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Il progetto, fin dal suo inizio, ha riscosso un enorme successo tra la community web.
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		<title>&#8220;Vesuvio e Campi Flegrei: vulcano, supervulcano e supercamera magmatica? Intervista alla Dott. Lucia Pappalardo&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 11 May 2013 22:34:33 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10405" alt="IM000282.JPG" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/VESUVIO-FOTO-MALKO-2012-003-620x465.jpg" width="620" height="465" /></p>
<p>La camera magmatica di un vulcano potremmo assimilarla come idea a una sorta di avamposto del magma verso la superficie. Un magma che popola le profondità astenosferiche differenziandosi per caratteristiche chimiche e fisiche. Una differenza non da poco, poiché influenza le diverse tipologie eruttive, quando il materiale incandescente, <i>stressato</i>, balza fuori dal profondo.</p>
<p>I ricercatori affermano che i materiali eruttati da un vulcano sono nettamente inferiori alla capacità volumetrica complessiva della camera magmatica. Pensando all’eruzione delle pomici di Avellino che sconquassò l’area vesuviana circa 3800 anni fa, e a quella dell’ignimbrite campana nei Campi Flegrei, riconosciuta come la più potente in assoluto verificatasi nell’area regionale, c’è da rabbrividire elaborando calcoli sul materiale piroclastico asperso comparandolo poi e per proporzioni al contenitore sotterraneo…</p>
<p><img class=" wp-image-10406 alignleft" alt="luciapappalardo a" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/luciapappalardo-a.jpg" width="420" height="252" />Di recente è balzata alla cronaca la notizia che Vesuvio e Campi Flegrei attingono da un’unica grande camera magmatica. La Dott.ssa <b>Lucia Pappalardo</b> ha lavorato a questa tesi che è stata ampiamente riportata dai media soprattutto per gli aspetti di pericolo che si colgono. Avendo già arricchito il nostro giornale con un’intervista ad oggetto proprio la camera magmatica del Vesuvio, abbiamo posto alla gentile ricercatrice alcune  domande:</p>
<p><strong><i>Dott. Pappalardo, la camera magmatica di un vulcano è paragonabile a un pallone sgonfio che si riempie e poi scoppia?</i></strong></p>
<p>Negli ultimi decenni le indagini geofisiche hanno rilevato al di sotto di vulcani quiescenti, come ad esempio la caldera di Yellowstone negli Stati Uniti d&#8217;America, oppure l’isola vulcanica di Santorini in Grecia, serbatoi magmatici più estesi del previsto, il che implicherebbe la possibilità in futuro di eruzioni catastrofiche.</p>
<p>I dati geofisici indicano che la forma di queste camere magmatiche è generalmente allungata, come una lamina estesa e sottile, e che nuovo magma profondo può “ricaricare” questi serbatoi in brevi periodi di tempo, come per impulsi. Ad esempio, tra il gennaio del 2011 e l’aprile del 2012, le immagini radar satellitari hanno rivelato che un flusso di magma ha “rigonfiato” la camera magmatica che si trova sotto il vulcano di Santorini, riempiendola di circa 10-20 milioni di metri cubi di materiale: approssimativamente 15 volte il volume dello stadio olimpico di Londra. Questo rigonfiamento ha causato un sollevamento dell’isola compreso tra gli 8 e i 14 centimetri. Tuttavia, anche paragonando il rigonfiamento osservato a qualcuno che soffia con forza in un palloncino (invisibile), non conoscendo quanto sia piccolo o grande il palloncino, non possiamo sapere quanti “soffi” saranno necessari per farlo scoppiare.</p>
<p><strong><i>Articoli recenti datati autunno 2012, parlano di uno studio (Lucia Pappalardo &amp; Giuseppe Mastrolorenzo, Rapid differentiation in a sill-like magma reservoir: a case study from the campi flegrei caldera. Nature’s Scientific Reports, 2 Article number: 712 (2012) doi:10.1038/srep00712), dove si accenna a un’unica grande camera magmatica, che alimenta sia il distretto del Vesuvio sia quello dei Campi Flegrei: è così?</i></strong></p>
<p>Il nostro studio geochimico ed isotopico delle rocce delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio, ha messo in evidenza tra l’altro forti analogie tra le caratteristiche chimiche e fisiche (contenuto in gas, pressione, temperatura ecc…) delle camere magmatiche che hanno alimentato questi vulcani, tanto da farci ipotizzare che si trattasse di un unico esteso strato di magma. Questa teoria spiegherebbe anche la presenza di antichi crateri vulcanici all’interno della città di Napoli, identificati nell’area di Chiaia, che testimoniano la risalita di magma profondo nell’area napoletana localizzata proprio tra i due vulcani. Inoltre, il flusso di calore che oggi si misura in superficie, evidenzia un&#8217;unica anomalia positiva estesa al di sotto di tutta l’area napoletana, con il valore massimo in corrispondenza del supervulcano flegreo, dove probabilmente è localizzata la maggior parte del volume di magma.</p>
<p><strong><i>La camera magmatica di un supervulcano quiescente (Campi flegrei) comprendente anche quella di un secondo vulcano capace di eruzioni del tipo pomici di Avellino, dovrebbe avere dimensioni sbalorditive…</i></strong></p>
<p>Circa 40000 anni fa i Campi Flegrei eruttarono una quantità di magma considerevole (all’incirca 300 km<sup>3</sup>) durante la super-eruzione dell’Ignimbrite Campana, considerata la maggiore di tutta l’area mediterranea. L’eruzione fu talmente catastrofica che ricoprì tutta la regione campana di una spessa coltre di tufo grigio, mentre le ceneri più sottili trasportate dai venti raggiunsero distanze elevatissime, fino in Russia. Si ritiene che questa eruzione abbia provocato un vero e proprio “inverno vulcanico”, cioè una riduzione della temperatura terrestre di diversi gradi centigradi per molti anni e addirittura, secondo altre teorie, contribuito alla scomparsa dell’uomo di Neanderthal. Tuttavia, sebbene le super-eruzioni siano eventi altamente distruttivi, sono fortunatamente rarissime.</p>
<p><strong><i>L’unicità di una camera magmatica condivisa da due distretti vulcanici molto vicini accresce i termini di rischio per le popolazioni?</i></strong></p>
<p>L’area campana è tra le aree a più alto rischio vulcanico al mondo. Infatti, i vulcani napoletani attivi (Somma-Vesuvio, Campi Flegrei ed l’isola d’Ischia), in grado di generare eruzioni altamente esplosive, sono localizzati in aree densamente popolate.  I nostri dati sulla velocità di crescita dei minerali nel magma hanno dimostrato che le camere magmatiche individuate dalle tecniche geofisiche a circa 7-8 km di profondità, potrebbero contenere magma parzialmente cristallizzato e ricco in gas, che potrebbe “esplodere” in qualsiasi momento. Tuttavia, i vulcani napoletani sono tenuti sotto controllo 24 ore su 24 da un efficiente sistema di monitoraggio che ci permetterà di registrare eventuali segnali premonitori (terremoti, deformazioni del suolo, variazioni del chimismo e temperatura dei gas fumarolici) in tempo utile per allertare la popolazione esposta al rischio. Certo, affinché la gestione dell’emergenza sia ottimale, è necessario predisporre validi piani di emergenza che devono essere ben noti alla popolazione anche attraverso esercitazioni di protezione civile e prove di evacuazione.</p>
<p><strong><i>Da un certo punto di vista concernente la promiscuità areale, pure l’Isola d’Ischia con i suoi fenomeni di vulcanesimo potrebbe avere importanti connessioni con la camera magmatica già condivisa dagli altri due vulcani? D’altra parte qualche anno fa si registrarono scosse di terremoto al largo del Golfo di Napoli…</i></strong></p>
<p>L’isola d’Ischia, la cui ultima eruzione risale al 1302, è parte del distretto vulcanico flegreo, insieme anche all’isola di Procida che però non è più in attività da circa 17000 anni. L’isola d’Ischia è nota anche per il terremoto che nel 1883 distrusse Casamicciola: fu il primo evento catastrofico dopo l’Unità d’Italia. Quasi l’80% dell’abitato andò distrutto con migliaia di morti, di cui molti turisti già allora presenti sull’isola. Tra le vittime del terremoto vi furono anche i genitori e la sorella del futuro filosofo Benedetto Croce, allora diciassettenne, che fu estratto vivo dalle macerie.</p>
<p><strong><i>Con quali strumenti si identificano i limiti della camera magmatica e con quale grado di affidabilità?</i></strong></p>
<p>Un potente strumento d’indagine per la caratterizzazione del sottosuolo è una tecnica nota come tomografia sismica. Essa ricalca a grandi linee i principi della TAC utilizzata in campo medico. Infatti, mentre nella TAC si utilizza la propagazione dei raggi X per individuare strutture a maggiore densità, allo stesso modo nella tomografia sismica sono utilizzate le onde sismiche. Queste si propagano in maniera differente a seconda della densità del materiale che attraversano. Nel caso di un liquido, come appunto il magma, le onde viaggiano molto più lentamente rispetto a rocce solide. Con questa tecnica è stato possibile individuare a circa 7-8 km di profondità al di sotto del Vesuvio e dei Campi Flegrei, uno strato a bassissima velocità delle onde P ed S, con spessore dell’ordine di 1 km, che è stato interpretato come un ampio serbatoio di alimentazione magmatica di forma planare, che appare essere una caratteristica comune ai due vulcani.</p>
<p>Un’altra tecnica pionieristica per studiare la struttura interna dei vulcani è la radiografia muonica. Queste particelle sono una sorta di elettroni «pesanti» che, proprio in virtù della loro massa, sono in grado di penetrare strati di roccia dello spessore di 1-2 chilometri. Attraverso un telescopio muonico è possibile determinare con precisione la traiettoria dei muoni che lo attraversano e costruire una mappa del diverso assorbimento che subiscono le particelle a seconda della densità delle rocce attraversate.</p>
