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	<title>Hyde Park &#187; Sound 2.0</title>
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	<itunes:summary>Attraverso il podcast di Hyde Park potrete ascoltare alcuni dei più significativi contenuti audio tra quelli inviati dai lettori/scrittori di Hyde Park.
Il progetto Hyde Park, una rivista composta esclusivamente da contenuti scritti dai lettori e selezionati dalla redazione, si basa sulla valorizzazione di tutti i talenti che spesso hanno difficoltà ad accedere ai canali editoriali tradizionali.
Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
Visitate il sito http://www.rivistahydepark.org per maggiori informazioni.</itunes:summary>
	<itunes:author>Hyde Park</itunes:author>
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	<managingEditor>redazione@rivistahydepark.org (Hyde Park)</managingEditor>
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		<title>Hyde Park &#187; Sound 2.0</title>
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		<title>Michael Jackson : 1° CONVENTION INTERNAZIONALE (Torino)</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 21:26:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[It’s Time for a Change]]></category>
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		<description><![CDATA[Grande attesa per l’evento Internazionale che la MJ Italian Foundation No Profit ispirata al grande artista scomparso Michael Jackson, ha indetto a Torino dal 2 al 5 Giugno 2011, dal titolo “It’s Time for a Change”, http://www.mjitalianfoundation.com/sito_itfac/ patrocinato e supportato da varie realtà dislocate sul territorio. La MJ Italian Foundation riscopre la sinergia di un evento celebrativo di carattere solidale ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/zillaphoto/3677595392/"><img class="alignleft size-large wp-image-9138" title="michael_jackson" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/michael_jackson1-678x452.jpg" alt="" width="678" height="452" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Grande attesa per l’evento Internazionale che la <strong>MJ Italian Foundation</strong> No Profit ispirata al grande artista scomparso <strong>Michael Jackson</strong>, ha indetto a Torino dal 2 al 5 Giugno 2011, dal titolo “<strong>It’s Time for a Change</strong>”, <a href="http://www.mjitalianfoundation.com/sito_itfac/">http://www.mjitalianfoundation.com/sito_itfac/</a> patrocinato e supportato da varie realtà dislocate sul territorio. La MJ Italian Foundation riscopre la sinergia di un evento celebrativo di carattere solidale in un contesto architettonico e storico tra i più importanti del nostro paese. Così come vi è una memoria legata ai luoghi, ve n’è una che attraverso la “struttura” dell’aggregazione, riporta in auge un personaggio portavoce di una cultura mondiale: la musica. Operare un cambiamento è necessario, questo è il messaggio che vuole lanciare la Convention Internazionale organizzata dalla No Profit torinese MJ Italian Foundation. Un’occasione non solo per celebrare il Re del Pop e la sua grandezza artistica ed umana, ma  un espediente per creare aggregazione, unire persone diverse sotto un unico principio, quello della solidarietà e dell’amore verso il prossimo. “It’s Time for a Change” è il titolo che la MJ Italian Foundation ha voluto dare a questo evento che vedrà sotto il cielo del capoluogo piemontese, fans da tutta Italia che accorreranno per rivivere in qualche modo la magia di Michael Jackson.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Con il supporto di</span>: MJPortal.com e MichaelMania.com</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Evento organizzato da</span>:</p>
<p>MJ Italian Foudation</p>
<p>“It’s Time for a Change”</p>
<p>Torino 2-3-4-5- Giugno 2011</p>
<p>Per info partecipazione: <a href="mailto:ufficiostampa@mjitalianfoundation.com">ufficiostampa@mjitalianfoundation.com</a></p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Gianni D’Andria danza il suo sogno&#8221; di Arianna e Selena Mannella</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 15:41:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Dancing the Dream]]></category>
		<category><![CDATA[Gianni D’Andria]]></category>
		<category><![CDATA[Italia’s Got Talent]]></category>
		<category><![CDATA[MgJ]]></category>
		<category><![CDATA[michael jackson]]></category>
		<category><![CDATA[Nietzsche]]></category>
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		<description><![CDATA[“Bisogna avere un caos dentro per generare una stella danzante.” Nietzsche Iniziamo con questa citazione a raccontare di un uomo che un giorno ha compreso che la danza sarebbe stata la sua vita. Forma presto una compagnia di danza con la quale può cimentarsi nell’attitudine di coreografo e ballerino, Dancing the Dream è il nome che dà alla sua compagnia, ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-8995" title="mgj44b" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/mgj44b.jpg" alt="" width="678" height="450" /></p>
<p style="text-align: right;">“<em>Bisogna avere un caos dentro per generare una stella danzante.</em>”<br />
<strong>Nietzsche</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo con questa citazione a raccontare di un uomo che un giorno ha compreso che la danza sarebbe stata la sua vita. Forma presto una compagnia di danza con la quale può cimentarsi nell’attitudine di coreografo e ballerino, <strong>Dancing the Dream</strong> è il nome che dà alla sua compagnia, come a suggellare quel patto fatto con i propri sogni, un nome che rievoca non di meno un grande artista scomparso, Michael Jackson. Lui è <strong>Gianni D’Andria</strong> che dopo anni di studio e dedizione alla professione,  possiamo definire senza dubbio un professionista, ammirato da chi lo può vivere sul palco di un teatro o in una sala prove dove insegna ai propri alunni come esprimere se stessi attraverso la danza. Gianni che in arte si fa chiamare MgJ, ha convinto gli esperti del settore ottenendo in breve tempo la possibilità di calcare i palcoscenici italiani insieme a una grande artista come Giorgia e di essere chiamato per la trasmissione televisiva Italia’s Got Talent di Mediaset come ballerino. Ma i successi non avvengono per caso… solo grazie alla determinazione, al sacrificio, alla sensibilità che si manifesta con la presenza fisica e la disciplina. Per Gianni e per l’evolversi della sua carriera, è stato fondamentale incontrare il Re del Pop Michael Jackson e impiegare quei preziosi minuti danzando per lui, un incontro avvenuto quasi per caso ma forse deciso dal destino, un incontro che ha dato un corso differente alla vita di questo artista. Due occhi soli ad osservarlo, ma che hanno rappresentato per il ragazzo un pubblico così immenso che forse neppure uno stadio potrebbe mai contenere, perché gli occhi che lo hanno osservato attentamente erano proprio quelli del suo idolo. Parlarne ancora oggi rievoca nel ballerino grande emozione, la stessa che MgJ emana con la propria danza, movenze le sue, scattanti, energiche, precise, edulcorate dall’artifizio, ma anche improvvisate, sì perché un vero ballerino ha anche la capacità di improvvisare, infondo è la musica a guidare il corpo, non solo la preparazione artistica. Nonostante ciò Gianni non è vanaglorioso, è rimasto il ragazzo semplice di sempre, posato, pragmatico, appassionato, un ragazzo che ama diffondere la propria arte perché questa non sia un privilegio di pochi. Gianni D’Andria non è un imitatore, tantomeno un impersonator… perché MgJ quando danza, lo fa con il suo stile ineguagliabile, con mosse che scaturiscono direttamente dal suo cuore e dalla sua anima.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Maceo Parker&#8221; di Flavio De Luca a.k.a. Yayo</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Mar 2011 16:10:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Se pensate per un attimo al funk, al massimo della sua espressione, molto probabilmente la prima immagine creata dal vostro inconscio sarà quella di James Brown, scatenato sul palco a cantare e ballare Papa&#8217;s got a brand new bag o Sex Machine… Non potrebbe essere altrimenti! Ma subito dopo vi passeranno per la testa gli Earth Wind &#38; Fire, George ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-large wp-image-8892" title="Maceo_Parker" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Maceo_Parker_Photo_By-Ines-Kaiser-678x453.jpg" alt="" width="678" height="453" /></p>
