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	<title>Hyde Park &#187; Sport</title>
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	<itunes:summary>Attraverso il podcast di Hyde Park potrete ascoltare alcuni dei più significativi contenuti audio tra quelli inviati dai lettori/scrittori di Hyde Park.
Il progetto Hyde Park, una rivista composta esclusivamente da contenuti scritti dai lettori e selezionati dalla redazione, si basa sulla valorizzazione di tutti i talenti che spesso hanno difficoltà ad accedere ai canali editoriali tradizionali.
Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
Visitate il sito http://www.rivistahydepark.org per maggiori informazioni.</itunes:summary>
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		<title>Hyde Park &#187; Sport</title>
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		<title>&#8220;Zamparini e Delio Rossi, c&#8217;eravamo tanto amati&#8221; di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Mar 2011 20:48:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Anche “il profeta” entra a far parte della lunga lista dei tecnici esonerati dal vulcanico presidente Cosa accomuna Giovan Battista Fabbri e Delio Rossi? Sicuramente non l’età, visto che i due allenatori sono divisi da 34 anni di differenza. 34, come i tecnici esonerati da Maurizio Zamparini da quando quest’ultimo ha messo piede sul pianeta calcio. Una lista lunghissima, della ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_8896" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><img class="size-full wp-image-8896" title="delio_rossi" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/delio_rossi.jpg" alt="" width="678" height="452" /><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/55687061@N08/5158339467/</p></div>
<p><em>Anche “il profeta” entra a far parte della lunga lista dei tecnici esonerati dal vulcanico presidente</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa accomuna Giovan Battista Fabbri e Delio Rossi? Sicuramente non l’età, visto che i due allenatori sono divisi da 34 anni di differenza. 34, come i tecnici esonerati da Maurizio Zamparini da quando quest’ultimo ha messo piede sul pianeta calcio. Una lista lunghissima, della quale Fabbri ne è stato l’antesignano, nel 1987 al Venezia, primo club calcistico gestito dal “re dei centri commerciali” friulano. Che poi trasferisce baracche e burattini, nel 2002, a Palermo: città nuova, ma vecchia passione per gli esoneri, di cui Delio Rossi è (per il momento) l’ultima “vittima”, sportivamente parlando, in ordine di tempo. Ecco svelata, quindi, l’analogia tra “Gibì” (così come viene soprannominato Fabbri) ed il “Profeta”, appellativo che accompagna Rossi sin dalla vincente esperienza al timone della Salernitana: l’essere licenziati anzitempo da Zamparini, appuntamento divenuto quasi fisso, e per questo dato sempre più per scontato, da tifosi e addetti ai lavori. Un valzer che nel corso degli anni ha coinvolto tanti altri tecnici famosi, come Zaccheroni, Spalletti, Prandelli e…Guidolin, il quale più di tutti ha sperimentato le bizze “zampariniane”, venendo più volte assunto, sollevato dall’incarico e richiamato alla guida del Palermo tra il 2004 e il 2008. Ironia della sorte ha però voluto che proprio Guidolin, oggi mister di una sempre più strabiliante Udinese, ponesse fine all’era di Delio Rossi, infliggendo un clamoroso ed umiliante 0-7 ai palermitani, peggior sconfitta di sempre dei rosanero al “Barbera”. Un tuffo nell’incubo, molto diverso dal tuffo nella fontana del Gianicolo fatto da Rossi nel 2006, quando sedeva sulla panchina della Lazio, per festeggiare un derby vinto. Incubo per Rossi,ma al tempo stesso assist involontariamente fornito da Guidolin a Zamparini, il quale ha prima ridotto ad un simbolico 1%, poi sciolto definitivamente ogni dubbio sull’anticipare o meno il divorzio da Rossi, comunque previsto per fine stagione. Dunque un epilogo dal gusto amaro per un “matrimonio” che era iniziato il 23 novembre 2009, dopo il licenziamento di Walter Zenga, rimasto alla guida tecnica per sole 13 giornate ed incapace di dare al Palermo il salto di qualità chiesto da Zamparini. Miglioramenti che invece, con Delio Rossi in panca, sono cresciuti esponenzialmente: il “profeta”, rileva una squadra depressa e dodicesima con 17 punti, trasformandola in una compagine vincente e capace di ambire ad un posto in Champions League. Il Palermo centra successi prestigiosi in casa di Milan e Juventus, mentre al “Barbera”, i rosanero conoscono solo una parola: la vittoria. Solo l’Inter pluricampione e la Sampdoria riescono a strappare un pareggio, che nel caso dei doriani si rivelerà però fondamentale per la conquista dell’ultimo piazzamento utile per l’Europa delle stelle, a scapito proprio dei siciliani. Il Palermo deve così “accontentarsi” dell’Europa League, raggiunta totalizzando 65 punti, record dei rosanero in Serie A, merito in larga parte della “cura” di Rossi. L’avvento del tecnico riminese ha esaltato le “bocche da fuoco” dell’attacco palermitano, ovvero Miccoli, Cavani, Hernandez e Pastore, che con i loro gol ed invenzioni, unite all’apporto del resto della squadra, hanno portato il Palermo ad avere una media punti di altissimo livello (1,92 punti a partita). Zamparini sembrava aver trovato in Delio Rossi, finalmente un tecnico capace di guidare per lungo tempo la sua“fabbrica di campioni” rosanero, e sospendere per lungo tempo la carriera di “mangia-allenatori” del presidente. Il rapporto, invece, all’inizio di questa stagione, scricchiola già dal primo turno di Europa League, dove il Palermo, dopo aver vinto agevolmente 3-0 all’andata, ha rischiato, nel match di ritorno, la rimonta dagli sloveni del Maribor. Zamparini, che nel frattempo aveva venduto il difensore Kjaer al Wolfsburg e soprattutto Edinson Cavani (ora Matador di Napoli), iniziò a lamentarsi degli errori del reparto arretrato, contestando a Rossi di non riuscire a porre rimedio a ciò. Certo il profeta, da buon “discepolo”di Zeman, è amante di un calcio spregiudicato, che porta inevitabilmente a prestare maggiormente il fianco nella fase difensiva. Inoltre, per rimpiazzare Kjaer, nel rispetto delle logiche societarie volute, per certi versi giustamente, da Zamparini, sono arrivati giovani di prospettiva come Munoz ed Andjelkovic, i quali hanno ancora bisogno di tempo per integrarsi nei meccanismi di squadra. Inizia il campionato 2010-2011 ed il Palermo, illuminato dal solito Pastore, ma anche da scommesse azzeccate come lo sloveno Ilicic, proveniente proprio dal Maribor, chiude il girone d’andata più o meno in linea con le aspettative, ad un solo punto dal quarto posto. Le acque tra Zamparini e Delio Rossi, però, si agitano nel girone di ritorno: la tempesta inizia a San Siro, dove il Palermo nel primo tempo è avanti 2-0 sull’Inter, salvo poi farsi rimontare e superare nella ripresa dai nerazzurri. Il dopo partita mette in mostra tutto il disappunto del presidente rosanero, il quale oltre che con la sfortuna, se la prende anche col proprio allenatore, colpevole di aver inserito, a doppio vantaggio acquisito, un centrocampista (Kasami) e non un difensore, al posto di Miccoli. All’ennesima accusa di essere troppo “offensivista”, Delio Rossi passa al contrattacco, stavolta verbale e non frutto di uno schema “<em>Per il presidente sono uno zemaniano? Per me è un complimento, la fase difensiva può farla qualunque allenatore, mentre saper fare quella offensiva non è da tutti&#8221;</em>. Le successive vittorie con Juventus e Lecce paiono riportare il sereno, ma a far risalire i livelli di ira del presidente ci pensa la prestazione della squadra rosanero contro la Fiorentina, che espugna il Barbera per 2-4. Zamparini esplode, non usando giri di parole per definire Rossi<em> </em>un <em>cretino</em>, aggiungendo che <em>“Se abbiamo perso è tutta colpa dell’assetto difensivo deciso da Rossi. Io gli voglio bene. È un grande allenatore ma deve aggiustare questa difesa”. </em>La retroguardia, però, continua a non funzionare,e con essa il resto della squadra, arrivando così al pesante “cappotto” cucito dall’Udinese, che accompagna Delio Rossi al capolinea della propria intensa, ma non lunghissima avventura palermitana. Al suo posto Serse Cosmi, tecnico abituato a lavorare con presidenti “dall’esonero facile” (Gaucci, Spinelli e Preziosi), ingaggiato come traghettatore fino a fine stagione, ma che spera di…tenere l’ancora fissata più a lungo possibile nel Golfo di Mondello.</p>
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		<title>&#8220;Messi bi-pallone d&#8217;oro: Sorpresa SI’, Scandalo NO&#8221; di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Jan 2011 21:04:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A Zurigo, premiato il fuoriclasse del Barcellona, che supera al fotofinish il favorito Iniesta Sorprendente, con le sue prodezze sui campi di calcio, ed ora anche nelle premiazioni. Stiamo parlando di Lionel (per tutti Leo) Messi, fuoriclasse del Barcellona, che si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Pallone D’Oro, il più importante riconoscimento a livello individuale che un ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<div id="attachment_8586" class="wp-caption alignleft" style="width: 688px"><em> </em><em><img class="size-large wp-image-8586" title="messi" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/messi1-678x450.jpg" alt="" width="678" height="450" /></em><p class="wp-caption-text">http://www.flickr.com/photos/prismatico/3582419357/</p></div>