<p><strong><i>Oltre ai limiti è possibile stabilire la composizione chimica del magma in profondità, cioè ravvisarne le modifiche chimiche e fisiche dettate dai nuovi materiali in arrivo?</i></strong></p>
<p>Quando nuovo magma profondo raggiunge il serbatoio magmatico più superficiale ed eventualmente si mescola con il magma già presente nella camera, è possibile che si verifichi un rilascio di gas magmatici che, attraverso le fratture presenti nelle rocce, arriva in superficie ed alimenta le fumarole. Per questo motivo la temperatura e la composizione chimica dei gas fumarolici sono tenute sotto controllo, poiché una loro variazione potrebbe indicare un aumento nell’apporto di magma profondo.</p>
<p><strong><i>L’attuale estensione della camera magmatica del Vesuvio, contiene materiale a sufficienza per quale tipo di eruzione? In termini pratici cosa differenzia una camera magmatica foriera di eruzioni di tipo Avellino da quella che indusse l’eruzione del 1944?</i></strong></p>
<p>I nostri studi sulle caratteristiche chimiche ed isotopiche dei magmi che hanno alimentato le eruzioni passate, indicano camere magmatiche distinte per le eruzioni poco esplosive o effusive del tipo dell’ultima eruzione stromboliana del marzo del 1944 rispetto alle eruzioni esplosive intermedie (supliniane) e catastrofiche (pliniane).</p>
<p>Il serbatoio che alimenta le eruzioni più modeste infatti, è caratterizzato da magma di tipo tefritico, poco viscoso e povero in gas, che staziona a profondità comprese tra 16 e 20 km. Le eruzioni più violente invece, sono alimentate da magmi più evoluti di tipo fonolitico, cioè più viscosi e ricchi di gas, che stazionano a profondità comprese tra i 6 e gli 8 Km. L’attuale camera magmatica è stata individuata proprio a questa profondità, dove del resto esiste un’importante discontinuità litologica dovuta al passaggio da rocce sedimentarie a rocce cristalline, che favorirebbe l’accumulo di grandi quantità di magma.</p>
<p><strong><i>In molte publicazioni viene continuamente affermato che la potenza eruttiva di un vulcano è rapportata ai tempi di quiescenza… la moderna vulcanologia conferma questa tesi?</i></strong></p>
<p>In effetti questa tesi che risale ad alcuni decenni fa, è stata superata dai più moderni studi scientifici. Ad esempio, una recente ricerca (Druitt et al., Nature 2012) ha dimostrato che nel caso della violenta eruzione che interessò il vulcano di Santorini nel 1600 a.c., e che si ritiene provocò la scomparsa della civiltà Minoica, il serbatoio di magma iniziò a ricaricarsi solo 100 anni prima della catastrofe e il processo si concluse solo pochi mesi prima dell&#8217;eruzione.  Anche i nostri studi sulla velocità di crescita dei cristalli nei magmi vesuviani e flegrei hanno dimostrato che le camere magmatiche che alimentano questi vulcani sono in grado di raggiungere condizioni critiche che possono culminare in un’eruzione esplosiva violenta in tempi relativamente rapidi, dell’ordine di poche centinaia di anni.</p>
<p><strong><i> I tempi di risalita in superficie del magma dal profondo sono imprevedibili?</i></strong></p>
<p>Una stima sulla velocità di risalita del magma in superficie può essere dedotta dalle caratteristiche tessiturali delle rocce vulcaniche, in particolare dalle dimensioni e forma delle vescicole e dei microcristalli che si formano via via che il magma degassa durante la risalita nel condotto vulcanico. I nostri studi sulla tessitura delle rocce vulcaniche dei Campi Flegrei e del Somma Vesuvio hanno dimostrato che, nel caso di alcune delle eruzioni passate, il magma ha raggiunto la superficie in tempi relativamente rapidi. Tuttavia, per quanto riguarda una eventuale futura eruzione, nessuna previsione può essere formulata. In nessun modo infatti, è possibile definire con certezza quanto potrà durare il periodo di crisi che normalmente precede un’eruzione.</p>
<p><img class=" wp-image-10408 alignleft" alt="rischio vesuvio" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/rischio-vesuvio3-620x596.jpg" width="372" height="358" />Nel grafico a colori è riportata la struttura profonda dei vulcani napoletani dedotta dallo studio geochimico delle rocce vulcaniche delle eruzioni passate dei Campi Flegrei e del Somma-Vesuvio. In rosso sono indicate le possibili aree di accumulo di magma. Il magma silicico ricco in gas localizzato intorno ai 6-8 km di profondità, ha alimentato le eruzioni intermedie e altamente esplosive, mentre il serbatoio di magma mafico più profondo ha alimentato le eruzioni meno violente</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Con cordialità la redazione di Hyde ParK ringrazia la gentile ricercatrice, Dott. <b>Lucia Pappalardo,</b> per la preziosa collaborazione che ci ha assicurato, consentendoci con chiarezza di entrare nei dettagli più vivi e aggiornati delle caratteristiche geologiche dei vulcani che dominano il territorio cittadino e provinciale della città di Napoli.</p>
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		<title>&#8220;Enrico Letta capo del governo ombra …&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 04 May 2013 13:03:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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<p><b>Enrico Letta</b> dopo le elezioni e con qualche affanno ha assunto il premierato di una compagine governativa apparentemente rinnovata: la migliore possibile dice e dicono. L’impressione però, è che sia solo un lavoro di marketing basato su un restyling di un’annosa classe politica, realizzato facendo fare un passo indietro agli impresentabili di ambedue gli schieramenti (<b>Pd</b> e <b>Pdl)</b>. Una parodia, perché il passo indietro è solo in termini di visibilità esteriore, ma non certo di comando che ancora una volta è affidato ai grandi manovratori… <b>Berlusconi</b> docet. D’altra parte il cavaliere non avrebbe mai ingoiato il rospo della sordina e della seconda fila, se non per la necessità di sopravvivere ai processi e alla storia personale che lo riguarda e che potrebbe finire in malora e non come costituzionalista.</p>
<p><b>Bersani</b> ha ricavato risultati scarsi dalla sua deludente performance con fiaschi per nulla imprevisti. Purtroppo per lui, non smuove un grammo di entusiasmo fra gli iscritti.  <b>Matteo Renzi</b> e le sue novità e il suo rottamare hanno riscosso consensi soprattutto fuori dal suo partito. Un successo che non si è tradotto in un ruolo di comando perché nelle fila del <b>Pd</b> Renzi è visto come Saturno con la variante che non mangia i figli ma i padri mosci del Partito democratico.</p>
<p>Dietro a Enrico Letta si ha come l’impressione che si muovano ancora ombre vecchie e datate che fanno fatica a emulare l’esempio di <b>Papa Ratzinger</b> e del suo esilio volontario per uscire dalla scena. Il potere riscuote sempre un fascino intramontabile e irresistibile…</p>
<p><b>Silvio Berlusconi</b> a ragione è definito il vero vincitore di questa partita elettorale che ha vinto con poco sforzo lasciando semplicemente la palla all’avversario Bersani. Un antagonista che pensava di lottare per lo scudetto e alla fine ha dovuto combattere per evitare la retrocessione.</p>
<p><b>Giorgio Napolitano</b> ha baciato in fronte <b>Enrico Letta</b> che conta un’importante parentela con il personaggio più ineffabile, impalpabile, imperscrutabile, potente e lugubre che la storia della Repubblica Italiana ricordi.</p>
<p><b>Beppe Grillo</b> che molti indicano come il vero sconfitto di questa tornata elettorale, in realtà, e gioco forza, ne esce bene. Non è ancora tempo di governo per lui e i suoi, ma solo di controllare i professionisti della politica grazie al discreto numero di <i>cittadini</i> che hanno varcato la soglia del parlamento. <b>Grillo</b> e la sua compagine di spartani dovranno tenere testa a Serse, ai suoi eserciti e alla sua corrotta corte.  Gli scudi e le lance dei trecento dovranno però muoversi all’unisono, e soprattutto l’arma vincente dovrà essere la disciplina e l’assenza di tentazione, come quella del protagonismo televisivo che è la più micidiale delle trappole per gli imberbi deputati. I riflettori infatti, generano luce ma soprattutto ombre… da qui la necessità di mantenere coeso il gruppo. Diversamente, si sfalderà alla prima battaglia parlamentare.</p>
<p><b>Roberto Maroni</b> è impegnato nella costituzione della macro regione del nord (sic!).  Intanto però, deve far digerire ai bravi leghisti l’ultimo (speriamo) amaro boccone che si chiama <i>stella</i>. Trattasi di un yacht di lusso da 21 metri, acquistato, sembra, con fondi destinati al partito della lega e “erroneamente” finiti ad appannaggio del figlio di Bossi. Non il <b>trota</b>, l’altro…</p>
<p><b>Mario Monti</b> sale sempre… al punto da rimanere solo sulla vetta. Personaggio veramente simpatico e amato dall’establishment europeo, dalla chiesa e dalle banche.  Inizialmente diede l’idea di fare violenza a se stesso “salendo” in politica. Sporcarsi negli affari di Stato per amor di patria, doveva essere, proferiva, una necessità a termine&#8230; Poi, non solo si è candidato, ma addirittura sguazza nel parlamento con una felicità simile a quella che caratterizza  <b>Paperon de Paperoni</b>  quando s’immerge a tuffo nei dollari del suo deposito…</p>
<p>Il futuro del governo Letta temiamo sia collegato alla sua capacità di far digerire ai professionisti della politica i vigorosi tagli che dovranno attuarsi nei confronti degli imputrescibili <i>castisti</i>. La casta deve rinunciare almeno alla parte più esorbitante dei privilegi ancora in essere, perché in giro c’è malumore e rumore alquanto preoccupanti. Addirittura Il Professor<b> Becchi</b> avverte che dalle parole si può passare ai fucili… probabilmente voleva dire alle piazze turbolenti.</p>