<p style="text-align: justify;">Se pensate per un attimo al funk, al massimo della sua espressione, molto probabilmente la prima immagine creata dal vostro inconscio sarà quella di James Brown, scatenato sul palco a cantare e ballare <em>Papa&#8217;s got a brand new bag</em> o <em>Sex Machine</em>… Non potrebbe essere altrimenti! Ma subito dopo vi passeranno per la testa gli <em>Earth Wind &amp; Fire, George Clinton</em> e i <em>Parliament Funkadelic</em>; e se siete ben preparati e avete davvero il funk che vi scorre nelle vene, penserete ad un musicista, simbolo del funk, ovvero Maceo Parker!</p>
<p style="text-align: justify;">Fin dalla sua nascita, Maceo era destinato ad essere un musicista. Suo padre infatti suonava il piano e la batteria, sua madre cantava in un coro gospel della chiesa, e i suoi fratelli <em>Melvin</em> e <em>Kelis</em> suonavano rispettivamente batteria e trombone. Lui scelse il sassofono che da allora divenne parte integrante di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Maceo che ha collaborato con tutti gli artisti citati (tranne gli EWF). Di sicuro la collaborazione che più lo ha segnato è stata quella con <em>The Godfather of Soul</em>, al quale si unì nel 1964 insieme a suo fratello Melvin. In realtà James Brown voleva solo Melvin come batterista, ma alla fine decise di prendere anche Maceo nella sua band. Avrà pensato: <em>«Vuoi vedere che questo qui mi diventa un fenomeno?!».</em> Beh con la benedizione del <em>Padrino James</em>, Maceo lo divenne. Nominato leader della band da James Brown, Parker è decisamente uno dei motivi principali dello spropositato successo che ebbe il Padrino. Certo la personalità, l’energia e il talento di James Brown sono indiscussi, ma Maceo fu un elemento fondamentale per quel sound unico e inconfondibile che possiamo ascoltare ancora oggi negli innumerevoli campionamenti fatti dai vecchi pezzi suonati proprio da Maceo &amp; Co. Uno degli aspetti impressionanti è l’intesa che nacque tra i due, vera chiave del successo. Celebre è l’incitazione di James Brown che invita Parker a scatenarsi: «<em>Maceo, I want you to Blow!»</em></p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1970 viene pubblicato il primo lavoro da solista di Maceo “<em>Doing Their Own Thing</em>” sotto la <em>House Of The Fox</em> ma nonostante sia un grande album, per essere un album di debutto, non viene apprezzato moltissimo dalla critica che vede il nome di Maceo ancora legato strettamente a quello di James Brown. Dopo qualche anno, con alcuni membri del gruppo fondò i Maceo &amp; All the King&#8217;s Men con i quali partì per un tour di 2 anni. Nel 1974 torna nella JB’s Band per incidere Parrty &#8211; Part I insieme ai Maceo &amp; the Macks, singolo di grande successo, inserito nel secondo album da solista di Maceo, ovvero <em>“Us”, </em>pubblicato proprio nel 1974. In quest’album troviamo oltre che alla spettacolare <em>Soul Of A Black Man</em>, anche la famosa <em>Soul Power</em>, brano che ancora oggi è tra i più famosi della band e tra i più coverizzati e campionati. L’anno seguente lui e alcuni membri del gruppo, incluso Fred Wesley lasciano la band per collaborare con Bootsy Collins, George Clinton e i Parliament Funkadelic.  Il suo funk energico, ricercato, e originale non poteva non colpire un ambasciatore del funk come George Clinton, per il quale suono per diversi anni, regalando al numeroso pubblico che si presentava ai concerti performance indimenticabili. Sempre nel 1975 esce il suo terzo album, <em>“Funky Music Machine”,</em> una delle gemme più rare di Maceo ed il secondo con i King’s Men. Stile inconfondibile quello della band che vede tra le proprie file gente come Charles Sherrell, Melvin Parker, e Jimmy Nolen.</p>
<p style="text-align: justify;">1984, Maceo torna a casa, ancora presso JB, ma la parentesi è breve, di lì a poco Maceo Parker si sarebbe messo in proprio. Dopo un debutto in sordina con <em>“For All The King’s Men”</em>datato 1989, nel 1990 viene fuori il suo primo grande successo: “<em>Roots Revisited”,</em> album molto più jazz, molto più soft e pulito rispetto a quello che ci si aspettava da Maceo ma senza allontanarsi mai dalle Roots appunto, dalle radici funk della sua formazione. In ogni caso un grande lavoro, seguito immediatamente dal <em>“Mo’ Roots”</em> che bissa alla grande il successo del precedente album. Secondo molti è il miglior album di Maceo, non secondo Me, il meglio deve ancora venire. Comunque sia <em>Mo’Roots</em> è un ottimo album che contiene tra i vari pezzi una reinterpretazione strumentale di <em>Let’s Get It On</em> di Marvin Gaye. Troviamo inoltre <em>Hallelujah, I Love Her So</em> di Ray Charles, che apre l’album. La maggior parte dell’album è strumentale, anzi direi tutto tranne una cover di <em>Fa Fa Fa (Sad Song)</em> di Otis Redding, interpretata alla grande da Kym Mazelle e lo stesso Maceo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il successo vero per Parker arriverà nel 1992 con <em>“Life On Planet Groove”.</em> Un album live considerato da molti e anche dal sottoscritto, uno dei migliori album funk, live, di sempre.  Si apre con <em>Shake Everything</em> <em>You&#8217;ve Got.</em> Dopo poche note, il saluto di Maceo Parker: <em>«We like to play 2% jazz, 98% funky stuff!».</em> Posso assicurarvi che sarà dura rimanere fermi e non farsi trascinare dall’energia che sprigiona questo pezzo.  Accompagnati dalla batteria suonata da Kenwood Dennard di ritroverete dopo circa 10 minuti in una situazione dove non importa se siete in camera, in macchina, a letto o chissà dove; starete saltando e <em>“muovendo tutto ciò che avrete”.</em> Improvvisamente sarete assaliti dal solo di Maceo Parker che vi farà letteralmente ribollire il sangue. Vi sentirete parte del pubblico che delira in sottofondo. 16’41’’ di pura follia funk!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Si prosegue con <em>Pass the Peas</em>, pezzo omaggio ai Parliament Funkadelic di George Clinton seguita dalla celeberrima <em>I Got You (I Feel Good)</em> (devo dirvi di chi?) con Kym Mazelle che ci regala un’interpreazione degna veramente del genio che la cantò la prima volta! Tra i brani a seguire attraversiamo il 2% di Jazz del quale Maceo parlava nell’introduzione del disco, con <em>Children’s of the World</em>, <em>Addictive Love</em> e un’ impressionante interpretazione per sentimento e struggente bellezza di <em>Georgia On My Mind</em>. Perché impressionante? Perché se non sapeste che è Maceo a cantare, non vi accorgereste della differenza con Ray!   L’album si conclude con <em>Soul Power ’92</em> che riprende e chiude con ritmi decisamente più sostenuti accompagnato dal trombone di Fred Wesley e Alfred &#8220;<em>Pee Wee</em>&#8221; Ellis al sassofono, ovviamente insieme a Maceo! Tre della vecchia scuola James Brown! Album fortemente Consigliato!!!</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo qualche anno di break nel 1998 esce un altro capolavoro: “<em>Funk Overload”</em>. Un mix di bombe funk da far paura. Si inzia da <em>Maceo’s Groove </em>rappato dal figlio di Maceo Parker, Corey. Un pezzo che emana un’aura di energia allo stato puro! Se provate a chiudere gli occhi eccovi lì, scatenati per strada a ballare come nel video si questo spettacolare pezzo! Se riuscite a rimanere fermi significa che avete qualche problema! A seguire pezzi come <em>Uptown Up, Elephant’s Foot, Youth Of The World</em> contro i quali non potrete opporre resistenza! Ci sono inoltre un remake del classico di Rufus, <em>Tell Me Something Good</em>, e una cover di <em>Sing A Simple Song </em>di Sly Stone. In definitiva Funk Overload è un album grandioso, uno dei migliori del genere secondo chi vi scrive, di sicuro uno dei migliori di Maceo Parker.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal 1998 ad oggi Maceo ha pubblicato altri album come “<em>Dial: M-A-C-E-O</em>” nel 2000 e “<em>Made by Maceo</em>” nel 2003. E comunque in tutti questi anni fino ad oggi, Maceo è in tour continuamente ed ogni sera regala al pubblico scariche di adrenalina come pochi altri al giorno d’oggi! Posso testimoniarlo io stesso che quella sera di Luglio dell’estate 2009, ero a  Perugia per Umbria Jazz. Alla fine del concerto ero così scosso che nella mia testa la musica continuava e il ritmo aveva ormai pervaso tutti i muscoli del mio corpo. Ci volle un po’ per riprendermi…</p>
