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	<title>Hyde Park &#187; ATTUALITA&#8217;</title>
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	<description>La prima rivista scritta dai lettori!!!</description>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio e Osservatorio Vesuviano&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Jul 2010 23:03:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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Agli inizi degli anni novanta, non ricordiamo bene, ci fu un clamoroso caso di allarme tra la popolazione del vesuviano per un fax mal compilato. Che cosa successe: l’Osservatorio Vesuviano inoltrò alla Prefettura di Napoli una notifica contenente i dettagli tecnici di un terremoto vulcano-tettonico che si era da poco verificato e che tra l’altro [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5319" title="osservatorio_vesuviano" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/osservatorio_vesuviano.png" alt="" width="575" height="575" /></p>
<p style="text-align: justify;">Agli inizi degli anni novanta, non ricordiamo bene, ci fu un clamoroso caso di allarme tra la popolazione del vesuviano per un fax mal compilato. Che cosa successe: <strong>l’Osservatorio Vesuviano</strong> inoltrò alla Prefettura di Napoli una notifica contenente i dettagli tecnici di un terremoto vulcano-tettonico che si era da poco verificato e che tra l’altro non era stato avvertito dalla popolazione. Nel bollettino erano stati precisati, oltre all’ora dell’evento, l’ipocentro e l’intensità del sisma.</p>
<p style="text-align: justify;">La Prefettura a sua volta preparò una nota informativa indirizzata ai comuni dell’area rossa. Per un <em>lapsus calami</em>, fu scritto: <strong><em>si verificherà un terremoto</em></strong><em>…</em> invece di… &lt;&lt; <strong><em>si è verificato</em> un terremoto </strong>&gt;&gt;…e  il fax venne così inoltrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Scattò l’allarme. Alcuni comuni organizzarono subito un’incauta informativa alla popolazione che prese d’assalto l’autostrada per allontanarsi dall’area vesuviana, bloccando così il traffico ai caselli con automobilisti che di lì a poco avrebbero trasformato la loro ansia in panico collettivo.</p>
<p style="text-align: justify;">La calma incominciò a ripristinarsi solo dopo le dovute e frettolose rettifiche date soprattutto dall’edizione serale del TG3.</p>
<p style="text-align: justify;">I bollettini informativi successivamente, non sappiamo se in seguito a quell’inconveniente, furono diramati direttamente dall’Osservatorio Vesuviano ai comuni dell’area rossa, ogni qualvolta l’istituto di sorveglianza registrava eventi sismici di magnitudo superiore a 2,5 della scala Richter.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei comuni, queste note che giungevano periodicamente, costrinsero i sindaci a incaricare qualcuno della raccolta dei bollettini e questi addetti a loro volta incominciarono a preoccuparsi per dare un senso, un valore a quelle notizie ricevute. Si nominarono quindi <strong>referenti di protezione civile</strong> che molto spesso telefonavano all’Osservatorio Vesuviano per avere conferme e chiarimenti tessendo un utile rapporto interistituzionale con il prestigioso Ente preposto alla sorveglianza vulcanica.</p>
<p style="text-align: justify;">Un piccolo scambio di battute oggi e una disquisizione domani, gli addetti alla protezione civile alla fine incominciarono a realizzare il fatto tutt’altro che secondario, che vivere all’ombra di un vulcano richiede ogni possibile sforzo organizzativo di tutela, partendo proprio dal livello locale.  Ovviamente cozzando spesso con la parte politica orientata ad obliare il rischio&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il</strong><strong> 9 ottobre 1999 alle ore 7,31</strong> l’area vesuviana fu scossa da un terremoto di magnitudo <strong>3,6</strong>. Fu l’evento più intenso dal 1944. Segno premonitore? Come abbiamo già chiarito in altri articoli, ci fu sconcerto nel mondo scientifico e istituzionale, e ansia mal celata tra la popolazione. Molti cittadini si spostarono precauzionalmente in altre residenze fuori dall’area rossa. Qualche scuola fu chiusa ed altre risultarono semideserte.</p>
<p style="text-align: justify;">In quella che fu una settimana di tensioni, ogni più piccolo sussulto era accompagnato da ratifiche via fax.  Gli addetti alla protezione civile, cosa che ricordiamo bene, andarono letteralmente in fibrillazione, frastornati dalle notizie in arrivo, soprattutto quelle inerenti all’epicentro delle micro scosse che in alcuni casi erano localizzate a poche centinaia di metri dalla superficie e direttamente nel <strong>camino vulcanico</strong>. Il concetto cui costoro attingevano la loro apprensione, era che il magma risalendo nel condotto produceva sismi sempre più focali verso l’alto… Secondo questa pseudotesi quindi, eravamo a un passo dall’eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ricordiamo bene un noto vulcanologo, aprì una polemica con l’Osservatorio Vesuviano, perché quel terremoto doveva indurre a suo dire un <em>passaggio</em> nel sistema di allerta vulcanica, da <strong>base</strong> ad <strong>attenzione</strong> (vedi rischio Vesuvio parte settima). Secondo il nostro più che modesto parere, aveva perfettamente ragione. D’altro canto abbiamo difeso, pure la tesi avversa , cioè la decisione un po’ politica dell’Osservatorio Vesuviano (commissione grandi rischi ?) di mantenere <em>ufficialmente</em> il livello base, esclusivamente perché in quel periodo parlare di livelli di allerta a una platea di “ignoranti”, nel senso proprio di mancata conoscenza, avrebbe gettato l’intera popolazione nel panico assoluto con amministrazioni comunali che si sarebbero “imballate” non sapendo  come affrontare la crisi. Perché di crisi si trattò…</p>
<p style="text-align: justify;">La Procura della Repubblica di Torre Annunziata forse un giorno dovrà pronunciarsi su questa storia. Consiglieremmo una salomonica archiviazione…</p>
<p style="text-align: justify;">Andiamo all’attualità. Per evitare problemi ma anche per gestire l’informazione secondo criteri francamente discutibili , le ratifiche di terremoto arrivano adesso esclusivamente al <strong>dipartimento della protezione civile</strong>, dicastero guidato da <strong>Bertolaso</strong>, e alla Prefettura di Napoli. I comuni, sembra, sono tenuti all’oscuro di tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Le nostre conoscenze ci portano ad affermare che inviare quelle notizie ai comuni era un sistema fondamentale per indurre i comuni stessi a organizzarsi da un punto di vista della protezione civile. Ad esempio, la sala operativa della città di Portici, presidiata ventiquattro ore su ventiquattro, nacque proprio dalla necessità di assicurare un terminale informativo permanente sul territorio a rischio. Tant’è che tutti i cittadini che telefonavano alla struttura comunale per qualche sussulto litosferico, ricevevano, grazie ai famosi bollettini, informazioni dettagliate sul terremoto eventualmente avvertito, intanto per discriminare la scossa circa la sua origine tettonica o vulcano tettonica. Poche ma fondamentali notizie portatrici di calma che producevano effetti psicologici di tutto rispetto e fiducia nelle istituzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altro canto vorremmo ricordare che secondo una più recente legislazione il sindaco non solo è autorità di protezione civile, ma è anche chi dovrà assicurare ai cittadini amministrati l’informazione precisa e puntuale soprattutto su temi che afferiscono al mai sopito bisogno sociale di sicurezza. L’<em>oscurantismo</em> quindi, in danno ai comuni, non produce nulla di utile, atteso che, i sussulti superiori a 2,5 non possono essere emarginati nella burocrazia perché la popolazione li percepisce direttamente attraverso i sensi. Vorremmo appena ricordare che pochi mesi fa, si diffuse un nuovo allarme terremoto per l’opera di buontemponi che tirarono in ballo fittiziamente il noto tecnico Giuliani dell’Aquila. Furono necessarie anche in quel caso smentite e precisazioni. Questo significa che se non si produce uno sforzo efficace nella formazione e nell’informazione e nei collegamenti interistituzionali (soprattutto con i comuni), i disguidi anche gravi sono all’ordine del giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Un invito quindi, all’Osservatorio Vesuviano, acchè ripristini quella buona pratica dei bollettini di ratifica terremoti. Lo sappiamo: c’è l’ottimo e curatissimo sito “<strong>sismografi in diretta</strong>”. Non basta. Quando i comuni ricevono una nota da un ente scientifico è quasi un promemoria che ricorda ai destinatari dove si vive e con quale rischio si ha a che fare.  Gli addetti è bene che leggano il bollettino e su quello organizzino come dire… scambi di vedute possibilmente con persone fisiche. Una mediazione? Invio delle <strong>ratifiche tramite E-Mail</strong> e riporto costante del <strong>livello di allerta vulcanico</strong>, secondo meccanizzazione del sistema e note aggiuntive in calce se necessarie. Ovviamente il tutto è un nostro parere…</p>
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		<title>&#8220;Il Vulcano Marsili: Intervista al Prof. Giuseppe Mastrolorenzo&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Jul 2010 14:02:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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Il Vulcano Marsili è un vulcano sottomarino ubicato in modo quasi equidistante tanto dalle coste calabre quanto da quelle sicule per circa 150 chilometri. Fa parte dell’arco insulare eoliano e misura quasi 3000 metri d’altezza. Un eventuale subacqueo intenzionato a porre una bandierina in cima al vulcano dovrebbe immergersi per 450 metri. La vetta quindi, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5305" title="vulcano_marsili" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/vulcano_marsili.png" alt="" width="575" height="766" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Vulcano <strong>Marsili</strong> è un vulcano sottomarino ubicato in modo quasi equidistante tanto dalle coste calabre quanto da quelle sicule per circa 150 chilometri. Fa parte dell’arco insulare eoliano e misura quasi 3000 metri d’altezza. Un eventuale subacqueo intenzionato a porre una bandierina in cima al vulcano dovrebbe immergersi per 450 metri. La vetta quindi, è ancora inviolata. La colonna d’acqua che sovrasta l’apparato vulcanico  dovrebbe comunque essere sufficiente per “affogare” qualsiasi colonna eruttiva e con essa i fenomeni che maggiormente temiamo in terra ferma (colate piroclastiche, lahar, ecc…). Questa nostra confortevole supposizione supportata anche dall’assenza  di centri abitati (mare aperto) potrebbe avere qualche fondamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Marsili recentemente è balzato alle cronache invece, come possibile fonte di <strong>maremoti</strong> presumibilmente dovuti al distacco di pareti rocciose che movimenterebbero materiale a sufficienza per generare onde altissime nel tirreno meridionale. Il magma che fluisce in un liquido, infatti, ha un modesto potere “collante”  sugli strati  litoidi sottostanti  generando un prodotto roccioso (scaglie) alquanto instabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Marsili comunque non è l’unico vulcano sorto nelle profondità del mare. Bisogna contemplare anche il <strong>Vavilov </strong>a 160 chilometri a sud ovest del golfo di Napoli, così come il <strong>Magnaghi</strong> forse spento e il <strong>Palinuro</strong>, attivo, che dista appena sessantacinque chilometri dalla costa cilentana.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ di qualche giorno fa la notizia che anche nei pressi della costa calabra, al largo di Capo Vaticano, è stato individuato un vulcano ormai da millenni estinto che ci piacerebbe si chiamasse <strong><em>Talo</em></strong> (gigante a difesa di Creta che si buttava nel fuoco per diventare incandescente, onde  bruciare col suo corpo i nemici) .</p>
<p style="text-align: justify;">La sua posizione corrisponde alla faglia calabra i cui sommovimenti causarono in quella regione un terribile terremoto nel 1905. Ancora senza nome, il ventinovesimo vulcano italiano ha una sommità che si può toccare ad appena centoventi metri sotto la superficie marina.</p>