<p>Ogni giorno le pagine della cronaca raccontano di suicidi da disperazione economica. <b>Bonzi</b> della recessione. Bonzi che protestano contro una classe politica rea di averli affamati rubandogli il futuro. La politica deve tentare ogni carta per fermare questo stillicidio di vite umane. Purtroppo già da alcuni anni migliaia di famiglie vanno avanti risparmiando su tutto, a iniziare dal cibo che è sempre più scadente nei carrelli semivuoti come i frigoriferi. Le spese mediche non salvavita che riguardano occhiali e denti sono state abolite. Il consumismo è materia di pochi mentre i molti hanno dato fondo ai risparmi e ai beni amovibili come l’oro. Una volta si consegnavano le fedi nuziali per la Patria… oggi si fa lo stesso per un pezzo di pane.</p>
<p>Il primo segnale che avrebbe dovuto dare Enrico Letta agli italiani, doveva essere un governo numericamente minimo per pochi fondamentali obiettivi. Non è stato così. Vedremo cosa succederà con i doppi incarichi, l’abolizione delle province,i costi della politica e soprattutto cosa si metterà in campo per promuovere il lavoro, la ricerca e la riforma delle istituzioni.</p>
<p>I trecento di Grillo dovranno mantenere la loro stola di umiltà sgobbando sodo su leggi e regolamenti, presidiando il parlamento e lanciando l’allarme ogni qualvolta si tenta di far passare una legge pro casta. <b>Crimi</b> e <b>Lombardi</b> avranno molto da lavorare per frenare risse, eccessi e alzate di genio.</p>
<p>Silvio Berlusconi non riuscirà a lungo a starsene con le mani in mano. Appena i sondaggi gli saranno più che favorevoli, a ridosso di qualche gaffe del <b>M5S</b>,e con l’appoggio di un traditore mescolato a sinistra, invocherà elezioni subito, un grido che i peones che lo circondano intoneranno in coro, e loro sì che sanno cantare all’unisono..</p>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio, zona rossa e linea nera: intervista alla Dott. Lucia Gurioli&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Apr 2013 21:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10386" alt="foto andrew harris 1" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/foto-andrew-harris-1-620x322.jpg" width="620" height="322" /></p>
<p>I flussi piroclastici rappresentano uno degli effetti più deleteri del risveglio di un vulcano esplosivo. Trattasi di un fenomeno temuto e pericoloso, soprattutto per una zona come quella vesuviana caratterizzata da una conurbazione asfissiante e caotica che ha letteralmente invaso la fascia pedemontana del Vesuvio, per poi spingersi fino alle pendici del monte. Un’urbanizzazione che, per superfici e numeri in gioco, ha portato l’indice di rischio zonale a un valore di inaccettabilità per un Paese che si definisce moderno e garantista.</p>
<p><img class=" wp-image-10387 alignleft" alt="OLYMPUS DIGITAL CAMERA" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/luciagurioli.jpg" width="320" />Il Dipartimento della Protezione Civile, retto dal Prefetto Gabrielli, seguendo le indicazioni pervenute da una commissione incaricata di valutare e definire scenari e livelli di allerta, ha deciso, sentito anche la commissione grandi rischi (CGR), di adottare la pubblicazione scientifica della ricercatrice Dott. <b>Lucia Gurioli</b> per delimitare geograficamente l’area a maggior rischio per gli abitanti del vesuviano,includendo nuovi territori a quelli dei diciotto comuni già classificati in zona rossa. Gli scenari presi a riferimento e da cui bisognerà difendersi, sono quelli ipotizzabili per un’eruzione sub pliniana, accettata statisticamente dagli esperti istituzionali come eruzione di riferimento (EMA) per la stesura dei piani d’emergenza.</p>
<p>La Dott.ssa <b>Lucia Gurioli</b> come detto, è autrice insieme ad altri, di un lavoro scientifico in cui si evidenziano su carta  alcune linee che rappresentano il limite entro cui dilagarono i <b>flussi piroclastici</b> nel corso della plurimillenaria storia eruttiva del Vesuvio. I risultati, frutto di un lavoro campale, sono stati oggetto di un articolo molto interessante dal titolo “<b>Pyroclastic flow hazard assessment at Somma-Vesuvius based on the geological record</b>”.</p>
<p>Lo studio geologico basatosi su un’intensa attività all’aperto, è stato suffragato da indagini dirette sui materiali deposti dal Vesuvio nell’arco della sua lunghissima storia eruttiva. Alla gentile Dott. <b>Lucia Gurioli</b>, che vive e lavora in Francia, abbiamo posto alcune domande:</p>
<p><i>- <b>Dott.ssa Gurioli, la mappa che riportiamo è tratta dalla pubblicazione citata in precedenza.  I limiti definiti da un segmento rosso, e poi nero e ancora verde, cosa indicano esattamente?</b></i></p>
<p>I limiti riportati sono quelli di depositi messi in posto dai flussi piroclastici durante le maggiori eruzioni del Vesuvio verificatesi negli ultimi 20.000 anni (Pomici di Base, Verdoline, Pomici di Mercato, Pomici di Avellino, Pomici di Pompei, Pollena e 1631). Nella pubblicazione abbiamo elaborato, per ogni singola eruzione, il piano di giacitura dei prodotti rilevati con le attività di campo. <img class="size-full wp-image-10389 alignleft" alt="mappa L. Gurioli" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/mappa-L.-Gurioli.jpg" width="400" height="462" />Sovrapponendo quindi ogni piano, caratterizzato da uno spessore e da una superficie, siamo riusciti a mappare e definire i limiti d’invasione dei flussi piroclastici.</p>
<p>La figura qui di fianco riporta le zone del vulcano che sono state flagellate dalle colate piroclastiche con un diverso indice di frequenza.</p>
<p>La <b>linea rossa</b> delimita una zona ad alta frequenza d’invasione, che raggruppa le aree colpite da tutte le eruzioni che hanno comportato la formazione di nubi ardenti.  La <b>linea nera</b> invece, delimita un&#8217;area leggermente più estesa che comprende una frequenza media di accadimenti invasivi.  La “corona” asimmetrica tra la linea rossa e nera invece, indica una zona, dove almeno due eruzioni hanno lasciato in loco i loro depositi. Infine, si evidenzia <b>l&#8217;area gialla</b>, quella più estesa, dove si registrano i depositi da flussi scaturiti dalle imponenti eruzioni di tipo pliniano. Quest’ultime, ricordiamo, sono le più energetiche e distruttive prodotte dal Vesuvio.</p>
<p>La zona gialla che si protende verso sud est é quella che fu colpita <b>dall&#8217;eruzione pliniana di Pompei </b>del 79 d.C. Quella orientata a nord invece, fu invasa dai flussi della violenta <b>eruzione di Avellino</b>. Queste due aree racchiuse complessivamente e omogeneamente all’interno della <b>linea verde</b>, furono flagellate da colate piroclastiche molto energetiche, caratterizzate da elevata mobilità. Eventi indubbiamente particolari che si sono manifestati solo due volte nell’arco dei 20.000 anni presi in esame.</p>
<p>- <b><i>I materiali piroclastici visionati e analizzati hanno dato un’idea delle temperature raggiunte dalle colate piroclastiche?</i></b></p>
<p>La temperatura media dei depositi di tutte queste eruzioni é di <b>250-370</b> °C (<b>Zanella</b> et al. 2013). Questi dati sono stati ottenuti con misure paleomagnetiche condotte sui litici dispersi nei depositi piroclastici.</p>
<p>- <b>La linea nera ha un suo logico proseguimento anche sul mare. A volerla tracciare a quanti metri dalla costa bisognerebbe evidenziarla?</b></p>
<p>La linea nera rappresenta un’indicazione: se si vuole tracciarla sul mare, diventa una linea fantascientifica perché non abbiamo alcun tipo di misura. Comunque, a forzare una risposta su basi analitiche, due chilometri dalla costa potrebbe essere una misura accettabile per disegnare un segmento che unisca le due estremità della linea nera.</p>
<p>- <b><i>I centri urbani con i loro edifici in zona nera costituiscono un serio freno al dilagare dei flussi piroclastici? Un po’ di anni fa c’era chi proponeva una sorta di muraglia cinese per difendere le popolazioni dalle nubi ardenti…</i></b></p>
<p>Non mi pronuncio neanche sull&#8217;idea originale, ma poco convincente della &#8220;muraglia cinese&#8221;. Per quanto riguarda la linea dell’edificato invece, dico solo che gli studi fatti nelle aree archeologiche colpite dall&#8217;eruzione di Pompei, hanno evidenziato che i flussi, soprattutto quelli più diluiti, interagiscono localmente con la struttura urbana, ma poi il sistema di trasporto della corrente (che può essere spessa anche fino a 200 metri), passa la città indisturbata ancora per chilometri (Gurioli et al. 2005 ; 2007 e Zanella et al. 2007)</p>
<p><b><i>- Il limite della black line lo possiamo definire garantista rispetto a quali tipologie eruttive e a quali fenomeni?</i></b></p>
<p>La line nera non era assolutamente stata pensata come un limite di rischio. Se io dovessi tracciare un qualcosa, innanzitutto disegnerei una fascia nera piuttosto che una linea. Poi, questo nero é un segmento tracciato e basato su limiti di depositi, e quindi rappresenta un valore minimo di riferimento. Noi non sappiamo con il passare del tempo quello che é stato perso in termini di materiali in sito, e logicamente non abbiamo informazione di quello che si è perso senza lasciare tracce. In questa carta poi, non c&#8217;é alcuna indicazione delle aree che potrebbero essere interessate dalla parte più diluita della corrente, che noi chiamiamo <b><i>ash cloud</i></b>. Quindi, per me la linea nera non dovrebbe essere utilizzata in termini di tutela, o comunque dovrebbe essere utilizzata come un limite minimo di riferimento. Per tracciare una carta di pericolosità utile per la prevenzione, occorre fare un lavoro più ponderato e finalizzato, ma non era questo lo scopo della pubblicazione. Teniamo presente inoltre, che questa carta deve essere completata con altri elementi di studio che riguardano ad esempio i depositi di caduta, dei quali noi non facciamo alcun cenno nell’articolo scientifico.</p>
<p><strong>- A<i>l di là della black line, nel senso opposto al Vesuvio, cosa è lecito attendersi nel caso dovesse verificarsi un’eruzione sub pliniana del tipo 1631?</i></strong></p>