<p style="text-align: justify;">Maceo è sempre stato fin da ragazzo un gradissimo fan di David &#8220;<em>Fathead</em>&#8221; Newman, Hank Crawford, Cannonball Adderley e in particolare di Curtis Ousley meglio conosciuto come King Curtis. Ma più di tutti Maceo impazziva per Ray Charles e la sua band, come dargli torto! Da tutti questi grandissimi musicisti ha tratto ispirazione, ha imparato e il suo sound, soprattutto nella prima parte della sua carriera è influenzato da sonorità che a tratti ricordano i suoi idoli. Dopo l’esperienza con Padrino James Brown, ovviamente le cose sono un po’ cambiate; Maceo ha creato una sua identità musicale che lo accompagnerà per tutta la sua carriera. Un musicista virtuoso dal talento innato, capace di regalare emozioni fortissime. Se avrete occasione di vederlo dal vivo e avete voglia di far ribollire un po’ il sangue nelle vostre vene; fate un favore a voi stessi: Non perdetelo!</p>
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		<title>&#8220;Iotatola: ottima musica made in Palermo&#8221; di Veronica Eracleo</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Jan 2011 10:46:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[A Natale divento viola]]></category>
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		<category><![CDATA[Iotatola]]></category>
		<category><![CDATA[Musicultura 2010]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore]]></category>
		<category><![CDATA[Serena Ganci]]></category>
		<category><![CDATA[Simona Norato]]></category>

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		<description><![CDATA[Le Iotatola (pronunciato come se si avesse quattro anni ad indicare “io da sola”) sono un duo di cantautrici palermitane: Serena Ganci e Simona Norato. La prima formatasi nei jazz club di Parigi, la seconda fattasi i calli sui principali palchi indie italiani. Insieme sono un misto di energia, malinconia, ironia che danno vita ad un portento. Il primo elemento ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8451" title="iotatola" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/iotatola.jpg" alt="" width="386" height="480" />Le <strong>Iotatola</strong> (pronunciato come se si avesse quattro anni ad indicare “io da sola”) sono un duo di cantautrici palermitane: Serena Ganci e Simona Norato. La prima formatasi nei jazz club di Parigi, la seconda fattasi i calli sui principali palchi indie italiani. Insieme sono un misto di energia, malinconia, ironia che danno vita ad un portento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo elemento a renderle tali è racchiuso nei testi delle loro canzoni: basta frasi banali, ma piccole ciliegine che dipingono un modo diverso di fare musica in Italia, anche quando si parla dell’argomento principe della nostra tradizione canora: l’amore.<br />
E così a contraddistinguere la playlist delle Iotatola c’è sicuramente <em>Salvatore</em>: non un uomo, ma un oggetto di plastica compagno di notti di solitudine e cioè il vibratore. Ma cosa succede se non si trovano le batterie per farlo funzionare?</p>
<p style="text-align: justify;">Altro elemento che contraddistingue Serena Ganci e Simona Norato riguarda la cura negli arrangiamenti e la ricerca di melodie scarne ma piene di significato che vestono magistralmente ogni brano.<br />
Oltre alla già citata <em>Salvatore</em>, da ascoltare assolutamente l’altro brano presente sul loro myspace: <em>A Natale divento viola</em> e sicuramente <em>Addio</em>, brano che ha fatto guadagnare a Serena Ganci il primo posto a Musicultura 2010.</p>
<p style="text-align: justify;">Le Iotatola non sarebbero un portento senza la loro ironia.<br />
Da segnalare a tal proposito <em>Il principe azzurro</em>, brano che anticipa l’uscita del disco per ora disponibile solo su Itunes. Chi non ricorda lo struggimento generato da quello che si pensava il proprio principe azzurro? “Un colpo di fulmine, l’ennesimo, insana ossessione che qualcuno chiama amore. La testa chiusa in scatola, la mano sulla bocca, zitta, muta, urla, grida. Piango, ti tormento, sono disperata mi arrabbio. Piango con sgomento, sono disperata mi strazio ma poi penso che non me ne frega niente”, cantano le due cantautrici siciliane.</p>
<p style="text-align: justify;">Se volete approfondire il mondo Iotatola cercatele anche su youtube, dove troverete altre canzoni degne di nota.<br />
E, in attesa del disco, ascoltatele su myspace: <a href="http://www.myspace.com/iotatola">http://www.myspace.com/iotatola</a></p>
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		<title>“Associazione Michael Jackson a Torino” (Hyde ParK riceve e pubblica)</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Dec 2010 09:07:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L&#8217;associazione no profit MJ Italian Foundation nasce a Torino nel marzo del 2010 come punto di riferimento e d’incontro per i fans di Michael Jackson, ma anche di altri amici che più semplicemente amano il volontariato e le iniziative aggregative. Le finalità che si prefigge la nostra associazione riguardano lo sviluppo della solidarietà sociale, della cultura e dell’arte, sia sul ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-7929" title="mjfondationtorino" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/mjfondationtorino-331x494.jpg" alt="" width="265" height="395" />L&#8217;associazione no profit MJ Italian Foundation nasce a Torino nel marzo del 2010 come punto di riferimento e d’incontro per i fans di Michael Jackson, ma anche di altri amici che più semplicemente amano il volontariato e le iniziative aggregative.<br />
Le finalità che si prefigge la nostra associazione riguardano lo sviluppo della solidarietà sociale, della cultura e dell’arte, sia sul territorio piemontese sia su quello nazionale, così da regalare la possibilità ai fans e a giovani artisti, di condividere una passione comune, quella del ballo, il canto e in generale di tutte le forme d’arte, dove tutti possono essere protagonisti nell’ambito delle varie iniziative promosse.<br />
Obiettivo principale dell&#8217;associazione intitolata a Michael Jackson, è quello di portare avanti il messaggio che questo grande artista ha tentato di diffondere nel mondo durante tutto l’arco della sua vita: l’amore per l’arte, per il prossimo e per i deboli, ovvero gli umili <em>senza voce</em>, che devono, come concetto di fratellanza, essere aiutati.<br />
L&#8217;associazione varerà progetti dal taglio artistico (rappresentazioni teatrali, feste, serate ecc.) all’insegna della cordialità e della competizione non agonistica, così come si dedicherà a ogni utile azione atta a sensibilizzare l’opinione pubblica sui grandi temi del volontariato sociale e dell’ambiente. La nostra associazione no profit favorirà inoltre ogni utile scambio di notizie ed esperienze legate alla memoria del grande artista scomparso, che tanto ha fatto nel campo coreografico e musicale e ancora in quello umanitario.<br />
L&#8217;impegno sociale avrà sempre un ruolo fondamentale in ogni nostra iniziativa tramite raccolte di fondi da destinare alle varie organizzazioni che operano in Italia e all’estero, sia nel campo dell’assistenza ai più deboli che in quello della difesa dell’ambiente.<br />
Il nostro fans Club di riferimento, quindi parliamo di un club ufficiale di Michael Jackson, si chiama <strong><em>Michaelmania</em></strong> che da oltre venticinque anni opera sul territorio italiano raccogliendo migliaia d’iscritti.<br />
<em>Michaelmania</em> gestisce anche un sito di vendita di articoli riguardanti MJ, molto valido e ricco di cose introvabili e graditissime dai suoi innumerevoli fans.<br />
La nostra Associazione, rigorosamente no profit, MJ Italian Foundation di Torino, in occasione della recentissima campagna di tesseramento di Dicembre, ha varato un programma recante tutte le attività previste per il 2011 che può essere richiesto a questo indirizzo: <strong>ufficiostampa@mjitalianfoundation.com</strong><em> .</em><br />
Per concludere, vogliamo ricordare che la nostra sede ha già raccolto fondi per il progetto <strong><em>Take care Kid’s </em></strong>per creare case d’accoglienza per fanciulli e ragazze madri della Thailandia, oltre ad altre iniziative finalizzate all’accoglienza di bambini, come quella che si terrà il 6 Gennaio a Torino, per festeggiare insieme ai piccoli della comunità del “Santo Natale” le festività natalizie. Sono previste in quest’occasione attività di animazione e distribuzione di doni acquistati attraverso, appunto, la vostra solidarietà.<br />