<p style="text-align: justify;">Al Prof. <strong>Giuseppe Mastrolorenzo </strong>abbiamo rivolto alcune domande :</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>a) </em></strong><em>Il Marsili recentemente a torto o a ragione viene chiamato in causa dagli esperti come un vulcano temibile perché simile al Vesuvio .  E’ così ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">L’analogia con il Vesuvio non è del tutto appropriata. Infatti, il rischio vulcanico è un parametro dato dal prodotto della pericolosità del vulcano per il valore esposto (persone e beni soggetti al rischio); nel caso del <strong>Marsili </strong>entrambi questi fattori sono di fatto e nell’ordine sconosciuto e assente. Bisogna allora  dire che la storia eruttiva e l’attuale livello di pericolosità del vulcano, e, quindi, il rischio potenziale associato a un possibile evento eruttivo, non sono stati ad oggi adeguatamente approfonditi. Di fatto, la distanza dalla costa e la profondità del vulcano, rendono in linea di massima minimo il rischio legato a un’eruzione, se si fa eccezione per la possibile generazione di <strong>tsunami</strong>. Quest’ultimo tipo di evento nel caso di apparati vulcanici come il Marsili, se pure possibile, richiede una complessa combinazione di fattori che difficilmente si presentano in contemporanea, o quantomeno il livello di probabilità che ciò accada è basso. Tant’è, la generazione di onde di tsunami è associata esclusivamente a eventi sismici di elevata magnitudo in fondali profondi e con peculiari movimenti di faglia. Gli tsunami si verificano anche in seguito a fenomeni franosi e/o di collasso parziale o totale di strutture vulcaniche, ma soltanto in caso di elevata rapidità ed estensione di tali fenomeni.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>b) </em></strong><em>Che cosa ancora nasconde il tirreno centro meridionale a proposito di faglie,  vulcani e tsunami ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Il bacino tirrenico è considerato dai geologi come un’area di <em>oceanizzazione</em>, che è il risultato di prolungati processi di distensione della litosfera che hanno generato un assottigliamento crostale e una piana abissale di profondità anche superiore ai 3000 metri. Da questi complessi processi geodinamici si è sviluppato il vulcanismo sommerso di natura basaltica molto diverso da quello delle aree vulcaniche napoletana e siciliana. Data l’elevata profondità del fondale, la conoscenza del bacino tirrenico anche in termini di strutture attive è ancora incompleta, essendo il risultato di prospezioni geofisiche di dettaglio su settori parziali e/o prospezioni a più grande scala ma a minore risoluzione. La difficoltà nella conoscenza è facilmente comprensibile considerando come l’identificazione delle faglie attive costituisca ancora un problema anche in superficie.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>c) </em></strong><em>Abbiamo una carta del rischio tsunami nel tirreno centro meridionale?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Benché in passato siano stati realizzati modelli di tsunami per eventi generati nell’area tirrenica, non è disponibile al momento alcuna carta di rischio tsunami in senso stretto. Tale strumento dovrebbe descrivere la probabilità di ogni singolo punto della costa di essere interessato nell’unità tempo dal passaggio di onde anomale di una data ampiezza, risultanti da un qualsiasi potenziale evento sismico o vulcanico, sia all’interno dell’area tirrenica sia al di fuori di quest’ultima. Non esiste attualmente disponibilità di <em>records</em> geologici sufficienti per la realizzazione di tale mappa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>d) </em></strong><em>Questi vulcani sottomarini sono monitorati sporadicamente o sono dotati di stazioni fisse di misura dei parametri fondamentali ?</em></p>
<p style="text-align: justify;">I vulcani sommersi come tutto il bacino tirrenico non sono sedi di reti di monitoraggio permanenti, ma sono stati studiati soltanto occasionalmente nell’ambito di campagne oceanografiche, sia nazionali sia internazionali, e d’indagini di sismica crostale. La campagna più recente è proprio quella iniziata nello scorso febbraio dalla nave ocenografica <strong>Urania</strong> del CNR, che ha rivelato condizioni d’instabilità dei versanti, a seguito della quale il <strong>Marsili</strong> è stato oggetto di numerose interviste, articoli giornalistici, ecc…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>e) </em></strong><em>Mentre una rete di sorveglianza per gli tsunami generati da terremoti ha dei parametri di riferimento dettati dall’energia del sisma,che si calcola subito, nel caso di tsunami dovuti a vulcani sottomarini, quali fattori sarebbero presi in esame per la diramazione di un allarme?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo nel caso di tsunami generati da collassi di settore di apparati vulcanici sottomarini, non esistono attualmente parametri indicativi affidabili ne in termini di prevenzione né di <em>early warning</em> (azioni di prevenzione immediata ad evento accaduto). Una delle strategie adottabili resta comunque la rilevazione in tempo reale dell’onda anomala in siti prossimi alla possibile sorgente dell’evento attraverso ondametri, con immediata attivazione dell’allarme nelle aree potenzialmente esposte al passaggio dello tsunami. Per quanto concerne il Tirreno, in particolare il Tirreno meridionale, tale strategia risulta critica, in quanto date le limitate dimensioni dell’area e l’elevata velocità di propagazione delle onde anomale (dell’ordine di diverse centinaia di km orari), il tempo per l’evacuazione delle coste dopo l’allarme potrebbe variare da meno di un minuto per le coste più prossime a solo qualche decina di minuti per quelle più distanti. Questo limite non superabile renderebbe necessario un efficientissimo piano di evacuazione con esercitazioni regolari e continue della popolazione a rischio che dovrebbe essere in grado di trasferirsi nel giro di minuti dalla costa a quote sicure. L’emergenza tsunami si è manifestata drammaticamente durante la crisi iniziata a fine dicembre 2002  a Stromboli (<em>vedi foto Sciara del Fuoco – INGV</em>), quando a seguito del collasso di qualche decine di milioni di metri cubi di versante, si è generato sull’isola un’onda anomala dell’altezza di diversi metri che non ha causato vittime solo per la bassissima densità di popolazione tipica del periodo e per l’assenza di turisti e bagnati lungo le coste. In quella circostanza si è temuta la successiva generazione di uno tsunami di maggiore entità, come quelli già avvenuti nella storia geologica dell’isola, che si potrebbe manifestare con onde di altezza anche superiori a 10 metri lungo le coste del Tirreno centro-meridionale.</p>
<p style="text-align: justify;">(La redazione di Hyde Park ringrazia il <strong>Prof. Giuseppe Mastrolorenzo</strong> per la cortese e preziosa collaborazione.)</p>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio e camera magmatica&#8221; intervista alla Prof. Lucia Pappalardo</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Jul 2010 17:28:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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Negli anni novanta, presso le sedi comunali della zona rossa, arrivavano periodicamente delle note via fax diramate dall’Osservatorio Vesuviano, circa gli eventi sismici di magnitudo superiore a una certa soglia minima (2,5 Richter) che avvenivano nel distretto vulcanico del Somma-Vesuvio.
Oltre all’energia registrata, veniva segnalato l’ipocentro del sisma. Ricordiamo bene che alcuni di questi “fuochi” energetici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Lucia_Pappalardo.jpg" alt="" title="Lucia_Pappalardo" width="575" height="432" class="alignleft size-full wp-image-5270" /></p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni novanta, presso le sedi comunali della zona rossa, arrivavano periodicamente delle note via fax diramate dall’<strong>Osservatorio Vesuviano</strong>, circa gli eventi sismici di magnitudo superiore a una certa soglia minima (2,5 Richter) che avvenivano nel distretto vulcanico del Somma-Vesuvio.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre all’energia registrata, veniva segnalato l’ipocentro del sisma. Ricordiamo bene che alcuni di questi “fuochi” energetici avevano origine a una profondità di alcuni chilometri. Molti ritenevano che la superficialità degli ipocentri, rispetto a una camera magmatica posta a circa dieci chilometri di profondità, lasciasse presagire una risalita del magma in superficie.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’immaginario collettivo la camera magmatica è una sorta di pentola ribollente posta a una certa profondità al di sotto del camino vulcanico. La gente del vesuviano più addentro alla <em>materia</em>, ha quindi sempre arzigogolato disquisendo sia sulla profondità sia sull’estensione di tale struttura geologica, azzardando ipotesi varie sulla pericolosità del Vesuvio. Una pericolosità che molti esperti correlano agli anni che passano tra un’eruzione e un’altra, lasciando intendere che il sistema di “ricarica” energetica del vulcano è direttamente proporzionale al fattore tempo (T). Tant’è che nella determinazione degli scenari eruttivi del Vesuvio è stato indicato come eruzione massima di riferimento, nel breve e medio termine, quella del 1631.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie alla gentile collaborazione della ricercatrice,<strong> Dott.ssa Lucia Pappalardo, </strong>esperta di ciò che accade<strong> </strong>nel sottosuolo vulcanico, lì dove il magma si accumula, siamo in grado di offrire ai nostri lettori una disquisizione su <strong>camera magmatica</strong> e <strong>rischio Vesuvio</strong>, articolata secondo i dettami di un’intervista che vi proponiamo integralmente.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>a) </em></strong><em>Gentile Dott.ssa, potrebbe chiarirci che cos’è una camera magmatica? Il concetto della pentola che contiene lava è verosimile?</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">Una <strong>camera magmatica</strong> è un’area al di sotto della superficie terrestre in cui il <strong>magma</strong> si accumula per tempi anche relativamente lunghi. Non è una cavità ma un volume di roccia solida (chiamata roccia incassante) attraversata da una fitta rete di fratture riempite di magma (roccia fusa ricca in silice che può contenere anche gas e cristalli) ad altissima temperatura, generalmente tra 800 e 1200°C.</p>
<p style="text-align: justify;">Le camere magmatiche sono molto difficili da identificare anche con le moderne tecniche di indagine, e generalmente si trovano nei primi 10 km di profondità al di sotto dei vulcani attivi della Terra. La camera magmatica è, quindi, la <em>roccia serbatoio </em>che contiene il magma, quest’ultimo si trasforma in <strong>lava</strong> quando, risalendo in superficie attraverso il condotto vulcanico, erutta in modo effusivo (senza esplosioni). La lava, infatti, ha la stessa composizione del magma da cui deriva, senza però i gas che si liberano durante l’eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>b) </em></strong><em>I dati più aggiornati cosa dicono in termini di ubicazione ed estensione della camera magmatica del Vesuvio?</em></p>
<p style="text-align: justify;">La camera magmatica del Vesuvio è <strong>estesa 400 chilometri</strong> quadrati e si trova a circa <strong>otto chilometri di profondità</strong> al di sotto del vulcano, cosi come indicato dai dati della <strong>tomografia sismica</strong> (che è una tecnica di indagine simile alla Tac in medicina). In particolare, vengono generate onde sismiche attraverso delle esplosioni, poi misurando la velocità e direzione delle onde sismiche viene ricostruita una immagine della crosta terrestre al di sotto del vulcano. Questo tipo di indagine ha rivelato quindi che un esteso volume di magma potenzialmente in grado di eruttare in qualsiasi momento è già presente al di sotto del Vesuvio. Tuttavia il magma modifica continuamente le sue caratteristiche chimiche e fisiche poiché raffredda e cristallizza, dal momento che scambia calore con le rocce <em>incassanti</em> più fredde. Solo quando il magma raggiunge un valore critico di viscosità e contenuto in gas sarà in grado di produrre eruzioni fortemente esplosive. I nostri studi sulla velocità di crescita dei cristalli nelle camere magmatiche indicano che i magmi vesuviani raggiungono tali condizioni critiche anche dopo brevi periodi di riposo del vulcano (dell’ordine di alcune decine di anni), e quindi la camera magmatica del Vesuvio potrebbe già contenere magma ricco in silice e gas in grado di produrre anche eruzioni pliniane. Se una eruzione esplosiva di questo tipo dovesse verificarsi, un’area estesa fino ad <strong>almeno 15 km dal vulcano</strong> sarebbe a rischio di distruzione; questo territorio <strong>include anche l’area metropolitana di Napoli </strong>fino ad oggi non inserita nel piano di emergenza e abitata da circa 3 milioni di persone. Lo studio di passate eruzioni pliniane al Vesuvio ha infatti dimostrato che il territorio oggi occupato dalla città di Napoli fu distrutto dal passaggio delle cosiddette <strong>nubi ardenti</strong>. Queste sono valanghe di lapilli e gas vulcanici ad elevata velocità e temperatura, che scorrono lungo i fianchi del vulcano distruggendo ed incenerendo qualunque cosa incontrino sul loro percorso. I depositi di cenere vulcanica lasciati dal passaggio di queste nubi ardenti dell’eruzione pliniana di 4000 anni fa (detta <strong>eruzione di Avellino</strong>) li abbiamo ritrovati al di sotto del Maschio Angioino al centro della città di Napoli, a testimonianza di questa antica catastrofe .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>c) </em></strong><em>La pericolosità del Vesuvio è correlata in modo direttamente proporzionale al tempo di quiete?</em></p>
<p style="text-align: justify;">No, oggi sappiamo che per i vulcani simili al Vesuvio non esiste alcuna correlazione tra il tempo di riposo e l’entità della futura eruzione. Un esempio è la famosa eruzione pliniana del 1980 al <strong>Monte Sant Helens</strong> nello stato di Washington (USA)  che si verificò dopo un breve periodo riposo del vulcano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>d) </em></strong><em>Lo studio della camera magmatica potrebbe essere all’origine della previsione di eventi vulcanici?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Per eruttare il magma, presente nella camera, deve aprirsi un passaggio verso la superficie fratturando le rocce al tetto della camera magmatica. Questo insieme di fratture che mette in comunicazione la camera con la superficie viene chiamata condotto vulcanico. Durante la formazione del condotto e la risalita del magma in superficie si originano terremoti, rigonfiamenti del suolo, variazioni della composizione chimica e temperatura dei <strong>gas fumarolici</strong>. Questi fenomeni sono i cosiddetti <strong>precursori delle eruzioni</strong> e possono manifestarsi mesi, giorni, o ore prima dell’eruzione; se registrati in superficie dalle reti di monitoraggio possono permettere ai vulcanologi di prevedere l’avvicinarsi di una nuova eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri studi sulla tessitura delle rocce vesuviane indicano che la risalita dei magmi dalla camera alla superficie può essere molto rapida.  In particolare nel caso di eruzioni pliniane il magma potrebbe raggiungere la superficie in meno di qualche ora. I tempi di risalita sono invece più lunghi e variabili nel corso delle eruzioni effusive. La presenza di un condotto centrale individuato dalla tomografia e i tempi di risalita calcolati con gli studi tessiturali su rocce di passate eruzioni indicano che una eventuale futura eruzione pliniana al Vesuvio avrà luogo in corrispondenza del <strong>cono vulcanico</strong> e che una volta fratturato il tetto della camera magmatica, il processo eruttivo potrebbe svilupparsi anche in poche ore, con un breve pre-allarme.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>e) </em></strong><em>I tre distretti vulcanici campani, Vesuvio, Campi Flegrei e Ischia non hanno nessuna interconnessione in termini di lava e magma? </em></p>