<p>Questa é una domanda alla quale non saprei rispondere. Noi sappiamo che i flussi piroclastici del 1631 sono stati delimitati dalla barriera del Somma, ciononostante sono state trovate delle ceneri oltre l&#8217;orlo calderico. Dato che le ceneri hanno lasciato uno spessore irrisorio e una dispersione limitata, non sono state prese in esame in questa carta, ma la loro presenza é sufficiente per affermare che porzioni più diluite dei flussi sono andate anche oltre il rilievo del Somma.</p>
<p><b><i>- In Francia com’è valutato il rischio Vesuvio?</i></b></p>
<p>Per tutti i vulcanologi e non solo francesi, il Vesuvio rappresenta certamente uno dei vulcani più pericolosi al mondo, a causa dell’elevato numero di abitanti che affollano le pendici del vulcano, la base e l’intera plaga vesuviana circostante.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La redazione di Hyde Park ringrazia la Dott. Lucia Gurioli per la gentile disponibilità a rispondere ad alcune domande particolarmente utili per tenere aggiornati, anzi aggiornatissimi, tutti i temi che riguardano direttamente o indirettamente il Vesuvio. L’opera informativa in questo caso ha una valenza non solo dal punto di vista della ricerca e della prevenzione, ma anche da quello più spigoloso riguardante i piani d’emergenza e d’evacuazione che sono appena in itinere.</p>
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		<title>&#8220;Tramonto&#8221; di Lia Manzi</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Apr 2013 17:30:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Ricerco quell&#8217;istante infinito, è il mio pensiero. Vorrei raggiungerti nell&#8217;essenza, dove un canto di rondini risuona lontano. Io sono qui, tu nel mio addio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/tramonto2-620x415.jpg" alt="tramonto" width="620" height="415" class="alignnone size-large wp-image-10376" /></p>
<blockquote><p>Ricerco quell&#8217;istante infinito,<br />
è il mio pensiero.<br />
Vorrei raggiungerti nell&#8217;essenza,<br />
dove un canto di rondini risuona lontano.<br />
Io sono qui,<br />
tu nel mio addio.</p></blockquote>
]]></content:encoded>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio? Work in progress…&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Apr 2013 13:26:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10370" alt="rischio_vesuvio.JPG" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/vesuvio-t.-greco-malko-620x383.jpg" width="620" height="383" /></p>
<p>Il <b>Dipartimento della Protezione Civile</b> (DPC) ha reso noto i territori dell’area vesuviana che potrebbero essere colpiti dagli effetti più deleteri di un’eruzione esplosiva dell’arcinoto Vesuvio. In tal caso sono state definite delle aree che abbiamo schematizzato concettualmente nel disegno di figura 1.</p>
<p><b>Zona nera</b> <b>(R1)</b> : Interessa la parte montana e pedemontana del Vesuvio con un limite verso il basso segnato sulle mappe ufficiali da una linea nera asimmetrica (<b><a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-la-black-line-segna-la-nuova-zona-rossa-di-malko">black line</a></b>). In questa zona il pericolo maggiore è dettato dai <b>flussi piroclastici</b> che potrebbero interessare qualsiasi versante del vulcano. Entro tale circonferenza, oltre alle nubi ardenti il pericolo potrebbe provenire anche dalla copiosa caduta di cenere, lapilli e bombe vulcaniche.</p>
<p><b>Zona rossa (R2)</b>: in quest’area <b><a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-%E2%80%93-terzigno-%E2%80%9944-i-bombardieri-bombardati-di-malko/">la pioggia di materiale piroclastico</a></b> potrebbe assumere intensità tale da costituire comunque un problema per le persone e per la statica delle coperture in piano dei palazzi, che potrebbero sprofondare sotto il peso di cenere e lapillo.  Gli accumuli dei prodotti eruttati renderebbe i fabbricati più vulnerabili anche alle scosse sismiche che, probabilmente, accompagnerebbero le fenomenologie vulcaniche durante le varie fasi parossistiche.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-10371" alt="VESUVIO PERICOLOSITA'" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/VESUVIO-PERICOLOSITA-620x386.jpg" width="620" height="386" /></p>
<p>I <b><a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-nuovi-scenari-e-nuova-zona-rossa-di-malko">nuovi scenari</a></b> pubblicati dal dipartimento della protezione civile, contengono alcune note per consentire ai comuni di fresca nomina (Scafati, Poggiomarino, Nola, San Gennaro Vesuviano, Palma Campania, Pomigliano d’Arco e Napoli con i quartieri di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio), di modificare il tracciato della linea rossa portandola a ridosso della linea nera.</p>
<p>Per operare in tal senso, i comuni indicati dovranno dimostrare che i tetti sono stati rinforzati e possono reggere al sovrappeso dei prodotti piroclastici, e ancora che sono stati predisposti piani zonali intercomunali di evacuazione (???). I sindaci interessati dovranno quindi dimostrare carte (calcoli) alla mano, il requisito di resistenza statica delle coperture, e non il &lt;&lt;<b><i>basta la parola!&gt;&gt;</i></b> come recitava una famosa e storica propaganda del “Carosello” televisivo.</p>
<p>Il <b>comune di Poggiomarino</b> evidentemente questi calcoli li ha già fatti. Infatti, qualche giorno fa ha licenziato un documento contenente la nuova perimetrazione. Il consiglio comunale all’unanimità ha proposto di <i>spostare</i> i confini della zona rossa ai limiti della linea nera. Gli amministratori poggiomarinesi hanno varato la loro idea di demarcazione, precisando che hanno dovuto lavorare non poco per estrapolare quanta più terra possibile dalla tenaglia della legge regionale 21 del 2003, che proibisce l’edificazione residenziale nella zona rossa e nera. Il risultato è stato ottenuto non sposando la tesi di assumere strade e canali come cippi di confine, ma molto più proficuamente con i segmenti  delle particelle catastali… si è operato al metro se non al centimetro insomma.</p>
<p>Per capire in pratica cosa significa l’addossamento della linea rossa alla black line, dobbiamo tener conto che, se tutti i comuni della zona rossa (R1 – R2)  applicassero il <i>modello Poggiomarino</i>, nella figura 1 scomparirebbe la zona rossa (R2) e rimarrebbe solo quella nera, blu e una gialla; quest’ultima molto  più vasta, ma svincolata dai disposti di assoluta inedificabilità residenziale.</p>
<p>La<b> Zona gialla</b> è da ridefinire completamente anche sulla scorta del rimodellamento perimetrale della linea rossa tuttora in corso. Il settore ha un indice di pericolosità non valutabile puntualmente e a priori, perché legato alla caduta di materiale piroclastico un po’ più leggero rispetto alle zone interne (nera e rossa). Il pericolo maggiore in questo caso sarebbe a carico degli agglomerati urbani posti sottovento e in linea col centro eruttivo e con la direzione dei refoli. La fig. 2 rende bene l’idea. E’ ovvio poi, che l’ellisse gialla sarà proporzionalmente più allungata e più stretta in ragione dell’intensità del vento. Un effetto similare ma più contenuto si riscontrerebbe pure nella zona rossa per i proietti più piccoli espulsi dal vulcano. In caso di eruzione possono riscontrarsi sostanziali variazioni della protuberanza gialla, il cui orientamento sarà dettato dalla direzione di provenienza dei venti stratosferici dominanti. Statisticamente però, pare che questi il più delle volte provengono da occidente. Nulla cambierebbe invece per le zone nera e rossa che mantengono intattoil loro indice di massima pericolosità, a prescindere dai fattori esterni all’area… escamotage amministrativi compresi.</p>
<p><img class="size-medium wp-image-10372 alignleft" alt="zon" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/zon-250x143.jpg" width="250" height="143" />La <b>Zona blu</b> è legata in termini di pericolosità alle curve di livello del terreno. Le copiose acque piovane che caratterizzano spesso le eruzioni, scorrerebbero in direzione della <b>Conca di Nola</b> allagandola. Problemi anche molto seri si riscontrerebbero in modo direttamente proporzionale alla quantità d’acqua che precipiterebbe e si riverserebbe dai rilievi circostanti, e dai suoli la cui permeabilità potrebbe essere compromessa dall’effetto sigillante delle ceneri sottili asperse dal vulcano. La zona blu non dovrebbe subire modifiche particolari per il futuro, se non alla luce d’importanti opere artificiali di drenaggio delle acque superficiali.</p>
<p>Il <b>Dipartimento della Protezione Civile</b>, sulla scorta del parere favorevole della commissione grandi rischi (CGR),  ha ritenuto il lavoro della ricercatrice <b>Lucia</b> <b>Gurioli</b> valido per la definizione della <b>zona rossa 1</b>, adottando la <b>black line</b> ivi riportata sulla carta a tema, per delimitare  l’area (nera) a maggior pericolo.</p>
<p>Fra un po’ di tempo,comuni permettendo, avremo un quadro preciso delle zone su cui potrebbero abbattersi gli effetti dirompenti di un’eruzione sub pliniana, che è quella massima attesa (E.M.A.) e assunta come intensità di  riferimento dagli esperti.</p>
<p>Stabilito l’evento eruttivo da tenere in debito conto e le aree a differente pericolosità, bisognerà poi modulare la strategia operativa e poi quella organizzativa e poi attendere che i 25 comuni dell’area rossa  elaborino i loro piani di evacuazione che, messi insieme come un enorme puzzle, daranno origine a un unicum che si chiamerà <b>piano d’emergenza Vesuvio</b>, contenente in allegato e in primogenitura il <b>piano d’evacuazione</b> areale.</p>
<p>Indi, a ogni singola famiglia del vesuviano dovrà essere consegnato un vademecum contenente poche note introduttive e organizzative del piano, per dare spazio alle istruzioni sui modi di sfollamento, arricchite da cartine  con i percorsi da impegnare all’occorrenza, in ragione dei  vettori pubblici o privati previsti o disponibili. Anni di lavoro…</p>