Vorremmo anche segnalare la nostra partecipazione come associazione al progetto <strong>R…<em>Estate con noi</em></strong>, dedicato agli anziani tenutosi quest’estate, in collaborazione con gli artisti “<strong><em>delle Molinette</em></strong>” e il <strong>Dipartimento dei Vigili del Fuoco</strong>.<br />
La solidarietà sociale e il sostegno dei deboli rimane il nostro statuto per eccellenza.</p>
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		<title>“Isaac Hayes” di Flavio De Luca a.k.a. Yayo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Dec 2010 08:15:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Spesso ascoltando certi vecchi album di grandi geni musicali come Marvin Gaye, James Brown, Donny Hathaway; viene da chiedermi che effetto abbia fatto, e cosa provarono coloro che ebbero l’onore di ascoltare certi capolavori quando erano delle novità, quando quegli album , quei singoli erano in classifica. Chissà se qualcuno ha mai pensato 20-30 anni fa che a distanza di ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7848" title="The Big Chill Festival 2007 - Day Three" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/IsaacHayes-188x127.jpg" alt="" width="188" height="127" />Spesso ascoltando certi vecchi album di grandi geni musicali come <em>Marvin Gaye, James Brown, Donny Hathaway</em>; viene da chiedermi che effetto abbia fatto, e cosa provarono coloro che ebbero l’onore di ascoltare certi capolavori quando erano delle novità, quando quegli album , quei singoli erano in classifica. Chissà se qualcuno ha mai pensato 20-30 anni fa che a distanza di anni quegli stessi titoli, sarebbero diventati fonte d’ispirazione per molti artisti e che sarebbero diventati simboli del Soul.<br />
Uno degli artisti che più hanno suscitato in Me questa curiosità è stato ed è Isaac Hayes. Ascoltando alcuni suoi pezzi come <em>Never Can Say Goodbye</em>, o <em>Walk On By </em>ci si rende conto di essere di fronte ad una delle pietre miliari della musica internazionale. 2 capolavori della musica Soul (il primo dei <em>Jackson 5</em> e il secondo di <em>Dionne Warwick e Burt Bacharach</em>) reinterpretati in modo unico ed inconfondibile da Isaac Hayes che dona a questi classici una nuova identità, un nuovo sapore che fa si che la sua versione sembri radicalmente diversa dall’originale.<br />
Un artista polivalente, dal 2002 nella <em>Rock’n’Roll Hall Of Fame</em>, che nasce come autore di testi, per poi iniziare a cantarli in prima persona. Se non avete mai sentito parlare di Mr.Hayes, sappiate, giusto per avere idea di chi sia, che è l’autore di pezzi come <em>Soul Man </em>(chi non l’ha ascoltata o ballata almeno una volta?!?!), interpretata per la prima volta da <em>Sam &amp; Dave </em>che è entrata nella <em>Rock &amp; Roll  Hall Of Fame </em>ed è tra le migliori canzoni del secolo (RIAA).<br />
Ma la sua carriera da musicista inizia quando a 5 anni cantava di già nel coro gospel della sua parrocchia della sua città. Genio fin da piccolo, imparò a leggere la musica e a suonare da autodidatta il piano, l’organo Hammond, il flauto traverso e il sassofono.<br />
I primi anni 60 sono l’inizio della carriera di Hayes, quando scrive dei pezzi per <em>Sam &amp; Dave </em>e si unisce alla Stax Records, rivale principale del colosso Motown. Dopo un album di debutto senza successo, con poco lavoro alle spalle, nel 1969 esce <em>“Hot Buttered Soul” </em>un album che vede in cima alla playlist di solo 4 tracce proprio <em>Walk On By </em>di cui vi parlavo prima, in una rivisitazione di ben 12 minuti di puro spettacolo musicale con chitarre psichedeliche, che ricordano a tratti quella di Jimi Hendrix, e le coriste in fondo di chiaro stampo black. Si fa fatica a paragonarlo alla versione originale di <em>Dionne Warwick </em>(per altro splendida), proprio per l’originalità del remake. A seguire il brano dal titolo scioglilingua <em>Hyperbolicsyllabsesquedalymistic</em>, su base funk ma interpretato dalla voce semi-baritonale di Isaac Hayes, con i soliti cori della <em>Stax</em>. Le altre 2 tracce sono <em>One Woman </em>e la ipnotica e geniale <em>By The Time I Get To Phoenix</em> di <em>Jimmy Webb </em>e portata al successo da <em>Glen Campbell </em>nel 1967; che ci portano in uno scenario metropolitano buio, un racconto di vita quotidiana in 18 minuti che dopo la prima metà di parlato con flebile accompagnamento di batteria, parte in un crescendo spettacolare di fiati e archi che se si ascoltano accompagnati alle parole e alla voce bassa e calda di Isaac suscitano un’ emozione particolare che pochi brani riescono a suscitare.<br />
Definito da molti un capolavoro, Hot Buttered Soul è sicuramente uno dei lavori migliori di Mr. Hayes ma ben poco in confronto al successo che avrà 2 anni dopo con la pubblicazione della colonna sonora, interamente composta e suonata da lui stesso, di un film storico come <em>Shaft</em> (diretto da <em>Gordon Parks</em>). Vi chiederete: Ma perché storico? Di sicuro molti non avranno mai ne visto ne sentito parlare di John Shaft! Bene, è un film storico perché è simbolo della <em>Blaxploitation</em>, un movimento cinematografico che prevede attori, registi afroamericani e colonne sonore soul e funk, il tutto per dare più importanza alla cultura nera, film nati esclusivamente per il pubblico afroamericano, ma diretto a tutti per smentire gli stereotipi che giravano all’epoca sugli afroamericani, considerati solo spacciatori o gangster. La figura di <em>John Shaft </em>(interpretato da <em>Richard Roundtree</em>) è autorevole, sicura di sé, razionale e soprattutto sta dalla parte della legge. Infatti John Shaft è un detective che se ne va in giro per New York (Harlem in particolare) per trovare la figlia scomparsa di un gangster nero. Il film fu un successo al botteghino e ricevette in seguito un Oscar per la miglior canzone per <em>Theme from Shaft </em>di <em>Isaac Hayes </em>e una nomination per <em>Migliore Colona sonora</em>… Già la colonna sonora. Un concentrato di funk e soul da farne una piacevole scorpacciata, arrangiamenti e produzione interamente curati dal grande Isaac in un modo assolutamente perfetto. È stata definita da molti appassionati di cinema, la più bella soundtrack mai realizzata, di sicuro una delle migliori del genere funk, e  insieme a <em>Superfly</em> di <em>Curtis Mayfield</em>, simbolo musicali della <em>Blaxploitation</em>. Probabilmente senza una colonna sonora del genere il film non avrebbe avuto tanto successo! Il brano più importante dell’album è senza dubbio <em>Theme from Shaft, </em>che inizia con un’introduzione inconfondibile con un incalzante riff batteria e un wah wah da pelle d’oca in seguito accompagnati da tastiere (suonate dallo stesso Isaac), fiati e percussioni varie. Oltre 2 minuti di puro funk prima del breve testo che descrive la figura di John Shaft, con un coro di voci femminili che ripetono il nome di Shaft in risposta alle domande poste da Isaac.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Theme from Shaft </em>vinse un <em>Academy Award </em>come miglior canzone nel 1972 e diventò uno dei pezzi simbolo del periodo e sicuramente ancora oggi uno dei pezzi funk più amati di sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Sempre nel 1971, viene pubblicato un altro grande album di Isaac Hayes, <em>“Black Moses”, </em>altro grande lavoro sotto la <em>Stax</em>. Un album per lo più di cover di vecchi classici ai quali Black Moses appunto, come verrà soprannominato dopo l’uscita di questo album, dona nuova linfa vitale o, se vogliamo, una vera e propria rivisitazione. Come vi dicevo in precedenza, le cover di Isaac sembrano pezzi inediti, tanto è originale la sua reinterpretazione. Ci sono pezzi come la celebre <em>Never Can Say Goodbye </em>dei <em>Jackson 5, (They Long to Be) Close to You</em>, di <em>Burt Bacharach</em> e portata al successo dai <em>Carpenters, Man&#8217;s Temptation</em> di <em>Curtis Mayfield</em>, <em>I&#8217;ll Never Fall In Love Again </em>sempre di <em>Bacharach </em>ma portata al successo da <em>Dionne Warwick </em>e altre tracce.<br />
Black Moses è stato definito dallo stesso Hayes uno dei suoi album più cari e personali, nonostante si trattasse di un album di cover. L’immagine sulla copertina dell’album, di lui stesso vestito da Mosè è diventato un vero è proprio simbolo nella cultura nera del tempo. Grandi occhiali neri da vero Soul Man e tunica biblica come un vero predicatore.</p>
