Sono qui per l’ennesima notte al lavoro.
Tutto procede piattamente mentre le macchine col loro rumoroso ronzio continuano imperterrite ed incuranti a svolgere il loro compito.
Le turbine ronzano come enormi api arrabbiate.
I vecchi compressori gridano sotto sforzo dando l’impressione di voler respirare con un pò di più calma, quasi rantolando.
Le acque industriali continuano a fluire nel loro circolo chiuso in un cerchio senza via di fuga, come un cane impazzito che vede un nemico nella sua coda e cerca furiosamente di prenderlo senza raggiungerlo mai.
Le luci artificiali ai vapori di mercurio, dall’alto della loro posizione sparano la loro luce bianco-azzurra su ogni cosa cancellando le ombre e rendendo tutto piatto e senza profondità.
Ogni tanto una di esse si spegne e lascia una piccolissima zona di capannone leggermente più buia.
Poi si riprende e ritorna alla carica, prima con dei lampi irregolari, e poi sempre più convinta della sua luminosità, rimuove quel piccolo pezzo di zona più scura .
Il carroponte se ne sta fermo, ancorato alle sue rotaie a venti metri d’altezza.
Immobile con i suoi enormi ganci che pendono dondolando lentamente, non per il vento, ma per le vibrazioni delle macchine sotto di lui.
Il pavimento di metallo e cemento è ricoperto da una polvere finissima che ad ogni minimo spostamento d’aria si alza di qualche centimetro e se ne va più in la.
Sembrano piccolissime tempeste che si muovono senza trovar niente da spostare o distruggere.
Tutto in giro, come se fossero stati sparsi a caso, decine di quadri elettrici pieni di lucine rosse e verdi che a volte si spengono e poi riaccendono.
E, come tante piccole guardie in uniforme rossa disposte nei punti strategici, un considerevole numero di estintori di tutte le forme e dimensioni.
Ad intervalli regolari delle forme che sembrano persone vagano attorno alle attrezzature prendendo dati e scrivendoli su dei registri.
Poi, come sono apparse, cosi se ne vanno, camminando lentamente.
Talvolta qualcuno corre per effettuare una riparazione al volo o una qualche regolazione e poi anch’esso sparisce.
Tutti gli operatori sono al loro posto a controllare che il lavoro e la produzione siano regolari, che vengano rispettati i tempi delle varie operazioni.
E’ notte o giorno?
Non ha nessuna importanza, sarebbe uguale.
Nella mia cabina faccio il mio dovere e guardo il mio collega che sta riposando con gli occhi chiusi e la testa leggermente reclinata, ma non sta dormendo.
Lo capisco dal suo respiro e so che non lo farebbe perchè l’emegenza è sempre dietro all’angolo; non si sa mai.
Uomo previdente.
Le ore passano lente.
Per fortuna ho la mia donna che mi scrive e mi fa passare più leggemente questa lunga notte.
Mi racconta un sacco di cose, anche di quanto mi ama e di come vorrebbe che fossi li con lei ed io ricambio.
Cosa ci sarebbe di meglio da fare di notte se non stare a letto con la donna che ami?
Esco sul pianerottolo, rigorosamente di metallo anch’esso, per fumare una sigaretta e prendere un po’ d’aria.
Fuori piove.
Le fiaccole bruciano quantità di gas enormi creando fiamme alte anche quindici metri che, tremolanti, fanno muovere le ombre intorno.
Tutto ciò che vedo è lucido d’acqua e riflette le luci elettriche sparse ovunque mostrando i profili illuminati dei macchinari all’esterno.
Ogni tanto passa uno degli enormi camion che portano materiali ferrosi e altro illuminando coi suoi fari la pioggia che cade dritta verso terra.
Mentre il fumo esce lento ed azzurro dalla mia bocca, il nastro trasportatore di minerali salta un rullo, dà un colpo e riversa parte del suo carico creando una nuvola di polvere proprio sopra alla mia testa.
La vedo, butto la sigaretta non del tutto consumata,e rientro prima che mi arrivi addosso.
Il mio collega è sempre li.
Non si è mosso.
Forse si è addormentato, ma lo lascio in pace.
Se succede qualcosa lo sveglierò.
Le ore continuano a passare con il loro ritmo relativo.
Si avvicina il momento di andare a casa, finalmente.
Faccio gli ultimi controlli per assicurarmi che sia tutto in regola, riempio il registro con una marea di dati che difficilmente qualcuno guarderà mai e mi dispongo ad aspettare il collega che mi darà il cambio.
I computer sono sempre accesi e noto che ormai i monitor si stanno rovinando.
Mi riprende la voglia di fumare la mezza sigaretta che ho buttato via per colpa del nastro, ma resisto.
La fumerò andando via.
Arriva l’ora di andarsene e con essa il mio collega che mi da il cambio.
Lo saluto, gli comunico se ci sono stati problemi o variazioni, mi saluta e me ne vado.
Camminando verso lo spogliatoio vedo le donne che vanno ad aprire la mensa.
Vestite bene e con l’ombrello aperto.
Sta ancora piovendo e le strade sono piene di pozzanghere.
I camion e le macchine di servizio sembrano dei motoscafi quando passano su quelle più profonde schizzando acqua e fango ovunque.
Arrivo finalmente a destinazione.
Mi spoglio, faccio la doccia, mi rivesto e finalmente torno a casa.
Trovo la mia amata che dorme ancora, russando leggermente.
La guardo, mi chino a darle un bacio e poi vado a prepararle la colazione per quando si sveglierà.
Lei si alza dopo un pò, fa le sue cose e poi beviamo il caffè insieme parlando di come è andata la mia notte e di come sarà la sua giornata.
Poi le dò un lungo bacio di arrivederci a dopo, la accompagno alla porta e finalmente vado a dormire anch’io.
Anche questa notte è passata e domani ce ne sarà un’altra…speriamo che piova.
In carica...



















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