dell’Aquila. La commissione grandi rischi del dipartimento della protezione civile, fu spedita nella città abruzzese il 31 marzo 2009 per dare una risposta alle ansie dei cittadini particolarmente  provati dai sussulti litosferici sempre più intensi. La commissione in loco sentenziò che non c’era pericolo, dichiarando ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-9377" title="aquila" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/aquila-678x429.jpg" alt="" width="678" height="429" /></p>
<p style="text-align: justify;">Dal mese di dicembre 2008 sismi sempre più frequenti misero a dura prova gli abitanti dell’Aquila. La commissione grandi rischi del dipartimento della protezione civile, fu spedita nella città abruzzese il 31 marzo 2009 per dare una risposta alle ansie dei cittadini particolarmente  provati dai sussulti litosferici sempre più intensi. La commissione in loco sentenziò che non c’era pericolo, dichiarando che i sommovimenti a bassa intensità avvertiti fino a quel momento contribuivano a smaltire quell’energia che, se concentrata, poteva rendersi pericolosa. Parole rassicuranti quindi, che indussero molti cittadini a lasciare i bivacchi notturni e a tornarsene nelle case.</p>
<p>Dopo alcuni giorni, il 6 aprile 2009, il terremoto, quello vero possente e  devastante colpì  L’Aquila mietendo trecentonove vittime.<br />
La commissione grandi rischi è finita  quindi sotto processo per quelle rassicurazioni date forse un po’ troppo frettolosamente e senza riscontri scientifici obiettivi che inducessero a siffatta calma.<br />
La rivista Nature, a metà settembre 2011, ha dedicato la copertina al terremoto dell’Aquila dando risalto al processo e all’azione giudiziario con capi d’accusa molto pesanti. Nature ipotizza in quei frangenti un difetto nelle comunicazioni che si è trasformato in tragedia. Si è posto quindi il problema sul come diffondere notizie in situazioni stressanti.<br />
A dar ragione ai fatti, pare che problemi nelle comunicazioni ci siano anche in tempi assolutamente normali, tant’è che dopo la prima udienza ci sono ancora commentatori, autorevoli per giunta, ancorché accreditati presso importanti testate giornalistiche, che parlano di processo alla scienza e agli  scienziati, rei di non aver previsto il  terremoto. Ci ritorna allora e in mente la frase prodotta dall’articolista della rivista citata che possiamo qui adattare e adottare a proposito di certi giudizi della carta stampata:&lt;&lt; se non sanno le cose è un problema. Se le raccontano in modo diverso è un altro problema&gt;&gt;.</p>
<p>Riteniamo che il processo debba approfondire le ragioni del pressapochismo che segnò il summit degli esperti quel fatidico 31 marzo, così com’è fondamentale stabilire se ci siano stati condizionamenti nell’invitare alla calma, soprattutto per stroncare chi lanciava segnali preoccupanti di segno inverso (Giuliani) a proposito dell’imminenza di un terremoto devastante.<br />
Quello fu un periodo, se ricordiamo bene, in cui la protezione civile in tutto il suo splendore era protesa in termini di sforzi lì in Sardegna per la “calamità” G8, che prevedeva pure il colossale onere di spendere circa quattrocento milioni di euro con procedimenti velocizzati e al minimo dei lacciuoli.<br />
Il terremoto perdurante così come i “disturbatori” dell’Aquila, rappresentavano una grana per quella struttura capitanata da Bertolaso, che forse avrebbe dovuto dedicarsi, in ragione delle sue funzioni istituzionali, più agli interrogativi legati al sisma,  piuttosto che al summit internazionale.</p>
<p>Ci rendiamo conto che i luminari della commissione grandi rischi per ruolo e importanza avevano ed hanno sicuramente molto credito, anche personale, con autorevoli esponenti del mondo del giornalismo. Nulla da dire: è il mestiere e non sottintendiamo niente.  Una difesa ad oltranza però, operata da alcuni di quest’ultimi che, pedissequamente rimarcano e rilanciano la bestialità che il processo è alla scienza e al mancato allarme terremoto, non giova non solo alla verità,  ma neanche ai tormenti delle famiglie delle vittime, che vorrebbero capire cosa c’è dietro quelle ingiustificabili rassicurazioni del 31 marzo 2009.<br />
Il processo che riprenderà il 15 ottobre 2011, si presenta difficile e a tratti osteggiato a vari livelli per le incredibili implicazioni che porta e che riconducono a Roma. Il coraggio e la determinazione dei vari  magistrati, Rossetti, Picuti e Gargarella della Procura dell’Aquila, certamente ci confortano in tempi bui, dove a battere pagina ci sono le bagarre a luci rosse del premier, i decreti bavaglio e l’inno alla gnocca.<br />
Siamo sicuri che la coscienza di qualche indiziato per omicidio plurimo colposo e lesioni, prenderà presto il sopravvento sull’opportunismo personale, portando luce su una riunione che da qualsiasi prospettiva si guardi, appare sempre di più poco affine alla scienza e molto alla politica marcia.  Ovviamente è un’opinione.</p>
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		<title>&#8220;20 settembre 2011 &#8211; Terremoto dell’Aquila: processo a un sistema?&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Sep 2011 15:31:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Teremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009. Trecentootto vittime. Il procuratore capo del tribunale dell’Aquila Alfredo Rossini avvia le indagini. Il PM Fabio Picuti mette sotto accusa i sette componenti della commissione grandi rischi. Il gup, Giuseppe Romano Gargarella rinvia a giudizio gli esperti con l&#8217;accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni con riferimento al terremoto. L&#8217;udienza è stata fissata per ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-9331" title="laquila" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/laquila-678x437.jpg" alt="" width="678" height="437" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><a href="../../../../../attualita/i-terremoti-dellaquila-di-malko/">Teremoto dell’Aquila</a></strong> del <strong>6 aprile 2009</strong>. Trecentootto vittime. Il procuratore capo del tribunale dell’Aquila <strong>Alfredo Rossini</strong> avvia le indagini. Il PM <strong>Fabio Picuti</strong> mette sotto accusa i sette componenti della commissione grandi rischi. Il gup, <strong>Giuseppe Romano Gargarella</strong> rinvia a giudizio gli esperti con l&#8217;accusa di omicidio colposo plurimo e lesioni con riferimento al terremoto. L&#8217;udienza è stata fissata per il <strong>20 settembre 2011</strong>. Nelle aule del tribunale ci saranno oltre agli accusati le famiglie delle trecentootto vittime. Come sempre succede in questi casi, l’opinione pubblica si è divisa fra colpevolisti e innocentisti. Sulle pagine di giornali e blog abbiamo letto sull’argomento di tutto e di più.  Molti commenti ironizzavano sul fatto che si manda a processo gente che non ha predetto il terremoto… <em>come se fosse possibile prevederlo,</em> aggiungono ironici e beffardi.  Una vera <em>boutade</em> dicono altri, una caccia alle streghe senza precedenti.<br />