<p><em>A Zurigo, premiato il fuoriclasse del Barcellona, che supera al fotofinish il favorito Iniesta</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sorprendente, con le sue prodezze sui campi di calcio, ed ora anche nelle premiazioni. Stiamo parlando di Lionel (per tutti Leo) Messi, fuoriclasse del Barcellona, che si è aggiudicato per il secondo anno consecutivo il Pallone D’Oro, il più importante riconoscimento a livello individuale che un calciatore possa ottenere. Nell’edizione 2009, l’affermazione del 23enne attaccante argentino fu netta ed ampiamente annunciata. Infatti,i 96 giornalisti provenienti da ogni parte del globo, unici accreditati al voto, come da tradizione voluta da France Football, rivista sportiva francese che nel 1956 istituì l’ambito premio, non ebbero dubbi nell’assegnare il trofeo a Messi, reduce da una stagione 2008-2009 strepitosa con il suo Barcellona, trascinato al successo in tutto ciò che ci fosse da vincere: Coppa del Re, Liga Spagnola, Champions League, Supercoppa di Spagna ed Europea, e dulcis in fundo il Mondiale per Club, conditi da 37 gol di Leo la “pulce”, come amano simpaticamente soprannominarlo. Presentandosi con un curriculum così, misto al suo indiscutibile talento, e grazie all’assenza, nel calendario calcistico 2009, della Coppa del Mondo, da sempre determinante ai fini del verdetto, Messi sbaragliò la concorrenza di Cristiano Ronaldo, vincitore del Pallone D’Oro l’anno precedente. E’storia recente, invece, il bis ottenuto dall’argentino, che gli consente di eguagliare nell’albo d’oro del premio, mostri sacri del calibro di Di Stefano, Beckenbauer, Keegan, Rummenigge e l’ex interista Ronaldo. Una “doppietta” fatta di conferme,tante, che Messi ha saputo fornire appieno anche nel 2010. Nonostante il Barça, nell’anno appena trascorso,abbia vinto “solo” Campionato e Supercoppa spagnola, subendo invece una cocente delusione in Champions League, venendo eliminato in semifinale dalla pragmaticità dell’Inter di Mourinho, poi diventata Campione D’Europa. Campione lo è però anche la “pulce” Leo Messi, capace a dispetto della delusione continentale, di mettere a segno la bellezza di 4 reti nel ritorno dei quarti di finale contro l’Arsenal, un poker mai riuscito a nessun calciatore in un incontro della fase ad eliminazione diretta. Per non parlare di quanto fatto nella Liga, dove Messi ha conquistato a mani basse il “Pichichi”, ossia il titolo assegnato al capocannoniere del torneo, dall’alto della quota monstre di 34 gol, cifra irraggiungibile per gli altri attaccanti. Di tutti i campionati europei. Il bottino di reti totalizzate, ha permesso infatti a Leo di vincere anche la Scarpa D’Oro. Insomma, nulla da eccepire sulle doti stratosferiche, e soggette ancora a potenziale miglioramento, vista la giovane età della “pulce”, ma come detto in apertura di articolo, il suo trionfo bis nel Pallone D’Oro, resta per certi versi stupefacente ed un po’ lontano dalle logiche che avevano portato alla scelta dei vincitori nelle passate edizioni. Il motivo di ciò ha origine nel significativo cambiamento avvenuto il 5 luglio 2010: a Johannesburg, France Football e la Fifa hanno firmato un accordo per unificare Pallone D’Oro e Fifa World Player, visto che i due premi erano diventati due facce della stessa medaglia, ed entrambi venivano ormai sempre conferiti allo stesso calciatore. La decisione si realizza nel pieno del mondiale sudafricano, con la Spagna che si appresta a disputare la propria semifinale contro la Germania, la quale a sua volta aveva in precedenza eliminato l’Argentina di un Messi opaco e poco incisivo, come spesso gli accade in Nazionale, nonostante la presenza in panchina di un certo Diego Armando Maradona, che ha sempre designato Leo come suo naturale successore. Gli iberici staccheranno il biglietto per la finalissima, poi vinta grazie alla rete decisiva di Andrès Iniesta. Proprio il centrocampista, anch’egli punto di forza del Barcellona, al di là del pesantissimo gol realizzato è stato uno dei migliori giocatori del mondiale, rendendolo di diritto il principale favorito per la vittoria del Pallone D’Oro,insieme al compagno di squadra Xavi ed all’olandese Wesley Snejider, anch’egli finalista in Sudafrica e protagonista, con la maglia dell’Inter, della formidabile tripletta Scudetto, Coppa Italia e Champions League. La fusione col Fifa World Player, ha comportato però anche un’unificazione delle giurie. Ai giornalisti, storicamente designati a decidere il destinatario del Pallone D’Oro, si sono affiancati Commissari Tecnici e Capitani delle varie Nazionali, fino all’anno scorso giurati del premio Fifa. E qui il cerchio si chiude, arrivando al galà del 10 gennaio scorso nella Kongresshaus di Zurigo, teatro dei colpi di scena: Snejider fuori pure dal podio,tutto barcellonista, composto da Iniesta, Xavi e Messi. Del Barcellona è anche Pep Guardiola, allenatore dei catalani, scelto per annunciare chi, tra i “suoi” ragazzi, avrà il Pallone D’Oro. Lo stesso Guardiola sembra il primo ad essere sorpreso, quando dalla busta compare il nome di…Lionel Messi, il vincitore tenuto meglio segreto nella storia del premio. Un segreto che, una volta svelato, ha ovviamente suscitato non poche polemiche tra gli spagnoli, i quali confidavano nel trionfo di uno dei Campioni del Mondo, così come accaduto, ad esempio, al nostro Fabio Cannavaro nel 2006 ed a Ronaldo nel 2002. Delusione anche per olandesi ed interisti, perché Sneijder, qualora ci fosse stato ancora il vecchio criterio del voto affidato ai soli giornalisti, avrebbe ritirato il “Ballon D’Or” al posto dell’argentino. E’ però eccessivo parlare di scandalo, visto che il premio è andato ad un autentico fenomeno: un concentrato di tecnica sopraffina, senso del gol, agilità, estro e visione di gioco. Ciò basta per affermare che Messi ha comunque meritato questo importante riconoscimento. Anche se il titolo realmente strameritato, è quello di miglior allenatore del mondo, assegnato a Josè Mourinho. Ora però non riaccendiamo polemiche….</p>
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		<title>“Il fascino intramontabile e misterioso della Dakar” di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Dec 2010 15:07:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nonostante il “trasloco”in Argentina e Cile, il rally raid è ancora molto seguito Il celebre aforisma “la vera sfida è superare se stessi”, è ciò che meglio sintetizza lo spirito temerario col quale si partecipa ad una delle gare più affascinanti, autorevoli, ma anche rischiose, del panorama motoristico mondiale. Il riferimento non va ad un particolare Gran Premio di Formula ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em>Nonostante il “trasloco”in Argentina e Cile, il rally raid è ancora molto seguito</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-8045" title="dakar" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/dakar-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />Il celebre aforisma “la vera sfida è superare se stessi”, è ciò che meglio sintetizza lo spirito temerario col quale si partecipa ad una delle gare più affascinanti, autorevoli, ma anche rischiose, del panorama motoristico mondiale. Il riferimento non va ad un particolare Gran Premio di Formula 1, oppure della MotoGp. Bensì è indirizzato al rally raid che ha stregato migliaia di piloti, professionisti ed amatoriali, oltre ad un folto numero di appassionati: la Parigi-Dakar, o se preferite, semplicemente “la Dakar”, visto che nell’ultimo decennio quasi mai si è partiti dalla città della Torre Eiffel. Al contrario, la capitale del Senegal è pressoché sempre stata teatro dell’arrivo, di quegli ultimi chilometri percorsi sulle suggestive sponde del Lago Rosa (di nome e di fatto), a coronamento di un’avventura massacrante, ma al tempo stesso adrenalinica. Avventura nella quale la protagonista indiscussa è, anzi era, come avremo modo di vedere in seguito, l’Africa, con i suoi sconfinati deserti, le dune alte come montagne e le notti,  freddissime, da trascorrere a tu per tu col cielo stellato. Sabbie da solcare tra mille insidie, sfrecciando con la propria moto, auto, camion o quad, facendo esclusivamente affidamento al senso dell’orientamento nelle tappe speciali“marathon”, giornate del rally dove è proibito l’utilizzo della navigazione GPS. Facilissimo rasentare lo smarrimento, soprattutto quando i deserti rispondono al nome di Tenerè o Sahara. Accadde allo stesso ideatore della Dakar, il francese Thierry Sabine, il quale nel 1977 rischiò di perdersi nel Deserto del Tenerè durante il raid Abidjan-Nizza, episodio che diede a Sabine,anziché miraggi, il “lampo di genio” per creare, due anni dopo, quello che sarebbe diventato il rally raid più famoso del mondo, la Dakar appunto. Dove il taglio del traguardo finale è una vittoria per tutti i partecipanti che riescono ad arrivarci, a prescindere dalla posizione ottenuta in classifica, data l’elevata pericolosità del