<p><em>&#8220;Black men could finally stand up and be men because here&#8217;s Black Moses; he&#8217;s the epitome of black masculinity. Chains that once represented bondage and slavery now can be a sign of power and strength and sexuality and virility&#8221;</em></p>
<p>Rob Bowman  &#8211; <em>Soulsville U.S.A.: The Story of Stax Records.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni successivi Isaac Hayes continua a registrare album, nel 1973 esce <em>“Joy”</em>, un buon album ma un po’ in ombra rispetto al grande successo dei due album precedenti; seguito a ruota da “<em>Live at the Sahara Tahoe”</em> un doppio album live pubblicato come omaggio ai fans.<br />
Nel 1974 la <em>Stax Records </em>dichiara bancarotta e Hayes, rimasto “a piedi” fonda una propria etichetta, la <em>Hot Buttered Soul</em> che avrebbe pubblicato i lavori sotto la ABC Records. I nuovi lavori del Black Moses non sono all’altezza dei precedenti. La delusione è tale che Isaac decide di lasciare il mondo della musica per dedicarsi ad altro.<br />
Negli anni successivi Isaac non ha comunque mai abbandonato il palcoscenico. Oltre a diversi duetti e collaborazioni, è apparso in molti film e serie tv come <em>The Rockford Files</em> dove ebbe un vero e proprio ruolo da attore. Diverse comparsate in serie come <em>Miami Vice, A-Team</em>, e nel 1995 anche <em>Willy The Fresh Prince Of Bel-Air</em>, dove interpretò un prete di Las Vegas che imita Isaac Hayes che sposa Willy e la sua fidanzata sulle note di una divertente parodia di <em>Theme from Shaft</em>. Alla fine della gag, Isaac si becca anche un insulto da Willy che gli dice che la sua imitazione di Isaac Hayes fa schifo! E Isaac mortificato chiede alle coriste:   <em>«Perchè? Ero così bravo!». </em><br />
Il successo di Mr. Hayes in tv non termina qui perché nel 1997 diventa doppiatore della controversa serie animata <em>South Park</em>, donando la sua voce al personaggio <em>“Chef”,</em> il cuoco della mensa scolastica. Fu un successo, e la canzone <em>Chocolate Salty Balls</em>, che canta lo Chef in un episodio divenne una hit in gran Bretagna. Hayes partecipò anche negli episodi musical di South Park come <em>South Park: Bigger, Longer &amp; Uncut</em>.<br />
Nel 1999 nasce la <em>Isaac Hayes Foundation</em> e nel Febbraio 2006 appare in <em>Youth for Human Rights International</em>, un video musicale di un gruppo benefico della chiesa di Scientology, della quale Isaac è membro. Hayes partecipò a numerose iniziative umanitarie in Ghana e in varie zone dell’Africa.<br />
Nel Marzo del 2006 i notiziari comunicano che Isaac Hayes ha avuto un ictus anche se le voci sono più volte smentite. Nell’Ottobre 2006, lo stesso Isaac, scampato al pericolo confermò la diagnosi iniziale.<br />
2 anni più tardi, il 10 Agosto 2008, Mentre si sta allenando sul suo tapis-roulant, Mr.Hayes ha un nuovo infarto, quando sua moglie lo trova a terra è troppo tardi, inutili sono i soccorsi. Isaac Hayes muore 10 giorni dopo aver compiuto 66 anni.<br />
Il genio di Isaac Hayes sta nella sua capacità d’interpretazione unica. Voce bassa, calda e passionale… inconfondibile… da brividi. Capacità uniche anche sotto l’aspetto musicale, basti pensare agli arrangiamenti e alle produzioni di Shaft. Innovative e originalissime all’epoca, sacre pietre miliari oggi. Intoccabili cimeli da collezione da tramandare ai posteri.</p>
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		<title>“Michael Jackson: vivo o morto…” di MalKo</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Nov 2010 18:30:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Gessica Puglielli e Alessandra Gianoglio hanno alle spalle una ventennale conoscenza di Michael Jackson, straordinario uomo di spettacolo di livello internazionale. Nel 2000 Gessica ebbe l’opportunità di incontrare personalmente Michael a Montecarlo, e di cenare al suo tavolo: in quell’occasione scoprì un lato meno pubblico e più umano del famosissimo personaggio. L’invito le fu offerto dai più stretti collaboratori del ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_7745" class="wp-caption alignleft" style="width: 247px"><strong><img class="size-large wp-image-7745  " title="autrici" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/autrici-494x479.jpg" alt="" width="237" height="230" /></strong><p class="wp-caption-text">Gessica Puglielli e Alessandra Gianoglio</p></div>
<p style="text-align: justify;"><strong>Gessica Puglielli e Alessandra Gianoglio</strong> hanno alle spalle una ventennale conoscenza di <strong><em>Michael Jackson, </em></strong>straordinario<strong><em> </em></strong>uomo di spettacolo di livello internazionale. Nel 2000 Gessica ebbe l’opportunità di incontrare personalmente Michael a Montecarlo, e di cenare al suo tavolo: in quell’occasione scoprì un lato meno pubblico e più umano del famosissimo personaggio. L’invito le fu offerto dai più stretti collaboratori del cantante. Quell’incontro determinò un impegno diverso per le ragazze, che fino a quel punto era confinato alla semplice gestione di un fan club. Gessica e Alessandra, infatti, diventano dopo un po’ supporters professionali dell’artista, attraverso collaborazioni con lo Staff di Michael e con la casa discografica <strong>Sony Music Italia</strong>. Le due amiche organizzarono anche il lancio pubblicitario nel nostro Paese dell’album “<strong>Michael Jackson: The Ultimate Collection”</strong>.<br />
Le due sostenitrici, grazie al loro ruolo e a questa conoscenza diretta del cantante, rilasceranno interviste e si batteranno a favore di Michael Jackson quando sarà accusato di pedofilia nel 2003. Gessica annovererà anche qualche viaggio in America nei luoghi di Michael e assisterà a importanti prime del cantante ballerino.<br />
Nel 2009 Gessica e Alessandra pubblicano il volume “<strong>Michael Jackson l’Agnello al Macello</strong>” e, nel 2010, traducono e promuovono il libro “<strong>Dancing the dream &#8211; Danzando il Sogno</strong>”, opera ultima di Michael Jackson, che vedrà la luce dopo un periodo d’incubazione di ben venti anni.<br />
Michael Jackson muore il 25 giugno del 2009. La sua morte come la sua vita, rimarrà un enigma interpretativo che forse solo chi l’ha conosciuto direttamente è in grado di coglierne gli aspetti più profondi. Come <strong>Gessica e Alessandra</strong>, che hanno pubblicato i volumi su Michael Jackson attraverso la casa editrice <strong><em>QUANTIC PUBLISHING</em></strong>. Alle due scrittrici rivolgiamo alcune domande:</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>Il concetto che si ha di Michael è di un uomo divorato da tic e manie, quali ad esempio il terrore delle malattie. E’ così? </em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;"><em>(Alessandra)</em> &#8211;  Quello è il concetto che i media in generale hanno inculcato nella testa della gente in questi 25 anni di maldicenze e calunnie. Nel nostro libro dedichiamo un intero capitolo, dal titolo “calunniatori”, al difficile rapporto di MJ con i mezzi d’informazione. Nel nostro <em>excursus</em> analizziamo in maniera oggettiva molti dei luoghi comuni fioriti intorno al Re del Pop, smontandoli uno per uno, con prove concrete ed evidenze e referenze verificabili direttamente dal lettore. Michael Jackson non aveva paura della gente; non aveva tic o manie strane come i media hanno sempre insinuato con accezione negativa.  Michael Jackson amava il genere umano, e l’ha dimostrato non solo attraverso le sue canzoni, ma con infinite altre iniziative a carattere umanitario, tutte dettagliatamente descritte nel libro. Certo: era un artista eccentrico, come altri personaggi dello spettacolo, ma in continua connessione con l’arte e la musica. Meno male che era cosi, altrimenti non sarebbe stato quel Michael Jackson che abbiamo conosciuto e non avremmo così goduto della sua musica originale  quanto  unica al mondo.<br />
