L’ultima volta che vidi il suo volto fu una sera lontana. Vidi il suo volto su una scrivania, freddo……….
Vidi le palpebre semichiuse, un sorriso che si allargava, un po’ più di quanto ricordavo. Vidi un giorno di sole, poi tornai a fissare il suo volto; vidi il buio, poi tornai a fissare quel volto. Mi chiedevo perché solo io potevo vedere il buio.
La voglia di continuare a odiare, maledetta.
Ripresi a fissare quel volto, era troppo bella per non parlare, proprio ora che avevo bisogno della sua calda voce, quella voce che avevo sempre odiato. Troppo bella anche quella voce.
Non ricordavo una sola parola, nemmeno una, ma sapevo ne aveva urlate tante mentre io pugnalavo i miei sogni.
Vaga certezza, tolsi il suo volto dalla mente, ecco cosa dovevo odiare.
Mi restava un’ultima cosa da fare: sentii il freddo della cornice sotto le dita ancora calde del sangue. La posi sul viso della mia sconosciuta madre, mi allontanai, implorai si fermasse il tempo mentre ammiravo la mia arte.
Ora sorrideva, gioiosa, fredda e gioiosa in un altro tempo, mentre il buio si allargava nella stanza.
L’avevo odiata, ora l’avevo ammazzata. Mia madre era solo troppo bella.










In carica...



















Odio, dettato da un amore morboso?