“Memorie di un nano gnostico” di David Madsen

Leggi un libro e resti colpito dalla sua trama, oppure è un personaggio a fissarsi nella tua memoria o nell’immaginazione; magari questo avviene per lo stile peculiare dello scrittore. Oppure ancora, leggere un libro significa per te individuare un percorso o un denominatore comune a trama, personaggi e stile, farlo tuo e leggere in funzione di quello; e poco importa se la tua interpretazione rispecchia verosimilmente o meno il messaggio o gli intenti dello scrittore: lo stesso libro è diverso per ogni suo lettore. A me capita sempre di scorgere un filo conduttore nei libri, e se questo non era previsto, se la mia è piuttosto un’imposizione dei miei schemi interpretativi ai testi…beh, spero che l’autore di turno non se ne risenta troppo!

Il percorso che ho individuato per questo libro si basa sulla contraddittorietà dei suoi personaggi. Prendi la voce narrante, ad esempio. Appartiene ad un nano, di nome Peppe, nato e cresciuto nei sobborghi della Roma del XVI secolo, e qui ha sofferto la sua aspra condizione di fisicamente minorato, socialmente emarginato e per di più solo al mondo, non potendo certo ritenersi la sua alcolizzata e malefica genitrice una figura affettiva nella sua vita.

Ma questa esistenza tapina viene sconvolta dall’iniziazione alla filosofia/religione gnostica, e poi dall’incredibile fortuna che ha nel diventare ciambellano nientemeno che di Sua Eminenza il  cardinale Giovanni de’ Medici, di lì a poco Sua Santità Leone X. Ed è proprio da questo momento che si manifesta la sua contraddittorietà. Il credo gnostico che abbraccia prevede morigeratezza, spirito di rinuncia, distacco totale dai piaceri secolari e carnali, poiché questi concernono un  mondo creato dal Male, da cui ci si libera solo con la morte del corpo, prigione dell’anima. Peppe è sinceramente devoto e convinto di questi precetti, eppure, in qualità di ciambellano del Papa, cede alle mollezze ed ai piaceri della ricchezza, debolezze come la gelosia nei confronti del suo benefattore al punto da offendersi se il primo arrivato, un certo Raffaello Sanzio, prende il suo posto d’onore a tavola! Ed è meraviglioso il modo in cui riesce ad amare spassionatamente lo stesso Papa, capo di quella Chiesa Cattolica che puniva gli eretici (quali erano gli gnostici) con il terribile braccio secolare dell’Inquisizione.

Ancor più stupefacente è il ritratto che Peppe fa di Leone X e della sua magnifica corte popolata da artisti e poeti, i quali rispecchiano la cultura e l’intelligenza di Papa Medici, ma anche da tanti approfittatori ed arrivisti, che ne riflettono la puerile ingenuità. Egli si commuove alla vista di un’immagine sacra, e giura guerra all’ultimo sangue ai detrattori della fede cattolica (primo fra tutti Martin Lutero), ma è più secolarizzato che mai, con il suo gusto per lo sfarzo e la peccaminosa pratica della sodomia.

Raffaello Sanzio, poi, è descritto come etereo, sognante, al di sopra delle terrene nefandezze, ma non di notte, cioè quando si trasforma in una creatura lussuriosa, brutale, insensibile, insomma un essere “umano, troppo umano”.

E ancora: il capo della confraternita gnostica, il “Maestro”, lucido calcolatore, benevolo e pietoso, si fa offuscare dall’ira e progetta una teatrale vendetta nei confronti dell’assassino della figlia, basandosi su calcoli cabalistici più simili a pratiche superstiziose che ai dogi della sua religione.

Oltre a questi straordinari personaggi ne incontrerai tanti altri, alla corrottissima corte di Sua Santità così come nella città eterna, e a Firenze, i cui cittadini non sono troppo stremati dai conflitti per rinunciare al circo degli “scherzi di natura”, e dove Leonardo Da Vinci cava gli occhi ai cadaveri per indagare il funzionamento della vista.

E ben presto, tra una festa religiosa e il rogo di un eretico, ti ritroverai ad avere la sensazione di passeggiare per i quartieri di Trastevere, contemplando l’abiezione umana, ma anche pervaso da un po’ di sana, pura, saggezza gnostica.

“certo che la corte papale è corrotta, e con ciò? Nessuno se ne meraviglia. È corrotta da tanto tempo che nessuno riesce a ricordare un’epoca in cui non lo fosse, né a figurarsi che non lo sia sempre stata. Disquisire sul perché e sul percome, come sembra fare questo Lutero, è come chiedersi perché il sole è caldo o perché l’acqua è bagnata, e tentare di far sì che sia altrimenti. Futile. Vanitas vanitatum.”

“guardatevi bene attorno. Osservate questo mondo con senso critico, onesto, senza pregiudizi. Guardate la sofferenza, la miseria, tutto il male che questo mondo racchiude e domandatevi: Dio ha veramente creato tutto questo? Potreste forse scoprirvi gnostici anche voi.”

Recensito da Melania

2 total comments on this postSubmit yours
  1. interessante

  2. questo libro è eccezionale, lo consiglio a tutti

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