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Anche “il profeta” entra a far parte della lunga lista dei tecnici esonerati dal vulcanico presidente
Cosa accomuna Giovan Battista Fabbri e Delio Rossi? Sicuramente non l’età, visto che i due allenatori sono divisi da 34 anni di differenza. 34, come i tecnici esonerati da Maurizio Zamparini da quando quest’ultimo ha messo piede sul pianeta calcio. Una lista lunghissima, della quale Fabbri ne è stato l’antesignano, nel 1987 al Venezia, primo club calcistico gestito dal “re dei centri commerciali” friulano. Che poi trasferisce baracche e burattini, nel 2002, a Palermo: città nuova, ma vecchia passione per gli esoneri, di cui Delio Rossi è (per il momento) l’ultima “vittima”, sportivamente parlando, in ordine di tempo. Ecco svelata, quindi, l’analogia tra “Gibì” (così come viene soprannominato Fabbri) ed il “Profeta”, appellativo che accompagna Rossi sin dalla vincente esperienza al timone della Salernitana: l’essere licenziati anzitempo da Zamparini, appuntamento divenuto quasi fisso, e per questo dato sempre più per scontato, da tifosi e addetti ai lavori. Un valzer che nel corso degli anni ha coinvolto tanti altri tecnici famosi, come Zaccheroni, Spalletti, Prandelli e…Guidolin, il quale più di tutti ha sperimentato le bizze “zampariniane”, venendo più volte assunto, sollevato dall’incarico e richiamato alla guida del Palermo tra il 2004 e il 2008. Ironia della sorte ha però voluto che proprio Guidolin, oggi mister di una sempre più strabiliante Udinese, ponesse fine all’era di Delio Rossi, infliggendo un clamoroso ed umiliante 0-7 ai palermitani, peggior sconfitta di sempre dei rosanero al “Barbera”. Un tuffo nell’incubo, molto diverso dal tuffo nella fontana del Gianicolo fatto da Rossi nel 2006, quando sedeva sulla panchina della Lazio, per festeggiare un derby vinto. Incubo per Rossi,ma al tempo stesso assist involontariamente fornito da Guidolin a Zamparini, il quale ha prima ridotto ad un simbolico 1%, poi sciolto definitivamente ogni dubbio sull’anticipare o meno il divorzio da Rossi, comunque previsto per fine stagione. Dunque un epilogo dal gusto amaro per un “matrimonio” che era iniziato il 23 novembre 2009, dopo il licenziamento di Walter Zenga, rimasto alla guida tecnica per sole 13 giornate ed incapace di dare al Palermo il salto di qualità chiesto da Zamparini. Miglioramenti che invece, con Delio Rossi in panca, sono cresciuti esponenzialmente: il “profeta”, rileva una squadra depressa e dodicesima con 17 punti, trasformandola in una compagine vincente e capace di ambire ad un posto in Champions League. Il Palermo centra successi prestigiosi in casa di Milan e Juventus, mentre al “Barbera”, i rosanero conoscono solo una parola: la vittoria. Solo l’Inter pluricampione e la Sampdoria riescono a strappare un pareggio, che nel caso dei doriani si rivelerà però fondamentale per la conquista dell’ultimo piazzamento utile per l’Europa delle stelle, a scapito proprio dei siciliani. Il Palermo deve così “accontentarsi” dell’Europa League, raggiunta totalizzando 65 punti, record dei rosanero in Serie A, merito in larga parte della “cura” di Rossi. L’avvento del tecnico riminese ha esaltato le “bocche da fuoco” dell’attacco palermitano, ovvero Miccoli, Cavani, Hernandez e Pastore, che con i loro gol ed invenzioni, unite all’apporto del resto della squadra, hanno portato il Palermo ad avere una media punti di altissimo livello (1,92 punti a partita). Zamparini sembrava aver trovato in Delio Rossi, finalmente un tecnico capace di guidare per lungo tempo la sua“fabbrica di campioni” rosanero, e sospendere per lungo tempo la carriera di “mangia-allenatori” del presidente. Il rapporto, invece, all’inizio di questa stagione, scricchiola già dal primo turno di Europa League, dove il Palermo, dopo aver vinto agevolmente 3-0 all’andata, ha rischiato, nel match di ritorno, la rimonta dagli sloveni del Maribor. Zamparini, che nel frattempo aveva venduto il difensore Kjaer al Wolfsburg e soprattutto Edinson Cavani (ora Matador di Napoli), iniziò a lamentarsi degli errori del reparto arretrato, contestando a Rossi di non riuscire a porre rimedio a ciò. Certo il profeta, da buon “discepolo”di Zeman, è amante di un calcio spregiudicato, che porta inevitabilmente a prestare maggiormente il fianco nella fase difensiva. Inoltre, per rimpiazzare Kjaer, nel rispetto delle logiche societarie volute, per certi versi giustamente, da Zamparini, sono arrivati giovani di prospettiva come Munoz ed Andjelkovic, i quali hanno ancora bisogno di tempo per integrarsi nei meccanismi di squadra. Inizia il campionato 2010-2011 ed il Palermo, illuminato dal solito Pastore, ma anche da scommesse azzeccate come lo sloveno Ilicic, proveniente proprio dal Maribor, chiude il girone d’andata più o meno in linea con le aspettative, ad un solo punto dal quarto posto. Le acque tra Zamparini e Delio Rossi, però, si agitano nel girone di ritorno: la tempesta inizia a San Siro, dove il Palermo nel primo tempo è avanti 2-0 sull’Inter, salvo poi farsi rimontare e superare nella ripresa dai nerazzurri. Il dopo partita mette in mostra tutto il disappunto del presidente rosanero, il quale oltre che con la sfortuna, se la prende anche col proprio allenatore, colpevole di aver inserito, a doppio vantaggio acquisito, un centrocampista (Kasami) e non un difensore, al posto di Miccoli. All’ennesima accusa di essere troppo “offensivista”, Delio Rossi passa al contrattacco, stavolta verbale e non frutto di uno schema “Per il presidente sono uno zemaniano? Per me è un complimento, la fase difensiva può farla qualunque allenatore, mentre saper fare quella offensiva non è da tutti”. Le successive vittorie con Juventus e Lecce paiono riportare il sereno, ma a far risalire i livelli di ira del presidente ci pensa la prestazione della squadra rosanero contro la Fiorentina, che espugna il Barbera per 2-4. Zamparini esplode, non usando giri di parole per definire Rossi un cretino, aggiungendo che “Se abbiamo perso è tutta colpa dell’assetto difensivo deciso da Rossi. Io gli voglio bene. È un grande allenatore ma deve aggiustare questa difesa”. La retroguardia, però, continua a non funzionare,e con essa il resto della squadra, arrivando così al pesante “cappotto” cucito dall’Udinese, che accompagna Delio Rossi al capolinea della propria intensa, ma non lunghissima avventura palermitana. Al suo posto Serse Cosmi, tecnico abituato a lavorare con presidenti “dall’esonero facile” (Gaucci, Spinelli e Preziosi), ingaggiato come traghettatore fino a fine stagione, ma che spera di…tenere l’ancora fissata più a lungo possibile nel Golfo di Mondello.