C’è chi invece punta il dito contro i membri della commissione grandi rischi perché nella sgangherata e affrettata seduta del <strong><a href="../../../../../attualita/%E2%80%9Cla-commissione-grandi-rischi-e-l%E2%80%99inutile-adunata-del-31-marzo-2009-all%E2%80%99aquila%E2%80%A6%E2%80%9D-di-malko/">31 marzo 2009</a></strong>, senza avere elementi e riscontri obiettivi che inducessero alla calma, i luminari hanno rilasciato dichiarazioni rassicuranti della serie: beviamoci sopra!  Se sarà dimostrato che anche una sola delle trecentootto vittime è rientrata in casa quella fatidica notte perché ha creduto negli esperti inviati lì da <strong>Bertolaso</strong>, ben venga il processo e sia fatta giustizia di una scienza forse un po’ troppo legata alle esigenze della politica e dei finanziamenti, e un po’ troppo vanitosa per dire che ancora sussistono limiti alla conoscenza.<br />
L’interno della Terra, infatti, non è visionabile direttamente. Degli oltre seimila chilometri di raggio terrestre, si è riusciti a scendere nel sottosuolo e con le trivelle solo per una decina di chilometri. Questo significa che si conosce l’interno del Pianeta attraverso rilievi indiretti e studi analitici. Le variabili però, quelle che caratterizzano un prodotto per niente omogeneo e dinamico, sono ancora oggetto di studio: l’obiettivo della previsione dei terremoti quindi, ha ancora tempi lunghi, anche se saremmo ben lieti di sbagliarci nel pronostico.<br />
La catastrofe dell’Aquila è stata pur con i suoi carichi di lutti, un esempio illuminante su come <strong>non si gestisce</strong> una situazione di crisi. L’informazione che toccava al sindaco fu gestita da <strong>Boschi,</strong> <strong>Barberi e De Bernardinis</strong>. Il mondo scientifico avrebbe dovuto limitarsi in quell’occasione a dire che i dati allarmistici del tecnico <strong>Giuliani </strong>non avevano riscontri scientificamente inoppugnabili, e<strong> </strong>non rappresentavano quindi una certezza previsionale dei terremoti. D’altro canto però, avrebbero dovuto aggiungere che la scienza non può escludere il verificarsi di un sisma. Affermazione questa, che da sola forse sarebbe stata sufficiente per far scattare, secondo i dettami del <strong>principio di precauzione</strong>, misure cautelative adeguate, magari consistenti anche in una semplice prudenza comportamentale.<br />
Il sindaco poteva, attraverso la sua sensibilità e il suo ruolo di <strong>autorità locale di protezione civile</strong>, assumere iniziative di tutela e di conforto per arginare l’allarme sociale in netta crescita in quei giorni, magari rendendo disponibili ricoveri all’aperto gestiti attraverso un comitato operativo comunale (<strong>COC</strong>), che avrebbe curato anche l’informazione. Un fare questo però, che non s’improvvisa sul campo e può essere una realtà operativa di supporto solo se all’interno del comune fosse già radicato un modello organizzativo di protezione civile con ufficio e preposti e piani d’emergenza completi e classificati per rischio.<br />
L’organizzazione in questo caso avrebbe visto al tavolo consultivo la partecipazione pure dei tecnici verificatori dei vari enti (Comune, Vigili del Fuoco, volontari, ecc…) che, snocciolando dati sulle verifiche statiche dei fabbricati, effettuate numerosissime in quei giorni, avrebbero potuto dare un quadro realistico della situazione di vulnerabilità degli edifici, consigliando magari l’adozione di misure di tutela forse in controtendenza con le generiche rassicurazioni  date dagli esperti nella fatidica riunione del 31 marzo 2009.<br />
Il sindaco non è da escludere che non  avesse questa organizzazione alle spalle. Da qui la sovraesposizione della commissione grandi rischi che ha assunto ruoli non suoi, occupando spazi per surroga e dovrà quindi rispondere del suo operato.<br />
Siamo sicuri che al processo si cavillerà molto, tanto sulle competenze del dipartimento quanto su quelle della commissione grandi rischi e del sindaco. Si dirà che non c’era un’emergenza conclamata e gli esperti erano lì per un consulto non vincolante rispetto alla decisione ultima di tutela che doveva essere presa dal sindaco.<br />
Il processo dovrà portare luce sull’argomento. Tanta luce, partendo da Roma… e già prima della data del 31 marzo 2009.<br />
Un processo che dovrà soddisfare un bisogno impellente di verità, perché ci sono tante zone d’Italia a rischio. Un processo che riguarda anche un <em>modus operandi</em>, non solo italiano, di distorcere i concetti scientifici per non allarmare, accettando calcoli probabilistici  sulla pelle degli altri.<br />
I sindaci incomincino a guardarsi intorno e a riflettere sul fatto che la legge li individua come autorità locale di protezione civile. Contemplino allora la necessità di predisporre un sistema ben organizzato di tutela che affondi le sue radici nelle politiche di prevenzione e non solo sulle organizzazioni di volontariato che rappresentano solo un tassello della sicurezza.<br />
Il mondo scientifico istituzionale, faccia grandi passi indietro in termini di potere e protagonismo. La scienza deve abbattere gli alibi e non sostenerli. Si rivaluti la ricerca poi: quella vera, e si  rimanga per logica nei solchi di competenza.  Si dica inoltre e a chiare lettere e con forza che <strong>l’analisi del territorio e la pianificazione dello sviluppo sostenibile</strong> sono le matrici da utilizzare per garantire ad ogni cittadino l’imprescindibile diritto alla sicurezza. Un argomento quest’ultimo che comporta di fondo la necessità di mollare un po’ di business…siamo pronti?</p>
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		<title>&#8220;Eruzione Vulcano Merapi &#8211; Yogjakarta, Indonesia&#8221; di Robin Fenlon</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Jan 2011 22:34:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Bellissimo video girato da Robin Fenlon sull&#8217;eruzione del vulcano Merapi. Monte Merapi (in indonesiano Gunung Merapi) è un vulcano conico della Giava centrale in Indonesia. Il suo nome significa montagna di fuoco. È uno dei vulcani più attivi in Indonesia. Dal 1548 ha eruttato 68 volte. Si trova molto vicino la città di Yogyakarta. Le continue eruzioni dal 1992 al ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="677" height="381" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=16802583&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="677" height="381" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=16802583&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Bellissimo video girato da <a href="http://vimeo.com/16802583" target="_blank">Robin Fenlon</a> sull&#8217;eruzione del vulcano Merapi.<br />
<strong>Monte Merapi</strong> (in indonesiano <em>Gunung Merapi</em>) è un <a title="Vulcano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano">vulcano</a> conico della <a title="Giava" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Giava">Giava</a> centrale in <a title="Indonesia" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Indonesia">Indonesia</a>. Il suo nome significa <em>montagna di fuoco</em>. È uno dei vulcani più attivi in Indonesia. Dal <a title="1548" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1548">1548</a> ha eruttato 68 volte. Si trova molto vicino la città di <a title="Yogyakarta" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Yogyakarta">Yogyakarta</a>.<br />