<p style="text-align: justify;">I nostri studi basati sulle caratteristiche chimiche delle rocce eruttate nelle passate eruzioni da questi vulcani, indicano che il serbatoio magmatico a 8-10 km di profondità potrebbe essere esteso al di sotto dell’intera area vulcanica campana.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>f) </em></strong><em>Nei famosi bollettini informativi citati in precedenza, che valore interpretativo bisogna dare agli ipocentri che si verificano più o meno in superficie ? </em></p>
<p style="text-align: justify;">Oggi sappiamo che i terremoti superficiali di bassa magnitudo (inferiore a tre) sono legati alla presenza di antichi condotti magmatici estesi per km sotto il cratere e riempiti di magma ormai solidificato. Vengono chiamati  <strong>terremoti vulcano-tettonici</strong>, e si ritiene che siano generati dai forti sforzi gravitativi dovuti al peso del vulcano stesso, che si focalizzano intorno all’asse craterico a causa delle forti variazioni di rigidità in quella zona.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>g) </em></strong><em>Un’ultima domanda: i piccoli terremoti registrati nel camino vulcanico non potrebbero essere originati dalle masse terrose e rocciose che gravano nel condotto e che periodicamente si assestano?</em></p>
<p style="text-align: justify;">Come indicato prima, i dati sismici hanno mostrato la presenza nella parte centrale del vulcano fino a circa 5 km di profondità, di <strong>un antico condotto vulcanico</strong> attualmente non più attivo e riempito da magma solidificato. Intorno a questa area si generano ogni anno un centinaio di terremoti di bassa magnitudo generalmente non avvertiti dalla popolazione vesuviana, ma registrati dai sistemi di monitoraggio. Questi terremoti sono legati principalmente al peso dell’edificio vulcanico e alla concentrazione degli sforzi gravitativi in corrispondenza dell’antico condotto, e non possono essere considerati quindi come fenomeni precursori di una ripresa dell’attività vulcanica. Tuttavia a questi eventi si sovrappone una sismicità di origine diversa legata a variazioni della dinamica interna del vulcano, principalmente dovuta alla migrazione del magma, che può generare crisi sismiche con grande numero di eventi per anno, come accaduto ad esempio nel <strong>1989, 1995-’96, 1999</strong>. Questi terremoti indicano che anche se il Vesuvio è in quiescenza dall’ultima eruzione del <strong>1944 </strong>è tuttavia ancora un vulcano attivo; come abbiamo detto la sua sorgente,  l’area cioè in cui il magma continua ad accumularsi è stata identificata intorno a 8-10 km di profondità, dove i dati sia sismici che chimici evidenziano una zona di accumulo di magma molto estesa e probabilmente <strong>comune anche agli altri vulcani attivi della Campania cioè i Campi Flegrei e l’isola d’ Ischia. </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">(La redazione di Hyde Park ringrazia la <strong>Dott.ssa Lucia Pappalardo</strong> non solo per la gentile collaborazione, ma anche per la chiarezza con cui ha affrontato gli argomenti proposti).</p>
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		<title>&#8220;La cricca…&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Jun 2010 07:36:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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Il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, è stato sicuramente il più inaspettato, a oggi, tra i personaggi tirati in ballo nella storia della “cricca”. Con quest’ultimo termine intendiamo il malaffare legato ai presunti scandali by protezione civile, G8, grandi eventi e case….  Ovviamente precisiamo che l’essere tirati in ballo non è una condanna ma [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5211" title="0000379452-012" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/sepe.jpg" alt="" width="575" height="384" /></p>
<p style="text-align: justify;">Il Cardinale Crescenzio Sepe, arcivescovo di Napoli, è stato sicuramente il più inaspettato, a oggi, tra i personaggi tirati in ballo nella storia della “cricca”. Con quest’ultimo termine intendiamo il malaffare legato ai presunti scandali by protezione civile, G8, grandi eventi e case….  Ovviamente precisiamo che l’essere tirati in ballo non è una condanna ma una formula per chiarire fatti e circostanze, che alla fine possono sancire la completa estraneità dell’interessato nelle faccende oggetto d’indagini giudiziarie.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale dovrà consentirci di rilevare che a volte certi pregiudizi di colpevolezza poggiano sul concetto generico del: <em>chi è amico dei lupi difficilmente può essere agnello… </em></p>
<p style="text-align: justify;">Il capo dipartimento della protezione civile, con le sue ammissioni a discolpa pare abbia inferto, forse involontariamente, un tiro mancino a Sepe, che in termine d’immagine ha subito un crollo di non poco conto, alla stregua del suo stesso accusato “accasato” Bertolaso. In questi casi, anche se uno se la<em> cava</em>, in altre parole ne esce senza colpe, la ricostruzione dell’immagine pubblica avrà come risultato finale cocci messi insieme per formare un vaso che nessuno vuole più esporre in salotto, anche solo e come motivazione, per le semplici frequentazioni amicali sospette…la dignità del cardinale può anche uscirne rafforzata e virtuosamente indenne da certe ipotesi: glielo auguriamo; ma il processo mediatico di riabilitazione è lungo…</p>
<p style="text-align: justify;">Il Ministro Maroni ha ragione quando dice che sotto la sua regia, il dicastero degli Interni ha piazzato un duro colpo alla criminalità organizzata con arresti eccellenti di uomini ben classificati nella lista dei più ricercati e dei più spietati.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo però, la storia come sempre ci rimanda una cartina di tornasole, dove al declino delle <em>mafie nere</em> si contrappone l’ascesa delle <em>mafie bianche</em>. I giornali quotidianamente cosa ci sbattono in faccia? Un sistema di corrotti e di corruttele (la cricca), che lascia relativamente di stucco l’opinione pubblica per i personaggi chiamati in causa che non sono proprio dei morti di fame.</p>
<p style="text-align: justify;">A ben pensarci, il mafioso, quello nero, sporco, brutto e cattivo, quello cui il cardinale Sepe voleva lanciare anatemi di scomunica, in definitiva vive nei buchi e deve difendersi su due fronti…deve combattere su due  barricate. Sovente rischia la pelle per pallottole che possono provenire e colpirlo frontalmente (lo Stato), e pallottole che possono offenderlo alle spalle (gang rivali o pseudo amici) in ambienti dove notoriamente il tradimento è insito nelle logiche di supremazia territoriale. In sostanza, la sua vita meritatamente è un inferno…</p>
<p style="text-align: justify;">Il mafioso bianco invece non vive di tradimenti ma di concussioni e connessioni alle alleanze affaristiche.  Riceve onorificenze, frequenta salotti buoni, occupa uffici importanti, esplica attività cerimoniali in rinomate e prestigiose sedi anche religiose, con fasce, collari e medaglie. Chi sta intorno a costoro si fa in quattro per carpirne amicizia, con la speranza di poter utilizzare di riflesso un po’ di quel potere truffaldino che ipocritamente giustificano a se stessi come astuzia… I mafiosi bianchi sono gli <em>Ulisse</em> della pubblica amministrazione e della politica: furbi all’inverosimile, non si curano dei loro simili che truffano e ingannano col <em>cavallo di troia</em> della rispettabilità istituzionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mafioso bianco si nutre bene; al mare o in montagna alloggia in alberghi e le mogli si dedicano molto spesso al volontariato e a opere di beneficenza. Il mafioso bianco qualche volta sfoggia sulla scrivania la foto dell’orfanello di colore adottato a distanza per darsi un tono di moralità. Il mafioso bianco serve a pochi ma prende da tutti in termini di soldi, case, donne, favori,affari e scambi. Il mafioso bianco non lo riconosci subito. Quello nero sì. Il nero è violentemente appariscente. Il bianco è violentemente oscuro. Basti pensare, nel secondo caso, alla violenza di un intervento chirurgico non necessario o l’inserimento vitale di una valvola cardiaca sapendo fin dall’inizio che è difettosa…</p>
<p style="text-align: justify;">La torbida storia della <em>cricca</em> piove addosso a un popolo castigato da un’austerità economica molto grave. C’è poca battaglia ideologica in giro. Tutti sono impegnati per la sopravvivenza. Fabbriche e negozi chiudono. I risparmi sono al giro di boa finale. Il domani è incerto… Dall’Aquila intanto, un coraggioso procuratore della repubblica, Alfredo Rossini, ha avuto il coraggio di denunciare un po’ di gente per il <a href="http://www.rivistahydepark.org/attualita/terrae-motus-di-malko/">mancato allarme</a> terremoto. Le “associazioni di categoria”, chiamiamole così, difendono a spada tratta i propri scienziati sotto inchiesta buttandola in farsa, addirittura tirando in ballo alieni e meteoriti ed evacuazioni planetarie. Intanto il presidente del consiglio dice che non manderà più all’Aquila i funzionari della protezione civile. Vogliamo precisare che il riferimento è prettamente agli uomini di Bertolaso, perché le istituzioni come i Vigili del Fuoco non possono accettare ordini in tal senso. Sarebbe come se si dicesse: non manderò più Carabinieri all’Aquila. Non siamo ancora a questo livello di democrazia… si spera…</p>
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		<title>&#8220;Pompei 79 d.C.: i bruciati vivi&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 08:30:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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La famosa eruzione di Pompei del 79 dopo Cristo è l’eruzione per eccellenza; ovvero quella che in Italia e non solo, è chiamata in causa per testimoniare la forza distruttrice di un vulcano in eruzione.
Il fenomeno maggiormente distruttivo che segnò nell’antichità Pompei, l’abbiamo più volte detto sono le temibili colate piroclastiche che possono manifestarsi lungo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/calchi.jpg" alt="" title="calchi" width="575" height="485" class="alignleft size-full wp-image-5052" /></p>
<p style="text-align: justify;">La famosa eruzione di Pompei del 79 dopo Cristo è l’eruzione per eccellenza; ovvero quella che in Italia e non solo, è chiamata in causa per testimoniare la forza distruttrice di un vulcano in eruzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fenomeno maggiormente distruttivo che segnò nell’antichità Pompei, l’abbiamo più volte detto sono le temibili <strong>colate piroclastiche</strong> che possono manifestarsi lungo i pendii di un vulcano esplosivo, quando collassa la colonna eruttiva che può ergersi per un bel po’ di chilometri.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti chiamate <strong>nubi ardenti</strong>, queste colate sono tra gli avvenimenti più pericolosi che si possono sviluppare in seno ad un’eruzione, perché sono di difficile prevedibilità e non c’è modo di arginarle preventivamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Probabilmente il fatto stesso che non sia un fenomeno che si manifesta in contemporanea con l’inizio dell’eruzione, colse di sorpresa un certo numero di abitanti di Pompei, nel 79 d.C., tant’è che furono letteralmente bruciati dal passaggio della coltre piroclastica surriscaldata. Non è da escludere che costoro dopo i primi parossismi vulcanici siano ritornati alle loro magioni per recuperare il salvabile, non intuendo che i fenomeni più devastanti dovevano ancora manifestarsi e abbattersi su ciò che rimaneva dell’abitato.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo ipotizzare che a gruppetti si siano avventurati sui luoghi del disastro approfittando forse di una stasi eruttiva per essere poi colti o dall’oscurità o dal ripresentarsi del fenomeno della caduta di cenere che limitava fortemente la visibilità, accampandosi quindi in loco…</p>
<p style="text-align: justify;">La ricerca del <strong>Prof. Giuseppe Mastrolorenzo</strong> e degli altri ricercatori italiani Petrone, Pappalardo e Guarino, ha il merito di certificare scientificamente il motivo di quelle morti la cui postura nell’attimo ultimo della vita ci è riproposta dai calchi in gesso, esposti a Pompei e in altri musei suscitando non poca pietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli esiti dello studio sono riportati nella rivista  <strong>National Geographic</strong>, così come l’interessante disquisizione scientifica  è riproposta integralmente in inglese nelle pagine del periodico <strong>Plos One</strong> .</p>
<p><a href="http://www.nationalgeographic.it/scienza/ricerca/2010/06/15/news/come_morirono_davvero_i_pompeiani-43774/" target="_blank">http://www.nationalgeographic.it/scienza/ricerca/2010/06/15/news/come_morirono_davvero_i_pompeiani-43774/</a></p>
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		<title>&#8220;Riflessioni sulle ideologie totalitarie e la loro applicazione&#8221; di Beatrice Bono</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2010 15:36:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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Premessa
Il ‘900 viene definito dagli storici come l’era dei fascismi, regimi non democratici nati all’interno di particolari contesti socio-politici che hanno visto, fra le altre cose, l’ascesa delle “masse” intese come enti generalizzati incapaci di conseguire un’organizzazione volta alla partecipazione diretta alla politica di un Paese.