Non aveva il terrore delle malattie: ma come può una persona che lavora nel mondo dello spettacolo avere paura dei germi? Michael Jackson amava vivere a contatto con il suo pubblico: era molto generoso in fatto di abbracci. Spesso si recava in ospedale a fare visita a malati terminali, senza nessuna paura di loro. Esistono moltissime foto di Michael Jackson fra la gente, in mezzo ai suoi fans o fra i bambini all’orfanotrofio. Tanti obiettano sul fatto che utilizzasse la mascherina protettiva monouso: in realtà l’esigenza della protezione è partita da un’operazione ai denti che poi è diventata una sorta di abitudine, soprattutto per prendersi  gioco dei media che ancora se ne stupivano. Una specie di autodifesa: &lt;&lt; <em>sì: sono Michael Jackson e uso la mascherina, vi faccio paura per questo? </em>&gt;&gt;.  La mascherina sul viso la usava anche per questioni molto pratiche, come coprire le macchie della vitiligine o la barba non fatta.  Michael ha ampiamente dimostrato di amare le persone, solo che i mass media non hanno mai dato rilievo a questa sua inclinazione filantropica, o almeno non ne hanno data sufficiente importanza, preferendo far convergere le attenzioni su una sciocchezza come quella dell’uso della mascherina cotonata sulla bocca per additarlo come un uomo posseduto dalla fobia delle malattie.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em><img class="alignleft size-large wp-image-7746" title="DTD_cover" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/DTD_cover-463x494.jpg" alt="" width="463" height="494" />Il primo impatto che si ha incontrando il cantante è di stupore per le metamorfosi fisiche o risulta assolutamente gradevole nel suo aspetto tutto sommato un po’ artificiale? E’ vero che portava una parrucca?</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">(Gessica) &#8211;  Michael Jackson era un uomo molto attraente e di una bellezza non canonica ma davvero d&#8217;impatto. I suoi occhi erano grandi e profondi, sembravano scrutarti nell&#8217;anima. Le labbra, la pelle liscia, grandi mani, il fisico longilineo e il forte profumo lo rendevano un uomo dall&#8217;aspetto molto gradevole, il quale era molto meno artificiale di quanto non si possa immaginare. È successo che a volte portasse <em>extensions</em> o parrucche per variare la lunghezza dei capelli, ma è falsa l&#8217;ipotesi del “naso che cade” o degli interventi di chirurgia che lo avrebbero devastato. Io ho avuto l&#8217;onore di incontrarlo nel 2000: ci ho parlato per 20 minuti, l&#8217;ho abbracciato e gli ho anche dato un bacio sulla guancia e posso dire che era tutt&#8217;altro che mostruoso o artificiale. Davvero affascinante e sexy!</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>Michael Jackson era un uomo di cultura o monotematico sugli argomenti dello spettacolo?</em></strong></span><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">(Alessandra) <strong>- </strong>Michael era un artista a 360 gradi;  a parte la sua immensa cultura musicale, amava tutto ciò che riguardava l’arte. Non perdeva occasione per visitare musei e gallerie, soprattutto nel vecchio continente. Aveva una grande ammirazione per Michelangelo e per ogni angolo di Roma. Una città che ha amato e che a sua volta ha avuto l’onore di ricevere la visita e le attenzioni di un artista altrettanto grande.   MJ amava leggere: possedeva una vasta libreria con volumi di ogni tipo; amava la poesia e il poeta inglese <strong><em>William Wordsworth</em></strong> era fra i suoi preferiti. Michael poi, gradiva disegnare, un’arte questa cui lo iniziò la sua amica <strong><em>Diana Ross</em></strong>. I suoi disegni ormai disponibili a tutti sul web rimandano come caratteristica dell’autore una creatività estrosa. Amava molto anche il cinema: è rimasto fra i suoi sogni nel cassetto impersonare il poeta <strong><em>Egdar Allan Poe</em></strong>, un progetto cinematografico di cui si è tanto parlato ma che non ha mai visto la luce.   MJ Aveva amicizie con grandi uomini di cultura e religioni diverse, tra questi  <strong><em>Deepak Chopra</em></strong>, il medico indo-americano suo grande amico che lo avvicinò a quei concetti di spiritualità orientali, di cui il cantante ha poi permeato la sua vita. Anche <strong><em>Nelson Mandela</em></strong> segnò la sua esistenza, arricchendola di esperienze impagabili. Il suo carattere curioso e naturalmente propenso a “imparare dagli altri”, così come la sua vita costellata di successi e la sua grande umiltà (non si sentiva superiore a nessuno), hanno contribuito a rendere Michael Jackson un uomo dalla grande cultura e dal grande cuore.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>Aveva gusti particolari per il cibo?</em></strong></span><em> </em></p>
<p style="text-align: justify;">(Gessica) &#8211; Una domanda interessante, che ci aiuta a ricordare ai più che in fondo Michael Jackson era un semplice essere umano. Il suo rapporto con il cibo era piuttosto problematico. Spesso dimenticava di mangiare, ad ogni modo quando si nutriva, amava le verdure bollite e i dolci: era particolarmente goloso di cioccolata. Non beveva caffè ma molti succhi d&#8217;arancia e pochissimo alcol (apprezzava il vino però). Cercava di mangiare in modo sano, tuttavia quando si abbandonava a qualche golosità, si concedeva il pollo fritto Kentucky Fried Chicken (patatine comprese). In merito a questo i suoi figli di recente hanno dichiarato che lui cucinava spesso per loro e che era un “<em>mago a fare i french toast</em>”.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em><img class="alignleft size-large wp-image-7747" title="mjlam" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/mjlam-338x494.jpg" alt="" width="270" height="395" />Il suo rapporto con i parenti era buono o conflittuale?</em></strong><em> </em></span></p>
<p style="text-align: justify;">(Alessandra) &#8211; La famiglia Jackson non è mai stata, per così dire, una famiglia modello. Il rapporto di Michael con i familiari è sempre stato di tipo conflittuale già dall’ infanzia, con un padre  padrone violento: <strong>Joe Jackson</strong>. Il rapporto con i suoi fratelli ugualmente non è mai stato idilliaco.  Questi si sono spesso dimostrati gelosi di Michael, delle sue grandi capacità, del suo successo e dell’indiscutibile fascino mediatico che possedeva. Finché erano tutti insieme, prima nei <strong><em>Jackson Five</em></strong> e poi nei <strong><em>Jacksons</em></strong>, le cose andavano meglio nonostante le spiccate qualità artistiche di Michael che surclassavano completamente le loro; il successo comunque era garantito per tutti. Quando MJ ha poi intrapreso la carriera solista ed è diventato la superstar che il mondo conosce, i fratelli hanno vissuto nella sua ombra subendone il fascino. Quasi tutti in famiglia si sono approfittati di lui, dei suoi soldi e della sua popolarità, cercando di ritagliarsi spazi non sempre in maniera gentile. La <strong>Toya Jackson</strong> ha accusato più volte il fratello di quelle manie che i media gli attribuivano, salvo poi fare delle scuse pubbliche, ammettendo che era in cerca lei stessa di attenzioni mediatiche. <strong><em>Janet Jackson</em></strong>, sebbene abbia sempre avuto col fratello un buon rapporto, non sempre gli è stata vicina nei momenti difficili. Certamente il legame più problematico l’ha avuto con <strong>Jermaine Jackson,</strong> il fratello maggiore, che MJ considerava come un padre. È quello che ha sofferto di più la popolarità del Re del Pop, e che continua ancora oggi a tentare di emularlo, forse per un estremo tentativo di mettersi in evidenza. Ciononostante, abbiamo visto una famiglia Jackson unita nel difficile processo per molestie del 2005. Attualmente La Toya, Joe Jackson e Randy Jackson sono quelli che più di tutti si espongono mediaticamente in favore del fratello, continuando a dichiarare che è stato ucciso.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>E’ stata dura entrare nell’entourage dell’artista?</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">(Gessica) -<strong> </strong>C&#8217;è voluto un primo lungo viaggio negli States e altri a seguire; un grosso investimento di energie, molta determinazione, coraggio, passione, cocciutaggine, faccia tosta, sincerità e professionalità. La conoscenza della lingua Inglese ha aiutato molto, ma sicuramente da parte dello staff c&#8217;è stata molta collaborazione grazie anche agli input di rispetto e umiltà quali atteggiamenti tenuti in prima persona da Michael. Alcuni direbbero che ci vuole fortuna, ma la fortuna, si sa, aiuta gli audaci e la forte convinzione di poter fare qualcosa di concreto con, e per la star,ci ha aiutato non poco a costruire un rapporto durato 12 anni  e improntato appunto sulla  reciproca fiducia.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>Si perdoni la brutalità della domanda, ma anche sul patrimonio dell’artista corrono voci. Michael rende più da vivo o da morto?</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">(Alessandra) &#8211; Il motivo per cui è stato ucciso è questo: Michael vale più da morto che da vivo! Una settimana dopo la sua dipartita, gli scaffali dei negozi di musica erano già vuoti. MJ ha raggiunto così oltre il miliardo di copie vendute, una cifra astronomica e mai raggiunta nella storia della discografia.  È stato l’artista che ha venduto di più nel 2009. Il film documentario <strong><em>THIS IS IT</em></strong> è stato il più visto nella storia dei film musicali.  La sua morte ha prodotto un’enorme campagna pubblicitaria che si è autoalimentata a costi irrisori e con un ritorno economico da capogiro.  Certamente, se Michael Jackson fosse stato vivo, e avesse voluto montare su una campagna promozionale della stessa potenza e intensità emotiva che si è avuta con la sua improvvisa e misteriosa morte, avrebbe dovuto spendere un patrimonio.<br />