Le continue eruzioni dal <a title="1992" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1992">1992</a> al <a title="2002" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2002">2002</a> hanno causato molti morti soprattutto nel <a title="1994" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1994">1994</a> (43). Nel <a title="2006" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2006">2006</a> c&#8217;è stata un&#8217; eruzione che ha causato due decessi. L&#8217;ultima eruzione risale al 26 ottobre 2010 ed è tutt&#8217;oggi attiva<sup title="^ http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/topnews/2010/10/26/visualizza_new.html_1728061128.html"><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Monte_Merapi#cite_note-0">[1]</a></sup> .<br />
Il vulcano viene considerato dall&#8217;<a title="IAVCEI (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=IAVCEI&amp;action=edit&amp;redlink=1">IAVCEI</a> (<a title="International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth's Interior (pagina inesistente)" href="http://it.wikipedia.org/w/index.php?title=International_Association_of_Volcanology_and_Chemistry_of_the_Earth%27s_Interior&amp;action=edit&amp;redlink=1">International Association of Volcanology and Chemistry of the Earth&#8217;s Interior</a>)  degno di particolari studi alla luce della sua storia di grandi e  distruttive esplosioni in zone molto popolose. Il Merapi è il vulcano al  mondo che ha generato il maggior numero di nubi ardenti in tempi  storici,è considerato un &#8220;Decade Volcano&#8221;, uno tra i 16 meno  raccomandabili vulcani al mondo e il più attivo dell’Indonesia. Inoltre è  un vulcano situato in una delle più popolate zone del mondo.<br />
Questo vulcano è caratterizzato da eruzioni che durano da uno a  cinque anni e sono comuni eruzioni Pliniane e Subplianiane. Il Merapi  contiene nella sommità un duomo craterico attivo ed instabile che spesso  collassa parzialmente generando flussi piroclastici (densa nube ad  elevata temperatura costituita da frammenti piroclastici (tutti i  frammenti solidi emessi dal vulcano) e gas. Esso scorre veloce sul suolo  e generalmente si incanala in valli, colmando depressioni. Questi  flussi possono scendere per 13 km e raggiungere velocità di 110 km/h.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Fonte Wikipedia</em></p>
<p style="text-align: justify;">Video sul portale Vimeo:<a href="http://vimeo.com/16802583" target="_blank"> http://vimeo.com/16802583</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>“La discarica di Terzigno” di MalKo</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Oct 2010 16:30:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da qualche giorno regna la calma lì alla “rotonda” di Terzigno, incrocio strategico che smista il traffico veicolare circumvesuviano sulla strada panoramica del Vesuvio. Chi si oppone alla discarica, qui trova il punto di raccolta e sono in tanti a partecipare alle manifestazioni di protesta giungendo da diversi comuni della plaga e soprattutto dalla limitrofa Boscoreale. Per risolvere i problemi ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7503" title="discarica" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/discarica-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />Da qualche giorno regna la calma lì alla “rotonda” di <strong>Terzigno</strong>, incrocio strategico che smista il traffico veicolare circumvesuviano sulla strada panoramica del <strong>Vesuvio</strong>. Chi si oppone alla discarica, qui trova il punto di raccolta e sono in tanti a partecipare alle manifestazioni di protesta giungendo da diversi comuni della plaga e soprattutto dalla limitrofa <strong>Boscoreale</strong>.<br />
Per risolvere i problemi legati alla sollevazione popolare del comprensorio Terzigno &#8211; boschese, <strong>Berlusconi</strong> ha deciso di inviare il chiacchierato ma fido <strong>Bertolaso</strong> che ha dimostrato di saper navigare negli scandali veri o presunti che siano, con un “tiremm innanz” davvero invidiabile.<br />
Il capo della protezione civile appena ha messo piede a Napoli, da buon <em>uomo del fare</em>, ha subito prospettato ai sindaci interessati, a proposito delle discariche nel <strong>parco nazionale del Vesuvio</strong>, un documento con pochi ma fondamentali punti di accordo: il primo è il <strong>congelamento della cava Vitiello</strong>, oggetto principale del contenzioso. Il secondo è la <strong>bonifica della cava Sari. </strong>Con quest’ultimo intervento<strong> </strong>dovrebbero<strong> </strong>cessare le emanazioni pestilenziali che da quel buco si levano e che sono all’origine dei malumori dei cittadini. A bonifica ultimata, cioè tra qualche giorno, nella cava Sari  dovrebbe conferirsi <strong>solo la spazzatura dei diciotto comuni dell’area rossa</strong> (area a maggior rischio vulcanico), fino a esaurimento dei volumi disponibili.<br />
Gli assembramenti che hanno caratterizzato da mesi le giornate di protesta, sono sempre stati contenuti nel numero e nell’intensità delle manifestazioni, perché la gente in genere non riesce a inquadrare una situazione di pericolo se non la avverte con uno dei cinque sensi (la vista, l&#8217;udito, l&#8217;olfatto, il gusto e il tatto).  Tant’è che quando l’olfatto ha registrato l’odore nauseabondo proveniente dalla <strong>discarica Sari</strong> (quella in uso), è scattata la mobilitazione della popolazione, anche quella violenta, in un modo crescente e direttamente proporzionale alla superficie d’espansione e all’intensità degli effluvi. La gente quindi, ha ravvisato nei miasmi trasportati dal vento, un pericolo concreto. Sulla quantificazione del pericolo, dovranno poi spendersi i tecnici incaricati, in questi giorni di tregua, a procedere a rilievi e analisi nel sito di <strong>Pozzelle</strong>, presumibilmente monitorando aria, acqua e suoli circostanti. Sui disagi non ci sono dubbi! Quelli sono tanti e tutti palpabili e sniffabili in loco…Come sanno bene anche le forze dell’ordine.<br />
Quello che appare insopportabile però, quando si raggiungono situazioni limite come questa, sono i tentativi di arginare la ricerca della verità in nome dell’emergenza.<em> Il terremoto dell’Aquila docet! </em>Qui la voglia di capire questo maledetto girone infernale dei rifiuti che da decenni flagella la Campania è tanta. Prima ancora di imporre un disagio ambientale, infatti, occorre che qualcuno spieghi come si è arrivati al disagio stesso e <em>grazie</em> a chi. E di tutti quelli che hanno tirato disonestamente soldi (<em>pecunia non olet</em>) dalla spazzatura, ce ne siamo liberati? O questi energumeni istituzionali, faccendieri e portaborse e politici, hanno semplicemente cambiato casacca colore e ufficio?  E la programmazione? Certo l’idea brillantissima di operare acchè ogni provincia abbia la sua o le sue brave discariche, da un certo punto di vista democratico non fa una piega. Qualcuno si è ricordato nel frattempo, che la provincia di Napoli oltre a essere la più urbanizzata in assoluto e anche la più piccola (vedi cartina), ed è quella che produce più rifiuti di tutte le altre province messe insieme? Tradotto, significa che la provincia di Napoli sforna tantissima immondizia ma non ha un territorio sufficientemente esteso da individuare siti discariche che non scempiano le poche aree protette o che non siano contigui a centri  densamente abitati.<br />