raid, che troppe volte ha riempito di lacrime gli aridi deserti attraversati, per le morti di piloti ed addetti ai lavori, tra cui anche il fondatore Sabine, precipitato con l’elicottero insieme ad altri quattro componenti dell’equipaggio, nel 1986. E non si può non ricordare il nostro Fabrizio Meoni, un grande campione che ha dato lustro all’Italia motociclistica, vincendo due edizioni della Dakar (nel 2000 e nel 2001), scomparso a 47 anni a causa di una rovinosa caduta proprio nella “sua” Mauritania, dove il toscano riusciva sempre a fare la differenza e ad infliggere pesanti distacchi ai suoi avversari. Fabrizio aveva l’Africa nel sangue, al punto tale da voler andare oltre il semplice aspetto sportivo, e fare qualcosa di concreto e solidale per le popolazioni disagiate di quelle zone. Da qui la nascita della “Fondazione Fabrizio Meoni”, la quale anche dopo la morte dello sfortunato pilota, continua, per volere dei familiari, a sostenere e portare avanti progetti in Senegal, Uganda, Tanzania e Sudan. Prima di partire per l’ultima, poi rivelatasi fatale, Dakar Meoni dichiarò che sarebbe coincisa col suo commiato dall’attività agonistica. Cosa spinge, però, un uomo di 47 anni, sportivo già affermato, con moglie e figli, a rimettersi in gioco in un raid così impegnativo? Io credo che la risposta risieda nel cosiddetto “mal d’Africa”, cioè quella nostalgia talmente forte, da indurre (in questo caso) chi appena taglia il traguardo posto sulle rive del Lago Rosa, ma anche molti che si sono fermati ben prima, ad iniziare a contare i giorni mancanti all’appuntamento dell’anno successivo. Nel 2008, però, contare si rivelò inutile, perchè il rally, per la prima volta in quasi trent’anni di storia fu cancellato per motivi di sicurezza. L’uccisione di 4 turisti francesi nella regione di Aleg (Mauritania) il 24 dicembre 2007, convinse gli organizzatori ad optare per un annullamento totale della corsa, che causò il timore di partecipanti e sostenitori, che il provvedimento si sarebbe esteso anche agli anni a venire. Timori smentiti solo in parte, perché nel 2009 la Dakar sì rinasce, ma di quest’ultima rimangono solo il nome della manifestazione ed il periodo in cui la stessa si svolge, ossia le prime due settimane di gennaio. La carovana “trasloca” in Argentina e Cile, i cui paesaggi sono senz’altro lodevoli, però differenti rispetto a quelli ammirati nel continente africano Non mancano tappe molto impegnative, come quelle da disputare nella zona della cordigliera della Ande, che comprendono ad esempio le bianche dune di Fiambalà ed il vasto deserto di Atacama. Anche per l’edizione 2011 della corsa è prevista la presenza di tutti i “big”, plurivincitori sia della Dakar “classica”, sia della “nuova” Dakar. Nella categoria moto, il favorito numero 1 è sicuramente il detentore del titolo, il francese Cyril Despres su KTM., che punta a conquistare la sua quarta Dakar ed eguagliare così il bottino di successi del nostro Edi Orioli. Deputato ad impedire il poker, lo spagnolo Marc Coma, compagno di marca di Despres e con al suo attivo due Dakar vinte. Da segnalare il deciso impegno dell’Aprilia, presente con 13 moto, di cui cinque ufficiali ed otto private. Punta di diamante della casa di Noale il pilota cileno Francisco Lopez, giunto terzo nella passata edizione. Per ciò che concerne i quad, l’argentino Marcos Patronelli non potrà difendere il titolo. Pronto ad approfittarne il ceco Machacek. Tra le auto, invece, obblighi del pronostico per il campione in carica, Carlos Sainz. Lo spagnolo della Volkswagen ha dimostrato di saper far valere tutta la propria esperienza e classe. Occhio però al francese, al volante della BMW, Stephane Peterhansel, ovvero colui che può vantare, nella storia della Dakar, il maggior numero di titoli vinti: 9, di cui 6 tra le moto e 3 tra le auto. Al via anche due Fiat “PanDakar”, elaborate dal team “Orobica Raid”, mentre c’è curiosità per il debutto in un rally raid della Mini Countryman, il cui “battesimo” è stato affidato al pilota francese Chicherit. Infine, per i camion, la Iveco, con al volante l’olandese De Rooy, proverà a contrastare l’egemonia della squadra russa Kamaz, capitanata dall’asso Vladimir Chagin, già trionfatore cinque volte tra gli autocarri. In totale, i veicoli iscritti alla Dakar Argentina-Cile sono 430, in aumento rispetto ai 362 del 2010, a dimostrazione di una buona presenza anche di amatori. Il direttore della competizione, Etienne Lavigne, non ha comunque escluso un ritorno in Africa per il 2011: la sicurezza va sostenuta, così come vanno capiti i sostenitori della Dakar “classica”che hanno esultato alla notizia, in preda a quel “mal d’Africa” che, se ci sei stato almeno una volta nella vita, non ti passa più.</p>
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		<title>“Cassano, croce e delizia del nostro calcio” di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Nov 2010 10:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La “Rete d’argento”, è il premio istituito dal Sampdoria Club “Gianni De Paoli”di Lavagna (in provincia di Genova) come riconoscimento al miglior calciatore blucerchiato della stagione precedente. Quest’anno ricorreva la 27.ma edizione del premio, in passato vinto da atleti che hanno segnato la storia passata della Samp, come Pagliuca, Vialli, Mancini, e quella più recente, come Volpi, Palombo e Pazzini. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-7639" title="lo Stadio Luigi Ferraris" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/ferraris-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />La “Rete d’argento”, è il premio istituito dal Sampdoria Club “Gianni De Paoli”di Lavagna (in provincia di Genova) come riconoscimento al miglior calciatore blucerchiato della stagione precedente. Quest’anno ricorreva la 27.ma edizione del premio, in passato vinto da atleti che hanno segnato la storia passata della Samp, come Pagliuca, Vialli, Mancini, e quella più recente, come Volpi, Palombo e Pazzini. Per questa ragione, la società doriana ritiene molto importante questa gratifica, nonchè l’ormai tradizionale cerimonia di consegna ad essa collegata. La scelta di Antonio Cassano, come vincitore 2010, è sembrata la scelta più sensata, in virtù del fantastico campionato, appena trascorso, disputato dal talento barese come ulteriore segno dell’amore reciproco che ormai sembrava legare “FantAntonio” al club ligure. Si è, invece, passati, in un battito di ciglia, da un evento di celebrazione del proprio idolo, ad un evento che sta rischiando di far giungere al capolinea un idillio, una sorta di pomo della discordia calcistico. Cassano a quella festa non ci voleva andare, non per disprezzo, o divismo, verso i tanti tifosi pronti ad accoglierlo ed incensarlo, di questo ne siamo più che sicuri. Semplicemente, come tutte le “persone normali”, aveva la necessità di dedicarsi a ciò che gli spettava dopo gli allenamenti (un tradizionale turno di lavoro), ovvero alla propria vita privata. Voleva stare vicino alla moglie Carolina Marcialis, la ragazza che, a detta dello stesso Antonio“gli ha cambiato la vita”, e che ora sta vivendo una difficile gravidanza. Un diritto, quello alla privacy e alla famiglia, che il “Pibe de Bari” è riuscito sì ad ottenere ma, mettendosi dalla parte del torto con la stessa abilità con cui dribbla gli avversari in campo. A tradirlo sempre lei, la testa calda compagna di mille “cassanate”, che ha impedito ad un talento cristallino di diventare un vero campione, ma che pareva essersi messa a posto negli ultimi due anni. Due anni fantastici culminati con l’accesso della Sampdoria ai preliminari di Champions League, poi, il matrimonio con Carolina e il ritorno in Nazionale, dove il neo c.t. Cesare Prandelli gli ha riaperto quelle porte che Marcello Lippi aveva chiuso, facendo, così, di Cassano il leader della nuova Italia. Tra controsensi e tradimenti, però, chi ne esce davvero moralmente distrutto è Riccardo Garrone, il presidente della Sampdoria al quale va il merito di aver creduto, tre stagioni orsono, ad un giocatore che al Real Madrid era dato per finito, in sovrappeso (non a caso Cassano veniva soprannominato “gordito”, in italiano “grassottello” dai supporters madrileni) e spesso protagonista, in negativo, più fuori che dentro il campo. Garrone ed il talento barese hanno quasi subito instaurato un sincero affetto paterno, che va oltre il semplice rapporto datore di lavoro-dipendente. Il presidente, peraltro, quando può cena a casa Cassano e, curiosità delle curiosità, ha regalato, allo stesso, per le nozze del suo pupillo, un originale servizio di piatti dipinti a mano, raffiguranti proprio Garrone e Cassano in coppia. Dicevamo di un presidente distrutto, perché, visti i presupposti sopra indicati, poteva sentirsi anch’egli in diritto di chiedere qualcosa. Per esempio chiedere a Cassano un piccolo favore personale: quello di presenziare al “Rete d’argento”, anche solo per il tempo necessario al ritiro del premio. Non è corretto, invece, da parte del giocatore, rispondere con pesanti e ripetuti insulti alla richiesta di spiegazioni sul perché del proprio diniego. Epiteti che hanno spinto Garrone ad una decisione molto sofferta. Anziché andare “a quel paese” (così come invitato, in maniera