Percorro la strada costiera che porta alla mia città.
Alla mia destra, cinquanta o sessanta metri più in basso, il mare. La costa vera e propria non la vedo perchè è a strapiombo, ma so che è fatta di grigia roccia calcarea ricoperta completamente da alberi di decine di varietà diverse, nate dai semi che il vento e le navi hanno portato da chissà dove.
Anche nella vegetazione, in questo angolo di mondo, si denota la varietà, la commistione e la coesistenza che sono tipiche di questo luogo.
Alla mia sinistra c’è il versante montuoso, anch’esso fatto di pietra e alberi e dove la parete è più ripida ci sono le reti di contenimento che servono a proteggere la strada sottostante dalla caduta dei massi. Di tanto in tanto si vede qualche casa di lusso immersa nel verde.
Il mare è punteggiato di barili galleggianti per la miticoltura e tra quelli si aggirano le piccole barchette che si occupano di mantenere, curare e raccogliere – quando è il momento – i mitili.
Da questa altezza le navi alla fonda sembrano piccolissime, ma sono petroliere e navi container decisamente grandi; qualcuna è agganciata ai rimorchiatori che le accompagna verso il porto su fondali sicuri. Ci sono anche le piccole motonavi che fanno servizio passeggeri e lasciano la loro scia bianca sulla superficie dell’acqua.
La strada in alcuni tratti è fiancheggiata da alberi e cespugli e il mare sparisce per apparire solo di tanto in tanto fra gli spiragli nella vegetazione. Lungo tutto il versante del mare ci sono i parcheggi, non troppo invadenti, e le stradine che portano ai numerosi stabilimenti balneari a pagamento, ognuno con una sua peculiarità che ne fa la meta di varia tipologia di bagnanti, sul lato del monte invece, ci sono strade e stradine che portano ai paeselli che sono arroccati sul monte.
Circa a metà della Strada Costiera (… nome evidentemente partorito da mente lapalissiana) si entra in una galleria naturale fatta di pietra, che sembra minacciare frana da un momento all’altro sulle macchine che passano, ma è li da così tanto … forse centinaia di anni ed ha una particolarità : quando la si percorre, nel senso contrario a quello che sto percorrendo io, c’è una roccia che ricorda il profilo di Dante Alighieri.
Man mano che mi avvicino alla città si iniziano a vedere i primi segni dell’attività umana, tutti sul versante del mare. Si incontra il primo ristorante – una volta famoso per il cibo e il panorama e poi famigerato, poiché la curva che prende il suo nome è stata testimone di molti incidenti, tanti mortali.
Proseguendo sempre in mezzo al verde, fra continue e lunghissime curve, si inizia a vedere in lontananza il profilo di Trieste.
In alto a sinistra il tempio di Monte Grisa, con la sua stranissima forma – sembra un enorme formaggino tronco della cima, molto avveniristico per gli anni in cui è stato costruito – e un pò più avanti si comincia a vedere la sommità del ‘Faro della Vittoria’ con la statua alata sulla cima.
Proseguendo ancora si trova un grande albergo che scende verso il mare e poi una strada che porta a Grignano, dove c’è il primo porticciolo, un altro stabilimento balneare, tre ristoranti e uno degli ingressi del castello di Miramare. Una vecchia discoteca ormai abbandonata si aggiunge alla vista col suo parcheggio.
A questo punto si entra nella prima di due brevi gallerie; all’uscita della seconda sulla sinistra c’è il Centro di Fisica Avanzata che è sia una scuola che un istituto in cui i migliori scienziati del mondo vengono per studiare, insegnare, sperimentare.
Mentre proseguo sul percorso, la strada si fa lievemente in discesa e a destra si vede il simbolo di Trieste, un’enorme alabarda bianca su uno scudo rosso composta da sassolini, piante e fiori.
La varietà di paesaggi è tale che ci si rende conto con sorpresa che, senza rendercene conto, siamo arrivati al livello del mare!
Il lungomare è una passeggiata lunghissima che consente di poter stendere un telo da mare e godere del sole e poi tuffarsi … noi triestini siamo gente strana! ci piace fare il bagno vicinissimi alla strada, sebbene protetti da un largo marciapiede, da cespugli ed alberi; mentre, a portata di necessità, dall’altro lato ci sono bar, ristoranti, gelaterie, frittolini e case di tutti i tipi.
Un piccolo porticciolo è usato dai pescatori e da lì iniziano i “Topolini” : una serie di piattaforme identificate con i numeri al di sotto delle quali ci si può cambiare, riposare, mangiare, fare la doccia…tutto ciò che si vuole. E sono gratuiti.
Come per le spiagge, ogni “Topolino” ha una sua fauna caratteristica: i più lontani dalla città sono meta dei giovanissimi mentre più ci si avvicina a Trieste più si alza l’età dei frequentatori. Finite le piattaforme, i bagnanti diventano più eterogenei e bambini, giovani, adulti danno vita a commistioni di varia umanità. Là inizia la pineta che separa la strada da un altro lungomare come fosse un’isola verde, dove trovare i giochi per i bambini, bagni pubblici, baracchini che vendono gelati e bibite, reti da pallavolo tirate da un albero all’altro, fontanelle e, ovviamente, pini di tutti i tipi.
Da qui in poi la strada si fa più larga e diviene ingresso ufficiale della Città: quattro larghe corsie, che nonostante la capienza, d’estate sono congestionate dal passaggio di turisti e cittadini e sotto il ponte di metallo della ferrovia si arriva sul viale che porta alla stazione centrale di Trieste. Di rimpetto, sfacciata, c’é Piazza Libertà che si fregia della statua della Principessa Sissi ed il Teatro, che una volta era la stazione degli autobus, da cui quelli partivano per raggiungere ogni angolo della regione.
Questo è l’ingresso di Trieste.
Molto ho tralasciato, ma spero che questa mia descrizione sia piaciuta e susciti la voglia di visitare questa bellissima città fatta di contrasti e assimilazioni, anche improbabili ed azzardate.
Ancora una piccola cosa: Trieste ha più di mille anni e da qui sono passate tutte le genti del mondo e ognuna ha lasciato testimonianza – costruzioni, idee, parole, mentalità, religioni, colori, arte – e tutte convivono e si amalgamano rendendo questa città diversa ad ogni giro di angolo.
Solo un consiglio: vederla per crederci e viverla per iniziare a capirla.
In carica...



















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