“La favola: genere letterario per grandi e per piccini” di Emilia Sensale

La favola: genere letterario per grandi e per piccini, per chi sa interpretarla e per chi vuole semplicemente sognare

Ogni favola è un gioco
che finisce se senti
“Tutti vissero felici e contenti”.
Forse esiste da sempre,
non importa l’età,
perché è vera soltanto a metà!
Edoardo Bennato

Il termine “favola” deriva dal vocabolo latino “fabula”, originario a sua volta del verbo “fari” (“raccontare”), ed indica una narrazione di fatti inventati, scritta in prosa o in versi. La parola “favola” ha la stessa etimologia del termine “fiaba”, ma i due generi letterari sono diversi: gli ambienti e i personaggi delle favole sono realistici (animali, ad esempio, con linguaggi e comportamenti umani), mentre quelli delle fiabe sono fantastici (orchi, fate, folletti, etc.); inoltre, è presente nelle favole una morale, spesso formulata esplicitamente alla fine del racconto, mentre nelle fiabe è assente un insegnamento relativo a un principio etico.
Favole e fiabe, come prodotti letterari, presentano elementi di somiglianza con la parabola (nella quale, tuttavia, non compaiono belve antropomorfe), con il mito (narrazione investita di sacralità, relativa alle modalità con cui il mondo e le creature viventi hanno raggiunto la forma presente, solitamente i suoi protagonisti sono Dei ed eroi) e con la leggenda (racconto anonimo tradizionale tramandato nelle generazioni che presenta personaggi storici ma anche creature fantastiche, come i draghi). La più antica favola è un racconto egizio ritrovato su un papiro, risalente al XIII secolo a.C. e chiamata “Storia di due fratelli”, ma altri esempi si sono trovati in India, in Cina, tra le narrazioni tramandate dalle popolazioni africane e tra le cronache degli Indios americani. La cultura greca vanta le celebri favole di Esopo, quella latina i racconti fantastici di Fedro e nel Medioevo il suddetto genere letterario ebbe molto successo.
Recentemente Google, il celebre motore di ricerca, ha commemorato il 205esimo compleanno di Hans Christian Andersen, lo scrittore danese nato il 2 aprile 1805 che ha raccontato storie come “La piccola fiammiferaia”, “La principessa sul pisello”, “La sirenetta”, “Il soldatino di stagno” e “Il brutto anatroccolo”. Google gli ha dedicato cinque loghi che rappresentavano la favola di “Mignolina”, in altre parole la storia di una ragazzina minuscola rapita da un rospo che riesce a liberarsi coraggiosamente per tornare a casa dal suo Principe Azzurro (quest’ultima è una delle più celebri figure delle favole, ha fatto sognare generazioni di appartenenti al genere femminile). Il network Facebook da qualche tempo è invaso da notizie riguardanti i cosiddetti Classici Disney, ossia i lungometraggi d’animazione tratti da note fiabe e dal 1937 prodotti dai Walt Disney Animation Studios (i quali, dopo anni di diatribe, nel 2008 stabilirono la lista dei Classici, collocando nei primi tre posti rispettivamente “Biancaneve e i sette nani”, “Pinocchio” e “Fantasia”), dimostrando il nuovo crescente interesse soprattutto degli adulti per i racconti fantastici. Tale attenzione invita a una riflessione sul reale presupposto delle favole poiché, come prodotti letterari, esse sono proposte durante l’infanzia e la prima fanciullezza del genere umano, mentre ultimamente si è acceso un dibattito sulla natura di storie come la celebre “Alice del paese delle meraviglie” che, secondo alcuni studiosi, inviterebbe all’uso di sostanze stupefacenti. In altre parole, le favole non sarebbero destinate, partendo dalla loro genesi fino alla riproduzione cinematografica, ai bambini ma ad un pubblico adulto, giacché racchiudono e propongono messaggi che soltanto una persona matura riuscirebbe ad interpretare. Analizzando, ad esempio, la commovente storia di Dumbo, l’elefantino dalle grandi orecchie deriso ed umiliato dagli altri animali e dal personale del circo dove è nato (“dumb” in Inglese significa “stupido”), è facile constatare che nel racconto è presente un elogio dell’amicizia: Dumbo, infatti, è supportato dal topolino Timoteo, l’unico che riesce a vedere nel suo handicap un grande talento e che, invitandolo al coraggio ed alla determinazione, fa capire all’elefantino che grazie alle sue grandi orecchie può librarsi nell’aria e diventare la maggiore attrazione del circo. Non mancano, tuttavia, nella storia momenti surreali, come il sogno di Dumbo che vede tra le bolle di sapone miriadi di elefanti dai più svariati colori.
In conclusione, ogni favola deve essere letta ed interpretata secondo le sue varie dimensioni: tra le più importanti vi è quella destinata ai piccini, ossia la non negazione dell’esistenza del Male, incarnato dai personaggi che, superando tante avversità, dimostrano ai bambini che per raggiungere il Bene si deve necessariamente venire a contatto con il Male. Ma ogni favola è anche destinata agli adulti, sia ai grandi nostalgici della loro infanzia sia a coloro che ritengono ogni genere letterario degno di qualsiasi tipo d’attenzione, senza limiti di età e di cultura.

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