non molto signorile, da Cassano), il primo tifoso doriano si è rivolto alla Lega Serie A chiedendo la risoluzione del contratto, in poche parole il licenziamento di “FantAntonio”. Un epilogo triste per chi “cinque minuti prima si voleva bene”, ed ora deve dialogare tramite avvocati e procuratori, oppure inviare una raccomandata per chiedere almeno di potersi allenare. Antonio Cassano non ha tardato a far pervenire una sua risposta, chiedendo scusa al presidente Garrone per il suo irrispettoso comportamento e dichiarando di voler fortemente restare alla Sampdoria, allontanando così eventuali sirene juventine. Un attestato d’amore al quale potrebbe farne seguito un altro ancora più clamoroso: la rinuncia a circa la metà del suo cospicuo ingaggio (che ammonta a 2,8 milioni di euro), pur di ricucire lo strappo con la società. E di conseguenza evitare di mettere a repentaglio il posto, ed il gradimento, faticosamente riconquistati nella Nazionale, specie se si considera che il codice etico introdotto da Prandelli “taglia fuori” i giocatori che commettono gesti violenti o che tengono comportamenti antisportivi. La Sampdoria, nel frattempo, tace, e continua a seguire la linea che porta alla riunione del Collegio Arbitrale della Lega Calcio, il quale deciderà se sanzionare o meno il giocatore. A prescindere dal modo in cui si concluderà questa “telenovela”, resterà comunque un senso di amaro in bocca: eravamo tutti convinti che Antonio Cassano, uno dei patrimoni del nostro calcio, fosse diventato veramente “un altro uomo”, lontano anni luce dai tempi dei litigi con Capello,  con i vari allenatori di turno, con gli arbitri. Pensavamo che ormai fosse pronto a deliziarci solo col suo immenso genio calcistico, invece c’è ancora (troppo) spazio per la sua sregolatezza.</p>
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		<title>“Le cinque stelle di Max Biaggi” di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Tue, 12 Oct 2010 09:46:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il “Corsaro”trionfa nel mondiale Superbike 2010, primo italiano a riuscirci. “Un’altra giovinezza”, è un film diretto da Francis Ford Coppola, ispirato ad un romanzo dello scrittore rumeno Mircea Eliade, che narra di un anziano linguista, il quale folgorato da un fulmine, anziché morire, comincia a ringiovanire e ad acquisire poteri paranormali. L’altra giovinezza di Max Biaggi, 39 anni suonati, ha ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-7160" title="max_biaggi" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/max_biaggi-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />Il “Corsaro”trionfa nel mondiale Superbike 2010, primo italiano a riuscirci.</em></p>
<p style="text-align: justify;">“Un’altra giovinezza”, è un film diretto da Francis Ford Coppola, ispirato ad un romanzo dello scrittore rumeno Mircea Eliade, che narra di un anziano linguista, il quale folgorato da un fulmine, anziché morire, comincia a ringiovanire e ad acquisire poteri paranormali. L’altra giovinezza di Max Biaggi, 39 anni suonati, ha la sua apoteosi sul circuito di Imola, dove ha conquistato gli ultimi, decisivi punti per essere incoronato re del Campionato del Mondo Superbike 2010: una meritata soddisfazione per il pilota romano, che aggiunge la quinta “stella” ai quattro mondiali ottenuti nella classe 250 tra il 1994 e il 1997, e che permette al “Corsaro” (così come viene soprannominato dai suoi fan) di entrare nell’Olimpo dei migliori motociclisti della storia. Come nel film-romanzo, anche su Max si abbatté, nel 2006, un fulmine che sembrava averlo annientato, sportivamente s’intende. Il Motomondiale,dopo 15 ininterrotte ed appassionanti stagioni, lo mise alla porta. E pensare che appena un anno prima, Biaggi, dopo anni da privato, toccava il cielo con un dito firmando con il team ufficiale Honda, salendo così finalmente in sella alla moto da tutti desiderata, con il maggior sviluppo e l’assistenza diretta del maggior costruttore al mondo di veicoli a due ruote, ingredienti giusti per poter impensierire il grande rivale di sempre,Valentino Rossi. Il matrimonio tra Max e la casa dall’ala d’oro si prospettava duraturo e vincente, ma non fu così. La Honda infatti non era più la moto quasi imbattibile di qualche anno prima, a vantaggio di una Yamaha invece sempre più in ascesa grazie a Rossi. Il Corsaro Biaggi fu così costretto ad alzare bandiera bianca, incappando nella peggiore delle sue stagioni in MotoGP, fatta di risultati deludenti (ad eccezione dello spettacolare duello con Rossi sul circuito del Mugello), zero vittorie e tante lamentele, l’ultima delle quali gli costa caro. Istanbul, 22 ottobre 2005:Max, dopo un misero 12°posto in qualifica, esplode tutta la sua rabbia appena rientra ai box, lasciandosi scappare un “su questa c…di moto non corro più”. Un esternazione che viene spedita dritta dritta al gran capo Honda dell’epoca, Kanazawa, il quale non solo,a mondiale terminato, licenzia il pilota romano dal team ufficiale, ma pone anche il veto ad ogni possibile ingaggio in una delle squadre satellite della casa di Tokyo. Biaggi prova così ad accasarsi in un team che utilizzi moto diverse da Honda, ad esempio Ducati e Yamaha private, Kawasaki e Suzuki. Nessuna di queste gli da però una chance,costringendolo all’incredibile e malvoluto esilio, con qualcuno che già pensa ad un ritiro definitivo dalle corse. Trascorre però solo un anno, sabbatico, e Max nel 2007 torna a mordere le piste facendo il suo debutto in Superbike, competizione che mette a confronto bolidi strettamente derivati dalla produzione di serie, ovvero da moto che tutti noi, o perlomeno chi possiede la patente adatta, possiamo acquistare dal concessionario. In sella alla Suzuki, incanta subito conquistando la gara d’esordio in Qatar, al cui termine si scioglie in un pianto contenente tutta la sofferenza accumulata nell’anno vissuto da spettatore, poi coltiva ambizioni di vittoria del campionato, chiuso comunque con un buon terzo posto. Certi sponsor, però, possono fare il bello ed il cattivo tempo, ed il disimpegno di un noto marchio di birra, partner principale della Suzuki, costringe quest’ultima a privarsi di Biaggi, il quale evita,nel 2008, un nuovo ed ingeneroso appiedamento restando in Superbike con una Ducati privata, tutta nera, in pieno stile Corsaro. Dopo due gare,però, Max incappa nell’incidente forse più brutto della carriera, fratturandosi il radio del braccio sinistro. Anche in conseguenza di ciò,la stagione scivola via in maniera discreta, con diversi piazzamenti sul podio,seppur non suggellati dalla vittoria. Il 2009 segna un gradito ritorno, ai nastri di partenza della Superbike, quello dell’Aprilia. La casa italiana schiera la RSV4, una moto con soluzioni tecniche ed aerodinamiche molto estreme, tanto da sembrare un prototipo, più che una moto da destinare alla produzione di serie. Un gioiello però ancora acerbo, da affidare ad un pilota esperto e veloce, possibilmente italiano…ad esempio Max Biaggi. Il Corsaro non tradisce il detto “il primo amore non si scorda mai”, e non esita un attimo ad accettare la proposta del marchio con il quale ha mosso i primi passi e vinto i suoi primi tre titoli mondiali. Biaggi e l’Aprilia si ritrovano a meraviglia, non vincono il campionato ma lo concludono in crescendo, anche se per Max la vittoria più grande arriva il 22 settembre 2009, giorno in cui Eleonora Pedron, sua compagna da sette anni, da alla luce la loro primogenita Inès. La paternità diventa una sorta di corazza per Biaggi, che nel 2010 punta senza mezzi termini al titolo mondiale, grazie ad un’Aprilia divenuta nel frattempo un razzo su due ruote, anche per merito dello stesso Max. E quando tutto funziona alla perfezione, è difficile non centrare l’obiettivo: dieci successi, nessun ritiro, mondiale dominato e Max Biaggi diventa il primo italiano ad aggiudicarsi il Campionato Superbike, su moto italiana (l’Aprilia, laureatasi anch’essa Campione del Mondo costruttori) e persino sponsor italiano. Un trionfo tricolore avveratosi proprio nell’anno in cui l’Italia della MotoGP ha fallito su tutti i fronti, a partire da Valentino Rossi, persosi nel vortice di una stagione no. Stavolta esulta solo il suo “vecchio rivale”, riscopertosi giovane.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>Tutti i risultati di Max Biaggi (Team Alitalia Aprilia Racing) </strong><br />
<strong>nel Mondiale Superbike 2010</strong></p>
<p><strong>Gp Australia          5° Gara 1; 8° Gara 2<br />
Gp Portogallo        1° Gara 1 ;1°  Gara 2<br />
Gp Spagna             2° Gara 1 ; 3° Gara 2<br />
Gp Olanda             6° Gara 1 ; 4° Gara 2<br />
Gp Italia (Monza) 1°  Gara 1 ; 1° Gara 2<br />
Gp Sudafrica         4° Gara 1 ; 3° Gara 2<br />
Gp USA                1°  Gara 1 ; 1° Gara 2<br />
Gp San Marino     1°  Gara 1 ; 1° Gara 2<br />
Gp Rep.Ceca         2°  Gara 1 ; 1° Gara 2<br />
Gp Gran Bretagna 5°  Gara 1 ; 6° Gara  2<br />
Gp Germania         4°  Gara 1 ; 5° Gara  2<br />
Gp Italia (Imola)  11° Gara 1 (Campione del Mondo) ; 5° Gara 2<br />
Gp Francia             4°  Gara 1 ; 1°Gara 2</strong></p>
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		<title>“Bentornato Campionato” di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Sat, 11 Sep 2010 14:46:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[calcio serie a]]></category>