Guardando la cartina in basso, <em>tratta dal sito del sottosegretario di Stato Bertolaso per l’emergenza rifiuti in Campania</em>, si vedono immediatamente le superfici provinciali e la quantità di rifiuti che generano.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-7500" title="cartina" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/cartina.jpg" alt="" width="495" height="362" />La sola città di Napoli produce più immondizia dell’intera ed estesissima provincia di Salerno. Numeri che avrebbero dovuto far riflettere circa l’opportunità di arrivare per forza di fatto ad accordi interprovinciali, che contemplassero anche la necessità di centuplicare la raccolta differenziata nella città partenopea; così come dovevano prevedersi incentivi per i comuni che ospitano discariche, con compensazioni economiche o <em>bonus casa</em> a favore dei cittadini che vivono negli agglomerati o anche semplici case isolate, purtroppo ubicate nei pressi delle discariche.<br />
Per Napoli sono attive, non vorremmo sbagliarci, le discariche di <strong>Chiaiano</strong> e Terzigno. Tra non molto questi due <em>invasi</em> saranno pieni; in assenza di <strong>Cava Vitiello</strong>, dove si scaricherà? Certo c’è <strong>l’inceneritore di Acerra</strong>: purtroppo pare che non vada proprio a regime e potrebbe ulteriormente rompersi o bloccarsi automaticamente visto che contempla tale tecnologia. E, quindi, ripetiamo, se si stoppa l’inceneritore che succede? Probabilmente in questo caso bisognerà <em>scongelare</em> qualcosa dal “frigorifero”: ad esempio Cava Vitiello o buttarsi in alternativa ai piedi e al cospetto delle vicine province, già di loro imbufalite, per chiedere uno <em>sporco</em> favore.<br />
Noi pensiamo che Bertolaso toglierà la puzza dalla Sari e viaggerà al minimo conferendo in questo sito i rifiuti dei soli comuni vesuviani (diciotto), fin quando reggerà l’Inceneritore, con qualche alleggerimento fatto d’invio di balle altrove o di nuovi depositi di stoccaggio, e un surplus d’uso forse della cava di Chiaiano dove covano proteste latenti.<br />
Nel frattempo gli animi si rilasseranno lì sulle barricate, e così passerà pure qualche tornata elettorale.  Se la situazione dovesse precipitare invece, abbiamo la netta sensazione che Cava Vitiello risulterà, sfortunatamente ma senza puzza, l’ancora di salvezza per l’intero territorio provinciale e soprattutto per la caotica e poco virtuosa città di Napoli, che rischia di fare un’ingloriosa fine.<br />
Abbiamo letto su qualche giornale che dietro le manifestazioni più violente alla rotonda ci sarebbe la camorra. Non sapremmo… qualcuno ha tirato in ballo nel merito e per associazionismo la partecipazione di alcuni quartieri ultrapopolari della zona. Ci meravigliamo della meraviglia: perché lì il fetore non arriva?<br />
Soluzioni? Non ne vediamo per i prossimi cinque anni… Ammesso che s’inizi da subito a pianificare sul serio, ma potremmo sbagliarci. Intanto procedure <em>aggressive </em>dovrebbero essere riservate per far decollare al più presto i lavori per la costruzione degli inceneritori a Salerno e Caserta, così come da subito si deve partire con una conferenza di servizio con le province cui bisognerà chiedere una collaborazione seppur misurata nel tempo. Monito e controlli per Napoli e la sua dilagante produzione di spazzatura <em>tal quale</em>. Proprio il tempo e l’efficienza dei servizi di differenziazione, raccolta e smaltimento dei rifiuti, saranno alla base del futuro di Cava Vitiello.<br />
Un consiglio per chi ancora manifesta sulla panoramica ? Non buttate pietre, ma solo scomode domande…</p>
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		<title>“Boscoreale, Terzigno, Bertolaso, Vesuvio e… discarica ” di MalKo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 17:46:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La giornata del 21 ottobre 2010 sarà ricordata come quella che ha visto in campo per le proteste contro l’apertura della discarica a Terzigno, gruppetti di persone non proprio temperanti. Un numero minimo in verità ma gente probabilmente avvezza ai modi spiccioli, che si è fatta forte di scapestrati sodalizi, per non lasciarsi scappare l’occasione di dare contro le istituzioni ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7352" title="IM000012.JPG" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/boscoreale-188x126.jpg" alt="" width="188" height="126" />La giornata del <strong>21 ottobre 2010</strong> sarà ricordata come quella che ha visto in campo per le proteste contro l’apertura della <strong>discarica a Terzigno</strong>, gruppetti di persone non proprio temperanti. Un numero minimo in verità ma gente probabilmente avvezza ai modi spiccioli, che si è fatta forte di scapestrati sodalizi, per non lasciarsi scappare l’occasione di dare contro le istituzioni e l’organizzazione sociale del comprensorio. Gente che, col pretesto della battaglia a tutela dell’ambiente e della salute, ha dato libero sfogo a istinti prima repressi. Hanno sciamato per le vie cittadine di Boscoreale e, con le minacce, hanno fatto chiudere tutti i negozi, e qualche ritardatario ne ha subite le conseguenze con le vetrine in frantumi. Blocchi stradali dappertutto, camion bruciati e chiusura forzata delle scuole con la minaccia di sassaiole distruttive, sono stati i momenti peggiori &#8230; Eppure in tutto questo bailamme bisognerà alla fine registrare l’accensione dei riflettori e l’interesse dei media e della politica al caso Terzigno, che prima non c’era con le sole proteste moderate e pacifiche. Mah…<br />
La parte mite dei comitati invece, è sempre lì al solito posto (la strada panoramica), sotto l’albero d’olivo che domina la rotatoria, per protestare e tentare di bloccare il transito ai camion maleodoranti, in fila e pronti a scaricare i loro rifiuti nella terra ai piedi del vulcano più famoso del mondo. La protesta degli accreditati comitati, come quello delle <strong>mamme vulcaniche</strong>, è esercitata a base di rosari, preghiere e suppliche, magari accompagnate da una disobbedienza passiva, ma tutte pressioni pacifiche che hanno alla base i figli e la necessità di risparmiare loro quegli olezzi malsani provenienti da quel buco osceno. La loro è una battaglia giusta e onesta, come il loro modo di vivere semplice ma esemplare.<br />
L’incontro tra governo e i presidenti di regione e province campane, non ha portato a un granché di risultato sul fronte della contrapposizione frontale circa l’apertura della seconda discarica (<strong>cava Vitiello</strong>) nel parco nazionale del Vesuvio. Il presidente della Regione Caldoro, aveva ipotizzato di utilizzare momentaneamente i siti di altre province campane per guadagnare tempo, ma ha trovato la ferma opposizione dei comuni interessati che hanno innalzato barriere preventive a siffatta proposta.<br />
La realtà è quindi di <strong>non soluzione</strong>! Non c’è scelta diversa alla costipazione dei rifiuti, lì al Vesuvio, perché le caratteristiche territoriali e la profonda conurbazione, non lasciano un granché di possibilità valide al governo, in termini di siti provinciali, ove ubicare una discarica. La soluzione per quanto grave, infatti, non ha strategiche vie d’uscita.<br />
