“Messaggio per un’aquila che si crede un pollo” di Anthony De Mello, edito da Piemme

antony_de_melloRecensire questo libro per me equivale a comunicare un messaggio di speranza. Non si tratta della classica speranza che le cose migliorino, ovvero che avvenga qualcosa all’interno di noi in grado di cambiare la nostra vita, ma di quello che può prendere corpo nel momento in cui l’uomo diventa felice, o meglio scopre che non c’è alcun motivo per non esserlo. Cosa ci rende infelici? Forse le pessime persone che ci circondano? Proviamo a pensare per un attimo che in queste persone non c’è nulla che non va, è solo che noi non riusciamo a capire il loro punto di vista, non sappiamo ascoltare, spesso non proviamo nemmeno a risolvere il problema. Siamo convinti che le nostre idee siano le uniche possibili, e le sosteniamo con forza, non solo per una presunzione connaturata secondo cui l’altro è necessariamente inferiore, ma anche perché ammettere di aver sbagliato è veramente impensabile. Ma, prova a farci capire De Mello, questa ammissione è liberatoria, e soprattutto risparmia, all’illuminato che consegue la consapevolezza dell’errore, le delusioni provocate dall’ostinazione. Le delusioni non sono da attribuire alle persone o alle fatalità, bensì all’ incapacità di accettare la nostra fallibilità. Altro importantissimo ammonimento: non confondiamo la felicità con l’avere un buon posto di lavoro, una bella casa, partner, amici e successo in generale, altrimenti potremmo convincerci che non saremmo felici se non possedessimo tutto ciò.Ma questo è inconcepibile: la felicità è una condizione interiore, a prescindere dalle contingenze! E ancora: commettere l’errore di etichettare persone o ideologie, perché nel momento in cui definiamo qualcosa o qualcuno  smettiamo di comprendere, di ascoltare, non riusciamo più a tornare indietro e mettere in discussione la definizione data. So benissimo che spesso capita di pensare “quel tale è convinto di idee stupide (o cattive), e non può essere altrimenti che così”. Ma il tale in questione può altresì pensare di noi esattamente la stessa cosa, e in questo caso è evidente che uno (almeno) dei due è nel torto…e se fossimo noi?
De Mello vuole scuoterci, svegliarci direbbe lui, farci rendere conto che spesso non facciamo davvero ciò che ci piace, piuttosto quello che piace agli altri, fingiamo, feriamo gli altri per sentirci meglio, piangiamo sui nostri sbagli senza sforzarci di non commetterne più, non viviamo: passiamo il tempo. Qual è dunque il messaggio di speranza che emana dalle pagine di questo vademecum della felicità? Da cosa scaturisce l’ottimismo dell’autore? Non, come potrebbe sembrare, dall’assunto che viviamo nel migliore dei mondi possibili e che tutto va già benissimo, come cerca di propugnarci il Pangloss di Voltaire, ma che vivremmo in tale mondo e tutto andrebbe benissimo se solo gli uomini acquisissero maggiore consapevolezza. Addirittura, l’autore intima di leggere sì il libro, ma di non essere d’accordo con tutto, perché lui è ben lungi dal voler sostituirsi alle nostre coscienze e al nostro giudizio, ovvero costituire l’ennesimo appiglio per l’uomo insicuro: l’uomo deve bastare a se stesso.

Nota: Anthony De Mello era un padre gesuita ma anche un mistico, quindi il suo pensiero è frutto della commistione fra la sua fede cristiana e la religiosità tipica del luogo in cui è vissuto, l’India. Questo di scostamento dall’ortodossia ha causato al libro una “notificazione”, firmata dall’allora cardinale Joseph Ratzinger, che sottolinea la disapprovazione della Chiesa Cattolica nei confronti delle idee dell’autore.

“La gente vuole soltanto aggiustare i propri giocattoli rotti. <<Ridatemela mia moglie. Ridatemi il mio lavoro. Ridatemi i miei soldi. Ridatemi la mia reputazione. Ridatemi i miei soldi. Ridatemi la mia reputazione, il mio successo>>. È questo che vogliono le persone: avere dei nuovi giocattoli. Tutto qui. Persino i migliori psicologi potranno dirvi che le persone non vogliono realmente essere curate. Quel che cercano è il sollievo; una cura sarebbe troppo dolorosa.”

“Lei amerebbe me a costo della sua  felicità, e io amerei lei a costo della sua felicità. E così, avremmo due persone infelici, ma viva l’amore!”

Recensito da Melania

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