Prima di procedere con la trattazione tuttavia, occorre operare una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5036" title="stalin001" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/stalin001.jpg" alt="" width="575" height="427" /></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Premessa</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il ‘900 viene definito dagli storici come l’era dei fascismi, regimi non democratici nati all’interno di particolari contesti socio-politici che hanno visto, fra le altre cose, l’ascesa delle “masse” intese come enti generalizzati incapaci di conseguire un’organizzazione volta alla partecipazione <em>diretta </em>alla politica di un Paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima di procedere con la trattazione tuttavia, occorre operare una sommaria distinzione, una sorta di promemoria critico, tra quelli che sopra sono stati generalmente citati come fascismi.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Regimi non democratici: autoritarismi e totalitarismi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">-        I regimi non democratici di stampo autoritario sono caratterizzati da un’amministrazione del potere la quale non ricade interamente nelle mani di un unico leader politico, bensì essa è detenuta da un ristretto gruppo di persone, appartenenti a specifiche forze istituzionali (quali ad esempio la Corona, l’esercito, la magistratura, la polizia, ecc), che gode dell’appoggio incondizionato delle masse facendo propri e generalizzando valori preesistenti, come famiglia, Patria, Dio. E’ inoltre presente un generale disinteresse nei confronti dell’<em>attività</em> politica, la cosiddetta partecipazione passiva delle masse, come può ben testimoniare il motto mussoliniano “Me ne frego”.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">-        Nei regimi non democratici di stampo totalitario invece, la massa viene <em>totalmente</em> asservita al volere di un singolo leader carismatico, portatore di una nuova ideologia che si propone di sradicare e distruggere &lt;&lt;tutte le tradizioni sociali, giuridiche e politiche del Paese&gt;&gt;. ~ Le masse partecipano in maniera attiva alle frequenti manifestazioni celebrative di regime, accrescendone continuamente il consenso.<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Genesi, sviluppo e mantenimento dei totalitarismi</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto concerne l’aspetto prettamente teorico della materia, è interessante osservare come i totalitarismi si siano instaurati all’interno di contesti socio-economici fondamentalmente simili. Prendendo come esempi le due maggiori esperienze totalitarie del ‘900, Nazismo e Socialismo Sovietico, è facile osservare come esse si siano sviluppate in seguito alla profonda crisi del 1929 che sconvolse l’intero complesso dei mercati mondiali, ponendo quei paesi, che già a causa della sconfitta nella Grande Guerra erano stati fortemente danneggiati (Germania e Russia in primis), nelle condizioni di dover optare per una politica economica estremamente protezionista. Questa situazione risultò insostenibile e favorì l’istituzione di governi non democratici i quali, prevalentemente grazie all’appoggio di una vasta base proletaria scontenta delle inefficienti politiche economiche precedenti, si resero capaci di tramutare protezionismo in vero e proprio imperialismo, di incarnare in una singola persona spirito, emozioni e sentimenti intimi, comuni ad ogni uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale è, infatti, l’aspetto del “sentimento”.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre tener bene presente che il ‘900, in arte come in filosofia e letteratura, è il secolo della vera e propria distruzione dell’Io. L’uomo, improvvisamente gettato in un mondo industrializzato e massificato, sente di perdere d’importanza, non scorge più con chiarezza quella che è la propria condizione esistenziale. Il singolo risulta letteralmente <em>travolto</em> da un nuovo contesto sociale che si evolve ad un ritmo frenetico, in un caos di opposti incomprensibile alla ragione. Da qui il progressivo annullamento del singolo in quanto tale ed il suo riversarsi nella massa, in seguito all’accettazione del più profondo nichilismo, al di fuori della quale non vi è e non si è che il nulla. Per niente dissimile dal gregge irrazionale che sente necessaria la presenza di un pastore forte che lo conduca al bene comune, la massa viene investita dalla forte volontà di assegnare il potere nelle mani di un personaggio ritenuto capace di risolvere, in chiave generale, i conflitti interni del singolo.² Si instaura dunque un circolo virtuoso che consente il mantenimento di un regime totalitario: la massa estrinseca i sentimenti del singolo e li idealizza in un leader, il quale a sua volta sfrutta tale consenso per accrescere il proprio potere. Tuttavia si giunge ad un punto in cui il potere acquisito dal leader politico è tale da poter interrompere la “dipendenza” dallo spontaneo consenso di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ dunque lecito porsi l’ interrogativo: che cosa garantisce il mantenimento di un totalitarismo?</p>
<p style="text-align: justify;">LA PROPAGANDA</p>
<p style="text-align: justify;">Altrimenti denominata “indottrinamento” o più comunemente “lavaggio dei cervelli”, la propaganda, accompagnata all’uso sistematico di violenza (fisica, ma anche e sopra tutto, psicologica) ai fini dell’ottenimento del consenso, costituisce il mezzo più efficace per inculcare nelle menti delle persone ideali, valori, certezze imposti dall’esterno che, con il passare del tempo, il singolo inizia a percepire come propri.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Considerazioni conclusive</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ad una disgregazione naturale delle certezze individuali, si aggiunge dunque una distruzione di massa delle coscienze, che costituisce la vera e propria chiave di volta del potere totalitario. Questo è ciò che rende tale regime brutalmente indistruttibile nella propria ideologia, nella propria essenza tragicamente perfetta, descritta con estrema maestria da Hannah Arendt nel seguente estratto (preso da “Le origini del totalitarismo”, 1951):&lt;&lt; La sua ideologia è la logica di un’idea. La sua materia è la storia cui l’idea è applicata, è […] lo svolgimento di un processo che muta di continuo. […] Essa pretende di conoscere i misteri dell’intero processo storico in virtù della logica inerente alla sua idea&gt;&gt;.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Note</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>¹     da H. Arendt, “Le origini del totalitarismo”, 1951.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>²    Benché sia possibile scorgere nel testo elementi della filosofia di F. Nietzsche, non è intenzione dell’autrice identificare nel filosofo di Rocken un precursore di qualsiasi totalitarismo.</em></p>
<p><em> </em></p>
<p><em>Beatrice Bono, 18 anni.</em></p>
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		<title>“Iran-Scibili?” di Gaspare Serra</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Jun 2010 21:30:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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ECCO PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN… (ALMENO SUL NUCLEARE!)
Non sono “sciocco”, dunque mi rendo ben conto di come questo titolo da solo basti per attrarmi addosso critiche furiose e “condanne sommarie” (mi perdonerete se aggiungo l’inciso “specie da parte dei più distratti”, di coloro pronti a giudicare senza aver nemmeno letto una riga in più [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5001" title="Ahmadinejad" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Ahmadinejad.jpg" alt="" width="575" height="403" /></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>ECCO PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN… (ALMENO SUL NUCLEARE!)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Non sono “sciocco”, dunque <strong>mi rendo ben conto di come questo titolo da solo basti per attrarmi addosso critiche furiose e “condanne sommarie”</strong> (mi perdonerete se aggiungo l’inciso “specie da parte dei più distratti”, di coloro pronti a giudicare senza aver nemmeno letto una riga in più dell’analisi che segue!).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ciò né mi sorprende né mi spaventa</strong>, cosciente di vivere <strong>in un Mondo in cui</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 la ragione si è andata sempre più perdendo, offuscata dagli odi e dai pregiudizi…</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e <strong>molti occhi ormai discernono solo tra il “bianco” e il “nero”</strong>, perdendo di vista quelle sfumature che sono proprio ciò che fa spesso la differenza!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La riflessione seguente è un tentativo </strong>(non so se riuscito) <strong>di analizzare</strong> <strong>la “Questione iraniana”</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 sganciandosi dai parametri di giudizio più “scontati” (specie di conio statunitense e “contraffazione” europea);</p>
<p style="text-align: justify;">-                 rifuggendo dai “topos” propri della politica internazionale (molti dei quali di marca bushiana e mera “imitazione” berlusconiana);</p>
<p style="text-align: justify;">-                 ed <strong>evitando il ricorso ai più banali “luoghi comuni”</strong> con cui si tende sempre più spesso a dividere la realtà in “piani contrapposti” (Occidente/ Oriente; Democrazie/ “Stati canaglia”; Cristianesimo/ Islam…).</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>INIZIAMO A RAGIONARE…</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’analisi seguente esprime il rifiuto netto di quella “logica divisiva”</strong> (dalla maggior parte della pubblica opinione recepita inconsapevolmente…) <strong>che sembra governare l’Occidente</strong>, tendente a trasformare la realtà (politica, culturale, religiosa, etica, morale…) in un gioco di “coppie contrapposte” in cui:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 “tutto è lecito” (anche il ricorso a guerre del tutto “illegittime e infondate”!), spesso stravolgendo persino lo stesso “senso logico” delle parole (spacciando per operazioni di “peace keeping” mere guerre commerciali o, addirittura, per “guerre esportatrici di democrazia” o di liberazione dal terrorismo internazionale pretestuose operazioni d’occupazione militare!);</p>
<p style="text-align: justify;">-                 mentre una sola regola regge il gioco: “o con noi o contro di noi!”.</p>
<p style="text-align: justify;">In un simile contesto, allora, <strong>la scelta di non schierarsi apertamente per nessuna delle</strong> due <strong>parti può apparire come </strong>una scelta <strong>“eversiva” </strong>dell’ordine costituito!</p>
<p style="text-align: justify;">Diceva il filosofo tedesco Theodor Adorno (1903/1969): <strong>“la libertà non sta nello scegliere tra bianco e nero, bensì nel sottrarsi a questa scelta prescritta…”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Personalmente credo che il principale handicap delle opinioni pubbliche moderne (dominate da un’informazione mass-mediatica il più delle volte “manipolata” e “a senso unico”) sia proprio la profonda difficoltà di sottrarsi alle scelte “prescritte” dal Potere (non tanto politico quanto economico), scelte attraverso cui chi “governa le coscienze” (non solo la “res publica”…) è in grado di trasformare persino le più palesi “menzogne”, una volta ripetute ossessivamente, nelle più “incontestabili verità” (almeno per quel<strong>la crescente maggioranza “distratta e silenziosa” che ha perso del tutto la capacità di farsi “massa critica”…).</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>“La vera libertà di stampa è dire alla gente quello che la gente non vorrebbe sentirsi dire”</strong>, ripeteva lo scrittore britannico George Orwell (1903/1950, in realtà Eric Arthur Blair).</p>
<p style="text-align: justify;">Io non sono “la stampa” né detengo alcuna verità “tascabile”!</p>
<p style="text-align: justify;">Possiedo ancora, però, quella libertà di pensiero e onestà intellettuale sufficiente:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 per <strong>interrogarmi “criticamente” sulla gestione della politica internazionale statunitense</strong> (seguita passivamente “a ruota” da molti paesi europei, in primis l’Italia);</p>
<p style="text-align: justify;">-                 per <strong>dubitare </strong>persino <strong>della presunta “superiorità morale” dell’Occidente rispetto al resto del Mondo</strong> (in materia di rispetto della legalità internazionale, uso legittimo della forza e proliferazione nucleare);</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e per arrivare a <strong>sostenere (pur da “convinto” pacifista e antinuclearista!) che</strong>, a queste condizioni, <strong>l’Iran ha “tutte le ragioni del mondo” per rivendicare finanche il diritto di dotarsi di armi nucleari!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Un antico proverbio zen ricorda che “quando il saggio indica la luna, lo sciocco guarda il dito…”, nonostante luna e dito appartengano a due dimensioni incomparabili, a due mondi del tutto differenti!</p>