Anche l’odierna riunione del premier con i ministri interessati e l’onnipresente <strong>Bertolaso</strong>, ha avuto come risultato finale il concetto più volte ripetuto che non si cambia strada: Cava Vitiello si aprirà, costi quel che costi… compreso misure per abbattere la puzza.  Alla <strong>protezione civile</strong> il compito di gestire quella cava, in cambio, un po’ di soldi saranno distribuiti agli enti locali (Terzigno e Boscoreale?) per compensare poi cosa? La salute dei cittadini esposti? O il decadimento delle campagne e interi palazzi che hanno perso improvvisamente valore immobiliare? Dispiace molto per Boscoreale, anche alla luce dei recenti e timidi tentativi di agganciare il turismo internazionale, grazie alla contiguità territoriale con gli scavi di Pompei e alla stupenda <strong><em>Villa Regina</em></strong>, vecchia fattoria pompeiana, dove prima del 79 d.C. si lavoravano quelle uve oggi esposte a un fetore nauseabondo. Una velleità turistica finita in discarica…<br />
I comitati probabilmente potrebbero essere presi dallo sconforto perché contro un sistema statale non si può ingaggiare una lotta senza quartiere. In realtà proprio adesso e a maggior ragione, le associazioni dei cittadini hanno motivo di esistere, perché bisognerà arrivare a un compromesso, soprattutto a una data limite, oltre la quale nessun camion dovrà più presentarsi sulla strada panoramica di Terzigno. Una data. Bisogna strappare una data! Sarebbe anche il caso che la cava di Terzigno sia affidata a un ente diverso dalla protezione civile. Un commissario straordinario che non appartenga al chiacchierato dipartimento, perché tale struttura deve ancora rispondere, sembra, di una gestione molto superficiale e poco istituzionale e, per molti aspetti fallimentare, proprio qui in Campania e per i rifiuti. Poi, sorge un altro dubbio: ma la protezione civile non si è affermato, a fronte dei molteplici scandali, che dovrebbe interessarsi solo di : &lt;&lt;  <strong><em>tutelare la integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l&#8217;ambiente dai danni o dal pericolo di danni derivanti da calamità naturali, da catastrofi e da altri eventi calamitosi</em></strong>? Il presidente del <strong>parco Vesuvio</strong> potrebbe essere l’autorità giusta per salvaguardare “capre e cavoli” e soprattutto dimostrare alle autorità <strong>comunitarie di Bruxelles</strong>, che intendono bloccare fondi, che si cambia rotta per garantire che in discarica si versano  solo sostanze  che non incidono pesantemente sull’inquinamento ambientale di quello che una volta era un parco. Ovviamente se la <strong>ministra Prestigiacomo</strong> garantisce una tregua…</p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(nella foto il comune di Boscoreale: s’ammaina la bandiera italiana a mezz’asta e si espone un drappo a lutto dopo la notizia che la seconda discarica si aprirà. Per chi non lo sapesse, le discariche sono ubicate nel territorio di Terzigno, ma in realtà all’estrema periferia, risultando quindi più vicine al centro abitato boschese )</em></p>
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		<title>“Discarica Vesuvio” di MalKo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Oct 2010 19:45:22 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il problema spazzatura a Napoli e provincia incomincia a delinearsi come benzina prossima a essere lanciata sul fuoco. Un folto nugolo di amministratori a tratti inutili e di tecnici votati alla politica, non sono riusciti nel corso di decenni a sfornare un piano organico per lo smaltimento dei rifiuti. Il famigerato inceneritore di Acerra, pubblicizzato come il deus ex machina ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7154" title="discarica_vesuvio" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/discarica_vesuvio-188x140.jpg" alt="" width="188" height="140" />Il problema spazzatura a Napoli e provincia incomincia a delinearsi come benzina prossima a essere lanciata sul fuoco. Un folto nugolo di amministratori a tratti inutili e di tecnici votati alla politica, non sono riusciti nel corso di decenni a sfornare un piano organico per lo smaltimento dei rifiuti.<br />
Il famigerato <strong>inceneritore di Acerra</strong>, pubblicizzato come il <em>deus ex machina </em>dell’immondizia, pare si sia rivelato un vero fallimento. A essere sinceri, che qualcosa non andasse per il verso giusto, l’avevamo intuito all’indomani dell’inaugurazione dell’impianto, perché non fu battuta la grancassa pubblicitaria col datato slogan … <em>siamo la politica del fare</em>.<br />
Il “bruciatore” non funziona come dovrebbe… Nel prossimo futuro andrà meglio? Si riuscirà a porvi rimedio? Funzionerà? Dalla zona militarizzata non trapela molto…chissà!<br />
Se non ci sono gli inceneritori, anche se funzionasse la raccolta differenziata secondo percentuali accettabili, delle discariche a cielo aperto non se ne potrebbe fare a meno. Tant’è che l’hanno aperta pure nel <a href="http://www.rivistahydepark.org/ambiente/parco-vesuvio-e-discariche-di-malko/"><strong>parco nazionale del Vesuvio</strong></a>, vero giardino metropolitano, esattamente nel territorio comunale di <a href="http://www.rivistahydepark.org/ambiente/parco-vesuvio-a-rischio-discarica-di-malko/"><strong>Terzigno</strong></a>. Infatti, nella terra del fuoco e del vino, un sito è in funzione a pieno regime (<a href="http://www.rivistahydepark.org/ambiente/parco-vesuvio-a-rischio-discarica-di-malko/"><strong>Pozzelle</strong></a>), con i suoi miasmi irrespirabili, e un’altra cava, con una capacità d’invaso enorme e riattata all’uopo, è  prossima all’apertura (<a href="http://www.rivistahydepark.org/ambiente/parco-vesuvio-a-rischio-discarica-di-malko/"><strong>cava Vitiello</strong></a>).<br />
Che dire…purtroppo finché non si arriva a un ciclo dei rifiuti virtuoso, bisognerà individuare “buchi” e sempre buchi. In alternativa inviare l’immondizia in altre regioni o addirittura all’estero, lì dove gli inceneritori magari sono sovradimensionati rispetto alle esigenze.<br />
Suoli da adibire a discarica nel comprensorio provinciale di Napoli non sono tanto facili da individuare, perché il territorio è pesantemente conurbato “grazie” al fatto che nessuna agenda politica è mai riuscita a pianificare secondo le esigenze del rispetto ambientale e dei concetti di vivibilità. Siamo come topi in trappola…tant’è che il desiderio di molti è andare via nottetempo da questi luoghi scempiati.<br />
I Comuni di <strong>Boscoreale</strong>, <strong>Terzigno</strong>, <strong>Boscotrecase</strong> e <strong>Trecase</strong> sono quelli su cui si abbattono immediatamente i miasmi. In un link, pare riportante un articolo edito sul corriere del mezzogiorno del 15 novembre 2008, il Sindaco di Terzigno, chiamato in causa sulla questione discarica in qualche modo collegata alla sua simpatica amicizia col <em>premier</em>, oltre ad andar fiero dell’autorevole conoscenza, nel merito sbotta: «<em>No, la discarica per noi è una ricchezza. Gli altri Comuni ce la invidiano. È perciò che ho fiducia in Berlusconi. Siamo entrambi imprenditori. Silvio mi ha promesso che farà diventare Terzigno come un paese della California</em>». Il sindaco continua: &lt;&lt;<em>Vuole sapere cosa faremo con la discarica? Questo è un paese in agonia. Con Berlusconi ho stretto un accordo: <strong>una deroga piena sui vincoli della zona rossa </strong></em>(quella a maggior rischio vulcanico n.d.r.)<em>. Non chiederemo sanatorie e roba del genere; ma la messa in sicurezza del territorio. Una risistemazione dell&#8217;esistente, senza sgomberi</em>».<br />