<p>Stampa e televisioni solo di recente e in assenza &lt;&lt;del rischio di querela per procurato allarme&gt;&gt;,   hanno un po’ invertito la tendenza ottimistica sul problema Vesuvio, iniziando a profferire timidamente parole come piano d’emergenza sottostimato. In realtà, e come più volte è stato scritto, la <i>bozza</i> di piano esistente come anche l’attuale revisione degli scenari, non tratta in alcun modo i “sentieri” da percorrere per mettersi in salvo. Quindi, questo famoso piano Vesuvio in passato iperpubblicizzato, in termini di salvaguardia non è inadeguato, bensì semplicemente inesistente… Confondere le due cose non aiuta a inquadrare i due problemi che sono scientifici per gli aspetti attinenti gli scenari eruttivi e i livelli di allarme, e  tecnici per quanto riguarda i piani d’evacuazione. Però, giacché la scienza, quella di ogni ordine e grado,dipartimentale, istituzionale e universitaria, asserisce in modo sostanzialmente concordante che non è possibile prevedere <b>quando</b> un’eruzione accadrà e di che <b>tipo</b> sarà, le istituzioni che hanno competenze per il soccorso tecnico urgente, dovranno ad un certo punto prendere atto di questo limite, uscendo dall’empasse in cui si trovano, e muoversi anche con <i>motu proprio</i> per mettere in campo tutte le iniziative possibili a tutela della distratta popolazione vesuviana.</p>
<p>L’organizzazione operativa dei soccorsi dovrà evolversi: occorre un salto di qualità, perché altrimenti i <b>Vigili del Fuoco</b> corrono il rischio d’intervenire alla cieca in caso di eruzione, senza produrre un’efficace azione di protezione. Si pensi al massimo operativo e non all’intervento da tarare sulla media statistica e probabilistica eruttiva. Un’eruzione tipo <b>1944</b> sarebbe già sufficientemente drammatica e sarebbe già un successo operativo possedere un piano per fronteggiarla.</p>
<p>Riesce difficile far comprendere ai non tecnici che il rischio è una cosa che va al di là del pericolo, superandolo….  Se in uno stadio di calcio qualcuno lancia l’allarme bomba, ci saranno grossi problemi e danni alle persone per la fuga disordinata a cui si aggiungeranno quelli meccanici letali provocati dallo scoppio. Se l’allarme bomba è infondato, ci saranno solo danni alle persone per la fuga disordinata… in entrambi i casi però, pericolo o non pericolo, nelle prime file ci saranno problemi…   Necessita architettare quindi un piano d’evacuazione semplice ma efficace, in surroga a quello d’emergenza che è ancora in una fase iniziale di concepimento.</p>
<p>La più protettiva delle formule di tutela consisterebbe nel prendere a riferimento l’evento eruttivo massimo conosciuto (E.M.C.) che, nel nostro caso, è assimilabile a <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-di-malko">un’eruzione pliniana di tipo Avellino.</a>   Questa scelta implicherebbe probabilmente e  indirettamente una conclamata impossibilità di mettere a punto  un piano di evacuazione per tre milioni di persone: i numeri in gioco che superano il concetto di esodo biblico, farebbero decadere immediatamente l’attenzione al problema.</p>
<p>Quando il cataclisma ipotizzato nella sua forma massima lascia poco spazio alla tutela per una complessità di fattori geografici e antropici, lo stratega opererà al massimo delle possibilità che gli sono offerte, senza “consumarsi” nell’attesa di risposte previsionali attualmente impossibili e controverse. Pianificherà il soccorso come detto, sfruttando tutte le risorse umane e materiali e infrastrutturali disponibili sul territorio che va coinvolto in primis, rimandando alla politica  il compito di far quadrare i conti che non tornano in termini di numero di abitanti esposti al pericolo.</p>
<p>Questi nuovi scenari made in DPC , hanno introdotto limiti  ma anche  possibilità. Non è da escludere che ci sarà baraonda nel prossimo futuro. Perché Pompei e Torre Annunziata e Boscoreale e Somma Vesuviana e Sant’Anastasia, probabilmente qualche discriminazione la lamenteranno quando capiranno la sperequazione che è stata attuata in loro danno da scenari contenenti alchimie che rischiano addirittura di restringere (amministrativamente) la zona rossa (R1+R2) piuttosto che allargarla…</p>
<p>I pompeiani non sapevano che il Vesuvio fosse un vulcano e in tanti perirono per la novità. I vesuviani sanno perfettamente cos’è quel monte grigio, eppure ne affollano anche i più piccoli meandri e anfratti montani e pedemontani, lasciando alle pratiche scongiuristiche (corna) e poi religiose (San Gennaro), il compito di proteggerli.</p>
<p>In questa plaga sussistono troppe commistioni pubbliche e private deleterie per la sicurezza. Il fatto che i palazzi in R1 freneranno le colate piroclastiche, non dovrebbe essere motivo per autorizzare deregolamentazioni edilizie nelle zone contigue  a quella nera.</p>
<p>La nostra impressione è che nel vesuviano ci sia un <i>Work in Progress, </i>ma  in direzione del  caos…</p>
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		<title>&#8220;Beppe Grillo, il M5S e il Risiko della politica&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Mar 2013 22:21:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10365" alt="grillo" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/grillo2-620x413.jpg" width="620" height="413" /></p>
<p><b>Beppe Grillo</b> e il <b>Movimento a cinque stelle</b> rappresentano quasi e per similitudine la presa della <b>Bastiglia</b> in chiave moderna, dove la vecchia prigione fortezza è sostituita da <b>palazzo Montecitorio</b>, sede del parlamento italiano.</p>
<p>Gli <i>insorti</i> matita alla mano nella penombra delle urne hanno inferto un duro colpo alla vecchia nomenclatura dei partiti: è la rivoluzione di chi vuol sottrarsi al giogo della casta.</p>
<p>Il popolo, quello amorfo e irriconoscibile, è stufo dello spreco.  E’ saturo di ingiustizie e di razzìa delle risorse pubbliche, di casta, cricche, cerchi magici e diamanti, e case regalate, e viaggi, vacanze e barche, tanto per dirne qualcuna.  Tutte cose che vedono al centro non pochi amministratori e professionisti della pseudo politica che, ahinoi, pur vestendo panni nobili hanno sempre avuto modi spiccioli per interessi piuttosto fruscianti…</p>
<p>I cittadini hanno preso coraggio barrando una casella mai prima votata. Si punta sul nuovo, nella speranza che non si riveli il peggio: così sussurravano i novelli sanculotti all’uscita dai seggi…</p>
<p>Certe testate giornalistiche e alcune trasmissioni televisive rette da presentatori alquanto <i>opinion leader</i>, hanno dato il via a un fuoco di sbarramento contro il movimento a cinque stelle, reo di non volere accordi con il Pd di Bersani. Costoro stanno letteralmente e scientificamente massacrando l’ex comico genovese che continua a non scendere a patti. Beppe si vede additato come palazzinaro d’oltreoceano, e poi come uomo senza idee, e poi come uomo dello sfascio senza coraggio e poi come clown che tratta la politica alla stregua di una farsa.</p>
<p>I due partiti che vanno per la maggiore e che sono fustigati dal leader a cinque stelle quali responsabili dello sfacelo del nostro Paese, attaccano.  In quest’assalto alla baionetta, partecipa con qualche scaramuccia anche l’Europa delle banche e dei baroni affaristici d’oltreoceano, che minacciano per l’Italia radiazioni sul campo in tema di affidabilità dei mercati. Mercanti degni del tempio oseremmo dire, che intravedono nell’ex comico un virus molto pericoloso per l’<b><i>establishment</i></b> europeo, che ha come unico credo la carta filigrana e gli affari, non gli uomini…gli affari!</p>
<p>Spread, titoli, btp, bond, borsa, Tag, mutui. Sono parole che hanno sostituito merito, bisogno, umanità, famiglia, solidarietà e sogni. Un oscurantismo <i>euresco</i> e <i>dollaresco</i>. Altro che Medio Evo…</p>
<p>Per domare i cittadini sanculotti si sta applicando la pratica psicologica della paura: attraverso i <i>media</i> e le tribune politiche con temi artati ad arte, vengono prospettati scenari Kosovari  dovuti all’improvvido successo del M5S e alla  caparbietà del suo leader nel rifuggere da qualsiasi “salvifico” compromesso con gli avversari. Con Grillo andremo a fondo!Più della Grecia! Così blaterano… Il M5S è portatore di insicurezza che si tradurrà molto presto in una povertà ancora più acuta… ci mancherà il pane, altro che fine mese! Gli eletti del movimento sono tutti della sinistra estrema, dobbiamo essere prudenti o sarà guerra civile…</p>
<p>Questa sortita contro Beppe Grillo, e quanti lo supportano come Gianroberto <b>Casaleggio</b>, è una strategia di sopravvivenza per i privilegiati e i tiepidi che hanno sempre trovato con la vecchia politica un punto d’incontro e un reciproco interesse. L’equità sociale che sorge da un partito non comunista e laico senza connotazione di destra o di sinistra come il M5S, spaventa quelli che galleggiano economicamente e discretamente ancora bene. Il comico non è gradito alle file di chi negli anni si è trovato protettori e protettorati politici e istituzionali. Non è gradito neanche alle multinazionali e alle cordate bancarie e ai politici maneggioni di professione con relativo nugolo di portaborse e tirapiedi e grandi manager e professionisti dalla scarsa indole fiscale.</p>
<p>Chi ha votato Grillo e crede in un rinnovamento e risanamento dell’Italia unita e ripulita dalla vecchia politica marcia e ladrona, deve resistere e credere in un mondo migliore che dovrà e potrà nascere solo dall’impegno comune.</p>
<p>Uno vale uno… un gran bel motto per resistere; verbo dominante che dovrà farsi scudo per ogni singola cartella depositata nell’urna del riscatto. L’obiettivo non è sopravvivere, ma vivere sereni con l’uomo al centro delle istituzioni, quelle sane e scevre dal malaffare e dalla <i>mediocrazia</i>.</p>
