“Le tue lettere…” di Mariangela La Pastina

Le tue lettere d’amore le conservo nell’armadio, in una scatola di scarpe. Le conservo per ricordarmi, quando sono triste, le ragioni che ho per non esserlo. E ora, anche se la mia vista è un po’ annebbiata, provo a rileggerle.  Non credevo all’idea delle due parti della mela; non credevo alla felicità. Finché non sei arrivato. Hai preso il mio cuore e l’hai trasformato in un campo fiorito, in un cielo stellato, in un cinema all’aperto. Hai sempre capito molto più di quello che volessi, dritto al cuore delle situazioni. Mi hai attraversata, sconvolta, capita e attraversata di nuovo. Con te prendono colore i giorni di pioggia, con te ogni piccola abitudine, ogni insignificante episodio diventa unico. E accanto alle tue lettere, in un angolo un po’ dimenticato, conservo le mie tele e i miei pennelli, che mi ricordano quanto sono cambiata.  Prima passavo interi pomeriggi in un parco, ad osservare margherite, bambini che giocano, vita che scorre. Prima sotto al cuscino c’era un diario in cui annotavo la speranza, il presente e il futuro.Ora non posso andare a leggere in un parco, leggo a malapena. A malapena  carpisco gli sguardi, colgo le sottigliezze delle espressioni. Eppure sento di vedere più di tanti altri, come una volta mi hai detto tu. Dopo l’incidente ricordo solo il buio; ricordo la rabbia, le invettive contro il destino, contro la vita, persino contro di te. Te in un angolo, in silenzio, ad ascoltare, a guardare i miei silenzi, i pianti e l’angoscia. Te che mi ami in un modo così sicuro, così intenso, così tuo. E d’un tratto la parola futuro, i sogni, le speranze sembrano così reali, così possibili. Hai tracciato, lungo tutto questo tempo insieme, i passi della mia esistenza, il sentiero per vedere oltre l’indifferenza, l’ignoranza e la paura. E le mie scelte sono dettate, ora, solo dal coraggio e so che i nostri cieli, le nostre stelle saranno sempre dense di nuovi soli, di nuovi respiri.Leggere era la cosa che più amavo, calarmi in storie nuove, lente, veloci, emozionanti. Cavalcare, scendere maestose scalinate, vivere, attraverso l’eterno delle parole, qualcosa di unico. Ora ci sei tu che la sera leggi qualche pagina, con quella voce, quel tono solo tuo.
Per questo io ti amo.

Non credeva di potersi innamorare, o quantomeno non così… non di lei. Dopo anni di metodo, di allenamenti a non provare nulla o il meno possibile, arriva lei. Bella sì, semplicemente Qui. Nell’istante in cui lo desiderava con tutte le sue forze, nell’attimo in cui si era distratto per sognare.
Distrazione fatale. Magica. Indelebile. E d’un tratto le paure si amplificano, come i desideri; i sensi vorrebbero cedere ma non è ancora sicuro. Cosa lo renderà tale? Un sorriso, forse. Di quelli che scaldano la mattina, quando non si vorrebbe mai e poi mai uscire di casa o semplicemente emergere dalle coperte calde. Uno sguardo, che regala più di mille conversazioni, più di tante parole. Le parole lo legano a lei: il suo amore per le parole inizia dove comincia quello di lei. Non è un legame così fragile; è pericoloso però. Si rischia di perdersi e di mancare importanti tappe, importanti appuntamenti. E tutto quello che vorrebbe dirle, tutto quello che prova, lo tiene nascosto in un posto che non c’è. Un giardino che a volte è una foresta, un lago che a volte è un fiume in piena. Ecco come si sente: confuso, attraversato dal dubbio delle scelte sbagliate, dei confini che con lei è costretto a travalicare. Quanto tempo impiegato ad avere paura, ad allontanare la magia. Ora quel tempo si fa sentire, urlando che ormai è volato via. Vorrebbe agire, vorrebbe decidere ma i pensieri sui dopo, sui forse, vanificano ogni battito d’ali. Ciò che ancora non sa è che lei è una farfalla e ha già imparato a volare. E se glielo insegnasse? Magari le ali si bruceranno se troppo vicine alla luce; magari un giorno quelle stesse ali voleranno altrove; ma ora, nel raro istante in cui si sente Qui, dovrà rischiare. Magari perderà, giocando a dadi, il proprio destino: sarà la sconfitta più bella della sua vita. Se lo osservi dal di fuori è così sereno, così indifferente al mondo, al traffico, alle intermittenze dell’esistenza; adesso che lo guardi leggere il giornale ti sembra in pace. Non parla di sé, non racconta le sue speranze, i suoi progetti; nel suo profondo ne fa tanti, ma si schermisce quando accade. Superstizione? O paura che si realizzino?
Poi d’un tratto, quella magica consapevolezza di non poter più lottare contro una forza che ormai l’ha catturato, sconfitto, sfinito. È l’amore questa forza. Lo porta in ogni dove e sempre verso di lei. Lei così fragile dopo l’incidente, lei così disarmante nella sua paura, ma anche nel coraggio. Ammira i suoi gesti, a volte in disparte, a volte da vicino. La sorregge, le legge poesie d’amore, le ricorda costantemente quanto è bella.
Per questo la ama.

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