<p style="text-align: justify;">Contestualizzando tale aforisma, la conclusione a cui approda la mia analisi è la seguente: <strong>le potenze nucleari non possono indicare nell’Iran “il male” piuttosto che un suo “sintomo”!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Anche</strong> una volta <strong>risolta</strong> <strong>la “Questione iraniana”</strong>, così, <strong>non sarebbe affatto risolta la vera questione, quella “nucleare”</strong>, che la Comunità internazionale dovrebbe finalmente affrontare a viso aperto e senza “ipocrisia”!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il vero problema</strong>, dunque,<strong> non è la questione “iraniana”, bensì quella “nucleare”!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per queste ragioni (senza voler dare minimamente l’impressione di difendere il governo teocratico, reazionario, illiberale e antisionista di Ahmadinejad!), mi sento in dovere di giustificare le pretese nucleari iraniane almeno finché le nove potenze nucleari già esistenti:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               non ammetteranno che la fonte primaria d’“instabilità e insicurezza” nel Mondo è costituita dai propri arsenali atomici;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              e non accetteranno di affrontare il problema mettendo anzitutto in discussione la propria “politica nucleare”!</p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>COS’E’ LA “QUESTIONE IRANIANA”?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>“Quanto sta avvenendo tra le superpotenze e l’Iran equivale a un gruppo di pazzi che si riunisce; un matto bussa alla porta, vuole entrare a farne parte; l’assemblea decide di no: c’è il numero chiuso, dunque resti fuori!”</em></strong> (tratto dal libro “Per ragionare”, del filosofo Mario Capanna).</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’è descrizione più azzeccata per presentare il nocciolo della “Questione iraniana”, ossia la contesa apertasi:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 tra un gruppo di Stati (Stati Uniti e Israele, in particolare) che vorrebbe proibire a un altro paese sovrano, l’Iran, di sviluppare l’energia nucleare, temendo che questo sia solo un pretesto per arrivare anch’esso a dotarsi di armi atomiche;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e un Paese, l’Iran, che sostanzialmente chiede d’entrare a far parte del “club ristretto” delle potenze nucleari (di cui i propri più acerrimi contestatori sono già parte!).</p>
<p style="text-align: justify;">Verrebbe da dire, allora, che <strong>il Mondo è governato dalla stessa ragione dei “matti”!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>COS’E’ IL “TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE”?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Trattato di non proliferazione nucleare”</strong> (che, per comodità, chiameremo di seguito <em>“Tnp”</em>) <strong>stabilisce il principio per cui la pace nel Mondo va salvaguardata evitando la “corsa agli armamenti nucleari”</strong> (armi dalle potenzialità catastrofiche!).</p>
<p style="text-align: justify;">Per quale motivo?</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, in caso contrario, le potenze nucleari potrebbero essere “tentate” dalla possibilità di risolvere le proprie controversie internazionali ricorrendo agli arsenali atomici, con le conseguenze che ben si possono immaginare…</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lo spirito del Tnp</strong>, dunque, <strong>è quello di “prevenire” il rischio di nuove guerre atomiche</strong> (qual è stata la Seconda Guerra mondiale, conclusasi il 6 agosto del 1945 con il lancio della bomba atomica “Little Boy” -così fu denominata- sulle città giapponesi di Hiroshima e Nagasaki).</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa prevede, più in dettaglio, il Tnp?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Trattato impegna gli stati</strong> firmatari:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               qualora detengano testate atomiche, <strong>a un progressivo “disarmo nucleare”</strong> (finora, purtroppo, rimasto solo sulla carta…);</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>e, </strong>qualora sviluppino l’energia nucleare “a scopi civili” (in pratica, per costruire centrali elettronucleari), <strong>a sottoporsi al controllo dell’Aiea</strong> (l’Agenzia internazionale per l’energia atomica delle Nazioni Unite).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il Tnp è entrato in vigore nel 1970</strong>, in piena “guerra fredda” e allorquando erano solo 5 le potenze nucleari nel Mondo (tra l’altro, tutte membri del Consiglio di sicurezza dell’Onu): Usa, Urss, Gran Bretagna, Francia e Cina.</p>
<p style="text-align: justify;">A sottoscrivere il Trattato, tuttavia, sono state:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 non solo potenze nucleari all’epoca esistenti;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 bensì anche paesi che avevano sviluppato l’energia nucleare esclusivamente per “scopi civili”;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e paesi del tutto sprovvisti sia di armi che di centrali nucleari.</p>
<p style="text-align: justify;">Non essendo l’adesione al Tnp un obbligo per gli Stati, <strong>però:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>ad oggi, diversi paesi non hanno aderito al Trattato</strong>;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e, cosa più preoccupante, <strong>tra questi vi rientrano alcuni paesi che dispongo in ogni caso dell’arma atomica</strong> (<strong><span style="text-decoration: underline;">tra cui Israele</span></strong>!).</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>QUALI SONO LE POTENZE NUCLEARI NEL MONDO?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Attualmente nel Mondo sono presenti:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>5 potenze nucleari “legali”</strong> (che dispongono dichiaratamente dell’arma atomica e sono aderenti al Tnp): i già citati <em>Stati Uniti, Russia, Gran Bretagna, Francia e Cina</em>;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>3 potenze nucleari “illegali”</strong> (che detengono notoriamente armi nucleari ma non hanno sottoscritto il Tnp): <em>India, Pakistan e Corea del Nord</em> (quest’ultima nel 1985 aveva aderito al Tnp, per poi ritirarsi dallo stesso nel 2003);</p>
<p style="text-align: justify;">III-            e <strong>1 potenza nucleare “di fatto”</strong> (che dispone di armi nucleari -pur senza averlo mai ufficialmente riconosciuto- ma non ha mai aderito al Tnp): <em><span style="text-decoration: underline;">Israele</span></em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Riguardo il caso israeliano, tra l’altro, proprio lo scorso 24 maggio il quotidiano inglese “The Guardian” (citando un documento ufficiale “riservato” ma finalmente “declassificato” in Sudafrica, firmato dall’allora ministro della Difesa -oggi presidente della Repubblica e “Premio Nobel per la Pace”!- Shimon Peres):</p>
<p style="text-align: justify;">-                 non solo ha confermato che Israele detiene da tempo l’arma atomica;<em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">-                 bensì ha rivelato che, <strong>nel 1975, il governo israeliano ha tentato di vendere tre testate nucleari al regime sudafricano dell’apartheid!</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>USA-IRAN: CATTIVI MAESTRI, STUDENTI RIBELLI…</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Lo scorso <strong>3 maggio</strong> si è svolta, al Palazzo di Vetro di New York, una <strong>conferenza dell’Onu </strong>proprio <strong>sul tema della “proliferazione nucleare”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una vetrina internazionale imperdibile per il ribelle presidente iraniano, Ahmadinejad, sempre pronto a sfidare la Comunità internazionale con i suoi deliranti proclami!</p>
<p style="text-align: justify;">L’intervento di <strong>Ahmadinejad</strong>, anche stavolta svoltosi un po’ in solitudine (essendosi allontanate dall’Aula le delegazioni americane, italiane e di molti altri paesi occidentali non appena concessagli la parola), ha comunque “spiazzato” un po’ tutti giocando di contrattacco, <strong>sfida</strong>ndo <strong>gli Usa a un maggior impegno per il disarmo nucleare</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po’ come se, una volta tanto, fosse l’alunno “indisciplinato” a redarguire il maestro “inadempiente”!</p>
<p style="text-align: justify;">Il nocciolo del ragionamento di <strong>Ahmadinejad</strong> può così riassumersi: “gli Stati Uniti, prima di occuparsi di fantomatici propositi nucleari iraniani, perché non dimostrano alla Comunità internazionale di tener fede agli impegni assunti col Tnp ritirando immediatamente le proprie armi nucleari sparse nelle basi americane d’Europa e del resto del Mondo?”.</p>
<p style="text-align: justify;">Più in dettaglio, il leader iraniano <strong>ha avanzato una proposta di “denuclearizzazione globale” in tre punti:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>“smantellamento delle armi” nucleari americane</strong>;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              affidamento a un organismo internazionale indipendente del compito di <strong>fissare una data per l’“eliminazione integrale delle armi nucleari” di tutti i paesi </strong>membri del Tnp;</p>
<p style="text-align: justify;">III-            e <strong>varo di un nuovo </strong>Tnp (da ridefinire <strong>“Trattato di Disarmo e di non Proliferazione nucleare”</strong>).</p>
<p style="text-align: justify;">Una proposta, pertanto:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 forse “utopistica”;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 probabilmente dai secondi fini “provocatori”;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 ma in sé tutt’altro che “insensata” o belligerante!</p>
<p style="text-align: justify;">Qual è stata la risposta americana alle denunce/proposte iraniane?</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto <strong>fonti ufficiali del Pentagono sono state costrette ad ammettere che gli Usa:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>dispongono</strong> <strong>di ben “5.113” testate nucleari;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 di cui ben “90” detenute solo in Italia!</p>
<p style="text-align: justify;">Il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha però accusato l’Iran di “far di tutto per distogliere l’attenzione dalle proprie responsabilità” e di “mettere a rischio il futuro della non-proliferazione nucleare”.</p>
<p style="text-align: justify;">A stretto di giro, inoltre, è arrivata anche la risposta del presidente americano, Barack Obama: “i Paesi che non onorano i loro obblighi sulla non-proliferazione si troveranno ad essere meno sicuri, meno prosperi e più isolati”.</p>
<p style="text-align: justify;">A questo punto, qualche domanda (pur destinata a rimanere senza risposta…) vorremmo volentieri rivolgerla all’Amministrazione americana:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>perché gli Usa hanno sempre taciuto</strong> sull’“esorbitante” ammontare del proprio arsenale nucleare<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>Perché gli Stati Uniti dispongono ancor oggi di un potenziale atomico così “imbarazzante”, pur trascorsi 30 anni dalla sottoscrizione del Tnp?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">III-            <strong>Come può la responsabilità della proliferazione nucleare</strong> nel Mondo <strong>ricadere su</strong> un Paese, <strong>l’Iran </strong>appunto<strong>, che ancora nemmeno dispone dell’arma atomica?</strong> Tale responsabilità non dovrebbe ricadere, piuttosto, sulle potenze nucleari esistenti? Perché mai, invece, proprio questi paesi sono ad oggi esenti da responsabilità e sanzioni?</p>
<p style="text-align: justify;">IV-            Così stando le cose, <strong>non toccherebbe proprio ai paesi che dispongono di armi atomiche il dovere di fare un “primo passo” distensivo </strong>di fronte alla Comunità internazionale<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">V-             <strong>Perché la nuova Amministrazione statunitense</strong>, potendo dimostrare “nei fatti” di voler iniziare un “nuovo corso” nei rapporti con l’Iran (rispetto alla precedente gestione Bush), <strong>non ha colto al volo il “guanto di sfida” lanciato da Teheran, rispondendo “nel merito” alle proposte di denuclearizzazione globale avanzate? </strong>E perché, piuttosto, si è deciso tanto “frettolosamente” (dopo appena pochi mesi di presidenza Obama) di abbandonare la (sia pur difficile) “via del dialogo” per perseguire la più comoda (ma più pericolosa!) strada della contrapposizione frontale e delle sanzioni?</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>NUCLEARE “MADE IN USA”: 5.113 LE TESTATE AMERICANE (90 IN ITALIA!)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">La cosa che più <strong>sconcerta</strong> delle rivelazioni statunitensi non è tanto lo “spaventoso” numero di testate dichiarate (sufficienti a distruggere la Terra “innumerevoli volte”!) quanto <strong>il fatto</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>che gran parte delle testate siano </strong>detenute nelle basi militari americane presenti nel Vecchio Continente e nel resto del Mondo (ossia <strong>in suolo straniero ma al di fuori di ogni controllo da parte degli Stati ospitanti!</strong>);</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>e che ciò sia stato consentito all’insaputa delle popolazioni nazionali!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Secondo quanto riferito dagli studiosi del Fas (“Federation of American Scientists”), <strong>tra la base aerea Nato di Aviano e quella di Ghedi Torre sarebbero stipate ben “90” testate statunitensi!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il che ha dell’“assurdo” se si considera che proprio i sindaci di Aviano e Ghedi sono da anni membri del network “Mayors for peace” (associazione presieduta dal sindaco di Hiroshima e impegnata per l’eliminazione di tutte le armi nucleari dal mondo entro il 2020)!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ vero che l’Italia non è l’unico paese a ospitare testate nucleari “a stelle e strisce”. Per fare qualche esempio:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 150 testate sarebbero detenute in Germania;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 100 in Inghilterra;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 90 in Turchia;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e 40 tra il Belgio e l’Olanda.</p>
<p style="text-align: justify;">Numeri che ritraggono il quadro di un’Europa sostanzialmente a “sovranità limitata” (questo è forse il “prezzo di riconoscenza” ancora da scottare per i meriti americani nell’averci liberato dall’oppressione nazi-fascista nel ‘45?!).</p>