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		<category><![CDATA[prandelli]]></category>
		<category><![CDATA[serie a 2010 2011]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ partita la 109a edizione della Serie A. Bari amara per la Juventus, poker del Milan Riposti ombrelloni e sdraio nello sgabuzzino, il vasto popolo calcistico italiano si rituffa nel  campionato, dopo un’estate contraddistinta dall’eliminazione “a presa rapida” della Nazionale ai mondiali, e dagli stenti di un calciomercato figlio della crisi economica, e perciò povero di colpi grossi. Un club ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-6863" title="calcio" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/calcio2-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />E’ partita la 109<sup>a </sup>edizione della Serie A. Bari amara per la Juventus, poker del Milan </em></p>
<p style="text-align: justify;">Riposti ombrelloni e sdraio nello sgabuzzino, il vasto popolo calcistico italiano si rituffa nel  campionato, dopo un’estate contraddistinta dall’eliminazione “a presa rapida” della Nazionale ai mondiali, e dagli stenti di un calciomercato figlio della crisi economica, e perciò povero di colpi grossi. Un club che ha decisamente rifondato il proprio organico, sia dirigenziale che tecnico, è la Juventus, reduce da una stagione a dir poco fallimentare. Il nuovo presidente Andrea Agnelli ha scelto di ripartire dai due grandi artefici della scalata della Sampdoria alla qualificazione in Champions League, il direttore generale Giuseppe Marotta, che lascia i blucerchiati dopo ben otto anni, e l’allenatore Luigi Del Neri, il quale torna a guidare una big dopo gli “assaggi”, finiti presto e male, con Porto e Roma. Aria nuova anche nella rosa dei calciatori, con undici nuovi acquisti, in prevalenza italiani, tra i quali Aquilani (pochi sussulti nell’esperienza a Liverpool), Marco Motta e Quagliarella, cessione che ha fatto infuriare i tifosi del Napoli, e dodici partenze, inclusa quella di Diego, tornato lì dove non sembrava mai essersene andato, in Germania. Cambiare molto impone però anche la ricerca, non sempre immediata, dell’amalgama, la cui mancanza può essere paragonabile a giocare con un calciatore in meno. Affiatamento di cui non è sprovvisto il Bari, capace di affondare all’esordio la Vecchia Signora scopertasi ancora acerba. I biancorossi, allenati dal confermatissimo Ventura e con una formazione di pochissimo differente da quella che nella scorsa stagione riscosse molti apprezzamenti (mancava in pratica solo Bonucci, passato proprio alla Juve), hanno infatti impartito una lezione di calcio ai bianconeri, suggellata dal super gol di Donati. Pugliese come il Bari lo è anche il Lecce, ma la prima partita, che sanciva tra l’altro il ritorno in Serie A della squadra di De Canio, non ha avuto lo stesso esito dei corregionali baresi. Troppo netta la superiorità del Milan, che ha calato un poker a ritmo di samba, ispirato dal redivivo Ronaldinho e finalizzato dalla ritrovata esplosività di Pato, nonché dall’eterno Pippo Inzaghi. E pensare che Allegri, nuovo tecnico dei rossoneri, non ha potuto schierare le due stelle regalategli da Galliani nelle ultime ore di mercato, ovvero Robinho e, udite udite, Zlatan Ibrahimovic, di ritorno nella Milano che lo ha visto già “primo attore”, ma sull’altra sponda del naviglio, quella nerazzurra. “Un colpo al cuore” per il presidente dell’Inter, Massimo Moratti, il quale auspicava una permanenza dell’attaccante svedese al Barcellona, piuttosto che vederlo vestire la maglia dei cugini-rivali. Il numero uno nerazzurro si può però ampiamente consolare col fatto di essere riuscito a trattenere tutti i protagonisti della storica tripletta conseguito la passata stagione, ad eccezione di Mario Balotelli, trasferitosi al Manchester City, e soprattutto del tecnico Josè Mourinho. Non senza sofferenza, lo Special One è andato a raccogliere una nuova sfida, accettando la proposta del Real Madrid, accasandosi proprio in quel “Santiago Bernabeu”che ha visto a maggio l’Inter laurearsi Campione d’Europa. Per raccogliere la pesante eredità lasciata dal mago di Setubal, Moratti ha deciso di puntare ancora su un tecnico straniero, Rafa Benitez, che come accaduto al suo predecessore, ha esordito in campionato con un pareggio. Mourinho impattò a Genova contro la Samp, mentre l’ex manager del Liverpool non è andato oltre lo 0-0 in quel di Bologna, con i felsinei ben contenti del punto ottenuto, vista la movimentata vigilia del match culminata con l’esonero dell’allenatore Franco Colomba. Pareggio “ad occhiali” anche per i vice campioni d’Italia della Roma,bloccata all’Olimpico dalla matricola Cesena. Aspettando i suoi nuovi compagni di reparto Adriano e Borriello, Francesco Totti è sembrato in gran spolvero, ma ha dovuto fare i conti con chi suo compagno di squadra lo è stato in passato, il portiere 40enne Francesco Antonioli, che parando di tutto e di più ha permesso ai romagnoli di mantenere la porta inviolata. Nei match che coinvolgevano le cosiddette outsider, ovvero le compagini medio-alte della nostra Serie A, la Fiorentina, orfana dell’infortunato Jovetic e il Napoli di Mazzarri si dividono la posta in palio. Al gol (fantasma) del vantaggio siglata dal nuovo acquisto partenopeo Edinson Cavani, strappato al Palermo per 17 milioni di euro, risponde il neoviola Gaetano D’Agostino, giunto a rinforzare un’intelaiatura rimasta pressoché invariata rispetto allo scorso campionato. Reti bianche a Palermo tra i rosanero di Delio Rossi, ancora orfani dell’infortunato Miccoli, e il Cagliari, che è riuscito ad arginare la partenza dalla Sardegna dei pezzi pregiati, ai quali si è anzi aggiunto il ritorno di Acquafresca. Successi con due gol di scarto, invece, per Parma e Sampdoria. I ducali, che hanno concluso delle interessanti operazioni di mercato, ad esempio quelle che hanno portato in gialloblù, in prestito con diritto di riscatto, Giovinco e Candreva, si sbarazzano facilmente del neopromosso Brescia, con le reti, entrambe realizzate nel primo tempo, da Bojinov e capitan Morrone. Si concretizza invece nella ripresa il successo della Samp ai danni della Lazio. I blucerchiati, che non si sono privati, dopo l’esclusione dai preliminari di Champions, dei “big” Cassano, Pazzini e Palombo, battono la Lazio grazie al rigore messo a segno proprio dal talento barese ed al gol di Guberti. Sorride anche il Genoa, profondamente rinforzato in tutti i reparti dagli acquisti del portiere Eduardo, di Ranocchia, Rafinha, Veloso e Luca Toni, ed unica squadra capace di cogliere una vittoria esterna in questa prima giornata,espugnando Udine. Tre punti pesantissimi sono quelli infine conquistati dal Chievo ai danni del Catania, perché ottenuti in una partita che sapeva già di scontro diretto per la salvezza,la quale non consente troppi passi falsi. Fin dalla prima giornata, fin dal primo minuto.</p>
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		<title>&#8220;Dalle notti magiche, alle notti tragiche. Cronaca di una delusione&#8221; di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Sun, 25 Jul 2010 06:38:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Mario Balotelli mondiali 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[Il fallimento dell’Italia ai mondiali sudafricani, eliminata con umiliante ultimo posto nel girone Delusione, vergogna, stupore, tristezza. Gli aggettivi negativi si sprecano per la Nazionale di Calcio Italiana, eliminata già al primo turno del mondiale sudafricano, così come non accadeva dalla lontana edizione 1974 della Coppa Del Mondo, che si disputò in una Germania ancora divisa in Est ed Ovest. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em><img class="alignleft size-medium wp-image-5492" title="italia" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/italia1-188x138.jpg" alt="" width="188" height="138" />Il fallimento dell’Italia ai mondiali sudafricani, eliminata con umiliante ultimo posto nel girone </em></p>