Il sindaco di Terzigno va fiero di avere debellato la consuetudine di sindaci medici amministratori. Lui è un commerciante di frutta fresca e secca, magari senza titoli altisonanti, ma degno della politica del fare…<br />
Leggiamo ancora online sul link <a href="http://napoli.indymedia.org/node/6177">http://napoli.indymedia.org/node/6177</a> &#8230; il sindaco espone il petto alle critiche. Alla domanda sulle indennità di ristoro previste per ogni tonnellata di rifiuto tal quale, resta un po’ incerto sulle gambe. Ma quando la richiesta di delucidazioni si fa più esplicita  (quanto incasserete con l&#8217;attività della discarica?) i suoi occhi si illuminano come quelli di Paperon de&#8217; Paperoni: «<em>All&#8217;incirca 12 euro a tonnellata — risponde sicuro —: potremo rifare le strade, dare un&#8217;aggiustatina al paese e fornire nuovo impulso all&#8217;economia. E tutto questo, senza subire alcun danno. Ho visto come lavorano i militari: sono bravissimi! Sono stato nel sito di Sant&#8217;Arcangelo Trimonte: non è una discarica, ma una fabbrica di confetti. Ecco, noi avremo una fabbrica di confetti che produrrà oro. Insomma, altro che casinò. Meglio di un casinò</em>».<br />
Che dire: speriamo che sia una <em>boutade</em> quest’intervista alla stregua del più noto discorso augurale del sindaco di Palomonte : un vero tormentone sul web…ma nutriamo qualche dubbio.<br />
Intanto non è da escludere che, per arginare le proteste popolari, attive soprattutto nell’ambito di Boscoreale, si arriverà al compromesso dell’allargamento della prima discarica di <strong>Pozzelle</strong> evitando così l’apertura di <strong>cava Vitiello</strong>. L’escamotage è ingannevole perché le discariche sono sostanzialmente promiscue. In termini di risultati finali nulla cambierebbe. L’accordo che la popolazione dovrebbe strappare invece, deve necessariamente riguardare una data limite allo scarico dei rifiuti. Ovviamente senza superare le attuali quantità di deposito giornaliere.<br />
Questa storia delle discariche ubicate nel parco Vesuvio sicuramente ci riserverà ancora molte sorprese. Noi ci auguriamo come detto, che quell’intervista che vi abbiamo proposto al sindaco di Terzigno sia una montatura dell’opposizione. Che sia tutto falso insomma. Se dovesse essere reale, l’imprenditore della frutta fresca e secca dovrebbe rassegnare le dimissioni dalla carica di primo amministratore della <em>fabbrica di confetti ubicata in California che produce e rende soldoni meglio di un casinò</em>…</p>
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		<title>“Vulcano Eyjafjallajökull, Islanda” di Sean Stiegemeier</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 14:08:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[cratere vulcanico]]></category>
		<category><![CDATA[Eyjafjallajökull]]></category>
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		<description><![CDATA[Bellissimo video realizzato da Sean Stiegemeier sul vulcano Eyjafjallajökull in Islanda. Eyjafjallajökull è un ghiacciaio dell&#8217;Islanda. Con un&#8217;area di 100 km², è il quinto per estensione dei ghiacciai islandesi. Si trova nella parte meridionale dell&#8217;isola, a nord del villaggio di Skógar e a ovest del ghiacciaio Mýrdalsjökull. Il nome significa in islandese Ghiacciaio dei Monti delle Isole; la parola è ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="678" height="339" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowfullscreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=11673745&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="678" height="339" src="http://vimeo.com/moogaloop.swf?clip_id=11673745&amp;server=vimeo.com&amp;show_title=1&amp;show_byline=1&amp;show_portrait=1&amp;color=00ADEF&amp;fullscreen=1&amp;autoplay=0&amp;loop=0" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">Bellissimo video realizzato da Sean Stiegemeier sul vulcano Eyjafjallajökull in Islanda.<br />
<strong>Eyjafjallajökull</strong> è un <a title="Ghiacciai dell'Islanda" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Ghiacciai_dell%27Islanda">ghiacciaio dell&#8217;Islanda</a>.  Con un&#8217;area di 100 km², è il quinto per estensione dei ghiacciai  islandesi. Si trova nella parte meridionale dell&#8217;isola, a nord del  villaggio di <a title="Skógar" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sk%C3%B3gar">Skógar</a> e a ovest del ghiacciaio <a title="Mýrdalsjökull" href="http://it.wikipedia.org/wiki/M%C3%BDrdalsj%C3%B6kull">Mýrdalsjökull</a>.<br />
Il nome significa in <a title="Lingua islandese" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_islandese">islandese</a> <em>Ghiacciaio dei Monti delle Isole</em>; la parola è formata da <em>eyja</em> (isole), <em>fjalla</em> (montagne) e <em>jökull</em> (ghiacciaio); le isole in questione sono le <a title="Isole Vestmann" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Isole_Vestmann">Vestmann</a>, su cui domina in lontananza.<br />
Il ghiacciaio ricopre il <a title="Vulcano" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Vulcano">vulcano</a> <a title="Eyjafjöll" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eyjafj%C3%B6ll">Eyjafjöll</a>. In località <a title="Fimmvörðuháls" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Fimmv%C3%B6r%C3%B0uh%C3%A1ls">Fimmvörðuháls</a>, la notte del 20 marzo 2010 si è aperto un <a title="Cratere vulcanico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cratere_vulcanico">cratere vulcanico</a>.<br />
Questo vulcano ha <a title="Eruzione vulcanica" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Eruzione_vulcanica">eruttato</a> abbastanza frequentemente a partire dall&#8217;<a title="Era glaciale" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Era_glaciale">era glaciale</a>. Prima del <a title="2010" href="http://it.wikipedia.org/wiki/2010">2010</a>, l&#8217;ultima eruzione avvenne dal <a title="1821" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1821">1821</a> al <a title="1823" href="http://it.wikipedia.org/wiki/1823">1823</a>, e causò una <em><a title="Jökulhlaup" href="http://it.wikipedia.org/wiki/J%C3%B6kulhlaup">jökulhlaup</a></em> (inondazione dovuta allo scioglimento dei ghiacci) che causò notevoli danni.<br />
La parte terminale a sud della montagna era un tempo parte della costa <a title="Oceano atlantico" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Oceano_atlantico">atlantica</a>.  Poiché il mare si è ritirato di circa 5 km, la nuova costa ha lasciato  dietro di sé molte deviazioni e una miriade di cascate, le più  conosciute delle quali sono <a title="Skógafoss" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Sk%C3%B3gafoss">Skógafoss</a> e <a title="Seljalandsfoss" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Seljalandsfoss">Seljalandsfoss</a>. Quando il vento è forte, l&#8217;acqua delle piccole cascate può creare un suggestivo rumore paragonabile all&#8217;ululato di un lupo.<br />