<p style="text-align: justify;">E’ anche vero, però, che, <strong>diversamente da altri paesi europei </strong>(quali Belgio, Germania, Lussemburgo, Norvegia e Paesi Bassi, che hanno provveduto in tal senso già dal febbraio 2009), <strong>l’Italia non ha ancora nemmeno chiesto ufficialmente agli Usa il ritiro delle loro testate dal proprio territorio nazionale!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche domanda (anch’essa destinata a cadere nel vuoto…), allora, sarebbe doveroso rivolgerla anche al governo italiano:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>com’è ammissibile che il popolo italiano scopra solo</strong> <strong>a distanza di decenni</strong> (<strong>e </strong>soltanto <strong>per “merito” di Ahmadinejad</strong>!) <strong>che il suo territorio nazionale sia</strong> stato “svenduto” per farne <strong>una</strong> vera e propria <strong>“polveriera nucleare”</strong>?</p>
<p style="text-align: justify;">II-              Com’è spiegabile il fatto che gli Italiani, mentre sono interpellati per via referendaria (nel 1987) per decidere della sorte di pacifiche centrali elettronucleari, sono tenuti all’oscuro sulla presenza di “testate atomiche” nel proprio territorio (ben “90” e, per di più, “in mani straniere”)?</p>
<p style="text-align: justify;">III-            <strong>Com’è giustificabile la “cortina di silenzio” calata su tale vicenda</strong>, sia da parte del mondo politico (non una sola reazione significativa si è registrata in merito, nemmeno da parte delle opposizioni!) che informativo<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">IV-            <strong>Non sarebbe nell’interesse pubblico e della “democrazia” che della vicenda si discutesse</strong> <strong>in Parlamento?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>ECCO PERCHE’ DIFENDERE LE RAGIONI DELL’IRAN… (ALMENO SUL NUCLEARE!)</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Su questo complicatissimo “intrigo internazionale” <strong>rimangono</strong> ancora <strong>troppi interrogativi</strong> su <strong>cui un’opinione pubblica con un minimo di “coscienza critica” non dovrebbe sorvolare</strong> (lasciandosi passivamente andare a letture “parziali” e aprioristicamente schierate!).</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>PRIMO:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’Iran vuole davvero portare a termine il processo di arricchimento dell’uranio al fine di dotarsi di armi nucleari?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La risposta a tale domanda è nevralgica: se così non fosse, non vi sarebbe pretesto alcuno per accusare l’Iran di violare il Tnp o di rappresentare un pericolo per la sicurezza mondiale!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ nel pieno diritto degli Stati (anche contraenti il Tnp), difatti, scegliere di diversificare le proprie fonti energetiche decidendo di produrre parte della propria energia elettrica ricorrendo a centrali elettronucleari.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La risposta è no!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sul punto <strong>l’Iran è sempre stato chiaro, dichiarando di ambire solo alla costruzione di centrali elettronucleari</strong>: lo stesso Ayatollah Khamenei ha più volte ribadito come l’utilizzo di armi nucleari (così come di quelle chimiche) è proibito dall’Islam (nel corso della Prima Guerra del Golfo, del resto, è stato l’Iraq di Saddam Hussein -e non certo l’Iran!- a ricorrere ad armi chimiche).</p>
<p style="text-align: justify;">Se quella iraniana può facilmente considerarsi una fonte inattendibile, ciò non può dirsi, invece, per quanto dichiarato:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               sia dal<strong>l’Aiea</strong> (l’unica agenzia internazionale incaricata, in base al Tnp, delle ispezioni sui siti nucleari), che <strong>ha ripetutamente negato che l’Iran stia lavorando a un programma nucleare militare</strong>;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              sia dagli stessi servizi segreti americani (un rapporto del 2007 della “National Intelligence Estimate” americana ha concluso che Teheran ha interrotto il proprio programma nucleare militare già nel 2003).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gli unici a sostenere</strong> <strong>la tesi contraria</strong>, in pratica, <strong>sono</strong> <strong>Israeliani</strong> <strong>e</strong> <strong>Statunitensi</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Già questo</strong> <strong>sarebbe sufficiente per parlare di accuse</strong> <strong>“unilaterali” e “non verificate”, che rischiano di trasformarsi nell’ennesimo vergognoso “processo sommario” condotto contro uno Stato sovrano</strong> (dopo il “processo farsa” fatto all’Iraq, occupato da forze militari statunitensi e inglesi nel 2003 sulla base di prove “false” e di palesi “menzogne” propagandate per vere, come autorevolmente confermato lo scorso gennaio nella relazione presentata dalla “Commissione d’inchiesta indipendente sull’Iraq” voluta dal premier olandese Balkenende e guidata dall’ex presidente della Corte Suprema olandese, Willibrord Davids).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perche mai</strong>, allora, <strong>l’Iran non avrebbe diritto a sviluppare l’energia nucleare “a scopi civili”?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perché ciò stesso sarebbe una “pretesa” inaccettabile (per non dire una “provocazione”)?</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa differenzia l’Iran dall’Italia e dalle altre nazioni che hanno fatto la scelta (a mio avviso “folle”, ma comunque legittima) di investire sulla fonte energetica nucleare?</p>
<p style="text-align: justify;">Forse solo il fatto che l’Iran sia un paese “ostile” all’Occidente, proponente un modello di civiltà (discutibile o meno che sia) “alternativo” al nostro?</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>SECONDO:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Supponendo pure che l’Iran “menta spudoratamente” e nasconda le sue reali ambizioni militari nucleari, siamo </strong>davvero<strong> sicuri che l’Iran non abbia alcun “diritto” di dotarsi di un’arma</strong> <strong>di cui già dispongono altri nove Stati </strong>nel Mondo<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Dal punto di vista “strettamente giuridico”</strong>, tale pretesa incontrerebbe un limite invalicabile: <strong>il Tnp</strong> (sottoscritto dall’Iran) <strong>escluderebbe la legittimità internazionale di una simile ambizione</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Ma</strong> se si considerano le “logiche sostanziali” di funzionamento della Comunità internazionale ci si accorge, in realtà, che <strong>il problema non è affatto giuridico bensì “politico”!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Se così non fosse</strong>, del resto:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>all’Iran basterebbe ritirarsi dal Tnp</strong> (come già fatto dalla Corea del Nord nel 2003) per svincolarsi dagli obblighi del Tnp;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>e non si comprenderebbe la ragione per la quale tali obblighi non graverebbero</strong> <strong>anche su Usa, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia</strong>, potenze nucleari che non hanno mai mantenuto l’impegno (formalmente assunto col Tnp) di smantellare i propri arsenali atomici<strong>!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per scoprire le ragioni per cui l’Iran non rappresenta “il problema” bensì “il sintomo” di un problema ben maggiore occorre porsi, semmai, un’altra domanda: <strong>quale sarebbe la spiegazione più logica di un interessamento dell’Iran per l’arma nucleare?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La risposta:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>non è l’interesse di realizzare </strong>finalmente <strong>il proposito di distruggere Israele</strong> dalla cartina geografica mediorientale (sarebbe “folle” immaginare che l’Iran mettesse realmente in pratica un piano del genere!);<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>bensì l’interesse di “ristabilire un equilibrio” nei rapporti di forza in Medio Oriente con Israele</strong> (potenza nucleare), tale da “mettersi al riparo” per il futuro da ogni possibile ipotesi di subire un attacco militare!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Perché un “Iran nuclearizzato”</strong>, allora, <strong>fa così tanta paura </strong>ai Potenti della Terra<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non tanto per le sue mire “offensive”, quanto perché risulterebbe “inattaccabile” come potenza nucleare </strong>(nonostante, in un futuro prossimo, le sue rilevanti risorse petrolifere e gassose potrebbero “far gola” a molti!).</p>
<p style="text-align: justify;">Per spiegare questa risposta occorre, anzitutto, che sia chiara la logica “folle” (o, meglio, “darwiniana”) che governa il diritto internazionale: nell’ambito della Comunità internazionale, non governa la “legge del diritto” bensì la “legge del più forte”!<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">La “proliferazione nucleare”, in particolare:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               ha avuto origine dalla politica nucleare statunitense (gli Usa sono stati i primi a dotarsi di tale arma e gli unici -per fortuna!- ad averla utilizzata nella storia);</p>
<p style="text-align: justify;">II-              e si è propagata a macchia d’olio per colpa di <strong>quella</strong> <strong>che lo scrittore Mario Capanna definisce la logica del “Mad”</strong> (in inglese “folle”, “pazzo”, “matto”, in realtà <strong>acronimo di “mutual assured destruction”</strong>, ossia “distruzione mutua assicurata”!).</p>
<p style="text-align: justify;">Come funzione il sistema logica (pur se “folle”) del Mad?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Il “Mad” incentiva le grandi potenze a dotarsi di un’arma nucleare</strong>:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>non</strong> (come potrebbe appare da una lettura superficiale) <strong>in nome di una logica “offensiva”</strong>;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>bensì</strong> in ragione di una logica <strong>“difensiva” o di “auto-tutela”</strong>, ossia per garantirsi una piena autonomia d’azione rispetto alle altre potenze nucleari facendo valere la “forza deterrente” rappresentata dal solo possesso di un’arma nucleare!</p>
<p style="text-align: justify;">Spiegato in parole ancor più povere, nell’ambito del “club privilegiato” delle potenze nucleari:</p>
<p style="text-align: justify;">a-               <strong>da un lato, ogni potenza nucleare è consapevole</strong> <strong>che un intervento militare contro una nazione dotata anch’essa di ordigni nucleari potrebbe rappresentare</strong> <strong>la propria rovina</strong>, rischiando di subire una “rappresaglia nucleare” e, dunque, di finire anch’essa distrutta (di innescare una spirale di violenza capace di portare a una “guerra totale” dalle conseguente distruttive per l’intero Pianeta!);</p>
<p style="text-align: justify;">b-              <strong>dall’altro, il semplice possesso di un’arma atomica rappresenta per uno Stato la migliore garanzia d’“inattaccabilità</strong>” (un “deterrente formidabile” da ogni possibile minaccia straniera), il che pone le potenze nucleari in una posizione di forza nettamente favorevole rispetto agli Stati non dotati di arsenali nucleari!</p>
<p style="text-align: justify;">A conferma di ciò, potremmo ricordare:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               che l’unica occasione in cui è stata utilizzata l’arma nucleare è stata nel 1945, non a caso allorquando gli Stati Uniti erano i “detentori esclusivi” di armi nucleari nel Mondo;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              e che l’unico vero motivo per il quale la Corea del Nord ha mantenuto la propria indipendenza fino ai nostri giorni è proprio il fatto che sia sospettata di possedere una decina di testate nucleari (il che la mette dal riparo, per intendersi, dal rischio di fare la stessa fine dell’Iraq!).</p>
<p style="text-align: justify;">In conclusione:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>perché mai gli Iraniani</strong> (68 milioni di cittadini) <strong>dovrebbero rinunciare a dotarsi di un’arma</strong> <strong>di cui già dispongono </strong>non solo gli avversari <strong>statunitensi</strong> (300 milioni) e gli scomodi vicini <strong>pakistani</strong> (140 milioni) bensì anche i <strong>Francesi</strong> (65 milioni), gli <strong>Inglesi</strong> (60 milioni) <strong>e, soprattutto,</strong> i nemici <strong>israeliani</strong> (7 milioni)?</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>C</strong><strong>ome</strong> si potrebbe <strong>contestare il proposito iraniano di “tutelarsi” con l’atomica dalle </strong>continue<strong> minacce d’intervento militare di Stati Uniti e Israele?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">III-            E <strong>cosa renderebbe una futura arma nucleare iraniana più pericolosa</strong> in sé, per la sicurezza e la pace nel Mondo, <strong>delle armi atomiche statunitensi, israeliane o pakistane?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qual è l’“assurda” conclusione cui spinge la logica del Mad?</p>
