“Il mito di Lady Oscar” di Elena Romanello

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La sua autrice è stata accolta in Italia, a Novello a giugno e a Roma ai primi di ottobre, come una diva da una vasta platea di giovani donne e uomini cresciuti con il suo personaggio più famoso. Riyoko Ikeda, classe 1947, che continua la sua attività di autrice di manga alla quale preferisce però anteporre la sua nuova passione come soprano leggero, è quasi stupita per come la sua Versailles no Bara, nota in Occidente come Lady Oscar, è ancora oggi amata e seguita da un pubblico che va da alcuni teen-ager che l’hanno riscoperta con i dvd e ai video su Youtube e magari anche grazie ai genitori, a professionisti quarantenni che non dimenticano le serate del lontano 1982 quando arrivò in Italia.
Più vicino alla sensibilità europea del romanzo d’appendice al femminile (inevitabile rievocare Dumas padre e la serie di Angelica) ma molto inserito nella tradizione degli shojo manga giapponesi, Lady Oscar è a tutt’oggi uno degli anime e manga più amati in Italia e non solo, uno dei più rappresentativi delle potenzialità di una forma d’arte per decenni sottovalutata e una delle vicende più amate nell’immaginario recente, tra storia, amore e morte.
Il tema della ragazza costretta a vestirsi da uomo qui per volere paterno e che grazie a questo riesce a vivere avventure ben diverse da quelle che avrebbe come donna in una società maschilista, è molto caro agli shojo manga, da Ribbon no kishi, noto da noi come La principessa Zaffiro di Osamu Tezuka in poi e deriva da leggende e tradizioni orientali, le stesse che sono alla base della storia di Mulan, diventata lungometraggio anche per la Disney. Ma questo tema c’è anche in Occidente, basti pensare a figure come Clorinda della Gerusalemme liberata, a Jolanda la figlia del corsaro nero di Salgari, al personaggio storico di Giovanna d’Arco, che non fu l’unica donna nella vita reale a prendere abiti maschili per combattere, fu solo più sfortunata.
La scelta dell’epoca, la Rivoluzione francese, adorata da Riyoko Ikeda, porta tantissimi fan di Oscar a diventare appassionati di Maria Antonietta e del Settecento: la ricostruzione storica è abbastanza impeccabile nei fatti narrati, un po’ meno dal punto di vista visivo, dove ci sono alcuni svarioni nella scelta dei costumi, delle armi e degli ambienti.
La vicenda, tra amore e morte, appassiona e avvince, e la scelta, abbastanza coraggiosa se vista con occhi occidentali, forse più scontata in un’ottica orientale, di rinunciare all’happy ending consolatorio, abbastanza improponibile visto che diversi personaggi chiave della vicenda sono comunque destinati a morire tragicamente, alla fine rende la storia ancora più riuscita, anche se obiettivamente tragica, visto che molti, anche qui in Italia, ricordano la morte di Oscar e del fedele André come un vero e proprio trauma.
Non c’è da stupirsi se a distanza ormai di quasi trent’anni dalla prima messa in onda su Italia 1 nella primavera del 1982 Lady Oscar continui ad attrarre pubblico, che nello specifico va a fare code chilometriche e a mettersi in cosplay per poter incontrare Riyoko Ikeda, ma che fa anche altro normalmente, tipo collezionare materiale in tema, che siano le vecchie edizioni della Fabbri, che pubblicò il manga censurandolo della parte finale e appiccicandoci un improbabile lieto fine o le ripubblicazioni più recenti del fumetto o i gadget, a volte costosi e introvabili ma decisamente imperdibili, o anche scrivere fanfiction sul web, incontrarsi in circoli, leggere libri su Maria Antonietta, rivedere le repliche su La 5 o i dvd.
Quando si dice un oggetto di culto si può pensare comodamente a Lady Oscar, anche per chi poi non ha continuato a seguire il mondo dei manga e degli anime e che oggi non è certo un frequentatore abituale dell’universo otaku in tutte le sue forme, dai forum alle gare cosplay. Ma Oscar ha saputo travalicare confini e generi, interessi specifici e passioni circoscritte, diventando una protagonista dell’immaginario con la sua storia, tra avventura e amore, segnata dal destino e per questo ancora più coinvolgente.
Ci sarà senz’altro un effetto nostalgia non da sottovalutare, quando risuonano le note dei Cavalieri del Re la commozione è quasi d’obbligo, ma c’è obiettivamente l’interesse e il merito di aver creato un personaggio che ha saputo diventare emblematico. Icona femminista o gay, protagonista di una struggente storia d’amore immortale, emblema di un mondo di cambiamenti che la travolge, porta tramite cui si scoprono gli shojo manga ma anche la storia di Francia: Oscar è tutte queste cose, oltre che un manga ed anime di successo, ancora oggi all’avanguardia come realizzazione e scelte d’animazione e regia, e magari più ricco di contenuti di altri più recenti, dove l’esigenza di vendere gadget e le animazioni computerizzate sono diventate più importanti di una trama decente.
Non si può dimenticare Lady Oscar, anche se si è cresciuti e magari ci si interessa ad altro, e non più al mondo dei fumetti.



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