Due delle lingue del ghiacciaio, Gigjökull e Steinsholtsjökull,  terminano in lagune glaciali dove è normalmente possibile ammirare <a title="Iceberg" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Iceberg">iceberg</a> galleggianti. Nel 1967 parte di un enorme seracco chiamato Innstihaus, circa 15 milioni di m³  di ghiaccio, si staccò da un versante del ghiacciaio, precipitando nella  laguna, 280 m più in basso. L&#8217;onda generata fu terribile: si riversò  nel fiume Markarfljot con una forza di 21.000 m³/s, portando con sé  enormi rocce e spazzando via tutto ciò che si trovava lungo il percorso.<br />
Il 20 marzo 2010, dopo 187 anni, si è verificata una nuova eruzione dell&#8217;Eyjafjöll che ha causato l&#8217;evacuazione di circa 600 persone. Il 15 aprile la presenza di una nube di ceneri vulcaniche emessa dal vulcano ha portato alla chiusura degli spazi aerei e di vari aeroporti di alcuni paesi dell&#8217;Europa centro-settentrionale: Regno Unito, l&#8217;Irlanda, la Danimarca, la Norvegia, il Belgio, la Francia, la Germania , la Svizzera, la Svezia, la Polonia, l&#8217;Estonia, la Lettonia, la Rep. Ceca, l&#8217;Austria, l&#8217;Ungheria, la Romania, la Spagna e l&#8217;Italia. La situazione si è ripetuta in misura meno estesa il 9 maggio.</p>
<p>© Sean Stiegemeier<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.in-perfidia.com/" target="_blank">in-perfidia.com</a><br />
<a rel="nofollow" href="http://www.twitter.com/sstieg" target="_blank">twitter.com/sstieg</a></p>
<p>Musica:  Jónsi &#8211; Kolniður  (<a rel="nofollow" href="http://jonsi.com/" target="_blank">jonsi.com</a>)</p>
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		<title>&#8220;Tesori in alto mare&#8221; di Greenpeace</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Jul 2010 13:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[superficie marina]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Gruppo Locale Greenpeace Salerno, attivo in città dal 1987, intende proporre alla vostra attenzione la mostra fotografica intitolata “Tesori in alto mare”, realizzata da Greenpeace Italia grazie alla partnership di fotografi professionisti che affiancano l’associazione nelle numerose azioni di denuncia e sensibilizzazione che la vedono protagonista. La mostra, formata da 33 scatti completi di apposite didascalie e inerente il ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-5461" title="greenpeace" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/greenpeace1-188x138.jpg" alt="" width="188" height="138" />Il Gruppo Locale Greenpeace Salerno, attivo in città dal 1987, intende proporre alla vostra attenzione la mostra fotografica intitolata “Tesori in alto mare”, realizzata da Greenpeace Italia grazie alla partnership di fotografi professionisti che affiancano l’associazione nelle numerose azioni di denuncia e sensibilizzazione che la vedono protagonista.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra, formata da 33 scatti completi di apposite didascalie e inerente il mar Mediterraneo, è itinerante, e recentemente è stata esposta a Pisa e Firenze, nel mese di Maggio 2010. A giugno è invece prevista l’esposizione a Trieste; in tutte e tre le occasioni organizzate e gestite dai Gruppi Locali di Greenpeace, di concerto con le disposizioni dell’Ufficio nazionale di Greenpeace Italia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Caratteristiche e finalità della mostra “Tesori in alto mare”</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La mostra fotografica “Tesori in alto mare”, nasce all’interno della Campagna Mare di Greenpeace, sia International che Nazionale. L’interesse dell’associazione nei riguardi degli ecosistemi marini è parte integrante della filosofia, del lavoro e delle azioni che vengono portati avanti in Italia e nel mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’attenzione è focalizzata sul Mar Mediterraneo, questo grande bacino chiuso che lambisce anche le coste della nostra città.</p>
<p style="text-align: justify;">Con una superficie di 2,5 milioni di chilometri quadrati, il Mediterraneo è solo lo 0,7 per cento della superficie marina del Pianeta, ma nonostante tale percentuale presenta una biodiversità eccezionale, dovuta in gran parte al processo di formazione che lo stesso ha subito nel corso del tempo. Ricco di biodiversità si, ma estremamente fragile, e oggigiorno fortemente minacciato dagli effetti degli impatti delle attività umane quali l’inquinamento, i trasporti pericolosi, la pesca eccessiva, l’urbanizzazione delle coste, l’introduzione di specie aliene e il cambiamento climatico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi stanno alterando le caratteristiche peculiari del Mediterraneo, e mettono sempre più in pericolo la salvaguardia e sopravvivenza di un habitat unico e di numerose specie che compongono la flora e la fauna marina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il fine della mostra è quello di documentare, con le immagini e con apposite didascalie esplicative, gli effetti devastanti che le attività umane stanno producendo in ambito mediterraneo,</strong> colpendo veri e propri “tesori nascosti” che le splendide foto subacquee ritraggono in tutto il loro minacciato splendore.</p>
<p style="text-align: justify;">Una parte cospicua dell’esposizione è dedicata alle problematiche connesse alla pesca eccessiva e sconsiderata, che sta esaurendo rapidamente gli stock ittici, nonché degradando fondali e sterminando specie non commestibili, grazie al sovente e illegale utilizzo di reti a strascico e spadare, che non assicurano né la salvaguardia della flora marina né un’adeguata selettività del pescato. Greenpeace ha focalizzato e focalizza in particolare l’attenzione sulla pesca al Tonno rosso, specie caratteristica del Mediterraneo che sta rapidamente estinguendosi a causa di una pesca non sostenibile e dall’impiego di gabbie per l’ingrasso di questi pesci, i quali una volta in cattività riducono di molto la capacità di perpetuare la specie.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine l’ultima parte della mostra è incentrata sulla soluzione che Greenpeace propone con forza a Stati e autorità competenti per affrontare il rapido degrado del Mediterraneo, ovvero la <strong>realizzazione di una rete di Riserve Marine che tuteli il 40 per cento del Mediterraneo, delle acque e dei fondali, al di là del limite territoriale, nelle acque c.d. internazionali</strong>. Tale percentuale è indicata infatti dalla ricerca scientifica per una tutela efficace della biodiversità marina, che assicuri così la massima resa sostenibile per la pesca. Tali riserve, utili soprattutto per le specie d’altura, dovrebbero avere una superficie generalmente tra i 4.000 e i 7.000 km quadrati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Le Riserve Marine devono però essere parte di un nuovo modo di tutelare e gestire le risorse.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La loro presenza deve affiancarsi ad una eliminazione di tutte le attività pericolose nel resto del Mediterraneo. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Calendario e strutturazione della mostra</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Gruppo Locale di Salerno allestirà la mostra fotografica “Tesori in alto mare” presso il <strong>I piano </strong>del <strong>Complesso di Santa Sofia</strong>, in <strong>piazza Abate Conforti </strong>a <strong>Salerno </strong>dal <strong>16 luglio </strong>al <strong>23 luglio 2010</strong>.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">33 scatti realizzati da fotografi professionisti che evidenziano la condizione attuale del Mar Mediterraneo, diviso tra bellezze straordinarie e gli effetti devastanti dell&#8217;inquinamento, della pesca indiscriminata, del surriscaldamento.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra sarà aperta al pubblico gratuitamente nei suddetti giorni dalle <strong>ore 19.00</strong> alle <strong>ore</strong> <strong>23.00</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">I volontari del Gruppo Locale di Greenpeace Salerno saranno presenti per guidare gli utenti nella visita e per dare tutte le informazioni inerenti allo specifico tema della mostra, e per quanto pertiene in generale all’Associazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Per info: greenpeacegl.salerno@gmail.com<br />