<p style="text-align: justify;">Quella per cui il Mondo, paradossalmente, sarebbe più sicuro se ogni Stato fosse dotato di un arsenale nucleare!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Alcuni studiosi</strong>, anzi, <strong>si spingono a sostenere che se una Terza Guerra mondiale non è scoppiata</strong> (salvo piccole guerre di carattere locale e che non hanno mai coinvolto potenze nucleari) <strong>il merito va proprio all’invenzione dell’arma atomica!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questo “meccanismo infernale”, però, è destinato a reggere fino a quando si dimostrerà “efficace” alla prova dei fatti: quel giorno in cui qualche “ingranaggio” non dovrebbe funzionare come auspicato, il rischio concreto è quello di dirigere velocemente l’Umanità verso un’inesorabile catastrofe!</p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>TERZO:</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La Comunità internazionale sta assumendo un atteggiamento corretto, equanime e “imparziale” nell’affrontare la Questione iraniana?</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’impressione è “del tutto contraria”:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">I-               perché la politica statunitense (per non prendere nemmeno in considerazione quella israeliana) ha teso a “ghettizzare” l’Iran come “Stato canaglia”, applicando severe sanzioni e rendendo impossibile ogni spiraglio di dialogo;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              e perché è di tutta evidenza che <strong>gli Usa hanno adottato negli anni la politica dei “due pesi e due misure”</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche esempio concreto?</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come spiegare altrimenti</strong>:<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>tanta “inflessibilità” verso l’Iran</strong> <strong>quanta “accondiscendenza” verso Israele</strong> (Paese che non può violare gli obblighi sanciti dal Tnp semplicemente perché non ha mai nemmeno accettato di farsene carico)<strong>?</strong>;</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>tante “sanzioni” contro l’Iran</strong> (per “presunte” violazioni del Tnp) <strong>quanta “tolleranza” verso le gravi, ripetute ed accertate violazioni israeliane sia di numerose risoluzioni dell’Onu sia dei diritti umani</strong> (per ultimo, basti citare la strage di attivisti umanitari compiuta in acque internazionale lo scorso 30 maggio)<strong>?</strong></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #ff0000;"><strong>“SI VIS PACEM PARA BELLUM”?</strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">Che Ahmadinejad sia un abile “provocatore” (oltre che un folle “reazionario” e “negazionista”) è fuori discussione!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ Ahmadinejad, però, il presidente eletto dall’Iran per il secondo mandato consecutivo (pur con tutto il rammarico di Stati Uniti ed Europa, facenti il tifo, alle ultime elezioni iraniane, per il più moderato Mousavi).</p>
<p style="text-align: justify;">Il leader iraniano, dunque (piaccia o non piaccia), è l’unico interlocutore possibile!</p>
<p style="text-align: justify;">Preso atto che un nuovo corso politico in Iran (non impossibile, stante la “speranza verde” rappresentata dai giovani che per la prima volta sono scesi in piazza a Teheran sfidando il regime) potrà comunque avviarsi solo conclusa la stagione politica di Ahmadinejad, <strong>l’unica ragionevole strada percorribile resta quella del dialogo, non certo dello scontro “muro contro muro” </strong>(capeggiato, invece, dal presidente israeliano Netanyahu!).</p>
<p style="text-align: justify;">Obama ha iniziato la sua nuova presidenza promettendo un “new deal” nelle relazioni diplomatiche col mondo arabo, basato sul multilateralismo e su un maggiore rispetto reciproco.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ questa (anche se più lunga e faticosa) la strada che l’Occidente ha l’obbligo di perseguire!</p>
<p style="text-align: justify;">E’ anche vero, però, che un vero dialogo non potrà mai avviarsi fin quando l’Iran, dall’altra parte, si ritroverà un interlocutore pronto a sedersi al tavolo delle trattative soltanto:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 facendo valere il peso di qualche tonnellata di arsenali nucleari;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e cercando la pace “minacciando la guerra”!</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bombardare gli eventuali siti nucleari iraniani</strong> <strong>-</strong>come ammonisce ripetutamente Israele<strong>-</strong> <strong>sarebbe una scelta folle, che porterebbe solo:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>a “radicalizzare” lo scontro</strong> Occidente/Medio Oriente;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>a rivitalizzare gli estremisti </strong>islamici;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 <strong>e ad alimentare una “scia di sangue” dalle proporzioni inimmaginabili e dalla durata imprevedibile!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Non c’è alternativa alla diplomazia</strong>, dunque.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>O</strong>, per <strong>meglio</strong> dire, <strong>l’unica alternativa sarebbe la catastrofe!</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Abbiamo detto che <strong>la causa del “riarmo nucleare” non è certo l’Iran bensì la presenza di potenze nucleari, le quali finiscono </strong>inevitabilmente <strong>con l’alimentare la logica </strong>del “Mad” (<strong>della “distruzione mutua assicurata”</strong>)<strong>.</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>La “proliferazione nucleare”</strong>, allora, <strong>si può arrestare solo in un modo: mettendo in discussione </strong><strong>l’“era nucleare” e lavorando per un Mondo “senza atomiche”!</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un processo lungo e difficile che richiederebbe</strong> una “svolta politica internazionale” di portata storica:</p>
<p style="text-align: justify;">I-               <strong>la stesura di un nuovo “Trattato di disarmo e di non proliferazione nucleare”</strong>, con cui:</p>
<p style="text-align: justify;">-                 da un lato, le potenze nucleari s’impegnino al “disarmo nucleare”;</p>
<p style="text-align: justify;">-                 e, dall’altro, si doti l’Aiea di stringenti poteri di controllo sugli Stati, al fine d’impedire che gli stessi si disarmino “solo in apparenza” oppure operino clandestinamente per un successivo “riarmo nucleare” (dotando l’Onu di specifici poteri d’intervento per arrestare sul nascere -anche ricorrendo all’uso della forza, ove necessario- possibili nuovi programmi nucleari militari).</p>
<p style="text-align: justify;">II-              <strong>L’apertura di una nuova stagione nei rapporti tra Stati basata sul multilateralismo</strong>, in primis <strong>riformando l’Onu </strong>in modo da renderne più democratico il suo funzionamento e più rappresentative di tutte le aree del Mondo le sue decisioni.</p>
<p style="text-align: justify;">III-            <strong>La pacificazione delle regioni del Mondo da troppi anni instabili</strong>, perciò focolai sempre accesi di violenza e terrorismo, <strong>cominciando proprio da quella mediorientale:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">-        <strong>realizzando </strong>finalmente <strong>la soluzione “due popoli per due stati”</strong> in Terra Santa;</p>
<p style="text-align: justify;">-        e garantendo, al contempo, la sicurezza e il diritto all’esistenza d’Israele (che può aspirare ad essere riconosciuta come un interlocutore affidabile dagli altri paesi dell’area solo allorquando svestirà i panni di potenza nucleare e di Stato occupante i territori palestinesi!).</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Un processo di disarmo nucleare mondiale, di riconciliazione tra Stati ostili e di pacificazione globale non è certo semplice da realizzare.</strong></p>
<p style="text-align: justify;">La sfida però, per chi ha davvero a cuore il futuro di questo sempre “più piccolo e conflittuale” Pianeta, è proprio questa!</p>
<p style="text-align: justify;">Perdere o, ancor peggio, nemmeno puntare uno sforzo su questa sfida vorrebbe dire semplicemente consegnare alle future generazioni un Mondo sempre più precario e insicuro, a costante rischio nucleare…</p>
<p><a href="http://www.facebook.com/Gaspare.Serra.IV">Gaspare Serra</a> (blog “<a href="http://gaspareserra.blogspot.com/">Panta Rei</a>”)</p>
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		<title>&#8220;I Terremoti dell&#8217;Aquila&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 19:34:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ristampa dell&#8217;articolo Terrae Motus di MalKo pubblicato su Hyde Park il 5 Maggio 2009.
L&#8217;articolo contiene elementi che oggi, attraverso la Procura della Repubblica dell&#8217;Aquila, sembrano di drammatica attualità. Leggetelo&#8230;
Dal mese di gennaio 2009, recita la recente cronaca, in terra d&#8217;Abruzzo sono molte le scosse telluriche avvertite continuamente dalla popolazione. Col tempo pare crescano d&#8217;intensità. C&#8217;è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: large;">Ristampa dell&#8217;articolo <a href="http://www.rivistahydepark.org/societa/attualita/terrae-motus-di-malko/">Terrae Motus di MalKo</a> pubblicato su Hyde Park il 5 Maggio 2009.<br />
L&#8217;articolo contiene elementi che oggi, attraverso la Procura della Repubblica dell&#8217;Aquila, sembrano di drammatica attualità. Leggetelo&#8230;</span></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-3868" title="crepa1" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/crepa1-573x430.jpg" alt="crepa1" width="573" height="430" />Dal mese di gennaio 2009, recita la recente cronaca, in terra d&#8217;Abruzzo sono molte le scosse telluriche avvertite continuamente dalla popolazione.<span id="more-4960"></span> Col tempo pare crescano d&#8217;intensità. C&#8217;è ovviamente allarme fra i residenti, perché in alcuni palazzi s&#8217;incominciano a notare crepe e distacchi d&#8217;intonaco. Il sindaco dell&#8217;Aquila cerca e chiede risposte istituzionali. Il 31 marzo 2009 la commissione grandi rischi, organo fondamentale del Dipartimento della Protezione Civile, si reca nel capoluogo abruzzese per dare un&#8217;interpretazione agli eventi tettonici in atto. L&#8217;occasione verrà anche utilizzata per <em>smontare</em> la previsione di un ricercatore locale (Giuliani), che annuncia di lì a poco un terremoto devastante.<br />
Questa commissione di esperti il 31 marzo termina i lavori con un sostanziale invito alla calma, perché, si legge nel rapporto finale, &#8230;  <em>non c&#8217;è nessun motivo per cui si possa dire che una sequenza di scosse di bassa magnitudo possa essere considerata precursore di un forte evento&#8230;</em><br />
Sulla scorta di quest&#8217;affermazione viene dato del sonoro cretino a chi  <em>semina paura inutilmente</em>, e parte la denuncia per procurato allarme contro il povero Giuliani.<br />
Il 6 aprile 2009 una violenta scossa di terremoto porta morte e distruzione. Il patrimonio edilizio si dimostra &#8220;fragile&#8221;, tanto nella città dell&#8217;Aquila che nelle zone limitrofe.<br />
In alcune puntate televisive di <em>anno zero</em> è stato tentato in una certa misura di operare una disamina dei fatti legati al prima e al dopo terremoto per individuare principalmente responsabilità nel &#8220;mancato allarme&#8221;. Polemiche, infatti, ce ne sono state tantissime.  Ci ha girato molto intorno Santoro, ma senza centrare il problema. Almeno questa è stata la nostra sensazione. Poi sono stati bravissimi gli ospiti, politici e istituzionali, a smarcarsi gridando che <em>non era il momento delle critiche ma quello del dolore</em>. Parole <em>magiche</em> per stroncare le polemiche sul nascere e che anche nei giorni successivi all&#8217;evento hanno contraddistinto la premessa all&#8217;informazione da parte di molti intervistati.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cos&#8217;è la commissione grandi rischi? Sul sito del Dipartimento della Protezione Civile si legge: &#8230; <em>rinnovata nella composizione, nel ruolo e nel funzionamento la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi. Si tratta della più importante struttura scientifica di riferimento per il Dipartimento della Protezione Civile.  La Nuova Commissione è composta da ventuno fra scienziati ed esperti scelti in un panorama italiano di risorse scientifiche eccellenti e in grado di assicurare livelli massimi di competenza nei maggiori settori di rischio  per il nostro Paese.</em><br />
In un articolo pubblicato sul <em>corriere della sera</em> del 18 aprile 2009, si legge che i tecnici della protezione civile avevano individuato in seno ad uno <em>studio mirato</em>, un certo numero di edifici sicuramente vulnerabili a una sollecitazione sismica intensa. Alcuni di questi palazzi sono poi effettivamente crollati nel capoluogo abruzzese. Che dire&#8230; Probabilmente il dogma ripetuto di continuo dagli esperti&#8230; <em>il terremoto non si può prevedere</em>&#8230; è tronco. Quest&#8217;affermazione così come detta induce un&#8217;interpretazione monodirezionale. La frase completa per dare pienezza interpretativa a un pensiero che racchiude in se anche i limiti della conoscenza scientifica, doveva essere : <em>il terremoto non si può prevedere, ma neanche  si può  escludere</em>. Ecco. Quindi, quali elementi avevano  tra le mani le autorità scientifiche, tecniche e politiche? L&#8217;impossibilità di decifrare il fenomeno sismico; l&#8217;impossibilità di prevedere o di escludere scosse a forte magnitudo;   l&#8217;analisi di vulnerabilità di molti edifici (2005); segnalazione di danni in alcuni fabbricati;  l&#8217;apprensione della gente; i timori del sindaco.<br />
Con questi elementi a disposizione, forse si poteva assumere una qualche decisione di maggiore tutela. Ma, probabilmente, siamo condizionati dal senno del poi&#8230;  Vorremmo solo escludere che  nessuno  ha rassicurato per distinguersi.</p>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio: le fasi operative del piano d’emergenza (parte ottava)&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 20:29:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[
I livelli di allerta vulcanica li abbiamo commentati nel capitolo settimo. L’autorità scientifica ritiene un ipotetico risveglio del vulcano, ben preannunciato da sintomi percepibili strumentalmente sul nascere. Ottimisticamente è stato prefigurato uno scenario di graduale incalzare dei fenomeni, con margini temporali ampiamente garantisti. Non abbiamo nessuna certezza matematica per confutare o confermare questa tesi.