<p>Se non vogliamo assicurare alle generazioni future prospettive di sudditanza e proliferazione delle cricche, dobbiamo esercitarci anche a leggere tra le righe della propaganda politica e capire che i mezzi d’informazione possono appunto informare, ma in alcuni casi sono capaci anche di confondere e instaurare il sottile terrore prospettando il baratro economico quale esca per i più timorosi…</p>
<p>Nell’urna di Grillo si sono riversati i voti stornati a tutti i partiti. Il M5S non ha quindi colorazione politica ma solo idee su quello che dovrà essere il nostro modello di Stato tutto da rifondare e ripulire dalle chiazze del malcostume.</p>
<p><b>Matteo Renzi</b>, volto fresco della politica, non ha vinto le primarie ma le tendenziali nazionali sì. Non vuole pugnalare <b>Pier Luigi</b> <b>Bersani</b>, ma si rende conto che il leader pidiellino è anacronistico e si porta dietro un po’ di sgraditi oligarchi e apparati mastodontici.</p>
<p>Renzi tenterà, nella liceità e nella strategia infrapartitica, mosse importanti per assumere il controllo del partito (Pd). Non è da escludere che potrebbe vincere le elezioni se queste dovessero rendersi ineluttabili, presentandosi con un programma simile a quello di Grillo.</p>
<p>Non è neanche da escludere che l’ostinata opposizione del leader del movimento a cinque stelle sulle ipotesi di governabilità, serva in realtà a stroncare Bersani e a spianare la strada a Matteo Renzi. Forse è proprio con il sindaco di Firenze, politico non legato “intimamente” alla prima e alla seconda repubblica, che Beppe Grillo potrebbe accettare un accordo di necessità con al centro la riforma elettorale e la riduzione dei politici e l’abolizione del finanziamento pubblico dei partiti.</p>
<p>L’attuale situazione processuale di Silvio <b>Berlusconi</b> mette l’ex premier in una condizione di non protagonismo nella politica. Almeno così sembra ma potrebbero essere le ultime parole famose… A essere sinceri, risulta oramai stancante sia il personaggio Berlusconi che le yes woman, gli yes men e tutte le sue tegole giudiziarie dai numeri inflazionistici.</p>
<p>In politica mai dire mai: tutto è possibile. Nel nostro caso però, siamo al limite del Risiko in una partita che è appena iniziata…</p>
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		<title>&#8220;Beppe Grillo pi greco della politica&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Mar 2013 10:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-9851" alt="grillo" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/grillo1.jpg" width="640" height="423" /></p>
<p>Le elezioni sono appena terminate con buona pace degli sconfitti che sono particolarmente numerosi in questa tornata, ad eccezione di <strong>Beppe Grillo</strong> che ha risucchiato voti a destra e a manca come un galattico buco nero, risultando alla fine il partito più votato.<br />
<strong>Bobo Maroni</strong> esulta per la vittoria alle regionali lombarde, ma c’è da dire che a vedere il risultato della <strong>lega nord</strong>, probabilmente questa vincita in termini di preferenze è da ascriversi direttamente a Bobo e non alla lega che invece perde voti. Maroni ha raccolto il successo perché non fu male la sua gestione come ministro dell’interno, ma soprattutto perché non è stato oggetto di nomination in tema di scandali e brogli da cerchio magico. In quel della lega, Bobo sembrava il figlio fessacchione della brutta e cattiva famiglia. L’idea della macroregione ora prospettata dall’ex ministro, è un rituale come l’ampolla del Po…<br />
<strong>Mario Monti</strong> ha perso una grande occasione per darsi alla storia come salvatore della patria. Probabilmente per incitamento anche europeo è “salito” in politica per ruzzolare su pochi gradini di consenso, trascinandosi nel capitombolo pure qualche noto ma non più illustre personaggio. Doveva tornare nel retroscena e proporsi semmai e poi e solo a ingovernabilità sancita…<br />
<strong>Berlusconi</strong> lo davamo come rinunciatario in questa competizione elettorale, ma evidentemente ha avuto buoni motivi per ripresentarsi addirittura con promesse definite da qualcuno al limite dell’illecito. Un certo gravame di processi forse lo spinge a indossare permanentemente l’armatura parlamentare per difendersi e il profilo da onorevole per attaccare soprattutto i togati nemici.<br />
<strong>Antonio Ingroia</strong> ha scoperto di avere più successo da magistrato che non da politico. Non sappiamo se persisterà nel secondo ruolo, ma dobbiamo notare che non ha un eccezionale piglio e un carisma da trascinatore di folla e piazze. Gli servirebbe un gregario. <strong>Antonio Di Pietro</strong> contrariamente al magistrato palermitano però, ha vivacità e furore da vero tribuno popolare, e dice anche cose condivisibili, ma la storia presunta o vera delle case acquistate o fittate al partito, gli ha minato almeno per il momento la credibilità.<br />
<strong>Gianfranco Fini</strong> è l’escluso più noto del parlamento. Ha pagato senza sconti l’affaire Montecarlo e il suo attaccamento alla poltrona più alta di Montecitorio. Purtroppo per lui, ha preferito l’uovo alla gallina…<br />
<strong>Bersani</strong> ha raccattato una vittoria più simbolica che reale, in quella che doveva essere la battaglia più dirompente e vincente del Partito Democratico. Il buon Pier Luigi si appresta malvolentieri a cimentarsi in una difficile quadratura del semicerchio parlamentare. Tutti lo osservano con attenzione: ha gli occhi addosso sia dentro sia fuori dal partito. Non avrà vita facile. Qualunque operazione matematica e di calcolo deciderà di affrontare, dovrà tenere in debito conto il pi greco della politica, costituito oggi da Grillo e dai Grillini. Per stanare Bersani bastano poche proposte che riguardano una poderosa dieta dimagrante della politica in tutte le sue sfaccettature, a iniziare da stipendi, vitalizi, riduzione dei parlamentari, abolizione delle province, ecc… il programma di Grillo a dirla breve. Un programma che, per il simpatico Bersani, rappresenterebbe un vero Harakiri… Per Berlusconi che lo davano sul Titanic, un compromesso quasi sostenibile…<br />
<strong>Matteo Renzi</strong> è diventato il sogno fallito dell’elettorato riformista e rottamatore della sinistra. Molti dicono che con lui il partito avrebbe stravinto. Forse ora ambisce ad un posto da premier per rendere più facile il dialogo con Grillo.<br />
<strong>Silvio Berlusconi</strong> per i numeri in gioco può solo barcamenarsi in attesa di proposte senza preconcetti circa la provenienza, dovendo tenere anche lui in debito conto il pi greco Grillo. Il partito dei volponi se si presentasse l’occasione tenterebbe di fagocitare gli imberbi Grillini o, viceversa, li attaccherà senza pietà contando sull’esperienza per dileggiarli. State pur certi che i curriculum dei neoeletti del movimento a 5 stelle saranno attentamente vagliati, ad iniziare dalla militanza e dalle frequentazioni…<br />
<strong>Oscar Giannino</strong> pur presentandosi bene con un eloquio convincente e affabile e simpatico, è stato risucchiato dalle sue stesse menzogne riguardanti titoli accademici in realtà non posseduti. Bastava non citarli e nessuno lo avrebbe notato e nessuno glie li avrebbe chiesti.<br />
<strong>Beppe Grillo</strong> e il suo movimento a 5 stelle (M5S) hanno trionfato in modo superiore alle aspettative. Grillo ha il merito di aver riacceso nei suoi infuocati comizi l’entusiasmo del popolo nelle piazze. Tutti si sono riconosciuti nelle parole di Beppe intravedendo per la prima volta all’orizzonte un’alba da riscatto sociale.<br />
La gente era stufa di casta e privilegi. Di bende e prebende. Di occupazione di ruoli e spartizione del potere in forma affaristica, nepotistica o peggio ancora tramite favori sessuali. Non se ne poteva più di borsa e crollo del reddito e del lavoro. Di predominio delle banche e di grandi scandali e di strapagati manager.<br />
Il voto a Grillo è quindi un basta e un vaffa’ al potere nella sua forma più squallida e odiosa e dilagante che si possa immaginare.<br />
Grillo però, raccolto il successo, dovrà amministrarlo saggiamente. Il popolo è portatore di trionfo ma anche boia: tocca procedere con cautela.<br />
Il grande predicatore ha fatto bene a ripetere nel suo<em><strong> tsunami tour</strong></em> che la democrazia non si delega. La democrazia è partecipazione in prima persona anche attraverso nuove formule dei referendum. Non c’è l’uomo del miracolo. Ci sono gli uomini del miracolo.<br />
Il <strong>M5S</strong> è un movimento d’idee che possono combaciare o divergere con quelle altrui, ma senza distinzioni a prescindere, perché le idee per loro connotazione, non hanno colorazione politica, anche se sorgono nell’ambito di un partito. Su questa filosofia dovrebbero ricercarsi accordi, magari a tre, in modo che non si risulti fallaci all’occhio del proprio elettorato come qualcuno teme o spera. Non governissimo ma accordissimo. Sarà interessante seguire gli eventi…<br />
<strong>Giorgio Napolitano</strong> acquista punti in Germania. Il <strong>Papa Benedetto XVI</strong> con le sue dimissioni ha sancito il condivisibile principio che non si occupano ruoli se non si è in grado di svolgerli pienamente: purtroppo l’esempio è fulgido ma singolare e senza seguaci&#8230;<br />
La <strong>riforma delle istituzioni</strong> anche amministrative dovrebbe essere il principio rifondativo della nostra società civile e il primo impegno della politica dopo le elezioni di febbraio 2013: è da lì che inizia il riscatto se vogliano dare un fine al risultato elettorale stravolgente. Le istituzioni, esattamente quelle che rendono gli uomini uguali e felici in terra…</p>
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		<title>&#8220;Rischio Vesuvio, zone e pericoli&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Feb 2013 19:38:06 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10349" alt="vulcano buono foto MK" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/vulcano-buono-foto-MK-620x413.jpg" width="620" height="413" /></p>
