Pensieri — 29 gen ’10 15:12

“Lo scrittore di epitaffi” di Il Nic

Parte I: flusso di parole

Parole.
Vivo la vita immerso nelle parole.
Vivo grazie alle parole che scrivo e mai quanto ora le sento vuote e prive di forma.
Mi presento sono uno scrittore di epitaffi.
Il mio nome non importa; del resto le mie lapidi non sono mai firmate.
Io guadagno sulla sofferenza degli altri, scrivo ciò che i parenti del defunto ritengono possa ricordare con onore e magnificenza il proprio caro: ma se lo stesso parente l’avete dimenticato quando era in vita come credete che possa una pomposa accozzaglia di parole ricordarlo durante la sua perenne assenza?
E non disgustatevi del mio cinismo cari ascoltatori perché siete voi stessi scrittori di epitaffi.
Quante volte avete chiuso una storia, liquidato una persona, riaperto vecchie ferite, riaperto vecchi capitoli attraverso l’uso di parole perdute e ritrovate, di frasi gonfiate con l’ingenua presunzione di sincerità?
Quante volte avete tentato di fermentare dal mosto dei vostri sentimenti le giustificazioni ad un no con la presunzione di poterlo fare in poche righe, con poche parole di commiato? Basterebbe un semplice “mi dispiace voglio andare”.
Non abbellitelo troppo: ai parenti del morto stanca leggere epitaffi troppo lunghi.
E disprezzatemi pure per quello che dico: la verità provoca spesso ribrezzo; si vive molto meglio nella menzogna di aver fatto l’azione giusta, di aver distribuito solo male e fendenti necessari.
Mi dispiace deludervi ma dalle ferite cola solo sangue.

Parte II: Epitaffio per uno scrittore di epitaffi ovvero “l’alba dopo la notte”

“Viviamo schiacciati perennemente dalla lapide del nostro passato, oppressi da un carico di sassi, materializzazione dei nostri errori e dei nostri rimorsi, fermamente convinti che tutto questo sia un peso necessario, un onere non scaricabile.
Gettate il vostro bagaglio a terra e correte su quella terra che ricordate un giorno sarà il cancello della vostra dipartita.
Vivete quella strada che state percorrendo e vedrete che quegli ostacoli che tanto risultavano insormontabili lo erano solo per il carico che vi stavate portando addosso.
E ad ogni bivio andate verso est. Si arriva sempre in questo modo.”

uno scrittore di epitaffi

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2 Commenti

  • Complimenti Nic. Con un lodevole slancio, ti stai superando…

  • Grazie Muchodark, i complimenti da un fuoriclasse come te mi fanno doppiamente piacere.
    L’unica cosa non ho ben capito la metafora riguardo la cognizione dell’atterraggio in “Alieno”

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