Si è anche detto che Michael era finito sul lastrico, ma le cose non stanno esattamente così. Nel libro è spiegato molto bene<strong>:</strong> certamente non stava passando un periodo roseo, ma non è vero che era ridotto in miseria. Un artista del suo calibro, avrebbe potuto, tra un concerto, una produzione di cd contenente brani inediti, o con una qualsiasi altra trovata mediatica, risolvere i suoi “debiti” in un solo giorno. C’è molto di più dietro la sua morte annunciata! Esiste la tesi di un complotto che è iniziato nel 1993. Nel libro accompagniamo il lettore <em>per mano</em> nel caso Jackson, come già detto, con evidenze e prove concrete tali che il lettore stesso può verificare.</p>
<p><span style="color: #b31347;"><strong><em>L’ipotesi più attendibile sulla sua morte?</em></strong></span></p>
<p style="text-align: justify;">(Gessica)<strong> -</strong> Quella più famosa, cioè che il <strong><em>dottor Murray</em></strong>, medico personale di Michael, gli abbia iniettato una dose letale di propofol, tant’è che è indagato per omicidio colposo. E’ questa l’ipotesi più attendibile ? Difficile da dirsi ma facile immaginarlo e non solo. Michael Jackson vale più da morto che da vivo abbiamo detto. Molti hanno guadagnato moltissimo dalla sua morte che, ricordiamo, è omicidio e non morte casuale o suicidio… Speriamo che la verità venga fuori al più presto! Crediamo sia giusto che una volta per tutte paghino i colpevoli, le menti ideatrici di quest’ omicidio, e non solo il “braccio” assassino.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>In questa breve intervista abbiamo dato un saggio o forse un accenno del profilo di <strong>Michael Jackson</strong>. Tutti aspetti interessanti che potranno essere approfonditi attraverso la lettura dei due volumi recentemente  pubblicati dalle due autrici  <strong>Gessica e Alessandra</strong>, a cui va il ringraziamento di Hyde ParK,  e quello degli innumerevoli fans che il re del pop aveva e ancora ha nel nostro Paese.</em></p>
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		<title>“Gary Nock” di Veronica Eracleo</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 13:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Gary Nock]]></category>
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		<category><![CDATA[Regno Unito]]></category>
		<category><![CDATA[Small town lies]]></category>
		<category><![CDATA[This house]]></category>

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		<description><![CDATA[Il mondo è pieno di persone dotate di talento e nella maggior parte dei casi suddetto talento resta fra quattro mura. Per fortuna ci sono dei casi in cui il talento viene premiato e si fanno degli incontri che fanno sì che quel talento venga fatto ascoltare a più gente possibile. Se in Italia queste cose non accadono più, negli ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7712" title="800px-Gary_Nock" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/800px-Gary_Nock-188x141.jpg" alt="" width="188" height="141" />Il mondo è pieno di persone dotate di talento e nella maggior parte dei casi suddetto talento resta fra quattro mura. Per fortuna ci sono dei casi in cui il talento viene premiato e si fanno degli incontri che fanno sì che quel talento venga fatto ascoltare a più gente possibile.<br />
Se in Italia queste cose non accadono più, negli altri Paesi europei per fortuna sì. È il caso del Regno Unito che si prepara a lanciare l’ennesimo talento: <strong>Gary Nock</strong>.<br />
Imbracciata la chitarra a 18 anni quasi per caso, Gary Nock ha passato ore ed anni a suonare nella sua cameretta (i video su youtube lo testimoniano) e poi in giro per locali e sul palco più difficile: la strada.<br />
Con la passione dei Beatles, di Tracy Chapman, Bob Dylan, Simon &amp; Garfunkel, Bob Marley e The Kinks, Gary Nock ha composto le sue canzoni, alcune delle quali si possono ascoltare sul suo Myspace.<br />
<em>Small town lies</em>, qui in versione demo, è una di quelle canzoni che ti entrano subito dentro, con degli accordi semplici e con quella voce che ricorda un po’ James Blunt. Una canzone che riecheggia immediatamente nella mente di chi la ascolta.<br />
Gary Nock non ha inventato un genere, non ha creato nulla di nuovo, ma ha comunque tutto il diritto di essere lanciato a livello europeo dalla sua etichetta. Il suo ep d’esordio, <strong><em>This house</em></strong>, potrete trovarlo presto su i-tunes. Segnatevi il suo nome perché ne sentirete presto parlare.</p>
<p>Per ascoltare Gary Nock:</p>
<p><a href="http://www.myspace.com/garynock" target="_blank">http://www.myspace.com/garynock</a></p>
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		<title>“Smile brothers ep” di Veronica Eracleo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 14:34:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sound 2.0]]></category>
		<category><![CDATA[Certe cose si fanno]]></category>
		<category><![CDATA[Frankie Flow]]></category>
		<category><![CDATA[giovani rapper]]></category>
		<category><![CDATA[Nazo]]></category>
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		<description><![CDATA[Per dare un parere equilibrato di Smile brothers, l’ep di Nazo e Frankie Flow, occorre considerare separatamente i suoni dai testi e immergere il tutto nel contesto in cui queste canzoni sono state scritte. Ma andiamo in ordine. Nazo e Frankie Flow sono due giovani rapper della provincia partenopea (rispettivamente Torre Annunziata e Castellammare di Stabia) che, nonostante la giovane ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-7595" title="Print" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/fronte-120.jpg" alt="" width="320" height="320" />Per dare un parere equilibrato di <strong><em>Smile brothers</em></strong>, l’ep di <strong>Nazo e Frankie Flow</strong>, occorre considerare separatamente i suoni dai testi e immergere il tutto nel contesto in cui queste canzoni sono state scritte.<br />
Ma andiamo in ordine.<br />
Nazo e Frankie Flow sono due giovani rapper della provincia partenopea (rispettivamente Torre Annunziata e Castellammare di Stabia) che, nonostante la giovane età (Frankie Flow ha 22 anni), si rifanno alla vecchia scuola del rap (l’old school per l’appunto).<br />
<em>Smile brothers ep</em> si compone di sei canzoni dal beat sempre incalzante che strizzano molto l’occhio al rap d’oltreoceano <em>(You and me</em> <em>e Mancanze</em>), pur non dimenticando le radici italiane. Non a caso <em>Certe cose si fanno</em> ha un campione dell’omonima canzone di Mina, qua un po’ trasformato e perfettamente amalgamato alla tradizione della canzone neomelodica napoletana.<br />
Il rap, però, non può prescindere dalle parole e dunque non ci si può non soffermare sui testi proposti da Nazo e Frankie Flow.<br />
Si tratta di storie di vita quotidiana vissuta direttamente dai due rapper, storie che però non riescono a parlare ad un ascoltatore un po’ più adulto, quelli che magari il rap lo ascoltavano quando avevano la stessa età di Nazo e Frankie Flow e che difficilmente potranno trovare qualcosa di nuovo nella narrazione di <em>Smile brothers</em>.<br />
L’ep dei due rapper campani non è però da buttar via, anzi. Se questi sono i presupposti, magari con il tempo sia Nazo che Frankie Flow potranno proporci storie più attuali. Per il momento li promuoviamo per il sound.</p>