<p>Ad analizzare con attenzione la nuova “scenografia” dell’area vesuviana, si capisce che non c’è stata alcuna rivoluzione copernicana su quello che già si sapeva a proposito del rischio Vesuvio e dei suoi fenomeni. La vera novità è l’introduzione della <b>black line</b> che ha delimitato, bisogna rilevare con grande assunzione di responsabilità, due confini ovvero due zone a diversa pericolosità:</p>
<p><b>R1</b> – si estende dal cono vulcanico fino alla linea nera. Il territorio così classificato è quello esposto ai temibili e distruttivi <b>flussi piroclastici</b> con annessa massiccia ricaduta di cenere, lapilli e bombe vulcaniche;</p>
<p><b>R2</b> – corona non circolare che si estende oltre la black line e fino ai confini amministrativi dei comuni periferici della nuova zona rossa. Quest’area è soggetta al fenomeno di ricaduta dei prodotti piroclastici in una quantità tale, che in alcuni punti può causare problemi statici alla tenuta dei tetti che potrebbero sprofondare sotto il peso dei materiali accumulati. Il sovraccarico sulle coperture potrebbe rendere le strutture particolarmente vulnerabili alle sollecitazioni sismiche.</p>
<p>Nella zona rossa (<b>R1</b>+<b>R2</b>), ai problemi già accennati in precedenza a proposito delle nubi ardenti, bisognerà  tenere in debito conto anche il problema di ripararsi il capo dai proietti e, a causa di ceneri e polveri in sospensione, affrontare le difficoltà di respirazione e di avanzamento a piedi tra <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-%E2%80%93-terzigno-%E2%80%9944-i-bombardieri-bombardati-di-malko/">gli ammassi di cenere e lapilli</a>, perché  i motori e anche le apparecchiature elettriche ed elettroniche andrebbero molto probabilmente in tilt.</p>
<p>La pioggia di piroclastiti oltre il confine della <b>R2</b>, cioè in <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/rischio-vesuvio-di-malko-parte-seconda">zona gialla</a> (<b>ZG</b>), in figura non definita, pur in una quantità minore rispetto alla zona rossa, potrebbe creare comunque disagi anche di una certa importanza alla popolazione, in una misura però, dipendente dalla distanza dal vulcano e dalla posizione geografica che potrebbe essere in linea con i venti dominanti e sottovento al centro eruttivo.</p>
<p><img class="alignnone size-large wp-image-10354" alt="zona_rossa_vesuvio R1 MK" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/zona_rossa_vesuvio-R1-MK-620x436.jpg" width="620" height="436" /></p>
<p>La zona gialla comprende, stornando le municipalità passate in zona rossa, 89 comuni: 28 della provincia di Napoli; 40 della provincia di Avellino; 20 del salernitano e 1 della provincia di Benevento, esattamente <b>Pannarano</b>.</p>
<p>A nord del Vesuvio, al di là della zona rossa e comunque in <b>zona gialla</b>, abbiamo anche la <b>zona blu</b>, che si riconosce nella cosiddetta conca di Nola, composta da quattordici comuni esposti al rischio non trascurabile di inondazioni e alluvionamenti (<b>ZB</b>).</p>
<p>E’ possibile già da questi scenari proposti e relativa mappatura dei territori, procedere con delle riflessioni. Innanzitutto è del tutto evidente che alcuni comuni come quello di <b>Portici</b>, <b>Ercolano</b> e <b>Torre del Greco,</b> tanto per focalizzare l’attenzione sulla fascia costiera, a prescindere dal tipo di evento eruttivo, sia esso ad altissima, media o bassa frequenza di accadimento, rientrano comunque e pienamente nel settore a rischio principale (entro la black line).  Quindi, non c’è un solo angolo di questi comuni che possa ritenersi al sicuro dalle colate piroclastiche.  Queste cittadine poi, hanno dalla loro la caratteristica di essere strette tra mare e vulcano e di avere territori affollatissimi. <b>Torre del greco</b> a guardare le cifre ha più abitanti di <b>Caserta. </b>Le città di<b> Portici</b> ed <b>Ercolano </b>inoltre, annoverano ognuna quasi lo stesso numero di residenti di Avellino che è un capoluogo di provincia. Portici ha anche il record della densità abitativa che raggiunge le <b>dodicimila</b> unità a chilometro quadrato, costituendo un vero guinness da primato in Italia e piazzandosi tra i primi posti anche nella classifica Europea, seguita subito dopo da <b>San Giorgio a Cremano</b>.</p>
<p>Senza entrare nella paccottiglia di studi accademici sulla viabilità che trovano scarsi riscontri pratici, da notare che in caso di emergenza vulcanica i cittadini di Portici e quelli di Ercolano, dovranno allontanarsi dal vesuviano in contemporanea e attraverso un unico casello disponibile per l’ingresso sull’autostrada A3 Napoli-Salerno. Fino a un anno fa ne erano due e indipendenti.  Immaginate quindi due città come Avellino che imboccano una rotatoria attraverso una carreggiata a due corsie a doppio senso di circolazione con tutta l’adrenalina disponibile in circolo nel corpo …perché in questi casi non contano i tre giorni a disposizione come recitano e assicurano i previsori, ci si muoverà contando i minuti nella gara del chi fa prima a mettersi in salvo.</p>
<p><img class="size-full wp-image-10351 alignleft" alt="svincolo PORTICI3" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/svincolo-PORTICI3.jpg" width="295" height="285" />Il <b>Prefetto Pasquale Manzo</b>, commissario prefettizio di Portici, potrebbe farsi promotore di un appello verso i vertici di <b>Autostrade Meridionali</b>, acchè lascino usufruibile per i soli fini di emergenza il vecchio casello d’ingresso A3 in direzione Napoli, se non già eliminato. Sarebbe un grande passo in avanti verso l’exit strategy dall’agglomerato ultra urbanizzato in favore di una popolazione stipata come sardine.</p>
<p>Altri comuni ancora sono tagliuzzati dalla linea nera con differenziazione del pericolo nello stesso ambito comunale; succede principalmente a <b>Somma Vesuviana</b>, <b>Sant’Anastasia</b>, <b>Boscoreale</b>, <b>Pompei</b> e <b>Torre Annunziata</b>.</p>
<p><b>Napoli, Scafati</b>, <b>Poggiomarino,Palma Campania, San Gennaro Vesuviano</b> e <b>Nola</b> invece, in via del tutto eccezionale e con placet regionale, possono rimaneggiare la linea rossa, cioè spostarla dai confini amministrativi…passarsela sul capo e  riportarla addirittura a  ridosso della black line.  Entro il <b>31 marzo2013</b> queste amministrazioni new entry per chiedere la riperimetrazione della zona rossa dovranno dimostrare di avere tetti rinforzati o a spiovente nei settori indicati a rischio di accumulo dei prodotti eruttati. Dovranno pure presentare un piano di evacuazione zonale per far scavalcare a un po’ di residenti la linea nera e rossa così modificata. Almeno così ci è sembrato di capire dall’escamotage tutto politico e poco tecnico messo in campo dagli esperti riuniti in conclave.</p>
<p>Che succederà se non saranno dimostrati e rispettate entro tale data le due clausole per la ridefinizione della linea rossa? L’Ing. <b>Edoardo Cosenza</b> consentirà a questi comuni lo spostamento della perimetrazione sulla parola? E i cittadini che hanno i tetti resistenti o a spiovente in zona R2, che dovranno fare con precisione: spostarsi un po’ più lontano in caso di eruzione o andare via dall’area vulcanica? Lo sapremo presto… Intanto e per inciso, <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/%E2%80%9Crischio-vesuvio-i-piani-nel-cassetto%E2%80%9D-di-malko/">dai cassetti del dipartimento della protezione civile</a> ancora non salta fuori il <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/%E2%80%9Cil-piano-di-emergenza-nazionale-rischio-vesuvio-lezioni-di-piano-2%E2%80%9D-di-malko/">piano d’emergenza Vesuvio</a> che tutti cercano ma nessuno trova.</p>
<p>Nella conta dei problemi bisogna annoverare pure quattordici comuni dell’hinterland partenopeo, a iniziare da <b>Nola</b> e <b>Acerra </b>chedovrebbero organizzarsi soprattutto in termini di prevenzione, per adeguare il loro territorio al rischio non solo di precipitazioni piroclastiche, ma anche a quello di alluvionamento, per le copiose piogge che potrebbero scatenarsi in seno all’eruzione, con possibili formazioni di torrenti di fango. Narrano le cronache, che nel corso dell’eruzione del <b>1631</b> (EMA), in quel di <b>Marigliano</b>, <b>Cicciano</b> e <b>Cisterna</b>, le acque dilagarono oltre i tre metri d’altezza…non senza danno per la vita umana.</p>
<p>Tra le curiosità di questa mappatura risalta il comune di <b>Nola</b>, che dalla sua ha la caratteristica di presentare un territorio flagellabile da tutti e quattro i rischi legati alle fenomenologie eruttive del Vesuvio. Infatti, i suoli comunali si dividono e si classificano in termini di rischio in zone <b>R1</b>, <b>R2</b>, <b>Z</b>ona<b> G</b>iallae <b>Z</b>ona<b> B</b>lu. Quest’ultima, nota nella nota, con il “vulcano buono” (centro commerciale in foto d’apertura), che pare segni la massima depressione della <i>fossa nolana</i>.</p>
<p>La nostra impressione è sempre la stessa, cioè che si voglia quadrare il cerchio dell’edilizia e del piano casa regionale, trascurando le regole della sicurezza viste come un freno allo sviluppo e non come una forma di tutela per l’imponderabile. Il problema che si pongono taluni amministratori è solo quello di non far trasparire il loro bisogno viscerale di <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/ipse-dixit-il-rischio-vesuvio-non-ha-nulla-a-che-vedere-con-la-vita-quotidiana-di-malko">cemento</a>, seguendo alcune regole: &lt;&lt;non bisogna dare l’impressione di sottostimare il pericolo vulcanico, perché a tratti torna utile e fa tanto fashion. …&gt;&gt;.</p>
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		<title>&#8220;Campi Flegrei Deep Drilling Project e la geotermia democratica&#8221; di MalKo</title>
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		<pubDate>Tue, 05 Feb 2013 17:08:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-large wp-image-10341" alt="exitalsider malko" src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/exitalsider-malko-620x465.jpg" width="620" height="465" /></p>
