Tra le cose “straordinarie” che ho visto a Buenos Aires c’è il Palacio Barolo, un edificio che si ispira nel disegno alla Divina Commedia di Dante, ed è stato inaugurato nel 1923 in occasione del seicentesimo anniversario della morte di Dante.
Progettato da Mario Palanti, architetto originario di Torino per il milionario italiano Luis Barolo, la sua pianta originale non è stata mai ritrovata: si crede che sia nascosta a Torino, in un luogo segreto.
Costruito in uno stile architettonico che mischia elementi del gotico veneziano e l’architettura religiosa dell’India, questo palazzo meravigliò dall’inizio i suoi contemporanei.
Gli esperti, come lo storico dell’architettura argentina Carlos Hilger, assicurano ch’è il miglior esempio locale della “architettura esoterica” degli inizi del secolo XX.
Nel libro “Arquitectos europeos y Buenos Aires, 1860-1940″, racconta che Palanti convinse Barolo dell’imminenza di una nuova guerra europea e della necessità di preservare qui le cenere di Alighieri, dato che nel 1921 si sarebbero celebrati sette secoli dalla sua morte.
Il piano dell’edificio e la sua distribuzione si fecero sulla base della sezione aurea e il numero d’oro, proporzioni e misure d’origine sacra che, per Palanti, si trovavano nella metrica del poema.
La divisione generale dell’edificio come nel poema, è in tre parti: Inferno, Purgatorio e Cielo. Il piano terra è l’inferno, i primi 14 piani sono il Purgatorio, i piani restanti sono il Paradiso, il faro rappresenta Dio.
Il grattacielo è dotato di undici ascensori, realizzati lussuosamente, dalle maniglie di ottone alle porte a serranda. Salirvi è un’esperienza unica perché gli scricchiolii durante l’ascensione sono piuttosto inquietanti.
Più che un edificio il Barolo è una leggenda. Le strane forme progettate da Palanti attraggono anche i cineasti: l’attore Christopher Lambert si rifugiava qui in una scena di “Highlander II” (1991).
Dopo il Barolo, Palanti fece costruire a Montevideo un altro edificio gemello -il Palazzo Salvo, di 26 piani- finché ritornò in Italia per offrire a Benito Mussolini i suoi servizi, senza successo. Secondo Hilger, l’edificio è pieno di riferimenti alla Divina Commedia. Le bugie del faro rappresentano i nove cori angelici e la rosa mistica. Sul faro c’è la costellazione della Croce del Sud, che si può vedere allineata con l’asse di simmetria del Palazzo Barolo nei primi giorni del mese di giugno alle 19:45. Il piano dell’edificio e la sua distribuzione si fecero sulla base della sezione aurea e il numero d’oro, proporzioni e misure d’origine sacra, che per Palanti, si trovavano nella metrica del poema.
La divisione generale dell’edificio come nel poema, è in tre parti: Inferno, Purgatorio e Cielo. Il piano terra è l’inferno, i primi 14 piani sono il Purgatorio, i piani restanti sono il Paradiso, il faro rappresenta a Dio.
Il numero di gerarchie infernali è il nove, come nove sono le volte d’accesso all’edificio, che rappresentano passi d’iniziazione. Ognuna delle volte ha frasi in latino presse da nove opere diverse, dalla Bibbia a Virgilio. La cupola si ispira al tempio induista Rajarani Bhudaneshvar (S. XII), dedicato alla religione Tantra, rappresentando anche l’unione tra Dante e Beatrice. I canti della “Divina Commedia” sono cento, come i cento metri di altezza dell’edificio. La maggioranza dei canti del poema hanno 11 o 22 strofe, i piani dell’edificio sono divisi in 11 moduli per fronte, 22 moduli di uffici per blocco. La altezza è di 22 piani. Questo complesso di numeri rappresenta il circolo, che era la figura perfetta per Dante. Le ceneri di Dante avrebbero riposato sotto la volta centrale, su un punto di bronzo nel piano terra, nel Passaggio Barolo. L’architetto Palanti creò per questo una statua di bronzo di 1,50 metro di altezza, “Ascensione”, che rappresentava lo spirito del poeta che appoggia i suoi piedi su un condor che lo porta al Paradiso. Insomma, Dante uscirebbe dal Purgatorio verso il Paradiso passando dalla Croce del Sud. Ma tutto questo non è stato possibile: le ceneri di Dante non uscirono mai dall’Italia.
Aldo Selleri
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