<p style="text-align: justify;">Delusione, vergogna, stupore, tristezza. Gli aggettivi negativi si sprecano per la Nazionale di Calcio Italiana, eliminata già al primo turno del mondiale sudafricano, così come non accadeva dalla lontana edizione 1974 della Coppa Del Mondo, che si disputò in una Germania ancora divisa in Est ed Ovest. La stessa Germania, poi finalmente unificata, resasi appena quattro anni fa scenario delle “notti magiche” azzurre, quelle di Lippi abile e fortunato condottiero, di capitan Cannavaro muro insuperabile, di Fabio Grosso sorprendente eroe, e perché no della testata ai danni di Materazzi da parte di Zidane nella finalissima di Berlino, al cui cielo, dipinto di azzurro anziché del <em>bleu </em>francese, l’Italia ha sollevato per la quarta volta nella sua storia il trofeo più desiderato da ogni calciofilo che si rispetti, e non solo. Molti erano consapevoli che bissare quel trionfo,un pò ottenuto anche grazie alla (positiva) spinta emotiva data dallo scandalo Calciopoli,sarebbe stato difficile, ma nessuno si aspettava che il passaggio dalle “notti magiche” del 2006 alle “notti tragiche” di Sudafrica 2010, sarebbe stato così breve e doloroso per i tanti tifosi sparsi per la penisola, costretti a rimuovere anzitempo il tricolore dai propri balconi. Per una doccia più fredda delle serate invernali sudafricane, perché da una nazionale prestigiosa come quella italiana ci si aspetta, a ‘mo di minimo sindacale, quanto meno il superamento del girone eliminatorio. E invece la realtà ci ha mostrato un’Italia ultimissima nel Gruppo F, che comprendeva formazioni certo non imbattibili come il  Paraguay, alla vigilia considerato l’avversario più “temibile” del raggruppamento, la Slovacchia, esordiente al mondiale, e la Nuova Zelanda, superpotenza nel rugby, ma a livelli semiprofessionistici nel calcio. Proprio contro i neozelandesi gli azzurri hanno compromesso seriamente la qualificazione: se infatti poteva essere messo in conto un pareggio (1-1) nella gara d’esordio coi paraguaiani, lo stesso non valeva per il match contro i kiwi, da vincere addirittura con molti gol di scarto, in modo da essere favoriti anche nella differenza reti. Aspettative disattese, visto che i nostri, manco fossero rimasti intimoriti dall’<em>haka </em>(la popolare danza maori che gli “All Blacks” della palla ovale, ma non quelli del calcio, inscenano prima dell’inizio delle partite), hanno lasciato strada spianata e il classico gol da raccontare ai nipotini a tale Shane Smeltz, onesto attaccante che gioca nel campionato australiano. A salvarci dall’onta di una clamorosa disfatta contro una delle squadre più deboli, se non la più debole delle 32 ammesse alla fase finale, solo un calcio di rigore, messo a segno da quel Vincenzo Iaquinta tra i protagonisti di Germania ’06, ma tra i tanti “non pervenuti” di questa spedizione azzurra, inspiegabilmente convocato dopo aver trascorso la stagione più in infermeria che sul campo, e preferito ad un Borriello decisamente più meritevole e brillante. Il misero punto ottenuto ha reso la sfida con la Slovacchia, che nelle previsioni doveva essere una piacevole passerella o poco più, un match da vincere a tutti i costi, da dentro o fuori, per il quale Lippi ha sì modificato l’assetto tattico passando alle tre punte, ma si è mostrato conservatore nella scelta degli uomini, affidandosi allo stesso undici balbettante dei primi due incontri, fatta eccezione dei fantasmi Marchisio e Gilardino, sostituiti rispettivamente da Gattuso e Di Natale. Tutti confidavano nelle prodezze del capocannoniere del nostro campionato, ed infatti una doppietta è arrivata: peccato sia stata quella della punta slovacca Vittek, cui troppo tardivamente si è tentato di ovviare con quella rimonta disperata negli ultimi dieci minuti,spinti anche da risorse lasciate colpevolmente in panchina come Fabio Quagliarella, schierato solo nella ripresa. L’umiliazione è compiuta: i Campioni del Mondo tornano prematuramente a casa, senza mai vincere e quindi con l’aggravante  del “cucchiaio di legno”, ovvero il titolo simbolico attribuito nel rugby (attingo ancora termini da questo sport) alla squadra classificatasi ultima. Fin troppo facile trovare il primo colpevole di questo tracollo inaspettato: Marcello Lippi ha sbagliato molto, fin dalle convocazioni, decidendo testardamente di convocare il “blocco Juventus”, formato da ben 6 giocatori reduci da una stagione disastrosa con il club bianconero, tra i quali c’era anche quel Fabio Cannavaro capitano glorioso e plurititolato, ma che dall’alto delle sue 36 primavere non ha più l’esplosività ed il passo di qualche anno fa, tanto che nella prossima stagione chiuderà la carriera negli Emirati Arabi. Altrettanto contestabili alcune esclusioni illustri, come quella di Antonio Cassano, tenuto fuori dal giro azzurro solo per questioni (rancori?) personali del ct, così come nel caso di Fabrizio Miccoli, il quale se non fosse stato infortunato, non sarebbe comunque stato convocato. Discorso a parte per Mario Balotelli, il cui talento cristallino è indiscutibile, ma ha ancora molto da dimostrare per essere “da Nazionale”. E che dire di chi è stato convocato senza ricevere la giusta considerazione, a vantaggio di giocatori troppo avanti con l’età, o fuori ruolo, o fuori forma. Prima ho citato Quagliarella, tra l’altro voluto fortemente da Lippi quando tutti lo davano tra gli esclusi, ma vanno nominati anche Christian Maggio, valida alternativa a Zambrotta, e Leonardo Bonucci, difensore centrale da provare al fianco di Chiellini. A parziale discolpa di “Macello”, così come è stato ribattezzato dai tifosi il tecnico viareggino, si deve anche ammettere che questa disfatta sportiva è anche figlia di ciò che si vede nel nostro campionato, farcito di giocatori stranieri, più pronti a fornire buone prestazioni nell’immediato e talvolta più convenienti economicamente per i club, ma che al tempo stesso sbarrano la strada alla possibilità di emergere ai giovani italiani presenti nei vivai, impedendo così alla lunga il giusto ricambio generazionale nella rosa della Nazionale. Speriamo che la nuova regola federale, che abbassa il numero di extracomunitari tesserabili da due ad uno, possa creare un’inversione di tendenza, consentendo al nuovo ct Cesare Prandelli, al quale vanno i migliori auguri, di poter scegliere da un ventaglio più ampio di soluzioni.</p>
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		<title>&#8220;Champions League 2010 all&#8217;Internazionale Football Club&#8221; di Antonio Bottone</title>
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		<pubDate>Wed, 26 May 2010 13:35:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L’attesa è finita. Dopo tanti anni e tanta fatica, la coppa dalle “grandi orecchie” è volata a Milano, destinazione Appiano Gentile! Festa tutta la notte fino all’alba del giorno seguente, in tutte le città. Caroselli e gente impazzita tappezzano le piazze e le vie di neroazzurro. La tripletta di cui si parlava tanto è stata completata ed è un record ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4906" title="milito" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/milito-188x139.jpg" alt="" width="188" height="139" />L’attesa è finita. Dopo tanti anni e tanta fatica, la coppa dalle “grandi orecchie” è volata a Milano, destinazione Appiano Gentile!</p>
<p style="text-align: justify;">Festa tutta la notte fino all’alba del giorno seguente, in tutte le città.</p>
<p style="text-align: justify;">Caroselli e gente impazzita tappezzano le piazze e le vie di neroazzurro.</p>
<p style="text-align: justify;">La tripletta di cui si parlava tanto è stata completata ed è un record per le squadre italiane.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno infatti lo aveva mai fatto&#8230; e adesso si può sperare in un 6/6&#8230; anch’esso storico!</p>
<p style="text-align: justify;">Zanetti che alza la coppa rappresenta la vittoria dello sport&#8230; proprio nel giorno in cui festeggiava le 700 presenze ufficiali con l’Inter.</p>
<p style="text-align: justify;">Un uomo che da sempre il massimo e non si inforunia e non fa mai il capriccioso. Un esempio per tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mourinho che piange, Materazzi con il suo solito sbeffeggiamento, Moratti che salta come un bimbo, e la commozione generale di giocatori e staff tecnico completano il quadro dipinto dal Principe di Bernal&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Diego Alberto Milito… A tutti gli effetti&#8230; consegna nelle mani del presidente i tre trofei con i suoi 4 gol nelle 3 finali.</p>
<p style="text-align: justify;">Papabile al pallone d’oro, Maradona permettendo e se non ci sarà un vero e proprio rivale nel mondiale del Sud Africa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lode all’Internazionale che ha vinto un po’ per tutti&#8230; facendo si che il prossimo anno continuerà ad esserci un quarto posto utile per l’accesso alla massima competizione europea!</p>
<p style="text-align: justify;">Adesso alla squadra del patron Moratti tocca trovare un nuovo tecnico, dopo l’addio di Mourinho&#8230; ma c’è da scommetterci che sarà ancora protagonista del mercato estivo e rinforzerà ancora una volta la Beneamata.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Inter pigliatutto, Roma seconda da applausi&#8221; di Antonio Borghese</title>
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		<pubDate>Tue, 25 May 2010 07:48:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
				<category><![CDATA[Sport]]></category>
		<category><![CDATA[fantacalcio stagione 2009-2010]]></category>
		<category><![CDATA[riepilogo fantacalcio 2010]]></category>
		<category><![CDATA[serie a 2009 2010]]></category>
		<category><![CDATA[statistiche fantacalcio 2009-2010]]></category>
		<category><![CDATA[voti squadre serie a 2009-2010]]></category>