<p><b>Antonio Luongo</b>, consigliere delegato dal sindaco di Napoli <b>De Magistris</b> ai problemi dell’energia, durante un convegno ha chiarito pochi giorni fa che, con una geotermia “democratica” di superficie, non invasiva e con impianti di nuova generazione a reiniezione, potremmo aprire un nuovo futuro per la città di Napoli (Ansa med).</p>
<p>Il consigliere pare abbia precisato che l’intendimento dell’amministrazione partenopea è quello di installare nell’area flegrea, ma non sui suoli di <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/campi-flegrei-deep-drilling-project-e-bagnoli-futura-di-malko/"><b>Bagnoli Futura </b></a>(foto), un impianto geotermico supportato da altre fonti energetiche come il solare termodinamico e l’utilizzo di biomasse consistenti in oli vegetali e alghe.</p>
<p>In realtà, e non traspare bene nelle interviste, per utilizzare oli vegetali e oli prodotti dalla spremitura di alghe, temiamo sia necessario un bruciatore, anche se c’è da dire che brucerebbe una sorta di carburante oleoso, in termini di emanazioni però,  alquanto rispettoso dell’ambiente.</p>
<p>Inizialmente, afferma sempre il consigliere Luongo, il geotermico sarà utilizzato per il teleriscaldamento (calore nelle case) e in seguito anche per la generazione di energia elettrica.</p>
<p>L’individuazione del sito ove ubicare l’impianto, dovrà probabilmente tenere in debito conto prevalentemente le caratteristiche del sottosuolo, perché per le altre forme di energia, quali il solare e il biodiesel, la scelta del luogo dovrebbe presentare minori difficoltà per le opzioni tutte di superficie. Ovviamente il sito non potrà ricadere a ridosso o all’interno di aree urbanizzate, ma forse neanche dove si prevedono sommovimenti dei suoli dovuti al <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/campi-flegrei-stato-di-attenzione-vulcanica-di-malko/"><b>bradisismo flegreo</b></a>.</p>
<p>Da questo punto di vista riteniamo che qualsiasi progettazione e pianificazione dello sviluppo nell’area Flegrea, debba essere momentaneamente sospesa, fino a quando non siano resi pubblici gli <b><span style="text-decoration: underline;">scenari eruttivi</span></b> ipotizzati per la caldera flegrea con la definizione delle aree a differente pericolosità.</p>
<p>Infatti, sarebbe oltremodo sgradevole, dopo il paradosso dell’<b>Ospedale del Mare </b>costruito in <b>zona rossa Vesuvio</b>, proporre qualcosa di simile in quel di <b>Bagnoli</b> o <b>Pozzuoli</b>, <b>Fuorigrotta</b> o <b>Bacoli</b>.  Peggio ancora varare un piano di insediamento residenziale in un’area a rischio di distruzione totale, delimitata dalla linea nera (black line) come al Vesuvio.</p>
<p>Intanto, con la storia della geotermia è entrato di nuovo negli interessi della popolazione, ma in modo più contenuto rispetto al recente passato, la querelle che riguarda il famoso <a href="http://www.rivistahydepark.org/rischio-vesuvio-campania/“campi-flegrei-deep-drilling-project”-di-malko/"><b>Campi Flegrei Deep Drilling Project (CFDDP)</b></a>, cioè la perforazione profonda in area calderica.</p>
<p>Il pozzo pilota ha raggiunto sul finire del 2012 i cinquecento metri di profondità. A questo livello saranno collocate le attrezzature con dei sensori, particolarmente sensibili e precisi, al punto da captare sul nascere dicono, e con una precisione mai prima raggiunta, le eventuali variazioni di alcuni parametri geofisici e geochimici del supevulcano, quali precursori per la previsione dei fenomeni eruttivi nella caldera flegrea.</p>
<p>La trivella, in assenza di cambiamenti progettuali, riprenderà probabilmente la sua marcia per raggiungere nel 2014 i tremila e ottocento metri di profondità, proseguendo con una certa inclinazione in direzione di Pozzuoli.</p>
<p>A tali quote nel profondo, ci si dovrebbe imbattere in acque molto calde; superati gli acquiferi, ci s’incanalerebbe nel mezzo di rocce calde. Per interpolazioni che si riferiscono alla trasmissione del calore per conduzione, si potrebbe a questo punto stimare a che profondità sono ubicate le sacche magmatiche superficiali.</p>
<p>All’inizio dei lavori di scavo le inquietudini della popolazione locale erano concentrate sui rischi in generale che le operazioni di perforazione comportano, stante alcuni episodi di pericolo verificatisi qua e là nel mondo, ampiamente  reclamizzati da articoli di stampa e anche dal nostro giornale.</p>
<p>Ovviamente e per molti versi, ha un valore di rischio diverso trapanare nella caldera poco abitata dello <b>Yellowstone</b> (Stati Uniti) piuttosto che in quella calderica di un quartiere metropolitano napoletano come Bagnoli. Così come uno scavo infracalderico a cinquecento metri di profondità ha un margine di rischio anche statistico molto diverso da una perforazione chilometrica profonda realizzata direttamente nella bocca del vulcano quiescente.</p>
<p>Nelle profondità calderiche si stimano temperature dell’ordine dei cinquecento gradi; imbattersi in una sacca di vapore surriscaldato o altro potrebbe non essere un fatto remoto. Comunque, il sistema a tenuta della trivella e i doppi sistemi di sicurezza, pare siano sufficienti a mitigare qualsiasi pericolo che possa presentarsi dal fondo.</p>
<p>In termini di autorizzazioni però, pensiamo che non possa procedersi oltre nello scavo senza il preventivo parere della <b>commissione grandi rischi</b> (CGR). Dovrebbe essere questo consesso di esperti, di cui fa parte anche l’Osservatorio Vesuviano come centro di competenza, a esprimersi sulla reale portata del pericolo insito in una perforazione infra calderica. Se il parere non sarà chiesto d’ufficio dal capo dipartimento della protezione civile<b> Franco Gabrielli</b>, dovrebbe essere sollecitato dal sindaco o, in surroga, dai comitati locali attraverso una petizione popolare.</p>
<p>Il mayor Luigi De Magistris dovrà analizzare il parere della commissione grandi rischi e pronunciarsi sulla fattibilità dell’esperimento, riservandosi nell’analisi del rischio, la valutazione di fattori che potrebbero anche non essere pertinenti al mondo scientifico e tecnico. Ad esempio potrebbero frapporsi ostacoli di ordine   sociale o di indice di affollamento ma anche di semplice opportunità, mettendo in conto pure i falsi allarmi che potrebbero scatenare panico soprattutto per una  mancata percezione del pericolo da parte di cittadini che solo oggi, recitano gli organi di stampa dipartimentale, sembrano scoprire il supervulcano quiescente.</p>
<p>Nel mondo s’inizia a discutere sui reali rischi che comporta lo sfruttamento della geotermia che, specie per la produzione di elettricità, richiede lo scavo di pozzi un tantino profondi e a volte tecniche di reiniezione o di emungimento dei fluidi.</p>
<p>In un recentissimo comunicato dell’INGV si mette in guardia sulle pratiche di pompaggio o di estrazione di fluidi geotermali sotterranei, per la possibilità che si verifichino  terremoti medio-piccoli (<b>Vincenzo Convertito</b>). Questo potrebbe spiegare una dichiarazione sibillina del Direttore dell’Osservatorio Vesuviano, <b>Marcello Martini</b>, rilasciata in un recente convegno sulla geotermia a proposito dei rischi:&lt;&lt;b<i>isogna sempre rapportarli agli impieghi…ovviamente per tutte le cose umane, l’uso che se ne fa determina anche le condizioni di sicurezza</i>&gt;&gt;.</p>
<p>I <b>comitati flegrei</b> non devono schierarsi e manifestare simpatie nel senso della trivella si, trivella no. Devono molto più semplicemente chiedere che siano applicate le prassi di tutela previste dal nostro ordinamento anche in termini di cautela.  Le associazioni di cittadini possono pure esprimere un parere profondamente diverso dalle istituzioni: è lecito. In tal caso il problema diventerebbe non di contrapposizione tecnico scientifica, ma squisitamente di natura politica che, com’è noto, è l’arte della mediazione dei bisogni sociali.</p>
<p>La vocazione geotermica del comune di Napoli sia oggetto di valutazioni e non di speculazioni. La priorità che deve avere l’amministrazione comunale non è l’estrazione dei fluidi energetici dal sottosuolo o l’urbanizzazione della spianata ex italsider di Bagnoli, bensì mettere in sicurezza dal rischio sismico e vulcanico, chi nei Campi Flegrei ci vive o ci lavora.</p>
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		<title>&#8220;L’inverno dell’anima&#8221; di Nina</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Feb 2013 15:32:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Hyde Park</dc:creator>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.rivistahydepark.org/wp-content/uploads/inverno-Nina-620x396.jpg" alt="inverno Nina" width="620" height="396" size-large wp-image-10325" /></p>
<blockquote><p>Quel freddo inverno ghiacciò<br />
tutto, anche il mio cuore di bambina, travolto<br />
dalla gelida tristezza  di quella partenza<br />
anzitempo e senza ritorno, che il fato<br />
ci prescrisse, mia dolce mammina.<br />
Col capo piegato coperto di neve,<br />
rimembro, m’avanzai mogia nell’immacolato paesaggio<br />
lungo il sentiero che porta al ruscello;  sul suolo innevato,<br />
nette in rilievo le orme dei tuoi stivali.<br />
Il cuor mi balzò dal petto e corsi e inseguii come furia<br />
ansante quei solchi a me sì cari, che bramavo<br />
portassero a un traguardo che scacciasse<br />
per sempre l’incubo peggiore.<br />
Non fu così. Le impronte si dileguarono in rivoli<br />
prima della staccionata muschiata a ridosso del rio,<br />
dove ci raccoglievamo in gioco con grida stridule<br />
e acerbe risate tra i fiori gialli, che sempre corollavano<br />
le nostre facezie di bambine.<br />
Il tempo non ti ha portato via dai miei ricordi,<br />
che ora sanno di donna, e ovunque tu sia,<br />
mia cara mammina, aspettami, sarà<br />
bello riprendere quel gioco tra le spighe dorate<br />
e senza più inverni dell’anima.</p></blockquote>
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