“Ghiaccio nove” di Kurt Vonnegut

Potresti, lettore, esser curioso di sapere cos’è una karass.

In tal caso potresti aprire “Ghiaccio nove”, iniziare a leggere, e scoprire già alla seconda pagina che una karass è una sorta di squadra costituita da persone che mettono in atto un progetto, un disegno, senza esserne consapevoli e magari ignorando l’esistenza o l’identità degli altri membri del gruppo. Potresti quindi desiderare di capire chi sono i membri della tua karass: un membro si riconosce da una frase, un gesto, un’azione fatta o non fatta. Ad esempio, se dopo aver letto queste prime righe ritieni opportuno proseguire nella lettura della recensione, probabilmente è perché fai parte della mia stessa karass!

Potresti poi essere incuriosito dalla storia dell’ideatore delle karass. Coincidenza vuole che si tratti anche dell’inventore di una nuova “religione”, o sarebbe meglio dire una nuova filosofia di vita. Infatti, al posto delle classiche preghiere prevede un esercizio con i piedi chiamato boku-maru; non ha luoghi sacri né persone sacre; prevede una cosmologia più inverosimile di quelle mitologiche; è assurda in ogni suo aspetto, ma ciò che conta è che fa stare meglio l’uomo. Si chiama Bokononismo, e Bokonon è ricercato, vivo o morto, per essere l’inventore di così tante panzane (“foma”, le chiamerebbe lui…)

A questo punto, però, non c’è dubbio che vorresti capire cosa c’entra con tutto questo il ghiaccio nove. Si tratta di un particolare stato di aggregazione dell’acqua, con elevatissimo punto di fusione, inventato dal fisico Hoenniker, già ideatore della bomba atomica (solo nella finzione del libro, ndr). La nostra storia inizia proprio nel momento in cui il protagonista tenta di raccogliere informazioni sull’ormai defunto scienziato, che per la cronaca non è meno strampalato di Bokonon e degli altri personaggi del libro. Poiché il ghiaccio nove è solido e solidifica l’acqua che viene a contatto con esso, potrebbe essere utilizzato come arma micidiale se le potenze mondiali ne entrassero in possesso. Gli intrighi e le carte false fatte per impossessarsene costituiscono il principio motore della storia. Te lo immagini, tu, un mondo lastricato di ghiaccio?

Se questi incentivi non bastassero, lettore, potresti aver voglia di leggere il libro se solo sapessi che è l’unico modo di sbarcare sull’isola di San Lorenzo. Non fraintendere: non ci sono tesori né ricchezze di alcun tipo, non è un punto strategico per offensive militari, i suoi abitanti sono disperati, malnutriti e rassegnati, il mondo intero se ne disinteressa. Quello che distingue questo posto mai sfiorato dalla civiltà è che Bokonon ne ha fatto il suo covo, seppure vivendo nella latitanza per essere stato bandito dalla legge locale. Ma niente possono le terribili punizioni prospettate ai sanlorenziani per essere seguaci del bokononismo: l’aura di illegalità rende la professione ancora più vivida e la disobbedienza più dilagante…

Ed infine, garantisco che trarresti giovamento da questo libro qualora tu amassi il viaggio. “Ghiaccio nove” racconta un viaggio: il protagonista parte alla ricerca dello sperduto luogo natale di Hoenniker e per farlo abbandona la sua abitazione nelle mani di un poco raccomandabile poeta di basso livello; non esita poi a prendere il volo per San Lorenzo dopo aver scoperto che uno dei figli di Hoenniker è finito lì in circostanze sospette. E una volta giunto, non si nega a nessuna seduzione dell’avventura e non si abbatte nemmeno quando la situazione si fa drastica. Continua a viaggiare, pur rischiando di incontrare Bokonon sul ciglio della strada.

Nota: mi scuso con la memoria del grande Vonnegut per aver usato, nella recensione, diversi punti e virgola. Lui li odiava. Scusa Kurt, non sarò mai all’altezza di scrivere come facevi tu!

…e chiesi a Stanley, il maggiordomo, se per caso ci fosse una copia dei Libri di Bokoknon in giro per casa. Stanley finse di non capire di cosa stessi parlando. Poi borbottò che i Libri di Bokonon erano spazzatura. Poi si ostinò a dire che chiunque li leggeva sarebbe morto sul gancio. Infine me ne portò una copia presa dal comodino di Frank.

E mi ricordai del Quattordicesimo libro di Bokonon che avevo letto da cima a fondo la sera prima. Il Quattordicesimo libro si intitola: “Che speranze può nutrire un uomo ragionevole per l’umanità su questa terra, tenendo conto dell’esperienza dell’ultimo milione di anni?”. Non ci vuole molto a leggere il Quattordicesimo libro. Consiste in una parola e in un punto. Eccoli: “Nessuna.”

Recensito da Melania



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