Sappho e Alcaeus
Sono una coppia di mezz’età, affiatata, con due figli ormai quasi adulti, con una bella casa, ma con qualche problema dovuto alla routine che uccide la passione e alla scelta della lei di turno di rinunciare al lavoro per occuparsi di casa e bambini, salvo poi voler cercare una nuova strada che la porterà a qualche complicazione e a mettere a rischio un legame ventennale. Sono una coppia molto simile a tante coppie etero, ma sono due donne, Nicky e Jules, protagoniste de I ragazzi stanno bene, film a tematica omosessuale interpretato dalle due quasi veterane Annette Benning e Julianne Moore, alle prese con la normalità, nel bene e nel male, delle cosiddette famiglie arcobaleno.
I ragazzi stanno bene, diretto da Lisa Chodolenko, che si è fatta le ossa con il serial The L word, storia di una comunità di donne gay a Los Angeles, non è un capolavoro ma è un film che può aiutare a capire la realtà di nuove famiglie e persone, diverse ma simili per molti versi al canone di famiglia etero.
Non è la prima volta che il cinema si occupa di omosessualità femminile, ma è forse la prima volta che lo fa senza eccessive tragedie, mettendo in scena una normalità, con forse qualche stonatura, sarebbe stato molto più coraggioso e realistico proporre ad esempio un tradimento con un’altra donna (succede nelle migliori coppie gay!) e non con un uomo, ma è importante che sia stata lanciata la pietra in un film che esce dai festival del settore e si presenta al grande pubblico.
I film a tematica omosessuale negli anni sono stati diversi, ma dato che per una serie di ragioni sociali e storiche le donne gay sono meno visibili degli uomini gay, oltre che afflitte da una serie di pregiudizi che le vorrebbero tali a tempo determinato, sono forse meno noti di quelli relativi alla loro controparte maschili, anche se bisogna dire tutti piuttosto interessanti, anche se spesso tragici e poco consolatori.
In un’ideale videoteca saffica non può mancare Aimée e Jaguar, di Max Faberbock, purtroppo non reperibile in italiano, da mettere insieme ad altre pellicole sulle persecuzioni durante il regime hitleriano, struggente storia tra la moglie di un gerarca nazista e una giovane ebrea, per riflettere su una tragedia vista da un altro punto di vista.
Anche il recente Viola di mare di Donatella Maiorca presenta una storia d’amore tra donne nella Storia, nell’Ottocento siciliano, tra due giovani che daranno vita, per poco, ad una vera e propria famiglia: pare che la storia sia realmente accaduta, secondo quello che ha detto l’autore del romanzo che ha ispirato il tutto, Giacomo Pilati con il suo Minchia di re.
Ci sono riferimenti saffici in svariati film, da Il colore viola di Steven Spielberg a A proposito di donne di Herbert Ross, da Thelma e Louise di Ridley Scott a soprattutto Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet, ma ci sono poi film proprio incentrati sull’amore tra donne.
Un amore tragico, come quello raccontato nel dramma liceale L’altra metà dell’amore di Lea Pool o nel thriller fantastico Creature del cielo di Peter Jackson, ispirato ad un fatto realmente accaduto, o nel capostipite di molto cinema lesbico, Quelle due di William Wyler, ma non mancano a volte lieti fini, anche se magari ottenuti con una strada un po’ tortuosa.
In A mia madre piacciono le donne di Ines Paris una donna non più giovane scopre l’omosessualità dopo un passato da etero, in Kissing Jessica Stein di Charles Herman Wurmfeld la protagonista capisce forse il motivo per cui non riesce a trovare l’uomo giusto, in Imagine me and you di Ol Parker una quasi moglie capisce che non con un uomo che vuole passare il resto della sua vita, in Due ragazze innamorate di Maria Maggenti si assiste ad un’educazione sentimentale agrodolce tra fanciulle in fiore, in Bound dei fratelli Wackowski e in Mullholland Falls di David Lynch l’omosessualità si scontra con il thriller, in Go fish di Rose Troche si assiste alla nascita di una storia d’amore tra donne.
Non mancano famiglie e coppie collaudate: in Women, film ad episodi diretto da Jane Anderson, Martha Coolidge e Anne Heche si esamina il cambiamento del ruolo delle donne omosessuali dalla repressione del perbenismo anni Cinquanta, che nega il riconoscimento ad una vita di coppia durata oltre quarant’anni, alla finta liberazione dei primi anni Settanta in cui molte femministe non riconoscono come compagne le donne lesbiche, fino al desiderio di maternità e di una famiglia diversa ma simile all’inizio del nuovo millennio. Un’altra famiglia insolita e tutta al femminile compare in L’albero di Antonia di Marleene Goris, storia di un matriarcato in cui non manca l’omosessualità attraverso quasi mezzo secolo di storia olandese.
I ragazzi stanno bene può essere quindi lo spunto per capire come un modo diverso ma simile di essere donne è stato trattato dal cinema: un cinema che a volte ha reso tragico tutto l’insieme, ma che da un certo punto ha sottolineato la normalità e la normalità di certe scelte nella società, riflettendo i cambiamenti ma anche forse influenzandoli. E se in certi Paesi, Italia in testa, le coppie omosessuali devono ancora avere un riconoscimento giuridico mentre ormai sono state accettate a livello sociale negli ambienti più aperti, il cinema non può che aiutare, anche con una commedia divertente, forse un po’ troppo patinata, e a tratta non molto verosimile come I ragazzi stanno bene.




