“Quando il Vesuvio eruttò nel Sud del mondo…” di Alessandro Bonvini

bandiera garibaldi mlk

C’è stata una volta, distante nel tempo e lontana dalle passioni, che il Vesuvio eruttò: ma lo fece dall’altra parte del mondo. Quella volta il suo scoppio non portò né lapilli, né cenere. La scintilla battagliera scoccò l’8 febbraio del 1846 tra le pianure del Salto in Uruguay. Il Vesuvio da quelle parti, come spesso accade in altri luoghi, lo avevano portato gli italiani. E quella volta gli italiani avevano deciso di porre il maestoso vulcano a simbolo della loro lotta. Allora il Vesuvio comparve su un fondo nero, mentre sputava lava rossa di fuoco al centro di una bandiera emblema di quella che si sarebbe chiamata la Legione Italiana.

In quegli anni di formidabili passioni, l’Italia era terra di divisione e repressioni piegate da monarchi e diplomazie conservatrici. Napoli, strabordante capitale del Regno, soffriva delle sue ataviche storture, tra il parassitismo della corte e l’arrangiarsi dello sterminato sottoproletariato. Un ribollire di vicoli e miseria, custoditi appunto dall’immaginifico vulcano.

Altra epoca apparivano i tempi in cui non solo il Vesuvio, ma la città, o meglio una parte di essa, aveva eruttato contro i signori della corona in nome della libertà. In quell’Italia però, le formidabili passioni che si azzardavano a immaginare una terra unita e democraticamente governata, erano soffocate dalla violenza dei monarchi dell’epoca. Così la fuga restava per alcuni l’ultimo appiglio valido per vivere e per sperare nella libertà dei popoli, in quello che all’epoca era un ideale romantico.  Terra di impavidi naviganti e di porti ribelli, tra il 1820 e il 1848 la nostra Penisola vide partire clandestinamente migliaia dei suoi giovani migliori, e tra questi non pochi scelsero l’America del sud. Da quei lidi così lontani continuarono a lottare per quella patria che non c’era e la libertà ancora tutta da conquistare. Nella primavera del 1843, per sostenere le truppe di Rivera contro il tiranno Oribe, centinaia di italiani con la camicia rossa decisero di seguire il colonnello Giuseppe Garibaldi e con lui di lottare per difendere il paese sud americano dall’oscurantismo assolutista, sventolando la bandiera col Vesuvio al centro.

La Legione e i suoi uomini divennero subito epopea, e quella della difesa di Montevideo si fece presto storia di sangue e di battaglie: << una nuova Troia>>, come descritta da Dumas, in pericolo e da proteggere come un fortino.

Il volontarismo politico e militare di quelle azioni fu il risvolto di imperturbabili passioni: << non cambierò la mia condizione di legionario per tutto l’oro del mondo!>> aveva promesso il colonnello ai suoi uomini.  L’8 febbraio 1846, un manipolo di italiani guidati da Giuseppe Garibaldi diede prova di intrepido coraggio. Impreparati al contrattacco e colti di sorpresa da quasi mille uomini dell’esercito avversario, al possibile sbaraglio dello sfondamento, opposero una tenace resistenza difendendo con successo le vie d’accesso alla città di Montevideo. La battaglia diede così lustro a Garibaldi e alla legione italiana raccolta sotto il simbolo del dirompente e mai lontano Vesuvio.

“Non si nasce invano ai piedi di un vulcano” diceva Jorge Pilar… La terra forgiata dal fuoco è tempra dell’incandescente elemento, e come lui non può essere oppressa e imbrigliata da alcuna mano. Proprio come la libertà!

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