3401537869</p>
<p style="text-align: right;">Il Gruppo Locale GREENPEACE Salerno</p>
<p style="text-align: right;">Il responsabile</p>
<p style="text-align: right;">Marco Meo</p>
]]></content:encoded>
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		<title>“Parco Vesuvio a rischio discarica” di MalKo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 14:16:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[discarica terzigno]]></category>
		<category><![CDATA[discarica vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[Parco vesuvio]]></category>
		<category><![CDATA[parco vesuvio a rischio discarica]]></category>
		<category><![CDATA[terzigno]]></category>

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		<description><![CDATA[La nobile plaga vesuviana certamente non meritava di finire in disgrazia attraverso la realizzazione di quella che si prospetta come la più grande discarica dell’Italia meridionale, ubicata all’interno del Parco Vesuvio, in un’area che aveva già dato per il passato in termini di stoccaggio rifiuti . E’ forte il dubbio che gli abitanti di Terzigno non si siano resi conto ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4422" title="vino" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/vino-188x137.jpg" alt="" width="188" height="137" />La nobile plaga vesuviana certamente non meritava di finire in disgrazia attraverso la realizzazione di quella che si prospetta come la più grande discarica dell’Italia meridionale, ubicata all’interno del Parco Vesuvio, in un’area che <em>aveva già dato</em> per il passato in termini di stoccaggio rifiuti .<br />
E’ forte il dubbio che gli abitanti di Terzigno non si siano resi conto dello scempio ecologico che si stava perpetrando in danno al loro territorio. Non fissando paletti iniziali per il primo invaso di Pozzelle (è giusto dare), dovranno probabilmente subire la seconda discarica ben più grande come da programma.<br />
Guardando il Decreto legge 23 maggio 2008, n. 90 &#8211; <em>Misure straordinarie per fronteggiare l&#8217;emergenza nel settore dello smaltimento dei rifiuti nella regione Campania e ulteriori disposizioni di protezione civile</em> si legge testualmente all’art. 9 comma 1 e,quindi, si desume che:  … Pozzelle e Cava Vitiello sostanzialmente erano località discarica già sancite; quindi Cava Vitiello era in programma da qualche tempo…non si capisce perché oggi qualcuno si meraviglia di questo secondo invaso come se fosse piovuto improvvisamente dal cielo.<br />
Che cosa dice il decreto n° 90 a proposito delle cose che si possono scaricare nel parco Vesuvio ? Pardon, nelle discariche di Terzigno?  Leggiamo l’articolo 9, ma questa volta comma 2:<br />
<em>Gli impianti di cui al comma 1 sono autorizzati allo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.12.12; 19.05.01; 19.05.03; 20.03.01; 19.01.12; 19.01.14; 19.02.06; presso i suddetti impianti, è inoltre autorizzato lo smaltimento dei rifiuti contraddistinti dai seguenti codici CER: 19.01.11*; 19.01.13*;19.02.05*, e 19.12.11* per il solo parametro «idrocarburi totali», provenienti dagli impianti di selezione e trattamento dei rifiuti urbani, alla stregua delle previsioni derogatorie di cui all&#8217;articolo 18.</em><br />
Sul web è possibile accedere al catalogo europeo dei rifiuti (CER), elenco utile a chi vuole approfondire il significato di queste sigle numeriche. D’altra parte si può avere un’idea di massima di cosa si costipi partendo dal principio che i numeri CER senza asterisco rientrano nella categoria dei rifiuti non pericolosi, mentre quelli corredati da asterisco sono classificati pericolosi. Ad esempio il numero CER 19 01 11* classifica le ceneri pesanti e scorie, contenenti appunto sostanze pericolose oppure il 19 02 05* fanghi prodotti da trattamenti chimico-fisici, contenenti anche in questo caso sostanze pericolose.<br />
Molti non conoscono il comune di Terzigno. La cittadina era, nel senso che adesso lo è di meno, nota per il vino, le nocciole e le cave di basalto che hanno prodotto materia prima per tantissime e romantiche scogliere. Terzigno però, annovera anche un vero guinness da primato nel campo dell’abusivismo edilizio. Abusi tali da rendere necessario negli anni novanta la destituzione del sindaco con successivo commissariamento. Alla base del provvedimento un <em>j’accuse</em> contro il primo cittadino  particolarmente forte, reo di non aver fatto alcunché  per arginare  lo scempio cementizio.   Un caso rarissimo di destituzione (con quella motivazione), dicono gli esperti…<br />
Ultimamente permane in campo nazionale e in termini politici e filosofici la rigida idea del fare. Il libro del fare…le cose fatte o da fare. Ecc… Ci sorge quindi un dubbio: vuoi vedere che questo colpo di genio di utilizzare i terreni dentro e limitrofi al parco Vesuvio sia in realtà una magnifica trovata per spezzare l’abusivismo edilizio in terra di rischio vulcanico? A ben pensarci ma quale legge dello Stato può essere più efficace di un mega immondezzaio per bloccare le costruzioni selvagge? Neanche i delinquenti osano erigere sui terreni contigui al percolato da discarica. D’altro canto il nesso tra immondizia e protezione civile che nessuno aveva capito in prima battuta ora si spiega … Ecco perché Bertolaso ha dovuto assumere la condotta delle operazioni in Campania&#8230; altre due o tre discariche ben assestate e assisteremo al più veloce decremento  demografico di tutti i tempi. Altro che progetto <em>Vesuvia</em>… I giapponesi verranno a copiarci! Tutti contenti? Beh no! Intanto perché per un po’ di abitanti <strong>il rischio ambientale si sommerà a quello vulcanico;</strong> un’elevazione a potenza di cui francamente non se ne sentiva il bisogno&#8230;<br />
Anche sul fronte dell’uva, il famoso vino Lacryma Christi, almeno quello prodotto in zona, si presume non lo berranno più in tanti,  fino a quando la cordata <em>del fare</em> non troverà una soluzione che convinca gli amanti di Bacco che i rigogliosi vigneti prossimi e limitrofi alla mega discarica (qualcuno già con il cartello vendesi),  non possono subire inquinamento dall’aria, dall’acqua e dai suoli che s’interfacciano con il putridume pure <em>asteriscato</em>.</p>
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