<p><strong>Smile brothers</strong><strong> su <a href="http://www.facebook.com/pages/Smile-Brothers/161494520541462" target="_blank">Facebook</a></strong></p>
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		<title>“Donny Hathaway” di Flavio De Luca a.k.a. Yayo</title>
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		<pubDate>Fri, 22 Oct 2010 14:19:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Donny Hathaway]]></category>
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		<category><![CDATA[gospel]]></category>
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		<category><![CDATA[musica anni 70]]></category>
		<category><![CDATA[musica soul]]></category>
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		<category><![CDATA[The Ghetto]]></category>
		<category><![CDATA[Twinight Records]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella che sto per raccontarvi è una storia intensa, senza lieto fine purtroppo. Vi parlerò di Donny Hathaway, un artista che seppur ebbe una carriera breve, resta tra i mostri sacri del Soul anni 70. Donny ha sempre avuto la musica nel sangue, a soli 3 anni cantava con sua nonna in un coro gospel! Dopo essersi laureato all’Howard University ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-large wp-image-7347" title="Donny_hathawaydraw" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/Donny_hathawaydraw-494x448.jpg" alt="" width="296" height="269" />Quella che sto per raccontarvi è una storia intensa, senza lieto fine purtroppo. Vi parlerò di <em>Donny Hathaway</em>, un artista che seppur ebbe una carriera breve, resta tra i mostri sacri del Soul anni 70.<br />
Donny ha sempre avuto la musica nel sangue, a soli 3 anni cantava con sua nonna in un coro gospel! Dopo essersi laureato all’<em>Howard University</em> di Washington entra nel mondo delle produzioni musicali, inizialmente come autore e produttore. Lavora a Chicago alla <em>Twinight Records</em> dove prende parte a vari progetti che coinvolgono artisti del calibro di <em>Aretha Franklin</em>, <em>Jerry Butler</em> e <em>Curtis Mayfield</em>. Da qui inizia una collaborazione costante con “King Curtis” e sotto la stessa etichetta pubblica anche il suo primo singolo, <em>The Ghetto, Pt.1</em> che scrive insieme al suo compagno di stanza <em>Leroy Hutson.</em> Il pezzo appare nel suo LP di debutto, <em>“Everything is Everything”.</em><br />
Il suo secondo album <em>“Donny Hathaway”,</em> datato 1971 ha un successo decisamente superiore al secondo anche se molti critici storsero il naso, dato che 8 delle 9 tracce presenti sono delle cover di vecchi successi soul e gospel di artisti come <em>George Clinton (She Is My Lady),</em> oppure <em>Leon Russell (A Song For You).</em> Dire che Donny reinterpretò questi brani è limitativo, egli diede letteralmente nuova vita a grandi successi dimenticati da molti, tanto da essere considerati pezzi (da chi vi scrive) splendidi originali forse ancor più belli delle versioni precedenti.  Quest’album è strapieno di sentimento. Riporta chi ascolta alle radici della musica nera con pezzi gospel come <em>Magnificient Sanctuary Band</em> e <em>Put your hand in the hand.</em><em> Donny e il gospel sono una cosa sola, voce e musica si sposano in un’ emozione unica, in capolavori come </em><em>Giving Up</em> (originale di <em>Van McCoy</em>) dove la musica sembra un battito cardiaco rallentato che avvolge e crea un’atmosfera unica, oppure in ballate come <em>Little girl, She Is My Lady</em> o <em>Take a Love Song</em>; che definire semplicemente “romantiche” è un eufemismo. Pezzi (o reinterpretazioni se volete, trattandosi di cover) che diventano opere sacre grazie alla voce calda di Mr. Hathaway, che incarna alla perfezione l’anima soul dell’artista sofferente e romantico.<br />
Già, sofferente. Donny durante il periodo più brillante della sua carriera inizia a soffrire di depressione. Gli venne diagnosticata una schizofrenia paranoica, una patologia che causa allucinazioni, crisi nervose e disturbi del sonno, ma comunque controllabile con farmaci. Cosa che Donny non sempre faceva causando non pochi problemi con le sue 2 figlie.<br />
In ogni caso seguì la terapia e continuò a scrivere e cantare.<br />
Nel 1972 viene pubblicato <em>“Live”,</em> album registrato durante due concert, uno a Hollywood e uno a Manhattan. Sulla scia del precedente lavoro, anche questo è un album quasi interamente di cover. Ci sono pezzi come <em>What’s Goin On</em> di <em>Marvin Gaye</em>, pubblicata l’anno prima, <em>Little Ghetto Boy</em> o <em>Jealous Guy</em> di <em>John Lennon</em>. Presente una nuova versione di <em>The Ghetto</em> e l’inedito <em>We&#8217;re Still Friends.</em> Molti considerano quest’album come il migliore di Donny, personalmente considero superiore l’album omonimo oppure il successivo a questo. Rimane comunque un ottimo disco, ricco di Soul che scalda il cuore e l’anima.<br />
Nel 1973, dopo l’album omonimo, inizia una collaborazione che viene considerato uno dei <em>“Duo”</em> più affiatati e azzeccati della storia, con <em>Roberta Flack</em>, sua ex compagna di studi. L’album, interamente di duetti ebbe un grande successo, soprattutto nelle classifiche pop. La voce sensuale della Flack è l’ideale da affiancare a quella profonda e calda di Donny. Tra i pezzi di maggior successo vi segnalo <em>“Where is The Love”</em> che entrò nelle TOP 5 di tutte le classifiche dell’epoca. E alcune cover come <em>You&#8217;ve Got a Friend </em>e <em>Baby I Love You</em> di <em>Carole King </em>e <em>You&#8217;ve Lost That Loving Feeling </em>di <em>Aretha Franklin</em>.<br />
In seguito scrive e interpreta la colonna sonora per la serie TV <em>Maude</em> e per il film <em>Come Back Charleston Blue.</em><br />
Il suo ultimo album in studio <em>“Extension Of A Man” </em>del 1973 contiene pezzi come <em>Love, Love, Love </em>e <em>I Love You More Than You&#8217;ll Ever Know</em> che restarono in vetta alle classifiche R&amp;B per varie settimane. Ma di questo album viene spesso ricordata la ballata <em>Someday We’ll Be Free</em> o la sinfonica strumentale <em>I Love The Lord, He Heard My Cry.</em><br />
I problemi mentali di Donny purtroppo non migliorarono e causarono un allontanamento, causato dalla continua malinconia alternata a rabbia del povero Donny, da Roberta Flack con la quale si riconciliò nel 1978, quando torna in classifica con un nuovo duetto con Roberta Flack, <em>The Closer I Get To You</em>, per il suo album “<em>Blue Lights in The Basement</em>”. Il pezzo si posiziona al secondo posto nelle TOP 100!<br />
Durante una sessione di registrazione per il suo secondo album di duetti, nel 1979, ebbe delle crisi nervose sostenendo che “i bianchi” stessero rubando la sua musica con delle macchine  collegate al suo cervello… ovviamente la sessione venne sospesa e più tardi Donny venne trovato morto sul marciapiede del <em>New York&#8217;s Essex House Hotel</em>, dove pernottava nelle sua stanza al 15esimo piano. Aveva 33 anni. Distrutto dalla depressione e dai problemi di stabilità mentale, anche se molti sostennero che non si trattò di suicidio. Roberta Flack rimase sconvolta dalla morte del suo caro amico e pubblicò le registrazioni sul suo album successivo dedicato interamente a Donny.<br />
Donny Hathaway è da più di 30 anni fonte d’ispirazione per molti artisti e musicisti come <em>Alicia Keys, George Benson, Stevie Wonder, Anthony Hamilton</em> e molti altri non solo per l’aspetto musicale e lo stile di canto ma anche per il suo stile nello scrivere i testi. Il suo uso innovativo del <em>Rhodes Piano</em> nei pezzi R&amp;B ha influenzato molti artisti Neo Soul, e molti artisti hanno dedicato canzoni e tributi vari a Donny, come <em>Amy Winehouse</em> nella canzone <em>Mr. Hathaway</em> che parla dell’alcolismo e la depressione, menzionato diverse volte dal rapper <em>Common</em> in un duetto con <em>Lauryn Hill, Retrospect for Life</em>, che contiene un campione di <em>Song For You</em> dello stesso Hathaway, nel 2001 <em>Jay-Z</em> in <em>Girls, Girls Girls</em> so un campione di <em>Love, Love, Love</em>; e potremmo continuare per molto ancora con i tributi e i pezzi campionati più e più volte. Segno quest’ultimo di quanto sia stato innovativo e apprezzato il suo modo di suonare e interpretare la musica dell’anima, che con Donny Hathaway trova una delle sue massime espressioni.</p>
<p>R.I.P. Mr. Hathaway</p>
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