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		<description><![CDATA[La Serie A chiude i battenti: in Champions League anche Milan e Sampdoria. Europa League per Palermo,Napoli ed una sconcertante Juventus. Retrocedono in Serie B Atalanta, Siena e Livorno. Vincitori e vinti, gioie e dolori, promossi e bocciati. L’edizione numero 108 del Campionato di Serie A viene consegnata agli annali, e un po’ come avviene coi “quadri”scolastici, è il momento ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><em><img class="alignleft size-medium wp-image-4897" title="serie-a-2010" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/serie-a-2010-188x125.jpg" alt="" width="188" height="125" />La Serie A chiude i battenti: in Champions League anche Milan e Sampdoria. Europa League per Palermo,Napoli ed una sconcertante Juventus. Retrocedono in Serie B Atalanta, Siena e Livorno.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Vincitori e vinti, gioie e dolori, promossi e bocciati. L’edizione numero 108 del Campionato di Serie A viene consegnata agli annali, e un po’ come avviene coi “quadri”scolastici, è il momento di dare i voti alle squadre che hanno animato le domeniche dei tifosi, condite da 992 gol segnati, emozioni e scontri mozzafiato, nonché dalla solita girandola di allenatori esonerati, alternati e, in base ad una moda recentemente molto in voga tra i presidenti, richiamati. Una stagione di quelle alle quali eravamo ormai disabituati, che ha visto due squadre (in alcuni frangenti tre) contendersi lo scudetto fino all’ultimo minuto dell’ultima giornata, e nuove realtà in crescita finalmente in grado di poter sedere, con fiches consistenti, al tavolo delle grandi che da in premio i posti nell’Europa extralusso della Champions League. Senza dimenticare che, se ogni anno dei club festeggiano, ce ne sono altri delusi ed amareggiati che devono, ad esempio, dare l’arrivederci alla massima serie. Ed è anche per questo che il nostro pagellone sarà fatto seguendo un ordine alfabetico, così come viene fatto ad inizio del torneo, quando si parte tutti da zero punti. Perché il nostro apprezzamento va dato anche a chi ha lottato, ma è uscito dal campo sconfitto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ATALANTA voto 4 </strong>I bergamaschi pagano con la retrocessione alcune scelte sbagliate fatte ad inizio stagione, come quella di affidare la panchina ad un tecnico, Angelo Gregucci, non adatto per la Serie A, che ha collezionato quattro sconfitte in altrettante partite. Un po’meglio è andata al suo successore Antonio Conte, il quale ha iniziato bene, ma ha poi concluso malissimo la propria parentesi in nerazzurro con un durissimo confronto coi tifosi e successive dimissioni dall’incarico. Vano il tentativo di salvare la barca da parte di Bortolo Mutti, forse uno dei pochi a salvarsi e ad avere avuto il merito di tenere viva la speranza fino a due giornate dal termine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BARI voto 7 </strong>Una sola parola: rivelazione. 50 punti e il decimo posto sono un bottino niente male per una neopromossa che ha messo in mostra un gioco spumeggiante e giovani di alto livello, su tutti il duo di difensori centrali Ranocchia-Bonucci (45 anni in due), con quest’ultimo entrato nel giro della Nazionale. Meritano una menzione anche i 14 gol realizzati da Barreto, che avrebbero potuto essere molti di più se non avesse sbagliato ben 5 rigori sui 9 tirati.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>BOLOGNA voto 5.5 </strong>Nonostante l’andirivieni di dirigenti e nonostante la famiglia Menarini, proprietaria del sodalizio, sia sempre tentata dal cedere la società, la squadra ottiene la seconda salvezza consecutiva. L’arrivo in panca di Franco Colomba, grossetano di nascita ma bolognese di adozione, alla nona giornata aveva dato vita ad una vera e propria cura di risultati,che avevano permesso di accumulare un discreto margine di sicurezza sulla zona calda della classifica, poi ridotto sempre più da cinque sconfitte di fila che hanno permesso all’Atalanta di rifarsi minacciosa.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CAGLIARI voto 5.5 </strong>Dalle stelle alle stalle in 38 partite, da un grande girone d’andata, il migliore nella storia dei sardi in fatto di punti, trascinati dalla fantasia di Cossu, dai gol di Matri e le parate di Marchetti, ad una sconcertante flessione fisica e mentale irrotta dopo aver ipotecato la salvezza e mentre si strizzava l’occhio a qualcosa di più. Un crollo che ha indotto il patron Cellino al clamoroso divorzio anticipato dal tecnico Massimilano Allegri , passato così in pochi mesi dalla vittoria della panchina d’oro 2008/2009 all’esonero a cinque giornate dalla fine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CATANIA voto 6.5 </strong>La Serie A tenuta stretta nel segno delle due M: Mihajlovic e Maxi Lopez. L’allenatore serbo, chiamato a dicembre a sostituire Atzori, è uno degli esempi di quanto sia benefico a volte cambiare la guida tecnica, visto che Mihajlovic ha risollevato la compagine siciliana portandola dall’ultimo al tredicesimo posto finale, frutto anche delle 11 reti messe a segno dall’attaccante argentino ex Barcellona, giunto sotto l’Etna solo a gennaio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>CHIEVO voto 6 </strong>Percorrere la linea della continuità, confermando mister Di Carlo ed in pratica tutta la rosa della scorsa stagione, ha dato i suoi frutti ed ha permesso ai veronesi di disputare un campionato tranquillo, grazie ad un impianto di gioco collaudato che ha avuto ancora in Sergio Pellissier il suo finalizzatore ed elemento cardine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>FIORENTINA voto 5 </strong>Doveva e poteva essere l’anno della consacrazione dei viola tra le big, invece si è rivelato un mezzo flop. Mezzo perché non vanno dimenticate le grandi prestazioni in Champions League, dove i toscani sono stati estromessi agli ottavi di finale non solo per proprie colpe, ma anche per “orrori” arbitrali. La Fiorentina si è però eclissata in campionato, mostrando di soffrire più del previsto l’assenza per squalifica di Mutu e denotando una certa fragilità difensiva. Quella del 16 maggio contro il Bari potrebbe essere stata l’ultima partita del ciclo Prandelli, destinato a diventare il prossimo ct della Nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>GENOA voto 5.5 </strong>Il Grifone non è riuscito a confermarsi agli stessi livelli di rendimento della scorsa stagione, nella quale si qualificò in Europa League. Per l’undici di Gasperini c’è il nono posto, alle spalle del Parma. Va anche detto che due calciatori del calibro di Thiago Motta e Milito non sono facili da sostituire.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INTER voto 10 e lode </strong>Ancora Campioni d’Italia, così come accade da cinque stagioni a questa parte, di nuovo Campioni d’Europa, a 45 anni di distanza dall’ultima volta. Il tutto condito dalla sesta Coppa Italia messa in bacheca. Lo storico “triplete”, mai riuscito a nessuna squadra italiana, ha il volto e gli occhi di ghiaccio di Diego Milito, il principe che con grappoli di reti ha portato i nerazzurri sul trono continentale, insieme ad un collettivo reso ancor più forte e convinto dei propri mezzi da un condottiero&#8230;speciale, anzi Special One. Anche se l’inseguimento alla “coppa dalle grandi orecchie”, poi alzata al cielo di Madrid da capitan Zanetti, ha sottratto all’Inter energie in campionato, al punto tale da rischiare di perderlo in favore della Roma, la quale, non ce ne voglia il buon Mourinho, avrebbe meritato maggiormente il tricolore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>JUVENTUS voto 4,5 </strong>Delusione per eccellenza di questa stagione calcistica, la Vecchia Signora si lecca le ferite dopo aver visto mano a mano scomparire tutti gli obiettivi. Partita per essere l’anti Inter con i 50 milioni spesi per Diego e Felipe Melo, oltre al ritorno di Cannavaro e l’ingaggio di Grosso, la stagione è ben presto diventata un crescendo rossiniano di delusioni, che inizia con la “retrocessione”dalla Champions all’Europa League, per poi sfociare in un prematuro addio ai sogni scudetto già al termine del girone d’andata. E’l’inizio del calvario sportivo bianconero che ha poi portato all’eliminazione dalla Coppa Italia, costata la panchina a Ciro Ferrara, il quale ha lasciato “l’onore” al traghettatore Zaccheroni di assistere al definitivo tracollo con l’uscita dall’Europa League prima e dalla lotta al quarto posto poi. A completare la pessima annata la mancata qualificazione diretta alla prossima Europa League: la Juve da rifondare ripartirà dai preliminari della ex Coppa Uefa.<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LAZIO voto 5 </strong>Quando una supercoppa non fa primavera: la vittoria del trofeo in quel di Pechino ad agosto, al primo sbocciare della nuova stagione, lasciava presagire un cammino positivo per i biancocelesti. Nulla di più sbagliato, perché la Lazio si è ritrovata coinvolta nella lotta per non retrocedere, “tradita”da calciatori che hanno reso al di sotto delle loro potenzialità, su tutti il talentuoso Mauro Zarate. Colpa anche dell’allenatore Ballardini, rimpiazzato nelle ultime 15 giornate da Edy Reja, il quale ha raddrizzato la situazione salvando la squadra grazie anche al reintegro di Ledesma, dopo che il centrocampista era stato messo fuori rosa per questioni legate al suo contratto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>LIVORNO voto 3 </strong>Come un ascensore, la squadra cara al presidente Spinelli riscende in Serie B dopo un solo anno. Troppo pesanti le cessioni in estate del fantasista Diamanti al West Ham, ed a gennaio di Candreva, faro del centrocampo, alla Juventus. Se a questo aggiungiamo un Cristiano Lucarelli in parabola discendente con l’età che avanza, ecco che l’ultimo posto finale è inevitabile.