I livelli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4936" title="vesuvio" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/vesuvio7.jpg" alt="" width="575" height="432" /></p>
<p style="text-align: justify;">I <strong>livelli di allerta</strong> vulcanica li abbiamo commentati nel capitolo settimo. L’autorità scientifica ritiene un ipotetico risveglio del vulcano, ben preannunciato da sintomi percepibili strumentalmente sul nascere. Ottimisticamente è stato prefigurato uno scenario di graduale incalzare dei fenomeni, con margini temporali ampiamente garantisti. Non abbiamo nessuna certezza matematica per confutare o confermare questa tesi.</p>
<p style="text-align: justify;">I livelli di allerta elencati nel capitolo settimo, lasciano intendere a che punto siamo o potremmo essere rispetto all’insorgere del pericolo eruttivo. Questo pericolo non sarà massimo nel momento preciso dell’inizio dell’eruzione (chissà quando), bensì raggiungerà l’acme nell’istante in cui si materializzerà l’evento più preoccupante in assoluto: le temibili <strong>nubi ardenti</strong>. Ovviamente una serie d’incertezze costringerà l’intera popolazione vesuviana ad allontanarsi prima che il pericolo sia manifesto. Il piano d’emergenza quindi, si tradurrebbe ben presto in un piano d’evacuazione areale se  dovessero incalzare le dinamiche pre-eruttive.</p>
<p style="text-align: justify;">Per essere lontani in anticipo rispetto all’insorgere del pericolo, è necessario dare corso a una serie di fasi operative in rapporto all’indice di allerta che sarà stabilito presumibilmente dalla commissione grandi rischi (pool di esperti). Probabilmente la tabella che segue renderà più chiaro il rapporto tra livelli di allerta e fasi operative. Ovviamente questa riproposizione schematica è fatta unicamente per rendere maggiormente intuibile e scorribile il contenuto dell’articolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un livello di <strong>allerta base</strong> (attuale), dovrà corrispondere una <strong>fase operativa uno</strong>. Abbiamo evitato lo zero (è una nostra iniziativa discorsiva), perché potrebbe dare l’impressione che non ci sia niente da fare nel frattempo. Tutte le istituzioni e le amministrazioni competenti invece, dovranno approfittare proprio della <em>pace</em> geologica, per dare corso alle attività di previsione e prevenzioni che nel merito si riterranno opportune e attuabili: ivi compreso la stesura e l’aggiornamento dei piani d’emergenza. Bisognerà prepararsi per l’eventuale passaggio alle fasi successive, dando ampia pubblicità alle iniziative secondo quella famosa logica, …<em>che quello che non si conosce non esiste</em>!  L’informazione quindi, dovrà essere precisa e puntuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Al <strong>livello di attenzione</strong> la macchina operativa dovrà mettersi in moto. Parliamo quindi di <strong>fase 2</strong>.  In prefettura s’instaurerebbe un centro coordinamento soccorsi (CCS), che è una sorta di tavolo interistituzionale gestito dal Prefetto, con l’aggiunta di rappresentanti delle istituzioni, enti o amministrazioni ma anche privati, che abbiano competenze nella risoluzione dell’emergenza, che si prefigurerebbe, in questo caso (non è una novità), complessa, estesa e con una miriade di problemi mai prima affrontati.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ ovvio che in ogni municipio si avrà come diramazione locale un “sottotavolo” gestionale che si chiamerà Centro Operativo Misto (COM) diretto  dal sindaco che si coordinerà col Prefetto. L’informazione, come detto, in questa fase è fondamentale per evitare caos e panico.</p>
<p><strong> </strong></p>
<table style="width: 575px;" border="1" cellspacing="0" cellpadding="0" align="left">
<tbody>
<tr>
<td width="78" valign="top"><strong>Livello di allerta</strong></td>
<td width="72" valign="top"><strong>Probabilità di eruzione</strong></td>
<td width="81" valign="top"><strong>Tempo di attesa eruzione</strong></td>
<td width="63" valign="top"><strong><em>Fase</em></strong></p>
<p><strong><em>operativa</em></strong><em> </em></td>
<td width="198" valign="top"><strong><em>Attività prevista</em></strong><strong><em> </em></strong></td>
</tr>
<tr>
<td width="78" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #00ff00;"><strong>BASE</strong></span></td>
<td width="72" valign="top">
<p><span style="color: #000000;"><strong>MOLTO       BASSA</strong></span></td>
<td width="81" valign="top">
<p>Indefinito comunque non meno di diversi mesi.</td>
<td width="63" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #00ff00;"><strong>1</strong></span></td>
<td width="198" valign="top">Tutte le   amministrazioni competenti  in   tema di rischio Vesuvio, attuano programmi di previsione, prevenzione e di   pianificazione delle emergenze. In quest’ottica vanno inserite iniziative di   formazione e informazione  sul rischio   Vesuvio.</td>
</tr>
<tr>
<td width="78" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ffff00;"><strong>ATTENZIONE</strong></span></td>
<td width="72" valign="top">
<p><strong> <span style="color: #000000;">BASSA</span></strong></td>
<td width="81" valign="top">
<p>Indefinito comunque non meno di alcuni mesi.</td>
<td width="63" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ffff00;"><strong>2</strong></span></td>
<td width="198" valign="top">S’   istituisce presso la Prefettura di Napoli  il <strong>CCS</strong> (Centro   Coordinamento Soccorsi).</p>
<p>I Sindaci dei 18  comuni vengono supportati  per quanto riguarda l’informazione da   dare alla popolazione. Il supporto è anche assicurato per gli aspetti   logistici e organizzativi da porre in atto se si dovesse passare al   successivo livello di allerta. Presumibilmente s’instaurano in ogni comune i <strong>COM</strong> (Centri Operativi Misti).</td>
</tr>
<tr>
<td width="78" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>PRE-    ALLARME</strong></span></td>
<td width="72" valign="top">
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <span style="color: #000000;">MEDIA</span></strong></td>
<td width="81" valign="top">
<p>Indefinito comunque non meno di alcune settimane.</td>
<td width="63" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><span style="color: #ff9900;"><strong>3</strong></span></td>
<td width="198" valign="top">Viene   dichiarato lo stato di emergenza.</p>
<p>È   nominato un <strong>commissario delegato</strong>.</p>
<p>Il   livello di gestione è nazionale. Le forze di soccorso e di polizia si   schierano sul territorio vesuviano secondo pianificazione.</p>
<p>I   cittadini che lo desiderano possono allontanarsi (esodo spontaneo) come   previsto nel dettaglio dai piani locali. Si evacuano gli ospedali. Si mettono   in sicurezza i beni culturali. Si attendono ulteriori istruzioni.</td>
</tr>
<tr>
<td width="78" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> <span style="color: #ff0000;">ALLARME</span></strong></td>
<td width="72" valign="top">
<p><span style="color: #000000;"><strong>ALTA</strong></span></td>
<td width="81" valign="top">
<p>Da settimane a mesi.</td>
<td width="63" valign="top"><strong> </strong></p>
<p><strong> <span style="color: #ff0000;">4</span></strong></td>
<td width="198" valign="top"><strong>L’intera zona rossa viene   evacuata</strong>.   I seicentomila abitanti si allontaneranno secondo le modalità previste dai   piani d’emergenza comunali,in accordo col piano nazionale. Gli abitanti di   ogni comune dell’area rossa raggiungeranno la regione assegnata secondo   logiche di  gemellaggio. Al   termine dell’evacuazione i soccorritori ripiegheranno nell’area gialla mentre   le forze dell’ordine cingeranno il perimetro dell’area rossa oramai deserta.</p>
<p>Nell’area   gialla al manifestarsi dell’eruzione verranno allontanati i cittadini dai   settori sottoposti massicciamente al fenomeno di ricaduta di cenere e lapillo.</p>
<p>La   ricaduta di materiale piroclastico avverrà, presumibilmente, secondo   un’intensità derivante dal tipo di eruzione.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;">Qualora l’allerta dovesse raggiungere il <strong>livello di preallarme</strong>, dovrebbe scattare la <strong>fase 3</strong> del piano d’emergenza, con alcune fondamentali azioni elencate nella scaletta che vi abbiamo appena proposto. L’ultima allerta (<strong>allarme), </strong>darà corso alla <strong>fase 4</strong>, cioè di evacuazione totale, non solo di tutti  gli abitanti ma anche dei soccorritori che preventivamente si saranno schierati nella  zona rossa. Grazie all’evacuazione, il rischio per le persone sarà ridotto a zero, perché la popolazione sarà ben lontana dagli eventi eruttivi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto risolto? In realtà no! Mancano le istruzioni per gli abitanti circa i percorsi da impegnare per allontanarsi dal pericolo vulcanico, se questi dovesse incominciare ad annunciarsi attraverso avvisaglie pre-eruttive. Come dire: per capirci e alla stregua, manca quel famoso foglio col disegnino in pianta appeso dietro alla porta delle camere d’albergo, delle cabine delle navi o delle aule o dei posti di lavoro o nei corridoi dei supermercati. Le istruzioni sui percorsi e sulle scale da impegnare, insomma, per evitare che ogni cittadino/utente si muova autonomamente generando intoppi, caos e conflitti di direzione.  Senza queste istruzioni scritte, infatti, così come abbiamo ampiamente disquisito in articoli precedenti, il più perfetto dei piani d’evacuazione non avrebbe nessuna utilità operativa (non esisterebbe). Non è da escludere però, che sul sito del dipartimento della protezione civile o su quello istituzionale di ogni singolo comune, possiate trovare queste fondamentali e vitali direttive, che a noi purtroppo mancano. Non è da escludere che sia solo un nostro difetto nella ricerca mirata, che pure abbiamo fatto…</p>
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		<title>&#8220;Matrimonio in verde&#8221; di Claudia Morelli</title>
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		<pubDate>Thu, 27 May 2010 14:09:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[ATTUALITA']]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Bridgend]]></category>
		<category><![CDATA[DreamWorks]]></category>
		<category><![CDATA[Shrek]]></category>
		<category><![CDATA[sposi alternativi]]></category>
		<category><![CDATA[Tracy Williams]]></category>

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		<description><![CDATA[
Ebbene si, sposarsi in verde oggi non è più un tabù. A valicare questo limite sono stati due giovani di Bridgend, nel sud del Galles, che hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore travestiti come i due orchi protagonisti di Shrek, il celebre film della DreamWorks.
Il motivo è presto detto, la fiaba in questione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-4916" title="verde" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/verde.jpg" alt="" width="575" height="384" /></p>
<p style="text-align: justify;">Ebbene si, sposarsi in verde oggi non è più un tabù. A valicare questo limite sono stati due giovani di Bridgend, nel sud del Galles, che hanno deciso di coronare il loro sogno d’amore travestiti come i due orchi protagonisti di Shrek, il celebre film della DreamWorks.</p>
<p style="text-align: justify;">Il motivo è presto detto, la fiaba in questione ha avuto il merito di farli innamorare “Lo abbiamo guardato assieme al primo appuntamento, e tutti ci dissero che erano uguali a noi” è quanto afferma con entusiasmo Tracy Williams, la sposina verde.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta dei due ragazzi sembra confermare l’esito delle ricerche condotte ultimamente in ambito sociologico ed antropologico che, aventi lo scopo di aggiornare il significato del matrimonio ai giorni nostri, sono concordi nel ritenere che il “grande passo” oggi sia vissuto da molti solo come una “grande festa” e così gli sposi diventano orchi verdi e gli invitati si travestono dai vari personaggi di una fiaba.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratterà di una nuova tendenza ma è senza dubbio lo spunto per una interessante riflessione antropologica!</p>
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