Pensieri — 3 dic ’09 07:27

“Bianco Relativo” di Rolando Giancola

Oggi -10 aprile 2009- Benedetto XVI ha celebrato una messa in memoria delle vittime del terremoto de L’Aquila, dando conforto a migliaia di credenti circa il fatto che “il volto di Gesù,  intatto e presente, riluce speranza in ognuno di noi”. Deframmentiamo:
Oggi -10 aprile 2009- un uomo vestito in modo appariscente si è affacciato da un balcone e ha proferito da un microfono alcune parole circa un terribile cataclisma che ha da poco causato dei disastri presso L’Aquila. E’ stato un discorso di tipo consolatorio, conclusosi con un asserzione circa il fatto che il volto di un certo Gesù di Nazareth -figura storica di dubbia esistenza- fosse intatto ed infondesse speranza nei cuori di un imprecisato ‘ognuno di noi’. A giudicare dagli applausi che hanno seguito, pare sia stato un discorso particolarmente efficace. Deframmentiamo ancora:
In un giorno che convenzionalmente chiamiamo ‘oggi’ (e che la progressiva nomenclatura del tempo operata nel corso della storia ha portato a indicare come ’10 aprile 2009′), alcune migliaia di esemplari della specie umana si sono recati al cospetto di un sol uomo, le cui corde vocali hanno generato dei suoni che -per ragioni di codificazione linguistica- hanno felicemente e senza intoppi raggiunto i timpani dei presenti, inviando segnali neurali che, percorsa la via alta dell’apparato cerebrale, hanno subito raggiunto l’amigdala e altri circuiti della via bassa, generando in ognuno una sensazione detta ‘di conforto’. Percepito l’impulso, la via alta ha razionalmente deciso di ricambiare l’oratore inviando ulteriori segnali agli arti superiori, sino alle mani, ordinando loro di compiere un sonoro applauso.
Come vedete, non è facile stabilire in maniera oggettiva cosa sia successo oggi, 10 aprile 2009. Ciascun evento è osservabile da un numero di prospettive pressoché infinito. Ciascuno di noi, percependo il mondo, sceglie seppur inconsciamente un punto di vista particolare, scaturito da una pluralità di fattori (la sua esperienza, le sue letture, i suoi valori e quant’altro). Riflettendo, ciascuno combina in maniera differente le svariate tonalità presenti nella coscienza e da esse ricava un ‘colore’. I colori sono molteplici, infiniti, nell’ampio spettro del nostro ‘arcobaleno sociale’. Nell’atto del dialogo, gli interlocutori combinano le proprie asserzioni in una misura direttamente proporzionale al grado di apertura di ognuno nei confronti dell’altro. Quando l’apertura è totale, da due tonalità ne vien fuori una terza più ampia, che abbraccia, comprende e razionalizza le due precedenti. A sua volta, la tonalità nuova si fonde con altre, e poi altre ancora, e ancora. Secondo una mia fede personale, vi sarà un punto di arrivo, una sorta di completezza tonale a cui l’uomo giungerà solo e soltanto tramite la pratica testarda ed indefessa della comunicazione face to face.
Dall’affascinante sfaccettatura del molteplice, si giungerà alla completezza unitaria dello psico-tutto, che è per me una maniera più complessa per definire ciò che le partecipanti ai provini di Miss Italia auspicano come ‘pace nel mondo’.
Chi può favorire tutto ciò? Nessuno, a parte l’umanità stessa, col suo comprendersi, ascoltarsi e privarsi di gabbie. Cosa può ostacolare (anzi, ostacola) questo meraviglioso processo di fusione perfetta? I fattori sono molti, anch’essi frutto dell’uomo, del suo lato ‘oscuro’, gerarchico, totalitario.  Esso comprende tutto ciò che spinge la nostra coscienza a considerare una certa definizione della realtà come vera a priori, indubitabile, non da esplicare, ma da imporre o subire. Tale visione non riguarda solo i totalitarismi in senso politico, ma penetra ogni interstizio della nostra realtà quotidiana, ogni aspetto del nostro relazionarci al prossimo. In altre parole, il ‘nero’ è ovunque.
‘Nero’ è un espressione perfetta per definire non solo il fascismo, ma qualunque altra forma di dittatura, governativa e interiore. Se dalla fusione organica di ogni nostra sfumatura psichica scaturirà il ‘bianco’, il ‘nero’ è conseguenza di un processo speculare, simmetricamente negativo, frutto di un quid oscuro e colmo di mistero, che ci spinge a delegare le nostre scelte a leaders, uomini forti, simboli; che ci spinge a trovare conforto in una religione, anziché in una persona.
Che ci tiene incollati davanti a uno schermo in attesa che qualcosa piova dall’altro.
Che oggi, 10 aprile 2009, ci porta, al cospetto di una tragedia, ad ascoltare -orecchie tese e cuore in mano- le parole di un uomo per il quale dare conforto non è un dovere, né un valore, ma uno strumento di potere come tanti (troppi) altri.

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