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>MILAN voto 6.5 </strong>La classifica dice che i rossoneri sono la terza forza del campionato, e fino a metà aprile sono riusciti a rimanere in scia di Inter e Roma per la vittoria finale, il che va preso come un buon risultato per un club sì glorioso, ma che quest’anno oltre ad aver centellinato il budget si è trovato alle prese con numerosi infortuni, su tutti quello di Nesta, che ha privato la difesa di un tassello importante per supportare lo spregiudicato modulo 4-2-fantasia voluto dall’allenatore Leonardo, al quale va dato il merito di aver riportato Ronaldinho a grandi livelli.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NAPOLI voto 7.5 </strong>Gli azzurri ritornano in Europa League dalla porta principale, traguardo che non veniva centrato da 16 anni. E pensare che il campionato, nonostante la campagna acquisti tra le più dispendiose di tutta la Serie A, era iniziato male, con sette punti nelle sette partite della gestione Donadoni, risultati che hanno convinto, in una scelta poi rivelatasi molto felice, il presidente De Laurentiis a varare l’era Mazzarri. Il tecnico di San Vincenzo ha cercato di ottenere il massimo dalla rosa a disposizione, trovando a sorpresa elementi insostituibili in calciatori prima relegati tra panchina e tribuna, come il difensore Grava ed il centrocampista Pazienza. Un Napoli corsaro, quello di Mazzarri: ben sei i successi esterni, purtroppo da unire ad altrettanti 0-0 al “San Paolo” che hanno pregiudicato la corsa al quarto posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PALERMO voto 8 </strong>Walter Zenga, primo allenatore dei siciliani in questa stagione, aveva dichiarato che questo Palermo poteva competere per lo scudetto. L’ex “uomo ragno” non era andato lontanissimo dalla realtà, peccato solo che le “aquile” abbiano spiccato il volo dopo la decisione di Zamparini di mandarlo via preferendogli Delio Rossi. L’avvento dell’ex trainer della Lazio ha infatti portato al Palermo quel salto di qualità nel gioco e nei risultati che ha permesso di cullare il sogno di una qualificazione ai preliminari di Champions, poi sfumata nello scontro diretto della penultima giornata contro la Sampdoria (avanti di due punti in classifica), terminata in parità.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>PARMA voto 7 </strong>Sia ben chiaro: non siamo ancora di fronte al Parma che non moltissimo tempo fa vinceva coppe e lottava per gli scudetti, ma l’ottavo posto ottenuto dalla squadra di Guidolin, migliore delle neopromosse, è un ottimo risultato che restituisce dignità all’ambiente calcistico parmense. Complimenti anche al direttore sportivo Pietro Leonardi, bravo a riconfermare in terra ducale le capacità mostrata quando era in forza all’Udinese.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>ROMA voto 10 </strong>I capitolini sono senza dubbio i vincitori morali dello scudetto, e vanno ringraziati per aver dato quantomeno filo da torcere alla corazzata Inter fino all’ultimo secondo scongiurando un’altra vittoria annunciata. E’stato il capolavoro di Claudio Ranieri, profeta in patria romano e romanista, capace di rilevare, alla terza giornata,  quelli che sembravano dei rottami reduci dalla fine del ciclo vincente di Luciano Spalletti, e trasformarli in un armata di gladiatori, protagonisti di una incredibile cavalcata dalla zona retrocessione alla vetta più alta della classifica, poi ripersa a tre giornate dal traguardo per effetto della sconfitta contro la Sampdoria, la quale ha difatti tolto ai giallorossi molte speranze di cucirsi addosso il loro quarto tricolore.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SAMPDORIA voto 8 </strong>Genova blucerchiata festeggia il ritorno in Champions League 19 anni dopo l’ultima apparizione. Grande artefice di questo exploit è stato mister Luigi Del Neri, oltre ovviamente alla coppia gol che fa sognare la Samp, formata da Pazzini (18 i gol per lui), e Cassano, stelle di un organico assemblato con competenza ed attenzione ai bilanci societari da uno dei direttori sportivi più preparati, quel Beppe Marotta ora chiamato al difficile compito di far tornare grande la Juventus. Curioso che i doriani abbiano dato una delle accelerate decisive proprio nel periodo in cui Del Neri aveva deciso di non schierare per scelta tecnica Cassano, poi gradualmente reintegrato e tornato utile per l’attacco finale al quarto posto.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>SIENA voto 5 </strong>Lascia la Serie A dopo esserci approdata nel 2003/2004. Pochi sussulti nella stagione senese, perlopiù dati dal passaggio di proprietà societaria, ora nelle mani dell’imprenditore romano Mezzaroma. Sicuramente la squadra di Giampaolo prima e di Malesani poi in alcune occasioni ha raccolto meno di quanto avrebbe meritato, come ad esempio nella partita di San Siro contro l’Inter (ultima giornata di andata) persa 4-3, e nella quale i toscani fino al 44’erano in vantaggio 3-2.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>UDINESE voto 5.5 </strong>Annata negativa per i friulani, dai quali ci si aspettava qualcosina in più vista la permanenza ad Udine di quasi tutti i “gioielli” eccetto Fabio Quagliarella, ceduto al Napoli. Chi non ha tradito le aspettative tra le fila bianconere è invece Antonio Di Natale,che quest’anno ha stravinto la classifica dei cannonieri dall’alto delle sue 29 gemme, di cui 6 su rigore. Calciatore di poche parole, ma di tanta sostanza in campo, che speriamo possa aumentare il suo bottino stagionale con la maglia azzurra indosso al mondiale sudafricano, nel quale tutti, vincitori e vinti, ci sentiremo accomunati sotto un’unica bandiera.</p>
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		<title>&#8220;Inter campione d&#8217;Italia&#8221; di Antonio Bottone</title>
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		<pubDate>Tue, 18 May 2010 15:41:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Inter campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.. altro record battuto dall’armata neroazzurra. Non basta la vittoria di una tenace Roma, come non basta la vittoria esterna del Palermo a Bergamo. Due vittorie amare che si contrappongono ai festeggiamenti dei tifosi di Sampdoria ed Inter. Daltronte, come si diceva, solo loro potevano gettare al vento quello che avevano costruito tutta ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-4857" title="inter001" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/inter001-188x140.jpg" alt="" width="188" height="140" />Inter campione d’Italia per la quinta volta consecutiva.. altro record battuto dall’armata neroazzurra. Non basta la vittoria di una tenace Roma, come non basta la vittoria esterna del Palermo a Bergamo. Due vittorie amare che si contrappongono ai festeggiamenti dei tifosi di Sampdoria ed Inter.<br />
Daltronte, come si diceva, solo loro potevano gettare al vento quello che avevano costruito tutta la stagione;<br />
Così facendo hanno raggiunto Scudetto e Champions League.<br />
Samp ai preliminari di Champions, Juventus ai preliminari di Europa League.<br />
Atalanta, Siena e Livorno retrocesse in serie B.<br />
Quindi, Palermo e Napoli in Uefa League diretta e Inter, Roma e Mlian ai gironi di Champions League.<br />
Un saluto a due neopromosse in B, il Novara di Ventola e il Portogruaro di Calori..<br />
Tutti i dissapori e le battaglie saranno rinviate al prossimo anno, anche se c’è da giurare che il caldo estivo scalderà gli animi..<br />
Ci sarà il calciomercato, che tutti amano e che tutti seguono .. in speranza che la propria squadra del cuore investa sempre e faccia colpi grossi. Senza dimenticare il mondiale..<br />
Il post- mondiale ci regalerà il “campionato spezzatino”… ci saranno partite ogni giorno della settimana, per i veri fanatici appassionati.<br />
In estate le partite amichevoli, le preparazioni e i primi trofei.. per dar un sapore di sfida e di polemica alle afose giornate estive. Poi i preliminari..<br />
Ed ecco l’inizio del campionato e delle coppe…</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma .. “life is football” ci ricorda uno slogan ..</p>
<table style="width: 500px;" border="1" align="center">
<tbody>
<tr>
<td><strong>GIORNATA </strong><strong>38</strong></td>
<td><strong>CLASSIFICA</strong></td>
</tr>
<tr>
<td>Lazio &#8211; Udinese: 3    1<br />
Milan &#8211; Juventus: 3    0<br />
Atalanta &#8211; Palermo: 1    2<br />
Bari &#8211; Fiorentina: 2    0<br />
Cagliari &#8211; Bologna: 1    1<br />
Catania &#8211; Genoa: 1    0<br />
Chievo &#8211; Roma: 0    2<br />
Parma &#8211; Livorno: 4    1<br />
Sampdoria &#8211; Napoli: 1    0<br />
Siena &#8211; Inter: 0    1</td>
<td>Inter82</p>
<p>Roma80<br />
Milan70<br />
Sampdoria67</p>
<p>Palermo65<br />
Napoli59<br />
Juventus55</p>
<p>Parma52<br />
Genoa51<br />
Bari50<br />
Fiorentina47<br />
Lazio46<br />
Catania45<br />
Cagliari44<br />
Udinese44<br />
Chievo44<br />
Bologna42</p>
<p>Atalanta35<br />
Siena31<br />
Livorno29</td>
</tr>
</tbody>
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