“Street fashion: la moda di tutti i giorni” di Francesco Balestri

Bentornati su HydeFashion, la rubrica che parla di moda! Vorrei cominciare con questo nuovo pezzo ad entrare un po’ nello specifico del mondo modaiolo. Nel precedente articolo, uscito nel numero Zero di HydePark, ho cercato di fare qualche distinzione tra i diversi usi della moda, ponendo l’attenzione sulla moda da passerella e la street fashion. Stavolta vorrei spostare l’attenzione dei lettori sul quest’ultima. Che cos’è la street fashion?

Letteralmente significa “moda di strada”, ma il particolare accostamento di queste due parole fa scaturire interessanti spunti su cui riflettere. La prima parola è moda, e al suono di essa tutti noi abbiamo ben chiaro che cosa sia o a quali nomi famosi possa richiamare. La seconda invece è strada. La strada, essendo un qualcosa che da sempre ha avuto un certo peso nel corso della storia e che precede il periodo in cui le persone dell’alta società hanno iniziato ad interessarsi al modo di vestire, fino ai giorni nostri, è un luogo intriso di storie e di avventure che mette a contatto i più svariati tipi di persone. Per questo motivo ha sempre saputo, e sa tutt’ora, adattarsi a ogni sorta di cambiamento.

Questo tipo di moda, che ad un primo impatto sembra avere un nome quasi dispregiativo e poco invitante e legato a chissà quale stile ricercato, in realtà è molto semplice e libero più di molti altri stili proposti altrove. Senza rendercene conto, ogni volta che passeggiamo per le vie della nostra città, ci passano vicino un sacco di persone che si portano dietro un bagaglio infinito di informazioni. Volendo sfatare un mito potrei dire che “l’abito fa il monaco”, un proverbio che di solito viene usato per indicare uno sbagliato modo di vedere chi ci circonda e giudicarlo solo in base a come è vestito. Purtroppo è una di quelle cose su cui noi non possiamo intervenire e anche se non è molto educato, tutti quanti, in buona fede magari, esprimiamo un primo giudizio in base a quello che vediamo, essendo la vista il primo organo sensoriale che utilizziamo e quello che prima degli altri ci orienta.

La street fashion non ha quindi un proprio stile e, come già accennato prima, è un tipo di moda che si affida quasi completamente all’estro e alla fantasia di ognuno di noi. L’articolo più usato e in vita è sicuramente il jeans. Ha la particolarità di essere semplice ed estremamente versatile, esso infatti viene portato su quasi tutti gli abiti di colori e dimensioni (felpe, cardigan, camicie, canotte, giacche a vento, t-shirt ecc.), su ogni tipo di calzatura e accessorio. C’è poi chi non volendo creare una netta distinzione tra abiti griffati e qualcosa di meno costoso, mischia entrambi dando vita ad uno stile ancora diverso. Questo il più delle volte salta all’occhio proprio grazie all’unione di qualcosa di riconoscibile per averlo visto in tv o su una rivista, come ad esempio una giacca di Burberry, e qualcosa di più anomino, come il pantalone in jeans trovato al mercatino dell’usato dietro casa. Ci sarebbero numerosissimi se non infiniti esempi da poter fare basta solo avere un minimo di occhio, ecco che una comunissima passeggiata in riva al mare può diventare un “tuffo” nel mondo della street fashion.

Ciò che mi piacerebbe fosse chiaro è che questo tipo di moda non si sceglie. Si è. Anche coloro che considerano tremendamente noioso girare per le vie del centro guardando le vetrine dei negozi, inconsapevolmente fanno e sono moda. Ed è proprio questa la cosa affascinante. Pur disprezzando coloro che fanno attenzione a come si vestono e a come spendono i propri soldi per apparire in un certo modo, portano essi in giro una loro moda, un carattere, un modo di muoversi e un modo particolare di dar vita a quei tessuti, pregiati o meno.

Invito quindi tutti coloro a non disperare se per il momento non possono permettersi qualcosa di costoso o pensano che la moda sia qualcosa di così inarrivabile. Perché non vi guardate attorno? La moda potrebbe tendervi la mano senza che voi ve ne accorgiate!

1 comment on this postSubmit yours
  1. mi riaffiora un ricordo vivido di quando studiavo Fashion Sociology all’Alfieri con Bechelloni, prepravo la tesi. Trickling Down Theory, era il 1993. ora, nel 2009, chi fa moda trae ispirazione dalla “strada” (sia letteralmente sia il proprio target di clientela), a meno che non sia un Kaiser come Karl Lagerfeld che trae ispirazione da Coco e non vuole proprio che diventi “Street Fashion”.

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