Lo senti? Riesci a sentirlo? Non era la prima volta che mi veniva fatta questa domanda.
E per l’ennesima volta mi vedevo costretta a rispondere che no, non percepivo nulla. Che doveva esserci qualche problema, che i miei sensi probabilmente erano bloccati da anni di negazioni, di sensazioni a metà, coperti da una coltre di polvere spessa come quando dopo mesi riapri la casa delle vacanze e pensi che necessiti di una bella pulita. Allo stesso modo necessitavo di una spolverata, di un qualcosa che purtroppo nemmeno il più pubblicizzato detersivo poteva darmi. Era frustrante vedere gli altri darti indicazioni verso una meta che mai più di così era stata lontana.
Apri gli occhi, osserva con attenzione, respira a fondo, ci sei?
No. E piuttosto che fingere di esserci, in quel luogo fantastico di cui tutti mi parlavano bene, ho preferito andare alla ricerca del respiro perfetto. E ho fatto bene.
Non ho capito cosa esattamente lo provochi, ma so che arriva per tutti.
Quell’attimo in cui hai quasi paura di romperti le costole dalla forza con cui allarghi la gabbia toracica per sentire, quel momento in cui vorresti avere dei crateri al posto delle narici per inalare quanto più ossigeno è possibile. Non so neppure se si possa parlare di ossigeno. È come se l’aria avesse un sapore da gustare sulla punta della lingua, solo per un istante. E dopo ne vuoi ancora, e ancora. Ma quell’istante è andato, ed è inutile cercare nei meandri della mente un modo per ricostruirne l’odore irripetibile.
Devi solo aspettare il prossimo respiro.





Paola Baldini
5 mag ’10
Che meraviglia!!!